COME L’OCCIDENTE HA PROVOCATOLA GUERRA IN UCRAINA

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Prefazione
di Luciano Canfora


Quando, nel 1961, lo storico britannico Alan John Percival Taylor (1906-1990) pubblicò Le origini della seconda guerra mondiale1 si sprigionò una bufera mediatica. I detrattori insorsero perché Taylor aveva, tra l’altro, sostenuto e argomentato tesi che in verità oggi non inquietano più nessuno: per esempio che i vincitori del primo conflitto mondiale, con la loro miope gestione della vittoria, avevano posto alcune non secondarie premesse del successivo conflitto mondiale. Perciò al principio dell’opera figurava un capitolo intitolato “L’eredità della prima guerra mondiale”. E merita attenzione, a questo proposito, la periodizzazione proposta da ultimo da Richard Overy: una «Grande guerra imperiale, 1931-1945»2.


Taylor, militante laburista e avversario della politica conciliante dei conservatori inglesi verso Hitler, non si lasciava intimidire dagli automatismi del “politicamente corretto”. Per esempio – a proposito di un altro scottante tema, sommerso da interpretazioni propagandistiche – argomentava lucidamente che nell’agosto 1939 l’unica strada praticabile per l’URSS – avversata dai governi occidentali, da quello tedesco e dalla Polonia – era il patto di non aggressione con la Germania: «È difficile vedere», scriveva Taylor nel capitolo conclusivo, «quale altra strada avrebbe potuto prendere la Russia sovietica»; e spiegava: «Poiché i polacchi rifiutavano l’aiuto sovietico e gli inglesi tiravano per le lunghe i negoziati a Mosca senza cercare sul serio di giungere a una conclusione, la neutralità, con o senza un atto formale, era il massimo cui la diplomazia sovietica potesse aspirare»3.


Come si sa, il “patto” del 23 agosto 1939 fu violato dai tedeschi meno di due anni più tardi, con l’attacco alla Russia del giugno 1941. Qualcosa di analogo è successo nel caso della recente guerra NATO-Russia che si sta combattendo sul territorio dell’Ucraina. Al momento del disfacimento del patto di Varsavia (1990), l’assicurazione, non formalizzata in accordo scritto (formulata dal segretario di Stato degli Stati Uniti James Baker a Gorbačëv), da parte statunitense e a nome della NATO, era stata che la NATO non avrebbe cercato di estendersi verso est. E invece nel volgere di pochi anni tutti gli Stati euro-orientali confinanti con la Russia (i Baltici) o con la Bielorussia (la Polonia) o con l’Ucraina (la Romania) – a tacere della fomentata crisi caucasica – divennero membri della NATO. Eppure non erano mancati appelli alla saggezza come, ad esempio, la lettera di George Kennan e Robert McNamara (giugno 1997) a Bill Clinton, che additava il rischio insito nell’espansione a est della NATO. Era un nuovo, pericoloso caso di gestione miope della vittoria: ovvero della vittoria della NATO, cioè di fatto degli Stati Uniti e dei loro più o meno docili satelliti, nella lunga guerra fredda (1947-1991). È in genere l’impulso a “stravincere” che innesca nuove guerre. La lezione del dopo-trattato di Versailles (1919-1939), così efficacemente posta in luce da Taylor, non era servita a nulla. (E nemmeno esperienze più remote, come l’errore imperdonabile di Bonaparte nel 1812, che mirava a estendere, ancora una volta a est, l’egemonia: in quel caso, dell’impero francese).


Ultimo tassello per completare “l’accerchiamento” rimaneva l’Ucraina, ormai unico Stato-cuscinetto tra la NATO e la Federazione Russa. L’Ucraina era anche, e lo è tuttora, un paese diviso tra gruppi di popolazioni in lotta (la minoranza è russofona e guarda alla Federazione Russa come a una potenza protettrice). Ed è perciò spiegabile che la Federazione Russa abbia fatto leva su questa minoranza per cercare di evitare che anche l’Ucraina avviasse la procedura di inserimento nell’UE e nella NATO, che avrebbe completato l’accerchiamento della Russia e dell’alleata Bielorussia. Come ebbe a dichiarare l’attuale pontefice, quando la guerra in Ucraina era ormai in atto: «La NATO abbaiava ai confini della Russia».


Soprattutto, dopo il colpo di Stato che cacciò il presidente ucraino in carica, Janukovyč, e portò al potere Porošenko, la Russia pensò di cautelarsi con i due accordi di Minsk (5 settembre 2014 e 12 febbraio 2015). Tali accordi, che prendevano il via dalla guerra in Donbass ormai in atto e sempre più aspra, comportavano la promessa, sancita per iscritto, di “autogoverno” delle regioni russofone. E potevano anche far intravedere un temporaneo congelamento dell’aspirazione dei nuovi governanti ucraini ad avviare trattative per un’adesione a UE e NATO. Tuttavia, un’accelerazione in tal senso cominciò a manifestarsi con la presidenza Zelenskij (2019), uomo molto legato alla famiglia Biden. L’anno dopo Biden fu eletto presidente e fu chiaro che l’accelerazione diventava inarrestabile. Come nota ironicamente Taylor, nella pagina che abbiamo prima citato a proposito del “patto” dell’agosto 1939: «Gli uomini privi di scrupoli [si riferisce a Stalin, ma la battuta si adatta anche a Putin] spesso si lamentano quando gli altri li ingannano».


La situazione era ormai giunta al punto di rottura. Nell’ormai lontano 2015, intervistato dall’editore Teti, Lucio Caracciolo, direttore di «Limes», aveva osservato: «Immaginare che l’Ucraina di Kiev possa diventare uno Stato totalmente occidentalizzato significherebbe fare la guerra alla Russia». E soggiungeva: «Mi sembra abbastanza improbabile»4. Sappiamo come, invece, sono andate le cose.


Al di là della retorica intimidatoria da cui ormai i paesi semibelligeranti (come l’Italia) vengono inondati, questo è, nella sostanza, l’antefatto che ha portato all’attuale guerra. L’errore di Putin è stato duplice: fidarsi di promesse malfide pur dopo che già erano state calpestate quelle formulate nel 1990 a proposito dei confini NATO da non spingere fin sotto la frontiera russa e non capire la trappola in cui andava a cacciarsi aprendo la guerra guerreggiata per bloccare la guerra “invisibile” (nei media occidentali) del nuovo regime ucraino contro la minoranza russofona in violazione degli accordi di Minsk. La trappola tesa dalla NATO era perfetta, perché offriva (su di un piatto d’argento) alla macchina mediatica occidentale una carta propagandistica efficace (la denuncia dell’”aggressore”), e perché rendeva possibile agli USA in primis (e ai paesi NATO più proni, con l’eccezione della Turchia) di far guerra senza dichiarare guerra: armando a volontà l’Ucraina non solo con armi modernissime ma anche con appoggio logistico e di intelligence. E per giunta tranquillizzando l’Ucraina, spinta allo sbaraglio, con promesse di fantasmagoriche e rapide ricostruzioni “dopo la vittoria”. Che Putin non disponesse di un servizio di intelligence in grado di prevedere questo scenario quasi ovvio significa che non è stato all’altezza del suo ruolo di leader di una grande potenza.


Ma ora il problema è: come uscire da questa guerra prima che divenga un conflitto generalizzato? Una guerra per procura tra USA-NATO e Russia, qual è ormai la guerra in corso, è difficile da disinnescare: più passa il tempo tra avanzate e ritirate (talora frutto di consapevole falsità), più la soluzione si allontana. Il belligerante USA-NATO ha constatato che la Russia non solo non è stata in grado di vincere, ma ha anche subito rovesci e addirittura attacchi sul proprio territorio; a questo punto la fazione che vorrebbe la sconfitta della Russia, la caduta dell’attuale presidente e (forse) la disintegrazione dell’ex superpotenza ha preso fiato e manifesta apertamente tali propositi: intende mettere a frutto fino in fondo la trappola in cui ha attirato Putin.


A fine maggio 2022, intervenendo al Forum di Davos, l’ex segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger ha lanciato una proposta che si può sintetizzare così: impegno dell’Ucraina alla neutralità, a fronte di un ritorno dei confini prebellici (e dunque nessun tentativo, da parte ucraina, di riprendersi la Crimea). Kissinger si rivolgeva direttamente al governo degli Stati Uniti (e perciò anche alla devota NATO). Accantonava la finzione propagandistica secondo cui sarebbe in corso una guerra tra Russia e Ucraina e con logica sanamente e lucidamente realistica spiegava: «L’Occidente non cerchi la sconfitta della Russia, che salderebbe l’alleanza tra Russia e Cina». Kissinger additava in tal modo il baratro verso cui la scelta di puntare alla vittoria della NATO sulla Russia porterebbe i precari equilibri mondiali.


Intervistato dal «Corriere della Sera» il 7 maggio 2022, Carlo De Benedetti aveva messo in guardia con la consueta chiarezza: «L’Europa non ha interesse a fare la guerra a Putin, non deve seguire Biden». E precisava, commentando il “pacchetto di aiuti” appena varato dal Congresso americano: «33 miliardi di dollari, di cui 20 in armi: una cifra enorme che indica che gli USA si preparano a una guerra lunga. Per noi sarebbe un disastro». E Macron pochi giorni dopo (10 maggio) aveva ammonito: «Mosca non va umiliata». E fu prontamente redarguito dagli zelatori. Il 30 aprile, l’economista della Columbia University, Jeffrey Sachs, intervistato per il «Corriere della Sera» da Federico Fubini, osservò: «Il grande errore è credere che la NATO sconfiggerà la Russia: tipica arroganza e miopia americana. Difficile capire cosa significhi “sconfiggere la Russia” dato che Vladimir Putin controlla migliaia di testate nucleari. I politici americani hanno un desiderio di morte? Conosco bene il mio paese. I leader sono pronti a combattere fino all’ultimo ucraino. Meglio fare la pace che distruggere l’Ucraina in nome della “sconfitta di Putin”». E poco oltre notava che «USA e Ucraina non hanno mai dichiarato i loro termini per trattare». E ne indicava la ragione: «Gli Stati Uniti vogliono un’Ucraina nel campo euro-atlantico, in termini militari, politici ed economici. Qui è la ragione principale di questa guerra». E additava un dato di fatto rigorosamente rimosso (ma segnalato puntualmente dal «Corriere della Sera» il 18 marzo): «L’interoperabilità militare dell’Ucraina con la NATO, in modo che a un certo punto l’allargamento sarebbe diventato sostanzialmente un fatto compiuto». L’auspicio con cui Sachs concludeva questa rilevante conversazione con Fubini («L’UE dovrebbe muoversi in modo più deciso per favorire un accordo di pace») è tuttora la sola via d’uscita, ma sempre più difficile mentre l’illusione della vittoria “per procura” si consolida nella sotterranea partita che si sta giocando tra Casa Bianca e Pentagono.


La materia di cui si tratta in queste pagine è diventata talvolta oggetto di rissa mediatica e di sbuffi di intolleranza. Ben vengano dunque studi fondati essenzialmente su documenti, come è il caso di questo notevole saggio di Abelow, salutare per “snebbiare” i lettori italiani interessati alla storia politica.




