Bond argentini, primi risarcimenti

3.

Sulla riconducibilità della negoziazione delle obbligazioni Del Monte Finance S.A. all'ipotesi della sollecitazione del pubblico risparmio.

La difesa degli attori deduce che la negoziazione delle obbligazioni Del Monte Finance S.A. avrebbe dovuto avvenire secondo il meccanismo della sollecitazione al pubblico risparmio previsto dagli artt.94 e segg. TUF (ovvero, sinteticamente, previa preventiva comunicazione dell'offerente alla CONSOB; pubblicazione del prospetto; sottoposizione dell'intera procedura al controllo della CONSOB; obbligo di certificazione del bilancio dell'emittente; obblighi informativi), trattandosi di titoli, privi di rating, destinati ad investitori istituzionali e professionali, e non ai piccoli risparmiatori, o, comunque, alla clientela retail.

Le obbligazioni, sostiene in sostanza la difesa degli attori, non potevano essere negoziate e offerte in vendita ai clienti dell'istituto di credito, perché soggette alla specifica procedura di appello al pubblico risparmio, che nella specie, per tali titoli, non era stata effettuata.

La doglianza non è fondata.

L'art.1, lett. t) del TUF definisce la "sollecitazione all'investimento" come ogni "offerta, invito ad offrire o messaggio promozionale, in qualsiasi forma rivolti al pubblico, finalizzati alla vendita o alla sottoscrizione di prodotti finanziari.

Appare evidente che il tratto distintivo di tale forma di collocamento di strumenti finanziari è di essere destinato ad una moltitudine indistinta di soggetti.

Accanto al collocamento di strumenti finanziari mediante la sollecitazione al pubblico risparmio, il TUF ed il Regolamento CONSOB prevedono altre forme di compravendita di titoli o valori mobiliari, ed, in particolare, la cosiddetta negoziazione su base individuale, disciplinata dall'art.32 del Regolamento CONSOB.

Questa a sua volta si suddivide in negoziazione per conto proprio o per conto di terzi (cfr. art.32, numero 3 e 4: "…. gli intermediari autorizzati eseguono in conto proprio o in conto terzi le negoziazioni alle migliori condizioni possibili con riferimento al momento, alle dimensioni e alla natura delle operazioni stesse. Nell'individuare le migliori condizioni possibili si ha riguardo ai prezzi pagati o ricevuti e agli altri oneri sostenuti direttamente o indirettamente dall'investitore.

Le condizioni di cui al comma 3 si considerano soddisfatte nel caso in cui la negoziazione sia eseguita:

durante l'orario ufficiale di negoziazione, come definito dal regolamento previsto dall'art. 25, comma 2, del testo unico, in un mercato regolamentato;

al di fuori dell'orario ufficiale di negoziazione, come definito dal regolamento previsto dall'art. 25, comma 2, del testo unico, in un mercato regolamentato o in un sistema di scambi organizzati").

La negoziazione per conto proprio presuppone la titolarità del titolo o del valore mobiliare in capo all'intermediario, che in precedenza lo ha acquistato sul mercato finanziario (cfr.art.32, numero 5: "gli intermediari autorizzati comunicano all'investitore, all'atto della ricezione dell'ordine, il prezzo al quale sono disposti a comprare o a vendere gli strumenti finanziari ed eseguono la negoziazione contestualmente all'assenso dell'investitore; sul prezzo pattuito non possono applicare alcuna commissione").

Nella prestazione del servizio di negoziazione per conto terzi, invece, l'intermediario acquista sul mercato il titolo o valore mobiliare percependo una provvigione per tale attività di natura mediatoria (cfr. art.32, numero 6: "ferma restando l'applicazione delle commissioni e delle spese, il prezzo praticato all'investitore è esclusivamente quello ricevuto o pagato dall'intermediario").

Nel caso di specie, come storicamente per la gran parte delle negoziazioni avvenute sul territorio nazionale aventi ad oggetto le obbligazioni emesse dal Gruppo Cirio, la negoziazione dei titoli di debito emessi da Del Monte Finance S.A. ha assunto la forma della "negoziazione per conto proprio", in quanto BANCA XXX S.p.A. deteneva transitoriamente e temporaneamente un certo quantitativo di titoli obbligazionari Del Monte Finance S.A., per fare fronte alle richieste di acquisto di detti strumenti finanziari da parte della clientela (circostanza incontestata, perché ammessa dalla stessa Banca, cfr. capitolo di prova testimoniale numero 7).

Ora, la negoziazione, sia pure per conto proprio, di strumenti finanziari (acquistati nell'ambito di un sistema di scambi organizzati - SSO - ovvero "un insieme di regole e strutture, anche automatizzate, che consente in via continuativa e periodica di raccogliere e diffondere proposta di negoziazione di strumenti finanziari e di dare esecuzione a dette proposte con le modalità previste dal sistema) non può essere equiparata in nessun modo alla sollecitazione all'investimento, perché differenti ne sono i destinatari, un pubblico indiscriminato di soggetti, nel primo caso, il singolo cliente o risparmiatore, nel secondo.

Tale conclusione - che deriva dall'analisi del dettato normativo di settore - è peraltro conforme alla ratio legis , che vuole circondare di cautele l'appello al pubblico risparmio, al fine di evitare che il pubblico dei risparmiatori sia tratto in inganno da pubblicità e da altre forme di sollecitazione all'investimento in prodotti finanziari di dubbia solidità, imponendo un previo controllo di un ente pubblico (la CONSOB) sulla veridicità delle informazioni diffuse, mentre analoga tutela non si reputa necessaria, nel caso di un singolo cliente che manifesti l'intendimento di investire su un particolare prodotto finanziario.

La Banca d'Italia, nel bollettino economico numero 41 del novembre 2003, ha reputato legittima la prassi delle banche di vendere i titoli del proprio portafoglio ai clienti che ne facciano richiesta, nell'ambito di un'attività di negoziazione in conto proprio.

La Banca d'Italia ha esplicitamente affermato che la sequenza "assunzione a fermo" (ovvero, l'acquisto da parte della Banca di titoli obbligazionari quotati su un mercato europeo e collocati agli investitori professionali, in esenzione alla procedura di appello al pubblico risparmio, esenzione espressamente prevista dall'art.100, lettera a) TUF) - "negoziazione sul mercato secondario" non implica violazione dell'obbligo di prospetto, neppure in presenza di attività propositive da parte degli intermediari, e neppure quand'anche tale attività di negoziazione su base individuale avvenga nella fase cosiddetta di grey market (fase che va dall'annuncio dell'emissione dei titolo (launch day) alla data di regolamento degli stessi e di versamento del ricavato all'emittente (closing day), e che dura generalmente dalle due alle quattro settimane, durante le quali gli investitori professionali da una parte acquistano i titoli dalle banche collocatrici facenti parte del consorzio, dall'altra possono legittimamente negoziarli alla clientela che ne faccia richiesta).

