Bot Btp versus BCE

jaga

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Leggo con interesse dei bot che pian piano rialzano i rendimenti siamo al 3 % lordo circa ma mi domando se la mia scelta di 2 anni fà non sia comunque giusta ho comprato obb. BCE XS0170558877 con scaenz 2013 e rend. 3,625 partendo dal presupposto di essere cassettista la plus che ho anche adesso non mi riguarda e preoccupa,così facendo ho pagato 1 volta sola comm. e prendo cmq interessi poco superiori a quelli attuali e poi ho cercato di demonizzare il "rischio paese " forse sono troppo prudente :eek: ma l rating è del tutto rassicurante .
La mia paura è che con continui acquisti di titoli ti giochi un sacco di soldi a favore delle banche e basta
Ciao Grazie
 
tutto ok.

il ragionamento va fatto in termini di rendimenti legati alla scadenza.

in due anni son saliti anche i rendimenti a 7 anni (9 al tempo del tuo acquisto) e quindi il Tuo titolo ha compensato questo rialzo con un abbassamento di prezzo. (dal 2 al 4%)

è corretto considerare le commissioni di intermediazione nel calcolo dei rendimenti.
(molti qui, non io, operano a commissioni pressochè nulle )

con tassi crescenti la logica di acquistare titoli a medio/lungo termine solo alla fine dei rialzi può essere corretta e di conseguenza può essere corretto acquistare titoli a breve (2/3 anni) rinunciando a qualcosa prima per avere di più dopo.

anch'io al momento dell'acquisto di un titolo lo considero un contratto e lo porto a scadenza. il rendimento per x anni è congruo e allora firmo.

Purtroppo la congruità del rendimento è funzione di cosa offre il mercato in un certo periodo di tempo. Con gli occhi di domani potrebbe non essere più tale.

è un mondo difficile ................. :) ;)

un saluto a tutti
Yu
 
..ad occhio sono IEB , o BEI....

comunque , a mio parere , se si teme per le cattive condizioni economiche del nostro paesucolo - insomma , il default dell' italia , - a che servirebbe detenere strumenti finanziari comunque denominati (valuta ed emittente) in una patria banca ?

... a che servirebbe??

:mmmm:
 
slowdown ha scritto:
..ad occhio sono IEB , o BEI....

comunque , a mio parere , se si teme per le cattive condizioni economiche del nostro paesucolo - insomma , il default dell' italia , - a che servirebbe detenere strumenti finanziari comunque denominati (valuta ed emittente) in una patria banca ?

... a che servirebbe??

:mmmm:

Beh potrebbe servire ad evitare una svalutazione degli asset da eventuale ritorno alla nuova lira, essendo i BEI emessi da una banca sovranazionale e denominati in euro non credo che sarebbero facilmente convertiti in nuova lira...

(anche se per ora non credo che sia un rischio imminente... nei primi anni 90 il debito pubblico era ben più alto di ora)
 
Habanero ha scritto:
Beh potrebbe servire ad evitare una svalutazione degli asset da eventuale ritorno alla nuova lira, essendo i BEI emessi da una banca sovranazionale e denominati in euro non credo che sarebbero facilmente convertiti in nuova lira...

(anche se per ora non credo che sia un rischio imminente... nei primi anni 90 il debito pubblico era ben più alto di ora)


..e non vorrei neppure fare il menagramo....

...ma se dovessimo crakkare.... tutto - tutto - quello che hai in banca ti verrebbe istantaneamente convertito nella nuova valuta nazionale .... tipo patacones oppure strappidicartaigienicarecentementeusata......

.. hai da ricordare qualche caso di default - anche parziale - dove ai normali cittadini siano stati mantenuti i depositi nella valuta originaria?? :no:


... poi ciascuno la vede come crede..

:)
 
slowdown ha scritto:
... poi ciascuno la vede come crede..

:)

Mah… ammesso che in questo paese delle banane vi sia ancora una certezza del diritto, imho non è tanto questione di vederla come uno crede quanto tentare di capire cosa fare concretamente in caso di uscita dall’euro e svalutazione della nuova lira.

Non è solo questione di default, ma anche in questo caso estremo leggendo alcuni post nella sezione macroeconomia mi è sembrato di capire che i titoli BEI rimarrebbero denominati in euro e non seguirebbero lo stesso destino di Bot Btp ecc.

La questione è interessante e meriterebbe senza dubbio un approfondimento… a volte ci si consuma le dita sulla tastiera per molto meno.

Ad maiora
 
Habanero ha scritto:
Non è solo questione di default, ma anche in questo caso estremo leggendo alcuni post nella sezione macroeconomia mi è sembrato di capire che i titoli BEI rimarrebbero denominati in euro e non seguirebbero lo stesso destino di Bot Btp ecc.


Ad maiora


mmmmhhhhh,..........capisco....


....e chi gli cambia denominazione.....anche i dollari che eventualmente avresti su un conto in valuta , non verrebbero denominati in patacones...

...se hanno rubato sui conti correnti....e non mi pare fosse scritto da alcuna parte che fosse consentito,...

... se hanno cambiato la legge fallimentare DOPO il fallimento di e per Parmaladralat ,

....se viene fatta la legge che consente a qualunque amico degli amici di farsi i fatti propri ,

... se le banche/assicurazioni possono dire che delle sentenze dei tribunali se ne fregano..


..e , comunque a prescindere dallo stato di diritto che vige in questo paese (dove ha il solo significato di definire come gioca un giocatore di tennis quando la prende sul diritto , appunto...)

..davvero qualquno si illude che accada diversamente dai posti dove è già accaduto , che si facciano di queste sottilizzazioni...?

allora , mi sà , che sia ancora poco chiara la funzione del default...

io penso... e poi ciascuno la pensi pure come crede..

:(



qualquno :eek: :eek: :eek:
 
Ultima modifica:
Ciao Slowdown,
scusa se ti chiedo cose per te banali, cerca di portare pazienza, io sono davvero ignorante in materia ... una volta non mi preoccupavo di questa mia ignoranza, ma forse è venuto il momento di approfondire...

Bene, le domande che volevo farti sono queste :

1) ci sono diversi tipi di default , oppure ne esiste solo uno (tipo argentina) ?

2) In caso di default dell'italia, cosa accade ai risparmi che gli italiani hanno nelle banche in italia ed all'estero?

3) Sempre nel caso di defult italia, esiste un particolare tipo di risparmio che non venga toccato dall'evento?