Alan John Percival Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, trad. it. di Luciano Bianciardi, Bari-Roma, Editori Laterza, 2008.


Richard Overy, Sangue e rovine. La Grande guerra imperiale, 1931- 1945, trad. it. di Luigi Giacone, Torino, Einaudi, 2022.


Alan John Percival Taylor, op. cit., p. 344.


AA.VV., Attacco all’Ucraina, a cura di Sandro Teti e Maurizio Carta, Roma, Sandro Teti Editore, 2015, p. 56.

Come l'Occidente ha provocato la guerra in Ucraina - Benjamin Abelow - Libro - Fazi - Le terre | IBS
 
Sempre interessante Canfora, ma ha ancora una testa "sovietica": tutto analizza e tutto considera, tranne la volontà dei paesi in questione.

Se hanno preferito tutti l'Occidente, vuol dire che ci sono ragioni che le armi non possono cambiare: concordo appieno sul giudizio su putin, in sostanza un mediocre inadatto a guidare una potenza nucleare
 
Sempre interessante Canfora, ma ha ancora una testa "sovietica": tutto analizza e tutto considera, tranne la volontà dei paesi in questione.

Se hanno preferito tutti l'Occidente, vuol dire che ci sono ragioni che le armi non possono cambiare: concordo appieno sul giudizio su putin, in sostanza un mediocre inadatto a guidare una potenza nucleare
Capito tutto come al solito...maro'....Dottrina Monroe questa sconosciuta...
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Premessa


Da duecento anni, sin dall’elaborazione della “dottrina Monroe” nel 1823, gli Stati Uniti fanno appello al tema della propria sicurezza in quasi tutto l’emisfero occidentale. Qualsiasi potenza straniera che posizioni delle forze militari nei pressi del territorio statunitense è ben consapevole di varcare una linea rossa. La politica degli Stati Uniti, quindi, incarna l’idea che sia di fondamentale importanza dove un potenziale avversario schiera le proprie forze. Per la precisione, questo principio costituisce la pietra angolare della politica estera e militare americana, e violarlo è considerato un valido motivo di guerra.


Eppure, rispetto alla Russia, gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO ignorano da decenni questo principio. Al contrario, hanno progressivamente fatto avanzare le loro forze militari verso la Russia, fino ai suoi confini. Lo hanno fatto non prestando troppa attenzione, e anzi talvolta ostentando noncuranza, verso il modo in cui i leader russi avrebbero potuto percepire questa avanzata. Se la Russia avesse intrapreso azioni analoghe rispetto al territorio statunitense – per esempio posizionando delle forze militari in Canada o in Messico – Washington avrebbe mosso guerra e l’avrebbe giustificata come una risposta difensiva allo sconfinamento militare di una potenza straniera.


Se osservata da questo punto di vista, l’invasione russa dell’Ucraina non apparirà come la sfrenata mira espansionistica di un malvagio leader russo, bensì come una reazione violenta e distruttiva alle sconsiderate politiche occidentali: un tentativo di ristabilire attorno al confine occidentale della Russia una zona che sia libera dalle minacce offensive degli Stati Uniti e dei loro alleati. Avendo frainteso il motivo per cui la Russia ha invaso l’Ucraina, l’Occidente sta dunque basando decisioni di vitale importanza su delle false premesse. E così facendo sta aggravando la crisi e potrebbe procedere come un sonnambulo verso la guerra nucleare.


Questo tema, che illustrerò in dettaglio nel presente volume, si fonda sulle analisi di alcuni studiosi, funzionari governativi e osservatori militari, che introdurrò e citerò via via. Tra questi figurano John Mearsheimer, Stephen F. Cohen, Richard Sakwa, Gilbert Doctorow, George F. Kennan, Chas Freeman, Douglas Macgregor e Brennan Deveraux.
 
Al contrario, hanno progressivamente fatto avanzare le loro forze militari verso la Russia, fino ai suoi confini. Lo hanno fatto non prestando troppa attenzione, e anzi talvolta ostentando noncuranza, verso il modo in cui i leader russi avrebbero potuto percepire questa avanzata. Se la Russia avesse intrapreso azioni analoghe rispetto al territorio statunitense – per esempio posizionando delle forze militari in Canada o in Messico – Washington avrebbe mosso guerra e l’avrebbe giustificata come una risposta difensiva allo sconfinamento militare di una potenza straniera.

'Hanno fatto avanzare', come fossero le falangi romane: sfugge il senso politico del tutto, l'Urss ha perso la guerra fredda e si è dissolta, e questo non poteva non avere conseguenze politiche ed economiche.

Sembra che la Nato abbia invaso la Russia dopo il 91 :D , invece l'ha pure aiutata economicamente: se pretendevano di restare un impero anche dopo essere crollati sotto il peso dei loro fallimenti, sono loro che hanno una visione distorta e continuano a credersi una grande potenza senza più esserlo da oltre 30 anni
 
Al contrario, hanno progressivamente fatto avanzare le loro forze militari verso la Russia, fino ai suoi confini. Lo hanno fatto non prestando troppa attenzione, e anzi talvolta ostentando noncuranza, verso il modo in cui i leader russi avrebbero potuto percepire questa avanzata. Se la Russia avesse intrapreso azioni analoghe rispetto al territorio statunitense – per esempio posizionando delle forze militari in Canada o in Messico – Washington avrebbe mosso guerra e l’avrebbe giustificata come una risposta difensiva allo sconfinamento militare di una potenza straniera.

'Hanno fatto avanzare', come fossero le falangi romane: sfugge il senso politico del tutto, l'Urss ha perso la guerra fredda e si è dissolta, e questo non poteva non avere conseguenze politiche ed economiche.

Sembra che la Nato abbia invaso la Russia dopo il 91 :D , invece l'ha pure aiutata economicamente: se pretendevano di restare un impero anche dopo essere crollati sotto il peso dei loro fallimenti, sono loro che hanno una visione distorta e continuano a credersi una grande potenza senza più esserlo da oltre 30 anni
Te l'ha spiegato in termini semplici pure Canfora, cosi' non hai scuse, che uno degli errori che si commettono sempre nella Storia e che causa lo scoppio dei conflitti e' il voler stravincere...umiliare....infatti decine di lungimiranti "del mestiere" hanno sempre sconsigliato gli avventurieri a Washington a non fare capzate allargando la nato fin sotto il balcone dei russi che avrebbero immancabilmente reagito....ed infatti, hanno reagito e fatto benissimo....poi preparati i lamenti anche per la Cina quando legittimamente si riprendera' Taiwan....capzo aspetta il neoMao, boh che voglio vedere i gringos scatenarsi....si, credici.....:D
 
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3. Mettersi nei panni dell’altro


Considerando i trent’anni di storia appena ripercorsi, dobbiamo domandarci: come reagirebbero i leader statunitensi se la situazione fosse capovolta, ovvero se la Russia o la Cina, per esempio, svolgessero azioni analoghe vicino al territorio statunitense? Come reagirebbe Washington se la Russia stringesse un’alleanza militare con il Canada e poi piazzasse basi missilistiche a cento chilometri dal confine con gli Stati Uniti? Che cosa accadrebbe se la Russia usasse poi quelle basi per condurre un addestramento a fuoco vivo ed esercitarsi a distruggere obiettivi militari all’interno dell’America? I leader statunitensi accetterebbero dalla Russia rassicurazioni verbali sul fatto che le sue intenzioni sono benevole?


Ovviamente no. La reazione più probabile sarebbe la seguente: gli strateghi militari e i responsabili politici statunitensi terrebbero conto del potenziale offensivo delle armi e delle esercitazioni. Ignorerebbero le intenzioni dichiarate e percepirebbero una minaccia grave. Potrebbero interpretare le esercitazioni a fuoco vivo come segnali di un imminente attacco russo. Gli Stati Uniti chiederebbero che i razzi venissero rimossi e, se questa richiesta non fosse accolta immediatamente, risponderebbero probabilmente con un attacco preventivo alle basi missilistiche, il che a sua volta potrebbe sfociare in una guerra a tutto campo e poi in un’escalation, fino a uno scontro termonucleare. A quel punto i vertici statunitensi, e sicuramente anche la maggior parte dei cittadini, addosserebbero alla Russia la responsabilità morale dell’attacco preventivo americano, che definirebbero di autodifesa.


Sin dalla formulazione, due secoli fa, della dottrina Monroe gli Stati Uniti hanno in sostanza proibito agli Stati esteri potenzialmente minacciosi di dispiegare forze militari nell’emisfero occidentale. La politica statunitense accorda pertanto grande importanza strategica alla prossimità geografica negli schieramenti militari, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate. Questa visione è una pietra miliare della politica estera americana.


E tuttavia nelle relazioni con la Russia gli Stati Uniti, talvolta da soli e a volte con i loro alleati della NATO, agiscono con allegra noncuranza verso quegli stessi principi, anche nei casi in cui si applicano alla geografia locale, cioè proprio accanto alla Russia. Gli Stati Uniti si ritirano unilateralmente dai trattati sul controllo degli armamenti, sobillano rivoluzioni antirusse nei paesi al confine con la Russia e spingono le proprie forze militari e le esercitazioni di addestramento fino al limite del territorio russo, giustificando queste azioni sulla base del fatto che le intenzioni occidentali sono benevole e che l’obiettivo è unicamente quello di scoraggiare un’aggressione russa. Fanno queste cose senza preoccuparsi di come possono percepirle i leader, gli strateghi militari e i comuni cittadini russi, o di come tali azioni possono influenzare nel tempo la postura e le decisioni politiche e militari della Russia. Come scrive il colonnello Macgregor:


Ho cercato di spiegare in tutti i modi che per i russi ciò che accade in Ucraina è una questione esistenziale. L’Ucraina non è un qualche remoto paese del Nordafrica. L’Ucraina si trova proprio accanto alla Russia. I russi non tollereranno forze e armamenti stranieri sul campo all’interno di un paese a loro ostile e che potrebbe plausibilmente minacciare la loro esistenza. Ho fatto il paragone con il Messico per cercare di spiegarmi: «Ma non pensate a cosa faremmo noi se i russi o i cinesi o qualcun altro dispiegasse una forza militare in Messico?».
33


Nel 1962, i sovietici piazzarono dei missili nucleari a Cuba e da questo scaturì la crisi dei missili cubani. Sebbene non sia una notizia troppo nota, i sovietici posizionarono i missili a Cuba poco dopo che gli Stati Uniti avevano dislocato alcuni missili Jupiter con testate all’idrogeno in Turchia. Non è molto noto, inoltre, che i sovietici alla fine rimossero i loro missili da Cuba e che fu questo atto a risolvere la crisi, nell’ambito di un accordo segreto tra Stati Uniti e Unione Sovietica in base al quale entrambi i paesi avrebbero tolto le loro armi offensive. Tenendo fede all’intesa, gli Stati Uniti rimossero senza troppo clamore i missili piazzati in Turchia, mesi dopo che i sovietici avevano eliminato i loro da Cuba.


