Bambini ? No, grazie. La fine dell'ipocrisia.

Figli li fa chi non ha progetti per il futuro, chi si è comprato casa, ha lo stesso lavoro da 20 anni, nessuno spazio per la crescita, timbra il cartellino per 5 giorni a settimana e poi al bar, nessuna ambizione, nessuna aspirazione, uno stipendio normale e tanta noia
E allora fai un figlio, perchè senno che altro fai?
Sara'.
Io ho figliato dl'altra parte del mondo e in 9 anni fatto 4 traslochi internazionali tra avanti e indietro.
 
Figli li fa chi non ha progetti per il futuro, chi si è comprato casa, ha lo stesso lavoro da 20 anni, nessuno spazio per la crescita, timbra il cartellino per 5 giorni a settimana e poi al bar, nessuna ambizione, nessuna aspirazione, uno stipendio normale e tanta noia
E allora fai un figlio, perchè senno che altro fai?
minghia che sequela di caxxate :D
 
Figli li fa chi non ha progetti per il futuro, chi si è comprato casa, ha lo stesso lavoro da 20 anni, nessuno spazio per la crescita, timbra il cartellino per 5 giorni a settimana e poi al bar, nessuna ambizione, nessuna aspirazione, uno stipendio normale e tanta noia
E allora fai un figlio, perchè senno che altro fai?
Io dopo aver avuto due figli ho cambiato cinque posti di lavoro e solo a più di vent'anni anni dalla nascita del primo figlio ho comperato casa (con mutuo venticinquennale). Adesso le mie aspirazioni e le mie aspettative coincidono con quelle dei miei figli; se non li avessi avuti sarebbe molto più dura.
 
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Forse sono stato un pò duro ma non mi pare di aver detto una castroneria, da sempre i figli si fanno per riempire una vita
Una sera, circa 3 anni fa, stavo davanti al camino col mio amico più stretto, potrei dire: uno di quei due-tre con cui mi/ci piace confrontarmi/ci sugli interrogativi che la vita ci pone.
Aveva allora 40 anni, appena sei mesi prima gli era nata la seconda figlia, concepita proprio all'inizio della pandemia, durante il primo lockdown (aprile 2020); la prima figlia aveva 4 anni.
Ricordo che, non so come e perchè, mi venne da porgli pari pari una domanda che diverso tempo prima era sta posta da qualcuno proprio in questo forum, aprendo un thread apposito (vedi un po' le stranezze della vita :D ). Fatto sta che fin da allora mi era rimasta in testa e mi ronzava come una curiosità da togliermi verso chiunque avesse figli, dal momento che io non ne avevo e non ne ho.
Quindi, da chi cominciare se non da un amico intimo appena diventato papà per la second volta, dimostrando dunque un'insistenza nel desiderio di genitorialità ?
La domanda suonava così: se un giorno, tra diversi anni, tuo figlio (nel suo caso, le tue figlie) ti chiedesse(ro) per quale ragione lo/le hai messe al mondo... cosa risponderesti ?
Ricordo che rimase qualche attimo colto in contropiede. E' vero, pur essendo un ingegnere, una sorta di Archimede Pitagorico, dunque abituato e appassionato ai ragionamenti, alla logicità, a porsi problemi concreti, aveva sempre mostrato una sensibilità emotiva rara per le persone con la sua forma mentis: eppure, in quell'occasione, la domanda che gli ponevo lo aveva precipitato davvero in una dimensione dell'irrazionale assolutamente inedita, mai affrontata prima. Perchè in effetti nessuno si pone la questione del "perchè" fare un figlio: lo si fa e basta. Senza domandarsi nulla nè prima, nè dopo. L'atto forse più importante della propria vita resta sempre senza spiegazioni.
E tuttavia, dopo un lunghissimo minuto che sembò durare un'eternità, in un silenzio amplificato al massimo dal crepitare del fuoco, che fissava quasi a cercare in quella luce ipnotica un aiuto per rintracciare le ragioni più profonde e imperscutabili del proprio essere padre, sia pur parlando in modo incerto, quasi balbettante, se ne uscì così: lo abbiamo fatto (n.b. parlava al plurale, in termini di "noi", non di "io") per avere qualcuno a cui poter dare /su cui poter "sfogare" l'amore che sentivamo di avere. Come dire: la ragione di un figlio sta nell' "amore in più" che una coppia sente di avere, e dunque di poter e dover dare. E' una valvola di sfogo: l'esatto contrario di qualcosa di vuoto da dover riempire.
Rimasi muto. Non avevo nulla da replicare.
 
