Berlusconi l'unico che ha combattuto seriamente il lavoro sommerso

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La Riforma Biagi dà vita a un nuovo mercato del lavoro efficiente e trasparente, capace di individuare e prevenire la singola, potenziale, esclusione sociale. Garantisce la effettiva possibilità per ogni singolo lavoratore di essere in grado di trovare e di cambiare lavoro, valorizzando le proprie doti e le proprie capacità: la riforma mette al centro la persona in età di lavoro, i suoi diritti e la sua responsabilità.

Rispetto a questi obiettivi, il mercato del lavoro italiano era particolarmente inefficiente, con ampie aree di esclusione sociale (evidenziata dai bassi tassi di occupazione e dall'abnorme dimensione del lavoro nero e irregolare) e di autentica precarietà indotta dai bassi tassi di scolarizzazione e di apprendimento continuo.

Cause di tutto ciò il burocratico monopolio del collocamento, l'assenza di tutele attive e di servizi ai disoccupati, un quadro normativo rigido dei rapporti di lavoro perché tarato sulla fabbrica fordista e non in grado di rispondere alle esigenze di una società e di una economia sempre più complesse. Il decisore politico non poteva non avvertire la responsabilità morale di porre mano con tempestività a questa situazione, poiché senza riforma le dinamiche proprie della moderna economia della conoscenza aggraverebbero le iniquità.

La centralità della persona in età da lavoro
Per raggiungere i propri obiettivi la Legge Biagi prevede nuove tutele attive:
ridefinisce il collocamento ordinario come una rete fondata sull'anagrafe del singolo lavoratore e destinata ad integrarsi con il suo libretto formativo
promuove un mercato efficiente attraverso la borsa continua del lavoro, con la quale una pluralità di operatori (tutti gratuiti per il lavoratore) favoriscono il "contraente debole", consentendogli di conoscere e di incontrare con trasparenza e tempestività tutte le opportunità di lavoro in tutto il Paese
riforma gli ammortizzatori sociali, con il raddoppio temporale dell'indennità di disoccupazione, la possibilità di ulteriori integrazioni al reddito a cura delle parti sociali, il loro collegamento con la formazione ed i servizi di orientamento.
Per raggiungere l'obiettivo della occupabilità della persona, la Legge Biagi prevede nuovi tipi di contratto, che coniugano la formazione - vera ed efficace – con il lavoro, come il nuovo contratto di apprendistato, o che intendono concentrare gli incentivi economici in favore dell'occupazione dei soggetti più deboli, come i contratti di reinserimento. Si tratta di contratti a termine che nessuno può definire portatori di precarietà perché, al contrario, consentono l'ingresso o il ritorno nel mercato del lavoro, integrando la conoscenza di chi non ha esperienza o di chi ce l'ha obsoleta.

Il nuovo apprendistato svolge poi una specifica funzione per contrastare il frequente abbandono scolastico in quanto consente di maturare crediti per una eventuale scelta di ritorno allo studio. Ricordiamo infine che grazie a nuove, indispensabili, disposizioni di legge sono stati finalmente istituiti e dotati di ingenti risorse i fondi interprofessionali gestiti dalle parti sociali, la cui prossima operatività potrà sostenere l'apprendimento continuo e quindi anche la formazione - tra gli altri - degli apprendisti e dei cassaintegrati.

La nuova regolazione di alcuni contratti a orario ridotto o modulato (part time, lavoro a coppia, lavoro intermittente) ha lo scopo di incoraggiare la reciproca adattabilità tra le esigenze dei lavoratori e delle imprese in forme contrattuali tendenzialmente stabili. Infatti, quando un'azienda si convince ad utilizzare più persone per lo stesso carico di lavoro, modifica la propria struttura organizzativa in modo duraturo con la conseguenza di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

È peraltro evidente che la possibilità di conciliare tempo di vita e tempo di lavoro consente l'ingresso o la permanenza nel mercato del lavoro di donne e uomini che altrimenti ne sarebbero esclusi. La flessibilità si pone quindi in questi contratti quale esplicito strumento per la regolarità e la stabilità del rapporto di lavoro. Flessibilità e sicurezza si coniugano ancora ove la Riforma affronta con determinazione il grande, farisaico, fenomeno delle collaborazioni coordinate e continuative che hanno spesso nascosto un lavoro subordinato meno protetto.

La lotta contro il lavoro sommerso
La Legge Biagi vuole assorbire la somma precarietà del lavoro nero, nel segno di un incremento delle tutele effettive e delle possibilità di lavoro regolare. Per questo la cooperazione, l'artigianato, l'agricoltura, l'edilizia sono considerate realtà importanti della nostra struttura produttiva che meritano discipline idonee a sostenere il lavoro di qualità e a contrastare il lavoro sommerso o parzialmente irregolare. Tutto è concepito in funzione delle fasce più deboli del mercato del lavoro, cui sono rivolte le disposizioni generali per la trasparenza e l'efficienza e le misure specifiche dedicate all'inclusione dei disabili più gravi o alla collaborazione incentivata tra enti locali e operatori privati per il reinserimento degli "ultimi" nelle aree urbane.

Il metodo del dialogo sociale
Nella Legge Biagi ampio è il ruolo assegnato alle parti sociali ed è esplicito il sostegno di un modello collaborativo di relazioni industriali, attraverso gli organismi bilaterali promossi e autogestiti dalle parti sociali. La Riforma si affida alla cultura sindacale positiva di chi considera il lavoro "naturalmente" come lo strumento di realizzazione della persona e rifiuta la visione di chi considera il lavoro l'inesorabile epicentro del conflitto sociale e lo strumento di un progetto politico antagonista. Sarà il prevalere di un dialogo sociale costruttivo il complemento essenziale per dare definitivamente corpo al sogno di un giurista cattolico e riformatore, Marco Biagi, che ha dato la vita per un mercato del lavoro inclusivo e competitivo, in grado di offrire a ciascuno la continua capacità di mantenere o di acquisire un lavoro di qualità. Sarà impegno del governo verificare con attenzione i concreti effetti prodotti dalla riforma, disponibili a correggerla anche grazie alla possibilità tecnica di farlo per ben due anni che ha dato il legislatore. E' stata proprio la straordinaria tensione morale di Marco Biagi a indicare la strada della continua, insoddisfatta ricerca di concrete soluzioni per una dimensione del lavoro che sia parte essenziale di una integrale vita buona della persona.
 
La Riforma Biagi dà vita a un nuovo mercato del lavoro efficiente e trasparente, capace di individuare e prevenire la singola, potenziale, esclusione sociale. Garantisce la effettiva possibilità per ogni singolo lavoratore di essere in grado di trovare e di cambiare lavoro, valorizzando le proprie doti e le proprie capacità: la riforma mette al centro la persona in età di lavoro, i suoi diritti e la sua responsabilità.

Rispetto a questi obiettivi, il mercato del lavoro italiano era particolarmente inefficiente, con ampie aree di esclusione sociale (evidenziata dai bassi tassi di occupazione e dall'abnorme dimensione del lavoro nero e irregolare) e di autentica precarietà indotta dai bassi tassi di scolarizzazione e di apprendimento continuo.

Cause di tutto ciò il burocratico monopolio del collocamento, l'assenza di tutele attive e di servizi ai disoccupati, un quadro normativo rigido dei rapporti di lavoro perché tarato sulla fabbrica fordista e non in grado di rispondere alle esigenze di una società e di una economia sempre più complesse. Il decisore politico non poteva non avvertire la responsabilità morale di porre mano con tempestività a questa situazione, poiché senza riforma le dinamiche proprie della moderna economia della conoscenza aggraverebbero le iniquità.

La centralità della persona in età da lavoro
Per raggiungere i propri obiettivi la Legge Biagi prevede nuove tutele attive:
ridefinisce il collocamento ordinario come una rete fondata sull'anagrafe del singolo lavoratore e destinata ad integrarsi con il suo libretto formativo
promuove un mercato efficiente attraverso la borsa continua del lavoro, con la quale una pluralità di operatori (tutti gratuiti per il lavoratore) favoriscono il "contraente debole", consentendogli di conoscere e di incontrare con trasparenza e tempestività tutte le opportunità di lavoro in tutto il Paese
riforma gli ammortizzatori sociali, con il raddoppio temporale dell'indennità di disoccupazione, la possibilità di ulteriori integrazioni al reddito a cura delle parti sociali, il loro collegamento con la formazione ed i servizi di orientamento.
Per raggiungere l'obiettivo della occupabilità della persona, la Legge Biagi prevede nuovi tipi di contratto, che coniugano la formazione - vera ed efficace – con il lavoro, come il nuovo contratto di apprendistato, o che intendono concentrare gli incentivi economici in favore dell'occupazione dei soggetti più deboli, come i contratti di reinserimento. Si tratta di contratti a termine che nessuno può definire portatori di precarietà perché, al contrario, consentono l'ingresso o il ritorno nel mercato del lavoro, integrando la conoscenza di chi non ha esperienza o di chi ce l'ha obsoleta.