Grazie

saluti

maino
 
Maino ha scritto:
Ciao Slowdown,
scusa se ti chiedo cose per te banali, cerca di portare pazienza, io sono davvero ignorante in materia ... una volta non mi preoccupavo di questa mia ignoranza, ma forse è venuto il momento di approfondire...

Bene, le domande che volevo farti sono queste :

1) ci sono diversi tipi di default , oppure ne esiste solo uno (tipo argentina) ?

2) In caso di default dell'italia, cosa accade ai risparmi che gli italiani hanno nelle banche in italia ed all'estero?

3) Sempre nel caso di defult italia, esiste un particolare tipo di risparmio che non venga toccato dall'evento?

Grazie

saluti

maino



Maino ha scritto:
Ciao Slowdown,
... io sono davvero ignorante in materia ...


:no: :no: :no: ....



....mmmmmmmmmmhhhhhhhhhhh......

.. mi metti in difficoltà ...mannnaggggiaaa....
..è un brutto argomento..... molti NON vogliono sentire ...- se ne parla anche dove lavoro... so che significa parlarne cercando di restare il più possibile sui """ precedenti """ ed applicando i metodi "tradizionali... :( ... del nostro paesello...

""" ... una volta non mi preoccupavo di questa mia ignoranza, ma forse è venuto il momento di approfondire... """

..per me questo momento venne alcuni anni orsono....Russia...che tu ben conosci...

questo , per me fu uno shock - il germe del dubbio.....- dopo la crisi del 92 ,da noi..

Insomma , direi che chi vuole riflettere , rifletta solo su questo tema :crakkiamo o no e se ci sono probabilità che si , stima del tempo necessario...

e lasci perdere BEI , BIRS , titoli in valuta se depositati in banche di casa....direi che come quando ci si aspetta che la borsa tracolli ma si pensa : io scappo il giorno prima , pensando - volendo credere- di aver trovato il modo per scansarla...

Quelli che conosco sufficientemente - nel senso che ho cercato di documentarmi - sono Russia , Ucraina , argentina (ho letto molto..perchè stavo per metterci dei soldi... :eek: , e poi un altro sudamericano - forse equador....)

in tutti questi casi , chi non ha scampo , è la quota di debito detenuto all'interno - risparmiatori locali - e contabilizzato nelle banche nazionali : divieto di detenere valuta estera , blocco dei prelievi ,....... perchè la valuta viene ""presa"" dalle banche ( russia,argentina , ucraina,) che rendono la nuova carta straccia ai creditori nazionali (di certo non tutti...ma a quelli come me per certo..)
Ancora oggi , in ucraina , (dove ebbero un defaul interno) i soldi li murano nei muri di casa...terrore delle banche...

Se possibile ,si cerca di onorare il debito verso l'estero con piccole tosature (NON come ha fatto l'argentina ) magari in modo selettivo ( differenza di trattamento tra creditori di diverso rango (russia e forse equador..)...e con una ristrutturazione...

comunque , le risorse vengono quasi tutte assorbite dalle banche e poco altro...insomma in un default la funzione dei risparmiatori è quella di riempire il buco...certo che i titoli esteri non vengono ridenominati , ma vengono più o meno espropriati - argentina- russia ...

Ricordo quale ultimo provvedimento venne adottato dal governo argentino prima di dichiarare il default: tutti i fondi pensione furono obbligati a comprare titoli di stato...che 24 ore dopo valevano zero....

e comunque non mi risulta che ci sia una "" procedura codificata"" , quindi si procede con misure prese dai politici sul momento.....

...e sui nostri politiciti , evito di commentare , ognuno la pensi come ritiene opportuno...(la mia opinione non ammette più dialogo...)


ammazza , non so se inviare o lasciar perdere , perchè temo che molti se la prenderanno : vabbè...

sintetizzo per fare prima : io non so - tocco tutto... :D - se capiterà o meno e se capiterà , quando capiterà , ( a tal proposito conta molto la visione delle cose....) ma ritengo che pochi dubbi si possano nutrire su quello che succederebbe agli strumenti finanziari depositati nelle banche....inutile illudersi..


hei gente , io sono leggermente pessimista , e questa è solo la mia opinione ,che spero sbagliata.. non mandatemi accidenti , che non ne ho bisogno..




ps:

Economia: Berlusconi, sciopero fiscale se sinistra continua

ROMA (MF-DJ)--Il presidente del Consiglio uscente Silvio Berlusconi ha confermato che lo sciopero fiscale potrebbe essere uno strumento di protesta della CdL contro la posizione assunta dall'Unione sulla questione dell'elezione del capo dello Stato. In merito allo sciopero fiscale, Berlusconi, al termine delle votazioni a Montecitorio, ha affermato che "e' una cosa che abbiamo palesato ove ci fosse un comportamento da parte della sinistra che noi ritenessimo negativo per il Paese. Ma - ha precisato - solo in questo caso". Incalzato poi dai cronisti su come si possa attuare uno sciopero fiscale, Berlusconi ha replicato dicendo che "metteremo in campo tutte le possibilita' che in ambito democratico esistono per resistere a provvedimenti che non riteniamo utili al Paese". gug/ren (END) Dow Jones Newswires Copyright (c) 2006 MF-Dow Jones News Srl. May 10, 2006 06:39 ET (10:39 GMT)


lol2.gif
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livello politico superiore , medio , inferiore di esemplare ottenuto variando a piacere la percentuale dei tre colori di base..

What if.... dubbi???


:(
 
Ultima modifica:
grazie slowdown,
replico solo per giustificare la mia ignoranza in materia (visto che mi hai redarguito con quel ditino...): è mia abitudine investire la grossa parte dei miei risparmi in titoli ritenuti "sicuri" (doppia A in avanti) , limitando ad una parte davvero irrisoria i titoli speculativi : su questi però sono consapevole e "pronto" ad uscire prima che sia troppo tardi (se le cose vanno come dovrebbero andare...)
Per cui non mi sono mai interessato su cosa significhi investire in paesi che rischiano il default (russia argentina etc) e quali contromisure si potrebbero prendere.

Ad onor del vero abbiamo già trascorso un periodo, anni fa, in cui inconsapevolmente abbiamo rischiato davvero il default ma quelli erano tempi in cui (fortunatamente per me) non mi interessavo di queste questioni...

Ora l'ipotesi del default mi sembra estrema, senza nulla togliere a possibili downgrade...
Rimanendo "solo" sui downgrade, avere bei dovrebbe limitare la volatilità...