Nella specie, non è neppure stata provata una qualunque attività di proposizione da parte del funzionari della BANCA XXX S.p.A. agli attori, e non vi sono dunque gli estremi per ritenere che la vendita delle obbligazioni Del Monte Finance S.A. potesse qualificarsi come sollecitazione al pubblico risparmio, con conseguente obbligo di rispettare tutte le formalità procedurali di tale tipologia di collocamento.

Al contrario, le obbligazioni emesse dalla Del Monte Finance S.A. hanno rispettato le procedure usuali di emissione sull'euromercato (in Lussemburgo), di collocamento nei confronti di investitori professionali o istituzionali e di successiva negoziazione ai clienti.

Con questo, naturalmente, non si vuol dire che dette negoziazioni fossero in tutti i casi regolari, ma semplicemente che le stesse non possono considerarsi equiparabili in alcun modo alla fattispecie dell'appello al pubblico risparmio, o sollecitazione all'investimento, ferme restando le altre norme di diligenza e prudenza cui la Banca è tenuta, i cui profili sono esaminati nei paragrafi che seguono

3.

Sull'adempimento da parte della Banca degli obblighi di informazione.

L'art. 28 del Regolamento Consob dispone, sotto la rubrica "Informazioni tra gli intermediari e gli investitori" che, prima della stipulazione del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti e dell'inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a questi collegati, gli intermediari autorizzati devono:

a) chiedere all'investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, nonché circa la sua propensione al rischio. L'eventuale rifiuto di fornire le notizie richieste deve risultare dal contratto di cui al successivo articolo 30, ovvero da apposita dichiarazione sottoscritta dall'investitore;

b) consegnare agli investitori il documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari di cui all'Allegato n. 3.

Inoltre, il numero 2) del medesimo articolo dispone che gli intermediari autorizzati non possono effettuare o consigliare operazioni o prestare il servizio di gestione se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento.

Ora, dalla documentazione prodotta in atti dalla difesa della Banca, e segnatamente dai docc.ti 16-21 risulta che in occasione della stipulazione di altrettanti contratti di gestione portafogli in titoli mobiliari, le clienti attrici abbiano, per sei volte, reso alla Banca, che richiedeva le notizie previste dalla normativa sopra richiamata, il diniego di informativa, rifiutando di fornire informazioni circa la loro esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la loro situazione finanziaria, i loro obiettivi di investimento, la loro propensione al rischio.

Egualmente, dalla documentazione citata, risulta che la Banca abbia, in occasione della stipulazione di altrettanti contratti di gestione portafoglio titoli, consegnato il documento sui rischi generali di investimento, riportato, peraltro, anche, quale allegato, nella copia del contratto consegnato agli investitori.

Eguale rifiuto di fornire le informazioni rilevanti per l'individuazione della propensione al rischio dell'investitore è stato sottoscritto in occasione della stipulazione del contratto di negoziazione titoli su base individuale, concluso in data 31.03.1993 tra la Banca ed BBB.

Ritiene il Collegio che la Banca abbia dunque adempiuto integralmente agli obblighi formali imposti dalla normativa di settore per quanto concerne la raccolta di informazioni rilevanti dagli investitori.

Né vale al contrario argomentare, come fa la difesa delle attrici, che manca una espressa dichiarazione di rifiuto alla facoltà di fornire dette informazioni in relazione al contratto di deposito titoli intestato a AAA, dove sono materialmente transitate le operazioni di acquisto contestate, giacché la collocazione degli obblighi nascenti dall'art.28 del Regolamento CONSOB nelle "disposizioni di carattere generale" (Capo I del Titolo I del Regolamento) consente di ritenere adempiuto l'obbligo, in presenza di una pluralità di rapporti, ogniqualvolta la Banca si sia premurata di richiedere le informazioni idonee ad individuare la tipologia del clienti, in rapporto al rischio dell'investimento finanziario proposto, all'inizio del rapporto di gestione generalmente inteso.

Del resto, è lo stesso tenore letterale della norma a implicare tale soluzione, laddove fa espresso riferimento alla fase anteriore alla stipulazione del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimento, mentre l'obbligo di acquisire le informazioni rilevanti non è espressamente ripetuto o ribadito nella disciplina specifica di ogni singolo servizio, ed, in particolare, con riferimento alla cosiddetta "negoziazione su base individuale", disciplinata dall'art.32 del Regolamento.

Tanto chiarito, resta da definire quali siano le conseguenze del rifiuto del cliente all'onere di declinare le informazioni richieste dall'istituto di credito.

Il Collegio ritiene che da tale omissione non possano discendere conseguenze sfavorevoli al cliente, nel senso che dall'assenza di informazioni, l'intermediario autorizzato non può che desumere una propensione al rischio minima o ridotta, una scarsa conoscenza degli strumenti finanziari e, di conseguenza, obbiettivi di investimento orientati alla conservazione del capitale investito, piuttosto che alla massimizzazione della redditività, con l'unica salvezza dell'eventualità che le informazioni in argomento non siano desumibili aliunde, dalle scelte di investimento ed, in generale, dal comportamento in precedenza tenuto dall'investitore nel rapporto con la Banca.

Orbene, in questa fattispecie appaiono ricadere gli attori, i quali hanno sempre tenuto un comportamento non da piccoli risparmiatori inesperti, ma da soggetti adusi a frequentare il mercato mobiliare e conoscitori delle regole di base che lo governano.

Tanto si evince agevolmente dalle pregresse scelte d'investimento compiute dalle attrici e dall'ammontare medio del patrimonio investito, nonché dall'arco temporale in cui lo stesso è stato investito.

Risulta documentalmente provato, infatti, che le attrici, titolari mediamente di un patrimonio di oltre tre miliardi di vecchie lire, lo hanno investito dal 1986 in avanti in titoli finanziari a rischio medio-alto, quali sei gestioni patrimoniali (alcune delle quali composte in prevalenza di titoli azionari, con livelli di rischio dichiarati di standard medio, medio-alto, alto), titoli in depositi a custodia (tra cui spiccano corporate bond di società quotate in mercati esteri, come Carraro e General Elettric), fondi comuni d'investimento azionari ed obbligazionari.

