Alighiero Boetti III

nmaster2002

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Riprendendo anche i commenti precedenti, direi che più che riscontro collezionistico possiamo parlare di attenzione speculativa. Non posso pensare che i collezionisti che comprano oggi abbiamo scoperto gli arazzi di Boetti solo negli ultimi 6 mesi, periodo in cui i prezzi medi sono forse triplicati. Considero Boetti un genio, personalmente non sono appassionato in particolare di queste sue opere (piccoli arazzi con frasi), ma se sono davvero collezionisti privati quelli che comprano oggi Boetti, Accardi, Griffa (per fare 3 nomi molto alla moda in questo momento) a prezzi record, mi ricorda di come si compravano le azioni delle .com un paio di decenni fa ... insomma in queste fasi mi sembra che l'arte centri poco
concordo, era questo il senso del mio intervento, forse l'avevo esplicitato con parole non giuste, ma questo etra il senso....
 

Stefano Perrini

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Riprendendo anche i commenti precedenti, direi che più che riscontro collezionistico possiamo parlare di attenzione speculativa. Non posso pensare che i collezionisti che comprano oggi abbiamo scoperto gli arazzi di Boetti solo negli ultimi 6 mesi, periodo in cui i prezzi medi sono forse triplicati. Considero Boetti un genio, personalmente non sono appassionato in particolare di queste sue opere (piccoli arazzi con frasi), ma se sono davvero collezionisti privati quelli che comprano oggi Boetti, Accardi, Griffa (per fare 3 nomi molto alla moda in questo momento) a prezzi record, mi ricorda di come si compravano le azioni delle .com un paio di decenni fa ... insomma in queste fasi mi sembra che l'arte centri poco
Per spiegare quanto sta accadendo, io non trascurerei due fenomeni, ampiamente studiati.

Il primo è stato studiato da Thorstein Veblen per i beni di lusso. L’altro è noto come Bandwagon Effect o “effetto carrozzone”, ed è di applicazione più generale. In entrambi i casi, la domanda di un bene cresce al crescere del prezzo.

Per gli “arazzetti”, secondo me, sono componenti entrambe presenti: da un lato stanno diventando “status symbol” riconoscibili, dall’altro, mentre si pensava qualche anno fa che “costassero già troppo”, i collezionisti si stanno convincendo che non c’è un soffitto per i prezzi, e allora più gente compra e più gente vuole salire sul carro.
 

nmaster2002

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Per spiegare quanto sta accadendo, io non trascurerei due fenomeni, ampiamente studiati.

Il primo è stato studiato da Thorstein Veblen per i beni di lusso. L’altro è noto come Bandwagon Effect o “effetto carrozzone”, ed è di applicazione più generale. In entrambi i casi, la domanda di un bene cresce al crescere del prezzo.

Per gli “arazzetti”, secondo me, sono componenti entrambe presenti: da un lato stanno diventando “status symbol” riconoscibili, dall’altro, mentre si pensava qualche anno fa che “costassero già troppo”, i collezionisti si stanno convincendo che non c’è un soffitto per i prezzi, e allora più gente compra e più gente vuole salire sul carro.
l'importante, è NON CADERE DAL CARRO
 

Biagio.tv

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Premetto la mia incompetenza su questo autore e sul suo mercato; tuttavia Biagio non sono del tutto convinto che la base d'asta dell' invenduto sia stata poco invogliante...il "mimetico" se non ho inteso male è 130x149! Se un arazzo 17x17 realizza +/- 100.000 euro quale dovrebbe essere la stima di un 130x150?! Con tanto di esposizioni e la cosa non mi sembra altrettanto scontata per la maggioranza degli "arazzi" e "arazzetti" in circolazione. A questo da aggiungere il risultato del calendario (17.000 euro) mi lascia perplesso sull invenduto del mimetico.

Domanda: quanti sono i mimetici in circolazione rispetto agli arazzi?
Hai fatto un'osservazione che potrebbe starci, ma sul piatto della bilancia vanno messi alcuni altri elementi.
E' estremamente difficile fare raffronti di mercato tra opere molto differenti tra loro, e la dimensione in quel caso c'entra relativamente.
Per dire, una rarissima "Colonna" del 1968 è stata recentemente aggiudicata nell'ordine di 1.5 milioni di euro, mentre una Mappa Rosa ne ha fatti 5 e passa. Veramente difficile fare dei raffronti.

Tornando al Mimetico, a mio modo di vedere, la datazione è un aspetto molto dirimente: quello passato in asta è un "remake" del 1981, mentre i Mimetici storici sono del 1966-68, ossia relativi agli anni poveristi. Quindi questo conta davvero parecchio.