A parte tutto questo, slowdown, ti chiedo in modo spassionato e sincero il tuo parere sull'eventualità del default dell'italia: la ritieni possibile per davvero?


grazie

maino
 
Ultima modifica:
grazie Slowdown . tutto molto istruttivo
Yu
 
Maino ha scritto:
Rimanendo "solo" sui downgrade, avere bei dovrebbe limitare la volatilità...

A parte tutto questo, slowdown, ti chiedo in modo spassionato e sincero il tuo parere sull'eventualità del default dell'italia: la ritieni possibile per davvero?


grazie

maino


..certo che avere BEI piuttosto che altre obbligazioni , ti pone su un piano più tranquillo....

così come comprare titoli ad altissimo rischio , anche se in modo più o meno consapevole , pone il tutto su un piano comunque diverso ; io presi delle Parmaladralat ma potevo anche farne a meno , sono io che ho rischiato anche se in base ad informazioni ,bilanci,..falsi...

ma tutt'altro è il default di uno stato , specie nei confronti dei propri cittadini - quasi tutti..



Per quanto riguarda la mia opinione...che dire....mi pare che le condizioni tecniche non lo escluderebbero del tutto - insomma , i bilanci non sono buoni e probabilmente sono pesantemente falsi e falsificati...

però sono pure convinto che , anche in condizioni decisamente peggiori , potrebbe anche non accadere : credo che la decisione la prenderebbero altrove in base ad altrui convenienza... potremmo non arrivarci mai così come potrebbe accadere tra alcuni anni.....

in ogni caso , trovo che la cosa più grave non sia tanto la situazione di bilancio quanto la superficialità e la inconsistenza degli italiani a cui basta dare un pò di calcio , fratello grande , tv immondizia ... ... per renderli decefalizzati... non ci sono più reazioni .. gli si può far mandar giù proprio tutto senza la minima fatica.. ( avete invece notato la reazione dei francesi a proposito del lavoro giovanile o primo lavoro ?? .... inimmaginabile , da noi - ed il resto a ruota..... tipo elezioni su schede prestampate dove a uno non viene nemmeno riconosciuto il diritto di mettere una preferenza....tutto già predisposto senza che alcuno protesti........brutti , bruttissimi indicatori..)

e poi , una classe politica - tutta , non faccio distinzioni - unicamente protesa ad approfittare di questa situazione per arricchirsi rapidamente saccheggiando i beni della collettività ...e noi tutti (andate in arena politica..) a fare i tifosi e a giustificare le malefatte degli uni (anzi , spesso a difenderli ) portando a supporto quelle degli altri.....insomma , almeno la scelta di chi incaricare di farci affossare pare non la si voglia mollare...

..io sono very preoccupato , soprattutto per quanto riguarda la gente, la zucca dei quali altro non è che un ripetitore di quanto diffuso dalla tv...sparite tutte le capacità di elaborazione cerebrale , anche sbagliata magari , ma fatta in proprio, invece mi pare un popolo ridotto a riprodurre quanto """caricato via tv""" .. ma sono solo sensazioni del tutto personali...


:mmmm:
:mmmm:




Mercoledì 10 Maggio 2006, 9:25

Autostrade: Di Pietro,soldi avuti in modo trasparente (CorSera)
ROMA (MF-DJ)--Il finanziamento ricevuto dall'Italia dei Valori daAutostrade 'e' legittimo e trasparente'. Cosi (NASDAQ: COSI - notizie) ' in un'intervista alCorriere della Sera Antonio Di Pietro, presidente del partito, si e'difeso dalle accuse del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni,che ha definito 'di una gravita' inaudita' il contributo di Autostrade (Milano: AUTO.MI - notizie) aipartiti politici. Questo 'e' un modo indecente e indegno di dire le cose', ha affermato DiPietro. Autostrade, ha proseguito, 'e' una societa' a capitale misto,quotata, che ha deciso di fare un finanziamento. E lo ha fatto in modotrasparente'. In merito alla possibilita' che la societa' usasse queisoldi diversamente, Di Pietro ha detto di credere che 'abbia finanziato ipartiti affinche' possano esercitare la propria funzione nella societa'.Mi sembra legittimo ed e' stato fatto in pienissima regola'. 'Magari nellaprima repubblica i finanziamenti fossero stati fatti tutti cosi'', haconcluso riferendosi alla stagione di Mani (Francoforte: 693539 - notizie) pulite di cui e' statoprotagonista come Pm.red/vs


.. che dite? non sarà per ottenere aumenti tariffari senza troppi problemi?

... aggiungiamo che i politici italiani sono tra i più strapagati al mondo ,.... e che non sono i soli..... ma quando vengono a dirvi che tutti dovremo fare sacrifici - di nuovo - non vi girano ? ma non vedo reazioni , ...
 
Ultima modifica:
Slowdown,
condivido al 100% quello che hai scritto sulla società italiana.

Nello stesso tempo mi hai dato una visione del default a cui non avevo pensato...

Certo che se uno invece di comprare titoli di stato, dovesse rispondere alla domanda : " presteresti dei soldi ai politici italiani" ? ... probabilmente risponderebbe di no... vista la loro affidabilità...ed incapacità...e che altro ... ?


Grazie

maino
 
Gianluca, da quello che ha detto Slowdown te li succhiano tutti ... a prescindere dall'emittente :mad:
 
ho conservato un po' di roba , riguardo l'argentina....in particolare questo articolo che postai su uno dei 3D's del FOL - dove si dibatteva , si facevano ipotesi.....e feci notare quanto riportato nelle ultime righe - quelle che io intesi essere le "priorità".... non ebbe molto ascolto....


DUBAI, 19 settembre (Reuters) - E' in programma per domani a Dubai il consiglio del Fondo monetario internazionale che valuterà termini e condizioni sull'accordo per un inanziamento triennale al paese sudamericano, mentre creditori e governo si preparano agli incontri della prossima settimana sulla ristrutturazione del default su 90 miliardi di dollari di titoli di Stato.
La riunione, ha detto a Reuters il portavoce Fmi Tom Dawson, è in agenda in concomitanza alla prima assemblea annuale del Fondo a Dubai, capitale degli Emirati Arabi.
La delegazione di Buenos Aires dovrebbe incontrare a Dubai alcuni dei creditori stranieri per illustrare la strategia di ristrutturazione del debito al settore privato.
La riunione è la prima dopo default record dell'emittente sovrano Argentina -- il più grande della storia -- nel 2002.
Il numero uno Fmi Horst Koehler ha già lasciato intendere di essere favorevole all'accordo, le cui linee guida sono state individuate il 10 settembre scorso a Buenos Aires, su 21 miliardi di dollari di debito nei confronti dei creditori multilaterali. L'intesa costituirebbe la base per il dialogo con gli altri creditori.
Alcuni ministri delle Finanze del G7 ed esponenti delle banche centrali hanno però definito l'accordo "migliorabile" dopo i difficili incontri tra le parti. Mentre l'attenzione del G7 resta concentrata sull'Iraq, riferiscono gli ambienti,l'amministrazione Usa è favorevole a una rapida soluzione del problema argentino.

