Articolo molto interessante sull'eolico

brentford

Libberta'
Registrato
4/1/07
Messaggi
29.736
Punti reazioni
1.039
L'Eolico e il Territorio (ovvero: Il Gioco e la Candela)
In questo articolo si discutono i parametri che definiscono l'efficienza sia energetica che economica degli aerogeneratori. La conclusione è che il meccanismo dei certificati verdi può portare a una distorsione del mercato e all'installazione di impianti eolici in aree inadatte per carenza di vento.

Cerchiamo di parlare di questo scottante argomento in tono laico, da tecnici, tentando di stare equidistanti dagli estremi, sia dall’entusiasmo, sia dagli anatemi.

Mi rendo conto che ciò è estremamente difficile, soprattutto perché il discorso tecnico è complicato e ogni tentativo di eccessiva semplificazione può portare inevitabilmente a scivolare verso un estremo o verso l’altro.
Nei numerosi dibattiti che ho sostenuto nel corso degli anni ed anche nel leggere le email che compaiono frequentemente sul nostro forum, ho realizzato che spesso le posizioni estreme assunte dai partecipanti dipendono da carenza di informazione e da inadeguata comprensione tecnica dell’argomento. Per quanto possibile, cerchiamo di approfondire assieme l’aspetto della conoscenza scientifica, in modo da avere gli elementi utili per elaborare un nostro giudizio.

Il costo del kWh

Dopo aver fatto le precedenti affermazioni sull’approfondimento tecnico, mi perdonerete se inizieremo da un argomento economico, come il costo del kWh prodotto dagli aerogeneratori. Ciò per due motivi: il primo riguarda il numero d’interventi dei non addetti ai lavori (ma anche di non pochi addetti) che denotano una cattiva comprensione di questo importante argomento ed il secondo perché il costo dell’energia racchiude in sé la conoscenza di numerosi aspetti tecnici, che sono in gran parte quelli che contano per elaborare una corretta visione del fenomeno.

Quando affermiamo che il costo del kWh eolico ha un certo valore numerico, di fatto facciamo una serie di numerose affermazioni sottintese, sulle quali pensiamo che tutti siano d’accordo. Poiché, invece, non è così, ecco che cominciano a sorgere le divergenze di giudizio. Vediamo perché.
Anche a costo di annoiare gli esperti (che potranno saltare a piedi pari tutto il paragrafo), proviamo insieme a tracciare la linea del calcolo. Il costo del kWh dipende da numerosi parametri, alcuni sono tecnici, altri economici e finanziari.

Elenchiamone alcuni. Da un lato, abbiamo il costo dell’impianto (chiavi in mano) comprensivo dei costi indiretti come assicurazione e preammortamento e, dall’altro, il gruppo dei parametri strettamente finanziari come il tasso d’interesse, il tasso d’inflazione, il tasso di aumento dei prezzi, il rateo delle tasse dirette, il rateo di deprezzamento degli impianti e la durata della vita operativa. Infine, occorre considerare il costo delle parti di ricambio ed il costo dell’esercizio e manutenzione dell’impianto, nonché quello dello smantellamento a fine vita operativa e l’entrata recuperata dalla vendita delle parti smantellate. Andare a vedere come giocano nel calcolo tutti questi parametri è un bel compito. Ci viene in aiuto, da una parte, la matematica attuariale e, dall’altra, il buon senso degli americani. Infatti, nella pratica statunitense è invalso l’uso di accorpare tutti i parametri finanziari in un unico coefficiente, chiamato Fixed Charge Rate = FCR, e nell’elaborare il calcolo attuariale con il metodo del Valore Attuale Netto, detto “a rate costanti” o “a costi livellati”. In questo modo la relazione che determina la spesa totale attualizzata da sostenere ogni anno per ripagare l’impianto è esprimibile in modo semplice, mentre le complicazioni sono tutte accantonate nel calcolo dell’FCR. Un’ulteriore semplificazione concettuale può essere ottenuta assumendo sistematicamente il criterio di rapportare tutti i parametri al costo totale dell’impianto. In Tal modo è possibile definire un coefficiente omnicomprensivo, (CFT = coefficiente finanziario totale), che accorpa sia il contributo strettamente finanziario del FCR, sia quello dei costi impropri, sia quello dell’esercizio e manutenzione. Si ha pertanto che la spesa annuale attualizzata può essere espressa da:

