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Soltanto chi non conosce quasi nulla del genere letterario chiamato Science Fiction (SF in abbreviazione , fantascienza in italiano) può credere che sia formato da un "corpus" omogeneo di racconti e romanzi. In verità le opere che rientrano in quest'ambito possono essere tra le più diverse, tanto che non vi è concordanza sui requisiti che permettano di definire una certa opera "di fantascienza". . Si tratta di una banda larghissima di temi.Si spazia dalle dis-utopie e dalle opere che esaminano i possibili rapporti tra gruppi o classi alla SF di tipo sociale (che ipotizza realtà future estrapolando da problemi vitali della nostra epoca , per esempio il degrado delle città); a quella di tipo scientifico, che esamina le conseguenze dei progressi della medicina o della genetica capaci di modificare la struttura biologica dell'animale "uomo".

Può trattare di future intelligenze artificiali (robot, androidi, ecc.), di viaggi nel tempo e di mondi paralleli , di esplorazioni spaziali e di colonizzazione di pianeti, di contatti con forme di vita fuori dalla terra e di complesse civiltà aliene. Infine ,si considerano come SF i testi incentrati sulle possibilità e sulle creazioni della mente umana (attraverso stati mentali alterati).

Certamente non solo le tematiche , ma anche gli approcci e i moduli narrativi possono essere estremamente diversificati.
 
La science fiction è, tra i vari generi, uno di quelli più sicuramente collegati con la società,sia in fase di scrittura che in fase di diffusione. Lo scrittore di fantascienza non soltanto risponde ai condizionamenti che gli provengono dai fattori "politici, sociali e culturali, appartenenti specificamente alla comunità in cui si è venuto formando"(1), bensì ne trae la sostanza stessa della sua opera che molto spesso è detta "di anticipazione".

D'altra parte, l'autore, l'opera e il pubblico, tutto ciò : "costituisce un circuito di scambio che, attraverso un apparecchio di trasmissione estremamente complesso, contemporaneamente attinente all'arte, alla tecnologia e al commercio (2) ", pervade diversi ambiti e, nel caso della science fiction che è un tipo di letteratura "popolare", un ingente numero di fruitori.

Uno degli scritti ancora oggi più pertinenti per comprendere le origini e la natura della S F rimane la famosa prefazione di Sergio Solmi a Le meraviglie del possibile (3) .Qui Solmi ritiene di collegare la nascita della science fiction al positivismo e al suo ardore, in effetti ancora romantico, per la scienza. " L' aspirazione all'onniscienza, alla rivelazione immediata e definitiva dei misteri della vita e del cosmo, continuava il vecchio sogno faustiano ". Più tardi, nel momento in cui la stessa scienza sconvolgeva le concezioni del materialismo classico e l' "alone ottimistico " che la circondava veniva via via svanendo, anche la letteratura che alla scienza si era ispirata ebbe a subire una notevole variazione di tendenza.
 
Anche Solmi sa che le origini lontane della science fiction stanno nei "viaggi meravigliosi" di cui l'uomo ha sempre fantasticato, e tra cui alcuni includono persino l' Odissea di Omero, un misto di invenzione narrativa, mito e realtà; ma il primo vero esempio è dato dalle opere del greco Luciano di Samosata, vissuto nel secolo 2° d. C..
 
Storia vera: in 2 libri, narrato in primo persona, prende spunto dal tentativo di fare una parodia dei romanzi d’avventura, ma finisce con il diventare il più bizzarro e fantasioso racconto che sia mai stato scritto, precorrendo, per certi versi, la moderna fantascienza.

Luciano e i suoi amici oltrepassano le colonne d’Ercole e incontrano varie e stravaganti avventure. Sollevati da una tempesta sulla Luna, partecipano alla guerra tra Lunari e Solari, di cui l’autore descrive usi e costumi secondo il modulo di Erodoto.

In seguito, visitata la città delle Lampade, vengono inghiottiti da una balena, nel cui immenso ventre trovano terre e case e due greci che li aiutano a fuggire.

Segue un viaggio sul mare ghiacciato del Polo, dopo il quale i nostri eroi soggiornano nell’Isola dei Beati con i grandi del passato, visitano l’Isola dei Sogni e assistono a battaglie marine tra giganti che cavalcano isole. Dopo essere sfuggiti alle insidie dei Testa di Toro e delle donne Gambedasina, i naviganti naufragano sulle coste degli Antipodi.
 
