Cirio e Argentina: partono le indagini

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6 giugno 2003

Cirio e Argentina, indagini sui bond


Ispezioni di Consob e Bankitalia per scoprire chi li ha collocati ai risparmiatori. Inchiesta su My Way

ROMA - Ispezioni congiunte della Consob e della Banca d’Italia sono in corso presso le principali banche. L’obiettivo è quello di individuare eventuali comportamenti « censurabili » nel collocamento dei bond Cirio e delle obbligazioni argentine, che hanno provocato ingenti perdite a migliaia di risparmiatori.
Lo ha rivelato Luigi Spaventa, ascoltato ieri per l’ultima volta dalla commissione Finanze della Camera, presieduta da Giorgio La Malfa.
Il presidente della Consob ha confermato che una ispezione analoga si sta svolgendo al Monte dei Paschi di Siena, a proposito di « MyWay » e « FourYou » , i prodotti finanziari della controllata Banca 121 mesi sotto accusa dai consumatori, fino a provocare le dimissioni del direttore generale dell’istituto toscano, Vincenzo De Bustis.
Tuttavia Spaventa ( che prima di arrivare alla Consob, è stato anche presidente del Montepaschi), ha sottolineato la diversità di questa vicenda, visto che la banca senese si è accordata con le associazioni dei consumatori per risolvere i singoli casi di risparmiatori danneggiati.
Le ispezioni su bond Cirio e obbligazioni argentine dovranno accertare « se esistevano sistemi di controllo interno » , ma anche « se i vertici fossero a conoscenza di queste operazioni o, peggio, se ci fosse incentivazione al collocamento » . E ci vorrà del tempo: sarà una inchiesta « lunga e costosa » . Eppure la crisi della Cirio era già scoppiata un anno fa e quella dell’Argentina ancora prima. Questo fa tornare d’attualità le critiche di chi ritiene che non agevoli l’efficacia, ma anche la tempestività d’intervento l’aver curiosamente ripartito, con il Testo unico sulla finanza, le competenze sui controlli fra Consob e Bankitalia.
Non a caso Spaventa ha detto che occorrerebbe « evitare le sovrapposizioni come accade con l’articolo 100 del Testo unico » . Aggiungendo che la Consob ha bisogno di più poteri, come « l’uso della Guardia di finanza, le facoltà di chiedere informazioni sul traffico telefonico e sanzionare chi non collabora » . Tutto ciò dopo aver aver spiegato che « c’è un problema di educazione dell’investitore » . E aver messo in guardia i risparmiatori: « se qualcuno dice di offrirti il 12% sicuro bisognerebbe chiamare i carabinieri » . I banchieri si sono detti d’accordo.
« Il ricordo di interessi a due cifre sui titoli di stato ha viziato i risparmiatori. Si fa ancora fatica a far capire che a interessi elevati corrispondono rischi elevati » , ha replicato l’Abi.
Fra un mese l’incarico di Spaventa scade. La settimana scorsa il Consiglio dei ministri ha designato Lamberto Cardia al suo posto. Ma la successione si annuncia movimentata. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti non ha fatto salti di gioia. Né li ha fatti il vicepremier Gianfranco Fini. E i tamburi della Lega Nord hanno già cominciato a rullare.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/cor060603bo.html
 
spaventa:di nome..e (forse anche) di fatto

6 giugno 2003
L´annuncio di Spaventa: vogliamo capire se i top manager sapevano e se hanno incentivato la vendita
Le banche sotto inchiesta per i bond Cirio e Argentina