Una sera, circa 3 anni fa, stavo davanti al camino col mio amico più stretto, potrei dire: uno di quei due-tre con cui mi/ci piace confrontarmi/ci sugli interrogativi che la vita ci pone.
Aveva allora 40 anni, appena sei mesi prima gli era nata la seconda figlia, concepita proprio all'inizio della pandemia, durante il primo lockdown (aprile 2020); la prima figlia aveva 4 anni.
Ricordo che, non so come e perchè, mi venne da porgli pari pari una domanda che diverso tempo prima era sta posta da qualcuno proprio in questo forum, aprendo un thread apposito (vedi un po' le stranezze della vita :D ). Fatto sta che fin da allora mi era rimasta in testa e mi ronzava come una curiosità da togliermi verso chiunque avesse figli, dal momento che io non ne avevo e non ne ho.
Quindi, da chi cominciare se non da un amico intimo appena diventato papà per la second volta, dimostrando dunque un'insistenza nel desiderio di genitorialità ?
La domanda suonava così: se un giorno, tra diversi anni, tuo figlio (nel suo caso, le tue figlie) ti chiedesse(ro) per quale ragione lo/le hai messe al mondo... cosa risponderesti ?
Ricordo che rimase qualche attimo colto in contropiede. E' vero, pur essendo un ingegnere, una sorta di Archimede Pitagorico, dunque abituato e appassionato ai ragionamenti, alla logicità, a porsi problemi concreti, aveva sempre mostrato una sensibilità emotiva rara per le persone con la sua forma mentis: eppure, in quell'occasione, la domanda che gli ponevo lo aveva precipitato davvero in una dimensione dell'irrazionale assolutamente inedita, mai affrontata prima. Perchè in effetti nessuno si pone la questione del "perchè" fare un figlio: lo si fa e basta. Senza domandarsi nulla nè prima, nè dopo. L'atto forse più importante della propria vita resta sempre senza spiegazioni.
E tuttavia, dopo un lunghissimo minuto che sembò durare un'eternità, in un silenzio amplificato al massimo dal crepitare del fuoco, che fissava quasi a cercare in quella luce ipnotica un aiuto per rintracciare le ragioni più profonde e imperscutabili del proprio essere padre, sia pur parlando in modo incerto, quasi balbettante, se ne uscì così: lo abbiamo fatto (n.b. parlava al plurale, in termini di "noi", non di "io") per avere qualcuno a cui poter dare /su cui poter "sfogare" l'amore che sentivamo di avere. Come dire: la ragione di un figlio sta nell' "amore in più" che una coppia sente di avere, e dunque di poter e dover dare. E' una valvola di sfogo: l'esatto contrario di qualcosa di vuoto da dover riempire.
Rimasi muto. Non avevo nulla da replicare.
Sarebbe interessante invece sapere perché invece te hai scelto(?) di non farli. Chi li fa declina un si in mille modi, chi non li fa ha un compito più arduo.
È come un ateo in un mondo pieno di segnali di Dio.
 