Poiché il collegamento tra le rimozioni dei rispettivi missili non fu reso pubblico, molti in Occidente trassero delle conclusioni sbagliate dalla crisi cubana, deducendo erroneamente che l’America avesse vinto una partita molto rischiosa dal punto di vista strategico grazie a un’irremovibile prova di forza e alla minaccia di un’escalation nucleare. In realtà la guerra atomica fu evitata grazie a un compromesso che, di fatto, fu possibile perché il presidente John F. Kennedy aveva costruito un buon rapporto personale con il premier sovietico e poté quindi negoziare in maniera credibile e ridurre così le tensioni34. Ovviamente, oggi la situazione è molto diversa.


Infine, è opportuno soffermarsi ancora sulla domanda se le nazioni occidentali avessero promesso o meno, nel 1990 e nel 1991, di non espandere la NATO verso il confine con la Russia.


La questione delle promesse occidentali ha assunto grande importanza per numerosi osservatori. Alcuni di questi hanno sostenuto che, in assenza di obblighi ufficializzati in qualche trattato, nessuna promessa è stata fatta effettivamente; altri hanno affermato che quelle promesse sono state fatte ma non erano giuridicamente vincolanti. Altri ancora hanno asserito che, in realtà, la NATO non ha intenzione di offrire l’ingresso all’Ucraina nei prossimi anni e ciò rende irrilevante l’intera questione dell’adesione dell’Ucraina. In questa prospettiva, due punti sono importanti.


In primo luogo, indipendentemente dal fatto che l’espansione verso est della NATO abbia violato o meno degli obblighi ufficializzati in un trattato – è evidente che non l’ha fatto –, l’indifferenza dell’Occidente verso le rassicurazioni date alla Russia induce a domandarsi se per caso Putin e altri leader russi non si siano sentiti ingannati, umiliati e non rispettati. Queste scelte hanno creato una sfiducia di fondo che le successive azioni occidentali hanno poi esacerbato. In secondo luogo, anche se presumiamo, come esercizio mentale, che l’Occidente non abbia manifestato in maniera distorta le sue intenzioni, ossia se supponiamo, per amore del dibattito, che non sia mai stata data alcuna rassicurazione, il problema più importante, ovvero gli effettivi sconfinamenti militari della NATO e dell’Occidente, rimane immutato.


In definitiva, che quelle rassicurazioni siano state fatte o meno nel 1990-1991 non è la questione decisiva. Né è decisivo stabilire se le minacce militari siano emerse dalla NATO o, al di fuori della NATO, da azioni bilaterali o multilaterali tra l’Ucraina e i paesi occidentali. Una minaccia è una minaccia, indipendentemente dalle parole o dalle azioni che la precedono e a prescindere dal percorso istituzionale attraverso il quale si materializzano. Ciò che è importante è la risposta a questa domanda: qual è la situazione sul campo e come dovrebbero reagire a quelle minacce una nazione interessata alla propria sopravvivenza e dei leader avveduti il cui compito è garantire tale sopravvivenza? È questo il punto che deve essere compreso quando si valuta la questione delle azioni e delle provocazioni occidentali.




Intervista a Douglas Macgregor, 31 marzo 2022, minuto 26,28.


Tra le numerose fonti si veda Matthew Wills, “U.S. Nuclear Weapons in Turkey, pt. 2”, in «Jstor Daily», 28 ottobre 2019, <U.S. Nuclear Weapons in Turkey, pt. 2 - JSTOR Daily>.
 
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Te l'ha spiegato in termini semplici pure Canfora, cosi' non hai scuse, che uno degli errori che si commettono sempre nella Storia e che causa lo scoppio dei conflitti e' il voler stravincere....infatti decine di lungimiranti "del mestiere" hanno sempre sconsigliato gli avventurieri a Washington a non fare capzate allargando la nato fin sotto il balcone dei russi che avrebbero immancabilmente reagito....ed infatti, hanno reagito e fatto benissimo....poi preparati i lamenti anche per la Cina quando legittimamente si riprendera' Taiwan....capzo aspetta il neoMao, boh che voglio vedere i gringos scatenarsi....si, credici.....:D
sei tu che non riesci a capire che la Russia deve accettare il suo ridimensionamento, non puoi ricattare il mondo intero perchè hai l'atomica: o sei una vera potenza o non lo sei, non basta comportarsi come tale per esserlo, e loro non lo sono.

Poi dire che avevano "sconsigliato", menghia alla corleonese, di avvicinarsi sennò a shchifio finiva...insomma, hanno perso ogni credibilità come potenza militare, unica loro supposta prerogativa, non riuscendo neanche a vincere la piccola Ucraina: vedi tu chi ha "fatto la càpzàta"
 
sei tu che non riesci a capire che la Russia deve accettare il suo ridimensionamento, non puoi ricattare il mondo intero perchè hai l'atomica: o sei una vera potenza o non lo sei, non basta comportarsi come tale per esserlo, e loro non lo sono.

Poi dire che avevano "sconsigliato", menghia alla corleonese, di avvicinarsi sennò a shchifio finiva...insomma, hanno perso ogni credibilità come potenza militare, unica loro supposta prerogativa, non riuscendo neanche a vincere la piccola Ucraina: vedi tu chi ha "fatto la càpzàta"
Stesso identico discorso da fare ai gringos...hanno rotto ilca' perfino su Marte e o si decidono a sedersi ai tavoli con gli altri commensali o il pranzetto glielo faranno andare sempre di traverso fino a che si strozzeranno...:D

ma poi leggere il non riuscire a vincere nemmeno la piccola ucraina, sorvolando l'aiuto di 30 paesi ed il fatto che una guerra non s'e' ancora vista, essendo ancora in piedi i palazzi che dovevano essere bombardati per primi seppellendo sotto un umulo di macerie chi se lo merita, e' spettacolare......hai fretta?, io no... :D ..

la Russia ha ribaltato da sola il tavolo geopolitico mondiale indicando anche il tuo destino quale sara', bastando seguire i cartelli "Toilette" e senza che si sia mosso ancora anche il cinese.....:D
 
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Stesso identico discorso da fare ai gringos...hanno rotto ilca' perfino su Marte e o si decidono a sedersi ai tavoli con gli altri commensali o il pranzetto glielo faranno andare sempre di traverso fino a che si strozzeranno...:D
a parte il fatto che le tue analisi sono ferme a qualche decennio fa, la Dottrina Monroe in Sudamerica è scaduta da un pezzo e le relazioni con tanti attori cambiate, resta il fatto che gli Usa una potenza mondiale lo sono davvero, come la Cina del resto: ovvio che si comportino di conseguenza e tutelino i loro interessi
 
a parte il fatto che le tue analisi sono ferme a qualche decennio fa, la Dottrina Monroe in Sudamerica è scaduta da un pezzo e le relazioni con tanti attori cambiate, resta il fatto che gli Usa una potenza mondiale lo sono davvero, come la Cina del resto: ovvio che si comportino di conseguenza e tutelino i loro interessi
Ascolta, perche' non t'informi per bene su chi siano i tuoi nuovi beniamini, perche' la Dottrina Monroe e' talmente tanto sotterrata che hanno esteso la "necessita'" di garantire la loro sicurezza A TUTTO IL PIANETA!!!!!,,, e senz'altro ignori, oltre le minacce per le Isole salomone anche quelle per i nuovi rapporti che si stanno saldando tra il Messico e la Russia con sfancoolata incorporata ai gringos CONFINANTI.....daje..... :D

mo' continua pure con gli slogan...
 
Come la russia se ne sbatte le palline delle democrazie e pensa di governare le popolazioni che la schifano :o
 
Ascolta, perche' non t'informi per bene su chi siano i tuoi nuovi beniamini, perche' la Dottrina Monroe e' talmente tanto sotterrata che hanno esteso la "necessita'" di garantire la loro sicurezza A TUTTO IL PIANETA!!!!!

mo' continua pure con gli slogan...
la Dottrina Monroe non atteneva alla loro sicurezza, ma ai loro interessi :D , le cose sono cambiate parecchio negli ultimi decenni nei rapporti col Sudamerica.

Gli slogan sono tuoi, freschi come certi striscioni nei cortei degli anni '70:D
 
la Dottrina Monroe non atteneva alla loro sicurezza, ma ai loro interessi :D , le cose sono cambiate parecchio negli ultimi decenni nei rapporti col Sudamerica.

Gli slogan sono tuoi, freschi come certi striscioni nei cortei degli anni '70:D
Distinzione superflua quando ci sono in ballo gli americani e comunque il sudamerica e' un altro scenario che non li fa dormire la notte....il vedere anche andare a Canossa, Biden col cappello in mano da Maduro, togliendogli qualche sanzione, non ha prezzo...:rotfl:
 
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8. Una storia controfattuale. Conclusione


Chi è responsabile del disastro umanitario in Ucraina, della morte di migliaia di ucraini, sia civili sia militari, e dell’arruolamento coatto di civili nell’esercito ucraino? Chi è responsabile della distruzione delle case e delle imprese ucraine e della crisi dei profughi che ora si aggiunge a quella del Medio Oriente? Chi è responsabile della morte di migliaia di giovani uomini che prestano servizio nell’esercito russo, la maggior parte dei quali sicuramente crede, come i loro omologhi ucraini, di star combattendo per proteggere la loro nazione e le loro famiglie? Chi è responsabile del danno inflitto alle economie e ai cittadini di Europa e Stati Uniti? Chi si assumerà la responsabilità se il blocco delle forniture agricole porterà alla carestia in Africa, un continente che dipende fortemente dall’importazione di grano dall’Ucraina e dalla Russia? E infine, chi si assumerà la responsabilità se la guerra in Ucraina degenererà in uno scontro nucleare per poi diventare una guerra atomica su vasta scala?


La risposta immediata a tutte queste domande è semplice: il responsabile è Putin. Ha iniziato lui la guerra e, con i suoi strateghi militari, adesso ne guida il corso. Non avrebbe dovuto muovere guerra. Questo è un fatto. Ma i fatti vanno interpretati anche in relazione ad altri fatti, tra cui quelli che da tempo non trovano spazio sui giornali o che non l’hanno mai trovato. Una volta fatto questo esercizio, diventa palese che i responsabili politici di Stati Uniti ed Europa hanno grandi colpe in questa guerra.


Il giudizio sulle rispettive responsabilità di Mosca, di Washington e delle capitali europee dipende da come si soppesano determinati eventi storici, le azioni degli individui coinvolti e il relativo rilievo dato alle cause prossime e remote. Tuttavia azzarderei a dire che, tutto sommato, la responsabilità primaria è da imputare all’Occidente, in particolare agli Stati Uniti. Non conosco un modo del tutto soddisfacente per argomentare questo punto; non esiste una metodologia convalidata per ripartire la colpa tra una serie di attori, ognuno dei quali possiede almeno un po’ di margine d’azione, una certa libertà di scelta. Ma credo ci si possa fare un’idea più chiara immaginando una storia controfattuale che parta dalla domanda: a che punto ci troveremmo oggi se gli Stati Uniti avessero agito diversamente? È tutto un gioco di “E se?”, e gli scenari che ne scaturiscono non possono essere provati o confutati del tutto. Ma questo esercizio controfattuale si sposa bene con la storia degli ultimi trent’anni e, a mio avviso, è illuminante e convincente.