Consob e Bankitalia indagano sui metodi usati per piazzare i titoli



FABIO MASSIMO SIGNORETTI

ROMA - Consob e Bankitalia indagano sulle banche che hanno collocato i bond Cirio e Argentina, obbligazioni che invece dell´elevato rendimento promesso stanno causando forti perdite ai risparmiatori. E la Consob sta indagando anche su Banca 121 del Monte dei Paschi di Siena, per la vendita dei prodotti finanziari «My way» e «4you», fondi previdenziali che nascondevano l´attivazione di un mutuo trentennale. Lo ha annunciato ieri in un´audizione alla commissione Finanze della Camera il presidente uscente della Consob, Luigi Spaventa, che ha anche ribadito la richiesta di maggiori poteri per rendere più incisive le indagini della Commissione, ha lamentato l´inadeguatezza degli stipendi degli «007» che vigilano sulla Borsa rispetto a quelli delle altre Authority, equiparati ai giudici costituzionali e ha suggerito di «separare la vigilanza sulla trasparenza dalla vigilanza sulla stabilità di un sistema», lanciando una frecciata indiretta alla Banca d´Italia.
Spaventa, che a breve verrà sostituito da Lamberto Cardia, ha spiegato alla Camera che l´indagine di Consob e Banca d´Italia riguarda le «principali banche per vedere come sia avvenuto il collocamento dei bond Cirio e Argentina». Il presidente della Consob ha ricordato che nel caso delle obbligazioni Cirio non c´era obbligo di presentare un prospetto informativo in Italia in quanto si trattava di emissioni fatte in Lussemburgo, ma nel documento era indicato chiaramente che i titoli potevano essere collocati solo presso gli investitori istituzionali e non presso i risparmiatori, come invece è avvenuto. Al collocamento dei bond argentini ha partecipato gran parte del sistema bancario, mentre le banche che hanno fatto da lead/joint manager per i bond Cirio sono in particolare Abaxbank, Ubm (Unicredito), Banca di Roma, Caboto (Intesa). Le associazioni dei consumatori hanno accusato gli istituti di credito di aver scaricato sui piccoli risparmiatori gran parte delle perdite che avrebbero accumulato tenendosi questi bond in default. Spaventa ha sottolineato che l´obiettivo dell´indagine è verificare «se esistevano sistemi di controllo interni, se i vertici fossero a conoscenza di queste operazioni, o peggio se ci fosse incentivazione al collocamento». Più nel dettaglio Consob e Bankitalia esamineranno la correttezza dei moduli dei contratti e l´esistenza di eventuali incentivi ai collocatori. Il vero problema, però, ha aggiunto ricordando che la Consob ha messo sul proprio sito una guida per gli acquisti, è «educare i risparmiatori al rischio, far capire loro che a un alto rendimento corrisponde un alto rischio. Non esiste un pasto gratis, se qualcuno ti dice ti offro un 12% sicuro credo che bisognerebbe insegnare ai risparmiatori a chiamare i carabinieri».
Diverso il discorso per i fondi previdenziali «My way» e «4you» di Banca 121 (gruppo Mps) che, ha detto Spaventa, «presentavano una certa singolarità per usare un eufemismo», cioè l´accensione a sorpresa di un mutuo trentennale. La Consob analizzerà le modalità di vendita dei prodotti, ma Spaventa ha anche ricordato che il Mps ha raggiunto un accordo con i consumatori per un esame di tutti i casi e un eventuale ristoro delle posizioni.


http://www.assinews.it/rassegna/articoli/rep060603bo.html
 
risposta ABI

L'ABI dovrebbe dire tutto e non solo quello che le fa' comodo, perche' non diciamo che hanno sempre cercato di scaricare i rischi e i bassi rendimenti ai piccoli risparmiatori:
Obbl. SWISSAIR rend. bassi = fallita
Obbl. ENRON rend. bassi = fallita
Obbl. WORLDCOM rend.bassi = fallita
Obbl. Bancarie quasi tutte senza rating
Rating medie aziende bancarie italiane con rating implicito al 2001
pari al rating implicito CIRIO
Obbl. Bancarie emesse da primarie banche europee da loro filiali situate in paradisi fiscali: rating primario- tassi bassi- solvibilita' scarsa.
GPF azionarie alto rischio date a pensionati.
Esempi ce ne sono a non finire, anche per la Cirio le obbligazioni a norma di legge non dovevano neanche essere proposte nel paniere titoli a disposizione dei risparmiatori, invece si vuole far credere che la gente le chiedeva a gran voce, la gente chiede se il bene e' disponibile. La gente crede agli organi di controllo, crede alle leggi, crede alla costituzione, crede alla normativa sulle obbligazioni, se tutto cio' e' una bufala perche' deve comprare i BOT, i buoni postali, versare nei libretti di deposito bancario????
 
