Certificates contro ETF: chi vince?

Angelo M.

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Credo che i Certificates siano uno strumento finanziario ancora più a basso costo degli ETF.
Normalmente non hanno costi di sottoscrizione (almeno non espliciti) e non hanno spese di gestione.
Sono da preferire a parità di indice di riferimento agli Exchange Traded Funds non trovate?


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Angelo M. ha scritto:
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Credo che i Certificates siano uno strumento finanziario ancora più a basso costo degli ETF.
Normalmente non hanno costi di sottoscrizione (almeno non espliciti) e non hanno spese di gestione.
Sono da preferire a parità di indice di riferimento agli Exchange Traded Funds non trovate?


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Attenzione,

i Certificati con leva hanno costi di gestione del 2.5% o 3%,
solo alcuni vecchi, che presto scadranno hanno costi dell' 1%.

Per intenderci 10.000 certificati SP/Mib40 con strike 40.000 e quindi con capitalizzazione di 1 € a punto, costa 1000€ all'anno di gestione (> 2.5%).
 
Ultima modifica:
Comunque ci sono caratteristiche specifiche che possono servire in determinati casi (vedi la tassazione) che suggeriscono di non metterli necessariamente gli uni contro gli altri.
 
Voltaire ha scritto:
Comunque ci sono caratteristiche specifiche che possono servire in determinati casi (vedi la tassazione) che suggeriscono di non metterli necessariamente gli uni contro gli altri.


I due strumenti non sono soggetti alla stessa aliquota fiscale (12,5%)?


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Certo hanno la stessa aliquota fiscale ma plus e minus fatte con i certificati si possono compensare con plus e minus fatte con le azioni, i derivati e le obbligazioni.

Invece, plus e minus fatti con gli ETF non si possono compensare con plus e minus fatte con azioni, derivati e obbligazioni.

Inoltre i certificati senza leva hanno costi ridicoli (inferiori a quelli dell'ETF) e hanno il vantaggio dalla presenza del MM.

Ciao
G.
 
Ci sarebbe ancora da dire del fatto che alcuni quotino a sconto poichè non distribuiscono dividendi e bisogna fare molta attenzione a vedere che lo sconto sia propozionale al dividendo atteso perchè altrimenti ci si rimette....

Ciao
 
Mode In forte crescita l’offerta e gli scambi dei prodotti senza effetto leva E con i certificati si gioca a tutto campo Valute, indici, materie prime, metalli preziosi: costi e
Replicano indici, tassi di cambio e quotazioni delle materie prime seguendo un tranquillo rapporto di uno a uno. Ed è proprio per la loro relativa sicurezza e facilità d’uso che i «certificati di investimento» stanno conoscendo un vero e proprio boom tra i risparmiatori. Al punto che secondo i dati più aggiornati di Borsa Italiana il controvalore dei certificati quotati in Piazza Affari è passato da 512,7 milioni di euro dell’aprile 2005 ai 1.924,5 milioni dello stesso mese di quest’anno. In pratica quadruplicando nel giro di un solo anno la raccolta complessiva. Alla base di questo successo vi è, appunto, l’ampiezza della gamma di sottostanti su cui è possibile scommettere e il rischio contenuto. Perché a differenza dei certificati «a leva», che moltiplicano le possibilità di guadagno (ma anche i rischi di perdita) o dei «covered warrant» (sostanzialmente opzioni di acquisto o di vendita su un determinato titolo o indice) il valore dei certificati di investimento sale o scende in proporzione identica a quella del sottostante. «E’ per questo che lo strumento dei certificati di investimento è particolarmente adatto ai risparmiatori tradizionali, ai portafogli delle famiglie e a coloro che non fanno trading professionale», osserva Salvatore Miserendino , responsabile prodotti strutturati di Abn Amro . L’istituto olandese, pioniere del settore e leader di mercato nel segmento dei prodotti strutturati, ha emesso fino ad oggi 152 certificati privi di effetto di leva. Un numero destinato a raddoppiare entro dicembre di quest’anno, secondo fonti della banca olandese.
«L’altro grande vantaggio offerto dai certificati di investimento è dato appunto dalla gamma estremamente ampia di attività finanziarie su cui, grazie a questo strumento, è possibile investire e che fino a poco tempo fa rimanevano preclusi agli investitori privati», nota Alexandre Vecchio , responsabile dei prodotti quotati di Société Générale Italia , 12 certificati quotati a tutt’oggi, che saliranno a 40 entro la fine dell’anno.
Oro, metalli preziosi, valute, indici azionari diventano quindi un oggetto facilmente accessibile - e a costi contenuti - per i privati risparmiatori. I tagli minimi sono infatti molto bassi, talvolta inferiori ai 100 euro e non vi sono costi di ingresso nè di gestione. Fatta salva la commissione di negoziazione che raggiunge un massimo del 7 per mille ma che nelle banche online si colloca a livelli decisamente inferiori. «L’unico costo cui va incontro il risparmiatore, nel caso in cui voglia acquistare o vendere il certificato in Borsa, è dato dallo spread o differenziale tra i prezzi di acquisto e quelli di vendita che è pari a circa l’1%», ricorda Vecchio. Anche il trattamento fiscale è identico a quello delle altre attività finanziarie, il 12,5%.
Le categorie di certificati, nonostante la semplicità dello strumento, sono numerose. E oltre ai prodotti che hanno come sottostante indici azionari, materie prime e valute, esistono prodotti che, pur privi di un effetto di leva, garantiscono una qualche forma di protezione del capitale o del rendimento. «Ad esempio i certificati «bonus» che assicurano un ritorno prefissato nel caso in cui nel periodo di vita del titolo - normalmente compreso tra uno e cinque anni - il sottostante non tocchi una certa barriera di prezzo predefinita», ricorda Miserendino. E ancora, i certificati «air bag», con una garanzia di protezione al ribasso, o i «double up», che raddoppiano la performance del sottostante all’interno di un determinato intervallo di valori. E infine gli «equity protection», che offrono una protezione integrale del capitale investito, naturalmente a scapito del godimento pieno dell’eventuale guadagno.
Una nota particolare meritano i certificati di investimento sugli indici azionari. Prodotti molto diffusi e per certi versi simili agli Etf, gli Echange traded funds, e che replicano a loro volta gli indici di Borsa. «A differenza degli Etf, i certificati di investimento sugli indici non sono rappresentativi di un portafoglio di titoli, ma sono una semplice passività bancaria. Di conseguenza hanno lo stesso rating della banca che li emette», osserva Vecchio.
Altra importante differenza tra gli Etf e i certificati sugli indici è data dal pagamento dei dividendi, che nel caso degli Etf avviene su base annuale o semestrale mentre per i certificati di investimento non è previsto. Si tratta di un differenziale a favore degli Etf che può variare dal 2 al 4% annuo. Di contro i certificati non presentano alcuna commissione di gestione. corriere
 
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