Se gli Stati Uniti non avessero esteso la NATO fino ai confini con la Russia; se non avessero schierato sistemi di lancio di missili con capacità nucleare in Romania e non li avessero messi in cantiere in Polonia e forse anche in altri paesi; se non avessero contribuito al rovesciamento del governo ucraino democraticamente eletto nel 2014; se non si fossero ritirati dal trattato ABM e dal trattato sui missili nucleari a raggio intermedio, e non avessero poi ignorato i tentativi russi di negoziare una moratoria bilaterale su tali dispiegamenti; se non avessero condotto esercitazioni a fuoco vivo in Estonia per addestrarsi a colpire obiettivi all’interno della Russia; se non avessero organizzato una vasta esercitazione militare di trentadue nazioni vicino al territorio russo; se non avessero raccordato l’esercito americano con quello ucraino… se, se, se… Se gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avessero fatto tutte queste cose, la guerra in Ucraina probabilmente non sarebbe scoppiata. Penso sia un’affermazione ragionevole.


Dirò di più: se non si fossero verificate due o tre delle tante provocazioni esaminate in questo libro, oggi le cose sarebbero molto diverse. Ho già usato la metafora del castello di sabbia. Sebbene non si possa facilmente prevedere quanta sabbia possa sopportare quella struttura, e con quale configurazione, è evidente che maggiore è la quantità di sabbia, più alti sono i cumuli e più precaria è la collocazione, più instabile risulterà la struttura. Direi che l’Occidente ha ammucchiato vari cumuli di sabbia su una struttura che qualsiasi attore razionale e lucido avrebbe riconosciuto come esposta al crollo. La guerra in Ucraina costituisce uno di quei crolli, e non c’è motivo di pensare che non seguiranno altri disastri, indipendentemente da quanto gli strateghi di guerra statunitensi pensino di poter indebolire la capacità militare della Russia.


E non finisce qui. Il governo statunitense, con le sue parole e le sue azioni, può aver condotto i leader e il popolo ucraino su posizioni intransigenti nei confronti della Russia. Invece di ricercare e sostenere una pace negoziata nel Donbass tra Kiev e gli autonomisti filorussi, gli Stati Uniti hanno incoraggiato forze altamente nazionaliste in Ucraina. Hanno fatto arrivare fiumi di armi in Ucraina, intensificato l’integrazione e l’addestramento militare con l’esercito ucraino e rifiutato di rinunciare al progetto di incorporare il paese nella NATO, e così facendo potrebbero aver dato ai leader e al popolo ucraino l’impressione che sarebbero entrati direttamente in guerra con la Russia in difesa dell’Ucraina.


Tutto questo può aver influenzato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskij, che ha vinto le elezioni del 2019 con oltre il 70% dei consensi presentando un programma improntato alla pace. Che però alla fine non è riuscito ad attuare. Persino con la guerra alle porte, non è stato disposto a scendere a compromessi per il bene della pace. Il 19 febbraio, cinque giorni prima dell’invasione russa, Zelenskij ha incontrato a Monaco il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Secondo quanto riportato da «The Wall Street Journal», Scholz ha proposto di fare da mediatore per un accordo di pace. Il premier tedesco ha detto al presidente ucraino


che l’Ucraina avrebbe dovuto rinunciare alle sue ambizioni NATO e dichiarare la neutralità nell’ambito di un più ampio accordo di sicurezza europea tra l’Occidente e la Russia. Il patto sarebbe stato sottoscritto da Putin e da Biden, che insieme avrebbero garantito la sicurezza dell’Ucraina. Zelenskij ha risposto che non ci si poteva aspettare da Putin che rispettasse un tale accordo e che la maggior parte degli ucraini voleva aderire alla NATO. La sua risposta ha lasciato nelle autorità tedesche la spiacevole sensazione che le possibilità di pace stessero sfumando.49


In una recente intervista, Richard Sakwa ha asserito che Zelenskij avrebbe potuto ricercare la pace con la Russia pronunciando solo cinque parole: «L’Ucraina non aderirà alla NATO». Continua Sakwa: «Se Putin stava bluffando [sull’importanza decisiva dell’espansione della NATO], saremmo andati a vedere il bluff. Invece [...] adesso ci ritroviamo con questa guerra catastrofica. [...] È stato un approccio superficiale al destino di una nazione e, soprattutto, al destino del suo stesso popolo»50.


Come mai un sostenitore della pace, che aveva un forte mandato elettorale per negoziare la fine del conflitto nel Donbass, ha puntato i piedi e scommesso tutto sulla guerra? È mia opinione che, se gli Stati Uniti non avessero inculcato idee fuorvianti e irrealistiche, l’Ucraina avrebbe da tempo trovato un modus vivendi con la Russia, probabilmente assumendo una posizione di neutralità politica, cosa che adesso, e solo se sarà fortunata, l’Ucraina potrà forse raggiungere dopo la distruzione di metà del paese, la morte di migliaia di persone e la fuga e l’impoverimento di milioni di ucraini. In Europa esiste una veneranda tradizione di neutralità. Sia l’Austria sia la Finlandia scelsero la neutralità nei confronti dell’Unione Sovietica e ne trassero grande vantaggio. Sebbene la forma di governo a Mosca sia cambiata, la logica geostrategica della neutralità è la stessa. Perché non è successo con l’Ucraina?


Poco dopo l’elezione di Zelenskij nel 2019, Stephen F. Cohen ha ipotizzato in un’intervista che al presidente ucraino sarebbe servito il sostegno attivo degli Stati Uniti per vincere sulle pressioni – comprese le minacce di morte – dell’estrema destra ucraina. Senza questo sostegno, ha predetto Cohen, Zelenskij non sarebbe stato in grado di costruire la pace:


Il nuovo presidente dell’Ucraina Zelenskij si è presentato come un candidato di pace. [...] Ha vinto con un ampio margine proprio per ricercare un accordo di pace. Ciò significa, quindi, che deve negoziare con Vladimir Putin. [...] Ma la disponibilità – e questo è il dato importante e non ben riportato qui da noi [negli Stati Uniti] – a trattare direttamente con Putin [...] in realtà richiederebbe una notevole audacia da parte di Zelenskij perché in Ucraina molti si oppongono a questo corso e sono armati. Qualcuno li definisce fascisti, ma di sicuro sono ultranazionalisti. Costoro hanno detto che destituiranno e uccideranno Zelenskij se continuerà con la linea del negoziato con Putin. [...] Zelenskij non può andare avanti [...] a meno che l’America non gli guardi le spalle. Forse non sarà sufficiente, ma se la Casa Bianca non incoraggerà questa strada diplomatica, Zelenskij non avrà nessuna chance.51


A quel che mi risulta, Zelenskij non ha mai ricevuto alcun sostegno sostanziale da parte degli americani per perseguire il suo programma di pace. Al contrario è stato sottoposto a ripetute visite di figure politiche di spicco e autorità del Dipartimento di Stato, le quali hanno tutte enunciato in linea teorica il principio dell’assoluta libertà ucraina, intesa come “diritto” di aderire alla NATO e di creare un avamposto militare statunitense al confine con la Russia. Ma in definitiva questa “libertà” si è rivelata più deleteria di una chimera. Se, infatti, ha favorito gli obiettivi degli Stati Uniti – o, più precisamente, gli interessi di alcune fazioni politiche, militari e finanziarie americane – ha però distrutto l’Ucraina.


Persino dalla ristretta prospettiva americana, l’intero piano occidentale è stato un pericoloso bluff, messo in atto per ragioni difficili da comprendere. Nemmeno volendo fare uno sforzo di immaginazione l’Ucraina può essere considerata un interesse vitale per la sicurezza degli Stati Uniti. In verità, l’Ucraina conta poco. Dal punto di vista americano – e lo dico senza voler mancare di rispetto al popolo ucraino – l’Ucraina è irrilevante. Per i cittadini statunitensi l’Ucraina non è più importante di uno qualsiasi degli altri cinquanta paesi che la maggior parte di loro, per ragioni comprensibili, non riuscirebbe a trovare sulla cartina se non dopo molte ricerche. Quindi, sì, l’Ucraina è irrilevante per l’America. E se i leader degli Stati Uniti e della NATO avessero riconosciuto questo fatto scontato, nulla di tutto questo sarebbe accaduto.


Al contrario, per la Russia, con i suoi 1930 chilometri di confine condiviso e tre grandi invasioni terrestri da parte dell’Occidente – la più recente delle quali, durante la seconda guerra mondiale, ha causato la morte di circa il 13% dell’intera popolazione russa –, l’Ucraina è il più vitale tra tutti gli interessi vitali.


La minaccia esistenziale che la Russia percepisce da un’Ucraina armata, addestrata e militarmente integrata nell’Occidente avrebbe dovuto essere chiara a Washington fin dall’inizio. Quale persona sana di mente poteva credere che piazzare un arsenale occidentale al confine con la Russia non avrebbe scatenato una risposta vigorosa? Quale persona sana di mente poteva credere che posizionare questo arsenale avrebbe migliorato la sicurezza americana? E se qualche dubbio persisteva, avrebbe dovuto essere spazzato via nel 2008 quando l’ambasciatore USA in Russia, William J. Burns, ora a capo della CIA di Biden, mandò un cablogramma per informare Washington che per la Russia l’Ucraina era la più rossa tra le linee rosse. Non ci vuole uno scienziato missilistico per capire il motivo. Eppure questa realtà cristallina appare nebulosa a molti personaggi del Dipartimento di Stato e di quello della Difesa statunitensi, della NATO e del mondo dell’informazione, oltre che al presidente americano in carica.


Cosa comporta tutto questo per i cittadini statunitensi ed europei?


Detto in parole povere, ciò li mette – mette tutti noi – in una brutta situazione. Una situazione che non soltanto è estremamente pericolosa perché espone il mondo intero al rischio di una guerra nucleare: è una situazione a cui si sarebbe potuti arrivare solo con un grado di stupidità e di cecità da parte del governo americano e, tra i leader europei, con un livello di deferenza e di codardia tali da essere quasi inconcepibili. In una recente intervista, è stato chiesto a Gilbert Doctorow che cosa secondo lui i cittadini americani dovrebbero conoscere più di tutto in merito alla guerra. La sua risposta è stata: «Che la vostra vita è in pericolo». E ha aggiunto:


Putin ha dichiarato di non contemplare un mondo senza la Russia. E se l’intento americano è quello di distruggere la Russia, allora l’intento americano è l’autodistruzione. [...] L’America ha dinanzi a sé una minaccia esistenziale che essa stessa ha creato. E la via d’uscita da questa minaccia è davanti agli occhi di tutti: trovare un accordo con Putin.52


Oggi i leader politici di Washington e delle capitali europee – assieme ai mezzi d’informazione allineati e codardi che riportano acriticamente le loro sciocchezze – cercano di tirarsi fuori dal fango ma ci sono dentro fino al collo. È difficile pensare come coloro che sono stati talmente sciocchi da infilarsi in quel fango possano trovare la saggezza per uscirne prima di affondare del tutto e portare giù con sé tutti noi.




49 “Vladimir Putin’s 20-Year March to War in Ukraine – and How the West Mishandled It”, in «The Wall Street Journal», aggiornato il 1° aprile 2022, <Vladimir Putin’s 20-Year March to War in Ukraine—and How the West Mishandled It>.



