Atletica 2018

  • Ecco la 56° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    Settimana da incorniciare per i principali indici internazionali grazie alla trimestrale più attesa dell’anno che non ha deluso le aspettative. Nvidia negli ultimi tre mesi del 2023 ha generato ricavi superiori all’intero 2021, confermando la crescita da record della società grazie agli investimenti globali nell’intelligenza artificiale. I mercati azionari hanno festeggiato aggiornando i record assoluti a Wall Street e in Europa, mentre il Nikkei giapponese raggiunge un nuovo massimo storico dopo 34 anni. Le prossime mosse delle banche centrali rimangono sempre al centro dell’attenzione. Per continuare a leggere visita il link

ma guarda che faccia di tolla,...volendo essere gentili !!!!:angry: ( poi nei mondiali si giusticherà che ci sono gli africani l' Asia e le Americhe e lò' Oceania! !):
Il DT Locatelli deprezza le medaglie del nuoto? "L'acqua ce l'hanno solo in pochi posti"

Da Glasgow arrivano i fuochi pirotecnici della nazionale azzurra di nuoto, e da questa parte, a Berlino, arrivano i fiaschi dell’atletica. Parliamoci chiaro: certo, ci sarà sempre una valutazione tecnica dettagliata delle singole prestazioni, ma la massa di persone occasionali che segue gli sport (quella che mette in moto qualunque meccanismo virtuoso che poi porta a maggiori risorse nei singoli sport), in definitiva guarda con maggior enfasi alle medaglie, e solo a quelle.

Ebbene, sul Corriere della Sera, Gaia Piccardi mette il dito nella piaga ad un giorno dalla fine degli Europei che, dopo 6 giorni, sono stati un mezzo disastro italiano. E ha chiesto al DT Elio Locatelli di commentare questa enorme differenza tra i successi italiani nel nuoto e quelli nell’atletica. Questa la risposta:

“Siamo stati massacrati dal nuoto? Sì, ma quella è un’altra storia. L’acqua ce l’hanno solo in pochi posti, tutti sanno correre. Non siamo soddisfatti, però domani è un altro giorno”.

Ora, l’uscita di un’infelicità palpabile, perchè significa ha il portato di deprezzare il valore delle medaglie del nuoto, aumentando quello dei metalli dell’atletica (comunque quanto mai risicate). Forse il DT dimentica che il contesto è quello Europeo, e non quello mondiale, dove allora sì il divario tecnico tra nuoto e atletica è accentuato dall’assenza di strutture (si pensi all’Africa e all’Asia) che impediscono ad una grande fetta di potenziali atleti di cimentarsi.
LEGGI ANCHE Chiediamo le dimissioni di Locatelli: 6 ottime ragioni per cambiare CT dopo il disastro di Nassau


Questa è l’Europa, dove proprio quelle fette di potenziali atleti non ci sono nemmeno nell’atletica. Dove non c’è la Russia, dove non ci sono gli americani e i giamaicani. L’Europa che nella sua quasi totalità ha un’impiantistica non certo da terzo mondo tanto da non potere sostenere improvvidamente la stessa tesi del DT.
Comunque siamo alle solite: l’assenza di autocritica, che non è soltanto l’assumersi delle responsabilità, ma l’inizio di percorsi per individuare le vere tare del sistema. Un’intervista a Giomi prima degli Europei alla Gazzetta dello Sport ne è stata tristemente la plastica dimostrazione: l’assoluta assenza di una visione d’insieme e la mancanza di professionisti sarà una tara che perseguiterà questo fino a che non arrivi qualche soggetto illuminato, sperando che spuntino ogni tanto dei Tortu e delle Vallortigara a coprire le falle del sistema e poter continuare bellamente come si fa da anni.
 
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ma guarda che faccia di tolla,...volendo essere gentili !!!!:angry: ( poi nei mondiali si giusticherà che ci sono gli africani l' Asia e le Americhe e lò' Oceania! !):
Il DT Locatelli deprezza le medaglie del nuoto? "L'acqua ce l'hanno solo in pochi posti"

Da Glasgow arrivano i fuochi pirotecnici della nazionale azzurra di nuoto, e da questa parte, a Berlino, arrivano i fiaschi dell’atletica. Parliamoci chiaro: certo, ci sarà sempre una valutazione tecnica dettagliata delle singole prestazioni, ma la massa di persone occasionali che segue gli sport (quella che mette in moto qualunque meccanismo virtuoso che poi porta a maggiori risorse nei singoli sport), in definitiva guarda con maggior enfasi alle medaglie, e solo a quelle.

Ebbene, sul Corriere della Sera, Gaia Piccardi mette il dito nella piaga ad un giorno dalla fine degli Europei che, dopo 6 giorni, sono stati un mezzo disastro italiano. E ha chiesto al DT Elio Locatelli di commentare questa enorme differenza tra i successi italiani nel nuoto e quelli nell’atletica. Questa la risposta:

“Siamo stati massacrati dal nuoto? Sì, ma quella è un’altra storia. L’acqua ce l’hanno solo in pochi posti, tutti sanno correre. Non siamo soddisfatti, però domani è un altro giorno”.