Ma a confermare la correttezza del comportamento della Banca, al di là di facili suggestioni giornalistiche, deve rimarcarsi che il rapporto percentuale tra l'intera massa monetaria consegnata dalle clienti in gestione a BANCA XXX e l'importo (Euro 91.000,00 in totale) dei titoli obbligazionari Telecom Argentina Stet France e Del Monte Finance S.A. sottoscritti è particolarmente limitato, pari a circa il 5%; deve altresì evidenziarsi che le attrici sono rimaste e sono tuttora clienti della Banca ed, infine, circostanza questa particolarmente rilevante, che il valore attuale delle obbligazioni contestate si aggira su percentuali di tutto rispetto, a confronto con il valore medio delle altre tipologie obbligazionarie emesse - rispettivamente - da altre società del Gruppo Cirio o da altre entità di nazionalità argentina (tra i quali lo Stato Argentino, la Provincia di Buenos Aires e simili): le obbligazioni Telecom Argentina Stet France quotano sul mercato secondario, infatti, circa 0,88, ovvero esprimono l'88% del valore di sottoscrizione iniziale; le obbligazioni Del Monte Finance S.A. quotano 0,78.

Se a ciò si aggiunge che detti strumenti di debito avevano allora un rendimento decisamente più elevato di quello medio di prodotti simili, e notevolmente maggiore di quello dei Titoli di Stato dell'area Europa (ovvero, rispettivamente, il 9,5% annuo per le obbligazioni Telecom Argentina Stet France ed il 6,25% annuo per quelle Del Monte Finance S.A.), anche l'area dell'eventuale danno risarcibile alle attrici si riduce enormemente, al punto che la scelta finanziaria appare, in termini percentuali, probabilmente migliore dell'andamento medio dei principali indici borsistici mondiali dal Marzo 2000 (data della discesa degli indici dopo il rialzo dovuto alla "bolla" tecnologica) alla data odierna.

3.

Sull'adeguatezza soggettiva delle operazioni di negoziazione dei titoli obbligazionari Del Monte Finance S.A. e Telecom Argentina Stet France e sul profilo di rischio delle clienti attrici.

La difesa di parte attrice si duole altresì perché non sarebbe stato rispettato il disposto dell'art.28 del Regolamento, a mente del quale "gli intermediari autorizzati si astengono dall'effettuare con o per conto degli investitori operazioni non adeguate per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione.

Ai fini di cui al comma 1, gli intermediari autorizzati tengono conto delle informazioni di cui all'articolo 28 e di ogni altra informazione disponibile in relazione ai servizi prestati.

Gli intermediari autorizzati, quando ricevono da un investitore disposizioni relative ad una operazione non adeguata, lo informano di tale circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione. Qualora l'investitore intenda comunque dare corso all'operazione, gli intermediari autorizzati possono eseguire l'operazione stessa solo sulla base di un ordine impartito per iscritto ovvero, nel caso di ordini telefonici, registrato su nastro magnetico o su altro supporto equivalente, in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute".

Ora, pare al Collegio che l'investimento operato da AAA ed BBB in relazione alle obbligazioni Telecom Argentina Stet France e Del Monte Finance S.A. non possa dirsi inadeguato, in rapporto agli indici previsti normativamente.

Deve, infatti, rilevarsi come l'adeguatezza dell'operazione debba essere valutata alla luce delle informazioni rese dagli investitori ("ai fini del comma 1", recita la norma, ovvero al fine di individuare quali operazioni debbano ritenersi inadeguate con riferimento alla specificità del cliente, gli intermediari tengono conto delle informazioni di cui all'art.28 e "di ogni altra informazione disponibile in relazione ai servizi prestati") ed alla luce del complessivo grado di propensione al rischio desumibile dalla "storicità" del cliente: orbene, a fronte di un grado di rischio medio-alto, desumibile dal quadro complessivo dei rapporti intercorsi ed intercorrenti tra le attrici e la Banca, l'acquisto dei titoli obbligazionari in questione non appare inadeguato, né per tipologia o per oggetto (le attrici erano abituate anche ad investire su titoli azionari, che hanno normalmente un grado di rischio più elevato dei titoli di debito; le attrici hanno anche investito - nel medesimo periodo di acquisto delle obbligazioni per cui è causa - in altri corporate bond), né per frequenza (fu acquisito un quantitativo medio in due riprese), né per dimensione (ridotta, in rapporto al totale del patrimonio gestito).

Non vi sono, in conclusione, motivi validi per ritenere applicabile al caso concreto la fattispecie disciplinata dall'art.29 del Regolamento.

3.

Sul conflitto d'interessi della banca in occasione della negoziazione delle obbligazioni Del Monte Finance S.A.

In relazione alle sole obbligazioni Del Monte Finance S.A., le attrici hanno dedotto che la Banca verserebbe in una situazione di conflitto d'interessi, invocando il mancato rispetto degli obblighi imposti alla stessa dal Regolamento.

In particolare, l'art. 27, sotto la rubrica "Conflitti di interessi" recita: "Gli intermediari autorizzati vigilano per l'individuazione di conflitti di interessi.

Gli intermediari autorizzati non possono effettuare operazioni con o per conto della propria clientela se hanno direttamente o indirettamente un interesse in conflitto, anche derivante da rapporti di gruppo, dalla prestazione congiunta di più servizi o da altri rapporti di affari propri o di società del gruppo, a meno che non abbiano preventivamente informato per iscritto l'investitore sulla natura e l'estensione del loro interesse nell'operazione e l'investitore non abbia acconsentito espressamente per iscritto all'effettuazione dell'operazione. Ove l'operazione sia conclusa telefonicamente, l'assolvimento dei citati obblighi informativi e il rilascio della relativa autorizzazione da parte dell'investitore devono risultare da registrazione su nastro magnetico o su altro supporto equivalente.

Ove gli intermediari autorizzati, al fine dell'assolvimento degli obblighi di cui al precedente comma 2, utilizzino moduli o formulari prestampati, questi devono recare l'indicazione, graficamente evidenziata, che l'operazione è in conflitto di interessi".

Ora, ritiene il Collegio che non sia possibile ravvisare una situazione di conflitto tra BANCA XXX S.p.A. e la società Del Monte Finance S.A., al momento del collocamento delle contestate obbligazioni.