Nell'epoca moderna una maggiore enfasi sugli aspetti scientifici di una narrazione fu una naturale conseguenza del progresso tecnologico e intellettuale, e si può già trovare nel 17° secolo un'opera come il Somnium , del famoso scienziato Giovanni Keplero(pubblicato in latino nel 1634), cui fece seguito The Man in the Moon (1638) del vescovo Francis Godwin, e il Viaggio sulla Luna (1650) di Cyrano de Bergerac.
 
Gli Stati e Imperi della Luna e del Sole di Cyrano de Bergerac (1657-1662) è un romanzo pirotecnico: rientrato in casa dopo una passeggiata sotto la luna in compagnia di amici, l'autore si mette intorno al corpo una cintu_ra fatta di ampolle piene d'acqua di rugiada, la quale evaporando al calore del sole lo solleva fino alla Luna. Sulla Luna, Cyrano, rimane poco poiché gli abitanti lo prendono per uno struzzo e lo mettono in un'uccelliera, e molti gli sono avversi; però ha modo di conoscere lo strano paese e di ascoltare qualcuno che glielo de_scrive e glielo spiega. Sulla Luna un solo colpo di archibugio fa cadere un intero stormo di allodo_le bell'e arrostite; i versi delle poesie valgono come moneta per pagare gli osti; non c'è bisogno di orologi: tutti gli abitanti hanno una larga dentatura e un lungo naso, così quando vogliono sape_re l'ora aprono la bocca ed espongono al sole il naso, il quale fa ombra sui denti come sul qua_drante di una meridiana.
 
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“ Era una notte di Luna piena e il cielo era limpida, quando stavo rientrando con alcuni amici a casa.Quella sfera appesa al cielo, gialla come lo zafferano, ci ispirò pensieri profondi. Io credo che la Luna sia un mondo simile al nostro – dichiarò Cyrano- e che il mondo abbia assoluto bisogno della Luna.”

E’ questo un passo tratto da “l’altro mondo o gli stati e imperi della Luna” una delle maggiori di Cyrano de Bergerac, scrittore francese vissuto fra il 1619 e il 1655 e famoso per le dimensioni straordinarie del suo naso, l’abilità di maneggiare la spada e la fervida immaginazione. Cyrano scrisse quest’opera piena di bizzarre fantasie quattro anni prima della sua tragica morte, avvenuta per le gravi ferite procurategli da una trave che lo aveva colpito alla testa. Nell’opera Cyrano raccontava un suo immaginario viaggio sulla Luna, dove sarebbe arrivato grazie a un sistema di sua invenzione veramente degno di essere ricordato: “ applicai intorno al mio corpo una gran quantità di ampolle piene di rugiada; il calore del Sole, attraendo la rugiada, sollevò anche me, fino a quando mi trovai in cima alle montagne. Però dato che la forza di attrazione mi faceva salire troppo rapidamente, decisi di rompere le ampolle una dopo l’altra per poter discendere più in basso”. Cyrano non riusci ad arrivare sulla Luna e ritentò a bordo di una portantina a vela… Pensando però che la vela non fosse necessaria , si unse il corpo con un midollo di bue, dato che la tradizione contadina riteneva che la luna calante avrebbe “succhiato” il midollo degli animali. Quando Cyrano arrivò alla meta la trovò tutt’altro che deserta. Era popolata da esseri di mille specie, una cosa è certa tutti vivevano li da almeno 4.000 anni.

Racconta Cyrano: Questi strani abitanti della luna conservano, in particolari vasi fabbricati appositamente, il profumo dei cibi più diversi; a tavola il vaso viene aperto e il profumo che si diffonde è goduto da tutti i presenti. Dormono invece che in un letto, sul suolo ricoperto di fiori di aloe, e si fanno luce con recipienti di cristallo nei quali sono racchiuse lucciole giganti.” Le città della luna non sarebbero meno originali dei suoi abitanti: “le case si possono muovere, infatti, quando arriva il cattivo tempo e il gelo, si mette in azione il meccanismo per far scendere la casa sempre più in basso”.
 