Ora, l’uscita di un’infelicità palpabile, perchè significa ha il portato di deprezzare il valore delle medaglie del nuoto, aumentando quello dei metalli dell’atletica (comunque quanto mai risicate). Forse il DT dimentica che il contesto è quello Europeo, e non quello mondiale, dove allora sì il divario tecnico tra nuoto e atletica è accentuato dall’assenza di strutture (si pensi all’Africa e all’Asia) che impediscono ad una grande fetta di potenziali atleti di cimentarsi.
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Questa è l’Europa, dove proprio quelle fette di potenziali atleti non ci sono nemmeno nell’atletica. Dove non c’è la Russia, dove non ci sono gli americani e i giamaicani. L’Europa che nella sua quasi totalità ha un’impiantistica non certo da terzo mondo tanto da non potere sostenere improvvidamente la stessa tesi del DT.
Comunque siamo alle solite: l’assenza di autocritica, che non è soltanto l’assumersi delle responsabilità, ma l’inizio di percorsi per individuare le vere tare del sistema. Un’intervista a Giomi prima degli Europei alla Gazzetta dello Sport ne è stata tristemente la plastica dimostrazione: l’assoluta assenza di una visione d’insieme e la mancanza di professionisti sarà una tara che perseguiterà questo fino a che non arrivi qualche soggetto illuminato, sperando che spuntino ogni tanto dei Tortu e delle Vallortigara a coprire le falle del sistema e poter continuare bellamente come si fa da anni.

Incredibile!!! Qui si deve ripartire versamente da zero..azzeramento di tutti i vertici federali,gente nuova e competente..mettere il CONI davanti alle sue responsabilità, servono soldi per l atletica e vanno spesi bene..il CONI vuole un tot di medaglie olimpiche ma sono tutte uguali carabina o 100 metri piani? Lo si dica chiaramente e non investiamo più in atletica vista la difficoltà di arrivare..ma lo si deve dire apertamente..poi il nodo dei gruppi sportivi militari che devono essere ripensati...i tecnici di campo che devono essere formati dai tecnici top che abbiamo e devono avere un riconoscimento... Poi riprendere il ruolo centrale dell atletica a scuola..in questi anni hanno eliminato i giochi della gioventù.a ci si rende conto? Poi un sistema di scouting per segnalare i migliori talenti tra i ragazzi e cercare di seguirli motivandoli con stage periodici..poi campo libero agli atleti,Baldini in primis,e a chi ama veramente questo sport
 
mi permetto,a proposito del disastro italiano,di riportare dei commenti che ritengo intelligenti da parte di appassionati e addetti ai lavori

"Roberto.. certo che è complicato.. però l'altro giorno ho visto un'intervista della Panziera dopo il settecolli e prima degli europei.
Allora l'intervistatore (è sempre con loro e promuove più lui il nuoto che tutte le iniziative della federazione di atletica per il nostro movimento) le ha chiesto cosa ci facessero tutte quelle persone per lei.. ed hanno incominciato ad elencarle ovvero preparatore, biomeccanico, fisiologo, mental coach, allenatore, massaggiatore (forse ho detto qualcosa in più o meno ma il succo rimane!).
ma ti rendi conto di cosa stiamo parlando?
dove era il mental coach per Tortu?
Dove sono i tecnici che monitorano gli ultimi 3 mesi dei nostri campioni per capirne virtù e difetti (senza giudicare o rompere le palle ma solo per capire poi come impostare con i tecnici le prossime annate)?
Il nostro movimento è ormai ridotto a livello di terzo mondo.
Ma essendo civilizzati, non abbiamo i talenti da terzo mondo!"


"qui siamo in mano a persone incompetenti dal punto di vista gestionale, e invece di studiare i circoli virtuosi del nuoto, si sottolineano differenze che adesso sono scuse da mentalità perdente.
Il nuoto genera in qualche modo profitto (l'ingresso in piscina?) ed è solo con quello si può parlare di professionalizzazione, attraverso (punto primo) la retribuzione dei tecnici e il necessario e continuo aggiornamento (per il quale serve investimento).
I soldi generano anche società civili che possono evitare che gli atleti finiscano sistematicamente nei gruppi sportivi, pagandoli molto di più rispetto allo stipendio statale evitando il livellamento verso il basso che ha subito l'atletica.
L'atletica ha di fatto il budget più alto delle Federazioni (tranne il calcio), al quale vanno aggiunte le spese indirette degli stipendi di tutti i 200 atleti dei gruppi sportivi e di tutte le persone che fanno parte dei rispettivi Uffici che li gestiscono, e le necessarie spese per la logistica, ovviamente.
La somma diretta e indiretta investita ogni anno per l'atletica d'elite in Italia è una cosa abnorme rispetto ad altri sport e genera risultati mediamente imbarazzanti. Quindi non è questione di asset, ma propria di gestione delle risorse, che è strutturalmente fallimentare e risponde a logiche prima politiche, poi funzionali allo sport. Ovviamente è tutto lecito, ma i risultati di questo sistema non possono che essere vivere sugli exploit e sui casi isolati, non certo su progetti a lungo termine (che invece ci vogliono uccellare a credere).
Il sistema dei gruppi sportivi, o interviene qualcosa, o tarerà sempre verso il basso questo sport. L'unico esempio da seguire è quello polacco, votato all'accentramento delle risorse (non al decentramento, che continua ad essere un'idiozia) e la sistematica ricerca di fenomeni con talent-scout itineranti per le scuole. I risultati mi sembra che si vedano eccome."