Spesa Annuale = (CFT) KI P

Dove CFT è il coefficiente finanziario totale,
KI è il costo dell’impianto per unità di potenza;
P è la potenza totale dell’impianto.

Per maggiore chiarezza, aggiungiamo che FCR è funzione dei tassi d’interesse e d’inflazione e della durata dell’impianto attraverso la presenza del fattore di annualità, nonché esso tiene conto anche delle tasse dirette e del rateo di deprezzamento. Ai nostri fini, però, ci basta considerare il significato di CFT. Esso rappresenta il coefficiente che, applicato al costo dell’impianto, ci dà immediatamente il valore attuale presente della spesa da sostenere ogni anno per tutta la durata di vita in modo da ripagare tutte le voci di spesa sostenute nella fase di realizzazione dell’impianto e quelle preventivate da sostenere durante l’intero esercizio.

Una volta noto il valore della spesa annuale, il costo del kWh si ricava considerando la produzione energetica annuale netta dell’impianto ed applicando la relazione:

Costo del kWh = (Spesa annuale sostenuta)/(Energia annuale netta prodotta)

Usando un acronimo dei termini inglesi Annual Energy Production, AEP, allora avremo che il costo del kWh, CkWh, è espresso dalla relazione semplice:

CkWh = [(CFT) KI P]/(AEP)

Dove per coerenza dimensionale, il costo specifico della potenza KI è espresso in €/kW, P è in kW e AEP è in kWh. In questo modo CkWh risulta in €/kWh.

A questo punto, supponiamo di avere abbondantemente discusso circa il valore dei diversi parametri che determinano il numeratore e di aver raggiunto un accordo sulle seguenti cifre:

- Vita operativa dell’impianto = 25 anni;
- Deprezzamento = 12 anni;
- Tasso reale d’interesse = 5%;
- Fattore di annualità per il capitale = 0.071;
- Coefficiente annuale di deprezzamento = 0.11;
- Rateo delle tasse dirette = 20%;
- Frazione dell’impianto ammessa al deprezzamento = 0.5;
- Frazione dell’investimento per l’esercizio e manutenzione = 3%,
- Frazione investimento per parti di ricambio = 10%;
- Frazione investimento per smantellamento = 25%;
- Frazione recuperata a fine vita = 25%.

Da ciò segue per il calcolo del coefficiente finanziario che:

- CFT = 0.1203:

Assumiamo anche le ipotesi:

- Costo specifico aerogeneratore chiavi in mano = 1000 €/kW
- Potenza dell’aerogeneratore = 1000 kW.

Allora la spesa annuale sostenuta sarà pari a 120300 €. In definitiva, potremo tutti essere d’accordo sulla relazione:

CkWh = 120300/(AEP) (€/kWh)

A questo punto occorre conoscere il valore di AEP per poter assegnare un valore numerico al costo dell’energia ed è proprio qui che comincia la confusione. Infatti, AEP è funzione dei parametri tecnici che caratterizzano l’aerogeneratore e di quelli anemometrici che qualificano il sito in cui la macchina è installata. In entrambi i casi la variabile principale è costituita dalla velocità del vento, v, che è una variabile statistica, per cui il procedimento per arrivare ad AEP contempla la conoscenza delle seguenti funzioni:

- la curva di potenza dell’aerogeneratore in funzione di v, cioè la potenza sviluppata dalla macchina eolica in corrispondenza a ciascuna velocità del vento che colpisce il rotore;
- la distribuzione della probabilità di v nel sito prescelto, o, ciò che è lo stesso, la distribuzione statistica della durata di ciascuna velocità nell’arco dell’anno.