Il nuovo apprendistato svolge poi una specifica funzione per contrastare il frequente abbandono scolastico in quanto consente di maturare crediti per una eventuale scelta di ritorno allo studio. Ricordiamo infine che grazie a nuove, indispensabili, disposizioni di legge sono stati finalmente istituiti e dotati di ingenti risorse i fondi interprofessionali gestiti dalle parti sociali, la cui prossima operatività potrà sostenere l'apprendimento continuo e quindi anche la formazione - tra gli altri - degli apprendisti e dei cassaintegrati.

La nuova regolazione di alcuni contratti a orario ridotto o modulato (part time, lavoro a coppia, lavoro intermittente) ha lo scopo di incoraggiare la reciproca adattabilità tra le esigenze dei lavoratori e delle imprese in forme contrattuali tendenzialmente stabili. Infatti, quando un'azienda si convince ad utilizzare più persone per lo stesso carico di lavoro, modifica la propria struttura organizzativa in modo duraturo con la conseguenza di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

È peraltro evidente che la possibilità di conciliare tempo di vita e tempo di lavoro consente l'ingresso o la permanenza nel mercato del lavoro di donne e uomini che altrimenti ne sarebbero esclusi. La flessibilità si pone quindi in questi contratti quale esplicito strumento per la regolarità e la stabilità del rapporto di lavoro. Flessibilità e sicurezza si coniugano ancora ove la Riforma affronta con determinazione il grande, farisaico, fenomeno delle collaborazioni coordinate e continuative che hanno spesso nascosto un lavoro subordinato meno protetto.

La lotta contro il lavoro sommerso
La Legge Biagi vuole assorbire la somma precarietà del lavoro nero, nel segno di un incremento delle tutele effettive e delle possibilità di lavoro regolare. Per questo la cooperazione, l'artigianato, l'agricoltura, l'edilizia sono considerate realtà importanti della nostra struttura produttiva che meritano discipline idonee a sostenere il lavoro di qualità e a contrastare il lavoro sommerso o parzialmente irregolare. Tutto è concepito in funzione delle fasce più deboli del mercato del lavoro, cui sono rivolte le disposizioni generali per la trasparenza e l'efficienza e le misure specifiche dedicate all'inclusione dei disabili più gravi o alla collaborazione incentivata tra enti locali e operatori privati per il reinserimento degli "ultimi" nelle aree urbane.

Il metodo del dialogo sociale
Nella Legge Biagi ampio è il ruolo assegnato alle parti sociali ed è esplicito il sostegno di un modello collaborativo di relazioni industriali, attraverso gli organismi bilaterali promossi e autogestiti dalle parti sociali. La Riforma si affida alla cultura sindacale positiva di chi considera il lavoro "naturalmente" come lo strumento di realizzazione della persona e rifiuta la visione di chi considera il lavoro l'inesorabile epicentro del conflitto sociale e lo strumento di un progetto politico antagonista. Sarà il prevalere di un dialogo sociale costruttivo il complemento essenziale per dare definitivamente corpo al sogno di un giurista cattolico e riformatore, Marco Biagi, che ha dato la vita per un mercato del lavoro inclusivo e competitivo, in grado di offrire a ciascuno la continua capacità di mantenere o di acquisire un lavoro di qualità. Sarà impegno del governo verificare con attenzione i concreti effetti prodotti dalla riforma, disponibili a correggerla anche grazie alla possibilità tecnica di farlo per ben due anni che ha dato il legislatore. E' stata proprio la straordinaria tensione morale di Marco Biagi a indicare la strada della continua, insoddisfatta ricerca di concrete soluzioni per una dimensione del lavoro che sia parte essenziale di una integrale vita buona della persona.

non so se il titolo è ironico o manca un "per".....:cool:

Berlusconi l'unico che ha combattuto seriamente ........per il lavoro sommerso, depenalizzazione del falso in bilancio,.........ecc
 
quante balle.

Ma cosa ha fatto negli ultimi cinque anni per ridurre gli effetti della crisi a parte raccontare barzellette?
 
quante balle.

Ma cosa ha fatto negli ultimi cinque anni per ridurre gli effetti della crisi a parte raccontare barzellette?

chiedilo al financial times quando premiava tremonti come uomo dell'anno per aver salvato l'italia dal baratro economico.
Se poi vuoi sapere xkè Berlusconi è stato fatto fuori, approfondisci il progetto di autonomia energetica per l'italia che stava portando avanti Berlusconi.
 
chiedilo al financial times quando premiava tremonti come uomo dell'anno per aver salvato l'italia dal baratro economico.
Se poi vuoi sapere xkè Berlusconi è stato fatto fuori, approfondisci il progetto di autonomia energetica per l'italia che stava portando avanti Berlusconi.

tre anni fa. Nel frattempo l'italia ha quasi mandato cambe all'aria tutta l'area dell'euro grazie a suoi conti pubblici, quelli di tremonti. Ma non diciamo sciocchezze per favore.
 
tre anni fa. Nel frattempo l'italia ha quasi mandato cambe all'aria tutta l'area dell'euro grazie a suoi conti pubblici, quelli di tremonti. Ma non diciamo sciocchezze per favore.

perchè non riesci ad essere obiettivo. Rispetto la tua visione della società di stampo socialista, ma perchè non riconosci che Silvio dopo Mattei è l'unico che si è battuto per l'autonomia energetica dell'italia. Siete talmente anti-patriottici che quando Sarkozi invadeva la libia eravate contenti perchè andavano in fumo i contratti che Silvio aveva fatto fare all'eni grazie alla sua amicizia con Gheddafi.
 
berlusconi,l'unico che ha combattuto seriamente il lavoro sommerso
berlusconi,l'unico che sa giocare a briscola

asino_che_vola_139.jpg
 
berlusconi,l'unico che ha combattuto seriamente il lavoro sommerso
berlusconi,l'unico che sa giocare a briscola

asino_che_vola_139.jpg

vatti vedere l'andamento della disoccupazione pre e post legge biagi e post riforma fornero. Poi se non capisci i grafici cambia forum
 
sfruttando la gente per mantenere la cricca.....come nei migliori feudi medioevali.

Il popolo a 90 gradi a zappare la terra consegnando il 75% del raccolto ai padrone e i suoi giullari che fanno feste e festini nei loro castelli.
 
vatti vedere l'andamento della disoccupazione pre e post legge biagi e post riforma fornero. Poi se non capisci i grafici cambia forum

:D
non offenderti,ma non ce la faccio proprio a risponderti sul serio,sarebbe tempo sprecato.tu non vuoi risposte,d'altronde,cerchi solo di propagandare il verbo del tuo beniamino.ma quel verbo,a parte i suoi elettori più sprovveduti,non lo ascolta più nessuno perchè non ha nessuna credibilità
ciao

:)
 
perchè non riesci ad essere obiettivo. Rispetto la tua visione della società di stampo socialista, ma perchè non riconosci che Silvio dopo Mattei è l'unico che si è battuto per l'autonomia energetica dell'italia. Siete talmente anti-patriottici che quando Sarkozi invadeva la libia eravate contenti perchè andavano in fumo i contratti che Silvio aveva fatto fare all'eni grazie alla sua amicizia con Gheddafi.

siete talmente falsi che una moneta da 3 euro al vostro confronto è autentica.

Come si fa a parlare di patriottismo avendo votato silvio il distruttore dell'economia italiana? E proponendo anche di rivotarlo. Me lo spieghi?
 
mi sa che era meglio un lavoro nero che le mille forme di ridicoli contratti e contrattini introdotti dalla legge biagi che non tutela affatto il lavoratore
 
chiedilo al financial times quando premiava tremonti come uomo dell'anno per aver salvato l'italia dal baratro economico.
Se poi vuoi sapere xkè Berlusconi è stato fatto fuori, approfondisci il progetto di autonomia energetica per l'italia che stava portando avanti Berlusconi.

perchè secondo te Putin avrebbe garantito l'autonomia energetica? chiedilo agli Ucraini sai come ti risponderebbero?:wall::wall::wall:
 
Vita, opere e miracoli di Silvio

Nato davanti a una sede del Pci. Cresciuto all'ombra della Banca Rasini (che Sindona definì «la banca della mafia»). Giovane palazzinaro con «buoni agganci» nell'amministrazione e nella politica. Poi la tv, all'ombra di Craxi. I soldi. I debiti. Fino alla «discesa in campo».