"Io NON ci metto il carico, ovvero sono consapevole che in Fidal sono tutte persone oneste. Ma non è che da insegnante di educazione fisica in pensione (per assurdo) si può diventare manager di un'azienda da 25 milioni di euro l'anno senza averne le capacità, o senza averle imparate. In 6 anni probabilmente sono entrati non meno di 120-130 milioni di euro: se si fosse comprato Cristiano Ronaldo la Fidal avrebbe fatto un'operazione pubblicitaria immensa, che avrebbe avuto più effetti positivi di questa continua agonia che dura da anni.
In Inghilterra il "consiglio federale" ha preso tutto (la proprià volontà decisionale) e delegato un manager che veniva da esperienze enormi e che nulla centrava con l'atletica e gli ha chiesto di prendere le redini della gestione organizzativa.
E' diventato un sistema spartano e per molti versi angosciante votato ai risultati che produce quello che deve produrre, ovvero medaglie. E chi ci sta dentro sa che deve menare le gambe altrimenti i finanziamenti non li riceve (mi piacerebbe raccontare la storia di James Ellington, sprinter coinvolto in un incidente stradale...).
Lasciamo perdere poi che per ogni ruolo istituiscano dei bandi pubblici votati a trovare i migliori sul mercato e li pubblicano sempre.
Del resto lo sport d'élite cosa deve fare se non portare medaglie? I tifosi vogliono quelle, non le promesse o scuse puerili... voglio dire, il mantra dei giovani si sente da 6 anni. I primi giovani messi sulla bilancia ai primi disastri oggi hanno già 25 anni e vivacchiano nella mediocrità internazionale.
Insomma, le prospettive saranno sempre queste, al netto del fatto che ai mondiali sarà pure peggio. Comunque il trend non è solo degli ultimi mandati, ma è molto più radicato finchè gli aspetti politici prevarranno su quelli funzionali. E la colpa, comunque, non è di chi gestisce, ma di chi li vota sistematicamente"



"Io vivo in Germania, dove tra le altre cose ho insegnato educazione fisica e sport nelle scuole (elementari e medie). La ragione per cui la Germania vince e ha un ricambio costante non sta in pozioni magiche è che (differentemente dall'Italia), caro immortale dt Locatelli e compagnia bella, in Germania c'è una classe dirigente competente, i ragazzi fanno sport tutti i giorni (su piste di atletica semplicemente stupende), 10 ore di gioco e ginnastica a settimana con la scuola e hanno strutture fantastiche (GRATIS!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) in ogni quartiere. E... non secondariamente, gli allenatori/professori sono pagati il giusto, riconosciuti e rispettati per il loro valore. Quindi, caro DT, spero che Lei e i fenomeni sopra di Lei leggano il mio messaggio e possiate tutti ricevere la mia più calorosa pernacchia, in seguito alle Sue deliranti dichiarazioni"



"Per crescere Nell atletica bisogna, investire nella scuola, dove l educazione fisica è diventata in tante realtà una comica, dotare ogni comune che abbia almeno 10000 abitanti di un centro polifonzionale per praticare ogni settimana le discipline Dell atletica, far aggiornare i tecnici di come si gestisce oggi nel 2018 allenamento, nutrizione, psicologia ed integrazione Alimentare di un atleta, dare fondi a sostegno dei giovani talenti non costringendoli ad essere amatori ma rendendoli professionisti. C'è un mondo da fare, togliendo la politica e mettendo la passione e lo sport come protagonista..... Conforta la crescita dei giovani comunque"
 
ciliegina sulla torta,staffetta 4x100 maschile squaiificata...secondo e terzo cambio imbarazzanti...e si che hanno fatto raduni periodici per la staffetta per poi cambiare cosi????
:wall::wall:.
 
L'atletica è indietro 40 anni rispetto al nuoto. Qualcosa si sta muovendo ora, ma il livello della gente che c'è dentro è imbarazzante e nessuna volontà di cambiare le cose perché chi è dentro mangia aragosta tutti i giorni. Ci sono federazioni ridicole tipo pentathlon che hanno una marea di soldi che spariscono nel nulla. anche alla fin rubano ma almeno i risultati ci sono.
 
continuiamo a leggere:

4x400, il caso Libania Grenot: quanto ci costa per farci perdere una medaglia sicura?

BERLINO – Non è nostro costume parlare direttamente degli atleti, e tanto meno del trattamento economico dei singoli, ma il caso Libania Grenot merita un’eccezione perché da anni drena risorse utili al movimento anche grazie alla libera uscita americana alla corte di Seagrave, dunque qualcosa deve riportare indietro oppure non ha senso buttare soldi dalla finestra.

Ha vinto due campionati europei di fila nei 400, e questo è un fatto che può anche giustificare gli investimenti del passato ma ora?
Libania ha 35 anni, nelle ultime due stagioni non ha portato nulla (addirittura le è stato consentito l’anno sabbatico – non gratuito – 2017) e ora siamo arrivati al paradosso che non solo non vince ma ci fa perdere.