Il prodotto delle due funzioni ci dà l’energia elettrica ricavata in corrispondenza di ciascuna velocità del vento e, infine, la somma (l’integrale) di tutti i contributi associati alle singole velocità, ci permette di definire l’energia lorda annuale producibile dalla macchina.

L’energia netta AEP si ricava, infine, tenendo conto del fattore di disponibilità dell’aerogeneratore, cioè, della probabilità di trovare la macchina pronta a produrre potenza (escludendo, quindi, i tempi di fermo macchina per manutenzione ordinaria e per riparazione dei guasti). Per gli aerogeneratori moderni questo fattore è situato tra 0.9 e 0.95.

In definitiva, una volta scelto un certo aerogeneratore, AEP viene a dipendere dalla curva di distribuzione della velocità del vento, che è un elemento che caratterizza il sito di installazione della macchina. Quindi, per sapere il costo del kWh prodotto, occorre conoscere le caratteristiche anemologiche del sito d’installazione. Una stessa macchina, installata in siti diversi, produce quantità di energia differenti, essendo la produzione funzione della velocità media del vento come è mostrato nelle seguente Fig.1.



Fig. 1 – Producibilità di un aerogeneratore tipico da 1MW in funzione della velocità media del vento nei diversi siti d’installazione. (N.B: La produzione energetica è ricavata riportando la distribuzione delle velocità del vento a 60 m, cioè all’altezza del mozzo)

Pertanto, il modo corretto di dare il costo del kWh prodotto da una certa macchina è quello di fornire un grafico che mostra tale costo in funzione delle caratteristiche del sito. In questo frangente, ci viene in aiuto il fatto che la distribuzione della velocità del vento, in genere, ha un andamento abbastanza “normale”: le probabilità delle velocità si dispongono intorno al valore medio secondo una curva nota come distribuzione di Weibull. In termini approssimativi, basta conoscere la velocità media per risalire alla distribuzione delle velocità. Quindi per caratterizzare un sito è sufficiente conoscere la velocità media del vento e, poiché questa, è a sua volta funzione dell’altezza dal suolo, bisogna specificare a che altezza è stata misurata.

Fino a qualche tempo fa, la convenzione meteorologica fissava la misura a 10 m d’altezza. Oggi, soprattutto in relazione al fatto che il mozzo degli aerogeneratori si trova sopra ai 50 m, si preferisce effettuare le misurazioni a 30 m in modo da avere dati più vicini alle condizioni operative. Resta comunque inteso che il calcolo di AEP deve essere fatto riportando la distribuzione della velocità all’altezza del mozzo con opportune formule di calcolo.

Allora tenendo tutto ciò presente, possiamo utilizzare la curva di Fig.1 e finalmente tracciare la curva del costo del kWh in funzione della velocità media della distribuzione statistica delle velocità.

Fig.2 – Il costo del kWh in funzione della velocità media del vento misurata a 10 m d’altezza dal suolo per un aerogeneratore tipico da 1 MW (N.B.: il calcolo è fatto riportando la distribuzione all’altezza del mozzo a 60 m)

Il livello della competitività economica con la termoelettricità è considerato a 7 eurocent/kWh, avendo tenuto conto degli ultimi aumenti del petrolio. Tutti i punti della curva segnata in rosso rappresentano valori remunerativi, mentre quelli in blu non sono competitivi. Ciò significa che per avere un ritorno economico positivo occorre installare il nostro ipotetico aerogeneratore da 1 MW in siti aventi velocità media del vento a 10 m dal suolo superiore a 5 m/s.