Sotto il segno della Bilancia

Silvio Berlusconi nasce il 29 settembre 1936, sotto il segno zodiacale della Bilancia (ascendente Bilancia) in una abitazione al numero 60 di via Volturno, a Milano. Suo padre Luigi Berlusconi è un funzionario della Banca Rasini. Sua madre Rosa Bossi è casalinga. In seguito nasceranno la sorella Antonietta (1943) e il fratello Paolo (1949). I Berlusconi sono una tipica famiglia della piccola borghesia milanese alle prese con i problemi del dopoguerra.

Dai salesiani

Dopo la licenza elementare, a 12 anni Berlusconi viene affidato ai padri salesiani e nel vecchio convitto ristrutturato di via Copernico 9, a Milano, svolge gli studi sino a quando, diciannovenne, ottiene la maturità classica. I suoi ex compagni di scuola ricordano come Berlusconi facesse i compiti in un baleno e poi aiutasse i vicini di banco pretendendo in cambio caramelle, oggettini, di preferenza 20 o 50 lire.

Le navi da crociera

Finito il liceo classico nell’istituto religioso dell’Opera salesiana, Silvio Berlusconi si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano. Per guadagnare qualche soldo si fa pagare piccole commissioni per la famiglia e vende aspirapolveri al vicinato. Al terzo anno di studi universitari trova lavoro in una impresa edile (la Immobiliare costruzioni). D’estate si imbarca sulle navi da crociera della compagnia Costa dove, durante le traversate nel Mediterraneo, fa l’animatore di bordo, l’intrattenitore, racconta barzellette e recita sketch, canta canzoni. Con lui, Fedele Confalonieri al pianoforte.

La laurea

Nel 1961 Berlusconi consegue la laurea in Giurisprudenza, a 25 anni, con una tesi dal titolo “Il contratto di pubblicità per inserzione”, relatore il docente Remo Franceschelli, voto 110 e lode. Con la tesi Berlusconi vince un premio di 2 milioni messo in palio dall’agenzia pubblicitaria Manzoni di Milano. Il giovane neolaureato riesce subito dopo a evitare il servizio militare.

Il primo matrimonio e la Cantieri riuniti srl

A inizio anni Sessanta, Berlusconi conosce Carla Elvira Dall’Oglio, nata a La Spezia nel 1940 e trasferitasi con i suoi a Milano. I due si sposano nel marzo 1965 e dalla loro unione nascono i figli Maria Elvira detta Marina (1966) e Pier Silvio (1969). Berlusconi si mette in proprio: fonda con il costruttore edile Pietro Canali, cliente della Banca Rasini, la Cantieri riuniti milanesi srl e acquista per 190 milioni un terreno in via Alciati a Milano grazie alla fideiussione della banca di papà.

La prima Edilnord e Brugherio

Nel 1962, per costruire un quartiere residenziale da quattromila abitanti a nord di Milano, a Brugherio, Berlusconi costituisce la Edilnord sas di Silvio Berlusconi e C. dove lui figura come “socio d’opera”, mentre i capitali arrivano da Lugano, dalla Finanzierungesellschaft fur Residenzen Ag, rappresentata dall’avvocato svizzero Renzo Rezzonico. Il centro residenziale di Brugherio non si rivela un grande affare.

La seconda Edilnord e Milano 2

La Edilnord sas di Silvio Berlusconi e C. nel settembre 1968 acquista per oltre 3 miliardi di lire un’area di 712 mila metri quadrati a Segrate, alla periferia orientale di Milano, su cui realizzare il quartiere residenziale di Milano 2, una di città satellite sul modello dei complessi residenziali olandesi. Nel gennaio 1972 la “prima” Edilnord viene messa in liquidazione e entra in scena la Edilnord centri residenziali di Lidia Borsani e C., costituita nel settembre 1968. La Borsani è una cugina di Berlusconi, socia accomandataria; accomandante anche in questo caso una finanziaria svizzera, l’Aktiengesellschaft fur Immobilienlagen in Residenzzentren Ag di Lugano che fornisce il capitale iniziale. Il Comune di Segrate nel 1969 concede a Edilnord la prima licenza edilizia. Milano 2 viene completata nel 1979. Nel 1973, Berlusconi riesce a far deviare le rotte degli aerei che disturbavano il nuovo quartiere decollando dalla vicina Linate.

Italcantieri, Immobiliare San Martino, Milano 2 spa

Nel 1975 la società di costruzioni Italcantieri srl (1973), a capitale svizzero, viene trasformata in spa e vede Silvio Berlusconi assumerne la presidenza societaria. Dal gennaio 1978 viene liquidata la Edilnord per fare posto alla Milano 2 spa, una società costituita a Segrate grazie alla trasformazione della Immobiliare San Martino spa amministrata a Roma da Marcello Dell’Utri (dal 1974) con soci fondatori Servizio Italia fiduciaria spa e Società azionaria fiduciaria spa. Nel luglio 1978, il capitale della Milano 2 spa viene portato a 2 miliardi.

La Fininvest, Milano 3, la Sardegna

A metà anni Settanta a Roma nasce la Fininvest, con soci fondatori le stesse società che hanno costituito la Immobiliare San Martino divenuta poi Milano 2 spa: Servizio Italia e Saf. Nel 1979 la Fininvest Roma srl incorpora la Fininvest Finanziaria d’Investimenti spa di Milano e la sede è trasferita a Milano. Nel consiglio d’amministrazione siedono il presidente Silvio Berlusconi, il fratello Paolo e il cugino Giancarlo Foscale. Capitale sociale 52 miliardi, con le quote intestate alle due società fondatrici, fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro. Tra il 1979 e il 1990 Berlusconi realizza a Basiglio una nuova cittadella residenziale, Milano 3, il centro commerciale Il Girasole a Lacchiarella e progetta il villaggio residenziale Costa Turchese, a sud di Olbia, in Sardegna. In questo periodo ha contatti d'affari con il faccendiere Flavio Carboni.

La villa di Arcore, Veronica Lario e la P2

La società Immobiliare Idra srl, nata a Roma nel 1980, acquista a prezzi vantaggiosissimi una villa con parco ad Arcore, ex dimora dei Casati Stampa. Berlusconi vi trasferisce la sua residenza privata. Sempre nel 1980 Berlusconi incontra una giovane attrice bolognese, Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, nata nel luglio 1956, con la quale inizia una relazione extraconiugale che si sviluppa tra la villa in via Rovani 2 a Milano e i week end a Saint Moritz e Portofino. Nel marzo 1981 vengono scoperte le liste della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Silvio Berlusconi risulta affiliato alla loggia dal 26 gennaio 1978, con la tessera numero 1816. La relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 segnalerà: «Alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio». Nel 1985 Berlusconi si separa dalla signora Dall’Oglio. Un anno e mezzo prima aveva avuto da Veronica Lario la figlia Barbara. Nel 1986 nasce Eleonora e nel 1988 il quinto figlio di Berlusconi, Luigi. Veronica Lario, divenuta la seconda moglie di Silvio Berlusconi, e i suoi tre figli, vivono nella settecentesca villa dei Visconti a Macherio. Nella villa di Arcore, invece, vivono i due figli nati dal primo matrimonio. Ad Arcore viene ad abitare il boss di Cosa nostra Vittorio Mangano.

Canale 5 e la notte di San Valentino

Nel 1977 Berlusconi entra nel consiglio d’amministrazione del deficitario Giornale Nuovo di Indro Montanelli. Nel 1978 rileva il Teatro Manzoni di Milano, in crisi. Ma il suo nuovo business è la tv: a Milano 2 aveva già creato la sua prima tv via cavo, Telemilano, che dal 1974 aveva iniziato a trasmettere come «tv condominiale»; nel 1979 costruisce un circuito televisivo nazionale, che sarà alimentato da Publitalia 80, la concessionaria che raccoglie pubblicità. Il 14 febbraio 1983, nel corso di un blitz delle forze dell’ordine che passa alle cronache come la «notte di San Valentino», vengono arrestati a Milano imprenditori considerati i colletti bianchi della mafia; la Banca Rasini, con la quale Berlusconi era da sempre in stretti rapporti, è indicata come implicata nel riciclaggio di denaro sporco.