Sì, perché dopo la ridicola frazione di ieri in cui ha corso sopra i 53″, ovvero sicuramente molto peggio di quanto al suo posto avrebbero fatto Trevisan e Vandi quantomeno (ma probabilmente anche Borga, Spacca, Troiani e forse perfino la vecchia leonessa Milani) è necessario ridiscutere completamente il suo rapporto con la Federazione.


Quello che da sempre irrita in lei, poi, sono le dichiarazioni inopportune del dopogara, quando MAI si prende nessuna responsabilità, arrivando a dire di essere in forma, di essere in fase di carico (durante il massimo appuntamento stagionale?) e come potete vedere dal video sotto, persino di aver “dato il 100% e di non avere rimpianti“. Ma come? Non solo chi ha corso mille staffette e 400 piani come chi scrive, ma qualunque minimo appassionato di sport ha visto benissimo che sul rettilineo finale l’italo-cubana ha mollato invece di lottare fino a alla fine!

E mollare è inaccettabile, e una mancanza di rispetto per il grande lavoro delle tue compagne, tutte con frazioni sotto i 52 con l’apice di una grande Lukudo da 51.03. Sarebbe bastato 51.8 per arrivare almeno al bronzo e poco meno per l’argento…. e ricordiamo che in semifinale la Grenot (che aveva riposato al primo turno) aveva corso (male) in 51.51!

Qui si chiude un ciclo. Le controprestazioni si accettano perché nessun atleta è un robot, ma la mancanza di voglia di soffrire – soprattutto quando arriva ai danni delle tue compagne – no. Che la Grenot torni ad essere un’atleta con un trattamento normale come tutte le altre, e non la super privilegiata che è stata negli ultimi anni. I soldi risparmiati impieghiamoli per il movimento e gli atleti che danno l’anima.

#atletica dopo il #bronzo di... - Federazione Italiana di Atletica Leggera

VIA SUBITO DALLA NAZIONALE ITALIANA !
 
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bomber meglio così...NON RACCATTANO IN PISTA L' UMILIAZIONE !
Manenti imbarazzante, Tortu quasi strappato ( pensaci paparino...:rolleyes:)

https://www.oasport.it/2018/08/atle...lificata-tortu-e-compagni-fuori-dalla-finale/

qualcuno mi spiega perchè nella 4x400 d è stata fatta correre la grenot dopo che anch'io avevo intuito potesse farci un autogol?
qualcuno mi spiega perchè nella 4x400 u non ha corso aceti,campione europeo jr,e invece ha corso tricca,di gran lunga piu scarso?
qualcuno mi spiega perchè nella 4x100 u non c'era jacobs,che è il nosto secondo miglior sprinter ed invece c'era manenti,che tra l'altro è pure fuori forma??
tra jacobs e manenti ci ballano almeno due decimi a favore del primo
ok,hanno schierato manenti perchè hanno sempre provato le staffette con lui in terza frazione,quindi scegliendo l'affidabilità
e proprio nella sua frazione succede il disastro sia quando riceve il testimone che quando lo dà???
ma qui ci siamo o cosa??questa è roba ridicola,dilettantesca
tanto vale che non facciano più ritiri per partorire risultati grotteschi come questi,i cambi li provano i giorni precedenti le batterie/finali
il dt dovrebbe dimettersi immediatamente
 
Europei – disastro Italia, la peggiore da 60 anni! Ci hanno tolto la gioia di seguire uno sport con i colori azzurri

BERLINO – Mentre molti Paesi del Vecchio Continente si ingozzano con pranzi luculliani al tavolo delle medaglie dei Campionati Europei (Europei, non mondiali, nè olimpici), l’Italia, quarto Paese in Europa per numero di abitanti (ma di poco inferiore a UK e Francia ed escludendo la Russia, ancora monca all’altare dei metalli) l’atletica ha una dimensione ridotta a livello di Estonia, Israele e Irlanda quanto a importanza atletica.

Inutile fare la litania dei Paesi che ci sopravanzano e che sulle cartine geografiche sono un decimo dell’estensione del nostro: sarebbe meglio partire dal fondo e l’elenco sarebbe decisamente più corto.

Il dato incontrovertibile è che l’Italia è retrocessa al 1958 come portata di medaglie vinte ad un Europeo, ovvero esattamente 60 anni fa, ovvero prima che l’atletica diventasse davvero uno sport organizzato. Nel paleolitico della sua storia, sostanzialmente. Il buon Giomi e il suo gruppo “vincente” era riuscito anche nel difficile intento di portare indietro al 1956 le medaglie ad un’Olimpiade. Insomma, record su record per un Presidente che inevitabilmente passerà alla storia per essere stato il peggiore di sempre di questo sport.

Infantile poi il fatto di attaccarsi all’oro della maratona e squadre, quando non c’è un solo tifoso in Italia che capisca che valore possa mai avere un titolo del genere, inventato solo a beneficio degli anemici responsabili federali da sbandierare come se fosse una incredibile conquista.

