Cath(e)artic

Maffy

Comfortably numb
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“Quanto a me, io vivo solo, completamente solo. Non parlo con nessuno, mai; non ricevo niente, non do niente. L’Autodidatta non conta. Ci sarebbe Françoise, la padrona del “Ritrovo dei ferrovieri”. Ma le parlo, forse? Qualche volta, dopo mangiato, quando ella mi serve un gotto, le domando:
“Avete tempo, stasera?”
Lei non dice mai di no, ed io la seguo in una delle grandi camere al primo piano, ch'ella affitta a ore o alla giornata. Non la pago: facciamo l’amore alla pari. Lei vi prende piacere (le occorre un uomo al giorno e ne ha molti oltre me) e io mi purgo così di certe melanconie di cui conosco fin troppo bene la causa. Ma scambiamo appena qualche parola. A che scopo? Ciascuno per sé; per lei, d’altronde, io resto anzitutto un cliente del suo caffè.

(…)

Una volta, ancora per molto tempo dopo che m’ebbe lasciato, pensavo ad Anny. Adesso non penso più a nessuno; non mi curo nemmeno di cercare parole. Tutto scorre in me più o meno svelto, non fisso nulla, lascio correre. La maggior parte del tempo, in mancanza di parole cui attaccarsi, i miei pensieri restano nebulosi. Disegnano forme vaghe e piacevoli, e poi sprofondano, e subito li dimentico.”
 
Scritto da Mafaldita
“Quanto a me





Scusa se non telefono
ma ho già il mio bel daffare
a non morire
qui le donne non sanno più muovere
quel bellissimo mucchio di carne
che nasconde la Bella Speranza
la Bella Speranza.
Adesso ho giorni buoni
e aria lunga
ma ho tanto desiderato essere nessuno
solo un grande scrittore fa muovere insieme
i vivi e i morti
e solo un grande dio può accudire i disperati
in un posto così
Ci sono luoghi dove il bisogno di violenza
è molto più forte della volontà
ci sono ore in cui il bisogno di violenza
è molto più in alto della volontà
ed è ben altro che bastoni e coltelli
non essere visto e non vedere
essere piombo caduto fuso
sulla terra.

Quanto a me, vedi, le persone non cambiano
è che col tempo, il tempo le complica
più di un po'
Così rimando a farmi fischiare le orecchie
fra questi alberghi lontani e devastati
in questi paesi poveri e salati
Vivo con prudenza
come un buon mercante in un grande affare
Più spesso, come i topi
sento la mia ombra fra i muri
scivolare.



cià, supermaff!! ;)
 
Ogni colore si espande e si adagia
negli altri colori

Per essere più solo se lo guardi.




ciao maffy.
 
(...) noi dobbiamo aspirare ad avere il calicànto d’estate, niente ci deve essere precluso. Però questo è un titolo come sempre molto matèrico. Per cui: pensa a qualcuno che venisse lì, da te – che è sempre il benvenuto perché qualcuno che non parli delle sue disgrazie è sempre una tale rarità che va accolto a braccia aperte – Ecco, qualcuno che venisse lì per autopomparsi e ti dicesse: ‘sai io ho avuto le più belle donne del mondo, una donna fantastica per moglie, i miei figli sono magnifici, proprio belli, alti, studiosi, ma che successo che hanno fatto, io stesso sono stato amato da mia moglie nel benessere ma anche nella disgrazie; poi sai la seconda villa a Portofino, la terza a Miami. Adesso mi sono fatto anche lo yacht, perché col jet non mi muovo bene’. Tu sei solo in casa, hai fatto il giro delle sedie vuote, hai mangiato una scatola di tonno perché sei abituato a mangiare da solo, cosa rispondi? Rispondi: E io che ho le rose fiorite anche d’inverno?
 
Scritto da Mafaldita
... Rispondi: E io che ho le rose fiorite anche d’inverno?

E che significa? Presumibilmente, hai una serra che funziona bene.

(Scusa, Maffi).
 
A casa di mio nonno c'era una statuetta di due giovanetti che giocavano a "salterella".
Potevo avere cinque o sei anni; li guardai bene nei volti e li riconobbi subito erano due dei miei zii: Edoardo ed Enzo.
Edoardo era giù, mentre Enzo saltava.
Erano loro, li avevo riconosciuti;
non ebbi mai il coraggio di chiedere se fossero veramente loro quelli ritratti in quel momento di gioia;
io stesso, anche se giovanissimo, mi resi subito conto che non era possibile.
Li riguardai.
Erano loro. Giuro!

Oggi quella statuetta è sulla mia scrivania.
Li guardo.
Abbiamo un patto: non dirò a nessuno di averli scoperti.
Loro continuano a giocare ed io non cresco.

Paolo
 
:p questa è per la maffi

:bow: questa è per Paolo

:clap: e questa è per Busi

:D:D:D
 
Beh? Sto aspettando il seguito...
 
Seguito interlocutorio.


Ore piccole.