I siti eolici in Italia e l’effetto dei certificati verdi

Siti con caratteristiche anemometriche tali da avere una velocità media del vento (misurata a 10 m dal suolo) superiore a 5 m/s, in Italia, si trovano soltanto in alcune zone limitate, come i crinali e gli altipiani appenninici alle quote intorno ai 1000 m (e più in alto) e lungo alcune parti delle coste della Sicilia occidentale e del Nord della Sardegna. Questo è il motivo principale per cui i parchi eolici vengono installati in tali zone. La loro identificazione può essere ottenuta dalla mappa eolica del territorio elaborata dal CESI, dove sono anche contenute le previsioni di producibilità per alcuni valori dell’altezza degli aerogeneratori.

Purtroppo, le zone eoliche evidenziate dalla mappa si trovano in gran parte in territori particolarmente pregiati dal punto di vista storico, culturale e paesaggistico. A conferma di ciò, ricordiamo che la legge Merli, in tempi non sospetti, ha posto sotto tutela tutto il territorio al di sopra dei 1000 m e le coste, lasciando però la facoltà di deroga alle Regioni. Senza entrare in particolare dettaglio circa gli altri tipi d’impatto degli aerogeneratori, (rumore, avifauna, idrogeologico, ecc.), le maggiori contestazioni locali per l’insediamento degli impianti si hanno proprio in corrispondenza dell’impatto paesaggistico.

Tenendo conto, sia della curva dei costi competitivi, sia, in parte, delle preoccupazioni paesaggistiche, il libro bianco sulle fonti rinnovabili del CIPE aveva previsto la possibilità d’installare una potenza cumulata dell’ordine di 3000 MW. In ogni caso, la costruzione delle centrali è proceduta in questi anni ad un ritmo tale che oggi sono stati installati circa 1400 MW (dati ISES), con una tabella di marcia nettamente superiore alle previsioni del CIPE. Quel che più conta è che le domande di autorizzazione ammontano a più di 13000 MW, mentre quelle in via di selezionamento burocratico arrivano a oltre 20000 MW.

Ora, in base alla mappa eolica, non risulta la presenza di una corrispondente quantità di siti economicamente competitivi. Ma, allora, come mai esistono così tante iniziative private? La risposta va cercata nell’introduzione delle incentivazioni pubbliche, sia sotto forma di Certificati Verdi, sia sotto forma di contributi a fondo perduto assegnati in conto capitale utilizzando i fondi strutturali messi a disposizione dalla UE per le Regioni.

Considerando che quest’ultimo strumento è utilizzato solo da alcune Regioni, che hanno considerato l’eolico come una infrastruttura, limitiamoci a vedere l’effetto prodotto dai CV sull’incremento delle domande.
Il Decreto Bersani ed il successivo Marzano, recependo una direttiva della UE, impongono ai produttori di elettricità di generare ogni anno il 2.35% dell’energia da fonti rinnovabili. L’energia elettrica rinnovabile gode della priorità nel dispacciamento e viene remunerata secondo un prezzo fissato anno per anno dall’Autorità per l’Energia. In più, agli impianti rinnovabili viene riconosciuta la facoltà di emettere CV per 8 anni in misura pari ad un CV per ogni 100 MWh prodotti e immessi in rete. I CV sono scambiati sul mercato dell’apposita borsa ad un prezzo fissato anno per anno dalla Autorità dell’Energia. Il prezzo iniziale è stato pari a 84 €/MWh, cioè 8.4 eurocent/kWh. I produttori che non possono, o non vogliono, produrre energia rinnovabile in proprio, ottemperano ai decreti di legge acquistando i CV.
 
Siti con caratteristiche anemometriche tali da avere una velocità media del vento (misurata a 10 m dal suolo) superiore a 5 m/s, in Italia, si trovano soltanto in alcune zone limitate, come i crinali e gli altipiani appenninici alle quote intorno ai 1000 m (e più in alto) e lungo alcune parti delle coste della Sicilia occidentale e del Nord della Sardegna. Questo è il motivo principale per cui i parchi eolici vengono installati in tali zone. La loro identificazione può essere ottenuta dalla mappa eolica del territorio elaborata dal CESI, dove sono anche contenute le previsioni di producibilità per alcuni valori dell’altezza degli aerogeneratori.