Ulteriore elemento: ogni tanto capita che passi in asta un piccolo Mimetico poverista (1966-68), tipicamente realizzato nel formato 20x30. Ecco, queste opere sono storiche e mille volte più rare di qualsiasi arazzino, eppure quando passano sul mercato vanno a 80-90.000 euro. Parliamo di un formato piccolo ma degli anni d'oro.

Potrei ancora aggiungere che un arazzo di grande formato oggi fa sicuramente tra i 500 e 700.000 euro in asta.

La differenza fondamentale sta anche nella quantità di collezionisti che le diverse tipologie di opere attirano, e le opere di nicchia - magari anche con peso storico - non sempre ricevono il riscontro che meriterebbero. Questo vale anche ad esempio per parecchie opere su carta.

Insomma, nell'analisi ci vanno messe tutte queste cose, che personalmente mi portano a dire che sia la base della cartella Insicuro Noncurante che del Mimetico fossero alte. Opere che non hanno intercettato dei compratori semplicemente per una questione di prezzo, non certo di importanza.

AGGIUNGO IN MODIFICA:
E' vero che un arazzo ormai in astratto può fare 100k - altre volte ne ha fatti 50-60-70, dipende - ma partendo basso (questo è partito da 20.000!)
Viceversa, se partisse da 100k, ma anche da 60-70-80 rischierebbe allo stesso modo di andare invenduto.
Sarebbe un errore da parte di una casa d'aste mettere come base d'asta quello che è il potenziale punto di arrivo.
E questo credo sia stato il caso delle due opere importanti di Boetti andate invendute, come altri artisti.
 
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Biagio.tv

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I commenti qui li trovo molto stimolanti, a prescindere dai punti di vista: chiaramente ci sta che ognuno abbia le proprie visioni e si possa essere talvolta d'accordo e talvolta in disaccordo. Ma è anche per il piacere di confrontarsi.

Vorrei ribadire una premessa: io sono appassionato della produzione di Boetti a Tutto Tondo (cit), quindi in modo trasversale dagli inizi fino alle ultimissime opere. Mi capita di scrivere più spesso sugli "ARAZZI" perchè sono quelli che sono più diventati "mediatici".
Evidentemente è una tipologia di opera che adoro e di cui sono estimatore e immodestamente anche buon conoscitore sia per quanto riguarda le opere che il loro mercato nel tempo.

Non conosco le letture di cui parla @Stefano Perrini ma può essere che alcuni miei ragionamenti vi siano prossimi.

Sono diversi anni che scrivo sul forum in merito alle potenzialità di mercato delle opere di Boetti e molto spesso ho appunto scritto sugli "arazzini". Se si va a cercare indietro, anni fa già scrivevo che non mi sarei stupito di vedere un arazzino a 100.000 euro.
E non ero nemmeno il solo.
Viceversa, per la maggiorparte dei frequentatori già 20.000 euro (così costavano) erano troppi e profetizzavano crolli e addirittura carriolate.
Addirittura c'era qualcuno convinto (e magari c'è chi ne è convinto tutt'ora) che io scrivessi queste cose per chissà quali interessi occulti o legami con chissà quali organizzazioni...
Ma lasciando perdere queste fantasiose elucubrazioni, come mai avevo "azzeccato" le previsioni? Semplicemente perchè Boetti è un artista su cui sono specializzato sia sotto il profilo storico-artistico che di mercato.

La maggiorparte dei collezionisti conosce molti artisti in modo più o meno superficiale, mentre io ne conosco pochi ma piuttosto approfonditamente.

Quindi, nessuna sfera di cristallo, ma banalmente la consapevolezza della dimensione di Boetti sia sotto il profilo storico-artistico che sotto quello dell'internazionalità del suo collezionismo.

E aggiugerò di più: ancora in pochi hanno capito la dimensione di Boetti.

Nel frattempo, rispetto a quando costavano 20.000 euro, oggi la percezione degli "arazzini" è completamente cambiata.
Pur avendo immaginato gli attuali traguardi, non mi sarei sinceramente aspettato di vederli raggiunti in tempi così brevi, nè con queste accelerazioni.
Eppure siamo qui.
E la cosa mi fa ovviamente molto piacere.

Non so se la molla siano stati gli attuali record multi milionari. In parte probabilmente si, ma in realtà dal periodo covid in avanti la crescita è stata costante - quanto inaspettata in un momento così assurdo - quindi i record potrebbero avere contribuito a dare lo slancio per le aggiudicazioni di questi ultimi due mesi.

A me sembra che proprio a livello internazionale (oltre che italiano) sia arrivata questa nuova percezione su Boetti e in particolare sulle sue opere più riconoscibili, che sono i ricami: Arazzi, Mappe, Tutto.