Altre origini le troviamo nel romanzo utopistico, il quale già dall'antichità intendeva presentare punti di vista politici, sociologici o filosofici. Platone, agli inizi del quarto secolo a.C. incluse le sue idee su Atlantide nel Timeo e in Crizia. Il nome di questo genere letterario deriva dall'opera Utopia di Thomas More, pubblicata nel 1515-16 : letteralmente la parola significa " luogo inesistente ", "non luogo" e insieme "buon luogo". Uno sviluppo a latere dell'utopia fu la satira fantascientifica, il cui precursore è senz'altro il Gulliver's Travels (1726) di Jonathan Swift e che ha portato a tante "utopie negative ".
 
Utopia è un'isola molto fiorente caratterizzata da città ampie e magnifiche uguali per forma e costumi. La sua popolazione è divisa in famiglie formate da non più di quaranta membri, per ogni trenta famiglie vi è un filarco il quale è un magistrato che viene eletto ogni anno, ogni dieci filarchi si elegge un magistrato superiore, protofilarco, il quale insieme a tutti gli altri 200 colleghi elegge un principe segretamente. Le decisioni più importanti vengono prese dai protofilarchi in un consiglio ogni tre giorni.

Due protofilarchi a rotazione vengono accolti in Senato.

L'occupazione fondamentale dei cittadini di Utopia è l'agricoltura alla quale si dedicano a turni tutti i componenti delle varie famiglie in modo che nessuno si dedichi sempre ad un lavoro pesante.

Ogni cittadino apprende anche un altro mestiere qualsiasi come ad esempio la lavorazione della lana e queste arti apprese poi generalmente vengono trasmesse di padre in figlio pur lasciando libertà di scelta.

I lavoratori non lavorano per più di sei ore al giorno e nelle restanti sei ore sono liberi di dedicarsi alle attività intellettuali spesso organizzate dallo stesso stato o di fare ciò che più gli piaccia. Sei ore sono sufficienti dal momento che tutti vengono fatti lavorare in maniera utile e produttiva e anche i lavori minori vengono ben retribuiti.

Si evita ogni tipo di spreco e i vestiti ad esempio sono tutti dello stesso materiale e forma.

Altra cosa degna di nota è che alla categoria delle persone "semplici" aggiunge la categoria dei sifogranti che sono persone impegnate nello studio e nella ricerca.

Nelle città tutto è equamente distribuito e organizzato , divido in settori con grande attenzione agli ospedali.

Ogni aspetto della vita è pianificato e calcolato se un uomo, ad esempio, desidera viaggiare, può recarsi nel luogo desiderato ma deve prestare lavoro alla famiglia che lo ospiti dopo aver ottenuto un permesso.

Per i popoli di Utopia non esiste il denaro e l'argento e l'oro non valgono più del ferro, e quindi ritenuto stupido e inutile abbellirsi con questi materiali.

Pur non esistendo il desiderio di arricchirsi gli utopiani considerano il piacere comunque un bene purché non sia eccessivo e ritengono assurdo che una persona se ne voglia privare di sua volontà.

Chi commette colpe gravi o cerchi rifugio in Utopia non viene condannato a morte ma è costretto a vita ai lavori forzati a meno che non venga rilasciato per ottima condotta.

Le leggi sono molto di meno poichè a persone così organizzate sono bastevoli poche regole da rispettare. I processi sono fatti da un magistrato giusto senza furbi avvocati che cerchino di mascherare la verità.

Normalmente non è concesso divorzio se non in casi estremi di incompatibilità e, si cerca di evitare che le persone si sposino senza essere certe della loro scelta.

La guerra è considerata un male, ma a volte un male necessario, e per questo i cittadini, che non danno alcun valore all'uso delle armi, tuttavia si esercitano in quest'uso, per essere pronti se capitasse l'occasione di usarle per la difesa dei propri territori e colonie.

Trattati sono ritenuti inutili poiché gli uomini normalmente non tengono mai alla parola data e inoltre gli uomini sono già uniti per natura.

Teoricamente c'è tolleranza religiosa ma viene venerato un dio comune a tutti, unico e superiore che rappresenta il divino: Mitra. È necessari che nessuno imponga alcuna religione e anche se sono accettati gli atei vengono spesso sottoposti a opera di convincimento.

In realtà Moro crede che gli utopiani riconoscano nella religione cristiana la vera religione universale.
 