Purtroppo, le zone eoliche evidenziate dalla mappa si trovano in gran parte in territori particolarmente pregiati dal punto di vista storico, culturale e paesaggistico. A conferma di ciò, ricordiamo che la legge Merli, in tempi non sospetti, ha posto sotto tutela tutto il territorio al di sopra dei 1000 m e le coste, lasciando però la facoltà di deroga alle Regioni. Senza entrare in particolare dettaglio circa gli altri tipi d’impatto degli aerogeneratori, (rumore, avifauna, idrogeologico, ecc.), le maggiori contestazioni locali per l’insediamento degli impianti si hanno proprio in corrispondenza dell’impatto paesaggistico.

L'eolico offshore potrebbe essere una soluzione al problema paesaggistico.

http://www.effeventi.com/simulazioni.htm
 
fossi il Berlusca farei subito un piano per realizzare 30 impianti eolici off-shore...
 
bene, questi vi hanno dato già retta.....
.
FRANKFURT (Thomson Financial) - The German government has approved plans to build 24 offshore wind parks with a capacity of up to 24,000 megawatts, enough to replace all 17 German nuclear power plants, Focus magazine said, citing the German Federal Maritime and Hydrographic Agency (BSH).

In an excerpt of an article to be published on Monday, the magazine also said the BSH, which is the federal authority responsible for the approval of offshore activities, has received filings for an additional 50 projects.
 
Ora, in base alla mappa eolica, non risulta la presenza di una corrispondente quantità di siti economicamente competitivi. Ma, allora, come mai esistono così tante iniziative private? La risposta va cercata nell’introduzione delle incentivazioni pubbliche, sia sotto forma di Certificati Verdi, sia sotto forma di contributi a fondo perduto assegnati in conto capitale utilizzando i fondi strutturali messi a disposizione dalla UE per le Regioni.

La mappa eolica ha gravi carenze e dovrebbe essere utilizzata solo come "indirizzo" per iniziare gli appropriati studi anemologici. Tra l'altro l'abbondanza di iniziative è dovuta in gran parte alla difficoltà di ottenere autorizzazioni: di fronte a tale difficoltà alcune aziende "serie" approfondiscono gli studi da presentare alle varie commissioni, altre aziende scelgono l'approccio "fotocopia" e presentano un gran numero di progetti sperando nella legge dei grandi numeri (e purtroppo per l'Italia il secondo approccio funziona). I fondi strutturali sono (erano ?) elargiti quasi esclusivamente in Sicilia e poche altre zone del sud. Lo spreco di questi fondi è una tragedia Italiana e tocca l'eolico, in quanto attività economica, quanto ha toccato tutte le altre attività portate avanti nel sud.

Considerando che quest’ultimo strumento è utilizzato solo da alcune Regioni, che hanno considerato l’eolico come una infrastruttura, limitiamoci a vedere l’effetto prodotto dai CV sull’incremento delle domande.
Il Decreto Bersani ed il successivo Marzano, recependo una direttiva della UE, impongono ai produttori di elettricità di generare ogni anno il 2.35% dell’energia da fonti rinnovabili. L’energia elettrica rinnovabile gode della priorità nel dispacciamento e viene remunerata secondo un prezzo fissato anno per anno dall’Autorità per l’Energia. In più, agli impianti rinnovabili viene riconosciuta la facoltà di emettere CV per 8 anni in misura pari ad un CV per ogni 100 MWh prodotti e immessi in rete. I CV sono scambiati sul mercato dell’apposita borsa ad un prezzo fissato anno per anno dalla Autorità dell’Energia. Il prezzo iniziale è stato pari a 84 €/MWh, cioè 8.4 eurocent/kWh. I produttori che non possono, o non vogliono, produrre energia rinnovabile in proprio, ottemperano ai decreti di legge acquistando i CV.