Buon per voi, La Rochefoucauld; così va bene, ragazzo mio. Vorrei non aver mai imparato a leggere. Vorrei non aver mai imparato a spogliarmi. Non mi sarei trovata in questi pasticci alle quattro e mezzo del mattino. Se nessuno avesse imparato a spogliarsi ci sarebbe pochissima gente innamorata. O meglio pochi uomini. Perché questo è il mondo degli uomini.
Ma intanto La Rochefoucauld se ne sta tranquillo come un topo ed io sono qui a rivoltarmi da tutte le parti! Non è il momento adatto per riscaldarmi tanto pensando a La Rochefoucauld.

(…)

Non so in ogni modo perché voglio mettermi in questo letamaio di autori francesi. Mi metterò per prima cosa a recitarmi “Les fleurs du mal” e così non sarò più buona a nulla per nessuno. E pianterò anche Verlaine; sempre in caccia dei suoi Rimbaud.
Ma un altro la pianterebbe anche con La Rochefoucauld. Quel diavolo di La Rochefoucauld. Quella grossa rana.

(…)

Intanto son qui, sveglia come la luna piena, e non faccio che impeciarmi con La Rochefoucauld e dimenarmi. Ma alla mia età come si fa a dimenticar tutto e mettersi a contar le pecore. Odio le pecore. Sarà durezza da parte mia, ma le ho odiate sempre. E’ una vera fobia. Me ne accorgo subito se ce n’è una nella mia camera. E non s’aspetteranno mica, le pecore, che io me ne stia qui al buio a contare le loro facce idiote. Non mi ci metterei neppure se dovessi restar sveglia fino alla metà d’agosto. Eppoi, se anche nessuno le contasse? Che ci sarebbe di guasto? Se il numero delle pecore immaginarie di questo mondo resta una semplice congettura sarò forse più ricca o più povera? Nossignori, non sarò io quella. Si contino da sé, se hanno la mania della matematica. Se lo facciano da sé questo bel lavoro. Venirsene qui, a quest’ora, e chiedermi di contarle! Senza che siano nemmeno vere pecore, per di più! E’ la cosa più assurda del mondo.
Ma ci deve pur essere qualcosa che posso contare. Vediamo. No, le dita delle mani le so già a memoria. Potrei contare i miei conti, immagino. O le cose che ieri avrei dovuto fare e non ho fatto. Potrei contare le cose che dovrei fare oggi e non farò. Non faccio mai nulla, questo è chiaro. Non rischio davvero di diventar famosa. Il mio nome non sarà mai scritto a grandi lettere sulla lista di “quelli che fanno le cose”. Io non faccio nulla. Nulla di nulla. Una volta mi rosicchiavo le unghie ma ora ho smesso anche questo. Non valgo la polvere necessaria a farmi saltare all’inferno. Oh, è terribile.

(…)

Ma perché va a dormire la gente? Temo di aver perduto questo segreto. Potrei provare a picchiarmi forte sulla tempia con la lampada. Potrei ripetermi piano e per calmarmi una serie di citazioni adatte alle menti più profonde: se riesco a ricordarmi queste porcherie. Potrebbero servire. E potrebbero anche toglier di mezzo quello sconosciuto ch’è rimasto a ciondolare qui sino alle quattro e venti. Sì, farò così; ma prima è meglio che volti il guanciale. Par quasi che La Rochefoucauld si sia insinuato fin dentro la federa del cuscino.
 
Ultima modifica:
Visto che piove più forte ed abbiamo tempo, potrei permettermi di confidarle un’altra scoperta che feci, poco dopo, nella mia memoria?

(…) deve sapere che sono sempre riuscito bene con le donne, e senza gran fatica. Non dico riuscito a farle felici e neppure a sentirmi felice per mezzo loro. No, semplicemente riuscire. Raggiungevo i miei scopi più o meno quando volevo. Mi trovavano un certo fascino, pensi un po’! Lei sa che cos’è il fascino: un modo di sentirsi rispondere di sì senza aver fatto chiaramente nessuna domanda. Così ero io a quei tempi. Si meraviglia? Su, non neghi, è naturalissimo, con la faccia che m’è venuta. Ahimè! Dopo una certa età, ognuno è responsabile della propria faccia. La mia….Ma che importa! Fatto sta che mi trovavano del fascino, ed io ne approfittavo.
Senza far calcoli, però: ero in buona fede o quasi. I miei rapporti con le donne erano naturali, disinvolti, facili, come suol dirsi. Non c’entrava nessuna astuzia, o solo quel tanto, evidente, che esse reputano un omaggio. Le amavo, secondo l’espressione consacrata, il che significa che non ne ho mai amata nessuna. Ho sempre giudicato volgare e sciocca la misoginia, e quasi tutte le donne che ho conosciuto, le ho stimate migliori di me. Tuttavia, collocandole così in alto, le ho utilizzate più spesso di quanto le abbia servite. Come capirci qualcosa?
Beninteso, il vero amore è eccezionale, due o tre volte in un secolo all’incirca. Per il resto, vanità o noia. Io, comunque, non ero la Monaca Portoghese. Sono lontano dall’avere il cuore arido, anzi, è pieno di tenerezza e per di più ho le lacrime facili. Soltanto, i miei slanci son sempre rivolti verso me stesso, le mie tenerezze mi concernono. In fin dei conti, è falso che non abbia mai amato. Nella mia vita ho avuto almeno un grande amore, di cui sono sempre stato l’oggetto.
 
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