Sarebbe interessante invece sapere perché invece te hai scelto(?) di non farli. Chi li fa declina un si in mille modi, chi non li fa ha un compito più arduo.
È come un ateo in un mondo pieno di segnali di Dio.
Non è che ho "scelto".
Sono state le vicende della vita (salute in primis) a condizionarmi al punto da far fatica persino a pensare già a me stesso; da togliemi qualsiasi occasione di socialità proprio nel decennio (30-40) che per tutti è cruciale nel maturare e portare a compimento decisioni attinenti la coppia (prima) e la genitorialità (poi); a succhiarmi le energie fisiche, mentali, emotive, nervose.
Il desiderio ha preso forma e nitidezza dopo, arrivando quando era già troppo tardi, anagraficamente e biologicamente, e tra l'altro proprio per questo è confluito nelle ragioni di una depressione.
Dalla quale sono uscito solo da poco, dopo aver "accettato" tutto il mio passato, dopo averne affrontato e attraversato tutto il dolore, quel dolore sordo che di solito resta dentro senza confessarlo quasi a nessuno, compreso il fatto di non avere figli.
Non sono tra quelli che scelgono (e pure riescono: perchè non dimentichiamo che bisogna essere in due) di diventare padri ad età in cui potrebbero essere nonni, o quasi.
Il punto è questo: il solo volere/non volere figli è solo la punta dell'iceberg della questione. La parte sommersa sono tutte le condizioni al contorno, compresa l'età, lo stato di salute, e così via. Per essere genitori credo serva un entusiasmo, una fiducia incondizionata nella vita, nelle proprie forze ed energie, che se oggettivamente non si hanno non ci si può dare (come il coraggio di manzoniana memoria). Cosa ben diversa tutti quelli che, pur avendo tutto quanto sopra in modo straripante, desiderano semplicemente convogliarlo su se stessi, come se rendessero se stessi quei figli (altro da sè) che non vogliono. Quando guardo costoro, sono il primo a meravigliarmi del pane che pure avrebbero a disposizione, ma senza avere i denti. Anche se, dopo la meraviglia, cerco anche sempre di guardarmi bene dal giudicare. Questo, mai.
Ecco perchè mi è sempre sembrato assolutamente riduttivo ridurre tutto a una questione appunto soltanto sociale/antropologica (quando non volere figli è una decisione volontaria), oppure economica (quando invece è una causa di forza maggiore). Oltre questo dualismo c'è un intero spettro di situazioni che tanti neanche immaginano.
 
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Perchè in effetti nessuno si pone la questione del "perchè" fare un figlio: lo si fa e basta. Senza domandarsi nulla nè prima, nè dopo. L'atto forse più importante della propria vita resta sempre senza spiegazioni.
Se la gente meditasse seriamente prima, di gente ne nascerebbe molta meno.
 
se ne uscì così: lo abbiamo fatto (n.b. parlava al plurale, in termini di "noi", non di "io") per avere qualcuno a cui poter dare /su cui poter "sfogare" l'amore che sentivamo di avere. Come dire: la ragione di un figlio sta nell' "amore in più" che una coppia sente di avere, e dunque di poter e dover dare. E' una valvola di sfogo: l'esatto contrario di qualcosa di vuoto da dover riempire
Se fosse veramente così, la gente si dannerebbe per poter adottare l'alto numero di bambini poveri, soli e abbandonati che ci sono nel mondo, in realtà questo grande amore è ristretto alla perpetuazione dei propri geni.
 
I figli si fanno perché è per questo motivo che la natura ci ha fatti ,l’uomo però ormai ritiene di porsi quanto meno allo stesso livello della natura e quindi controlla quello che sarebbe un istinto ,tant’è che il tasso di natalità è tanto più elevato tanto più è basso il tasso di istruzione ,oltre che il basso livello di reddito ; in realtà ciò non è né giusto ma neanche sbagliato perché ,in termini razionali,per la natura l’uomo non è indispensabile : questa continuerà ad esistere anche quando l’uomo si estinguerà ,e ciò non va considerato un evento eccezionale ; anche escludendo l’ipotesi di un autoestinzione ,improbabile,possono accadere eventi che la determina e comunque la vita sul pianeta terra ha una scadenza che ,per quanto lontanissima, è certa
 