50 Intervista a Richard Sakwa, 21 aprile 2022, <
>. Il passaggio pertinente comincia al minuto 16,35 e continua fino alla fine dell’intervista.



51 Intervista a Stephen F. Cohen, 13 novembre 2019, <Ukrainegate impeachment saga worsens US-Russia Cold War - The Grayzone>, al minuto 02,00.



52 Intervista a Gilbert Doctorow, 28 febbraio 2022, <
>, al minuto 39,40.
 
Se gli Stati Uniti non avessero esteso la NATO fino ai confini con la Russia; se non avessero schierato sistemi di lancio di missili con capacità nucleare in Romania e non li avessero messi in cantiere in Polonia e forse anche in altri paesi; se non avessero contribuito al rovesciamento del governo ucraino democraticamente eletto nel 2014; se non si fossero ritirati dal trattato ABM e dal trattato sui missili nucleari a raggio intermedio, e non avessero poi ignorato i tentativi russi di negoziare una moratoria bilaterale su tali dispiegamenti; se non avessero condotto esercitazioni a fuoco vivo in Estonia per addestrarsi a colpire obiettivi all’interno della Russia; se non avessero organizzato una vasta esercitazione militare di trentadue nazioni vicino al territorio russo; se non avessero raccordato l’esercito americano con quello ucraino… se, se, se… Se gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avessero fatto tutte queste cose

avrebbero fatto un errore storico clamoroso
 
Prefazione
di Luciano Canfora


Quando, nel 1961, lo storico britannico Alan John Percival Taylor (1906-1990) pubblicò Le origini della seconda guerra mondiale1 si sprigionò una bufera mediatica. I detrattori insorsero perché Taylor aveva, tra l’altro, sostenuto e argomentato tesi che in verità oggi non inquietano più nessuno: per esempio che i vincitori del primo conflitto mondiale, con la loro miope gestione della vittoria, avevano posto alcune non secondarie premesse del successivo conflitto mondiale. Perciò al principio dell’opera figurava un capitolo intitolato “L’eredità della prima guerra mondiale”. E merita attenzione, a questo proposito, la periodizzazione proposta da ultimo da Richard Overy: una «Grande guerra imperiale, 1931-1945»2.


Taylor, militante laburista e avversario della politica conciliante dei conservatori inglesi verso Hitler, non si lasciava intimidire dagli automatismi del “politicamente corretto”. Per esempio – a proposito di un altro scottante tema, sommerso da interpretazioni propagandistiche – argomentava lucidamente che nell’agosto 1939 l’unica strada praticabile per l’URSS – avversata dai governi occidentali, da quello tedesco e dalla Polonia – era il patto di non aggressione con la Germania: «È difficile vedere», scriveva Taylor nel capitolo conclusivo, «quale altra strada avrebbe potuto prendere la Russia sovietica»; e spiegava: «Poiché i polacchi rifiutavano l’aiuto sovietico e gli inglesi tiravano per le lunghe i negoziati a Mosca senza cercare sul serio di giungere a una conclusione, la neutralità, con o senza un atto formale, era il massimo cui la diplomazia sovietica potesse aspirare»3.


Come si sa, il “patto” del 23 agosto 1939 fu violato dai tedeschi meno di due anni più tardi, con l’attacco alla Russia del giugno 1941. Qualcosa di analogo è successo nel caso della recente guerra NATO-Russia che si sta combattendo sul territorio dell’Ucraina. Al momento del disfacimento del patto di Varsavia (1990), l’assicurazione, non formalizzata in accordo scritto (formulata dal segretario di Stato degli Stati Uniti James Baker a Gorbačëv), da parte statunitense e a nome della NATO, era stata che la NATO non avrebbe cercato di estendersi verso est. E invece nel volgere di pochi anni tutti gli Stati euro-orientali confinanti con la Russia (i Baltici) o con la Bielorussia (la Polonia) o con l’Ucraina (la Romania) – a tacere della fomentata crisi caucasica – divennero membri della NATO. Eppure non erano mancati appelli alla saggezza come, ad esempio, la lettera di George Kennan e Robert McNamara (giugno 1997) a Bill Clinton, che additava il rischio insito nell’espansione a est della NATO. Era un nuovo, pericoloso caso di gestione miope della vittoria: ovvero della vittoria della NATO, cioè di fatto degli Stati Uniti e dei loro più o meno docili satelliti, nella lunga guerra fredda (1947-1991). È in genere l’impulso a “stravincere” che innesca nuove guerre. La lezione del dopo-trattato di Versailles (1919-1939), così efficacemente posta in luce da Taylor, non era servita a nulla. (E nemmeno esperienze più remote, come l’errore imperdonabile di Bonaparte nel 1812, che mirava a estendere, ancora una volta a est, l’egemonia: in quel caso, dell’impero francese).


Ultimo tassello per completare “l’accerchiamento” rimaneva l’Ucraina, ormai unico Stato-cuscinetto tra la NATO e la Federazione Russa. L’Ucraina era anche, e lo è tuttora, un paese diviso tra gruppi di popolazioni in lotta (la minoranza è russofona e guarda alla Federazione Russa come a una potenza protettrice). Ed è perciò spiegabile che la Federazione Russa abbia fatto leva su questa minoranza per cercare di evitare che anche l’Ucraina avviasse la procedura di inserimento nell’UE e nella NATO, che avrebbe completato l’accerchiamento della Russia e dell’alleata Bielorussia. Come ebbe a dichiarare l’attuale pontefice, quando la guerra in Ucraina era ormai in atto: «La NATO abbaiava ai confini della Russia».


Soprattutto, dopo il colpo di Stato che cacciò il presidente ucraino in carica, Janukovyč, e portò al potere Porošenko, la Russia pensò di cautelarsi con i due accordi di Minsk (5 settembre 2014 e 12 febbraio 2015). Tali accordi, che prendevano il via dalla guerra in Donbass ormai in atto e sempre più aspra, comportavano la promessa, sancita per iscritto, di “autogoverno” delle regioni russofone. E potevano anche far intravedere un temporaneo congelamento dell’aspirazione dei nuovi governanti ucraini ad avviare trattative per un’adesione a UE e NATO. Tuttavia, un’accelerazione in tal senso cominciò a manifestarsi con la presidenza Zelenskij (2019), uomo molto legato alla famiglia Biden. L’anno dopo Biden fu eletto presidente e fu chiaro che l’accelerazione diventava inarrestabile. Come nota ironicamente Taylor, nella pagina che abbiamo prima citato a proposito del “patto” dell’agosto 1939: «Gli uomini privi di scrupoli [si riferisce a Stalin, ma la battuta si adatta anche a Putin] spesso si lamentano quando gli altri li ingannano».


La situazione era ormai giunta al punto di rottura. Nell’ormai lontano 2015, intervistato dall’editore Teti, Lucio Caracciolo, direttore di «Limes», aveva osservato: «Immaginare che l’Ucraina di Kiev possa diventare uno Stato totalmente occidentalizzato significherebbe fare la guerra alla Russia». E soggiungeva: «Mi sembra abbastanza improbabile»4. Sappiamo come, invece, sono andate le cose.


Al di là della retorica intimidatoria da cui ormai i paesi semibelligeranti (come l’Italia) vengono inondati, questo è, nella sostanza, l’antefatto che ha portato all’attuale guerra. L’errore di Putin è stato duplice: fidarsi di promesse malfide pur dopo che già erano state calpestate quelle formulate nel 1990 a proposito dei confini NATO da non spingere fin sotto la frontiera russa e non capire la trappola in cui andava a cacciarsi aprendo la guerra guerreggiata per bloccare la guerra “invisibile” (nei media occidentali) del nuovo regime ucraino contro la minoranza russofona in violazione degli accordi di Minsk. La trappola tesa dalla NATO era perfetta, perché offriva (su di un piatto d’argento) alla macchina mediatica occidentale una carta propagandistica efficace (la denuncia dell’”aggressore”), e perché rendeva possibile agli USA in primis (e ai paesi NATO più proni, con l’eccezione della Turchia) di far guerra senza dichiarare guerra: armando a volontà l’Ucraina non solo con armi modernissime ma anche con appoggio logistico e di intelligence. E per giunta tranquillizzando l’Ucraina, spinta allo sbaraglio, con promesse di fantasmagoriche e rapide ricostruzioni “dopo la vittoria”. Che Putin non disponesse di un servizio di intelligence in grado di prevedere questo scenario quasi ovvio significa che non è stato all’altezza del suo ruolo di leader di una grande potenza.


Ma ora il problema è: come uscire da questa guerra prima che divenga un conflitto generalizzato? Una guerra per procura tra USA-NATO e Russia, qual è ormai la guerra in corso, è difficile da disinnescare: più passa il tempo tra avanzate e ritirate (talora frutto di consapevole falsità), più la soluzione si allontana. Il belligerante USA-NATO ha constatato che la Russia non solo non è stata in grado di vincere, ma ha anche subito rovesci e addirittura attacchi sul proprio territorio; a questo punto la fazione che vorrebbe la sconfitta della Russia, la caduta dell’attuale presidente e (forse) la disintegrazione dell’ex superpotenza ha preso fiato e manifesta apertamente tali propositi: intende mettere a frutto fino in fondo la trappola in cui ha attirato Putin.


A fine maggio 2022, intervenendo al Forum di Davos, l’ex segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger ha lanciato una proposta che si può sintetizzare così: impegno dell’Ucraina alla neutralità, a fronte di un ritorno dei confini prebellici (e dunque nessun tentativo, da parte ucraina, di riprendersi la Crimea). Kissinger si rivolgeva direttamente al governo degli Stati Uniti (e perciò anche alla devota NATO). Accantonava la finzione propagandistica secondo cui sarebbe in corso una guerra tra Russia e Ucraina e con logica sanamente e lucidamente realistica spiegava: «L’Occidente non cerchi la sconfitta della Russia, che salderebbe l’alleanza tra Russia e Cina». Kissinger additava in tal modo il baratro verso cui la scelta di puntare alla vittoria della NATO sulla Russia porterebbe i precari equilibri mondiali.