Anche io avevo ragionato sul fatto che, come ha scritto anche Stefano, sia subentrata anche la dimensione "Status Symbol", ma questa è una componente che vale per tutte le opere iconiche degli artisti più importanti al mondo, da Picasso a Warhol, da Van Gogh a Klimt.
Mi viene da dire: se un'opera d'arte diventa anche status symbol, benvenga!
Non è che quello le tolga nulla sotto il profilo storico-artistico, casomai le aggiunge un'aura anche collezionistica.

Il discorso di "salire sul carro", non so, ci può stare e anche no, dipende da come si interpreta il concetto.
Nel senso che: comperare qualsiasi opera importante di qualsiasi artista di primo piano allora è "salire sul carro". Evidentemente dipende dal carro...
Io su certi carri non ci salirei mai, mentre su quello di Boetti assolutamente si. Anche perchè sono 20 anni che ci sono salito e ci sto comodamente seduto.
Comperare un disegno significativo di Picasso a 1 milione è "salire sul carro"...? E un "Flowers" di Warhol a 3-400.000 euro?

Tornando un attimo indietro, sottolineerei che il concetto che si è profondamente modificato in 20 anni su Boetti - e in particolare su Arazzi, Mappe, Tutto, e aggiungerei finalmente qualche carta! - è la percezione.
Posso dire che la mia da 20 anni è rimasta immutata, perchè la dimensione di Boetti l'avevo capita allora, ma per granparte delle persone è profondamente cambiata.

In moltissimi oggi hanno compreso quanto fondamentale sia Boetti. E lo amano e se possono lo collezionano.
Altri lo collezionano magari per status symbol, ci può stare, o pur conoscendolo superficialmente ne sono affscinati.
Altri, che avrebbero potuto comperarlo a "poco" anni fa oggi non si capacitano dell'occasione mancata.
Alcuni, che non lo hanno approfondito, non hanno chiara la dimensione dell'artista e lo sottovalutano, e forse pensano che chi lo paga certe cifre sia matto.
E poi ci sono alcuni che non solo non si capacitano, ma proprio non si danno pace.

Certo, queste cose valgono per tanti artisti, ma per vari motivi su Boetti tutto si concentra e si amplifica.
 

Stefano Perrini

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I commenti qui li trovo molto stimolanti, a prescindere dai punti di vista: chiaramente ci sta che ognuno abbia le proprie visioni e si possa essere talvolta d'accordo e talvolta in disaccordo. Ma è anche per il piacere di confrontarsi.

Vorrei ribadire una premessa: io sono appassionato della produzione di Boetti a Tutto Tondo (cit), quindi in modo trasversale dagli inizi fino alle ultimissime opere. Mi capita di scrivere più spesso sugli "ARAZZI" perchè sono quelli che sono più diventati "mediatici".
Evidentemente è una tipologia di opera che adoro e di cui sono estimatore e immodestamente anche buon conoscitore sia per quanto riguarda le opere che il loro mercato nel tempo.

Non conosco le letture di cui parla @Stefano Perrini ma può essere che alcuni miei ragionamenti vi siano prossimi.

Sono diversi anni che scrivo sul forum in merito alle potenzialità di mercato delle opere di Boetti e molto spesso ho appunto scritto sugli "arazzini". Se si va a cercare indietro, anni fa già scrivevo che non mi sarei stupito di vedere un arazzino a 100.000 euro.
E non ero nemmeno il solo.
Viceversa, per la maggiorparte dei frequentatori già 20.000 euro (così costavano) erano troppi e profetizzavano crolli e addirittura carriolate.
Addirittura c'era qualcuno convinto (e magari c'è chi ne è convinto tutt'ora) che io scrivessi queste cose per chissà quali interessi occulti o legami con chissà quali organizzazioni...
Ma lasciando perdere queste fantasiose elucubrazioni, come mai avevo "azzeccato" le previsioni? Semplicemente perchè Boetti è un artista su cui sono specializzato sia sotto il profilo storico-artistico che di mercato.

La maggiorparte dei collezionisti conosce molti artisti in modo più o meno superficiale, mentre io ne conosco pochi ma piuttosto approfonditamente.

Quindi, nessuna sfera di cristallo, ma banalmente la consapevolezza della dimensione di Boetti sia sotto il profilo storico-artistico che sotto quello dell'internazionalità del suo collezionismo.

E aggiugerò di più: ancora in pochi hanno capito la dimensione di Boetti.

Nel frattempo, rispetto a quando costavano 20.000 euro, oggi la percezione degli "arazzini" è completamente cambiata.
Pur avendo immaginato gli attuali traguardi, non mi sarei sinceramente aspettato di vederli raggiunti in tempi così brevi, nè con queste accelerazioni.
Eppure siamo qui.
E la cosa mi fa ovviamente molto piacere.