io credo che...

senza caz..otoni si fa poca strada; oltreoceano stanno piano piano accorgendosene e la Sec ca..ia. E' un problema di asimmetria informativa
 
ecco...

7 giugno 2003
Sec, nuova crociata per la trasparenza
Finanza & regole - Il presidente Donaldson annuncia un esame
approfondito della struttura dei mercati, a cominciare dalle authority



NEW YORK - La Securities and Exchange Commissione parte lancia in resta per una nuova crociata sulla trasparenza dei mercati. Il presidente della Sec, William Donaldson, ha ammesso che le autorità finanziarie non hanno ancora fatto abbastanza per risanare le acque dei mercati intorbidite dagli scandali: Donaldson ha annunciato che «esaminerà senza indugi e in modo esauriente la struttura dei mercati», a cominciare dal ruolo degli organismi di regolamentazione e autoregolamentazione, dalla concorrenza e frammentazione nel settore fino ai prezzi azionari. Le iniziative della Sec, cercando di smentire chi teme che la stagione degli scandali finisca prematuramente e senza sufficienti riforme, si stanno allargando a macchia d'olio. Nel mirino, ha confermato Donaldson - che ha ricevuto le redini di una Sec umiliata dalla gestione di Harvey Pitt - ci sono anche le pratiche dei fondi comuni e degli hedge fund. E aprendo ufficialmente un altro fronte, la Sec ha annunciato che considererà nuove normative per le società di valutazione del credito, tra cui l'eliminazione del suo imprimatur per le quattro stelle del settore, Dominion Bond Rating Service, Fitch, Moody's e Standard & Poor's. I protagonisti del credit rating sono stati criticati per non aver lanciato avvertimenti nei casi di crack quali Enron e Worldcom . Crack ancora irrisolti: su Worldcom uscirà un nuovo rapporto interno lunedì, anticipato dal «Wall Street Journal», che per la prima volta metterà sotto accusa l'ex a.d. Bernie Ebbers nella truffa per gonfiare i conti dell'azienda e nascondere perdite per oltre dieci miliardi di dollari. Le pressioni della Sec a favore di nuovi passi avanti nella trasparenza si sono già fatte sentire sul principale mercato azionario americano, che è anche uno dei maggiori organismi di autoregolamentazione del settore: il New York Stock Exchange, in riposta alla richiesta delle autorità fdeerali di rivedere le proprie pratiche, ha approvato un decalogo di riforme. I suoi top executive non potranno più sedere nei consigli di amministrazione delle aziende quotate al Big board. E dovranno rendere pubblici i loro compensi - a cominciare dal presidente Richard Grasso, che secondo indiscrezioni avrebbe guadagnato 12 milioni di dollari l'anno scorso e 20 nel 2001. Grasso, che in 35 anni al Nyse avrebbe acculumato una fortuna stimata in 80-100 milioni, al momento è nel consiglio di Home Depot e i suoi condirettori generali Catherine Kinney e Robert Britz siedono in altrettanti consigli. Altre misure escludono dalla speciale commissione sui compensi gli esponenti delle società di brokeraggio e creano un comitato permamente di controllo della governance. L'insufficiente trasparenza finora garantita dal Nyse nella stagione degli scandali era diventata oggetto di forti polemiche. La leadership di Grasso, rafforzata dal suo ruolo nella riapertura dei mercati dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, è stata erosa dalle voci sui suoi compensi. I più recenti incidenti di percorso annoverano inoltre la candidatura al Big Board di Sandy Weill, il presidente di Citigroup sfiorato dai conflitti d'interesse per le pressioni sugli analisti della sua banca d'investimento Salomon Smith Barney. La candidatura di Weill fu ritirata da Grasso dopo che il procuratore generale di New York, Eliot Spitzer, minacciò azioni per bloccarla. Il Big Board è stato inoltre costretto ad avviare un'indagine sul trading effettuato dagli specialisti del mercato. La continua corsa a ostacoli delle riforme è stata tuttavia rivelata anche dall'ultima decisione del Nyse: le nuove riforme sono state approvata a maggioranza ma non all'unanimità. Alcuni dei 27 membri del board si sarebbero astenuti. Anche la Sec ha problemi di riabilitazione: la presidenza Donaldson deve uscire dall'ombra di Pitt, costretto a rassegnare le dimissioni dopo le ondate di scandali nella Corporate America. La nuova crociata, annunciata in un discorso all'associazione dei giornalisti finanziari a New York, rappresenta l'ultimo capitolo in questo sforzo di rilancio, proprio mentre, secondo «Business Week», si starebbe allargando l'inchiesta sulle irregolarità contabili di Ibm e nel mirino non ci sarebbe più solo la divisione Retail Store Solutions. MARCO VALSANIA
http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole070603sec.html
 