Intervistato dal «Corriere della Sera» il 7 maggio 2022, Carlo De Benedetti aveva messo in guardia con la consueta chiarezza: «L’Europa non ha interesse a fare la guerra a Putin, non deve seguire Biden». E precisava, commentando il “pacchetto di aiuti” appena varato dal Congresso americano: «33 miliardi di dollari, di cui 20 in armi: una cifra enorme che indica che gli USA si preparano a una guerra lunga. Per noi sarebbe un disastro». E Macron pochi giorni dopo (10 maggio) aveva ammonito: «Mosca non va umiliata». E fu prontamente redarguito dagli zelatori. Il 30 aprile, l’economista della Columbia University, Jeffrey Sachs, intervistato per il «Corriere della Sera» da Federico Fubini, osservò: «Il grande errore è credere che la NATO sconfiggerà la Russia: tipica arroganza e miopia americana. Difficile capire cosa significhi “sconfiggere la Russia” dato che Vladimir Putin controlla migliaia di testate nucleari. I politici americani hanno un desiderio di morte? Conosco bene il mio paese. I leader sono pronti a combattere fino all’ultimo ucraino. Meglio fare la pace che distruggere l’Ucraina in nome della “sconfitta di Putin”». E poco oltre notava che «USA e Ucraina non hanno mai dichiarato i loro termini per trattare». E ne indicava la ragione: «Gli Stati Uniti vogliono un’Ucraina nel campo euro-atlantico, in termini militari, politici ed economici. Qui è la ragione principale di questa guerra». E additava un dato di fatto rigorosamente rimosso (ma segnalato puntualmente dal «Corriere della Sera» il 18 marzo): «L’interoperabilità militare dell’Ucraina con la NATO, in modo che a un certo punto l’allargamento sarebbe diventato sostanzialmente un fatto compiuto». L’auspicio con cui Sachs concludeva questa rilevante conversazione con Fubini («L’UE dovrebbe muoversi in modo più deciso per favorire un accordo di pace») è tuttora la sola via d’uscita, ma sempre più difficile mentre l’illusione della vittoria “per procura” si consolida nella sotterranea partita che si sta giocando tra Casa Bianca e Pentagono.


La materia di cui si tratta in queste pagine è diventata talvolta oggetto di rissa mediatica e di sbuffi di intolleranza. Ben vengano dunque studi fondati essenzialmente su documenti, come è il caso di questo notevole saggio di Abelow, salutare per “snebbiare” i lettori italiani interessati alla storia politica.




Alan John Percival Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, trad. it. di Luciano Bianciardi, Bari-Roma, Editori Laterza, 2008.


Richard Overy, Sangue e rovine. La Grande guerra imperiale, 1931- 1945, trad. it. di Luigi Giacone, Torino, Einaudi, 2022.


Alan John Percival Taylor, op. cit., p. 344.


AA.VV., Attacco all’Ucraina, a cura di Sandro Teti e Maurizio Carta, Roma, Sandro Teti Editore, 2015, p. 56.

Come l'Occidente ha provocato la guerra in Ucraina - Benjamin Abelow - Libro - Fazi - Le terre | IBS
Se Canfora è il vostro maitre-a-penser siete messi maluccio, un vecchio comunistello del secolo passato, incline a vedere ombre dappertutto, a mettere sullo stesso piano fatti e presunte intenzioni. Come fa Putin avete un bisogno disperato dell'America e della Nato per puntellare le vostre idee cervellotiche sullo scontro di civiltà e sul bofonchiamento multipolare. Una rottura di pelotas infinita, che non fa fare alcun passo avanti. Io e molti qui dentro vi hanno spiegato che a noi degli Usa non ce ne frega na mazza, conosciamo i loro errori e le loro prevaricazioni in molte parti del mondo. L'America è un pezzo che non esercita quella moral suasion che funzionava alla fine della 2°wwr, un po' anche per gratitudine verso chi ci ha liberato dal nazismo. Lo sanno anche loro che sono una democrazia in crisi (vedi l'emersione di un tipaccio come Trump). Ma ciò non toglie che pragmaticamente io stia dalla parte di chi mi ha tolto dalla povertà e fame in cui si trovava l'Italia alla fine del conflitto mondiale. Abbiamo provato come europei a fare affari con la Russia, chiudendo gli occhi a più riprese riguardo agli strappi che Putin ha fatto in questi 23 anni( Cecenia, Georgia, Crimea, Siria). Poi abbiamo capito che a Putin di fare affari con noi europei non gli frega niente, i suoi obbiettivi sono altri. E molto pericolosi per l'Europa, che vedrebbe fallire il progetto UE. Voi putiniani non siete credibili perchè oltre che odiare gli Usa, per motivi strumentali come spiegato sopra, odiate anche la UE, che è il primo tentativo di collaborazione totale tra paesi che si sono combattuti per secoli, e che detengono il patrimonio culturale e di idee più cospicuo al mondo, permeando le idee di tantissimi altri paesi che ci vorrebbero imitare. (leggere per esempio Elogio dell'Occidente di Franco La Cecla ). Voi vorreste che ogni paese sia isolato e combatta contro tutti gli altri, come nei secoli passati, non considerando neanche minimamente che nel frattempo siamo diventati nanetti politici ed economici. La democrazia non è la migliore forma di organizzazione sociale, ma nel contesto odierno è la meno peggio, perchè ha quella plasticità che permette di affrontare i nuovi e continui problemi che si susseguono in questa piccola sfera chiamata Terra.
 
Visto che mi sembra che sia stata chiamata in causa finanche la Cina, e quindi come si vede la questione Ucraina da "quelle parti", trovo interessante postare come la pensa - sempre sulla questione Ucraina - chi da quelle parti ci vive.

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SINGAPORE: Mercoledì (8 marzo) il ministro della Legge e degli affari interni K Shanmugam ha parlato delle implicazioni e delle prospettive della guerra Russia-Ucraina per il sud-est asiatico.
Stava tenendo il discorso di apertura di un seminario organizzato dal think-tank ISEAS-Yusof Ishak Institute.
Di seguito il suo discorso per intero:
INTRODUZIONE
Negli ultimi due giorni avete sentito parlare dell'impatto di questa guerra in Europa, dei suoi effetti sull'ordine globale basato su regole, degli impatti economici, di cosa significa per l'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) e per altre strutture regionali in Sud-est asiatico e, nel campo della difesa, cosa significa anche contro le minacce ibride.
Nel mio discorso, voglio fare un passo indietro per guardare alla storia più ampia di ciò che è accaduto e provare a trarre alcuni punti di apprendimento.
Lo faccio perché siamo soggetti a molti punti di vista ogni giorno e, per avere un senso, dobbiamo comprendere i fatti sottostanti.
Prima di farlo, vorrei definire un quadro e chiarire alcuni punti.
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Primo, l'invasione russa dell'Ucraina è una chiara e grave violazione del diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite (ONU).
Noi, Singapore, abbiamo preso una posizione ferma. Abbiamo co-sponsorizzato e votato a favore di diverse risoluzioni delle Nazioni Unite (ONU) che condannano l'aggressione della Russia contro l'Ucraina. Abbiamo imposto sanzioni contro la Russia e bloccato alcune banche russe e transazioni finanziarie collegate alla Russia.
In effetti, siamo stati l'unico paese del sud-est asiatico a sanzionare la Russia e uno dei pochi paesi asiatici ad averlo fatto.
Nove anni fa, quando la Russia ha annesso la Crimea nel 2014, ero ministro degli Esteri e ho dichiarato la nostra posizione in Parlamento. Ho detto che ci opponiamo fermamente a qualsiasi invasione non provocata di un paese sovrano con qualsiasi pretesto o scusa. Le truppe russe non dovrebbero essere in Ucraina in violazione del diritto internazionale. La sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina devono essere rispettate. Il diritto internazionale deve essere rispettato. Erano passati nove anni, quasi esatti.
Non si tratta di essere pro o contro la Russia o pro o contro qualsiasi altro paese.
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Ad esempio, nel 1978, quando il Vietnam invase la Cambogia – allora si chiamava Kampuchea – e nel 1983, quando gli Stati Uniti invasero Grenada, anche noi ci opponemmo alle invasioni e votammo a favore delle risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedevano la fine delle invasioni.
La sovranità è un principio esistenziale per piccoli paesi come Singapore.
Possono esserci conseguenze nel mondo reale se un paese può invadere unilateralmente un altro paese, sia con la scusa della storia comune, presunti errori storici o qualsiasi altra scusa.
Se questi principi vengono accettati, non c'è nulla da dire che un altro paese non possa usare lo stesso ragionamento con Singapore.
Ad esempio, in un contesto diverso, abbiamo visto il dottor Mahathir affermare nel giugno dello scorso anno, quattro mesi dopo l'invasione dell'Ucraina, che Singapore e le isole Riau sono storicamente "Tanah Melayu" o terre malesi, che la Malesia potrebbe chiedere di riprendersi. Il 19 giugno lo ha detto. Questo non è un gioco. È una cosa seria. Se ottieni un leader in Malesia come il dottor Mahathir, si possono tentare idee avventurose.
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Anche l'invasione russa dell'Ucraina è una grave crisi umanitaria. L'impatto umano è immenso. Milioni vengono sfollati. Migliaia stanno morendo. E davvero, è più che triste.
Questi punti sono, a mio avviso, indiscutibili. La guerra deve finire. Questo è chiaro.
Ora, lasciatemi, come ho detto prima, fare un passo indietro e passare alle domande più ampie.
Quando si esaminano i fatti, una domanda chiave è: quale responsabilità hanno gli altri, oltre la Russia?
DUE VISTE DIVERSE
Su questa domanda, permettetemi di darvi due punti di vista alternativi.
Vista occidentale
Il punto di vista occidentale, principalmente dai media occidentali, dal blocco occidentale e dai leader occidentali, è che il presidente Vladimir Putin abbia ambizioni imperiali. La Russia ha invaso l'Ucraina a causa della sua megalomania.
E ha nostalgia dell'Unione Sovietica. Quando l'URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) si sciolse nel 1991, Mosca perse il controllo del suo Impero Sovietico. Il presidente l'ha definita la più grande catastrofe geopolitica del 20° secolo (lo ha detto nel 2005) e la fine della "Russia storica" (lo ha detto nel 2021).
E si dice che il presidente Putin voglia ripristinare il precedente status della Russia per ricreare l'Unione Sovietica, per riportare alcuni o tutti gli ex stati sovietici sotto l'autorità della Russia.
L'Ucraina, in particolare, è stata una perdita particolarmente dolorosa, perché il Presidente ritiene che dal momento che la Russia e l'Ucraina condividano una storia lunga e comune. Nonostante entrambi si siano evoluti in paesi diversi, l'Ucraina deve essere nella sfera di influenza della Russia.
Si fa spesso riferimento al discorso del presidente poco prima che la Russia invadesse l'Ucraina, che:
L'Ucraina moderna era solo una creazione della Russia comunista;
L'Ucraina in realtà non ha mai avuto tradizioni stabili di statualità reale; E
La sua separazione dalla Russia è stata un errore storico e strategico.
In altre parole, la sovranità dell'Ucraina è una costruzione artificiale e tale
sovranità non deve essere rispettata.
Penso che per qualsiasi persona neutrale quest'ultima affermazione sia particolarmente problematica, dato che la Russia si era specificamente impegnata a rispettare la statualità e l'integrità dell'Ucraina nel 1994.
Era il memorandum di Budapest del 1994, in cui l'Ucraina aveva accettato di rinunciare al suo arsenale nucleare. Alcuni sapranno che l'Ucraina aveva il terzo più grande arsenale nucleare a quel punto.
In cambio, la Russia, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, si è impegnata a rispettare l'indipendenza, la sovranità e i confini del 1994 dell'Ucraina come garanzia di sicurezza.
Una garanzia che la Russia ha disatteso – prima, quando ha invaso la Crimea 20 anni dopo il Memorandum, nel 2014; e ancora, quando la Russia ha invaso l'Ucraina l'anno scorso.
Si afferma anche dal punto di vista occidentale che prima della guerra, l'adesione dell'Ucraina alla NATO (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico) “non era nell'agenda della NATO”. E che la Russia stava usando scuse inventate sull'espansione della NATO come copertura per prendere l'Ucraina e riportare la Russia al suo antico splendore.
Il New York Times, in un articolo della scorsa settimana, ha affermato in questo modo che il presidente è "intenzionato ad assicurarsi un posto nel pantheon dei leader russi storici ed espansionisti" presentandosi come un "moderno Pietro il Grande, che raccoglie terre russe perdute”.
Quindi, questo è un punto di vista – essenzialmente, che sono la Russia e il Presidente Putin gli unici attori irresponsabili, e le stesse ambizioni del Presidente hanno portato a tutte queste sofferenze.
Un bel po 'di questo è accurato, a mio avviso. Ma non trasmette l'intero quadro.
Assolve troppo convenientemente l'Occidente da ogni responsabilità per il modo in cui si sono svolti gli eventi.
Anche mentre lo dico, lasciatemi sottolineare che nulla sullo sfondo può giustificare la violazione dell'Ucraina o della guerra.
Ma con questo, diamo un'occhiata alla vista alternativa.