L'approvazione dell'accordo, che comprende una cornice di bilancio a sostegno della crescita, rassicurerebbe gli investitori che Buenos Aires -- tra i maggiori debitori verso il Fondo -- è impegnata in una sorta di programma economico formale dopo il collasso finanziario dell'anno scorso.
L'emissione riferimento tra i titoli di Stato argentini -- Frb Brady bond -- quota oggi a Londra al 31 percento del valore facciale, in rialzo di 3,5 punti in seduta, tra scambi estremamente sottili.
La settimana scorsa il titolo ha segnato un picco del 32,5 per cento del valore facciale, scontando un raggiungimento dell'intesa con il Fondo.
Koehler ha dichiarato di aver ricevuto l'impegno personale del nuovo presidente argentino Nestor Kirchner per il rispetto degli obiettivi del programma.
Se per i dettagli dell'accordo si attende l'esito della riunione del consiglio di domani, sia Argentina sia Fondo hanno anticipato che il programma prevede un target del tre per cento per l'avanzo di bilancio dell'anno prossimo, obiettivo che gli analisti considerano insufficiente e una sorta di resa da parte Fmi.

Koehler ha spiegato che l'intesa prevede inoltre un aumento dei prezzi delle utility e una compensazione per gli istituti di credito che l'anno scorso hanno perso miliardi di dollari a causa della svalutazione del peso.


come poi sia andata...


ribadisco : non essendoci "" protocolli di default "" regole scritte,.... norme internazionali...... come si fa a prevedere quali regole saranno rispettate e quali no?

io intanto RICORDO che il mio conto corrente , nel 92 o 93 è stato derubato , in violazione di qualunqua legge , norma , regola , dal governo in combutta con il sistema bancario che ha spalancato la porta al ladro....

dovrei fidarmi.. :no: :no: :no: :no:

poi , ripeto e ri-ripeto : sono solo mie opinioni



5 giugno 02 "L'Argentina prende tempo


Il tentativo di porre rimedio al «corralito» non sblocca per ora la ristrutturazione del debito pubblico

di Isabella Bufacchi

ROMA - Cedole biennali basse, scadenze a medio-termine e piano di ammortamento con rimborso del capitale in otto tranche: sono queste le caratteristiche dei nuovi titoli di Stato argentini "Boden" acquistabili da chi detiene in Argentina depositi bancari in pesos oppure in dollari Usa, congelati dalle disposizioni del "corralito-corralón". Questa strana operazione, condotta su base volontaria dal Governo Duhalde nell'estremo tentativo di sbloccare l'incandescente situazione dei risparmi bloccati nelle banche, non rappresenta però il primo passo verso la ristrutturazione del debito argentino: il sottosegretario alle Finanze Guillermo Nielsen ha detto a chiare lettere ai creditori internazionali che questi Boden non sono il preludio alla rinegoziazione del debito pubblico. Lo stesso messaggio, dunque, che informalmente è stato divulgato negli ambienti governativi argentini in occasione delle ben riuscite operazioni sul debito in valuta estera di Banco Hipotecario e Città di Buenos Aires (quest'ultima ha già effettuato il pagamento dell'1,5% del capitale per i due bond in ex-lire ristrutturati nei giorni scorsi). Prima di avviare la ristrutturazione dei bond della Repubblica argentina e delle Provincie - soprattutto la superindebitata Buenos Aires - l'Argentina sta tentando di rafforzare il sistema bancario: facendo rientrare sotto il mega-cappello della posizione debitoria dello Stato anche una parte del salatissimo conto pagato finora dal sistema bancario, non solo a causa della recessione ma anche per colpa della fuga dei capitali, della pesificazione "asimmetrica" (applicazione di tassi di cambio non uniformi)e del "corralito"-"corralón". La Repubblica Argentina è dunque pronta a emettere nuovi titoli di Stato, in pesos e dollari Usa, che rappresentano una sorta di "pagherò", di cambiale, di certificato di pagamento: potranno essere utilizzati infatti per acquistare automobili, pagare tasse o rate di mutui. Sono un tipo di moneta che può circolare solo in Argentina: un'obbligazione negoziabile ma con prezzi di mercato largamente inferiore a quelli di emissione. Per i sottoscrittori dei bond argentini colpiti dal default, questo tentativo di trovare una soluzione al problema dei depositi bancari è positivo: l'Argentina non uscirà dalla crisi fino a quando non potrà contare su un sistema bancario solido e sulla ripresa dei consumi interni. Il modo in cui il Governo Duhalde affronta il corralito è però indicativo dei sacrifici che questo Paese è costretto a richiedere ai propri cittadini e in prospettiva dunque anche ai creditori internazionali. I Boden che andranno a sostituire i depositi bancari impongono grosse perdite. Le cedole sono pagate ogni due anni: questo significa che i primi coupon saranno versati nel 2004 con tassi che vanno dal 2% fisso per i titoli denominati in pesos al Libor semestrale per i titoli in dollari Usa. Il rimborso è ripartito in otto rate annuali del 12,5 per cento. Questi bond, con prezzo di emissione alla pari, hanno un valore netto indicato tra 65,91 e il 40,89. L'Argentina per ora non è insolvente nè sui prestiti ottenuti dagli organismi sovrannazionali (Fmi, Banca mondiale, Iadb) nè sui "prestiti" in dollari (ex-bond convertiti alla fine dello scorso anno con uno swap). Resta da vedere se anche i Boden diventeranno titoli privilegiati rispetto ai bond in valuta estera colpiti dal default"
 
Ultima modifica:
Tutto è possibile, ma il default dell'Italia creerebbe un problema. Un governo può confiscare i titoli esteri dei cittadini (vedi BEI). Lo potrebbe fare quello italiano senza uscire anche dall'Unione Europea? Un ricorso alla Corte di Giustizia europea quali esiti avrebbe? Una sentenza favorevole della Corte avrebbe un valore maggiore di una legge del Parlamento italiano. Oggi almeno è così, domani chissà.
Vista la nostra Costituzione sarei anche molto curioso di vedere l'eventuale incidente di costituzionalità.
Se poi immaginiamo un regime dei colonnelli allora tutto quello detto sopra sarebbe inutile.