...

9 giugno 2003
Cirio, un esposto contro le banche
A Bankitalia e Consob sul ruolo del Credem



MILANO - L'ombra del caso Cirio si allunga fino al sistema bancario. L'Adipir (l'Associazione difesa piccoli risparmiatori) ha presentato, per conto di alcuni possessori di obbligazioni Cirio Finanziaria, un esposto alla Banca d'Italia e alla Consob contro il Credem Holding e le sue controllate Credito Emiliano e Abaxbank . L'accusa è delineata in un comunicato dall'avvocato Paola Pampana: «Aver collocato presso investitori privati obbligazioni destinate a clienti istituzionali». Anche l'obiettivo è chiaro: «L'immediata restituzione degli importi versati eccependo la nullità del contratto». E la risposta è lapidaria: «Il Credem non ha ricevuto per ora alcun esposto - affermano dal quartier generale del gruppo emiliano -. Per cui non commentiamo». Si tratta di un'iniziativa singola nei confronti solo di gruppo bancario, "colpito" dall'esposto per il semplice motivo che dai suoi sportelli sono stati venduti i bond ai risparmiatori (si tratta di 4 o 5 individui) che si sono rivolti all'Adipir. Ma quella che per ora è un'iniziativa limitata, potrebbe in futuro allargarsi a macchia d'olio. Da un lato l'avvocato Pampana annuncia infatti nuovi esposti contro altre banche «che hanno collocato bond Cirio senza prospetto informativo». Dall'altro anche il Siti, per voce del suo segretario Domenico Bacci, annuncia lavori in corso «per verificare se esistano i presupposti per agire contro il sistema bancario in sede civile e/o penale». «Auspichiamo che il cda della Cirio modifichi il piano di ristrutturazione recentemente approvato - spiega Bacci -, altrimenti anche quella parte del sistema bancario che non ha avuto responsabilità dirette nella vicenda si troverà a dover affrontare un contenzioso ampio». Per comprendere il problema dei Cirio-bond occorre fare un passo indietro. Tutto è iniziato lo scorso novembre, quando il gruppo allora guidato da Sergio Cragnotti mancò il rimborso di un prestito obbligazionario da 150 milioni di euro. Cirio in quel momento aveva sul mercato sette prestiti obbligazionari, in mano principalmente a piccoli risparmiatori italiani: sette obbligazioni "costruite" da molteplici banche d'investimento (tra i vari lead manager figuravano Caboto, Ubm, JP Morgan, Abaxbank, Banca di Roma) e vendute ai piccoli risparmiatori da molteplici banche commerciali e sim. Questi bond sono stati emessi da controllate lussemburghesi del gruppo Cirio sotto legge inglese: per questo non avevano un "prospetto informativo" approvato dalla Consob e non potevano essere venduti ai risparmiatori. Il problema è però che alla fine, sul mercato secondario, sono finiti proprio nelle tasche dei piccoli investitori. Bene inteso: questo è un "mal comune" sul mercato obbligazionario italiano, dato che quasi tutti i corporate bond seguono il medesimo percorso. Ma il caso Cirio ha attirato i riflettori per via del clamoroso default. E ora le associazioni dei consumatori vogliono "chiedere il conto" alle banche. MORYA LONGO
http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole100603ci.html
 