Un'altra vista
Alcuni come Anatol Lieven hanno sottolineato che il presidente Putin non è sempre stato contrario alla cooperazione con l'Occidente. La Russia aveva fatto aperture per la cooperazione e la coesistenza pacifica.
Il presidente ha scritto, nel 2012, che la Russia è una parte organica inalienabile della più ampia civiltà europea. E che auspicava un'armoniosa comunità di economie “da Lisbona a Vladivostok”.
L'ex presidente russo Dmitry Medvedev, con l'approvazione di Putin (allora Putin era il primo ministro), ha cercato di proporre nel 2010 un trattato di sicurezza europea che avrebbe istituzionalizzato la consultazione tra Russia e paesi occidentali a parità di condizioni.
La Russia stava solo bluffando quando ha affermato di volersi integrare con l'Europa e l'Occidente?
Ci sono studiosi credibili che credono che la Russia fosse seria.
La verità è anche che negli anni '90 e 2000 la Russia è stata trattata come se fosse stata. Non è stato seriamente consultato in questioni importanti. E non è stato trattato con molto rispetto.
44. I Neo Con (neoconservatori) negli Stati Uniti vedevano gli Stati Uniti come l'iperpotenza in un mondo unipolare.
La Russia aveva armi nucleari, ma era vista come debole. L'America poteva fare più o meno quello che voleva: invadere o interferire nei paesi quando si sentiva minacciata o per servire i propri interessi, e gli altri dovevano solo accettare.
Pertanto, le preoccupazioni di sicurezza della Russia non sono state prese sul serio e gli Stati Uniti, a questo punto di vista, non hanno rispettato le legittime preoccupazioni di sicurezza della Russia.
L'Occidente ha proseguito con l'espansione della NATO dopo la Guerra Fredda, e la Russia si sentiva sempre più accerchiata.
Quando guardi questi punti di vista in competizione, devi tornare ai fatti e fare un controllo incrociato.
FATTI / CRONOLOGIA
Quali sono i fatti?
Una domanda che si presenta ripetutamente: gli Stati Uniti hanno promesso di non espandere la NATO verso est? Il punto "non un pollice".
Genesi di "Not One Inch"
Nel 1990, mentre la Guerra Fredda stava finendo e il muro di Berlino cadeva, gli Stati Uniti e l'URSS stavano discutendo su come riunificare la Germania.
Una domanda che è stata sollevata è stata se la NATO si sarebbe poi espansa nel territorio della Germania dell'Est, e forse oltre, a spese dei paesi dell'allora Patto di Varsavia.
I leader occidentali hanno anticipato l'opposizione sovietica all'espansione della NATO.
E i documenti mostrano che i leader occidentali avevano affrontato, in varie formulazioni, il concetto di non espansione della NATO.
Questo sarebbe un quid pro quo. In cambio, Mosca acconsentirebbe al ritiro della Germania dell'Est dal Patto di Varsavia e al ritiro delle truppe sovietiche dalla Germania dell'Est.
In un discorso del 31 gennaio 1990, l'allora ministro degli Esteri della Germania Ovest, Hans-Dietrich Genscher, ha riconosciuto gli interessi di sicurezza dell'URSS e ha affermato che nel processo di riunificazione, la NATO dovrebbe escludere l'espansione verso est.
Meno di due settimane dopo, anche l'allora segretario di Stato americano, James Baker, sollevò la questione con il ministro degli Esteri sovietico e con il presidente Gorbaciov.
Secondo documenti declassificati del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, della Germania e della Fondazione Gorbaciov, Baker ha proposto più volte che la NATO non si sarebbe espansa "un pollice a est".
Tuttavia, sembra che l'amministrazione Bush a Washington DC possa aver avuto opinioni diverse su questo.
In discussioni separate tra Gorbaciov, il cancelliere tedesco Helmut Kohland e il presidente francese Francois Mitterran, entrambi hanno riconosciuto che l'espansione della NATO sarebbe un problema per l'URSS, che dovrebbe essere affrontato.
Tuttavia, nonostante queste discussioni, la non espansione - sia per quanto riguardava la Germania dell'Est, sia per l'Europa dell'Est nel suo insieme - non era stata stabilita nel Trattato sull'Accordo Finale che l'URSS firmò nel settembre 1990 con la Germania dell'Est e dell'Ovest, la Francia , Regno Unito e Stati Uniti.
Non c'era nulla di scritto, ma i documenti storici suggeriscono che alla Russia fosse stata data una base per credere che non ci sarebbe stata un'espansione verso est della NATO.
Cito un estratto dalle memorie dell'attuale direttore della CIA (Central Intelligence Agency) William Burns, che allora era un funzionario politico presso l'ambasciata americana a Mosca. Burns ha affermato che Eltsin ei russi presumevano, con notevole giustificazione, che le assicurazioni di non espansione degli Stati Uniti avrebbero continuato ad applicarsi dopo l'URSS.
Quindi, se si guarda a ciò che hanno detto gli americani stessi a un livello molto alto, insieme a ciò che hanno detto il Cancelliere in Germania e il Presidente in Francia.
Ma l'amministrazione Clinton, che è venuta dopo l'amministrazione Bush, ha visto il non un pollice verso est come "abbastanza ambiguo" perché non era stato definito con precisione.
E così, l'anno dopo il crollo dell'URSS – nel 1992 – Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria dichiararono congiuntamente il loro obiettivo a lungo termine di raggiungere la piena adesione alla NATO.
Nel decennio successivo, ci furono due round di allargamento della NATO. Il primo turno nel 1999, ovvero Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Il secondo turno, nel 2004, con altri sette paesi dell'Europa orientale: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia.
La Russia ha protestato contro queste espansioni. Prima del primo round di allargamento, Eltsin disse a Clinton nel 1995 che questa sarebbe stata una nuova forma di accerchiamento ei russi lo temevano. Nel 2004 il legislatore russo ha anche espresso la preoccupazione che l'espansione della NATO stesse danneggiando la stabilità e la sicurezza in Europa.
Se ci fermiamo lì e riflettiamo: le preoccupazioni russe avrebbero potuto essere gestite meglio? Se hai vissuto nei Paesi baltici, in Polonia o in uno qualsiasi di questi paesi, è del tutto comprensibile che tu voglia far parte della NATO. Hanno una storia amara che ha giustificato le loro paure. Ma penso che sia giusto anche dire che c'era una responsabilità significativa nell'affrontare le preoccupazioni di sicurezza della Russia, anche se la NATO ha deciso l'allargamento.
Tali preoccupazioni dovrebbero essere prese sul serio dagli altri?
Nell'aprile dello scorso anno, quando la Cina ha firmato un accordo di sicurezza con le Isole Salomone, in Australia c'è stato un notevole allarme per una possibile presenza militare cinese nelle isole del Pacifico, a 2.000 km dall'Australia. Penso che Kiev sia a circa 500 km da Mosca.
Sessant'anni fa, durante la crisi dei missili cubani, il 22 ottobre 1962 gli Stati Uniti ordinarono una "quarantena navale" intorno a Cuba, per intercettare "tutte le attrezzature militari offensive in spedizione a Cuba".
L'America non era entusiasta dell'esercito russo alle sue porte, nonostante Cuba avesse il potere sovrano di decidere.
E l'Australia non era - e non è - entusiasta della presenza militare cinese nelle isole del Pacifico.
Ma la presenza della NATO in tutti questi paesi è molto più vicina o molto inferiore a 2.000 km.
Questo non è un argomento che la NATO non dovrebbe espandersi. Ma è un punto che le preoccupazioni russe devono essere affrontate. Non può essere semplicemente respinto. Altrimenti, sembrerà che vengano applicati doppi standard.
Nel febbraio 2008, il signor Burns – che allora era l'ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca – scrisse al suo Segretario di Stato, Condoleezza Rice. Ha detto che l'adesione dell'Ucraina alla NATO è la "più brillante di tutte le linee rosse" per la Russia. Non solo per il presidente Putin, ma per tutte le élite russe. L'Ucraina nella NATO non sarebbe altro che una "sfida diretta agli interessi russi".
Il signor Burns è ora il direttore della CIA e un uomo serio. Le implicazioni delle sue opinioni non sembrano essere discusse molto nelle discussioni in corso.
Cosa voleva dire? Che le preoccupazioni russe sono reali e che queste preoccupazioni sono condivise da una significativa élite in Russia.
Come sono state affrontate le preoccupazioni russe? Non lo sappiamo.
Ma due mesi dopo, nell'aprile 2008, la NATO ha tenuto un vertice a Bucarest, accogliendo con favore le aspirazioni euro-atlantiche di Ucraina e Georgia e per l'adesione alla NATO, e hanno convenuto che “questi paesi diventeranno membri della NATO”.
Il giorno successivo, il presidente Putin ha risposto in modo piuttosto schietto. Ha detto che l'apparizione della NATO ai confini della Russia è una "minaccia diretta alla sicurezza" della Russia.
Possiamo essere d'accordo o in disaccordo con ciò che ha detto, ma la Russia ha chiarito la sua posizione secondo cui l'espansione o l'ulteriore espansione della NATO era vista come una minaccia diretta per la Russia.
Successivamente, dal 2009 al 2020, la NATO ha continuato ad espandersi: Albania, Croazia, Montenegro, Macedonia del Nord. Ma non ancora Ucraina.
Russia e Ucraina
Nel febbraio 2014 abbiamo avuto la Rivoluzione Maidan in Ucraina.
Il presidente filo-russo dell'Ucraina, Viktor Yanukovych, è stato estromesso.
Il punto di vista russo, e lo hanno reso pubblico, era che ciò fosse stato orchestrato dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea (UE).
Il loro punto, il punto russo, era: "tu dici di sostenere le elezioni. Quest'uomo (Yanukovich) è stato eletto e tu hai contribuito a rovesciarlo in modo incostituzionale".
Il mese successivo, la Russia ha annesso la Crimea e ha sostenuto i separatisti filo-russi nel conflitto armato nella regione del Donbass.
Poco dopo, i separatisti del Donbass proclamarono le Repubbliche popolari indipendenti di Donetsk e Luhansk.
Il presidente Putin ha spiegato le sue motivazioni. Ha detto che la Russia deve compiere alcuni passi in risposta alla NATO, come blocco militare che si muove verso i confini della Russia.
Quindi, l'Ucraina è stata lasciata con l'occupazione russa in Crimea e, nel frattempo, l'Ucraina ha tentato, ma non è riuscita, di riprendere il controllo del Donbass, dove il conflitto è continuato.
Alla fine, nel tentativo di fermare i combattimenti, tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, gli accordi di Minsk sono stati mediati tra i separatisti ucraini filo-russi e il governo ucraino; e gli Accordi furono mediati da Francia e Germania.
Come parte degli accordi, ci sarebbe stato il ripristino del pieno controllo sulla regione del Donbas da parte del governo ucraino. In cambio, l'Ucraina attuerebbe riforme costituzionali, per decentralizzare e dare maggiore autonomia a queste regioni.
Alcuni speravano che questo sarebbe stato un percorso verso una risoluzione duratura.
Ma negli anni successivi, nessuna delle due parti sembra aver mantenuto l'accordo. La Russia ha protestato dicendo che l'Ucraina non intendeva mai rispettare i suoi impegni per dare autonomia alla regione del Donbass. Gli accordi non sono stati pienamente attuati.
Ma molti di voi potrebbero anche sapere che nel dicembre dello scorso anno, Merkel e Hollande, che erano i leader quando l'accordo è stato mediato – i leader di Germania e Francia rispettivamente – hanno fatto alcune dichiarazioni interessanti. Entrambi stavano negoziando l'accordo di Minsk. Hanno affermato in interviste separate che Minsk era un tentativo di dare all'Ucraina il tempo di diventare più forte; Minsk ha dato all'esercito ucraino l'opportunità di rafforzare la sua posizione militare.
Ora, cosa toglie la Russia a queste dichiarazioni dei leader? Gli accordi non possono essere negoziati tra questi paesi. 2014, 2015 – I russi affermano che questi commenti dimostrano che l'Occidente è stato doppiogiochista. Non hanno mai inteso che l'Ucraina sostenesse gli Accordi di Minsk per concedere maggiore autonomia al popolo della regione del Donbass, e che gli Accordi avevano solo lo scopo di far guadagnare tempo all'Ucraina per rafforzarsi militarmente.
Va notato però che Merkel e Hollande hanno fatto i loro commenti dopo l'invasione russa.
Nel febbraio 2022, la Russia ha dichiarato nulli gli accordi di Minsk e il 24 febbraio 2022 ha invaso l'Ucraina.
Quindi, come puoi vedere, i fatti sono un po' più complessi di quello che leggi quotidianamente da gran parte dei media occidentali. I fatti sono un po' più sfumati. Quindi ho detto, niente giustifica l'invasione russa dell'Ucraina - l'ho chiarito. Niente può giustificare gli orrori che sta attraversando il popolo ucraino. L'immagine che viene presentata è un po' più sfumata di come la ritraggono i media.
LEZIONI
Responsabilità
Ho accennato all'inizio, ci sono opinioni diverse su come siamo arrivati qui e fino a che punto questi paesi sono responsabili della situazione attuale.
In ogni caso, l'Ucraina è la sfortunata vittima e la sua gente sta pagando un prezzo terribile.
Minsk, l'allargamento della NATO, come è stato fatto l'allargamento della NATO – rapidamente, nonostante le ripetute e coerenti proteste della Russia – non possono in alcun modo giustificare un'invasione.
Ma dobbiamo anche capire perché un numero non trascurabile di russi è pienamente convinto che l'invasione della Russia sia giustificata e che la Russia sia stata vittima dell'aggressione occidentale.
L'Occidente deve riflettere se le preoccupazioni della Russia siano state affrontate adeguatamente, anche se la NATO si è allargata.
L'Occidente e la NATO, a mio avviso, non erano spettatori non coinvolti che non avevano alcun ruolo da svolgere nella situazione attuale.
Lezioni per i piccoli paesi
Nello scacchiere di Great Power Rivalry, qual è la lezione per i piccoli paesi, come Singapore?
Impigliati in questi eventi storici, sono due importanti principi del diritto internazionale.
In primo luogo, la sicurezza indivisibile: uno stato non dovrebbe aumentare la propria sicurezza a spese di quella di un altro. Perché la sicurezza di uno stato è inscindibilmente legata a quella di un altro.
Il secondo principio, l'autodeterminazione. In questo contesto, il diritto di uno Stato di scegliere le proprie alleanze militari e politiche.
Ora, faccio tre osservazioni su questi due principi.
In primo luogo, i due principi possono contraddirsi a vicenda. La fonte di sicurezza autodeterminata di un paese può essere la fonte di insicurezza di un altro paese.
In secondo luogo, si può argomentare da una prospettiva di diritto internazionale, sull'inviolabilità della sovranità di un paese. Ma, data una contraddizione, ciascuna Potenza sceglierà uno di questi principi più adatto ai propri interessi, in quel particolare contesto geopolitico.
Nel contesto del conflitto odierno, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha spesso fatto riferimento all'indivisibilità della sicurezza. Insiste sul fatto che l'Ucraina non dovrebbe rafforzare la propria sicurezza (entrando a far parte della NATO) a scapito della sicurezza della Russia. D'altra parte, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha ripetutamente affermato che il diritto dell'Ucraina a scegliere i propri accordi di sicurezza e alleanze è un principio fondamentale che gli Stati Uniti si impegnano a difendere. Quindi, gli Stati Uniti affermano il diritto dell'Ucraina all'autodeterminazione, mentre la Russia afferma il principio della sicurezza indivisibile. La sicurezza dell'Ucraina non dovrebbe andare a scapito della sicurezza della Russia.
Torniamo alla crisi dei missili cubani del 1962. Vediamo il contrario.
Allora, quando era Cuba che rappresentava potenzialmente una minaccia per gli Stati Uniti, il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy parlò di fermare l'accumulo offensivo di armi da parte di Cuba, cito, "difesa della nostra stessa sicurezza", per così dire, " una minaccia per la pace nel mondo”.
In risposta, il presidente sovietico Nikita Khrushchev ha liquidato le azioni dell'America come "ingerenza palese" negli affari interni di Cuba. In altre parole, Cuba è sovrana ea Cuba dovrebbe essere permesso di decidere da sé.
Quindi, quando si è trattato di Cuba, l'America ha sottolineato il principio della sicurezza indivisibile e la Russia ha sottolineato il principio della sovranità. L'inversione completa sta avvenendo oggi. Sia allora che adesso, nessuna delle due grandi potenze ha accettato una potenziale minaccia alle sue porte.
Penso sia giusto dire che in futuro questo tipo di dinamiche continueranno. Ed entrambe le grandi potenze hanno citato il principio rilevante che meglio si adattava alla posizione che desideravano assumere.
I grandi paesi lo fanno spesso.
Una terza e ultima osservazione: i piccoli paesi spesso pagano un prezzo sproporzionato nei conflitti geopolitici tra le grandi potenze.
A seconda di come la si guarda, si può dire che i paesi più piccoli siano stati usati intenzionalmente come pedine o semplicemente presi inavvertitamente tra i poteri, come danno collaterale.
Ma non c'è errore che spesso siano loro a pagarne il prezzo.
Guardando agli ultimi decenni di conflitti e tensioni tra Russia e Occidente, sono gli ucraini a pagarne il prezzo.
Tuttavia, una cosa sull'Ucraina è chiara. La sua difesa è stata a dir poco eroica contro un potere di gran lunga superiore. Una guerra che molti pensavano sarebbe finita in pochi giorni, si è protratta per più di un anno. Il senso dell'identità nazionale, lo scopo e l'indipendenza dell'Ucraina sono stati ora forgiati nell'acciaio e nel sangue. Chiunque abbia messo in dubbio l'artificiosità dell'Ucraina come stato prima della guerra, oggi non avrà dubbi sul fatto che il senso di nazionalismo e statualità dell'Ucraina sia completamente formato. Lo spirito dell'Ucraina è diventato incommensurabilmente più forte ed è improbabile che venga ribaltato. C'è molto da ammirare nel modo in cui l'Ucraina si è difesa.
Per paesi piccoli come Singapore, è nel nostro interesse disporre di
strutture regionali che promuovano la cooperazione piuttosto che la rivalità nella nostra regione.
E capire che alla fine, dobbiamo avere noi stessi i mezzi militari e la resilienza sociale, in modo da poterci difendere. Perché gli altri possono aiutare solo se soddisfa i loro interessi.
Per noi è anche fondamentale avere un occhio attento, mantenere una mente sobria e mantenere un'analisi acuta delle tendenze geopolitiche competitive.
Dobbiamo guardare oltre le spacconate, i titoli e le narrazioni guidate dall'ideologia, per comprendere i fatti.
Infine, dobbiamo continuare, come abbiamo sempre fatto, ad agire solo e sempre nell'interesse di Singapore e difendere i principi su cui si basano i nostri interessi. Ma non può essere solo interesse personale. Ci deve essere una base nel diritto internazionale per questi interessi.
 