Saluti, Lightcreek.
 
Lightcreek ha scritto:
Tutto è possibile, ma il default dell'Italia creerebbe un problema. Un governo può confiscare i titoli esteri dei cittadini (vedi BEI). Lo potrebbe fare quello italiano senza uscire anche dall'Unione Europea? Un ricorso alla Corte di Giustizia europea quali esiti avrebbe? Una sentenza favorevole della Corte avrebbe un valore maggiore di una legge del Parlamento italiano. Oggi almeno è così, domani chissà.
Vista la nostra Costituzione sarei anche molto curioso di vedere l'eventuale incidente di costituzionalità.
Se poi immaginiamo un regime dei colonnelli allora tutto quello detto sopra sarebbe inutile.

Saluti, Lightcreek.


torno a ribadire che non so se sia possibile , probabile.....

corte di giustizia europea : davvero pensi che se un paese UE andasse in default , non sarebbe stato tutto predisposto alla bisogna?

le leggi del nostro parlamento , totalmente disattese o palesemente violate , non ci sono?

costituzionalità : la costituzione viene modificata alla bisogna , aggirata ,

..perchè regime dei colonnelli? pensiamo forse che la nostra democrazia sia superiore alla democrazia argentina? ... beh , la presunzione nostra è molta , ma la distanza ,forse , non è pari alla presunzione...

... poi, come inquadri il prelievo nei conti correnti del 92 con quello a cui ti riferisci :
norme , costituzione , democrazia , istituzioni internazionali... non mi è chiaro perchè prima no e poi si...

io avevo obbligazioni parmaladralat...sapevo che se il mio creditore non fosse stato in grado di restituirmi i miei soldi , avrebbe portato i libri in tribunale , sarebbe stato liquidato tutto e sarei stato rimborsato in base al ricavato..
con una legge fatta al volo , sono stati cancellati i miei diritti di creditore , di cittadino italiano ed europeo.... non mi risulta che alcuno si sia posto alcun problema , i denari delle banche sono stati largamente salvaguardati...tu pensi che in quella eventualità le cose andrebbero diversamente... io no
 
Ultima modifica:
Le radici storiche della crisi argentina20 dicembre 2001
di Rocki Gialanella - rockigialanella@fondionline.it