In primo luogo, BANCA XXX S.p.A. non aveva, all'epoca, alcun rapporto di finanziamento in essere con Del Monte Finance S.A., e ciò esclude, già di per sé, che vi fosse nell'azione della banca, un fine diverso ed ulteriore rispetto alla semplice soddisfazione delle aspettative e delle richieste del cliente.

Si deve rammentare che la stessa CONSOB (cfr. comunicazione - risposta a quesito numero DAL 97006042 del 9.07.97 - doc. 32 fasc. convenuta) ha ritenuto insussistente il conflitto d'interessi - nel caso di negoziazione di titoli in contropartita diretta con il cliente - ove la compravendita sia stata perfezionata sulla base di un ordine di acquisto dello strumento finanziario conferito spontaneamente dal cliente, ammettendone, al contrario, l'astratta possibilità nel caso di perfezionamento dell'operazione su suggerimento dell'intermediario, o su sollecitazione di questi, ma solamente se, nel caso concreto, si provi che l'intermediario perseguiva scopi ulteriori e diversi rispetto alla realizzazione dell'interesse del cliente, quale, ad esempio, l'obbiettivo dell'istituto di credito di eliminare rapidamente dal portafoglio di proprietà titoli presenti in sovrabbondanza, a seguito di una massiccia sottoscrizione dell'emissione obbligazionaria contestata.

Ora, nella specie, non vi è prova che la negoziazione dei titoli in argomento sia stata preceduta da particolari sollecitazioni o suggerimenti del funzionario bancario incaricato, né che BANCA XXX S.p.A. avesse in portafoglio una quantità di obbligazione Del Monte Finance S.A. esuberanti rispetto alle normali necessità di approvvigionamento per fare fronte alle ricorrenti richieste della clientela.

Manca, infine, la prova di un qualunque interesse della Banca a collocare titoli di un emittente della quale non era in alcun modo creditrice diretta.

Anzi, detta prova è addirittura esclusa dalla circostanza che la Banca, nel periodo compreso tra il 31.05.01 ed il 31.07.01, ha aumentato la propria esposizione creditizia complessiva verso le società facenti parte del Gruppo Cirio, di circa Euro 467.000,00, segnale ulteriore che la stessa BANCA XXX considerava ancora solido finanziariamente e patrimonialmente il Gruppo che avrebbe invece successivamente dichiarato il "default" sui propri titoli obbligazionari

In conclusione, non vi sono elementi per accogliere le domande formulate da parte attrice.

La mancanza di una espressa domanda di risarcimento dei danni legittima l'omesso esame di altri eventuali profili di negligenza della Banca agli obblighi genericamente imposti dall'art.21, lett.a) TUF.

Sussistono giusti motivi, data la novità della questione, per disporre l'integrale compensazione delle spese di lite.


PER QUESTI MOTIVI


il Tribunale di Monza, Sezione I° civile, in sede collegiale, defi*nitivamente pronunciando nel contraddittorio delle parti sulla causa N. 2310/2004, promossa da AAA ed BBB nei confronti di BANCA XXX S.p.A., ogni altra diversa domanda, eccezione, argomentazione reietta o disattesa, così statuisce:

1.

rigetta le domande proposte dalle attrici nei confronti di BANCA XXX S.p.A.;
2.

dichiara integralmente compensate tra le parti le spese di lite.

Così deciso in Monza il 16.12.2004.

Il Presidente

(dr. Gianfranco D’Aietti)
http://www.altalex.com/index.php?idstr=123&idnot=8050
 
FabioGalletti ha scritto:
Così delineato, il rapporto tra l'intero complesso normativo del settore dell'intermediazione finanziaria e la risposta sanzionatoria dell'ordinamento, in caso di violazione, si presenta con una correlazione coerente tra la tipologia di norma violata e la conseguente reazione: alla violazione di specifiche regole cui l'intermediario è tenuto (ad esempio: gli intermediari autorizzati devono chiedere all'investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, nonché circa la sua propensione al rischio; .. devono consegnare agli investitori il documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari) può conseguire, su domanda del cliente, la nullità del contratto per violazione di una regola di tutela, o di protezione del cliente medesimo, di natura imperativa; alla violazione di norme generali di prudenza e diligenza professionale nel proprio operato, non meglio specificate o codificate in sede regolamentare o attuativa, segue unicamente, in virtù dei principi generali in materia d'inadempimento delle obbligazione, ed in particolare, in forza dello specifico disposto dell'art.23, comma VI° del TUF, l'azione per il risarcimento dei danni.

.....

Ora, nel caso concreto, come sopra evidenziato, nessuna azione risarcitoria è stata proposta dalle attrici, onde l'esame della domanda deve essere limitato alla verifica delle violazioni specifiche agli obblighi imposti all'intermediario dalle norme regolamentari, secondo la sequenza prospettata dall'attore.

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Bond, giro di valzer di rimborsi
Sentenze favorevoli dei Tribunali ai sottoscrittori di obbligazioni Parmalat, Cirio e della Repubblica Argentina