Il Decreto Berlusconi, il Milan, la Mondadori e la legge Mammì

Negli anni Ottanta, dopo aver lanciato Canale 5, la Fininvest di Berlusconi acquista Retequattro dalla Mondadori e Italia 1 dalla Rusconi. In mancanza di leggi sulle tv e grazie agli appoggi politici, Berlusconi cresce fino a insidiare il monopolio Rai. Nell’ottobre 1984 le tre reti Fininvest sono oscurate dai pretori di Roma, Torino e Pescara per avere illegittimamente trasmesso su tutto il territorio nazionale. Quattro giorni dopo Bettino Craxi, amico di Berlusconi e presidente del Consiglio, vara un decreto legge (che passerà alla storia come «decreto Berlusconi») che consentirà alla Fininvest, in assenza di una legge sulle emittenze, di riprendere le trasmissioni su tutta Italia. Nel 1986 Silvio Berlusconi diviene proprietario e presidente del Milan. Tra il 1988 e il 1989, la Mondadori passa dalle mani di Carlo De Benedetti a quelle di Silvio Berlusconi, che nel 1990 diviene presidente della casa editrice. Dopo un lungo contrasto nelle aule di tribunale, nell’aprile 1991 è firmato l’accordo che assegna la Mondadori alla Fininvest. Nel corso degli anni Ottanta le attività imprenditoriali di Berlusconi si estendono alla produzione e distribuzione cinematografica e alla gestione delle sale. Nell’agosto 1990, dopo polemiche e contrattazioni senza fine, il Parlamento approva la legge Mammì sulla regolamentazione del settore televisivo. La legge garantisce a Berlusconi la proprietà di tutti e tre i suoi network e l’egemonia nella raccolta pubblicitaria; vieterebbe alla Fininvest il controllo del Giornale di Montanelli, ma Berlusconi la aggira cedendolo nel 1992 al fratello Paolo. Nell’autunno 1990 ottengono la concessione governativa altri tre canali (le pay-tv Tele+1, Tele+2 e Tele+3), controllati da Berlusconi attraverso prestanomi.

I debiti e l’ingresso in politica con Forza Italia

Dopo il 1992 le inchieste di Mani pulite portano alla dissoluzione dei partiti che erano stati vicini a Berlusconi. La Fininvest è oberata dai debiti. Le banche creditrici pretendono una sorta di commissariamento: ai vertici dell'azienda s'insedia il manager Franco Tatò. Berlusconi, spinto da Marcello Dell'Utri, crea un suo partito, Forza Italia.

il seguito è cosa nostra, nel senso che ci riguarda direttamente:cool::bye:
 
cosa hanno scritto su di lui...

societacivile.it

Bella Berlusconia

L'Italia si trasforma in uno Stato autoritario.
L'Europa tace, sebbene ne sia minacciata

di Ulrich Ladurner
(traduzione dal tedesco di José F. Padova)

DIE ZEIT, Hamburg

http://www.zeit.de/2002/33/Politik/print_200233_italien.html

Politik 33/2002

In Italia è iniziato il dominio di un regime autoritario, di certo lentamente, ma è iniziato. Non lo credete? é comprensibile. Da che mondo è mondo il Paese è bello, dà affabilmente il benvenuto ai suoi turisti, affascina, conversa e ride ö soprattutto ride uno: Silvio Berlusconi.

Un regime autoritario ha un aspetto diverso. Si vorrebbe crederlo. Ma bella Italia non è niente più di una facciata. Dietro si nasconde una seria minaccia, non soltanto per la democrazia italiana, ma per l'Europa. Per poterla vedere ci si deve porre una semplice domanda. Quando comincia veramente la fine della democrazia? La risposta è altrettanto semplice: la democrazia muore quando è soppressa la divisione dei poteri ed è intaccato lo Stato di diritto. Questo precisamente accade nel paese di Berlusconi.

Durante la scorsa settimana il presidente del Consiglio ha mandato avanti in Parlamento con procedura d'urgenza una legge secondo la quale un accusato può cambiare di tribunale se ha il ãfondato sospettoä che i relativi giudici sono prevenuti contro di lui. Questa legge è ritagliata su misura per Berlusconi. Contro di lui è in corso da un anno a Milano un processo per corruzione [in atti giudiziari]. Gli avvocati di Berlusconi hanno tentato per mesi, invano, di fare andare a monte il procedimento, con la pretesa di dimostrare la parzialità dei giudici. Allora Berlusconi ha messo mano con successo al successivo strumento di potere, al remissivo Parlamento.

Questo tentativo è soltanto uno fra i molti. Nel suo primo anno e mezzo di governo Berlusconi si è occupato soprattutto di ribaltare le leggi in proprio favore. Adesso si è definitivamente levato di dosso i giudici e in più ha seppellito l'indipendenza della Giustizia, una colonna dello Stato di diritto. Chi crede che qui si veda un uomo che sottomette un'intera Repubblica alla sua fortuna privata è contemporaneamente nel giusto e nello sbagliato. Con Berlusconi ne va molto più che di un privato. Egli ha un progetto politico chiaro, che volentieri si finge di non vedere: la trasformazione della democrazia parlamentare in uno Stato autoritario. Egli stesso non ne fa mistero.

Appena due settimane fa Berlusconi ha ripetuto di mirare ad una riforma della Costituzione. Alla fine di questa riforma dovrebbe governare il Paese un presidente diretto direttamente dal popolo e provvisto del potere di un primo ministro. Egli rimanda chi lo critica all'America o alla Francia, dove ci sarebbero presidenti forti. Questo non è certo un argomento valido. L'equilibrio dei poteri in Italia non è paragonabile a quello degli USA o della Francia. [In Italia] Il Parlamento è umiliato, 90% dei mezzi di comunicazione elettronici sono controllati da Berlusconi, alla Giustizia è stato messo il bavaglio. Se arriva la riforma costituzionale ci troviamo di fronte ad un nuovo Paese: Berlusconia.

Grandi amici in Germania

Già da tempo nell'Unione Europea avrebbe dovuto muoversi la protesta. Effettivamente essa strombazza a destra e a manca in ogni occasione i suoi valori fondamentali: Stato di diritto, democrazia, diritti della persona, ma tace ostinatamente mentre viene erosa dall'interno.

Chi ritiene queste osservazioni troppo ansiose può mettersi tranquillo. Riguardo alla situazione in Italia non tutti sono caduti preda dell'allarmismo. La presidente della CDU, ad esempio, in un'intervista al quotidiano italiano La Stampa, poco tempo fa ha dato il seguente giudizio: «Credo che con il signor Berlusconi si possa cooperare molto ragionevolmente». E va be', spassatevela un mondo con il divertimento collettivo di governo.

Testo originale per eventuali verifiche sulla congruità della traduzione:

DIE ZEIT
Politik 33/2002
Bella Berlusconia
Italien wandelt sich zum autoritären Staat. Europa schweigt, obwohl es bedroht ist

von Ulrich Ladurner

In Italien hat die Herrschaft eines autoritären Regimes begonnen, langsam zwar, aber sie hat begonnen. Sie glauben das nicht? Das ist verständlich: Das Land ist schön wie eh und je, es begr�§t seine Touristen mit Liebensw�rdigkeit, es charmiert, parliert und lächelt - es lächelt vor allem einer: Silvio Berlusconi.

.......

Vergangene Woche dr�ckte der Ministerpräsident im Eilverfahren ein Gesetz durchs Parlament, wonach ein Angeklagter das Gericht wechseln kann, wenn er den "begr�ndeten Verdacht" hat, dass es ihm gegen�ber befangen sei. Dieses Gesetz ist auf Berlusconi zugeschnitten. Gegen ihn läuft seit vorigem Jahr in Mailand ein Prozess wegen Bestechung. Berlusconis Anwälte haben �ber Monate vergeblich versucht, die Verhandlung zum Platzen zu bringen, indem sie den Richtern Voreingenommenheit nachweisen wollten. Da griff Berlusconi mit Erfolg zum nächsten Machtmittel, dem willfährigen Parlament.

.....

Wer glaubt, dass wir hier einen Mann sehen, der eine ganze Republik seinem privatem Gl�ck unterwirft, liegt richtig und falsch zugleich. Berlusconi geht es um mehr als um Privates. Er hat, was man gern �bersieht, ein klares politisches Projekt: die Umwandlung der parlamentarischen Demokratie in einen autoritären Staat. Er selbst macht keinen Hehl daraus.

Erst vor zwei Wochen hat Berlusconi wiederholt, dass er eine Verfassungsreform anstrebt. Am Ende dieser Reform soll ein direkt vom Volk gewählter Präsident, mit der Macht eines Premierministers ausgestattet, das Land regieren. Kritiker verweist er auf america oder Frankreich, auch dort gebe es starke Präsidenten. Das ist freilich kein Argument. Italiens Machtbalance ist mit den USA oder Frankreich nicht vergleichbar: Das Parlament ist kujoniert, 90 Prozent der elektronischen Medien werden von Berlusconi kontrolliert, die Justiz ist geknebelt. Kommt die Verfassungsreform dazu, sehen wir ein völlig neues Land: Berlusconia.