Ho apprezato molto l'analisi "tecnica" con cui inizia il post, molto accurata, ma poi mi pare che l'autore (non so se coincide con chi ha postato) si sia un po' perso.

Non capisco come i certificati verdi possano distorcere il mercato e portare a far costruire impianti dove non c'è vento. Dato che i certificati vengono riconosciuti in base all'energia prodotta esisterà sempre un interesse (che giustamente è quello da premiare) a produrre la maggior quantità di kWh rinnovabili. Quindi a cercare zone ventose.

Tra l'altro quando si parla di impatti ambientali si scorda sempre di dire che, ad oggi, l'eolico è tra le poche fonti completamente "reversibili".

Quando non servirà più potremo semplicemente smontare le torri e ripristinare lo stato originale del sito, senza doverci preoccupare di sversamenti di inquinanti o altro. Non male no ?
 
Tra l'altro quando si parla di impatti ambientali si scorda sempre di dire che, ad oggi, l'eolico è tra le poche fonti completamente "reversibili".

Quando non servirà più potremo semplicemente smontare le torri e ripristinare lo stato originale del sito, senza doverci preoccupare di sversamenti di inquinanti o altro. Non male no ?

Vaglielo a spiegare al sindaco di Gela...

http://www.corriere.it/cronache/08_...ta_bf6c8fea-5714-11dd-81e1-00144f02aabc.shtml

Gela, la capitale della petrolchimica dice no agli impianti eolici
Dopo l'industrializzazione selvaggia le fonti rinnovabili e non inquinanti fanno più paura delle raffinerie
 
nn c'è problema !! Speriamo che il barile arrivi a 300 dollari
e poi ne riparliamo. Sai di 'capatosta' è pieno il mondo..

se però ci fosse ogni tanto un guizzo, una iniziativa positiva "di propria sponte", senza il bisogno di elemosinare sempre qualcosa, direi che gioverebbe parecchio all'immagine di quella terra.

Invece...:o
 
In un paese civile ci sarebbe un sistema molto semplice, chi accetta la centrale energetica/eolica/nucleare o che altro, paga il 15% in meno sulla bolletta e i signor no invece pagano +30%.

Ma qui non siamo in un paese civile, pertanto basta un pò di caciara e non si fa niente.
 
In un paese civile ci sarebbe un sistema molto semplice, chi accetta la centrale energetica/eolica/nucleare o che altro, paga il 15% in meno sulla bolletta e i signor no invece pagano +30%.

Ma qui non siamo in un paese civile, pertanto basta un pò di caciara e non si fa niente.

:clap::clap::clap:
 
bene, questi vi hanno dato già retta.....
.
FRANKFURT (Thomson Financial) - The German government has approved plans to build 24 offshore wind parks with a capacity of up to 24,000 megawatts, enough to replace all 17 German nuclear power plants, Focus magazine said, citing the German Federal Maritime and Hydrographic Agency (BSH).

In an excerpt of an article to be published on Monday, the magazine also said the BSH, which is the federal authority responsible for the approval of offshore activities, has received filings for an additional 50 projects.

questi c'hanno Dupalle
 
E proviamo ad averle anche noi Dupalle !!!
Comunque tranquilli.....c'è già il Kitegen in arrivo.......

Non vorrei suonare troppo critico ma mentre aspettiamo il kitegen che facciamo ? Come al solito speriamo nello stellone...

Allora la mia umile proposta sarebbe di mettere su gli impianti eolici con la tecnologia esistente e funzionante e tra 20 anni li sostituiamo con il kitegen (o con qualsiasi altra cosa).

Altro lato positivo degli impianti eolici è che i tempi di installazione di un impianto sono ridottissimi , potenzialmente inferiori ai 12 mesi dall'apertura del cantiere. Ovvio che a fare la differenza in Italia sono le autorizzazioni.