I segnali di crisi e di difficoltà economica che provengono dal Paese sudamericano preoccupano tutti gli investitori italiani che possiedono obbligazioni argentine. L'analisi approfondita dei perché di questa crisi, fa capire come il piccolo risparmiatore dovrebbe rivolgersi a dei professionisti, piuttosto che farsi abbagliare dalle cedole elevate
Come se fosse un Paese uscito direttamente da un racconto di Borges, l'Argentina sembra chiusa in un labirinto che si è auto-costruita con tante decisioni sbagliate prese nel corso di molti anni. La caduta del consumo e delle entrate fiscali, l'aumento della povertà e della disoccupazione, la crescita continua del debito e l'incapacità di pagarlo, rappresentano solo alcuni dei possibili motivi da utilizzare per spiegare la profonda crisi che attraversa il Paese. Le colpe del governo nel non saper controllare il livello di spesa pubblica sono evidentissime, ma altrettanto evidenti sono le responsabilità di tutti gli argentini che si sono preoccupati unicamente di trasferire all'estero enormi somme di denaro, visto che le cifre ufficiali parlano di 18.000 milioni di dollari fuoriusciti solo nel corso di quest'anno.
In particolare, il 30 novembre, un altro venerdì nero, le voci su di una possibile svalutazione del peso e sulla sospensione del pagamento di salari e pensioni, hanno scatenato il panico e portato ad una fuoriuscita di 1.348 milioni di dollari nell'arco di quella sola giornata. La minaccia di un imminente fallimento del sistema finanziario e la conseguente paura di un fallimento dell'intero Paese, hanno fatto si che il governo decidesse la parziale immobilizzazione dei depositi bancari. La crisi argentina non è però solo una crisi di fiducia, e tanto meno è un fenomeno nuovo. Nel corso dell'ultima metà del ventesimo secolo, sono stati davvero pochi i momenti di benessere economico. Inoltre, le recenti crisi internazionali verificatesi in Messico, Brasile e Russia, a cui bisogna aggiungere l'attuale decelerazione planetaria, hanno lasciato completamente scoperte le debolezze del sistema paese e i diversi problemi strutturali che l'Argentina si porta dietro ormai da alcuni decenni.
Una delle cause della fragilità economica del Paese sudamericano è costituita dall'eterna mancanza di competitività dei prodotti domestici. Durante l'ultima decade, questo fattore si è notevolmente aggravato a causa dell'applicazione, voluta da Domingo Cavallo, della cosiddetta Ley de Convertibilidad. La parità tra il dollaro statunitense e il peso ha contribuito, agli inizi degli anni novanta, a stabilizzare i prezzi. Allo stesso tempo, tale legge ha costituito un freno enorme per lo sviluppo del Paese. Adesso il governo argentino non sa come uscire dal vicolo cieco in cui è andato a infilarsi. Il labirinto in cui si trova il Paese sembra essere costituito da cerchi concentrici. L'influenza negativa della convertibilità sull'intero sistema produttivo, provoca, nel lungo periodo, una dipendenza peggiore degli errori che stanno alla sua base. La sopravvalutazione del peso rende più cari i prodotti nazionali e, allo stesso tempo, favorisce le importazioni e comporta una crescita costante dell'indebitamento espresso in dollari. L'impossibilità di svalutare ha il ruolo di chiudere alla perfezione il funzionamento di questo circolo vizioso.
La parabola ascendente sperimentata dal dollaro a partire dal 1995 e le continue svalutazioni a cui sono andati incontro alcuni Paesi, hanno accentuato di molto i problemi. A causa della presenza di tale rigido sistema di cambio, ben poco hanno potuto fare i prodotti argentini per competere in un mercato che, nel frattempo, è diventato sempre più globalizzato. Il proliferare di debiti interni espressi in dollari, stimolati anche dall'azione del governo di Menem, ha contribuito a far crescere la dipendenza da un peso sopravvalutato. Infatti, nel caso in cui venisse decisa una svalutazione, tanto il debito estero che i debiti dei singoli cittadini, diventerebbero ben più pesanti. Per farci un'idea delle dimensioni del fenomeno, basta pensare che il debito estero ammonta a 200.000 milioni di dollari. Sembra quindi che, stante le attuali condizioni, l'Argentina necessiti della convertibilità, ma che non sempre tale necessità coincida con la convenienza. Va però ricordato che il crescente deficit della bilancia dei pagamenti, l'aumento galoppante del debito, la crescita della disoccupazione e della sottoccupazione, gli elevati prezzi relativi, sono tutti elementi che dovrebbero spingere verso la formulazione di un qualche progetto alternativo.
Il piano di Cavallo, approvato qualche mese fa, che prevede l'aggancio del peso ad un paniere costituito dal dollaro e dall'euro, non è altro che un palliativo di dubbia efficacia. Un altro fattore che ha sensibilmente peggiorato la situazione dei prodotti argentini, è costituito dagli elevati tassi di interesse interni. Questi ultimi presentano un livello che è di cinque volte superiore a quello della media internazionale. In tal modo, le imprese locali hanno dovuto forzatamente ripiegarsi nelle loro attività produttive o continuare ad indebitarsi all'estero. Le disfunzioni dell'economia argentina si convertirono in freni per lo sviluppo a partire dal 1976. In tale anno, il ministro dell'economia della dittatura, Martinez de Hoz, trovatosi dinanzi ad una situazione di crisi ed inflazione a tre cifre, adottò una strategia simile a quella voluta successivamente da Carlos Menem, basata sulla liberalizzazione e sulla sopravvalutazione della valuta. La sopravvalutazione diede luogo ad un periodo di euforia conosciuto con il nome di plata dulce, che lasciò in eredità un debito estero quadruplicato.
Dal canto suo, la liberalizzazione provocò la caduta della produzione industriale di un 25%. Nel frattempo, i tassi di interesse a breve avevano raggiunto il 135%. Gli istituti bancari locali dovettero necessariamente indebitarsi all'estero, dove i tassi di interesse erano decisamente più bassi. Le distorsioni createsi all'interno del sistema bancario portarono al fallimento dell'intero settore durante i primi anni ottanta. Dinanzi alla crisi del sistema bancario, verificatasi nel 1982, il governo militare nazionalizzo il debito privato. Uno dei sostenitori di tale misura fu proprio l'attuale ministro dell'economia Domingo Cavallo, allora a capo del Banco Central de Argentina. Il Paese ereditato dalla nascente democrazia argentina era già sulla strada del tramonto economico.
Il peso del debito costituirà da allora in poi un elemento chiave per capire la rovina dell'economia argentina. L'instabilità politica ed economica degli anni ottanta rese impossibile l'attuazione di qualsiasi forma di recupero. Il Plan Austral fu incapace di contenere l'ascesa dei prezzi. Quando Raul Alfonsin lasciò la presidenza, nel 1989, l'inflazione aveva raggiunto il livello record del 5.000%. La convertibilad fu così considerata dal governo Menem come l'unico metodo per controllare i prezzi. La decade degli anni novanta cominciò invece con una fase di forte crescita. Era la prima volta in molti anni che si verificava una certa stabilità dei prezzi. Con il senno di poi, si è capito come quella fu invece un'era in cui si applico una deregulation senza riserve, una privatizzazione senza un piano strategico, e un indebitamento senza far molto caso alle future capacità di adempiere gli impegni presi. L'evasione fiscale cominciò ad essere una pratica generalizzata. L'aumento dell'Iva fino al 21% e la creazione di nuove tasse non furono assolutamente sufficienti a compensare la caduta degli introiti di natura fiscale.
Il tutto fu accompagnato da una riduzione dei diritti dei lavoratori, da alcune privatizzazioni concluse a prezzo da saldo, da una corruzione che aleggiava in tutti gli ambiti dello Stato. Le cifre parlano chiaro, negli ultimi dieci anni il tasso di disoccupazione è cresciuto di dieci punti, le importazioni si sono quintuplicate a fronte di un raddoppio delle esportazioni. Ma il dato che dimostra il completo fallimento della politica applicata dal governo Menem, è quello legato al debito. Quando Menem venne eletto, il debito estero ammontava a 70.000 milioni di dollari, quando terminò il suo periodo presidenziale, tale cifra era salita fino ai 180.000 milioni di dollari. E la cosa più grave è che il denaro preso in prestito non venne assolutamente utilizzato per correggere gli errori che causavano la costante crescita dell'indebitamento. Attualmente, a causa dell'eccessivo livello del debito, si impiega più denaro per pagare quest'ultimo, circa 10.000 milioni di dollari, che per coprire le spese legate all'educazione, alla sanità e al pagamento delle pensioni. Inoltre, la percentuale destinata a pagare gli interessi sul debito rappresenta il 50% delle esportazioni, e sarebbe sufficiente anche a coprire il deficit fiscale. Ma un sistema economico il cui funzionamento sia diretto al pagamento degli interessi sui debiti contratti, non può fare altro che generare altri debiti. Un modello che si indebita per pagare i debiti precedenti e non per finanziare lo sviluppo, si ritrova inevitabilmente immerso in un altro circolo vizioso
Purtroppo, la dollarizzazione dei depositi e dei crediti interni non solo confermano l'intenzione di continuare a mantenere la convertibilidad, ma neanche quella di procedere verso l'approvazione di una graduale ma completa dollarizzazione del Paese. Intanto, si sta assistendo al continuo peggioramento di un indice che spesso non trova spazio nemmeno nelle più o meno aride analisi degli indicatori macro-economici, anche perché viene ormai identificato con il calo dei consumi. Ci riferiamo al livello della povertà. Un povertà che coinvolge 12 milioni di persone, cioè circa un terzo della popolazione argentina. Nel frattempo, il Governo di Fernando de la Rúa ed i guru dell'economia discutono se sia migliore svalutare il peso o dollarizzare l'economia. Gli industriali e gli imprenditori rurali propendono per la prima ipotesi, mentre i banchieri e le imprese di servizi preferiscono la seconda. Il FMI ha insinuato a De la Rúa di prendere una decisione in tempi brevi, basta che si decida cosa fare.Solo il tempo saprà dirci se la direzione intrapresa dal governo argentino sarà in grado di fare uscire il Paese dal labirinto, o se si tratta semplicemente di un'altra mossa per prendere tempo e rinviare l'appuntamento con la dichiarazione di fallimento dell'intero sistema economico del Paese.


