consob..più poteri

FaGal

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18 giugno 2003
Parla l’economista alla vigilia della scadenza dell’incarico da presidente

« Consob, l’Europa ci darà più poteri »


Spaventa: va ripensato anche il modo di funzionamento troppo burocratico
Stiamo avanzando con le indagini sui collocamenti dei bond Cirio e Argentina

« Francamente, non vi era domanda, ma non vi era neppure offerta da parte mia per restare in Consob. Soprattutto alla mia non tenera età, cinque anni sono tanti; e poi i miei ( per fortuna) inguaribili vizi accademici mi fanno temere la routine e mi inducono ogni tanto a rimettermi in discussione... » . Sono le parole dell'addio per Luigi Spaventa. Parole dette sorridendo, sigaro toscano tra le labbra, e indicando gli armadi ormai « quasi completamente vuoti » . Nell'ufficio d'angolo, con una grande vetrata affacciata sulla Zecca di Stato a Roma, tra meno di un mese sarà Lamberto Cardia a occupare il posto di presidente dell'istituto. Spaventa, classe 1934, sembra provare la segreta soddisfazione di chi si appresta ancora una volta a cambiare lavoro. Laureato in legge, specializzazione in economia. Fustigatore della politica economica dagli anni Sessanta ma anche consulente di vari ministri da Antonio Giolitti a Giuliano Amato.
Deputato della sinistra indipendente per sette anni, dal ' 76 all' 83. E ancora, ministro del Bilancio, nel ' 93, con Carlo Azeglio Ciampi premier. L'anno dopo sfiderà, perdendo, Silvio Berlusconi nelle elezioni del ' 94. Tornerà professore e consigliere di società, presidente poi del MontePaschi e, nel ' 98, l’incarico, da parte di Romano Prodi, a capo della Consob.

E oggi, par di capire, un addio senza rimpianti...

« E' un addio sereno e convinto, per le ragioni che ho detto. Ma è un addio con ottimi ricordi. Ho imparato molto; ho lavorato con colleghi di vaglia; ho trovato, e soprattutto lascio, una struttura competente, motivata e indipendente.
Naturalmente ho anche avvertito i limiti al modo di funzionare di questa istituzione » .

A quali limiti si riferisce?
« In via generale, all'intasamento del lavoro della Commissione ( il presidente è solo uno di cinque) con miriadi di pratiche della più varia natura e senza possibilità di delega. Non esiste, che io sappia, altro esempio di organo di vigilanza in cui cinque degne persone nominate con tutti i crismi si riuniscono per due o più giorni di ogni settimana che Dio manda in terra per assumere formalmente decisioni anche sulle più minute questioni, anche amministrative » .

E' il compito di qualsiasi autorità.

« Ma è come se un sindaco dovesse convocare il consiglio comunale per dare una multa o per decidere l'acquisto di suppellettili. Il prezzo di questa voracità decisionale della Commissione, frutto di leggi e di prassi, è che resta poco tempo per dibattere delle strategie della vigilanza » .

Si riferisce anche a una Consob spesso indicata come sceriffo senza pistola.

« Questa è altra questione, troppo spesso esagerata. Distinguiamo. Certamente, nel caso di reati di insider trading e manipolazione i poteri sono assai modesti. Ma a questo porrà rimedio una direttiva europea già approvata, che impone sanzioni amministrative, e non solo penali, e affida all'autorità di vigilanza poteri adeguati.
Trovo poi insoddisfacente il livello e la struttura delle sanzioni per altri casi di illecito, che fra l'altro prevedono la facoltà di ' oblare' con somme modeste, senza neppure il danno di reputazione che deriverebbe dalla pubblicazione » .

Ma vi è anche la questione dei poteri ispettivi, di cui si è tanto parlato nel caso Mediobanca- SAI- Fondiaria.

« Certamente i poteri dell'Antitrust sono più penetranti, come si è rilevato nel caso da lei citato » .

Se aveste avuto quei poteri la vicenda sarebbe andata diversamente. Avete prima indicato il concerto tra attori e poi al momento dell'intervento dei 5 cavalieri bianchi venuti in aiuto della Sai nella scalata a Fondiaria, lo avete negato.