Beste Freunde in Deutschland



SZ AboArchiv | DIZ München GmbH


Forza Banana

di Ulrich Ladurner
(traduzione dal tedesco di José F. Padova)

L'uomo più forte d'Italia ha molte virtù, la modestia non è fra quelle: «Io sono il migliore del mondo», ha detto una volta Silvio Berlusconi. «A me non si può paragonare nessuno». Un Grande di questa specie non lo si tratta semplicemente come un criminale qualsiasi. Proprio per niente, mentre è in procinto di rivoltare l'Italia in un'azienda redditizia e diretta con fermezza, per il proprio bene comune. Ciononostante i procuratori e i giudici italiani ö quelle «toghe rosse» e «comunisti camuffati» da anni lo importunano con procedimenti e processi. Nel 1994, quando fu premier per la prima volta, Berlusconi fallì anche per questo. Non deve succedere una seconda volta.

Una dote del capo di Forza Italia è quella di imparare dalle sconfitte. Per questo, tornato al potere, egli si dà ora da fare con ogni sua forza per bloccare la giustizia. Egli fa falsificare ö pardon, modificare ö le norme sul falso in bilancio in modo tale che i processi contro di lui sono archiviati. Egli si oppone al progetto di un ordine di cattura valido per l'intera Unione Europea ö potrebbe rivolgersi un giorno contro lui stesso. E adesso fa mandare avanti a frustate dalla sua maggioranza parlamentare una legge col cui aiuto gli imputati in futuro potranno scegliere essi stessi i loro giudici e che alla fine vale anche per il resto della clientela della Giustizia: il cliente è re.

Gianni Agnelli, il leggendario capo della Fiat, l'anno scorso rispose alla critica dall'estero contro il nuovo governo dicendo che l'Italia non è una repubblica delle banane. Oggi il Paese è perlomeno sulla buona strada per diventarlo. I cittadini accolgono tutto questo con una stupefacente placidità. Un Governo e un Parlamento, a Roma, che scimmiottano la Giustizia ö veramente questo dovrebbe succedere sui rami delle palme [ndt.: gioco di parole sull'espressione zum Affen machen=scimmiottare].



Testo originale per eventuali verifiche sulla congruità della traduzione:

Samstag, 3.8.2002
Forza Banana
Italiens starker Mann hat viele Tugenden, Bescheidenheit gehört nicht dazu. „Ich bin der Beste der Weltã, hat Silvio Berlusconi einmal gesagt. „Mit mir kann sich keiner vergleichen.ã So einen Gro§en behandelt man nicht einfach wie einen x-beliebigen Kriminellen. Schon gar nicht, wenn er gerade dabei ist, zu seinem Allgemeinwohl Italien in ein profitables, straff gef�hrtes Unternehmen umzukrempeln. Die Staatsanwälte und Richter des Landes ö diese „roten Robenã und verkappten „Kommunistenã ö belästigen ihn dennoch seit Jahren mit Verfahren und Prozessen. 1994, als er schon einmal Premier war, ist Berlusconi auch daran gescheitert. Das soll ihm kein zweites Mal passieren.

Eine Tugend des Forza-Italia-F�hrers ist es, aus Niederlagen zu lernen. Deswegen gibt er sich nun, zur�ck im Amt, alle M�he, die Justiz auszubremsen. Er lässt die Bilanzfälschungsvorschriften so verfälschen ö pardon, verändern ö, dass Verfahren gegen ihn eingestellt werden können. Er widersetzt sich dem Projekt eines EU-weit g�ltigen Haftbefehls ö es könnte sich ja auch einmal gegen ihn selbst richten. Und nun lässt er seine Parlamentsmehrheit ein Gesetz durchpeitschen, mit dessen Hilfe sich Angeklagte k�nftig ihre Richter selbst aussuchen können. Damit gilt endlich auch f�r die Justiz-Klientel: Der Kunde ist König.


http://www.tagesspiegel.de/archiv/03.08.2002/154570.asp

Agli Italiani deve apparire alquanto bizzarro ciò che in questi giorni accade a nord delle Alpi. Lassù vi sono politici che danno le dimissioni per aver barato un pochino con i biglietti aerei. Enigmatica Germania. Si deve essere tanto pignoli?

é evidente che non si deve. Da un anno a Roma siede alle leve del potere un presidente del Consiglio nonostante sieda nello stesso tempo sul banco degli imputati. Le imputazioni sono corruzione e falso in bilancio. E se i presagi non ingannano in autunno egli deve contare su un verdetto di colpevolezza del Tribunale di Milano.

Più precisamente: doveva fino a gioved³ sera. Perché quello che altrove in Europa sarebbe da molto tempo motivo di dimissioni, per Silvio Berlusconi è motivo per un cambiamento della legge. Nel Senato la sua imponente maggioranza ha dato la benedizione ad una legge che permette di rimandare i processi in corso e poi di farli ripartire dall'inizio su richiesta dell'imputato, il quale deve semplicemente annunciare che il giudice competente potrebbe essere prevenuto contro di lui. Un simile rinvio costa non poco tempo ai noti ritmi da lumaca della giustizia italiana.

Di conseguenza ci sarebbe abbastanza tempo per far rimettere le accuse contro Berlusconi alla clemenza della prescrizione. Ora, dopo le vacanze estive, deve ancora votare a favore soltanto la Camera dei deputati, del che non c'è da dubitare, e il premier dell'Italia ha davvero sottratto il collo al cappio. E per di più in modo del tutto legittimo, con nel Parlamento una maggioranza democraticamente eletta.

Del tutto legittimo? Ciò che Silvio Berlusconi ha fatto è in realtà una presa in giro dello Stato di diritto. Infatti è del tutto e assolutamente evidente che la nuova legge non è per niente affatto quella riforma della giustizia, utile per i cittadini, della quale il governo si gloria. Si tratta piuttosto di un abito su misura che va a pennello soprattutto ad una persona soltanto, e calza proprio come un guanto: Silvio Berlusconi. Eppure quanto sarebbe stato facile respingere l'accusa di essersi avvantaggiato personalmente: avrebbe soltanto dovuto attendere la sentenza del suo processo tirandosi da parte.

Ma egli non l'ha fatto. Così questa legge si aggiunge alla lunga catena di tutti quei tentativi di Berlusconi per avvantaggiare sé ed i suoi. Tutto questo ha avuto inizio già nel 1994, quando egli arrivò per la prima volta al governo e agendo in modo simile voleva rendere più difficili i presupposti per comminare la custodia cautelare agli indagati. L'azione è proseguita durante il suo secondo governo, con i cambiamenti apportati alle leggi sul falso in bilancio e sull'imposta di successione, con il relativo siluramento del trattato di cooperazione anti-crimine fra Svizzera e Italia, con il trasferimento di giudici poco graditi, con il tentativo (alla fine fallito) di eludere l'ordine di arresto europeo. Tutto ciò punta in un'inequivocabile direzione, nella quale l'ultimissima legge è solamente il punto culminante di una politica che da sempre fonde gli interessi privati con quelli pubblici

Cose simili non sono legittimate dalla semplice esistenza di una maggioranza parlamentare. Ciò che ora è accaduto è molto più della dittatura di una maggioranza che non ha alcun considerazione per le conseguenze delle sue decisioni. Attraverso l'Italia corre una crepa. che rammenta i tempi della Guerra Fredda, si è formato un clima di non certezza del diritto, con il rapporto fra Governo e Giurisdizione intollerabilmente compromesso. Silvio Berlusconi ha fatto terra bruciata dietro di sé.

Tutto questo può non essere indifferente perfino per lui. Questa Italia, che patisce ora uno sconvolgimento tanto violento, appartiene alla cerchia dei membri fondatori di un'Europa unificata, di un'Europa Stato di diritto. Non si può quindi cominciare all'improvviso a far finta di niente [lett.: sfuggire].

