Bot dei poveri e bot dei ricchi: La realtà e la propaganda sul fisco

  • Ecco la 56° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    Settimana da incorniciare per i principali indici internazionali grazie alla trimestrale più attesa dell’anno che non ha deluso le aspettative. Nvidia negli ultimi tre mesi del 2023 ha generato ricavi superiori all’intero 2021, confermando la crescita da record della società grazie agli investimenti globali nell’intelligenza artificiale. I mercati azionari hanno festeggiato aggiornando i record assoluti a Wall Street e in Europa, mentre il Nikkei giapponese raggiunge un nuovo massimo storico dopo 34 anni. Le prossime mosse delle banche centrali rimangono sempre al centro dell’attenzione. Per continuare a leggere visita il link

bErRo

Nuovo Utente
Registrato
19/7/05
Messaggi
23
Punti reazioni
3
Vi propongo un articolo uscito oggi sul corriere della sera. Cosa ne pensate?


La realtà e la propaganda sul fisco
Bot dei poveri e bot dei ricchi

di Francesco Giavazzi

Una modifica del modo in cui sono tassati i rendimenti di azioni e obbligazioni è senza dubbio opportuna. D’altronde lo stesso Berlusconi aveva chiesto al Parlamento una delega (legge n. 80 del 2003) per «armonizzare l’imposizione su tutti i redditi di natura finanziaria». L’attuale regime fiscale infatti favorisce i ricchi a scapito dei poveri e chi possiede per lo più titoli di Stato, rispetto alle imprese. Il 10% più ricco delle famiglie possiede il 40% di tutte le attività finanziarie; il 10% più povero l’1,2%. Quando lo Stato tassa i cittadini più poveri per pagare gli interessi sul debito pubblico preleva il 23% (l’aliquota minima sui redditi da lavoro) e lo trasferisce per lo più ai ricchi, i quali, sugli interessi che percepiscono, pagano solo il 12,5%.
Quest’aliquota favorisce i titoli di Stato anche rispetto al reddito d’impresa che paga il 36% senza contare l’Irap. L’aliquota del 12,5% si applica anche alle stock options che in molte società costituiscono una quota sempre più rilevante del compenso dei dirigenti. Una banca che ha troppi dipendenti, ad esempio, fa benissimo a retribuire il suo capo del personale con stock options milionarie: se costui riesce a ridurre il numero dei dipendenti, le azioni della banca saliranno, e nulla funziona meglio di questi incentivi. Ciò che è iniquo è che il dipendente prepensionato paghi, sulla sua pensione, il 23%, mentre il dirigente che lo ha mandato a casa solo il 12,5%. La modifica del regime fiscale dovrebbe riguardare tutti i titoli, non solo quelli di nuova emissione.
Titoli identici ma con diversa tassazione segmenterebbero il mercato e ne ridurrebbero la liquidità, che è un fattore cruciale per la trasparenza dei prezzi. L’aumento dell’imposta sui titoli di Stato già posseduti ne ridurrebbe i rendimenti, ma non il prezzo: cioè una famiglia che possiede un Btp (direttamente o attraverso un fondo comune di investimento) riceverebbe una cedola un po’ più bassa, ma il valore di mercato del titolo non cambierebbe. Infatti la gran parte dei titoli pubblici è detenuta da investitori istituzionali che non pagano la ritenuta: sono costoro a determinare i prezzi. Certo, la famiglia vedrebbe decurtate le sue cedole, una perdita in parte compensata dalla riduzione del prelievo sui conti correnti bancari.
Maria Cecilia Guerra (Il Sole 24 Ore, 24 marzo) ha calcolato l’effetto di un’aliquota unica al 20% per famiglie con diversi redditi netti. Una famiglia con un reddito netto di 20 mila euro l’anno subirebbe una perdita (minori interessi sui titoli, in parte compensati dal minor prelievo sui depositi) di 25 euro l’anno circa; l’effetto per una famiglia con un reddito netto di 79 mila euro è di 456 euro l’anno. I risparmiatori non devono quindi temere una modifica del regime di tassazione: gli effetti sul reddito sono modesti e quelli sul valore dei titoli di Stato pressoché nulli. Se mai dovremmo temere gli effetti — questi sì equivalenti a una patrimoniale — di un governo che non fosse capace di fermare la crescita del debito pubblico. I mercati e le agenzie di rating hanno dichiarato una tregua sino a giugno, quando il nuovo governo presenterà il suo primo Documento di programmazione economica (Dpef). Se non fosse convincente, il premio al rischio sui titoli italiani salirebbe, cioè il loro prezzo di mercato scenderebbe.
Chi ci può far pagare una patrimoniale è un governo che non riuscisse a fermare la crescita del debito, non un governo che rendesse meno inique le aliquote.
27 marzo 2006
 
dice che
- se mettono il 20% sugli attuali titoli di stato e simili il prezzo non scenderà...:eek:.
-che si recupera in parter quanto perso sui titoli
con quanto si prende sul conto corrente..:eek:..

fantascienza..
 
bErRo ha scritto:
Vi propongo un articolo uscito oggi sul corriere della sera. Cosa ne pensate?