Non so se la molla siano stati gli attuali record multi milionari. In parte probabilmente si, ma in realtà dal periodo covid in avanti la crescita è stata costante - quanto inaspettata in un momento così assurdo - quindi i record potrebbero avere contribuito a dare lo slancio per le aggiudicazioni di questi ultimi due mesi.

A me sembra che proprio a livello internazionale (oltre che italiano) sia arrivata questa nuova percezione su Boetti e in particolare sulle sue opere più riconoscibili, che sono i ricami: Arazzi, Mappe, Tutto.

Anche io avevo ragionato sul fatto che, come ha scritto anche Stefano, sia subentrata anche la dimensione "Status Symbol", ma questa è una componente che vale per tutte le opere iconiche degli artisti più importanti al mondo, da Picasso a Warhol, da Van Gogh a Klimt.
Mi viene da dire: se un'opera d'arte diventa anche status symbol, benvenga!
Non è che quello le tolga nulla sotto il profilo storico-artistico, casomai le aggiunge un'aura anche collezionistica.

Il discorso di "salire sul carro", non so, ci può stare e anche no, dipende da come si interpreta il concetto.
Nel senso che: comperare qualsiasi opera importante di qualsiasi artista di primo piano allora è "salire sul carro". Evidentemente dipende dal carro...
Io su certi carri non ci salirei mai, mentre su quello di Boetti assolutamente si. Anche perchè sono 20 anni che ci sono salito e ci sto comodamente seduto.
Comperare un disegno significativo di Picasso a 1 milione è "salire sul carro"...? E un "Flowers" di Warhol a 3-400.000 euro?

Tornando un attimo indietro, sottolineerei che il concetto che si è profondamente modificato in 20 anni su Boetti - e in particolare su Arazzi, Mappe, Tutto, e aggiungerei finalmente qualche carta! - è la percezione.
Posso dire che la mia da 20 anni è rimasta immutata, perchè la dimensione di Boetti l'avevo capita allora, ma per granparte delle persone è profondamente cambiata.

In moltissimi oggi hanno compreso quanto fondamentale sia Boetti. E lo amano e se possono lo collezionano.
Altri lo collezionano magari per status symbol, ci può stare, o pur conoscendolo superficialmente ne sono affscinati.
Altri, che avrebbero potuto comperarlo a "poco" anni fa oggi non si capacitano dell'occasione mancata.
Alcuni, che non lo hanno approfondito, non hanno chiara la dimensione dell'artista e lo sottovalutano, e forse pensano che chi lo paga certe cifre sia matto.
E poi ci sono alcuni che non solo non si capacitano, ma proprio non si danno pace.

Certo, queste cose valgono per tanti artisti, ma per vari motivi su Boetti tutto si concentra e si amplifica.
Mi preme sottolineare che non intendevo nulla di negativo nel citare il Bandwagon Effect per il mercato di Boetti. Conosco in maniera sufficiente l’artista, ma le cose del suo mercato le apprendo qui. Volevo portare un contributo, se volete generale, per capire perché certe opere che costavano poco si paghino sempre di più. Quando si produce questo “effetto carrozzone” cresce la propensione all’acquisto per un bene tanto più questo viene acquistato da altri. In questo senso “salire sul carro”, che può suonare come espressione antipatica, ma nulla toglie al valore indiscutibile dell’artista. Chi prima aveva tanti dubbi, nel vedere che tutti comprano ha sempre maggiori certezze.

Così come nessuno può prevedere quando si attiveranno questi meccanismi di mercato (a differenza del valore dell’artista, che è riconoscibile e quasi indipendente dai prezzi di mercato), mi permetto di dire che non si può neanche prevedere alcun crollo (come, secondo Biagio, profetizzava qualcuno). Faccio una considerazione al proposito, anche qui generale e sperando di non offendere nessuno: credo che al mondo ci siano milioni di yacht, in grado potenzialmente di “assorbire” tantissimi arazzi (ma anche tagli di Fontana, estroflessioni di Castellani, ecc.). E non è certo una colpa dei grandi artisti se hanno fatto opere appetibili anche per i ricchi che vogliono arredarsi la barca.
 

terminator1962

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Credo che sia il periodo degli artisti storicizzati che hanno prodotto opere gradevoli dal punto di vista estetico. E chi sta tirando il mercato da qualche anno e in questo momento ha esattamente queste caratteristiche.
 