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Sin da bambino Gulliver aveva sognato di navigare. Presa la laurea in medicina si imbarca numerose volte come chirurgo in navi dirette in tutto il mondo.

Ma nel 1699 Gulliver sale sull’Antilope, diretta nei mari del sud. La navigazione, dapprima senza problemi, viene sconvolta da una tempesta e Gulliver perde i suoi compagni. Approda a Lilliput, luogo immaginario dove umani e cose sono rimpiccioliti. Riimbarcatosi per l’oceano riesce a tornare in patria, ma la sorte lo condanna a una vita molto avventurosa. Nel 1702 naufraga sul continente di Brobdingnag, dove, invece, gli esseri umani sono dei giganti. Dopo molto tempo tornerà in patria. Gulliver è quindi un esploratore di mondi alla ricerca dell’ordine sociale migliore possibile, annota e studia tutto attraverso il filtro deformante di una lente che a volte miniaturizza, altre volte ingigantisce.
 
E ancora possiamo parlare di derivazioni dal "romanzo nero " o "gothic novel" che parte dalla metà del 700, vale a dire le prime opere "del terrore". Ma l'inizio vero e proprio della narrativa di fantascienza si colloca in realtà nei primi anni dell'800, estrapolando dalle prime conoscenze realmente "scientifiche", come proiezione di timori e pericoli della scienza. Gli ultimi importanti ingredienti della SF così come la intendiamo oggi furono gli elementi psicologici e filosofici contenuti in opere come Frankenstein (1818) di Mary Wollstonecraft Shelley e Lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hyde (1886) di Robert Louis Stevenson.

Scrive Brian Aldiss, celebre scrittore inglese di science fiction (in "Robot" n° 30, 1978, Armenia Editore) : " Ai tempi della Shelley la tecnologia aveva appena cominciato i suoi passi. (...) Le scienze rimasero a lungo simili a un cucciolo di leone, le cui capriole deliziavano il suo padrone in privato: il cucciolo non aveva ancora gustato il sangue dell'uomo ".

L'argomento del celeberrimo Frankenstein (la creazione che sfugge al controllo dell'uomo) è probabilmente uno dei temi principali della fantascienza, osserva Aldiss, ed è di conio inglese. Quest'opera dunque è basataa in gran parte sulle scoperte della "elettricità animale" di Galvani, e rappresenta le prime paure per le conseguenze nefaste della scienza : l'uomo punito per voler uguagliarsi a Dio Creatore.
 