Testo originale per eventuali verifiche sulla congruità della traduzione:

DER TAGESSPIEGEL, den 3. August 2002 ö Politik
Diktatur der Mehrheit

BERLUSCONIS GESETZ
Von Wolfgang Prosinger
Den Italienern muss es ziemlich wunderlich erscheinen, was in diesen Tagen nördlich der Alpen vor sich geht: Politiker treten da zur�ck, weil sie ein bisschen mit Flug-Tickets geschummelt haben. Rätselhaftes Deutschland. Muss man so kleinlich sein?
Man muss es offenbar nicht. In Rom sitzt seit �ber einem Jahr ein Ministerpräsident an den Hebeln der Macht, obwohl er zugleich auf der Anklagebank sitzt. Korruption und Bilanzfälschung lauten die Vorw�rfe. Und wenn die Vorzeichen nicht täuschen, dann muss er im Herbst mit einem Schuldspruch des Mailänder Gerichts rechnen.
Genauer: Er musste es bis Donnerstagabend. Denn was anderswo in Europa längst Grund f�r einen R�cktritt wäre, das war f�r Silvio Berlusconi Grund f�r eine Gesetzesänderung. Seine stattliche Mehrheit segnete im römischen Senat ein Gesetz ab, das es erlaubt, laufende Verfahren auf Antrag des Angeklagten zu verlegen und dann neu aufzurollen. Er muss nur seinen Verdacht erklären, der zuständige Richter könnte voreingenommen sein. So eine Verlegung kostet beim bekannten Schneckentempo der italienischen Justiz nicht wenig Zeit.
Damit wäre Zeit genug, die Vorw�rfe gegen Berlusconi der Gnade der Verjährung anheim fallen zu lassen. Jetzt muss nach den Sommerferien nur noch das Abgeordnetenhaus zustimmen, woran nicht zu zweifeln ist, und schon hat Italiens Premier den Kopf aus der Schlinge gezogen. Das auch noch ganz legitim, mit einer demokratisch gewählten Mehrheit im Parlament.
Ganz legitim? Was Silvio Berlusconi getan hat, ist in Wirklichkeit eines Verhöhnung des Rechtsstaats. Denn es ist ganz und gar offensichtlich, dass das neue Gesetz keineswegs jene b�rgerfreundliche Justizreform ist, als die es die Regierung r�hmt. Es ist vielmehr ein Ma§anzug, der vor allem einem passt, und zwar wie angegossen: Silvio Berlusconi. Wie leicht wäre es doch gewesen, den Vorwurf der privaten Vorteilsnahme abzuwehren: Er hätte nur mit der Verabschiedung bis zum Urteilsspruch in seinem Prozess warten m�ssen.
Hat er aber nicht. So reiht sich dieses Gesetz ein in die lange Kette all jener Versuche Berlusconis, sich und den Seinen Vorteile zu verschaffen. Es begann schon 1994, als er zum ersten Mal an die Regierung kam und gleich die Gr�nde, Verdächtige in U-Haft zu nehmen, erschweren wollte. Das setzte sich bei seiner zweiten Regierung fort mit den ¤nderungen der Gesetze zur Bilanzfälschung und zur Erbschaftsteuer, mit der Torpedierung des Rechtshilfeabkommens zwischen der Schweiz und Italien, mit der Versetzung von unliebsamen Richtern, mit dem (schlie§lich gescheiterten) Versuch zur Verhinderung des europäischen Haftbefehls. Das alles weist in eine eindeutige Richtung. Damit ist das neueste Gesetz nur der Höhepunkt einer Politik, die private und öffentliche Interessen seit jeher vermischte.
Und so etwas wird eben nicht legitimiert durch die blo§e Existenz einer parlamentarischen Mehrheit. Was jetzt geschehen ist, das ist vielmehr die Diktatur einer Mehrheit, die keine R�cksicht auf die Folgen ihrer Entscheidung nimmt. Durch Italien geht ein Riss, der an die Zeiten des Kalten Kriegs gemahnt, ein Klima der Rechtsunsicherheit ist entstanden, das Verhältnis von Regierung und Justiz unerträglich belastet. Silvio Berlusconi hat verbranntes Land hinterlassen.
Das alles kann eigentlich selbst ihm nicht egal sein. Dieses Italien, das nun eine so gewaltige Ersch�tterung erlebt, gehört zu den Gr�ndungsmitgliedern eines geeinten, eines rechtsstaatlichen Europas. Es kann doch nicht plötzlich anfangen, davor davonzulaufen.

Leggi per Berlusconi

La furia con la quale manda avanti a forze di frustate la legge salva-Berlusconi è segno di debolezza, non di forza

di Roman Arens
(traduzione dal tedesco di José F. Padova)

Frankfurter Rundschau, on-line-Augabe, 3 agosto 2002

http://www.fr-aktuell.de/

src="Frankfurter Rundschau_Gesetze_fuer_B_file/h120020802060.htm"

Io sono lo Stato, così crede Berlusconi. Il sovrano pieno di sé non può sopportare alcuna critica, tanto meno nella TV di Stato. Anche al popolo non è consentito vedere come con [la forza del] potere ci si avventa sulla Giustizia. Quindi la televisione resta fuori, il piccolo schermo è oscurato, quando in Senato si dibatte sulla legge per mezzo della quale Berlusconi & Co. possono sottrarsi al loro giudice naturale.

Il capo del governo per grazia divina non può sopportare neppure alcun rappresentante della pubblica accusa, comunisti, che lo perseguitano politicamente, proprio non può. Il Popolo gli ha ben conferito il potere, fatto questo che pone al disopra dei normali parametri e fa perdere importanza all'accusa di gravi reati. Il furfante non è il potenziale autore del reato, ma il suo Pubblico Ministero, al quale si rende difficoltosa l'indagine, e il suo giudice, che non può né giudicare e neppure assolvere l'imputato.

Un incubo per lo Stato di diritto. Se le sue norme non valgono per tutti esso è privato della sua base. Dal cambio del potere in Italia della primavera 2001 non è la prima volta che si deve richiamare alla memoria questa evidente, lapalissiana verità. Ma ancora quante volte? Quando si raggiungerà la fine di una losca ãRiforma della Giustiziaä, che porta alla disperazione molti cittadini ö non soltanto di sinistra e liberali, ma anche conservatori ö e che riempie di speranza, oltre i politici minacciati dall'azione penale, anche numerosi mafiosi? é una gara di corsa. La precipitazione, con la quale si manda avanti a forza di frustate la ãLegge salva-Berlusconiä, è segnale di paura, non di forza. Diventa invece più forte la resistenza civile. Sarà ancora in grado di impedire il peggio?

Copyright © Frankfurter Rundschau 2002
Documento redatto il 02.08.2002 alle 21:39:05
Data di pubblicazione 03.08.2002



Testo originale per eventuali verifiche sulla congruità della traduzione:

http://www.fr-aktuell.de/

src="Frankfurter Rundschau_Gesetze_fuer_B_file/h120020802060.htm"

Gesetze f�r Berlusconi
Die Hast, mit der das "Berlusconi-Rettungsgesetz" jetzt durchgepeitscht wird, ist Zeichen von Angst, nicht von Stärke
Von Roman Arens

Ich bin der Staat, glaubt Berlusconi. Der eingebildete Souverän kann keine Kritik vertragen, im staatlichen TV schon gar nicht. Das Volk soll auch nicht sehen, wie man mit Macht �ber die Justiz herfällt. Also bleibt das Fernsehen drau§en, der kleine Schirm dunkel, als im Senat �ber das Gesetz debattiert wird, mit dem Berlusconi & Co. ihren nat�rlichen Richtern entkommen können.
Der Regierungschef von höheren Gnaden kann auch keine Strafverfolger vertragen, kommunistische, die ihn politisch verfolgen, schon gar nicht. Das Volk hat ihm doch die Macht �bertragen, was Extra-Ma§stäbe setzt und den Vorwurf schwerer Straftaten zur�cktreten lässt. Nicht der potenzielle Täter ist der Bösewicht, sondern sein Ankläger, dem die Aufklärung schwer gemacht wird, und sein Richter, der den Beschuldigten nicht verurteilen und auch nicht freisprechen kann.
Ein Albtraum f�r den Rechtsstaat. Wenn seine Regeln nicht f�r alle gelten, ist er ausgehebelt. Es ist nicht das erste Mal nach dem italienischen Machtwechsel vom Fr�hjahr 2001, dass an diese Binsenwahrheit erinnert werden muss. Aber wie oft noch? Wann ist das Ende einer anr�chigen "Justizreform" erreicht, die viele B�rger - nicht nur linke und liberale, auch konservative - verzweifeln und au§er den von Strafverfolgung bedrohten Politikern auch viele Mafiosi hoffen lässt? Es ist ein Wettrennen. Die Hast, mit der das "Berlusconi-Rettungsgesetz" jetzt durchgepeitscht wird, ist Zeichen von Angst, nicht von Stärke. Stärker dagegen wird der zivile Widerstand. Kann er das Schlimmste noch verhindern?

Il governo privato di Berlusconi

di Edgardo Bartoli

Da: Azione, settimanale di Migros Ticino, Lugano (Svizzera)
Mercoledì 7 agosto 2002, anno LXV, N. 32

Ancora su Berlusconi e le sue imprese politiche: si rischia di sbadigliare scrivendone, ma quello che sta succedendo in Italia obbliga a farlo. Con la legge sul Çlegittimo sospettoÈ, subito diventata legge salva-Berlusconi, la battaglia politica sembra arrivata alla linea del Piave, pur senza una precedente Caporetto. Appena passata al Senato provocando una burrasca parlamentare forza nove, la legge preme ora alle porte di Montecitorio, e dalla maggioranza parte addirittura la proposta che quest'anno la Camera dei Deputati si riunisca anche in agosto - cosa mai successa né in Italia né in Europa - perché la legge sia definitivamente approvata al più resto, o per meglio dire prima che sia troppo tardi. é una corsa affannosa contro il tempo: il processo milanese (lodo Mondatori, ImiSir) che ha come imputati Silvio Berlusconi e il suo vecchio brasseur d'affaires Cesare Previti, ha esaurito la fase dibattimentale, dopo aver superato tutte le manovre dilatorie possibili e immaginabili, e ora mancano soltanto le requisitorie del pubblico ministero e le arringhe della difesa per arrivare alla sentenza. Occorre bloccarlo prima. E se ci si riuscirà, i termini di prescrizione faranno il resto.