La realtà e la propaganda sul fisco
Bot dei poveri e bot dei ricchi

di Francesco Giavazzi

Una modifica del modo in cui sono tassati i rendimenti di azioni e obbligazioni è senza dubbio opportuna. D’altronde lo stesso Berlusconi aveva chiesto al Parlamento una delega (legge n. 80 del 2003) per «armonizzare l’imposizione su tutti i redditi di natura finanziaria». L’attuale regime fiscale infatti favorisce i ricchi a scapito dei poveri e chi possiede per lo più titoli di Stato, rispetto alle imprese. Il 10% più ricco delle famiglie possiede il 40% di tutte le attività finanziarie; il 10% più povero l’1,2%. Quando lo Stato tassa i cittadini più poveri per pagare gli interessi sul debito pubblico preleva il 23% (l’aliquota minima sui redditi da lavoro) e lo trasferisce per lo più ai ricchi, i quali, sugli interessi che percepiscono, pagano solo il 12,5%.
Quest’aliquota favorisce i titoli di Stato anche rispetto al reddito d’impresa che paga il 36% senza contare l’Irap. L’aliquota del 12,5% si applica anche alle stock options che in molte società costituiscono una quota sempre più rilevante del compenso dei dirigenti. Una banca che ha troppi dipendenti, ad esempio, fa benissimo a retribuire il suo capo del personale con stock options milionarie: se costui riesce a ridurre il numero dei dipendenti, le azioni della banca saliranno, e nulla funziona meglio di questi incentivi. Ciò che è iniquo è che il dipendente prepensionato paghi, sulla sua pensione, il 23%, mentre il dirigente che lo ha mandato a casa solo il 12,5%. La modifica del regime fiscale dovrebbe riguardare tutti i titoli, non solo quelli di nuova emissione.
Titoli identici ma con diversa tassazione segmenterebbero il mercato e ne ridurrebbero la liquidità, che è un fattore cruciale per la trasparenza dei prezzi. L’aumento dell’imposta sui titoli di Stato già posseduti ne ridurrebbe i rendimenti, ma non il prezzo: cioè una famiglia che possiede un Btp (direttamente o attraverso un fondo comune di investimento) riceverebbe una cedola un po’ più bassa, ma il valore di mercato del titolo non cambierebbe. Infatti la gran parte dei titoli pubblici è detenuta da investitori istituzionali che non pagano la ritenuta: sono costoro a determinare i prezzi. Certo, la famiglia vedrebbe decurtate le sue cedole, una perdita in parte compensata dalla riduzione del prelievo sui conti correnti bancari.
Maria Cecilia Guerra (Il Sole 24 Ore, 24 marzo) ha calcolato l’effetto di un’aliquota unica al 20% per famiglie con diversi redditi netti. Una famiglia con un reddito netto di 20 mila euro l’anno subirebbe una perdita (minori interessi sui titoli, in parte compensati dal minor prelievo sui depositi) di 25 euro l’anno circa; l’effetto per una famiglia con un reddito netto di 79 mila euro è di 456 euro l’anno. I risparmiatori non devono quindi temere una modifica del regime di tassazione: gli effetti sul reddito sono modesti e quelli sul valore dei titoli di Stato pressoché nulli. Se mai dovremmo temere gli effetti — questi sì equivalenti a una patrimoniale — di un governo che non fosse capace di fermare la crescita del debito pubblico. I mercati e le agenzie di rating hanno dichiarato una tregua sino a giugno, quando il nuovo governo presenterà il suo primo Documento di programmazione economica (Dpef). Se non fosse convincente, il premio al rischio sui titoli italiani salirebbe, cioè il loro prezzo di mercato scenderebbe.
Chi ci può far pagare una patrimoniale è un governo che non riuscisse a fermare la crescita del debito, non un governo che rendesse meno inique le aliquote.
27 marzo 2006

Ma perchè i destri, quando (stra)parlano di rendite, non si soffermano pure su dettagliucci come questi?

Quanto mi piacerebbe sentirli forbitamente dimostrare l'equità di situazioni come questa, in cui cioè le rendite finanziarie di alcuni -pochi- aumentano come EFFETTO DIRETTO dell'ABBATTIMENTO di redditi da lavoro ALTRUI (sui quali i primi hanno potestà decisionale).
 
A TAL FINE PROPONGO TASSE AL'80 %

TANTO NON CAMBIA NULLA


ma fatemi il piacere
 
raizuri ha scritto:
dice che
- se mettono il 20% sugli attuali titoli di stato e simili il prezzo non scenderà...:eek:.
-che si recupera in parter quanto perso sui titoli
con quanto si prende sul conto corrente..:eek:..

fantascienza..

Perchè fantascienza?

Ad es. nel mio caso è più che vero, e nel caso della stragrande maggioranza.

Considera che la maggior parte delle disponibilità oggi sono liquide o quasi (ultimi dati abi).