eSide

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Alcuni, che non lo hanno approfondito, non hanno chiara la dimensione dell'artista e lo sottovalutano, e forse pensano che chi lo paga certe cifre sia matto.
E poi ci sono alcuni che non solo non si capacitano, ma proprio non si danno pace.
Il mio commento, che in qualche modo ribadisco, che si apriva col riconoscimento che Boetti sia stato un vero genio, era indirizzato alle ragioni dell'acquisto, non allo spessore dell'artista, o all'importo in sé. Spero che chi acquista questa, come altre opere, a 100k, abbia abbastanza denari da farlo con una certa leggerezza, quindi matto non è. Dubito solo che gli acquirenti delle ultime settimane (nella generalità) abbiamo scoperto il valore artistico di Boetti all'alba dell'estate 2022, magari perché hanno passato i due anni di covid a leggere testi di storia dell'arte. Si compra quel che tira, qui come in altri mercati (il famoso carro citato da Stefano Perrini). Se il traino per Boetti sia pilotato da qualcuno, o sia un meccanismo più naturale, non lo so, su Griffa, per es., è più scontato e facile da dire.
Poi in generale penso che la fase economica che promette un anno di recessione, tassi alti sull'indebitamento (sofferenza mercato immobiliare), incertezza sui mercati finanziari, stia favorendo un certo "entusiasmo" nell'investimento in arte. Questo lo dico basandomi sul buon senso (non ho letto alcuna analisi sul tema) e per averlo sperimentato anche su me stesso. Io non posso permettermi opere da 100k, ma nel mio piccolo ho deciso di fare acquisti ponderati in arte (artisti internazionali su opere a me accessibili) più di quanto avrei pensato di fare solo 1 anno fa, per una diminuita fiducia su strumenti di investimento finanziario.
 

Biagio.tv

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@Stefano Perrini , si avevo capito che non c'era un'accezione negativa sulla metafora del "carro", per chiarire non c'era nemmeno nel mio intervento!

Concordo con l'ultimo post di @eSide , vorrei precisare che quello che hai citato, ossia uno degli approcci possibili, non era riferito alla conversazione ma molto in generale!

Sul discorso dei prezzi di acquisto, e degli andamenti, si ragiona sempre un po' in modo personale e per ipotesi.
Per quel che possa contare, la mia opinione è che questi livelli economici per le opere di Boetti siano assolutamente meritati.

Come ho già scritto sia sopra che anni fa, mi sarei aspettato che gli arazzi potessero ambire a queste cifre e che nel tempo le condizioni per arrivarci c'erano. Non mi aspettavo un'escalation così rapida, ma raggiungere il target dei 100.000 euro nel 2022 o nel 2025 o 2030 non è che faccia poi differenza.

Certo, di mio ho sempre preferito una crescita più soft, ma se c'è un'accelerazione, va bene chiaramente anche così!

Sul discorso economico, chiaramente stiamo attraversando un periodo estremamente difficile, tra guerra, crisi post covid, inflazione, recessione, energia/bollette...
Chi ha dei risparmi giustamente sta facendo delle considerazioni per cercare di salvaguardarli. Il mercato dell'arte in questo caso è un'opzione che molti prendono in considerazione.
E in questi casi orientarsi su artisti e opere con maggiore internazionalità, propulsione di mercato e potenziale liquidità / rivalutazione è la direzione più naturale.
Teniamo presente che in periodi come questi - e se ne sono già visti in passato - tutti i mercati tendono ad avere delle contrazioni, e per quanto riguarda il collezionismo d'arte solo pochi artisti reggono al contraccolpo.

Alla luce di questa personale riflessione, tra gli artisti italiani, Boetti sicuramente rappresenta un punto di riferimento anche in questo senso, e anche per collezionisti che magari non lo hanno profondamente studiato.
Ci sonoovviamente anche altri artisti che possono dare questa sorta di "garanzie", ognuno si orienterà su quello che maggiormente predilige, di certo un mercato internazionale dà maggiore affidabilità nel tempo.

Per dare ancora un elemento, tra la mia cerchia di conoscenti e nello specifico tra i collezionisti boettiani, posso dire che al 100% ci sono appassionati che a questi livelli economici stanno ancora comprando o stanno tentando di comprare.
Persone - competenti oltre che appassionate - che hanno in collezione già una o più opere di Boetti, e che hanno quindi capito la dimensione dell'artista, stanno partecipando a questa fase di mercato alla ricerca di un ulteriore acquisto.

E alcuni sono anche dei partecipanti al forum.