Frankenstein di Mary Shelley nasce nell’estate del 1816 in Svizzera in circostanze davvero speciali, che ne spiegano senza dubbio il tono e gli accenti: nel soggiorno di villa Diodati, la Shelley, Mary Godwin Wollstonecraft, lord Byron e il segretario di quest’ultimo Jhon William Polidori, stringono un’amicizia duratura e ingannano le lunghe serate,spesso sconvolte da violenti temporali, inventando passatempi,conversando e leggendo ad alta voce qualche curioso volume trovato nella biblioteca della casa. Fu Byron che propose per primo di scrivere ognuno una “storia di fantasmi” e tutti la accettarono con grande entusiasmo; solo la Shelley però portò davvero a termine il compito e nel 1818 pubblicò il suo “Frankenstein; or the Modern Prometheus”. Il mito di Frankenstein, che a sua volta affonda le radici in un mito ancor più antico, quello di Prometeo, ha un fascino inesplicabile, che senza dubbio lo rende capace di superare qualsiasi tempo e qualsiasi moda. Quella che la Shelley racconta è una storia che si ripete ciclicamente nella vita dell’uomo, ed è forse proprio questa componente universale a renderlo assolutamente immortale. Già dalle prime righe, il lettore si ritrova a vivere tra le pagine del libro: la storia è assolutamente coinvolgente e lo stile della Shelley è talmente abile da far vivere un turbinio di emozioni contrastanti. La storia di Frankenstein è forse nota a tutti: il mostro sanguinario che terrorizza gli uomini e li uccide ferocemente, è entrato prepotentemente nel nostro patrimonio ideologico e nel repertorio letterario del XX secolo. La creatura irrazionale, figlia della razionalità della scienza, è tra le figure più celebrate e famose del mondo: dalla sua storia sono stati tratti racconti, leggende strane e curiose, film. Ma la Shelley ha senza dubbio dato vita ad un personaggio che ha molto più che la sola deformità da mostrare. Il romanzo propone il tema della diversità e dell’infelicità a cui l’essere deforme è condannato: c’è forse qualcosa di peggiore di un animo nobile e un cuore grande e generoso rinchiuso in un corpo/prigione detestabile e impossibile da guardare senza provare sdegno e disgusto?Non ci si può non commuovere e non riflette leggendo le pagine in cui la povera creatura scopre, specchiandosi in una pozza d’acqua, la sua odiosa e terribile immagine; oppure quelle in cui, dopo aver atteso per mesi spiando una famiglia di contadini, si presenta loro e viene brutalmente scacciato. Quello che realmente colpisce del romanzo è che il suo sfortunato protagonista non nasce cattivo, lo diventa perché perennemente perseguitato dagli uomini e maltrattato. Nessuno riesce a superare il suo aspetto, nessuno che gli dia l’unica cosa che realmente lui cerca:una possibilità. Un’occasione di vivere una vita felice, in compagnia,godendo dell’affetto sincero di qualcuno. Nessuno lo accetta: il suo destino è segnato fin dal principio, fin dalla prima notte in cui gli venne infusa la vita e in cui fu abbandonato dal suo stesso creatore,anch’egli incapace di sopportare la vista della creatura da lui stesso“forgiata”. Sono le continui delusioni a rendere questa creatura, dapprincipio nobile e generosa, un vero e proprio mostro sanguinario, persecutore di chi lo ha creato, assassino insaziabile. Egli giura vendetta contro gli uomini, che non l’hanno accettato, e soprattutto contro Voctor von Frankenstein, che l’ha non solo abbandonato, ma condannato ad un’eterna solitudine e infelicità, negandogli una compagna sua simile. È questo che scatena la sua rabbia: così come lui è condannato a stare solo, anche il suo creatore sarà condannato alla stessa sorte, dovrà patire la sofferenza di veder morire tutti i suoi cari e troverà pace solo nella morte. Il finale, senza dubbio tragico, ci mostra però nuovamente la figura nobile che all’inizio il lettore ha conosciuto: la creatura non è un assassino per natura, il suo animo è ben diverso e non riesce a sopportare il peso del rimorso per i delitti commessi. La sua vita,inesorabilmente connessa con quella di Victor, finisce con la morte di quest’ultimo: anche il mostro decide di darsi la morte e ancora più commovente e tragica è la sua decisione di darsi fuoco, per non lasciare tracce di quello che in vita fu:“Presto io morirò, e ciò che ora sento non sarà più sentito. Presto questi ardenti tormenti saranno estinti. Salirò in trionfo sulla mia pira funebre ed esulterò nell’agonia delle fiamme che mi tortureranno. La luce di quell’incendio scomparirà; le mie ceneri saranno sparse nel mare dai venti. Il mio spirito dormirà in pace, o, se pure penserà,certo non penserà in questo modo. Addio”.
 
Mary Wollstonecraft Shelley (1797-1851)

In una buia e piovosa notte del 1816 davanti al camino di Villa Diodati, sul lago di Ginevra, quattro persone passano il tempo leggendosi paurose storie di fantasmi. È una notte memorabile per la storia della letteratura, perché davanti al fuoco sono seduti nientemeno che Lord Byron (padrone di casa) e il poeta Percy Bysshe Shelley, accompagnati dalla giovanissima Mary Wollstonecraft e dal medico John Polidori.
Mary Wollestonecraft (Londra 1797-1851) era fuggita da Londra con Shelley due anni prima e, dopo il suicidio della sua prima moglie, lo aveva finalmente sposato.
Quella sera Byron propose ai suoi ospiti di scrivere nuove storie spaventose, inaugurando il primo premio letterario horror. Purtroppo i due poeti si limitarono soltanto a fantasticare sull'esito della gara e la sfida fu raccolta solo da Polidori e dalla Wollstonecraft, compagna di Shelley. Dalla fantasia di Polidori nacque uno dei primi romanzi di vampiri.
Mary Wollstonecraft, pur non avendo mai scritto racconti in precedenza, concepì una novella che in seguito divenne un capolavoro della fantascienza e del terrore: Frankenstein.