Quindi, soliti pregiudizi.
 
ha ragione nord

tasse all'80 % non cambierebbe nulla

e 7 % in meno sui c/c così diventiamo tutti miliardari


ps:nel frattempo ovviamente rispetto al dax da quando son usciti con queste genialate son mazzate

ma non fa nulla dei milioni di euro bruciati in capitalizzazione...tanto son dei capitalisti :D
 
...anche a contoarancio...santander...verrebbe decurtata la tassassazione...e questi sono belli gonfi..i conti liquidità...avrebbero ancora più successo.. :yes: :bye:
 
NordSudOvestEst ha scritto:
Perchè fantascienza?

Ad es. nel mio caso è più che vero, e nel caso della stragrande maggioranza.

Considera che la maggior parte delle disponibilità oggi sono liquide o quasi (ultimi dati abi).

Quindi, soliti pregiudizi.

SONO liquide ma a me la banca da lo 0.4%, sai che ca..o me ne frega di vedermi ridotto il prelievo al 20%, risparmio 0.4 euro a trimestre......grazie non mi sento proprio preso in giro..... :eek: :eek:
 
mst1 ha scritto:
SONO liquide ma a me la banca da lo 0.4%, sai che ca..o me ne frega di vedermi ridotto il prelievo al 20%, risparmio 0.4 euro a trimestre......grazie non mi sento proprio preso in giro..... :eek: :eek:

:D

ma se senti gli amici di sinistra guadagnerai migliaia di euro grazie a questo taglio :D
 
Quando leggo questi post sulla tassazione delle rendite mi sorge sempre più un dubbio...
Ma gli italiani tengono i loro risparmi in grande % su conto arancio, c/c, e bot ??

Dopo tre anni (3) di crescita dei mkt e cedole su AUD USD che negli ultimi due anni hanno permesso di prendere il 5,5% ?? (cambio aud a parte che adesso va monitorato stretto stretto)

Ciao
Dark
 
NordSudOvestEst ha scritto:
Perchè fantascienza?

Ad es. nel mio caso è più che vero, e nel caso della stragrande maggioranza.

Considera che la maggior parte delle disponibilità oggi sono liquide o quasi (ultimi dati abi).

Quindi, soliti pregiudizi.


qualunque cosa uno ti possa dire tu hai una idea fissa
per cui è tempo sprecato..
illuditi pure che i grandi pagheranno
e i piccoli verrano salvaguardati dallo stato..
dimmi quando mai è successo nei 6 anni di governo della sinistra..
prima o poi ti sveglierai dal tuo sonno ipnotico
 
mst1 ha scritto:
SONO liquide ma a me la banca da lo 0.4%, sai che ca..o me ne frega di vedermi ridotto il prelievo al 20%, risparmio 0.4 euro a trimestre......grazie non mi sento proprio preso in giro..... :eek: :eek:

Cambia banca, a me da il 6% fino ad Aprile e poi il 2,75%.
 
raizuri ha scritto:
qualunque cosa uno ti possa dire tu hai una idea fissa
per cui è tempo sprecato..
illuditi pure che i grandi pagheranno
e i piccoli verrano salvaguardati dallo stato..
dimmi quando mai è successo nei 6 anni di governo della sinistra..
prima o poi ti sveglierai dal tuo sonno ipnotico

ma se ieri rutelli ha detto che i cittadini ne trarranno gran beneficio :eek:

certo che ci credono proprio una massa di ignor....

per fortuna con queste gaffe un pò di consenso lo stan perdendo OK!
 
MC10 ha scritto:
Cambia banca, a me da il 6% fino ad Aprile e poi il 2,75%.


lordo

anche io hai fatto santander a fine dicembre?

io il 24 :D
 
personalmente il problema lo vedo sui titoli già emessi, perchè uno stato serio non dovrebbe (salvo per evitare il fallimento :censored: ) cambiare le regole mentre si gioca.
credo che poi non piaccia a nessuno pagare più tasse, ma l'aliquota attuale la vedo più adatta alle cayman che all'italia. :cool:

Luk
 
è allucinante

la sinistra propone di alzar le tasse e son tutti contenti :D

se lo proponeva la destra giù botte :D

vi lascio ai vostri deliri , pagate di più e col sorriso sulla bocca mi raccomando , è così che bisogna fare :D:D

ciaoooo!
 
bErRo ha scritto:
Vi propongo un articolo uscito oggi sul corriere della sera. Cosa ne pensate?
(...)

pessimo. A mia memoria, il peggior pezzo di Giavazzi che abbia mai letto.
 
Visto che l'aumento arriverà - sicuro con la sx, quasi sicuro con alemanno e c. - lo pagherò (purtroppo) ma non sottoscriverò più titoli e obbligazioni italiane ma solo di emittenti europei. Al fisco non posso evitare di sottrarmi però i ns baldi imprenditori assistiti, nonchè la finanza pubblica, si facciano finanziare i debiti da alemanno e bertinotti oppure dalle banche. I miei soldi non li vedranno più.

KO!
 
Indietro