Sostanzialmente da molti anni a questa parte (6 in maniera particolare) hanno tolto ai fans dell’atletica italiana la gioia di seguire uno sport per godere dei trionfi azzurri, procrastinando ad un domani che è sempre spostato avanti di un paio di stagioni, la speranza che questo avvenga. Bisognerebbe tirar fuori tutte le dichiarazioni federali di questi ultimi anni per imbastire il canovaccio di un teatro dell’assurdo e del grottesco che non ha mai fine e che si ripete instancabilmente ad ogni disastro.

Ci hanno portato a godere dei quinti e sesti posti, degli ottavi “perchè portano punti nel placing table”. Ci somministrano un brodino raccontandoci che è un tacchino ripieno di prelibatezze.

Pensavamo che dopo i disastri in successione di Pechino, Rio, Londra, qualcosa accadesse: e invece con 4 bronzi l’Italia è riuscita a fare ancora peggio dovendosi poi sentir dire, dai diretti responsabili, le stesse cose ripetute come un mantra da anni, ovvero “che ci sono i giovani“, lasciando quindi (ancora una volta!) credere che bisogna aspettare, aspettare e aspettare che questo gruppo di persone evidentemente non capaci di gestire un sport (i risultati lo testimoniano da anni) cavi un ragno da un buco quando è la loro organizzazione, il loro modo politico di concepire l’organizzazione dello sport, la loro profonda incapacità di gestire le risorse pubbliche e organizzative, la vera tara del sistema.

I giovani sono fondamentale frutto del lavoro “non ancora federale”: questo è l’aspetto vincente. Mentre incredibilmente viene traghettata l’idea che la federazione li abbia trovati, creati, plasmati, e portati al successo, incensando magari chi li seleziona, e non chi li ha costruiti come se fosse il demiurgo e ne ha contribuito al successo al 99,9%. No, i maghi sono quelli dello 0,1%.

Detto comunque che i “primi giovani” sacrificati alle giustificazioni del 2013 oggi avrebbero anche 25 anni e di strada evidentemente non ne hanno più fatta visto che agli Europei non si va oltre ai 4 bronzi (ma i maghi dove sono finiti?), anche quelli delle annate successive si devono essere evidentemente squagliati, e l’Italia del 2018, ancora una volta ci dicono, deve ripartire da zero e dalle stesse promesse. Ancora si riparte da zero.

La verità è che chi guida l’atletica italiana è fondamentalmente incapace di farlo, e peggio di questo, chi dovrebbe far in modo che questo scempio inesausto abbia fine (i presidenti votanti delle società) lo continua a sostenere sistematicamente, a dimostrazione che l’atletica in Italia è vecchia dentro, nei meccanismi più profondi, in quelli per i quali i giovani si bruciano sistematicamente e le dirigenze sono le stesse granitiche degli ultimi 40 anni, e quindi incapaci di traghettare questo sport in una dimensione moderna. Non hanno idee, soluzioni, nessuna brillantezza: si rivolgono solo ad esclusivamente al passato, sperando che i meccanismi vincenti degli anni ’80 possano aiutare nella seconda e terza decade del XXI secolo.

Il proselitismo fa acqua, ma si pretende che sia la Scuola in autonomia a risollevare le sorti del moribondo: ci sono modelli all’estero incredibilmente vincenti (vedasi Polonia e il loro metodo di reclutamento porta a porta, una volta utilizzato anche in Marocco), mentre qui si aspetta. Si aspetta che esca il fenomeno di turno spacciandolo poi per creazione propria. L’anticamera del fallimento, una tecnica da perdenti. Con una mentalità da perdenti che se ascoltate la conferenza stampa di Giomi e Locatelli appare in tutta la sua fulgida essenza. Il modo in cui dicono cose surreali, i loro atteggiamenti gestuali, le loro contraddizioni, sono l’immagine più perdente di questo sport.

Le sistematiche figuracce non sono quindi che l’esatta immagine di questo mondo settuagenario di persone certamente oneste, ma che hanno fatto fallire questo sport.

la redazione.
 
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E pensare che in telecronaca c'era pure chi sosteneva di vedere il bicchiere mezzo pieno...:rolleyes:
 
E pensare che in telecronaca c'era pure chi sosteneva di vedere il bicchiere mezzo pieno...:rolleyes:

Speciale disastro Europei – la Gazzetta: "Serve un nuovo progetto tecnico" "confronto impietoso con gli altri sport"

MILANO – vediamo cosa scrive il quotidiano sportivo più diffuso in Italia in relazione all’ennesimo disastro dell’atletica giomiana. Appunto: come si fa ad affrontare sistematicamente i disastri, il vortice mediatico che ne segue, e non prenderne mai atto con le dovute prese di coscienza?

Il commento è affidato a Pier Bergonzi. Ricordiamo che nelle scorse settimane la rosea aveva parlato di rinascita del movimento atletico italiano, e sottovalutando quindi il trend di fondo dell’atletica italiana.

Così Bergonzi inizia caustico: “L’Italia delle grandi illusioni che sbatte contro la dura realtà dei risultati“.