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Poiché nell'opera la Shelley non dà un nome alla creatura, in seguito il mostro divenne famoso col nome dello scienziato.
Qualcuno considera Frankenstein il primo romanzo fantascientifico, ma gli elementi caratterizzanti sono quelli del romanzo gotico, complice l'intervento del celebre marito, P. B. Shelley, che aveva esordito proprio con due romanzi "neri" (Zastrozzi, 1810 e St. Irvyne, 1811). Per affinare il suo stile, la giovanissima autrice non poté fare a meno di servirsi degli inestimabili consigli del poeta.

Riprendendo la leggenda dell'Homunculus, la Shelley introduce il tema della scienza che viene inevitabilmente punita per aver osato sfidare la Natura. Quest'idea ispirerà moltissime storie horror, in cui, quando l'uomo si arroga il potere divino di creare qualcosa che viola leggi eterne, il risultato non può essere che un mostro, al posto della perfezione della Natura, e inevitabilmente il mostro si ribella al creatore e ne diviene il castigo.

Frankenstein venne pubblicato nel 1818 e, nel 1831, uscì la seconda e definitiva stesura. Ebbe subito un enorme successo e nel secolo successivo eccitò la fantasia di innumerevoli registi che diedero vita a una sterminata produzione cinematografica ispirata a questo tema.

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R. L. Stevenson
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde




Questo classico della letteratura di R. L. Stevenson (1850-1894) è uno dei primi esempi di letteratura popolare che affronta il tema dell'inconscio «nella determinazione del bene e del male». Il libro (qui con la prefazione di Sandro Veronesi) è datato 1886: vi si narra la storia del dottor Jekyll che ha scoperto una pozione per lo sdoppiamento della personalità che gli permette di trasformarsi in un individuo ripugnante (il signor Hyde) in grado di arrivare persino all’assassinio. Quando si ritroverà incapace di dominare la situazione, il dottor Jekyll finirà per uccidersi.

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Nella sua carriera Robert Louis Stevenson (1850-1894) attraversò tutti i generi letterari, ma il maggior successo gli venne proprio dal suo libro più "mostruoso". Stevenson per molto tempo aveva desiderato trattare il tema della doppia natura dell'uomo, della lotta eterna tra Bene e Male nelle profondità dell'animo umano. Tuttavia, non riusciva a trovare una forma originale per trattare questo argomento. Finalmente, una notte, sembra che abbia avuto in sogno l'ispirazione folgorante. Svegliatosi dall'incubo iniziò subito ad annotare i primi appunti di quello che sarebbe diventata la sua opera più conosciuta.
Per raffigurare il conflitto, Stevenson lascia che il Male sia rappresentato da un mostro. Nel singolo individuo la divisione tra i due principi non si manifesta solo a livello mentale ma anche a livello fisico: quando il dottor Jekyll diventa malvagio muta il modo di comportarsi ma anche il suo aspetto esteriore subisce orribili trasformazioni, il volto assume le sembianze del demoniaco signor Hyde.
La narrazione risulta davvero avvincente perché solo nelle ultime pagine, dopo una catena di colpi di scena e di efferate crudeltà commesse dal mostro, il lettore scopre che Jekyll e Hyde sono la stessa persona.
La prima edizione di questo breve romanzo è del 1886. In seguito i registi si impadronirono della trama per realizzare diversi adattamenti cinematografici, raramente fedeli allo spirito del libro.

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Uno dei padri riconosciuti della moderna science-fiction è Edgar Allan Poe (1809-1849 ) e anche in lui un linguaggio minuzioso e scientifico prelude ad orrori inimmaginabili e ad esperienze dello spirito: alla follia addirittura. Citiamo "The Facts in the Case of M. Valdemar " (1845 ) ispirato al mesmerismo ed alle teorie magnetiche. " Mesmeric Revelation" (1844 ) ed altri racconti . Nel racconto di Poe il signor Valdemar, poco prima di spirare, dà il suo assenso a un terribile esperimento: verificare se l'ipnosi (o sonno mesmerico) è capace di interrompere il processo di morte . E così dal cadavere esce una voce spaventevole , un suono sconvolgente prodotto dalla lingua gonfia e nerastra. E alla fine emerge l'orrore puro , il corpo che diventa "disgustoso repellente putridume" dopo una sospensione di sette mesi tra vita e morte.