« Successiv amente all'intervento dei cosiddetti cavalieri bianchi, e dopo lunghi accertamenti, la Commissione non ritenne di aver acquisito elementi indiziari sufficienti a mantenere ( e a difendere in sede giudiziaria) l'ipotesi di concerto » .

Lei capisce che per i soci di minoranza le conseguenze dell' obbligo del lancio di un'Opa sarebbero state ben diverse.

« Fa ccio comunque presente che anche da una decisione diversa assunta in aprile o in maggio non ci sarebbe stato obbligo di Opa. Saremmo arrivati alla stessa conseguenza di alienazione coatta a carico di Mediobanca e di Sai verificatasi nel dicembre. L'obbligo di Opa deve essere infatti soddisfatto entro trenta giorni dal momento in cui si è verificata la condizione: se l'accertamento è successivo, l'unica arma che resta è l'alienazione e il congelamento dei voti » .

Resta la delusione degli azionisti di minoranza. Spesso lasciati a se stessi, poco informati.

« Dal punto di vista delle informazioni parliamo di una cosa che funziona bene: gli obblighi informativi, e i poteri per imporli, previsti dal Testo unico. In una classifica di ' Business Week' ( ripresa da Deminor) l'Italia è seconda in Europa con la Francia per qualità della regolazione sulle società quotate, e seconda in assoluto per la qualità dell'informazione garantita agli investitori. La Consob è attivissima nel far rispettare quegli obblighi » .

Come spiega allora i casi Cirio e Argentina?
« Si trattava anzitutto di obbligazioni non quotate e non soggette all'obbligo di prospetto » .
Ma non è con i prospetti di centinaia di pagine che si può pensare di informare i risparmiatori.

« In effetti Consob ha puntato molto sulle avvertenze che precedono il prospetto: nel caso di nuove emissioni, almeno quelle poche pagine i risparmiatori dovrebbero leggerle. Comunque nei due casi di Cirio e Argentina non c'erano nemmeno quelle: le obbligazioni o non erano quotate o erano emesse in Lussemburgo » .

Ciò nonostante, i risparmiatori si sono messi in coda...

« I risparmiatori, delusi dai titoli di Stato, chiedevano alti rendimenti, senza avvertire ( per poca esperienza) o peggio senza essere avvertiti del rischio connesso a quei rendimenti » .

Ammettiamo fosse pure così, che qualcosa che non funzionasse è dimostrato dal fatto che avete sentito l'esigenza di avviare un'indagine su quella diffusione su un pubblico ampio ( 400 mila risparmiatori per le obbligazioni argentine) di quei prodotti. Che fine ha fatto l'istruttoria?
« Stiamo andando avanti, in un'opera faticosa, dividendoci i compiti di accertamento con Bankitalia » .

Invece che dividervi i compiti pensare a un'autorità unica?
« Per sonalmente, sono a favore di una separazione della vigilanza sulla stabilità da quella sulla trasparenza e sulla tutela del consumatore: le finalità sono diverse e a volte in conflitto. Questo è il nostro sistema, con un solo strappo: la sottrazione delle obbligazioni bancarie dagli obblighi informativi di altri strumenti finanziari » .
Paradossalmente l'investimento in Borsa è più protetto.

« La tutela è maggiore. Dove resta insufficiente è nella protezione legale, che è inefficiente per gli ostacoli che pone alle azioni collettive di responsabilità, e costosa in tempo e denaro » .

Ammetterà però che in Italia gli investitori istituzionali si danno poco da fare: forse perché controllati dalle banche?
« E' un fatto che le banche controllano la quasi totalità dei fondi. Quando si parla di sistema bancocentrico, non si parla di prevalenza di credito, ma di banche che controllano l'industria finanziaria nel suo complesso » .

E adesso, che cosa pensa di fare? Tornare forse alle sue passate esperienze di legislatore o, come una volta disse, di ' dattilografo dell'Ulivo'?
« Mai ripetere quello che, con maggiore o minore successo, si è già fatto. Si trovano sempre cose intellettualmente interessanti e stimolanti da fare. Comunque per ora mi riprometto, per qualche mese, un po' di vacanza e un po' di meditazione, anche perché ho lavori da finire: poi, senza fretta, si vedrà » .
« Il livello delle sanzioni per alcuni abusi è basso. E se si paga, la vicenda non può essere resa pubblica.
Così si evitano danni alla reputazione »
Daniele Manca

Corriere della sera oggi
 
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