Attività legali contro le cattive consulenze?

bobrock4

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Salve a tutti,

forse l'argomento è già stato trattato, ma per quanto mi riguarda sto cercando adesso di raccogliere nuove informazioni.

Mesi fa lessi di una causa portata avanti negli USA contro una SIM (Morgan Stanley o qualcuna di questo calibro..). Il proponente riuscì ad ottenere un rimborso delle somme da lui perdute durante lo sboom della new economy. Il giudizio ottenuto fece scalpore e sembrò che fossimo di fronte a nuove speranze per coloro che hanno perso grossi importi durante questo infelice periodo per gli investimenti finanziari.

Scendo nella mia case history: diverse persone della mia famiglia, influenzate come molti di noi dall'euforia dei guadagni in borsa, durante i primi giorni del 2000 si rivolgono ai consulenti finanziari delle rispettive banche di provincia, dove abitiamo e dove hanno aperto i propri cc. I consulenti vedono grosse prospettive nei fondi Fleming (adesso Morgan Stanley Fleming), in particolare quelli tecnologici dell'area europa e delle piccole imprese europee. Nessuna diversificazione degli investimenti fu consigliata e i miei investorono grosse somme (per la mia famiglia) in queste attività. Il resto è storia da tutti conosciuta: ribassi fino al 75% e gli investimenti fatti che si collocano attualmente a perdite intorno al 60-65% in media. Si parla di 250 milioni circa di perdite attuali che nel mio patrimonio familiare hanno una grossa incidenza.

La richiesta è per sapere se, a livello legale, abbiamo avuto qualche iniziativa per la tutela di questi investimenti negativi e mal consigliati. Ci sono state cause in Italia? quali risultati abbiamo ottenuto?

Si può parlare di possibilità di consorziarsi tra investitori delusi contro le cattive consulenze ottenute a quel tempo? possiamo rivolgerci con una minima speranza ad associazioni di consumatori/investitori?

Mi scuso se la discussione ha avuto già spazio in precedenza, ma ogni vostra indicazione potrà essermi utile. Confermo la mia motivazione a unirmi ad altre persone nella ricerca di una soluzione che potrebbe dare vantaggi a molti di noi.

Rimango in attesa dei vostri commenti.
Grazie a tutti
Bob
 
I rendimenti negativi non sono, da soli, motivo sufficiente per richiedere un risarcimento.

La questione è complessa, in quanto bisogna valutare gli assets proposti sotto vari aspetti.

Come è ovvio, gli intermediari fanno mettere settantanove firme su altrettanti fogli di carta, e quindi avviare pratiche di risarcimento danni è parecchio complesso, anche se non si è sconfitti in partenza.

Bisogna, però, valutare caso per caso (operazioni non adeguate, palese contrasto con le caratteristiche dell'investitore, e molto altro), ed è impossibile parlare in forma generica.
 
Negli Usa da tempo si parla di "responsabilità da prospetto". I principi stanno facendo breccia in Italia, in quanto diversi dati normativi possono essere utili per affermare che una responsabilità per cattiva informazione o per reticenza nel caso concreto sussista.

Specificamente, il risultato negativo (maggiormente per un contratto aleatorio) non può essere censurato. Ancor più specificamente, la prestazione del professionista è di mezzi e non di risultato (pensa all'avvocato).

Di conseguenza, la questione va trattata applicando i principi della formazione del contratto (asimmetria informativa: onere della parte informata di informare).
 
Grazie Voltaire e Verm, avete centrato dei punti importanti.

L'apposizione di numerose firme sull'accettazione del rischio finanziario è la prima muraglia tirata su dai consulenti, di per se difficilissima da rompere.

Voltaire però allo stesso tempo mi indica alcuni elementi da considerare (operazioni non adeguate, palese contrasto con le caratteristiche dell'investitore, e molto altro). Mia madre veniva da investimenti a reddito fisso, solo una volta si era azzardata in un fondo bilanciato. Perchè il consulente gli ha proposto un investimento così aggressivo? Come potrebbe essere censurata la sua consulenza in "operazioni non adeguate" e "palese contrasto con le caratteristiche dell'investitore"?

Questa linea mi è confermata anche da Verm ("responsabilità per cattiva informazione o per reticenza nel caso concreto sussista"). Cosa intendi in concreto dicendo che questi principi stanno facendo breccia anche da noi? Inoltre, mi puoi indicare un esempio concreto di reticenza?

Grazie
Un saluto a tutti
Bob
 
Le "operazioni non adeguate" sono considerati tali per tipologia, oggetto, frequenza, dimensione (caratteristiche anche singole, non necessariamente abbinate) rispetto allo status personale del cliente.

L'intermediario si tutela con l'ennesima firma per accettazione dell'inadeguatezza ed anche, al momento dell'apertura del rapporto, con l'ennesima firma tramite la quale il cliente dichiara di non voler fornire le informazioni di natura patrimoniale e reddituale tramite le quali l'intermediario potrebbe comprendere l'inadeguatezza delle operazioni via via proposte al cliente o anche che il cliente intende attuare.

Comunque, ci sono alcune informazioni "evidenti" (età, professione, precedenti investimenti) di cui l'intermediario è comunque è conoscenza, per forza di cose.

Per proseguire il discorso necessita sapere anche questi aspetti, e qui si entra nella valutazione caso per caso, ecco perché dubito fortemente che azioni di massa possano sortire effetti.

L'azione di massa ci vorrebbe quotidianamente ai borsini e con i promotori, nel senso che i clienti dovrebbero smetterla di starli ad ascoltare come se parlassero dei premi Nobel per l'economia: spesso sono più ignoranti dei clienti stessi, e negli ultimi 24 mesi le dimostrazioni abbondano.
 
Ovviamente, se l'intermediario avesse dimenticato qualche firma e/o qualche crocetta al punto giusto, la cosa si può risolvere in maniera relativamente facile, ma occorre un'analisi della documentazione, allo stesso modo in cui occorre per valutare ciò che ho esposto sopra.
 
Se il cliente

ha un rapporto con l'intermediario di lunga durata, questo può essere un punto contro la mancanza di informazioni rilasciate nell'ambito del profilo rischio/investimento firmato nel contratto di consulenza o nel contratto di acquisto del prodotto finanziario.

E' difficile pensare che chi ha seguito un cliente o una famiglia (più clienti) per 10-20 anni sostenga di non avere sufficienti informazioni per l'adeguatezza delle operazioni. Se l'intermediario è una banca con cui il cliente ha altri rapporti è probabile che abbia raccolto nel tempo le informazioni richieste dalla Consob. Ad es. per un fido viene richiesta la busta paga (reddito), per un mutuo viene richiesta un'ipoteca (patrimonio), in entrambi i casi la banca conosce l'ammontare dei debiti, la presenza di un dossier titoli o altri prodotti di risparmio fornisce l'informazione delle precedenti scelte di asset allocation.
Sono tutti argomenti a favore del cliente e contro l'intermediario, in una possibile causa.

Se il contratto di consulenza ha costituito l'unico rapporto con l'intermediario, il rifiuto di fornire informazioni, firmato all'atto del contratto, copre in parte l'intermediario.
Mi sembra di ricordare comunque che un contratto di consulenza, se con questo si intende la figura normata dalla Consob, prevede che l'intermediario mantenga evidenza della documentazione in base alla quale ha formulato i propri consigli di investimento.

Il caso descritto mi sembra invece il semplice acquisto di un prodotto finanziario, senza attività di consulenza. La consulenza in questo caso è il solito "tu cosa mi consigli" dove il "tu" è il venditore e non l'initermediario.

ciao
 
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