danno esistenziale e danno biologico

FaGal

Nuovo Utente
Registrato
21/7/02
Messaggi
17.980
Punti reazioni
231
Tecnica
Il danno esistenziale e il danno biologico devono essere riconosciuti e risarciti separatamente ?
04/06/2003

Il rischio di una duplicazione risarcitoria

Con l'elaborazione del danno esistenziale - categoria di origine dottrinaria sul piano concettuale, ma di derivazione pretoria quanto all'emersione di nuove situazioni soggettive meritevoli di tutela -, si è cercato di uscire dalle difficoltà argomentative connesse alla dilatazione ipertrofica del danno alla salute e dal suo asserito non ancora compiuto inquadramento.

Nel superare la tendenza alla c.d. pansomatizzazione di ogni vicenda produttiva di conseguenze di tipo relazionale, si è proposto di operare una nuova classificazione delle poste di danno meritevoli di risarcimento.

Con l'espressione danno esistenziale non si è inteso dare vita ad una nuova tipologia di danno/evento (per usare una terminologia ormai invalsa a far data dalla Corte Cost. 184/86) correlata alla lesione di un bene/interesse, ma soltanto di porre accanto al danno patrimoniale e al danno morale (ossia quelli tradizionalmente definiti come danni-conseguenza) una terza voce, ossia quella esistenziale.

Per meglio intendere il significato di danno esistenziale si è precisato che mentre il danno morale è fondamentalmente rivolto verso l'interno della persona (è un sentire), il danno esistenziale per sua vocazione è volto verso l'esterno, è un non fare o un fare diverso, in ogni caso coinvolgente attività di tipo a/reddituale.

Si fa al riguardo l'esempio dello sconvolgimento delle abitudini di vita, all'alterazione del piano "dell'agenda", alla sottoposizione ad esami e visite mediche periodiche, alla dipendenza da farmaci, ai condizionamenti indotti dall'ambiente esterno. Vicende, queste ultime, affatto diverse tanto dalla lesione dell'integrità psico-fisica, quanto dal danno morale soggettivo, ossia le sofferenze morali, il patimento interiore, quello che comunemente è definito come pretium doloris.

In questo giro di orizzonte, il danno esistenziale come evento pregiudizievole ha in sé, neanche troppo velatamente, un'aspirazione alla monopolizzazione delle conseguenze di natura non patrimoniale, con conseguente assorbimento del danno biologico.

In altri termini, secondo l'impianto triestino (dal nome della scuola che per prima ha coniato l'espressione), accanto ad un danno esistenziale derivante dalla lesione di interessi meritevoli di tutela di rango costituzionale e selezionati secondo il consueto - ma sempre più evanescente - canone dell'ingiustizia del danno, sempre che sia ipotizzabile un nesso di causa ex art. 1223 del codice civile, è affiancabile un danno esistenziale di tipo biologico per la lesione dell'integrità psicofisica.

Costruito nei termini indicati, cioè come effetto pregiudizievole, ma diverso dai risvolti puramente interni dell'individuo, il danno esistenziale si sottrae alla possibile censura prospettabile in relazione al principale criterio di imputazione in tema di responsabilità civile, ossia la colpa e, segnatamente, in relazione al profilo della prevedibilità dell'evento.
Infatti, quel che deve essere prevedibile ed evitabile, quindi tale da giustificare l'imputazione a titolo di colpa, sempre che si individui l'inosservanza di una regola comportamentale (legislativa, regolamentare, deontologica ecc.) è l'evento, ossia la lesione ad un bene meritevole di tutela in base all'ordinamento.

Stabilire poi quali siano le conseguenze pregiudizievoli in concreto risarcibili è un problema diverso dall'imputazione dell'evento ed è risolvibile mediante il ricorso agli artt. 1223, 1226 e 1227 del codice civile in base al criterio della causalità.
In una diversa prospettazione, anch'essa favorevole alla categoria del danno esistenziale, ma sostanzialmente in un'ottica di critica dell'art. 2059 c.c., si è osservato che esso è figlio delle sentenze della Consulta sugli artt. 2043 e 2059 del codice civile.

Se il danno non patrimoniale è il danno morale soggettivo (sent. 184/86) e se è legittimo un trattamento differenziato tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale, sempre che non vi sia una lesione di una posizione soggettiva costituzionalmente tutelata (sent. 87/79), allora l'art. 2043 c.c. in correlazione con l'art. 2 cost. (è il ragionamento di Cass. 7713/2000) può servire a sanzionare le lesioni di interessi di rango costituzionale (appunto il danno esistenziale), purché non vi sia una lesione medicalmente accertabile.

In altri termini, la Corte si è posta in un vicolo cieco, poiché il meccanismo innescato non può non valere anche per ogni altra violazione di diritti costituzionalmente garantiti.
In questa prospettiva, si può convenire con l'orientamento di chi sostiene che il danno esistenziale biologico e il danno alla salute in senso dinamico sono in realtà la stessa cosa.
Non c'è bisogno di alcun riscontro per affermare che il danno biologico tutela il valore uomo in sé, nel complesso delle sue funzioni, non solo in ragione della sua attitudine a produrre reddito, ma anche nella sua proiezione familiare, sociale e culturale.

Con il risarcimento del danno alla salute si tende ad attribuire una somma a titolo riparatorio/satisfattivo per la perdita delle utilità esistenziali perdute.
Non a caso, da sempre il modello risarcitorio del danno alla salute, quantomeno dall'affermazione del modello pisano del punto, si compone di due elementi: un'uniformità pecuniaria di base cui si affianca una valutazione individualizzata, atta a modulare il risarcimento al danno in concreto patito dall'individuo (quindi, anche l'alterazione del proprio sistema di vita, il non poter più fare, o il dovere soggiacere ad un rigido calendario di visite, controlli, prescrizioni e quant'altro).

Lo stesso meccanismo tabellare in uso presso i Tribunali del Triveneto, basato su un valore del punto crescente in funzione della percentuale di invalidità, ma decrescente per l'età, risponde in pieno all'esigenza enunciata dalla Corte costituzionale di un'uniformità pecuniaria di base, che tenga conto di una valutazione individualizzata.

Rebus sic stantibus, se si estende il meccanismo tabellare del danno biologico tout court al danno biologico, è evidente che saremmo al cospetto di un'operazione meramente nominalistica; qualora invece il danno esistenziale fosse liquidato in termini percentuali sul biologico, si finirebbe per operare un'indebita duplicazione di poste risarcitorie.
http://www.assinews.it/testi/sam66_040603tec.html
 
Indietro