Ma poi tutte queste analisi, oltre che ideologiche, sono leggermente russo-centriche, come se il mondo dovesse adattarsi ad esigenze e paranoie di quattro magnati del gas: la Nato si è via via allargata non perchè gli Usa abbiano invaso con i carri armati Polonia &C :D , ma perchè i governi di tutti quei paesi richievano l'adesione, sia alla Nato che alla Ue.

E la conseguente espansione Nato è andata in parallelo con la crescita esponenziale della potenza cinese, al cui contenimento economico militare in prospettiva siamo 'costretti' a mirare: la Russia conta ancora qualcosa in questa parte del mondo per via delle risorse energetiche, via via che vengono superate dalle nuove sarà un'irrilevante pedina dei cinesi nello scenario eurasiatico.

Pretendere che si ignorasse la volontà dei paesi dell'est europeo, ed i nostri relativi interessi strategici attuali e ancor più futuri, perchè i russi sognano ancora la gloria passata e sepolta, è quantomeno anti-storico, ora dai sogni sono costretti a svegliarsi
 
Te l'ha spiegato in termini semplici pure Canfora, cosi' non hai scuse, che uno degli errori che si commettono sempre nella Storia e che causa lo scoppio dei conflitti e' il voler stravincere...umiliare....infatti decine di lungimiranti "del mestiere" hanno sempre sconsigliato gli avventurieri a Washington a non fare capzate allargando la nato fin sotto il balcone dei russi che avrebbero immancabilmente reagito....ed infatti, hanno reagito e fatto benissimo....poi preparati i lamenti anche per la Cina quando legittimamente si riprendera' Taiwan....capzo aspetta il neoMao, boh che voglio vedere i gringos scatenarsi....si, credici.....:D
I cinesi sono stati culturalmente sempre più furbi, sotto questo aspetto.
 
Canfora non è uscito con la testa dalla Guerra Fredda, qualcuno gli deve ricordare che la sua amata URSS è collassata e che se ne faccia una ragione. Vada al baretto insieme a Santoro e Orsini a prendersela con i kattifi USA, il capitalismo blah blah blah. Possono pure telefonare a Popper che magari gli viene a fare il quarto per il tressette.
 
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