Special crisi Argentina
21/12/2001 FinanzaOnline
La situazione in Argentina è diventata tragica. L’ultimo episodio che sancisce il fallimento del governo nel tentativo di arginare la crisi economica che ha colpito il paese, ha visto l’uscita di scena del presidente Fernando de la Rua, il quale ha abbandonato la Casa Rosada in elicottero. Dopo l’inutile appello rivolto alla nazione in cui chiedeva all’opposizione peronista di aderire ad un governo di unità nazionale, invito respinto dai peronisti che hanno deciso di rimanere all’opposizione, il presidente de la Rua ha inviato una lettera formale di dimissioni alle camere.
Secondo la costituzione argentina, il presidente del Senato Ramon Puerta (esponente del partito opposto giustizialista) assumerà la carica in via transitoria. «Spero che la mia decisione - avrebbe detto ancora l'ex presidente - contribuirà alla pace e alla continuità istituzionale della Repubblica». Ora de la Rua rischia l’arresto per non aver fermato la repressione nella Plaza de Mayo, che ha causato numerosi morti, ed è stato avviato un procedimento giudiziario nei suoi confronti. L'Assemblea legislativa dovrà accettare le dimissioni di de la Rua e procederà all'atto formale della designazione di Puerta come presidente ad interim. Successivamente l'Assemblea deciderà se mantenere Puerta come presidente fino alla scadenza del mandato nel 2003 o se designare un altro dei membri del parlamento in carica al suo posto.
Le dimissioni del presidente erano state precedute da quelle del ministro dell’Economia Cavallo, incapace di fronteggiare la grave situazione finanziaria del paese sudamericano che ha ridotto in povertà migliaia di argentini e additato come il principale responsabile della crisi. Intanto nel paese regna il caos, i numerosi scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine hanno provocato la morte di 25 persone ed il ferimento di moltissime persone, gli arresti effettuati dalla polizia sarebbero migliaia. Nel paese vige lo stato d’assedio, proclamato da de la Rua prima delle sue dimissioni, per la sua durata (30 giorni) sono sospesi i diritti costituzionali previsti dalla Costituzione nazionale. Il provvedimento si era reso necessario dopo la crescita esponenziale delle tensioni sociali, esplose in maniera incontrollabile su tutto il territorio argentino, devastato da saccheggi ai supermercati, negozi assaltati, banche prese d’assedio, scontri in piazza. Le grandi catene alimentari distribuiscono gratuitamente cibo per evitare saccheggi, mentre da quando il governo ha bloccato la possibilità di prelevare denaro, si sono moltiplicati i conti correnti nel tentativo di aggirare le disposizioni. Le radici della crisi, iniziata come economica è degenerata ora in crisi politica e di ordine pubblico, vanno ricercate nella serie di difficoltà finanziarie e monetarie avvenute dal 1997, dalle quali non ha mai recuperato. Sicuramente hanno influito, oltre alle negligenze del governo, anche l’incapacità del Fondo Monetario internazionale di fornire strumenti adeguati per evitare il tracollo finanziario. Il 14 gennaio 2001 il Fmi autorizzò un aumento della linea di credito al Paese a 14 miliardi di dollari ma il 5 dicembre il Fondo ha negato il versamento di 1,26 miliardi di dollari perché Buenos Aires non ha rispettato il programma di riforme economiche. L'indice del rischio Paese è passato in dodici mesi da 899 a 4.116 punti. Il tasso di disoccupazione è salito al 18,3% con 14 milioni di cittadini che vivono nella miseria. Ma il blocco dei depositi bancari ha agito da detonatore. Per arginare la corsa agli sportelli, il governo aveva deciso a fine novembre che gli argentini non possono ritirare più di 1.000 pesos al mese dal proprio deposito. Il risultato paradossale è che da quel giorno le banche sono state prese d’assalto per l’apertura di nuovi conti (600.000 in due settimane) e addirittura che la Borsa ha ripreso a salire. Talmente incerto è il futuro della moneta che le screditate azioni del mercato di Buenos Aires, che quest’anno ha perso il 50%, si sono trasformate in un bene rifugio. Il commercio al dettaglio è crollato. La gente ha persino paura a usare la carta di credito, come consiglia il governo.
L'Argentina è gravata da un debito estero di 160 miliardi di dollari, pari a circa il 60% del reddito nazionale, e il suo risanamento sarà probabilmente basato sull’abbandono della parità peso-dollaro, magari in vista di una successiva “dollarizzazione” dopo una pesante svalutazione del peso, più volte smentita dal governo. Ora il Fmi ha offerto la propria collaborazione per l’attuazione di un programma sostenibile di sviluppo e riforme, e ritiene che l’unica via d’uscita resta la ristrutturazione del debito e la riscossione di altri prestiti. Anche gli Stati Uniti hanno espresso la propria preoccupazione ammettendo che “la situazione a Buenos Aires è difficile” mentre Bush ha auspicato un intervento del Fondo Monetario.
Per quanto riguarda i mercati finanziari mondiali, il rischio che la crisi argentina possa estendersi agli altri paesi appare limitato, mentre gli operatori sembrano sicuri di una svalutazione del pesos, che sarà lasciato libero di fluttuare svincolandosi dal dollaro. La vicenda argentina è seguita molto da vicino dai risparmiatori italiani che hanno investito nelle obbligazioni del paese sudamericano, caratterizzate da elevati rendimenti, da quando nel ’97 il governo argentino collocò sul mercato i “jumbo” bonds, enormi quantità di titoli di stato a lunga scadenza con un rendimento intorno al 10%. Le stime attuali ritengono che gli italiani detengono circa il 15-20% del debito argentino in euro, quindi l’ammontare complessivo dell’obbligazionario sarebbe intorno ai 3 miliardi di euro.
Per gli investitori che hanno ancora in portafoglio i titoli del paese insolvente (il cui valore nominale è passato da 100 a 30), si potrebbero delineare 3 scenari differenti: allungamento della scadenza di rimborso dei titoli, riduzione della cedola al 5-6% oppure una riduzione del valore nominale del 50%.




non ricordo condanne da parte di alcuna istituzione internazionale...