Vengono poi subito sistemate le medaglie della maratona: “…sarebbero in verità arrivate le medaglie delle maratone: d’oro (maschile a squadre), d’argento (femminile a squadre) e di bronzo (Yassine Rachik). Ma chiunque sappia qualcosa di atletica e della sua storia sa benissimo che i podi a squadre valgono soltanto per la statistica del medagliere. Sono una piccolissima foglia di fico che non nasconde il disastro della nostra spedizione“.

E arriva quindi la legnata: “il campionato europeo di Berlino della Nazionale azzurra va archiviato tra le spedizioni più disastrose“.

L’Italia, continua, ha vinto solo 4 medaglie di bronzo, e per trovare un’altra spedizione senza Ori bisogna tornare all’edizione di Stoccolma 1958. “Da 60 anni! Il medagliere è così triste che non conviene nemmeno analizzarlo“.

E ancora, giù di mattarello: “Con i 4 bronzi siamo dietro a Paesi che non hanno né scuola né mezzi per competere con noi“.

E, stando a Bergonzi, Giomi si aggrappa alla classifica a punti, in cui sorprendentemente (aggiungiamo noi) vengono contemplati i punteggi dei maratoneti sia presi singolarmente che a squadre, in un’aberrazione matematica a beneficio di movimenti anemici come il nostro. E la foglia di fico, aggiunge, diventa sempre più piccola. E sì, riflette, si era arrivati a questi Europei con ben altre ambizioni. E poi arriva un’altra mannaia:

“Se poi l’atletica italiana si guardasse intorno scoprirebbe di avere sbagliato qualcosa nel progetto tecnico e nella programmazione. Sull’asse Berlino Glasgow il confronto con nuoto, ciclismo e anche canottaggio è impietoso”.

Ed è qui, quindi, l’errore: il progetto tecnico e la programmazione. Ma poi esiste davvero una programmazione centralizzata, aggiungiamo noi, o tutto viene delegato ai singoli tecnici?

E quindi la chiosa finale:

“Possibile che si facciano tempi migliori ai Giochi del Mediterraneo che agli Europei? L’atletica è la disciplina che qualifica sportivamente un Paese. Abbiamo atleti super come Filippo Tortu, Elena Vallortigara e Gianmarco Tamberi. Non possiamo permetterci di disperdere il loro talento. Veniamo da una crisi endemica, ma le cose vanno sempre peggio… Fossimo nei panni di Giovanni Malagò, chiederemmo al presidente della federatletica Giomi di non cercare scuse, di non nascondersi dietro all’ennesimo alibi, ma di pensare piuttosto a un nuovo e più credibile progetto tecnico”.

Probabilmente bisognerebbe avere la forza di chiederne le dimissioni: ma voi vi vedete Malagò fare un atto di coraggio simile?
 
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Atletica, Europei 2018: IL PAGELLONE dell’Italia. Sempre piu a picco: Tortu sottotono, Vallortigara manca, 4 bronzi non bastano – OA Sport

L’Italia esce con le ossa rotta dagli Europei 2018 di atletica leggera con appena 4 bronzi conquistati (oltre a un oro e un argento nelle gare a squadre di maratona). Di seguito le pagelle degli azzurri di punta impegnati a Berlino.

ANTONELLA PALMISANO: 7. La pugliese conquista la medaglia di bronzo nella 20 km di marcia ma era lecito aspettarsi addirittura qualcosa di più da una ragazza che lo scorso anno era salita sul podio ai Mondiali. Disputa una buona prova ma nel finale crolla fisicamente e si deve accontentare, ammettendo che non si era preparata nel migliore dei modi perché distratta dai preparativi per il matrimonio. A Tokyo 2020 bisognerà cercare il colpaccio.

YEMAN CRIPPA: 8,5. La nota più piacevole di questi Europei. La stagione del trentino d’adozione era stata eccellente ma in pochi avrebbero scommesso sulla sua esplosione nel momento clou e invece non ha deluso le aspettative: bronzo sui 10000 metri e quarto posto sulla mezza distanza mettendo sempre in pista tanto cuore e forza di volontà.

YOHANES CHIAPPINELLI: 8. Strepitoso bronzo sui 3000 metri siepi, contro ogni pronostico. L’azzurro si è distinto per il suo ardore, è andato in fuga in batteria e in finale non si è tirato indietro cogliendo un risultato inaspettato.

YASSINE RACHIK: 8. La medaglia che non ti aspetti, quella impronosticabile e che arriva in coda nel momento più complicato. Il ragazzo di origini marocchine disputa una maratona con i fiocchi e conquista un bronzo pesantissimo che dà morale: ha letto benissimo la gara e si è consacrato con merito, lavorando ancora può togliersi delle soddisfazioni importanti.

FILIPPO TORTU: 5. Ha deluso le aspettative della vigilia, questo è innegabile. Tutti si attendevano delle prestazioni da urlo da parte del 20enne dopo il roboante 9.99 di Madrid e invece il brianzolo non è parso in forma: quinto posto sui 100 metri con un podio alla sua portata, sottotono anche nelle batterie della staffetta poi squalificata. Un passo indietro importante, bisognerà risalire rapidamente.

ESEOSA DESALU: 8. Lo strepitoso 20.13 corso sui 200 metri è una delle migliori cartoline arrivate da Berlino. Il lombardo ha dato il massimo in finale concludendo al sesto posto, è diventato il secondo italiano di sempre sul mezzo giro di pista dietro solo al mito Pietro Mennea. Questi Europei devono essere un trampolino di lancio.