In Poe troviamo l'origine di tanti generi del terrore: necrofilia, spettri, trasmutazioni. Ma Poe non è solo questo: domina in lui il viaggio verso l'ignoto, simbolizzato al massimo grado dalla "Discesa nel Maelstrom"(A Descent into the Maelstrom 1841),ne " Il manoscritto trovato in una bottiglia "(Ms. Found in a Bottle , 1833) e nel viaggio incredibile di Gordon Pym ("The Narrative of Arthur Gordon Pym", 1838).(4)

Ancora in tema di viaggi, Poe ha scritto " L'impareggiabile avventura di un certo Hans Pfaal "(The Unparallel Adventure of One Hans Pfaal, 1835); Il viaggio verso la Luna, il più classico dei temi della fantascienza. E poi in: Il colloquio di Monos e Una (The Colloquy of Monos and Una , 1841) egli anticipa il dibattito ecologico; in La Conversazione tra Eiros e Charmion (The Conversation of Eiros and Charmion, 1839) una cometa distrugge la vita sulla terra, ed ecco un altro tema comune nella S.F. che avrà numerosi epigoni. Un racconto delle Ragged Mountains (A tale of the Ragged Mountains, 1844) anticipa un ulteriore argomento sfruttatissimo, il viaggio nel tempo .

Poe ha influenzato moltissimo la letteratura americana : basti pensare al primo grande romanzo simbolico della letteratura moderna, l'inquietante Moby Dick di Herman Melville. Un lunga scia di ispirazione fantascientifica corre nella cultura letteraria americana, da Poe a Hawthorne a James, per gran parte dell'800 e il primo ‘900. Essa esploderà poi nella vera e propria "Mitologia collettiva " degli anni Venti e Trenta.
 
Edgar Allan Poe.
Poeta, scrittore, saggista, una delle figure più importanti della letteratura americana, Edgar Poe nacque nel 1809 a Boston, figlio di una coppia di attori girovaghi. A un anno era già orfano di padre, anche se i genitori si erano probabilmente divisi in precedenza. La madre cercò di crescere il piccolo Edgar, il fratellino William Henry Leonard di un anno più vecchio e la sorellina Rosalie che invece era del 1810, e di continuare nello stesso tempo a lavorare per poterli mantenere, ma l’anno successivo, nel 1811, morì a Richmond in Virginia, lasciandoli totalmente privi di mezzi. Edgar fu adottato di fatto (ma mai legalmente) da John Allan, un mercante di Richmond di cui usò a lungo il cognome pur non avendone diritto. A partire dal 1824 adottò invece quello di Allan come suo secondo nome e divenne Edgar Allan Poe. Fra il 1815 e il 1820 si trasferì comunque insieme alla famiglia del mercante in Gran Bretagna.

Le crisi familiari.
Quando al termine di questo quinquennio gli Allan tornarono a Richmond, le continue infedeltà di John lo fecero entrare in crisi con la moglie e anche con il figliastro, che aveva preso le difese di quest’ultima. I rapporti di Edgar con il patrigno si deteriorano ulteriormente a partire dal 1826, nel periodo in cui il futuro padre di Auguste Dupin frequentò l’Università della Virginia. Lasciato privo di aiuto economico da parte del mercante, Edgar Allan Poe si diede - senza fortuna - al gioco. Dopo un ultimo furibondo litigio, nel 1827 il giovane lasciò la Virginia e andò a Boston, dove dette alle stampe a proprie spese, e senza alcun particolare riscontro di critica o di pubblico Tamerlane. Lo stesso anno, mentendo sulla propria età e fornendo delle false generalità si arruolò nell’esercito e venne inviato a Sullivan Island, in South Carolina, dove poi avrebbe ambientato alcune delle sue storie più riuscite, in particolare The Gold-Bug.


Il matrimonio con Virginia.
Cedendo alle suppliche della signora Allan, che era ormai in procinto di morire, si riconciliò con il patrigno, il quale lo aiutò a entrare nell’Accademia Militare di West Point e lo aiutò con una piccola somma a stabilirsi a Baltimora presso il fratello e la zia Maria Clemm. Come aspirante militare di carriera, Edgar Allan Poe si rivelò una vera delusione e nel 1831 venne congedato dall’Accademia. Nei successivi 4 anni risiedette a New York e soprattutto a Baltimora presso la zia, di cui nel 1835 ottenne di sposare la figlia Virginia appena tredicenne, e dove iniziò a collaborare a varie riviste, ottenendo finalmente un certo successo con il racconto MS. Found in a Bottle.