Questo è per dire che, ci saranno acquirenti per status symbol, o per salire sul carro, o per salvaguardare il risparmio ecc, ma ci sono certamente anche dei collezionisti e Collezionisti boettiani che comprano per passione e se na hanno la possibilità/disponibilità, continuano a comperare a questi livelli economici. Mi pare una cosa piuttosto significativa
 
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Stefano Perrini

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Dubito solo che gli acquirenti delle ultime settimane (nella generalità) abbiamo scoperto il valore artistico di Boetti all'alba dell'estate 2022, magari perché hanno passato i due anni di covid a leggere testi di storia dell'arte.
Esattamente. Il livello dei prezzi raggiunto da Boetti (non un fuoco di paglia) ha un valore informativo. Dice anche a chi magari non lo conosceva che l’artista vale molto. Il numero di collezionisti che lo conoscevano già e sono appassionati possiamo considerarlo costante nel breve periodo, è una parte della “domanda di Boetti” che non è cambiata. Si sono aggiunti molti collezionisti che lo comprano perché costa tanto, e più costa e più si convincono che valga e lo vogliono, e la domanda cresce con il prezzo (ecco l’effetto carrozzone), a differenza di quello che normalmente dovrebbe succedere.

Non vale solo per Boetti, ovviamente, ma è un fenomeno molto frequente nel mercato dell’arte.
 

eSide

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Per dare ancora un elemento, tra la mia cerchia di conoscenti e nello specifico tra i collezionisti boettiani, posso dire che al 100% ci sono appassionati che a questi livelli economici stanno ancora comprando o stanno tentando di comprare.
Persone - competenti oltre che appassionate - che hanno in collezione già una o più opere di Boetti, e che hanno quindi capito la dimensione dell'artista, stanno partecipando a questa fase di mercato alla ricerca di un ulteriore acquisto.

E alcuni sono anche dei partecipanti al forum.

Questo è per dire che, ci saranno acquirenti per status symbol, o per salire sul carro, o per salvaguardare il risparmio ecc, ma ci sono certamente anche dei collezionisti e Collezionisti boettiani che comprano per passione e se na hanno la possibilità/disponibilità, continuano a comperare a questi livelli economici. Mi pare una cosa piuttosto significativa
E' molto interessante questa tua testimonianza diretta. Sarò ingenuo, ma ancora mi fa strano che persone "preparate" non hanno fatto gara pochi mesi fa oltre i 30k e la fanno oggi a > 100k, salvo che non l'abbiano fatta (vincendo) a 30k e siano gli stessi ora a cercarli di prendere a cifre di 3 o 4 volte maggiori. In questo caso però o sono 2 o 3 in tutto, o è strano che la salita non sia avvenuta già nei mesi e anni scorsi. Comunque, piuttosto che sia qualche "giovanotto" targato USA pompato dal quel mercato a fare cifre a 5 zeri, ma le faccia un grande artista, e per di più italiano, può solo far piacere. Sarebbe bello che il mercato dell'arte fosse capace di premiare più anche la "media" degli artisti storicizzati, e non deprimere a poche migliaia di euro dei signori artisti per decenni, concentrando tutto il "premio" su pochissimi nomi.
 

zonguoren

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Alla luce di questi ultimi risultati sugli arazzetti 20x20; secondo voi quale sarà la base d asta delle prossime battute ? Foste voi proprietario di un opera a che prezzo partireste ?

50.000 € ?
70.000 € ?
 

Stefano Perrini

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E' molto interessante questa tua testimonianza diretta. Sarò ingenuo, ma ancora mi fa strano che persone "preparate" non hanno fatto gara pochi mesi fa oltre i 30k e la fanno oggi a > 100k, salvo che non l'abbiano fatta (vincendo) a 30k e siano gli stessi ora a cercarli di prendere a cifre di 3 o 4 volte maggiori. In questo caso però o sono 2 o 3 in tutto, o è strano che la salita non sia avvenuta già nei mesi e anni scorsi. Comunque, piuttosto che sia qualche "giovanotto" targato USA pompato dal quel mercato a fare cifre a 5 zeri, ma le faccia un grande artista, e per di più italiano, può solo far piacere. Sarebbe bello che il mercato dell'arte fosse capace di premiare più anche la "media" degli artisti storicizzati, e non deprimere a poche migliaia di euro dei signori artisti per decenni, concentrando tutto il "premio" su pochissimi nomi.
A me non sembra strano, invece. Nessuno vuole pagare di più del prezzo che reputa “corretto” in un dato momento, anche nel caso in cui abbia fiducia in futuri apprezzamenti. Penso che sia successo che nelle aste recenti i collezionisti “preparati” avessero in testa un prezzo e una loro offerta massima, ma che questa sia stata sistematicamente superata. Sperando in un esito migliore nell'occasione successiva, si sono adattati all’idea di pagare anche un po' di più, alzando ogni volta l’asticella, ma sottostimando sempre il fatto che la domanda stava crescendo molto di più e nella stessa direzione dei prezzi (secondo me per i due effetti che ho già menzionato). La salita repentina non avviene a causa dei collezionisti “preparati”, ma per me è credibile che stiano ancora partecipando (coloro che ritengono che ci siano ancora margini, ovviamente).
 