GIANMARCO TAMBERI: 6. Gimbo sta cercando di tornare quello dei giorni migliori, quello che due anni fa sfiorava 2.40 e vinceva Mondiali indoor ed Europei. Il marchigiano sta recuperando dall’infortunio, qualche lampo del suo talento si è vista e per un soffio non ha preso la medaglia nel salto in alto. Si riparte da qui sperando in un futuro decisamente migliore.

ELENA VALLORTIGARA: 4. Dal volo a 2.02 di poche settimane fa a un’eliminazione in qualifica non riuscendo a saltare 1.90: dalle stelle alle stalle. La veneta era tornata alla ribalta dopo otto anni difficili ma nell’evento più importante si è eclissata.

LIBANIA GRENOT: 2. L’ultima frazione della 4×400 metri è stata uno dei punti più bassi per i nostri colori in questa rassegna continentale. La Panterita aveva ricevuto il testimone in seconda posizione e poteva addirittura lottare per la vittoria, invece è finita giù dal podio spegnendosi progressivamente. Ha mancato la finale individuale dopo due trionfi consecutivi, dichiarazioni post-gara fuori luogo.

ALESSIA TROST: 5. Agguanta sì la finale superando 1.90 ma poi nell’atto conclusivo non riesce mai a essere in partita. Il ritorno a grandi livelli è sempre più problematico, il lavoro con coach Tamberi non sta rendendo come ci si aspettava: ora bisogna porsi dei seri interrogativi in ottica futuro.

MASSIMO STANO: 8. L’Italia ha scoperto un nome nuovo nella marcia. Già terzo in Coppa del Mondo pochi mesi fa, il pugliese ha ribadito di poter essere un ottimo prospetto nelle gare che contano e ha chiuso ai piedi del podio, a un solo secondo dalla medaglia di bronzo. Può regalarci delle soddisfazioni, ottima la sua presenza in gara e la capacità di leggere le varie situazioni.

MARCEL JACOBS, DAVIDE MANENTI, ANDREW HOWE: 5. Sono tutti fuori forma, arrivati non al meglio all’evento clou. Jacobs si era spinto fino a 10.08 e qui è stato solo una comparsa, Manenti lontano dai suoi standard, Howe arrivato in rincorsa ma non ha ancora nelle corde i 200 dei bei tempi.

MATTEO GALVAN e DAVIDE RE: 6-4. I nostri due 400centisti di punta hanno avuto un rendimento opposto con Galvan che è rientrato bene e Re regredito rispetto ai Giochi del Mediterraneo. Nel complesso non possiamo ritenerci soddisfatti.

YADISLEIDY PEDROSO: 5. La medaglia sui 400 metri ostacoli era assolutamente alla portata ma non corre una finale all’altezza delle aspettative, sbaglia i tempi e dice addio ai sogni di gloria. Questa era una ghiottissima occasione per l’italo-cubana che manca ancora l’appuntamento con l’evento più importante della stagione.

AYOMIDE FOLORUNSO: 5,5. La media tra una cocente eliminazione nelle semifinali dei 400 metri ostacoli (4) e due buone frazioni con la staffetta del miglio (7). Ma ci si aspettava un guizzo in più…

ISABEL MATTUZZI: 7. Seconda italiana di sempre sui 3000 metri siepi: questa deve essere una base di partenza.

SIMONE CAIROLI: 7. L’Italia ha finalmente un nome anche nel decathlon: a suon di personali e prestazioni importanti ha chiuso in top ten e ha sfiorato gli 8000 punti. Per sei prove ci ha fatto sognare anche un podio impossibile.

ELEONORA GIORGI: 5. Arriva l’ennesima squalifica. Il problema tecnico è davvero importante per la brianzola che ancora una volta non riesce a terminare la gara. Bisogna analizzare seriamente la situazione.

SARA DOSSENA: 5,5. Si poteva attendere un colpaccio dopo il sesto posto nella Maratona di New York, ci prova per metà gara poi il passo delle avversarie è insostenibile. Chiude in sesta posizione.

DAISY OSAKUE: 8. Finita sotto i riflettori dopo l’aggressione subita a Moncalieri, la discobola si è esalta agli Europei e ha chiuso al quinto posto andando vicinissima al personale. Oltre le più rosee aspettative, la nota più bella del settore dei lanci letteralmente sparito.

STAFFETTE: 5. 4×100 maschile squalificata, 4×400 femminile accreditata delle medaglie e lontanissima dal podio. Non bastano le finali della veloce donne e del miglio uomini per ottenere la sufficienza.

VELOCISTE: 5. Purtroppo Irene Siragusa e Anna Bongiorni sono solo delle comparse in un contesto di questo livello.



