battaglia epocale

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    Prevale ancora un certo ottimismo sulle principali borse mondiali spinte dalle aspettative sui tassi di interesse, con gli operatori che scontano sempre di più una pausa nel rialzo dei tassi per quest’anno, dopo la pubblicazione dei verbali degli ultimi meeting di Fed e Bce. Come da attese, dalle minute Fed è emersa cautela su eventuali rialzi futuri dei tassi, anche se non c’è stata alcuna indicazione di eventuali tagli nel breve termine. Anche dai verbali Bce è emerso che i tassi siano già sufficientemente restrittivi da riportare l’inflazione verso l’obiettivo. Lato materie prime, forte volatilità sul petrolio in seguito al rinvio della riunione dell’Opec+ dal 26 al 30 novembre. Per continuare a leggere visita il link

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jump st. man

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Desta qualche apprensione CRB [cresce senza sosta da cinque anni]. Commodities senza freni, de-industrializzazione strisciante nei Paesi + sviluppati, PIL industriale fortemente espansivo in India e Cina.
Lo stritolamento degli earnings prodotto da commodities in ascesa e costo del lavoro progressivamente inflattivo non può che portare alla crisi del sistema industriale nei paesi evoluti [sostenuta fin qui solo dai flussi finanziari provenienti dalle commodities in strepitosa ascesa sui nuovi mercati]. Il boom indo/cinese sta infatti finanziando il debito dei paesi + evoluti, garantendo a questi ultimi ritmi di crescita finanziaria assolutamente non giustificati dalla forza dei sistemi industriali.
Il peso delle commodities rende al momento impossibile predisporre nei paesi del boom una politica dei salari destinata ad aumentare il volume dei consumi interni [ed è tale compressione a garantire ancora ai paesi evoluti i flussi finanziari destinati a sostenerne il debito].

C’è però una straordinaria novità all’orizzonte: ed è la volontà iraniana di puntare con forza verso il nucleare [volontà che trova il convinto sostegno di India e Cina]. La partita è di rilevantissima importanza strategica, dal momento che una politica energetica destinata a liberare risorse finanziarie dalle commodities ai consumi interni finirebbe per disintegrare il flusso finanziario che attualmente lega il controllo delle materie prime [totalmente in mani anglo-americane] al sostegno del debito interno [sempre + in mano ai cinesi].
Il prezzo speculativo del petrolio è il vero ago della bilancia, dal momento che è questo prezzo a fornire risorse a tutta l’impalcatura del debito. In tale prospettiva, è solo destinato ad aumentare [garantendo flussi sempre + espansivi alle necessità debitorie del sistema]. Ma è proprio questo aumento a distruggere le fondamenta stessa dei sistemi + evoluti [+ evoluti ormai solo in termini di sfruttamento, dal momento che gli utili industriali tendono ad autoimplodere sotto il peso di questa stessa espansione]. Il problema, infatti, è che il mercato globale delle commodities finisce per impedire la crescita nei PVS [Cina ed India comprese] ed è questa consapevolezza che spinge i paesi del boom verso nuovi orizzonti.
L’Iran non è una partita locale, è una partita epocale. Una nuova guerra sarebbe la dimostrazione che il sostegno al debito rimane ancora la priorità fondamentale; una vittoria dell’Iran aprirebbe la strada al tramonto dell’occidente [almeno così come noi oggi lo conosciamo]. In entrambi i casi, la crisi finirebbe per contorcere la spirale degli indici, azzerando nel breve ogni possibilità di recupero.
È questa l’unica partita che io sto osservando, che mi tiene letteralmente avvinghiato al presente. Tutto il resto non conta davvero quasi niente.
 

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jump st. man ha scritto:
Commodities senza freni, de-industrializzazione strisciante nei Paesi + sviluppati, PIL industriale fortemente espansivo in India e Cina.
lucida analisi. Fonte?
 
Analisi come al solito pregevole e grafico che dice un po' di cose.

Ciao.
 

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liveevil ha scritto:
lucida analisi. Fonte?

Fonte?

Mi sembra che il signore sopra possa dissettare molta gente alla fonte della sua intelligenza.
 
nagual ha scritto:
Fonte?

Mi sembra che il signore sopra possa dissettare molta gente alla fonte della sua intelligenza.
non lo sapevo, scusate
 
Pensi da vero che le materie prime e il costo del greggio mantengono i debiti delle aree storicamente industrializzate?

Eppure gli sfruttamenti di diverse materie prime avviene in luoghi di Stati ancora in via di sviluppo con compagnie, giustamente come hai scritto, anglo-americane.
Eppure questo è motivo di sviluppo per aree storicamente scarsamente organizzate da qualsiasi angolo prospettico le si volesse esaminare.
Concedere concessioni di sfruttamento del sottosuolo nazionale forse non dovrebbe essere pienamente gratificante per uno Stato ma senza la concessione l’intero suolo sarebbe terra da pascolo.
L’exploi di Cina_India_ed in parte Russia è stato fortemente voluto ed accompagnato al successo proprio da chi si ritiene sia il maggior debitore planetario.
Non capisco come si coniuga la straordinaria crescita di questi paesi con il nucleare iraniano. Se dovessi fare un paragone con la Russia che già possiede delle centrali non trovo i nessi.
Sembrerebbe che la crescita russa sia attribuibile più al costo del greggio ed alla sua accresciuta capacità di estrazione che alle sue centrali nucleari.
E poi perché precludere al modo industrializzato capacità di adattamento a nuove esigenze, quando la si concede a chi sta già percorrendo il cammino verso il sogno industriale?
 