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E' molto interessante questa tua testimonianza diretta. Sarò ingenuo, ma ancora mi fa strano che persone "preparate" non hanno fatto gara pochi mesi fa oltre i 30k e la fanno oggi a > 100k, salvo che non l'abbiano fatta (vincendo) a 30k e siano gli stessi ora a cercarli di prendere a cifre di 3 o 4 volte maggiori. In questo caso però o sono 2 o 3 in tutto, o è strano che la salita non sia avvenuta già nei mesi e anni scorsi. Comunque, piuttosto che sia qualche "giovanotto" targato USA pompato dal quel mercato a fare cifre a 5 zeri, ma le faccia un grande artista, e per di più italiano, può solo far piacere. Sarebbe bello che il mercato dell'arte fosse capace di premiare più anche la "media" degli artisti storicizzati, e non deprimere a poche migliaia di euro dei signori artisti per decenni, concentrando tutto il "premio" su pochissimi nomi.
Concordo con la risposta che ha dato Stefano qui sopra, in sostanza in ogni fase di mercato i collezionisti valutano le proprie considerazioni alla luce dei prezzi di quel dato periodo. Magari anche guardando in prospettiva, ma basandosi in ogni caso sul presente.
In certi momenti "30" può essere ritenuto un parametro alto, e mesi dopo "60" può essere ritenuto un affare...

Sono d'accordo con eSide sul discorso che tanti artisti meriterebbero anche loro attenzioni e rivalutazioni, ma dobbiamo sempre tener presente che il concetto di "mercato", che sembra molto astratto, è in realtà la somma dei comportamenti di chi compra e di chi vende.
Ad esempio, se un Paolini anni '70 va invenduto nella recente asta di Christie's a 7.000 euro, non è colpa "del mercato", ma dei singoli collezionisti tra cui nessuno in questo momento ha ritenuto di mettere sul piatto 7.000 euro per una bella opera di Paolini già storica.
Stesso discorso per la Bachelite di Agnetti o recentemente di un Prini.
Perchè accade questo? Di nuovo i misteri della psiche umana e relativi meccanismi.
Poi, qualora la medesima opera di Paolini tra tot tempo fosse rivalutata a 30.000, magari la riterrebbero più interessante, o al limite sarebbero disponibili a mettere sul piatto 20.000 euro, che sono il triplo dei 7.000 non pagati oggi, ma sempre meno di quanto necessario per comperare l'opera.
Il collezionista vero invece, se crede in un artista e gli piace l'opera, la compera già oggi a 7.000 e poi magari tra tot tempo (se può) ne comprerà una anche a 30.000...
Ma i collezionisti veri sono una frazione di quelli presenti sul mercato. A parole fanno quasi tutti la parte dei puristi del collezionismo, ma nella realtà finchè non vedono un trend di qualche genere, si guardano bene dal mettere mani al portafogli.
 
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Alla luce di questi ultimi risultati sugli arazzetti 20x20; secondo voi quale sarà la base d asta delle prossime battute ? Foste voi proprietario di un opera a che prezzo partireste ?

50.000 € ?
70.000 € ?
Personalmente preferirei sempre delle basi e relative stime abbordabili.
Una stima ad esempio mediamente di 30-50.000 a me sembrerebbe azzeccata. Tanto l'opera arriva dove deve arrivare.
Viceversa 50-70.000 attirerebbe meno potenziali acquirenti.

L'opera recentemente passata da Phillips - citata da @arte 2.0 - a circa 200.000 euro, aveva una stima di 20-30.000 sterline, ed ha ottenuto uno dei risultati più alti della storia per un ricamo 17x17 cm.
Avesse avuto una stima di 80-100.000 sterline, magari avrebbe rischiato di andare invenduta, esattamente come è successo per le due importanti opere da Christie's.
 

zonguoren

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Personalmente preferirei sempre delle basi e relative stime abbordabili.
Una stima ad esempio mediamente di 30-50.000 a me sembrerebbe azzeccata. Tanto l'opera arriva dove deve arrivare.
Viceversa 50-70.000 attirerebbe meno potenziali acquirenti.

L'opera recentemente passata da Phillips - citata da @arte 2.0 - a circa 200.000 euro, aveva una stima di 20-30.000 sterline, ed ha ottenuto uno dei risultati più alti della storia per un ricamo 17x17 cm.
Avesse avuto una stima di 80-100.000 sterline, magari avrebbe rischiato di andare invenduta, esattamente come è successo per le due importanti opere da Christie's.