Se poi mi si permette una considerazione spicciola in tutto il mondo il settore ell'eolico è in espansione vertiginosa. USA e Cina sono i mercati in più forte espansione, tutti gli altri a ruota. Mentre noi stiamo a decidere se va bene o se va male: come al solito quando avremo finito ci farci le seghine sarà tardi. Esattamente come è successo con il nucleare...
 
Non vorrei suonare troppo critico ma mentre aspettiamo il kitegen che facciamo ? Come al solito speriamo nello stellone...

Allora la mia umile proposta sarebbe di mettere su gli impianti eolici con la tecnologia esistente e funzionante e tra 20 anni li sostituiamo con il kitegen (o con qualsiasi altra cosa).

Altro lato positivo degli impianti eolici è che i tempi di installazione di un impianto sono ridottissimi , potenzialmente inferiori ai 12 mesi dall'apertura del cantiere. Ovvio che a fare la differenza in Italia sono le autorizzazioni.

Se poi mi si permette una considerazione spicciola in tutto il mondo il settore ell'eolico è in espansione vertiginosa. USA e Cina sono i mercati in più forte espansione, tutti gli altri a ruota. Mentre noi stiamo a decidere se va bene o se va male: come al solito quando avremo finito ci farci le seghine sarà tardi. Esattamente come è successo con il nucleare...

pensa che il piccolo Portogallo vuole realizzare centrali eolici x svariati mld di € in poco tempo.
Solo NOI siamo così lenti.
Intanto stasera oil sotto i 127...:cool:
 
Vaglielo a spiegare al sindaco di Gela...

http://www.corriere.it/cronache/08_...ta_bf6c8fea-5714-11dd-81e1-00144f02aabc.shtml

Gela, la capitale della petrolchimica dice no agli impianti eolici
Dopo l'industrializzazione selvaggia le fonti rinnovabili e non inquinanti fanno più paura delle raffinerie



Il bello è che il sindaco in questione è un ex-PCI, poi passato a Rifondazione, eletto consigliere comunale con la Federazione dei Verdi e dal 2000 è iscritto al Partito dei Comunisti Italiani.

http://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Crocetta


Se questi sono gli ambientalisti o pseudotali che abbiamo in Italia sicuramente faremo enormi progressi. :rolleyes:
 
Il bello è che il sindaco in questione è un ex-PCI, poi passato a Rifondazione, eletto consigliere comunale con la Federazione dei Verdi e dal 2000 è iscritto al Partito dei Comunisti Italiani.

http://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Crocetta


Se questi sono gli ambientalisti o pseudotali che abbiamo in Italia sicuramente faremo enormi progressi. :rolleyes:

si sono talmente assuefatti a respirare le schifezze emesse dalla raffineria che un impianto ad emissioni zero potrebbe metterli in crisi :D
 
Kitegen....la battuta viene a proposito.........
.
.
.
.
.
.
.
.
un 'volo'......di fantasia.......
 
Il Kitegen è una specie di giostra eolica che permette di sfruttare il vento ad alta quota (800-1.000 metri) dove è sempre costante.
Anni fa fu analizzato dall'Enea che lo ritenne fattibile e funzionante a parte il problema di sorvolo aereo (che riguarda anche le centrali nucleari).
Adesso lo stanno testanto, e pare che funzioni,su di un modello in scala ridotta,dopo di chè potrà essere creato un modello più grande in grado di produrre fattivamente enegia elettrica in modo pulito.
Vorrei segnalare che il modello più grande è in grado di produrre circa 1 GW di energia,come una piccola centrale nucleare.
Mi sembra che piuttosto che fare solo ironia sarebbe meglio seguire gli sviluppi di questo importante progetto.....

si dà il caso, sapientone, che postai qlcs mesi fà !!!!!!!
Perchè l'Economist (con le sue pagine dedicate alla tecnologia)
è abbastanza aggiornato !!!!!
L'ironia è il sale della vita.....se non sai ridere di una battuta KO!
 
Indietro