abolizione della commissione di incentivo per gestioni negative dei fondi

microalfa

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Mi sembra interessante sottolineare questa decisione della Banca d'Italia, in linea con un giusto diritto del sottoscrittore e con le responsabilità gestionali delle emittenti.

Nessun «premio» al gestore se il fondo è in rosso
(fonte: il Sole24ore)

MILANO - Novità in arrivo per il popolo dei fondi: se la performance di un prodotto è negativa, la società non può più prelevare le commissioni di incentivo. Lo ha stabilto la Banca d’Italia. La decisione, pubblicata sul Bollettino di vigilanza, è stata presa in seguito al quesito di una società di gestione sulla possibilità di non applicare le commissioni di incentivo ai clienti di un fondo che, nonostante avesse battuto il benchmark, aveva conseguito un rendimento negativo. La risposta non solo è stata affermativa, ma il provvedimento è stato allargato all’intero settore. È una decisione importante che riguarda tutti quei sottoscrittori che oltre ad aver pagato lo scotto (carissimo) dell’andamento negativo dei mercati, non devono sostenere oneri aggiuntivi. È anche vero, però, che se in momenti di mercato particolarmente difficili la società è riuscita a tamponare le perdite, spuntando risultati migliori rispetto all’indice di riferimento, ha comunque offerto un valore aggiunto nella gestione. La posizione di Assogestioni al momento è di attesa. «Prendiamo atto di questa decisione — spiega Guido Cammarano, segretario generale dell’associazione —. Abbiamo già chiesto un incontro tra le società di gestione e Bankitalia per discutere a fondo questa questione molto importante, con l’obiettivo di conciliare questo atto di indirizzo con il principio che i prezzi li determina il mercato».

Martedí 24 Luglio 2001
 
Non sono d'accordo con la scelta: se un gestore ha fatto meglio del suo benchmark (riferimento) è stato bravo, se lo ha fatto con uno strumento rialzista (fondo comune che non vende allo scoperto, ecc.) in un mercato ribassista è stato ancora più bravo, se vogliamo.

Comunque, ennesima dimostrazione del fatto che i fondi comuni sono, oramai, prodotti di massa, e vengono gestiti (venduti, ecc.) come prodotti di largo consumo, con offerte speciali, sconti comitiva, ecc.

Seria, invece, l'iniziativa di San Paolo Fondi A.M., ad esempio: se il fondo ha battuto il banchmark il cliente paga la commissione di performance, ma se il fondo non lo ha battuto sarà il cliente ad essere ripagato in egual misura.
 
ciao Voltaire

personalmente sono favorevole a questa misura perché il sottoscrittore di quote di fondi d'investimento é per sua natura un inesperto che si affida a professionisti i quali lo solleticano con l'aspettativa di potenziali rendimenti superiori ai titoli di Stato.

Altrimenti non vi é nulla di fondamentalmente più sicuro e dal rendimento certo (poco o tanto che sia) di un Bot o Cct.

Per cui, a prescindere dall'andamento dei mercati e dai benchmark, se la gestione del fondo é negativa, una responsabilità ai gestori DEVE essere attribuita, ed uno scotto da pagare, in soli termini di abolizione di un premio, anche.

con simpatia
mario
 
Per questo parlavo di strumento rialzista: il fondo comune è per forza di cose rialzista, e in un anno anche nero deve avere il 70% minimo investito in azioni, come da regolamento di Banca d'Italia (parlo degli azionari, ovviamente): pertanto, se un mercato promette malissimo il gestore non può nemmeno mettersi liquido, perché al massimo può restare liquido col 30%.

Con queste premesse, un gestore che riesce a limitare le perdite è stato bravo, secondo me.

Io reputo i fondi comuni uno strumento con enormi limiti: gli hedge funds sono i veri fondi comuni destinati a far guadagnare sempre e comunque, se il gestore è bravo.
 
Scritto da Voltaire
....gli hedge funds sono i veri fondi comuni destinati a far guadagnare sempre e comunque, se il gestore è bravo.

A proposito di hedge funds ....
In atto, parecchie società assicurative e/o banche, a mezzo dei loro partner di bancassurance, propongono INDEX LINKED più o meno riferite a questi ottimi strumenti sempre più orientati a politiche di copertura (hedge) che di speculazione.
Certo, non ci sarebbe nulla di male, se veramente nel proporre il prodotto si rispondesse alle specifiche esigenze di ogni cliente.
Invece, avuto il budget, nelle strutture si passa il prodotto ad ogni costo, a tutti indifferentemente, dal fresco laureato all'anziano pensionato.
E cosa si sente dire .....
....." non c'è di meglio al momento".....
....." raddoppierà sicuramente !!! " .....
Che ne pensi, Voltaire ?
 
scusa Voltaire

da inesperto vorrei capire alcune cose.

Chiaramente i fondi di investimento (azionari) sono tenuti per regolamento ad investire almeno il 70% della raccolta in titoli azionari: ciò non significa che se li inchiodino addosso, ossia avranno pure tutta la libertà di manovra nella rotazione del portafoglio.