MILANO • Il Tribunale di New York non lascia tregua al Governo argentino sui Tango Bond. Dopo avere emesso due sentenze di sequestro per 7 miliardi e 5 miliardi di dollari, il 31 marzo scorso il giudice Thomas Griesa ha riconosciuto il diritto ad un gruppo di 28 bondholder, tra cui tre italiani, di essere rimborsati del capitale investito nelle obbligazioni in default dal dicembre 2001 e al pagamento degli interessi. Da New York a Ferrara, dove il giudice civile della cittadina emiliana ha imposto alla Cassa di risparmio di Ferrara e alla Cassa di risparmio di Cento il rimborso rispettivamente di 80mila euro di obbligazioni Parmalat e di 100mila euro di bond Cirio.
I Tango bond. La sentenza sul rimborso dei bond argentini arriva pochi giorni dopo quella di sequestro delle vecchie obbligazioni depositate presso la Bank of New York, la banca agente dell'operazione di swap. Del resto, gli attori di entrambe le azioni legali sono gli stessi e con l'ordinanza di sequestro il giudice ha voluto tutelare i risparmiatori fino alla sentenza di Appello fissata il 27 aprile. Alla luce della decisione di Griesa, i legali dello studio Dreier Llp di New York in rappresentanza dei risparmiatori, insieme agli avvocati dell'Argentina della law firm Clearly, Gottlieb e Hamilton, si incontreranno per stabilire capitale e interessi maturati per ogni singola posizione.
L'accordo dovrà poi essere convalidato dal giudice per renderlo così esecutivo, ma nonostante ciò non sarà eseguibile fino alla pronuncia della Corte d'Appello sul sequestro. In caso di sentenza positiva, i passi successivi saranno il pignoramento e quindi la liquidazione dei titoli sul mercato. Al contrario, se la risposta della Corte d'Appello sarà negativa allora la parola passerà agli studi legali che studieranno le mosse successive. Il Sanpaolo Imi e la Banca del Garda sono le banche presso le quali i risparmiatori italiani avevano sottoscritto i bond, escluse comunque dal procedimento legale.
Bond Cirio e Parmalat. Sarà la Cassa di risparmio di Ferrara a rimborsare 80mila euro di obbligazioni Parmalat investite da una pensionata del capoluogo estense. Lo ha stabilito il giudice Michele Guernelli ritenendo nulli gli ordini di acquisto impartiti dal funzionario dell'istituto di credito « per mancanza di informazione specifica sui titoli » , si legge nel dispositivo. I bond erano stati acquistati in varie tranche, l'ultima nel maggio 2003, disattendendo però l'indicazione della risparmiatrice che aveva chiesto di acquistare obbligazioni At& T. La risposta del funzionario fu che « non era riuscito ad acquistarle, ma c h e a v e v a comprato le stesse obbligazioni Parmalat come nel precedente investimento » . Peccato che il tasso d'interesse era inferiore e che il titolo pochi mesi dopo sarebbe andato in default. A dicembre quando emerse la verità sul crack di Collecchio la risparmiatrice « tentò di recuperare le perdite subite— scrivono gli avvocati Giorgio Sorgato e Carlo Dall'Ara in una memoria — ma le venne consigliato di vendere altri titoli validi e buoni e non invece gli altri bond Parmalat dalla stessa posseduti e comprati con l'inganno, subendo così una doppia perdita » .
Discorso analogo per i bond Cirio: anche in questo caso il giudice ha ritenuto nulli gli ordini di compravendita impartiti dal funzionario della Cassa di risparmio di Cento per 100mila euro di obbligazioni. Il giudice ha, quindi, appurato che al risparmiatore non furono fornite le informazioni previste dal regolamento Consob e non venne mai consegnato il documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari.
http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole130405ri.html
 
Tango bond, quelle cause troppo ardite



C'è qualcosa di peggio di veder sfumare i propri risparmi investiti in obbligazioni argentini, in default da oltre quattro anni, avendo ora come alternativa la perdita secca del 70% in 30 anni o del 100% subito? Certo: aver perso la causa contro la propria banca, chiamata in giudizio, e dover pagare anche le spese legali. É questo il più clamoroso di tutti gli autogol? Non è detto, una candidatura c'è. Ma prima di svelarla è il caso di distinguere le partite: davanti al giudice terzo servono le prove, gli assi in mano, nel corpo a corpo conta invece la forza. Non aveva le carte giuste, secondo i giudici del Tribunale di Bergamo, il risparmiatore di cui sopra: in sede di collocamento aveva dichiarato di avere un'alta conoscenza degli strumenti e dei mercati finanziari ed un'alta propensione al rischio. E non aveva nemmeno precisato quale sarebe stato il conflitto di interessi di cui imputava la sua banca, la Popolare di Bergamo assistita dallo studio Camozzi Bonissoni. Evidentemente il risparmiatore e il suo avvocato contavano di sfruttare un clima persecutorio contro gli intermediari, per vincere. La forza, qui era inutile.
La sta usando invece il presidente argentino Nestor Kirchner: assente al funerale del Papa, per timori di contestazioni, è in visita in Germania per ricostruire rapporti economici e diplomatici dopo il crack del Natale 2001.
Incassata l'amicizia di Schroeder, il novello Davide agita la fionda contro l'Fmi Golia, colpevole di aver corretto al rialzo la percentuale di adesione all'incriminato swap, per considerarlo valido: o Golia riaprirà il portafoglio, dice Kirchner, o Buenos Aires inizierà a rimborsare prima chi ha aderito allo swap che il creditore privilegiato per eccellenza, sua maestà il Fondo. Una bella provocazione. Che si presume non sia l'ultima, visto che in autunno si vota in Argentina e Kirchner è a caccia di popolarità. Saranno sei mesi in cui a livello internazionale si giocherà alla fionda, mentre a livello locale si giocherà con gli assi. Quando ci sono. Ed è quando ci sono che — alle carte — si " vede" il gioco dell'avversario. Ora il negoziatore nonchè rappresentante delle banche italiane Nicola Stock fa sapere che chi aderirà alla probabile società veicolo per trascinare l'Argentina davanti alle sedi giudiziarie internaizonali, non sarà obbligato a rinunciare a rivalersi contro i collocatori. Cosa che invece avevano imposto — non a caso — molte singole banche in sede di conciliazione con i propri clienti. Se non è un autogol questo.
http://www.assinews.it/rassegna/art...us160405ba.html
 
non ho le idee molto chiare sul discorso della vendita individuale e non tramite collocamento per tutti.
Io ho acquistato in sottoscrizione argentina 1999-2004, volevo sapere se erano obbligati a darmi il prospetto e se potevano venderle subito senza aspettare i 6 mesi famosi.
Nel caso di acquisto al di fuori della sottoscrizione invece mi sembra che la banca sia dall parte della ragione giusto?
 
Altre 2 cose:

1) da quello che ho letto sulla sentenza di monza tu consigli non di chiedere la nullita, bensi il risarcimento?
Nella sentenza poi si diceva che la domanda per la mancata sottoscrizione del modulo di adesione e il mancato ricevimento del prospetto doveva essere inviata alla sgr e non alla banca, quindi nel mio caso reale dovrei porre domanda all'argentina per il fatto di non avermi dato il prospetto in sottoscrizione oppure alla banca?(anche se mi sembra un ragionamento assurdo, perche la causa è contro la banca e non contro l'argentina).