Con la nuova legge, la possibilità di ricusare il Çgiudice naturaleÈ viene estesa oltre ogni limite giurisprudenziale, e qualsiasi imputato di lusso che si possa permettere un collegio di avvocati agguerriti potrà, come dice la sinistra, scegliersi il giudice Çà la carteÈ. E forse che Berlusconi non è un imputato à la carte per una magistratura che lo ha sottoposto a decine e decine di inquisizioni e ispezioni e processi, come fosse lui l'unico masnadiere dell'imprenditoria italiana?, obiettano i devoti del premier. Questa lotta a coltello sulla Giustizia, della quale la cosiddetta legge salva-Berlusconi è solo un episodio, non nasce forse dal cortocircuito fra Giustizia e Politica verificatosi ai tempi di Mani Pulite, dal ruolo anomalo assunto allora dalla Magistratura?

No, si tratta di tutt'altro. Per prima cosa, Mani Pulite prima di essere la causa del cortocircuito fra giustizia e politica, fu la conseguenza del cortocircuito fra Politica e Affari; e l'accanimento giudiziario contro Berlusconi, che indubbiamente c'è stato, è nato proprio dalle sue responsabilità di elettricista di fiducia del Psi craxiano, per essere poi alimentato - impropriamente, certo - dalla sua discesa in campo politico per meglio difendere in prima persona le sue aziende. In secondo luogo, scardinare i principi del diritto per difendersi da un abuso è quanto meno un eccesso di legittima difesa: nel caso in questione, nessuna legge (come ricorda il giurista Sabino Cassese) dovrebbe interferire con un processo in corso, bens³ prescrivere solo per l'avvenire. Infine, Berlusconi ha risposto all'accanimento con l'ostruzionismo a oltranza e a qualsiasi prezzo. Per indebolire alcuni capi d'accusa contro di lui ha di fatto depenalizzato il falso in bilancio, non importa se migliaia di imprenditori se ne approfitteranno gagliardamente. Per impedire che si raccogliessero prove a suo carico sotto forma di documentazioni bancarie estere, s'è fatto confezionare la famosa legge sulle rogatorie, non importa se a beneficiarne saranno poi le cosche mafiose coi narco-miliardi alle Bahamas, se i processi a loro carico arriveranno alle calende greche, se la caricaturale lentezza della giustizia italiana subirà un ulteriore rallentamento. E nel caso tutto questo non bastasse, ecco il tentativo - per ora rientrato, ma solo per ora - di introdurre l'impunità parlamentare totale. Sarebbe stato molto più onesto, e meno rovinoso, se la sua maggioranza, invocando l'eccezionalità della persona e dei casi che la riguardano, gli avesse fatto omaggio di leggi ad personam, magari "transitorie", valide solo per lui.

Chissà se Berlusconi si rende conto che il suo governo assomiglia sempre più a una sua segreteria particolare incaricata di sbrigare i suoi problemi privati, che il Consiglio dei ministri pare il Consiglio d'amministrazione dell'Azienda Italia s.p.a. della quale lui è l'amministratore unico delegato, che ministri ed esponenti parlamentari della maggioranza gareggiano in ubbidienza e zelo di dipendenti nei confronti del padrone? Se s³, faccia semplicemente come Andreotti coi giudici di Palermo: sicuro della propria innocenza, si mostri impaziente che il processo di Milano giunga a sentenza, non faccia capire di ritenere certa la condanna, che certa non è, rinunci elegantemente a utilizzare per sé il mostriciattolo giuridico partorito dal Senato. Nel peggiore dei casi, anche per lui c'è sempre la Cassazione.

Viaggio in Sicilia

Inquirenti di Palermo hanno il sospetto che Silvio Berlusconi abbia fondato il suo impero aziendale con il denaro della Mafia

di Cristiane Kohl
(traduzione dal tedesco di José F. Padova)

THEMEN DES TAGES
Themenkasten SZ AboArchiv | DIZ München GmbH
Samstag, 6. Juli 2002 * sabato 6 luglio 2002



A Palazzo Chigi, Roma, la sede ufficiale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi , è stata annunciata per la prossima settimana una visita dalla Sicilia. Un tribunale di Palermo vuole interrogare il Premier sull¹origine del danaro con il quale egli ha fondato il suo impero economico. Il valore della holding di Berlusconi, la Fininvest, è oggi stimato attorno ai 15 miliardi di euro. L¹azienda comprende emittenti televisive, editoria di libri e giornali, imprese di pubblicità e compagnie di assicurazione. Tuttavia è ancora e sempre non chiarito da dove veniva il capitale di partenza, con il quale fu fondata nel 1978 la società-madre. Già alcuni anni fa gli ispettori della Banca d¹Italia avevano stabilito che nel periodo iniziale circa 114 miliardi di lire (valore attuale intorno a 250 milioni di euro) erano stati versati in contanti sui conti della Fininvest.

Circa l¹origine del denaro gli ispettori non hanno finora trovato spiegazione alcuna. Per questo motivo il Tribunale palermitano vuole interrogare Berlusconi in persona. Affermazioni di mafiosi ³reuigen², i ³pentiti², alimentano da lungo tempo la voce che il denaro sia arrivato da Cosa Nostra. Così un testimone, esperto di operazioni finanziarie losche, ha affermato che il boss di mafia Stefano Boutade, deceduto nel frattempo, negli anni Œ70 avrebbe dato al suo conterraneo, siciliano pure lui, Marcello Dell¹Utri, un¹ingente somma di denaro nero, che sarebbe servita per l¹acquisto di film per l¹emittente berlusconiano Rete Italia. Dell¹Utri è un buon amico di Berlusconi, nel palazzo-residenza privata del presidente mediatico c¹è sempre un letto pronto per lui. Molti anni fa egli procurò al suo benefattore milanese un capo stalliere per la sua villa di Arcore. Si trattava di un mafioso. Dell¹Utri stesso per lungo tempo diresse l¹impresa pubblicitaria di Berlusconi, Publitalia, con il cui contributo venne allestito nel 1994 l¹odierno partito di governo Forza Italia.

Intanto Dell¹Utri è senatore a Roma per Forza Italia e siede come deputato al Parlamento europeo. Però è imputato a Palermo per partecipazione ad una connessione mafiosa. Anche contro Berlusconi si è già proceduto in merito, ma all¹inizio del 1997 si è archiviato il procedimento. Così il presidente del Consiglio viene sentito la prossima settimana soltanto come testimone, ciononostante con l¹assistenza di un avvocato. Il premier e impresario mediatico dà lavoro a un intero esercito di avvocati, perché contro di lui sono aperti numerosi processi. A Milano si trova in giudizio davanti al Tribunale accusato di corruzione in occasione dell¹acquisto di una casa editrice e di una catena di supermercati. Inoltre è sotto processo per la costituzione di società fantasma che secondo la Procura la Fininvest avrebbe gestito nei paradisi fiscali. Gli avvocati di Berlusconi, molti dei quali nel frattempo siedono nel Parlamento italiano, cercano di sgravare il loro cliente non solamente con sottigliezze giuridiche. Essi hanno predisposto anche cambiamenti delle leggi che dovrebbero giovare allo zar mediatico * il gabinetto del presidente del Consiglio ha gia avanzato alcune proposte di legge.

La leggendaria carriera di Berlusconi è iniziata con un¹impresa di costruzioni. Nel 1963 il figlio di un impiegato di banca tirò su in un sobborgo milanese appartamenti per 4000 residenti. Negli anni ¹70 passò al sorgente affare della televisione privata, mentre gli apriva la via con leggi apposite l¹allora capo dei socialisti Bettino Craxi, che più tardi fuggì dall¹Italia inseguito dalle incriminazioni dei pubblici ministeri. Ora appartengono a Berlusconi circa 150 aziende * fra le quali tre emittenti televisive, una catena di cinema, la più grande casa editrice italiana, Mondatori, la più grande società pubblicitaria italiana Publitalia, aziende di assicurazione e Internet, come pure il Club di calcio AC Milan. Egli dà lavoro a circa 25'000 impiegati come collaboratori fissi, 30 milioni di persone vedono i suoi programmi televisivi. Oltre a questo ci sono le emittenti televisive di Stato RAI, che negli ultimi mesi sono state orientate sempre più sulla linea del governo. Questo è ³una concentrazione di potere mediatico² che rappresenta un ³drammatica minaccia alla divisione dei poteri², afferma Freimut Duve, delegato dell¹OSCE per la libertà di stampa. Qualche tempo fa Berlusconi si dimise dalla presidenza del suo club calcistico. Secondo la legge ora deliberata, che vieta la gestione aziendale attiva, ciò avrebbe significato per lui un conflitto d¹interessi.