Date le dimensioni dei fondi, sia singole per i grossi che complessive nel loro insieme, penso siano loro in pratica che incidono maggiormente sul mercato, non certo quel 20% del movimento rappresentato dalla somma di tutti i piccoli investitori.

Il che vale a dire che entro certi limiti i fondi sono in grado di indirizzare, e non subire, il mercato; se ciò non avviene è perché attraverso un meccanismo statico e pigro si limitano a comporre il loro portafoglio in base a generalizzati picking-benchmark che li trasforma da gestori ad ammortizzatori del mercato medesimo.

Perdipiù annebbiando il sottoscrittore con una sterminata differenziazione di strumenti che offrono loro sempre un alibi di competenza che in pratica é molto scarsa (si sono visti perfino fondi obbligazionari negativi, che è tutto dire).

Sul fatto che la loro operatività sia per loro natura rialzista, lo trovo giusto a corretta moralizzazione dell’andamento del mercato.

Quello che mi rimane di insoddisfazione è che vengano premiati in ogni caso, che facciano guadagnare o perdere il cliente, esattamente come gli avvocati Vermoni:D

Ti faccio una proposta: apriamo un Fol-fondo di investimento (di gonzi se ne trovano a frotte), acquistiamo il 70% di quanto raccogliamo copiando la concorrenza, ci spaparazziamo su una splendida spiaggia caraibica con tanto di borsalino e sigarone in bocca, con un portatile ci divertiamo a fare scalping tra un bagno e l’altro, e alla fine dell’anno, comunque vadano le cose, diciamo al (probabilmente) inferocito cliente che abbiamo battuto il benchmark di un punto.

La distanza dall’Italia è una buona ancoretta di salvezza:D.

ciao
mario
:)
 
Quello che tu esponi è il meccanismo dei fondi a gestione passiva, ed in quello hai perfettamente ragione.

Tramite l'analisi quantitativa dei mercati, infatti, è possibile "mettersi a benchmark" in maniera continuativa, vale a dire che si comprano alcuni (nemmeno tutti) i titoli di un paniera (col MIB30 bastano anche solo 4/6 titoli) pesati in un certo modo, ed ecco che puoi replicare esattamente (o anche legarti per il 75%, o per il 125%, ecc) alla performance del paniere stesso.

All'estero, però, questa tipologia di fondi prevede commissioni nettamente inferiori a quelle dei fondi comuni a gestione attiva, perché i gestori non svolgono alcun lavoro di monitoraggio dei mercati, scelta dei singoli titoli, delle strategie, ecc., non facendo altro che seguire l'impostazione di un metodo, appunto, preconfezionato nemmen da loro, ma da una società che studia appositamente l'analisi quantitativa.

In Italia, invece, i pochissimi fondia gestione passiva non prevedono commissioni più basse rispetto agli altri.

Quanto ai gestori attivi, invece, ricordo che è comunque difficile fare meglio del mercato se questo scende (nell'ultimo anno abbiamo visto titoli old crescere, è vero, ma non sempre è così in momenti orso), comunque sono d'accordo con l'inefficienza, se non l'incapacità, di parecchi gestori.

Quanto alla rotazione di portafoglio, ricorda che i fondi posseggono quantità enormi di azioni, e certo non possono mettersi a comprare e vendere con tutto il portafoglio, per via dell'impatto che ciò avrebbe sul mercato.

Una cosa che fanno i gestori, in tempi di raccolta positiva, è diluire la presenza delle azioni che, secondo loro, andranno male comprando con i nuovi soldi altre tipologie azioni, ed ecco che il peso delle altre cala, in percentuale.

Ci sarebbero i derivati (a copertura, non speculativi, in questo caso), e qui davvero mi piacerebbe sapere quanti fondi li usano per bene e quanti no.
 
Scritto da elacorte
A proposito di hedge funds ....
In atto, parecchie società assicurative e/o banche, a mezzo dei loro partner di bancassurance, propongono INDEX LINKED più o meno riferite a questi ottimi strumenti sempre più orientati a politiche di copertura (hedge) che di speculazione.
Certo, non ci sarebbe nulla di male, se veramente nel proporre il prodotto si rispondesse alle specifiche esigenze di ogni cliente.
Invece, avuto il budget, nelle strutture si passa il prodotto ad ogni costo, a tutti indifferentemente, dal fresco laureato all'anziano pensionato.
E cosa si sente dire .....
....." non c'è di meglio al momento".....
....." raddoppierà sicuramente !!! " .....
Che ne pensi, Voltaire ?


E la "solita" differenza tra esigenze del cliente e esigenze di vendita, ne abbiamo mille esempi costanti.

A proposito, se sei del ramo, avrei bisogno di una conferma: le plusvalenze derivanti da quote di prodotti non armonizzati presenti nelle unit linked sono tassate comunque in capo alla polizza, con quale aliquota?

Grazie.
 
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