2) ho letto il tuo articolo relativo alla sentenza positiva contro l'acquisto di un bond al grey market, non perche cio non fosse legale ma perche nel contratto si diceva che il titolo era gia esistente, ti descrivo brevemente il mio fissato bollato:
nota informativa redatta come da fissato bollato emesso da .....
confermiamo di aver acquistato per ordine di ....
cointestatario del dossier in oggetto il sottoindicato valore mobiliare per consegna a regolamento per contanti al 01/07/1999 da immettere nel deposito titoli.
Vi comunichiamo che regoleremo contabilmente sul conto corrente di corrispondenza a voi intestato l'operazione sottodescritta. seguira estratto conto.

operazione c817 etc del 24/06/1999 ore 10.36.00
eseguito il 24/06/1999 ore 10.36.48 a estero non quotati

luogo di liquidazione estero non quotati
Mercato non quotato

argentina 8,5% 1/7/99-2004
prezzo unitario 100,1976
Modalita contropartita diretta
tra l'altro in sottoscrizione non dovrebbero esserci commissioni invece c'è scritto 10,32 euro di spese di istituo e 2,71 di recupero bolli per un totale di 13,03 sotto la scritta bolli commissioni valutarie spese e proventi.
In sostanza ho acquistato il 24 giugno ma il titolo è stato quotato il 1 luglio.
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Tribunale di Venezia, sez. II 22-11-2004
Pitteri e Klamer c. Deutsche Bank
Giudice unico Dott. Caprioli
Gli effetti conseguenti alla violazione di una norma imperativa, quale deve ritenersi l'art. 23
D.Lgs. n. 58/98 in considerazione degli interessi sottesi alla regola formale (tutela del
risparmio), non possono essere analoghi a quelli che discendono dalla violazione di una norma
contrattuale ove le parti non l'abbiano espressamente pattuito. Il riferimento normativo dei
"contratti relativi alla prestazione dei servizi d'investimento” cui fa riferimento l'art. 23 sembra
circoscrivere l'obbligo formale ai soli contratti destinati alla disciplina delle prestazioni di
servizio, esentandone invece le singole operazioni poste in essere sulla base di un accordo
quadro. Conclusione questa che appare rafforzata dalla constatazione che al contratto quadro,
per il quale è imposta la forma scritta a pena di nullità, viene invece lasciata la libertà di
individuare le modalità con le quali il cliente impartisce ordini e disposizioni. Libertà che è il
contrario d'imperatività, e che, lungi dall'imporre la forma scritta, si estende a poter conferire
ordini e revoche telefonicamente, e per le quali s'impone solo la registrazione (nel caso di
specie era contestata la invalidità dell'operazione di acquisto delle obbligazioni argentine per la
mancanza del requisito della forma scritta, che il giudice ha negato per le ragioni sopra
esposte).
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Tribunale di Venezia, sez. II 22-11-2004
Pitteri e Klamer c. Deutsche Bank
Giudice unico Dott. Caprioli
L'art. 21 del decreto legislativo n. 58/98 impone a tutti i soggetti abilitati ad operare nei servizi
d'investimento l'obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse
dei clienti e per l'integrità dei mercati nonché di acquisire le informazioni necessarie dai clienti
operando in modo che essi siano adeguatamente informati. Principi questi che avevano trovato
già attuazione nel regolamento Consob del 30 luglio 1997 adottato ai sensi del decreto
legislativo del 23 luglio 1996, n. 415, art. 18, comma primo, art 33, commi secondo e quinto, e
art. 25, commi secondo e terzo. In esso, infatti, erano stati previsti (art. 5) a carico degli
intermediari, prima dell'avvio dell'operazione di investimento precisi oneri, quali quello di
chiedere all'investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti, la sua
situazione finanziaria, i suoi obbiettivi d'investimento, nonché circa la propensione al rischio con
l'obbligo di far risultare nel contratto l'eventuale rifiuto del cliente a fornire le notizie. Era stato
altresì previsto che gli intermediari non potessero effettuare operazioni o prestare il servizio di
gestione se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e
sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per
effettuare consapevoli scelte d'investimento o disinvestimento. Si tratta di regole la cui
sostanza precettiva non ha subito alcuna modifica ad opera del successivo regolamento Consob
n. 11522 entrato in vigore il 1° luglio 1998 che all'art. 28 testualmente le ribadisce. Sul punto
giova anche rilevare che l'acquisto di altri titoli, notoriamente a bassa volatilità, unitamente a
quelli dello Stato, non trasforma automaticamente l'investitore, nella specie un pensionato ed
una casalinga, in un soggetto esperto in grado di valutare i rischi dell'operazione (nel caso di
specie era contestata la invalidità dell'operazione di acquisto di obbligazioni argentine, che il
giudice ha dichiarato per i motivi sopra esposti).
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Tribunale di Venezia, sez. II 22-11-2004
Pitteri e Klamer c. Deutsche Bank
Giudice unico Dott. Caprioli
L'art. 21 del TUIF impone che una organizzazione "riduca al minimo il rischio di conflitti
d'interessi” e "in situazione di conflitto” impone di "agire in modo da assicurare comunque ai
clienti trasparenza ed equo trattamento. Ove l'intermediario non ha svolto solo una semplice e
normale attività d'intermediazione ma ha assunto in proprio il rischio di collocamento, e con
questo quello dei risultati dell'investimento ricorre l'ipotesi del conflitto d'interessi. Conflitto che
si sostanzia nell'interesse dell'intermediario a trasferire al cliente quell'elevatissimo rischio di
risultato che altrimenti correrebbe in proprio. In sostanza si ritiene che il problema del conflitto
debba essere colto con riferimento alle caratteristiche che, di volta in volta, danno corpo a
specifiche "nature”, ed è di queste che il cliente deve essere consapevole in quanto
contribuiscono a illuminarlo nel processo di decisionale circa l'effettuazione dell'operazione (nel
caso di specie era contestata la invalidità dell'operazione di acquisto di obbligazioni argentine,
che il giudice ha dichiarato per i motivi sopra esposti).
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Tribunale di Mantova, sez. II 12-11-2004
Campagnoli e Castaldini c. Unicredit Banca
G.U. Mauro Bernardi
Deve ritenersi non adeguata l'operazione di acquisto di obbligazioni argentine in considerazione
della sua dimensione (comportando l'impiego di oltre la metà del patrimonio mobiliare dei
clienti), della natura altamente rischiosa dei titoli prescelti, delle condizioni di mercato di quei
titoli (il cui rating era oggetto di progressivo declassamento da parte delle maggiori agenzie
internazionali), della circostanza che i clienti erano investitori non professionali (entrambi
pensionati), dell'età degli stessi (ultrasettantenni come emerge dai contratti, dovendo tale dato
fare ragionevolmente presumere la preferenza per una gestione conservativa del patrimonio),
nonché della propensione al rischio in precedenza manifestata (gli istanti avevano in passato