Ok Biagio,
ma le ultime due aggiudicazioni mi sembrano dare una indicazione precisa. 30.000 euro di base per un arazzo 20X20 direi non hanno più un gran significato. il 50% di sconto sull aggiudicazione da circa 100.000 ( per non dire di quella successiva quasi il doppio) mi sembrano già una ottima base di partenza, ho specificato: cosa fareste voi se l opera da mettere in asta fosse vostra? Vi prendereste il "rischio" di una aggiudicazione sotto i 50.000 euro ?
 

Biagio.tv

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Ok Biagio,
ma le ultime due aggiudicazioni mi sembrano dare una indicazione precisa. 30.000 euro di base per un arazzo 20X20 direi non hanno più un gran significato. il 50% di sconto sull aggiudicazione da circa 100.000 ( per non dire di quella successiva quasi il doppio) mi sembrano già una ottima base di partenza, ho specificato: cosa fareste voi se l opera da mettere in asta fosse vostra? Vi prendereste il "rischio" di una aggiudicazione sotto i 50.000 euro ?
Premetto che da collezionista nonostante le cifre lusinghiere attuali, adesso come adesso proprio non mi priverei di un arazzo a meno che non fosse veramente necessario. Proprio perchè si sta aprendo un nuovo livello di collezionismo.
Ma ragionando in astratto, fosse per me, quindi fosse opera mia, io la metterei a 30 - 50.000 euro. Ma anche meno mi andrebbe bene.
Ribadisco la mia filosofia, attuata quelle volte che ho venduto in asta: riserva sempre minima e stime conseguentemente basse.
Se l'opera merita, farà molta più gara partendo bassa, viceversa farà potenzialmente un risultato inferiore partendo da più alta.
Se invece l'opera non merita, partendo da poco fa comunque il suo percorso e recuperi quello che recuperi rispetto a riportarti a casa un invenduto.

Le recenti aggiudicazioni comprovano esattamente questo tipo di ragionamento: le opere partite da poco hanno fatto le aggiudicazioni migliori.
Quindi io sarei per mantenere le stime ai livelli attuali per consentire di far gara.
 
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Sull'onda del post di @zong vorrei innanzitutto approfittare per postare qui di seguito l'arazzo "Order and Disorder", 17x17 cm, realizzato nel 1983 e aggiudicato a circa 200.000 euro.
Colgo anche l'occasione per scrivere che non si trattava di un arazzo consueto, come non lo era il "Non parto non resto" passato da Farsetti mi pare a 130.000 euro o altri che hanno recentmente raggiunto questi livelli economici.

Ecco, non so quanto chi legge questo 3D sia appassionato o conoscitore di Boetti o abbia l'occhio allenato sugli arazzi, ma a livello di collezionismo e di importanza artistica, i due arazzi in questione fanno parte di una galassia a parte, di cui fa parte anche un'altra opera attualmente sul mercato alla quale non faccio ora riferimento ... ;)
Si tratta di opere molto molto molto speciali, per tutta una serie di motivi, che se avrete piacere potremo poi sviluppare ulteriormente.

Le aggiudicazioni di questi due ricami possono dare degli spunti molto interessanti rispetto al mercato di Boetti, ma NON vanno a sovrapporsi alle aggiudicazioni recenti degli altri ricami.
Cioè, non è che perchè il "Non parto non resto" ha fatto 130 o perchè l' "Order and Disorder" ne ha fatti 200 allora tutti gli arazzi valgono queste cifre o possono aspirare oggi a passare in asta a questi importi.
Ci sono opere molto speciali all'interno del mondo degli arazzi che hanno un mercato differente e che, soprattutto ultimamente le sta differenziando moltissimo in termini economici.

Per il resto, i ricami di buona qualità ma con caratteristiche più comuni, negli ultimi mesi sono passati ad hammer price anche tra i 40 e 50.000 euro - cifre in ogni caso raddoppiate rispetto a solo un paio d'anni fa - fino ai 100.000 euro circa.

Per questo ritengo ponderata la visione in merito al discorso delle stime/basi d'asta fatto nel post precedente, soprattutto considerando che anche per aggiudicazioni (hammer) tra i 40 e 50k, si deve necessariamente partire da importi inferiori.
A seconda poi dell'opera, dell'asta e della gara, risultati andranno di conseguenza.

Ecco qui sotto il bellissimo Order and Disorder, che è andato tra l'altro ad un offerente tedesco che partecipava online, ma avendo seguito l'asta - la banditrice nominava la provenienza dei partecipanti - posso anche dire che ci sono stati offerenti internazionali, anche uno dal Giappone, per dire.

2022.png
 
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