RICORDO solo lo scopo di questi discorsi/scambi di opinioni:

è davvero utile investire in titoli NON italiani per minimizzare le conseguenze di un eventuale default italiano ?

per cercare una risposta ragionevole , io non conosco altro che rifarmi alle esperienze di altri paesi , vedere cosa accadde in quei casi e ipotizzare quanto il nostro potrebbe essere diverso... o simile

io non voglio andare oltre , non sono in grado di fare valutazioni quantitative - vedere quanto malmesso e falso sia il nostro bilancio (falsi lo sono un po' tutti , mi sentirei di dire , a naso..) - ho sicuramente una mia opinione ma questo è altro discorso..
 
Ultima modifica:
Una valutazione del possibile rischio default dell'Italia esiste, ce la dà il mercato giorno per giorno, e per fortuna è molto bassa (nell'ordine di qualche decimale di punto precentuale).

Il motivo principale è che a fronte di un consistente debito pubblico (circa 1.500 mld €) le famiglie italiane detengono un patrimonio di gran lunga più consistente (che Bankitalia stimava nel 2004 a 7.700 mld €, di cui 3 mld in attività finanziarie).

E' quindi chiaro che, come è già avvenuto in passato :rolleyes: , in caso di emergenza lo Stato potrebbe fare fronte ai suoi debiti con misure fiscali straordinarie.

Chiaro che in questo caso avere in portafoglio BTP o obbligazioni Bei non farebbe una grande differenza. Le misure potrebbero essere una tassa patrimoniale straordinaria che verrebbe applicata a tutte le attività finanziarie detenute da residenti. Ovviamente perchè la tassa avesse successo sarebbe necessario vietare l'esportazione di capitali all'estero.

Se questo è il timore, quindi, non basta comprare obbligazioni Bei, occorre trasferire il proprio capitale fuori dall'Italia.

E' evidente però che simili misure, qualora venissero adottate, sarebbero incompatibili con la premanenza nella comunità europea, dato che violerebbero le regole del mercato comune sulla libera circolazione dei capitali.

E' evidente che a quel punto si aprirebbero scenari drammatici (uscita dell'Italia dall'euro, svalutazione pesante della lira, fughe illegali di capitali all'estero, tassi di interesse alle stelle) tanto da far capire l'inutilità di misure di questo tipo. Gli svantaggi nel medio termine infatti sarebbero tali da vanificare ogni possibile momentaneo effetto positivo sui conti pubblici, fino a portare al default vero e proprio.

D'altronde la paura di simili scenari "straordinari" è speculare alla convinzione (tutta "itagliana") che ad una situazione come la nostra si possa far fronte non con le normali cose che si fanno in questi casi (rimboccarsi le maniche e ripagare il debito) ma con misure appunto di finanza straordinaria (bacchette magiche, misure di finanza "creativa", etc.). :o
 
negusneg ha scritto:
Una valutazione del possibile rischio default dell'Italia esiste, ce la dà il mercato giorno per giorno, e per fortuna è molto bassa (nell'ordine di qualche decimale di punto precentuale).

Questo thread si sta facendo interessante.

Ti riferisci al rating ? Se sì, sono d’accordo con te, ma non potrebbe esserci il rischio di eventuali taroccamenti come accennava Slowdown ? E la BCE ha già fatto sapere che non accetterà bond con rating inferiori alla singola A (Grecia, se non erro) per garantire finanziamenti al sistema bancario…

Un altro indicatore potrebbe essere lo spread Bund-Btp (decennale) che sta comunque già portandosi sopra 0,30…

E meglio ancora i Credit Default Swap sul nostro debito. Mi dicono che il prezzo sale…sai mica dove reperire storici ?

negusneg ha scritto:
Il motivo principale è che a fronte di un consistente debito pubblico (circa 1.500 mld €) le famiglie italiane detengono un patrimonio di gran lunga più consistente (che Bankitalia stimava nel 2004 a 7.700 mld €, di cui 3 mld in attività finanziarie).

Da un recente calcolo sui risparmi degli italiani (non ricordo con precisione la fonte), pare che la proposta del nuovo governo di aumentare le tasse sul capital gain al 20% non sortirà grossi effetti per le finanze dello stato: 6 miliardi. Forse non sarebbe male rispolverare la proposta Guarino (450 miliardi di asset).

negusneg ha scritto:
E' quindi chiaro che, come è già avvenuto in passato :rolleyes: , in caso di emergenza lo Stato potrebbe fare fronte ai suoi debiti con misure fiscali straordinarie.

Chiaro che in questo caso avere in portafoglio BTP o obbligazioni Bei non farebbe una grande differenza. Le misure potrebbero essere una tassa patrimoniale straordinaria che verrebbe applicata a tutte le attività finanziarie detenute da residenti. Ovviamente perchè la tassa avesse successo sarebbe necessario vietare l'esportazione di capitali all'estero.
A parte l’ICI, un esempio di patrimoniale (se non erro del ’91-92) fu quella di Amato con prelievo forzoso dai conti correnti… oggi sarebbe forse poco probabile, domani di certo ben peggiore di ieri

negusneg ha scritto:
Se questo è il timore, quindi, non basta comprare obbligazioni Bei, occorre trasferire il proprio capitale fuori dall'Italia.

E' evidente però che simili misure, qualora venissero adottate, sarebbero incompatibili con la premanenza nella comunità europea, dato che violerebbero le regole del mercato comune sulla libera circolazione dei capitali.

E' evidente che a quel punto si aprirebbero scenari drammatici (uscita dell'Italia dall'euro, svalutazione pesante della lira, fughe illegali di capitali all'estero, tassi di interesse alle stelle) tanto da far capire l'inutilità di misure di questo tipo. Gli svantaggi nel medio termine infatti sarebbero tali da vanificare ogni possibile momentaneo effetto positivo sui conti pubblici, fino a portare al default vero e proprio.

D'altronde la paura di simili scenari "straordinari" è speculare alla convinzione (tutta "itagliana") che ad una situazione come la nostra si possa far fronte non con le normali cose che si fanno in questi casi (rimboccarsi le maniche e ripagare il debito) ma con misure appunto di finanza straordinaria (bacchette magiche, misure di finanza "creativa", etc.). :o

Beh ancora non siamo ad uno scenario da “corallito” (Argentina fine 2001), ma è meglio stare in campana… i presupposti ci sono tutti: moneta forte che non possiamo controllare, caduta PIL, competitività ed export, peggioramento bilancia commerciale, rialzo debito e deficit pubblico, contrazione avanzo primario, rialzo tassi… e comunque il crack sarebbe imprevedibile… difficile che ti diano il tempo di liquidare il giorno prima...

Ad maiora
 
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