investito i propri risparmi in obbligazioni della banca convenuta).
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Tribunale di Mantova, sez. II, sent. n. 614 18-03-2004
Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
G.U. Mauro Bernardi
E' infondata la domanda diretta a sostenere l'invalidità degli ordini d'acquisto ex artt. 1418 e
1439 c.c. se non vi è alcuna prova che l'istituto avesse artificiosamente indotto i clienti ad
acquistare i titoli obbligazionari (nella specie, titoli del debito pubblico argentino) con il fine di
recare ad essi danno, dovendosi altresì osservare, con riguardo alla prima delle prospettazioni
che, per aversi contrarietà a norme imperative ai sensi dell'art. 1418 c.c., occorre che il
contratto sia vietato direttamente dalla norma penale, nel senso che la sua stipulazione integri
reato, mentre non rileva il divieto che colpisca soltanto il comportamento materiale delle parti
(in tal senso vedasi Cass. 25-9-2003 n. 14234).
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Tribunale di Mantova, sez. II, sent. n. 614 18-03-2004
Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
G.U. Mauro Bernardi
L'art. 27 reg. Consob deve interpretarsi alla stregua del principio giurisprudenziale affermatosi
in sede di applicazione dell'art. 1394 c.c. secondo cui la responsabilità del rappresentante che
persegua interessi propri o di terzi incompatibili con quelli del rappresentato sussiste solo ove
alla utilità conseguita o conseguibile dal rappresentante per sé o per il terzo, segua o possa
seguire un danno per il rappresentato (cfr. Cass. 17-4-1996 n. 3630; Cass. 16-2-1994 n. 1498;
Cass. 19-9-1992 n. 10749; Cass. 25-1-1992 n. 813) (nella specie, per operazione in titoli del
debito pubblico argentino).
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Tribunale di Mantova, sez. II, sent. n. 614 18-03-2004
Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
G.U. Mauro Bernardi
Deve invece ritenersi che la banca non si sia comportata in conformità di quanto prescritto dal
combinato disposto di cui agli artt. 21 lett. a) e b) del d. lgs. 24-2-1998 n. 58 e 28 del
regolamento Consob 1-7-1998 n. 11522 che impongono all'istituto di credito di prestare i servizi
di investimento con diligenza e di operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente
informati. In proposito occorre osservare che, secondo quanto risulta dall'indagine svolta dal
c.t.u., ai titoli del debito argentino acquistati il 5-9-2001, nel mese di luglio 2001 l'agenzia
Moody's aveva attribuito come rating la valutazione Caa1 (indicante un titolo ad alto rischio di
insolvenza) e che, nell'anno precedente, tali obbligazioni erano state classificate
rispettivamente, B1 (20-8-2000), B2 (20-3-2001 e 4-6-2001), B3 (13-7-2001), laddove tali
indicatori designano titoli molto speculativi che offrono scarsa sicurezza di puntualità del
pagamento nel lungo termine, con una valutazione progressivamente negativa da B1 a B3.
Nella valutazione di Standard & Poor's invece al titolo in questione era stato attribuito il
seguente rating con andamento parimenti sempre più negativo: BB (15-9-2000), B (8-5-2001),
B (6-6-2001), B- (12-7-2001), CCC+ (9-10-2001), laddove le prime classificazioni indicano
titoli speculativi in cui il debitore mantiene al momento la capacità di onorare i propri impegni
ma condizioni avverse di mercato potrebbero incidere negativamente sulla stessa, mentre
l'ultima designa un debitore ad alto rischio di insolvenza nel senso che, ove le condizioni di
mercato divengano sfavorevoli, molto probabilmente il debitore non sarà in grado di onorare i
propri impegni. In proposito va detto che i titoli obbligazionari argentini al momento
dell'acquisto da parte degli istanti erano considerati ad alto rischio di insolvenza dovendosi
evidenziare inoltre che, nel corso del 2001, entrambe le agenzie avevano ripetutamente rivisto
in senso negativo il loro giudizio sull'affidabilità ad onorare gli impegni da parte dello stato
argentino (c.d. down-grading): per quanto riguarda il rating leggermente più favorevole
indicato da Standard & Poor's nel periodo antecedente l'acquisto, va osservato che, poiché
rientra nelle massime di comune esperienza il dato secondo cui, di fronte a valutazioni
divergenti (peraltro modeste nel caso di specie), gli investitori prendono in considerazione
quella più negativa (peraltro già nell'ottobre del 2001 il rating attribuito da tale agenzia si era
allineato a quello espresso da Moody's), deve ritenersi che costituisse dato acquisito per il
mercato quello secondo cui i titoli del debito pubblico argentino erano considerati di
problematico rimborso.
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Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
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La banca doveva fornire una completa informazione circa i rischi connessi a quella specifica
operazione (nella specie, titoli del debito pubblico argentino) che il cliente intendeva porre in
essere (obbligo imposto dall'art. 28 co. II del regolamento Consob n. 11522), informazione che,
trattandosi di soggetto tenuto ad agire con la diligenza dell'operatore particolarmente
qualificato (cfr. artt. 21 lett. a) d. lgs. 58/98, 26 lett. e) reg. Consob cit. e 1176 II co. c.c.)
nell'ambito di un rapporto in cui gli è imposto di tutelare l'interesse dei clienti (v. artt. 5 e 21
lett. a) del d. lgs. 58/98, non senza dimenticare che la tutela del risparmio è addirittura imposta
dall'art. 47 della Costituzione), necessariamente comprendeva l'indicazione, non generica, della
natura altamente rischiosa dell'investimento operata dalle maggiori agenzie specializzate in
materia, dovendosi ritenere, sotto tale profilo, che la banca sia obbligata a conoscere tali dati e,
conseguentemente, a riferirli al cliente.
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Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
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L'art. 23 u.c. del d. lgs. 58/98 pone a carico dei soggetti abilitati all'esercizio dei servizi di
investimento l'onere di provare di avere agito con la specifica diligenza richiesta e tale onere
probatorio, per quanto sopra osservato, non è stato assolto dalla banca (fattispecie relativa
all'acquisto di obbligazioni argentine).
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G.U. Mauro Bernardi
E' fondato il rilievo secondo cui l'istituto avrebbe comunque dovuto segnalare l'inadeguatezza
dell'operazione ai sensi dell'art. 29 del regolamento Consob (c.d. suitability rule) in
considerazione della sua dimensione (sia in termini assoluti sia perché si trattava della metà del
patrimonio mobiliare dei clienti), della natura altamente rischiosa dei titoli prescelti (nella
specie, titoli del debito pubblico argentino) e della circostanza che i clienti fossero investitori
non professionali.
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Dal documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari risulta che i clienti