Se fosse veramente così, la gente si dannerebbe per poter adottare l'alto numero di bambini poveri, soli e abbandonati che ci sono nel mondo, in realtà questo grande amore è ristretto alla perpetuazione dei propri geni.
Veramente chi vuole davvero adottare si danna sul serio, perché si trova di fronte le muraglie cinesi.
E paradossalmente, con le adozioni nazionali, ancor più che con quelle internazionali. I protocolli e gli iter burocratici sono allucinanti, spesso anche dispendiosissimi. Richiede genitori "perfetti", controlli maniacali, sono discriminatori nel caso dei single (esclusi dalle adozioni) e lo sono doppiamente nel caso dei disabili (unica eccezione in cui è concesso di adottare anche ai single: come dire considerati di serie b gli uni e gli altri, quindi possono essere messi insieme).
Di fronte a questa situazione, come può venire a una coppia voglia di non fare figli propri (almeno uno) per imbarcarsi in adozioni che neppure possono essere certi di ottenere?
 
Veramente chi vuole davvero adottare si danna sul serio, perché si trova di fronte le muraglie cinesi.
E paradossalmente, con le adozioni nazionali, ancor più che con quelle internazionali. I protocolli e gli iter burocratici sono allucinanti, spesso anche dispendiosissimi. Richiede genitori "perfetti", controlli maniacali, sono discriminatori nel caso dei single (esclusi dalle adozioni) e lo sono doppiamente nel caso dei disabili (unica eccezione in cui è concesso di adottare anche ai single: come dire considerati di serie b gli uni e gli altri, quindi possono essere messi insieme).
Di fronte a questa situazione, come può venire a una coppia voglia di non fare figli propri (almeno uno) per imbarcarsi in adozioni che neppure possono essere certi di ottenere?
adottare è un delirio non tanto per la trafila ma per i tempi e le prese per il q.
occhio all'adozione nazionale: i genitori naturali spesso fanno causa.... all'adottante, per spillare qualche soldo.
invece nelle internazionali, devi fare viaggi inutili all'estero e starci per settimane a romperti i 00 e pagare le agenzie di adozione che non fanno un benemerito c....
ne so qualcosa visto che oltre ai miei naturali ne ho adottati 2
 
Veramente chi vuole davvero adottare si danna sul serio, perché si trova di fronte le muraglie cinesi.
E paradossalmente, con le adozioni nazionali, ancor più che con quelle internazionali. I protocolli e gli iter burocratici sono allucinanti, spesso anche dispendiosissimi. Richiede genitori "perfetti", controlli maniacali, sono discriminatori nel caso dei single (esclusi dalle adozioni) e lo sono doppiamente nel caso dei disabili (unica eccezione in cui è concesso di adottare anche ai single: come dire considerati di serie b gli uni e gli altri, quindi possono essere messi insieme).
Di fronte a questa situazione, come può venire a una coppia voglia di non fare figli propri (almeno uno) per imbarcarsi in adozioni che neppure possono essere certi di ottenere?
Beh, quasi certamente avranno realizzato l'impossibilità di avere figli. Come detto per adottare ci sono requisiti abbastanza stringenti (e penso che sia più che giusto: di bambini infelici a causa dei genitori è pieno il paese). Ti dico, da insegnante che ne osserva diversi, di ragazzi adottati, che è molto più difficile che crescano "come gli altri". Il background (sociale, culturale, deprivazione, problemi cognitivi, talvolta di cui dubito vi sia stata diagnosi) prima dell'adozione lo porteranno comunque dietro di sè. Certo, sono comunque giovani più fortunati di chi non ha ricevuto quella possibilità, ad un certo punto comunque vorranno conoscere cos'è successo prima.
 
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