Analizzando più nel profondo emergono una crisi cronica dei lanci (esclusa Osakue), delle difficoltà importanti nei salti (tripliste deludenti, la finale di Kevin Ojiaku nel lungo è poca cosa, l’eterno capitano Fabrizio Donato non può durare per sempre) e anche negli ostacoli (Lorenzo Perini a parte, bravo a sfiorare la finale nei 110). Fondo e mezzofondo hanno lanciato dei segnali, nella velocità dipendevamo da Tortu, su strada rimaniamo ancora a galla (non male nemmeno Marco De Luca nella 50 km).




e basta anche con il buonismo.... e quindi un bel 0 a Grenot ed un bel 4 anche a Filippo Tortu!, che era il più atteso:
non ha fatto nulla, è arrivato sottotono, non concentrato e pure fuori forma se anche il bicipite femorale ha avuto problemi dopo la staffetta...
...a domanda specifica non ho udito risposta!..., immagino quindi che gli doleva.
E con il bicipite femorale non si scherza: lungo a guarire e sempre delicato nella zona lesa.
Come mai non si accenna mai a questo problema?,... che se esiste rischia di pregiudicare la prossima attività?
Il silenzio vale più di tante parole talvolta, e se non lo vedremo in pista prossimamente vuol dire che qualcosa che non va purtroppo c'è.
Oppure invece se tutto è a posto,... aspetta l' anno prossimo ad assaggiare la pista? Per scoprire poi che bisogna abituare lo stomaco poco alla volta per digerirla ?
 
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va esonerata PER SEMPRE dalla nazionale.:angry:

Europei atletica, 4x400 donne solo quinta

Europei: 4x400 azzurra femminile, che delusione! Grenot disarmante

Delusione 4x400: i parziali delle azzurre… Grenot sopra i 53″! Ma super Lukudo!

....BERLINO – ed ecco che la Federazione europea di atletica fornisce i parziali delle frazioni della 4×400 femminile ai Campionati Europei di Berlino.

L’Italia ha concluso, come noto, al quinto posto con 3’28″62.
Stando ai dati ufficiali, prima frazione in 53″0 manuale per Benedicta Chigbolu che cambia ufficialmente al quarto posto.
Seconda frazione con Ayomide Folorunso, che avrebbe corso in un gran 51″53 (passaggio in 1’44″53) perdendo però una posizione al cambio.
Raphaela Lukudo ha corso invece in 51″03, (totale 2’35″56)
e, in ultima frazione, 53″06 per la Grenot.

http://www.european-athletics.org/externalmodules/AT/pdf/ATW404101_C77A.pdf

ARROGANTE, SPUDORATA, SPOCCHIOSA COME SEMPRE:

Atletica, Europei 2018. Tamberi: “Mi inchino agli avversari”. Grenot: “Non ho rimpianti”. Osakue: “Finale da sogno”. Le parole degli azzurri tra quarti e quinti posti – OA Sport

....Grande delusione, invece, attorno alla 4X400 femminile da cui ci si aspettava un risultato di spicco e invece è arrivato soltanto il quinto posto, una prestazione insoddisfacente per il quartetto. A mancare è stata soprattutto LIBANIA GRENOT in ultima frazione: “C’era l’aspettativa di difendere il bronzo di due anni fa, ma non sempre si può vincere. Abbiamo dato il 100%, non ho rimpianti.(*) Dispiace per il podio mancato ma da qui si riparte”. RAPHAELA LUKUDO ha disputato un’eccellente terza frazione: “Ho dato il massimo, nella mia frazione ero in scia a Polonia e Francia, ma in staffetta le carte in tavola cambiano ogni volta. Valiamo molto più del quinto posto e lo dimostreremo”. Discreta anche la prova di AYOMIDE FOLORUNSO in seconda: “Puntavamo al nostro meglio ma anche le altre non erano da meno. Sapevo sarebbe stata tosta perché erano tutte battagliere. La sensazione è di aver forzato la prima parte rispetto al solito per prendere la corda. Abbiamo fatto tutte quello che potevamo”. Delusione anche per MARIA BENEDICTA CHIGBOLU che ha cercato di dare il massimo al lancio: “Dispiace non portare a casa la medaglia. Ho dato tutto quello che avevo. Sono partita decisa e forse sul finale meno brillante rispetto alle mie altre prove”.

(*)
se ha dato il 100% ed ha fatto +2.03" della compagna meno esperta,....ORA STAI SEMPRE FUORI. .

anche a me è sempre stata sul catso la grenot, sembra la diva scesa sulla terra, una ******* allucinante
 
ridicola l'affermazione di Locatelli sul nuoto, come detto nell'articolo siamo in ambito europeo e le nazioni migliori sono tutte qui, mancano giusto Statunitensi, Australiani e Cinesi, vieppiù vi è la presenza della Russia, praticamente assente nell'atletica, inoltre se tutti corrono, come lui sostiene, come mai gli italiani non sono mai tra i migliori laddove invece i norvegesi, i polacchi e perfino i belgi ci sono? Come mai il nuoto ha saputo rifondare un movimento? Il problema è la mancanza di umiltà, la mancanza di un programma, il non volersi confrontare con altre nazioni chiedendosi perchè queste riescano ad emergere.
Azzo significa che tutti corrono, dato che nel mezzofondo dopo gli africani ci sono sempre stati gli italiani?
A livello europeo dovresti essere sotto solo a GB, Germania, Francia e Russia, non essere sopra solo agli staterelli con popolazione numericamente uguale a quella di Roma
 
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