Dicono di lui
a cura di Massimiliano Livi
 
La Riforma Biagi dà vita a un nuovo mercato del lavoro efficiente e trasparente, capace di individuare e prevenire la singola, potenziale, esclusione sociale. Garantisce la effettiva possibilità per ogni singolo lavoratore di essere in grado di trovare e di cambiare lavoro, valorizzando le proprie doti e le proprie capacità: la riforma mette al centro la persona in età di lavoro, i suoi diritti e la sua responsabilità.

Rispetto a questi obiettivi, il mercato del lavoro italiano era particolarmente inefficiente, con ampie aree di esclusione sociale (evidenziata dai bassi tassi di occupazione e dall'abnorme dimensione del lavoro nero e irregolare) e di autentica precarietà indotta dai bassi tassi di scolarizzazione e di apprendimento continuo.

Cause di tutto ciò il burocratico monopolio del collocamento, l'assenza di tutele attive e di servizi ai disoccupati, un quadro normativo rigido dei rapporti di lavoro perché tarato sulla fabbrica fordista e non in grado di rispondere alle esigenze di una società e di una economia sempre più complesse. Il decisore politico non poteva non avvertire la responsabilità morale di porre mano con tempestività a questa situazione, poiché senza riforma le dinamiche proprie della moderna economia della conoscenza aggraverebbero le iniquità.

La centralità della persona in età da lavoro
Per raggiungere i propri obiettivi la Legge Biagi prevede nuove tutele attive:
ridefinisce il collocamento ordinario come una rete fondata sull'anagrafe del singolo lavoratore e destinata ad integrarsi con il suo libretto formativo
promuove un mercato efficiente attraverso la borsa continua del lavoro, con la quale una pluralità di operatori (tutti gratuiti per il lavoratore) favoriscono il "contraente debole", consentendogli di conoscere e di incontrare con trasparenza e tempestività tutte le opportunità di lavoro in tutto il Paese
riforma gli ammortizzatori sociali, con il raddoppio temporale dell'indennità di disoccupazione, la possibilità di ulteriori integrazioni al reddito a cura delle parti sociali, il loro collegamento con la formazione ed i servizi di orientamento.
Per raggiungere l'obiettivo della occupabilità della persona, la Legge Biagi prevede nuovi tipi di contratto, che coniugano la formazione - vera ed efficace – con il lavoro, come il nuovo contratto di apprendistato, o che intendono concentrare gli incentivi economici in favore dell'occupazione dei soggetti più deboli, come i contratti di reinserimento. Si tratta di contratti a termine che nessuno può definire portatori di precarietà perché, al contrario, consentono l'ingresso o il ritorno nel mercato del lavoro, integrando la conoscenza di chi non ha esperienza o di chi ce l'ha obsoleta.

Il nuovo apprendistato svolge poi una specifica funzione per contrastare il frequente abbandono scolastico in quanto consente di maturare crediti per una eventuale scelta di ritorno allo studio. Ricordiamo infine che grazie a nuove, indispensabili, disposizioni di legge sono stati finalmente istituiti e dotati di ingenti risorse i fondi interprofessionali gestiti dalle parti sociali, la cui prossima operatività potrà sostenere l'apprendimento continuo e quindi anche la formazione - tra gli altri - degli apprendisti e dei cassaintegrati.

La nuova regolazione di alcuni contratti a orario ridotto o modulato (part time, lavoro a coppia, lavoro intermittente) ha lo scopo di incoraggiare la reciproca adattabilità tra le esigenze dei lavoratori e delle imprese in forme contrattuali tendenzialmente stabili. Infatti, quando un'azienda si convince ad utilizzare più persone per lo stesso carico di lavoro, modifica la propria struttura organizzativa in modo duraturo con la conseguenza di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

È peraltro evidente che la possibilità di conciliare tempo di vita e tempo di lavoro consente l'ingresso o la permanenza nel mercato del lavoro di donne e uomini che altrimenti ne sarebbero esclusi. La flessibilità si pone quindi in questi contratti quale esplicito strumento per la regolarità e la stabilità del rapporto di lavoro. Flessibilità e sicurezza si coniugano ancora ove la Riforma affronta con determinazione il grande, farisaico, fenomeno delle collaborazioni coordinate e continuative che hanno spesso nascosto un lavoro subordinato meno protetto.

La lotta contro il lavoro sommerso
La Legge Biagi vuole assorbire la somma precarietà del lavoro nero, nel segno di un incremento delle tutele effettive e delle possibilità di lavoro regolare. Per questo la cooperazione, l'artigianato, l'agricoltura, l'edilizia sono considerate realtà importanti della nostra struttura produttiva che meritano discipline idonee a sostenere il lavoro di qualità e a contrastare il lavoro sommerso o parzialmente irregolare. Tutto è concepito in funzione delle fasce più deboli del mercato del lavoro, cui sono rivolte le disposizioni generali per la trasparenza e l'efficienza e le misure specifiche dedicate all'inclusione dei disabili più gravi o alla collaborazione incentivata tra enti locali e operatori privati per il reinserimento degli "ultimi" nelle aree urbane.

Il metodo del dialogo sociale
Nella Legge Biagi ampio è il ruolo assegnato alle parti sociali ed è esplicito il sostegno di un modello collaborativo di relazioni industriali, attraverso gli organismi bilaterali promossi e autogestiti dalle parti sociali. La Riforma si affida alla cultura sindacale positiva di chi considera il lavoro "naturalmente" come lo strumento di realizzazione della persona e rifiuta la visione di chi considera il lavoro l'inesorabile epicentro del conflitto sociale e lo strumento di un progetto politico antagonista. Sarà il prevalere di un dialogo sociale costruttivo il complemento essenziale per dare definitivamente corpo al sogno di un giurista cattolico e riformatore, Marco Biagi, che ha dato la vita per un mercato del lavoro inclusivo e competitivo, in grado di offrire a ciascuno la continua capacità di mantenere o di acquisire un lavoro di qualità. Sarà impegno del governo verificare con attenzione i concreti effetti prodotti dalla riforma, disponibili a correggerla anche grazie alla possibilità tecnica di farlo per ben due anni che ha dato il legislatore. E' stata proprio la straordinaria tensione morale di Marco Biagi a indicare la strada della continua, insoddisfatta ricerca di concrete soluzioni per una dimensione del lavoro che sia parte essenziale di una integrale vita buona della persona.

a quanto è arrivata la paghetta??:D
 
stai scherzando vero :D

cosa c'è di più sommerso di una partita iva finta o un contratto a progetto o di collaborazione che maschera un rapporto di lavoro dipendente? trattasi di evasione fiscale e contributiva + sottopagamento (quando non vero e proprio caporalato) di Stato :yes:
 
chiedilo al financial times quando premiava tremonti come uomo dell'anno per aver salvato l'italia dal baratro economico.


:confused:

non lo vedo in lista...

Financial Times Person of the Year
2012 - Mario Draghi (President, European Central Bank)
2011 - Arab Youth (Arab Spring)
2010 - Steve Jobs (CEO Apple Inc)
2009 - Lloyd Blankfein (CEO Goldman Sachs)
2008 - Barack Obama (US President Elect)
2007 - Jean-Claude Trichet (President, European Central Bank)
2006 - Lakshmi Mittal (CEO ArcelorMittal)
2005 - Sergey Brin and Larry Page (co-founders of Google)
2003 - Jeffrey Immelt (CEO General Electric)
2002 - J. Craig Venter (genomics scientist)

Financial Times Person of the Year - Wikipedia, the free encyclopedia
 
:confused:

non lo vedo in lista...

Financial Times Person of the Year
2012 - Mario Draghi (President, European Central Bank)
2011 - Arab Youth (Arab Spring)
2010 - Steve Jobs (CEO Apple Inc)
2009 - Lloyd Blankfein (CEO Goldman Sachs)
2008 - Barack Obama (US President Elect)
2007 - Jean-Claude Trichet (President, European Central Bank)
2006 - Lakshmi Mittal (CEO ArcelorMittal)
2005 - Sergey Brin and Larry Page (co-founders of Google)
2003 - Jeffrey Immelt (CEO General Electric)
2002 - J. Craig Venter (genomics scientist)

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...il prossimo sarà 1/3 di Tremonti.....
 
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