avevano indicato quale proprio obiettivo di investimento (in una graduatoria da uno a cinque in
cui al numero più basso corrisponde il rischio minimo) il punto 4 (prevalenza della rivalutabilità
rapportata al rischio di oscillazione dei corsi) mentre, in ordine alla propensione al rischio,
nell'ambito delle opzioni alta, media e bassa, essi avevano indicato quella media. Orbene alla
stregua di siffatte evidenze deve ritenersi non provato che il profilo di rischio dei clienti potesse
individuarsi in quello puramente speculativo posto che la gestione patrimoniale in precedenza
accesa presso la Banca riguardava comunque una gestione (sia pure la più aggressiva) di tipo
bilanciato (caratterizzata quindi anche dalla presenza di titoli obbligazionari emessi dallo stato
argentino) e che si trattava comunque di uno strumento finanziario affidato alla gestione di un
operatore professionale (analoghe considerazioni valgono anche per quanto concerne
l'investimento in una Sicav e nella polizza Index).
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Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
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La banca la quale, per il tramite del proprio dipendente, consigli al cliente l'acquisto di un titolo
(nella specie, titoli del debito pubblico argentino), senza informarlo del fatto che sia stato
valutato dalle principali agenzie internazionali come a rischio di insolvenza, risponde a titolo
contrattuale nei confronti del cliente, per il danno da questi patito in conseguenza della
insolvenza dello Stato emittente.
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Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
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Nella prestazione di servizi di investimento, la banca è tenuta ad agire con la diligenza
dell'operatore particolarmente qualificato, nell'ambito di un rapporto in cui gli è imposto di
tutelare l'interesse, costituzionalmente protetto, dei clienti. La banca è pertanto obbligata a
fornire un'informazione completa dei rischi dell'operazione (nella specie, titoli del debito
pubblico argentino), informando il cliente, espressamente e in modo non generico, del giudizio
sulla rischiosità dell'investimento operato dalle maggiori agenzie specializzate in materia. La
violazione delle norme legislative e regolamentari in tema di diligenza nella prestazione dei
servizi di investimento comporta la nullità dell'ordine di acquisto ed il conseguente obbligo della
banca di restituire la somma di denaro investita dal cliente.
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Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
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La banca è tenuta a informare il cliente dell'inadeguatezza dell'operazione di investimento e
delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione qualora i clienti non siano
investitori professionali e l'operazione abbia ad oggetto titoli con alto profilo di rischio (nella
specie, titoli del debito pubblico argentino) e sia, in termini assoluti e relativamente al
patrimonio del cliente, di rilevante importo.
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Tribunale di Mantova, sez. II, sent. n. 614 18-03-2004
Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
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L'adempimento dell'obbligo di segnalare l'inadeguatezza dell'operazione (nella specie, in titoli
del debito pubblico argentino) e le ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua
esecuzione non richiede da parte dell'intermediario l'adozione della forma scritta, vigendo in
materia il principio di libertà delle forme di manifestazione della volontà negoziale.
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Tribunale di Mantova, sez. II, sent. n. 614 18-03-2004
Gambuti ed altro c. Banca Agricola Mantovana spa
G.U. Mauro Bernardi
La banca alla quale il cliente si rivolga per l'acquisto di titoli sul mercato finanziario (nella
specie, titoli del debito pubblico argentino) ha l'obbligo di informare il cliente di tutte le
caratteristiche del titolo e del rischio dell'investimento; tale obbligo va assolto in modo puntuale
ed analitico, e non può ritenersi soddisfatto dalla generica rappresentazione di elementi di
rischio dell'investimento, se non vengano espressamente rappresentati al cliente i rischi relativi
sia alla remunerazione del capitale, sia al rimborso di esso.
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Tribunale di Roma 31-03-2003
Gallo c. Rep. Argentina
L'inadempimento di uno Stato estero alle obbligazioni assunte per effetto dell'emissione di titoli
del debito pubblico (nella specie bond argentini), venduti in Italia, non può essere sindacato dal
giudice italiano, allorché la sospensione dei pagamenti sia stata disposta con legge di quello
Stato, al fine di fronteggiare una grave situazione di crisi economica e finanziaria.
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Tribunale di Milano 11-03-2003
Goldoni e altro c. Rep. argentina
È improponibile per difetto assoluto di giurisdizione il ricorso per sequestro conservativo
promosso nei confronti della Repubblica argentina da titolare di obbligazioni emesse da detto
Stato, atteso che il mancato pagamento sia delle cedole in scadenza che delle somme scadute
in conto capitale ha avuto diretta origine da provvedimenti legislativi ed atti normativi ad
efficacia generale, adottati dallo Stato medesimo nell'ambito delle proprie sovrane prerogative,
per motivi di emergenza pubblica, al fine di garantire la sopravvivenza economica della nazione.
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Tribunale di Roma 30-09-2002
Rep. Argentina c. Sandri e altro
Ai sensi dell'art. 13 della convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, come richiamato
dall'art. 3 comma 2 l. 31 maggio 1995 n. 218, sussiste la giurisdizione italiana in un
procedimento cautelare inerente ad una controversia relativa all'acquisto in Italia di titoli
obbligazionari emessi da uno Stato estero, poiché - trattandosi di contratti con i consumatori -
l'azione può essere esercitata davanti al giudice del domicilio del consumatore stesso (nella
specie si trattava di bond argentini).
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Tribunale di Roma 22-07-2002
Mauri e altro c. Rep. Argentina
Sussiste la giurisdizione italiana in un processo cautelare promosso da cittadini italiani contro lo
Stato argentino, derivante dall'acquisto di titoli obbligazionari emessi da quest'ultimo, sia in
base agli art. 3 e 10 l. 31 maggio 1995 n. 218, sia in base all'art. 8 par. 2 della convenzione
italo-argentina del 22 maggio 1990 sulla promozione e protezione degli investimenti; tale
norma prevede che le controversie sugli investimenti sorte tra uno Stato contraente e un
investitore siano sottoposte alla giurisdizione dello Stato in cui si trova l'investimento.
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nella lettura omettete le prime due righe che si ripetono sotto al link :)
 
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