Considerazioni sulla proposta di riforma UE sulla consulenza

Voltaire

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Mie considerazioni inviate alla Commissione Europea, che sta preparando una proposta di modifica alla direttiva sui servizi di investimento (come qualcuno ricorderà, si ha intenzione di riportare la consulenza indipendente sotto la categoria dei servizi di investimento essenziali) e che ha invitato i soggetti interessati a presentare le proprie considerazioni.



Concordo con le “ampie e concrete preoccupazioni”, emerse dagli orientamenti rivisti della Commissione, sull’opportunità di estendere il campo di applicazione della DSI alla consulenza indipendente.

L’esigenza di protezione degli investitori, alla quale sono ispirati gli orientamenti rivisti, si attua soprattutto attraverso la possibilità offerta all’investitore di rivolgersi a consulenti indipendenti che prestano la propria opera in maniera del tutto distinta dai soggetti i quali, distribuendo strumenti finanziari, ed in particolare strumenti finanziari promossi da essi stessi o da soggetti appartenenti allo stesso gruppo, non possono non essere in conflitto di interesse nella prestazione del servizio di consulenza alla clientela.

Il conflitto di interesse nel campo della consulenza, seppur disciplinato dalla normativa attuale e futura, come prevedono gli orientamenti rivisti, continua, e continuerà, a produrre effetti negativi sugli investitori come i numerosi recenti casi, anche eclatanti, stanno a testimoniare.

Né servirebbe, a completa tutela degli investitori, imporre, come gli orientamenti rivisti prevedono, la massima pubblicità degli incentivi e delle commissioni relativi ai servizi resi, poiché resta irrisolto un conflitto di interesse di fondo, costituito dalla simultanea funzione, da parte di numerosissimi soggetti, di consulente ma anche di emittente e/o collocatore degli strumenti finanziari proposti alla clientela. Un conflitto, quest’ultimo, che nessun tipo di pubblicità riguardante i costi o le disposizioni organizzative può annullare, in quanto costituisce parte integrante del rapporto che si viene a creare con il cliente.

Inoltre, non è da sottovalutare il conflitto di interesse riguardante la qualità degli strumenti finanziari proposti: uno strumento finanziario può essere trasparente sotto ogni aspetto riguardante il suo collocamento, eppure essere qualitativamente inferiore rispetto a strumenti con caratteristiche simili, e ciò danneggia l’investitore al quale non viene prestata la migliore consulenza possibile, quella che, invece, un consulente autonomo riesce a prestare in virtù della totale indipendenza di cui gode.

Per quanto riguarda l’orientamento nell’includere la consulenza tra i servizi di base della DSI , esprimo parere sfavorevole, in quanto si costringerebbe il consulente a sottostare a gravosi vincoli patrimoniali ed amministrativi, vincoli evidentemente sproporzionati rispetto alla natura dell’attività di consulenza indipendente, ed ai quali, soprattutto, non corrisponderebbe un’effettiva accresciuta tutela del cliente.

In particolare, l’introduzione di criteri di adeguatezza patrimoniale per i consulenti, assieme a quelli di tipo amministrativo, peserebbe nel rapporto con il cliente, poiché l’onere economico scaturente dal rispetto della normativa finirebbe con l’essere riversato sui costi che il cliente sostiene per la consulenza. Tutto ciò, come detto, senza che la posizione dell’investitore sia effettivamente rafforzata, dal punto di vista della sua tutela.

Concordo sulla necessità di fare chiarezza sulle modalità con le quali verrà raggiunto l’obiettivo di introdurre requisiti patrimoniali per la prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti, sempre nel caso in cui questa attività venga inclusa tra i servizi di base, altrimenti si rischia di imporre vincoli onerosi al consulente ma, nel contempo, inutili per l’obiettivo di protezione dei clienti.
Pertanto, mi riconosco nel principio, espresso negli orientamenti rivisti, del “fare attenzione che il trattamento di adeguatezza patrimoniale sia commisurato al profilo di rischio dei prestatori di consulenza in materia di investimenti”.

Introdurre, quindi, la consulenza indipendente tra i servizi di base è da me ritenuto penalizzante per tutti, sia per i consulenti, soggetti ad obblighi gravosi, sia per gli investitori, data l’inutilità, ai fini della loro tutela, di molti degli obblighi, il cui onere economico graverebbe, alla fine, sullo stesso investitore.

Sono favorevole all’orientamento nell’applicare, per il consulente indipendente, norme di comportamento simili a quelle imposte, per gli stessi rischi, ai broker ed alle imprese che hanno nei confronti dei loro clienti obblighi comparabili a tutela dell’investitore, poiché tali norme tutelano anche la figura del consulente che presta il servizio in maniera scrupolosa, e si riconosce pertanto nei principi di diligenza, correttezza e trasparenza nell’espletamento del servizio di consulenza.

Auspico che dalla proposta definitiva di revisione della Direttiva relativa ai servizi di investimento emerga una tutela dell’investitore dal conflitto di interesse che consenta all’investitore stesso di rivolgersi, se lo ritiene opportuno, a consulenti indipendenti i quali siano sottoposti ad obblighi ispirati a principi di comportamento corretto, diligente e trasparente, evitando, nel contempo, il loro assoggettamento ad obblighi gravosi ancorché inutili al raggiungimento degli scopi a cui la proposta di revisione si ispira.
 
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