jump st. man ha scritto:
Desta qualche apprensione CRB [cresce senza sosta da cinque anni]. Commodities senza freni, de-industrializzazione strisciante nei Paesi + sviluppati, PIL industriale fortemente espansivo in India e Cina.
Lo stritolamento degli earnings prodotto da commodities in ascesa e costo del lavoro progressivamente inflattivo non può che portare alla crisi del sistema industriale nei paesi evoluti [sostenuta fin qui solo dai flussi finanziari provenienti dalle commodities in strepitosa ascesa sui nuovi mercati]. Il boom indo/cinese sta infatti finanziando il debito dei paesi + evoluti, garantendo a questi ultimi ritmi di crescita finanziaria assolutamente non giustificati dalla forza dei sistemi industriali.
Il peso delle commodities rende al momento impossibile predisporre nei paesi del boom una politica dei salari destinata ad aumentare il volume dei consumi interni [ed è tale compressione a garantire ancora ai paesi evoluti i flussi finanziari destinati a sostenerne il debito].

C’è però una straordinaria novità all’orizzonte: ed è la volontà iraniana di puntare con forza verso il nucleare [volontà che trova il convinto sostegno di India e Cina]. La partita è di rilevantissima importanza strategica, dal momento che una politica energetica destinata a liberare risorse finanziarie dalle commodities ai consumi interni finirebbe per disintegrare il flusso finanziario che attualmente lega il controllo delle materie prime [totalmente in mani anglo-americane] al sostegno del debito interno [sempre + in mano ai cinesi].
Il prezzo speculativo del petrolio è il vero ago della bilancia, dal momento che è questo prezzo a fornire risorse a tutta l’impalcatura del debito. In tale prospettiva, è solo destinato ad aumentare [garantendo flussi sempre + espansivi alle necessità debitorie del sistema]. Ma è proprio questo aumento a distruggere le fondamenta stessa dei sistemi + evoluti [+ evoluti ormai solo in termini di sfruttamento, dal momento che gli utili industriali tendono ad autoimplodere sotto il peso di questa stessa espansione]. Il problema, infatti, è che. il mercato globale delle commodities finisce per impedire la crescita nei PVS [Cina ed India comprese] ed è questa consapevolezza che spinge i paesi del boom verso nuovi orizzonti.
L’Iran non è una partita locale, è una partita epocale. Una nuova guerra sarebbe la dimostrazione che il sostegno al debito rimane ancora la priorità fondamentale; una vittoria dell’Iran aprirebbe la strada al tramonto dell’occidente [almeno così come noi oggi lo conosciamo]. In entrambi i casi, la crisi finirebbe per contorcere la spirale degli indici, azzerando nel breve ogni possibilità di recupero.
È questa l’unica partita che io sto osservando, che mi tiene letteralmente avvinghiato al presente. Tutto il resto non conta davvero quasi niente.

come sempre analisi illuminanti. ciao jump st. man OK!

mi piacerebbe leggere qualcosa sull'argomento anche da un altro grande del forum: gipa69 OK!
 
leggera correlazione :D
 

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skepsi ha scritto:
perché precludere al modo industrializzato capacità di adattamento a nuove esigenze, quando la si concede a chi sta già percorrendo il cammino verso il sogno industriale?
il punto, skepsi, è proprio questo. adattamento, dici. ma adattamento a che cosa? il grande boom del secondo dopoguerra [quello che ancora oggi determina i rapporti di forza internazionali] si basava su facile accesso alle materie prime, earnings espansivi, salari propulsivi ai consumi.
la crisi petrolifera e il + difficile accesso al mercato delle commodities hanno cambiato le economie, modificando il processo di formazione/espansione del capitale. il capitale finanziario è oggi diventato il protagonista assoluto della scena, schiacciando sulle sue esigenze di crescita ogni rapporto con le economie reali.

l'economia reale [intesa come processo lineare di crescita del capitale produttivo] oggi non esiste + [almeno nelle economie + sviluppate]. esiste invece un processo di formazione della ricchezza che trae alimento da fenomeni essenzialmente speculativi [fenomeni che comprendono ormai ogni ambito delle strutture finanziarie, dal prezzo del caffè a quello delle opzioni, dalle quote delle scommesse all'oscillazione dei futures, dal movimento delle quote azionarie alle transazioni internazionali sui metalli]. il prezzo non è + determinato da esigenze reali, ma da esigenze puramente speculative [altrettanto reali, ovviamente, ma spinte in una direzione piuttosto che in un'altra dall'intensità dal processo di espansione/implosione del capitale finanziario].

le nuove economie [quella cinese, soprattutto] tendono piuttosto a sfuggire a questa logica, consolidando la % di sviluppo su utili di origine industriale, destinati a mettere in moto meccanismi reali di crescita del capitale.
la mia riflessione si basa sulla prospettiva che le due economie tendano a collidere, finendo per mettere a nudo il carattere drammaticamente inflattivo dell'economia speculativa.
tale carattere ancora non emerge in tutta la sua drammatica intensità [le nuove economie ancora lo "raffreddano" con il consistente flusso di capitali destinati a ripianarne costantemente le crepe].

fino a quando, però, potrà durare questo travaso di risorse? fino a quando le nuove economie decideranno di sostenere il nostro tenore di vita con i flussi di cassa sottratti allo sviluppo dei consumi?
tutto ruota attorno al controllo delle commodities. nel momento in cui, però, tale potere di controllo [che essenzialmente significa potere sul prezzo] venisse ad essere eluso/complicato da un diverso orizzonte di sviluppo [e l'opzione nucleare è uno di questi nuovi, fondamentali tasselli] che cosa ne verrebbe per noi? che cosa spingerebbe ancora a credere nella forza delle nostre monete? che cosa dovrebbe ancora cullarci in questa ostinata idea di grandezza? che cosa ci impedirebbe di crollare?
 
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