Re: risposta ABI

Scritto da giancarlo55
L'ABI dovrebbe dire tutto e non solo quello che le fa' comodo, perche' non diciamo che hanno sempre cercato di scaricare i rischi e i bassi rendimenti ai piccoli risparmiatori:
Obbl. SWISSAIR rend. bassi = fallita
Obbl. ENRON rend. bassi = fallita
Obbl. WORLDCOM rend.bassi = fallita


"Infatti" sono un piccolo risparmiatore e per giunta incompetente in materia, mi hanno rifilato SWISSAIR poco prima del fallimento. Il tutto telefonicamente.
Pensate che abbia qualche possibilita' di recuperare almeno in parte i miei soldi? COME POSSO FARE? Grazie in anticipo a chi mi vorra' rispondere. Saluti Miki
 
...

«Le emissioni erano obbligatoriamente destinate solo a investitori istituzionali»


Cirio-bond, i sindaci «richiamano» le banche

«Gli istituti che hanno finanziato il gruppo lo hanno abbandonato»


MILANO - Consob e Bankitalia stanno indagando. Vogliono capire se nel collocamento delle obbligazioni Cirio tutti hanno rispettato le regole del gioco. Sulla questione però adesso interviene anche il collegio sindacale del gruppo agroalimentare. Nella relazione allegata al bilancio 2002 della società romana, i sindaci fanno notare che i sette prestiti emessi dal gruppo Cirio tra il 2000 e il 2002 «erano obbligatoriamente destinati solo a investitori istituzionali e ne era preclusa la vendita retail». Di seguito i sindaci riportano per esteso alcuni estratti dei regolamenti delle emissioni dove questo divieto di vendita ai piccoli risparmiatori viene esplicitamente citato. Non solo. Poche righe sopra nella relazione del collegio sindacale si legge che «il sistema creditizio, dopo aver finanziato e/o garantito le più rilevanti acquisizioni, una per tutte l’acquisto della sudafricana Del Monte, ha appoggiato Cirio finanziaria, sue controllate e la controllante, nella emissione di sette prestiti obbligazionari». Insomma, le banche hanno generosamente finanziato l’espansione a suon di acquisizioni da parte di Sergio Cragnotti. E poi sono state a fianco del finanziere romano anche quando i bond per oltre un miliardo di euro sono stati collocati sul mercato.
Questa è la ricostruzione del collegio sindacale di Cirio presieduto da Francesco Sommaruga. Com’è andata finire? Lo raccontano ancora i sindaci. Recita la relazione: «In momenti subito anteriori alla scadenza del bond da 150 milioni di euro che ha causato il tracollo finanziario, il sistema creditizio ha totalmente ritirato il suo appoggio a gruppo». Insomma, la Cirio è stata abbandonata al suo destino. Stesso sorte è toccata anche a oltre 30 mila obbligazionisti, che ormai hanno ben poche speranze di recuperare buona parte del loro investimento. A questo proposito il collegio sindacale nella sua relazione informa di aver «condiviso» il prospetto informativo (reso pubblico ieri) sulla conversione dei bond in azioni Cirio. Un via libera puramente formale, che non entra nel merito della bontà dell’offerta.

Vittorio Malagutti


Corriere della sera oggi
 
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