Gli anni del successo.
Cacciato due volte per alcolismo dal Southern Literary Messenger in cui era stato assunto come redattore, tornò a Richmond e in seguito si trasferì a New York, dove pubblicò The Narrative of Arthur Gordon Pym. Condirettore del Burton’s Gentleman Magazine - il che lo portò a Filadelfia - Edgar Allan Poe pubblicò fra il 1839 e il 1840 una lunga serie di racconti inquietanti e di taglio “orrorifico” (da The Fall of the House of Usher a Ligeia) diventati immortali e tradotti nell’arco del ‘900 in tutto il mondo. Il suo ruolo chiave nella storia della letteratura poliziesca, di cui a ragione è considerato il vero fondatore, risale tuttavia al 1841 anno in cui pubblicò sul Graham’s Magazine il racconto The Murders in the Rue Morgue, con il quale crea il personaggio di Auguste Dupin, inventando di fatto la figura dell’investigatore deduttivo. Ad Auguste Dupin dedicò altri due racconti fondamentali per il genere: The Mystery of Marie Roget, pubblicato nel 1843 su una rivista di New York e The Purloneid Letter apparso nel 1844 nel suo ottavo libro, Tales.

Gli ultimi, tragici anni.
Anche il resto della sua vita fu tormentato: rimasto senza lavoro nel 1845 fu quasi sul punto di morire di fame; quello stesso inverno perse Virginia, uccisa dalla tubercolosi. Cercata consolazione fra le braccia di altre donne, diviso fra sentimenti contrastanti, tentò senza successo il suicidio. Nel 1849 Edgar Allan Poe tornò a Richmond, cercando in tutti i modi di uscire dal tunnel dell’alcolismo e fidanzandosi con una vecchia vicina di casa degli Allan, una certa Mrs. Shelton. Presa la decisione di sposarla partì per il Nord, per andare a prendere la zia che voleva condurre al suo matrimonio. Fermatosi a Baltimora fu trovato cinque giorni dopo privo di conoscenza nei pressi di un saloon. Morì quattro giorni dopo e fu sepolto a Baltimora, vicino a Virginia.

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Nell'estate del 1849 reincontra un amore giovanile, Elmira Royster - che i genitori avevano dato in sposa ad un vecchio commerciante - ora vedova e ricca, e si fidanza con lei. Smette di bere e sembra iniziare una nuova esistenza ma, pochi giorni prima della data fissata per le nozze, viene ritrovato misteriosamente privo di sensi nei pressi di un seggio elettorale a Baltimora, vittima, probabilmente, dei corrotti sistemi elettorali dell'epoca che volevano, in tempo di elezioni, che bande organizzate facessero retate di elettori, sequestrandoli in locande ove si offriva loro alcool in abbondanza. Trasportato al Washington College Hospital muore, colto da encefalite, senza neanche riprendersi dal delirio, pochi giorni dopo. Baudelaire, suo traduttore, parlerà invece di un suicidio intellettuale meditato da lungo tempo.
La fama, negatagli in patria, giunge però, inaspettatamente, oltre Oceano e postuma. Fu infatti il poeta francese Charles Baudelaire a riscoprirne l'opera e, grazie alle sue traduzioni, Poe diventerà uno dei più importanti punti di riferimento della Letteratura francese... un modello da imitare tanto nell'arte come nella vita. Poeti come il già citato Baudelaire, Stéphane Mallarmé, Jean-Nicolas-Arthur Rimbaud, Paul Verlaine e narratori come Guy de Maupassant e Jules Verne sono infatti pesantemente debitori nei confronti dello sfortunato scrittore americano. A partire dalla seconda metà del secolo, anche letterati inglesi, come R.L. Stevenson, Oscar Wilde ed Arthur Conan Doyle, ne riconosceranno la grande originalità, subendone quella forte suggestione che è molto evidente in opere come The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hide, The Picture of Dorian Gray ed il ciclo di Sherlock Holmes. La sua opera è pertanto oggi generalmente apprezzata e discussa, tanto che i suoi racconti vengono spesso inseriti in antologie scolastiche.
 
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