decomposizione [II]

jump st. man

sparate sul pianista
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Forse è bene rendersi conto che la politica espansiva è finita da un pezzo. Tutto quello che inflattivamente si poteva sostenere lo si è sostenuto, adesso i cancelli del credito si stanno chiudendo. La fase energetica si è chiusa, stiamo solo galleggiando sull’inerzia.
L’inversione, tecnicamente, è già iniziata con l’avvio della politica deflazionistica sui tassi. Perché, dunque, si sale ancora? Perché i consumi si reggono ancora sulla curva inflattiva che ha sostenuto l’economia negli ultimi tre anni, ma i nodi stanno cominciando a serrarsi. Presto il carico inflattivo prenderà a scaricarsi sui prezzi e la contrazione dei consumi darà il via alla fase recessiva.
Le banche centrali stanno restringendo i rubinetti e sarà giocoforza impossibile ottenere credito alle stesse condizioni che ci hanno concesso qualche scintillante illusione. Il consumo netto di capitale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni [consumo meravigliosamente sostenuto dai corsi espansivi delle commodities] è giunto ormai in dirittura d’arrivo e la debolezza delle monete dovrà presto fare i conti con il prezzo reale delle merci. Merci che solo la politica espansiva del credito ha potuto spingere verso i consumatori. Ma ora tutto questo piccolo bengodi è finito.

Gli appelli disperati alla dilazione cadono nel vuoto freddo della realtà delle cose e solo gli illusi [o gli stupidi] si aggrappano ancora alle fiacche chimere degli ultimi menestrelli. In questi due anni si sono fatti lauti guadagni, indubbiamente. Ora è tempo di chiudersi in difesa e di aspettare la lenta, inesorabile spossatezza che conduce allo storno.
L’autostrada, per chi ancora non se ne fosse accorto, è diventata uno stretto sentiero. Presto s’invischierà nell’intrico fitto del bosco e una più dura legge calerà sul sorriso vuoto degli ottimisti.
 
jump st. man ha scritto:
Forse è bene rendersi conto che la politica espansiva è finita da un pezzo. Tutto quello che inflattivamente si poteva sostenere lo si è sostenuto, adesso i cancelli del credito si stanno chiudendo. La fase energetica si è chiusa, stiamo solo galleggiando sull’inerzia.
L’inversione, tecnicamente, è già iniziata con l’avvio della politica deflazionistica sui tassi. Perché, dunque, si sale ancora? Perché i consumi si reggono ancora sulla curva inflattiva che ha sostenuto l’economia negli ultimi tre anni, ma i nodi stanno cominciando a serrarsi. Presto il carico inflattivo prenderà a scaricarsi sui prezzi e la contrazione dei consumi darà il via alla fase recessiva.
Le banche centrali stanno restringendo i rubinetti e sarà giocoforza impossibile ottenere credito alle stesse condizioni che ci hanno concesso qualche scintillante illusione. Il consumo netto di capitale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni [consumo meravigliosamente sostenuto dai corsi espansivi delle commodities] è giunto ormai in dirittura d’arrivo e la debolezza delle monete dovrà presto fare i conti con il prezzo reale delle merci. Merci che solo la politica espansiva del credito ha potuto spingere verso i consumatori. Ma ora tutto questo piccolo bengodi è finito.

Gli appelli disperati alla dilazione cadono nel vuoto freddo della realtà delle cose e solo gli illusi [o gli stupidi] si aggrappano ancora alle fiacche chimere degli ultimi menestrelli. In questi due anni si sono fatti lauti guadagni, indubbiamente. Ora è tempo di chiudersi in difesa e di aspettare la lenta, inesorabile spossatezza che conduce allo storno.
L’autostrada, per chi ancora non se ne fosse accorto, è diventata uno stretto sentiero. Presto s’invischierà nell’intrico fitto del bosco e una più dura legge calerà sul sorriso vuoto degli ottimisti.


Mai pensato di fare il "testimonial" di Unieuro ?

:D
 
"L’autostrada, per chi ancora non se ne fosse accorto, è diventata uno stretto sentiero. Presto s’invischierà nell’intrico fitto del bosco e una più dura legge calerà sul sorriso vuoto degli ottimisti."

se l' avessi scritta in terzine avrei potuto credere che tu l' avessi copiata da dante... :D
 
jump st. man ha scritto:
Forse è bene rendersi conto che la politica espansiva è finita da un pezzo. Tutto quello che inflattivamente si poteva sostenere lo si è sostenuto, adesso i cancelli del credito si stanno chiudendo. La fase energetica si è chiusa, stiamo solo galleggiando sull’inerzia.
L’inversione, tecnicamente, è già iniziata con l’avvio della politica deflazionistica sui tassi. Perché, dunque, si sale ancora? Perché i consumi si reggono ancora sulla curva inflattiva che ha sostenuto l’economia negli ultimi tre anni, ma i nodi stanno cominciando a serrarsi. Presto il carico inflattivo prenderà a scaricarsi sui prezzi e la contrazione dei consumi darà il via alla fase recessiva.
Le banche centrali stanno restringendo i rubinetti e sarà giocoforza impossibile ottenere credito alle stesse condizioni che ci hanno concesso qualche scintillante illusione. Il consumo netto di capitale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni [consumo meravigliosamente sostenuto dai corsi espansivi delle commodities] è giunto ormai in dirittura d’arrivo e la debolezza delle monete dovrà presto fare i conti con il prezzo reale delle merci. Merci che solo la politica espansiva del credito ha potuto spingere verso i consumatori. Ma ora tutto questo piccolo bengodi è finito.

Gli appelli disperati alla dilazione cadono nel vuoto freddo della realtà delle cose e solo gli illusi [o gli stupidi] si aggrappano ancora alle fiacche chimere degli ultimi menestrelli. In questi due anni si sono fatti lauti guadagni, indubbiamente. Ora è tempo di chiudersi in difesa e di aspettare la lenta, inesorabile spossatezza che conduce allo storno.
L’autostrada, per chi ancora non se ne fosse accorto, è diventata uno stretto sentiero. Presto s’invischierà nell’intrico fitto del bosco e una più dura legge calerà sul sorriso vuoto degli ottimisti.


Ottimo.
Straquoto.
Concordo in toto...
 
jump st. man ha scritto:
... la debolezza delle monete dovrà presto fare i conti con il prezzo reale delle merci. Merci che solo la politica espansiva del credito ha potuto spingere verso i consumatori. Ma ora tutto questo piccolo bengodi è finito....

Il prezzo delle merci, questo è il dilemma.

Comprare, forse sognare il bene prodotto ad infimo prezzo da altre mani
O lavorare, pur sapendo che non si potrà in tal modo consumare?

Ancora non è il tempo della carestia, ma i granai si stan svuotando e le cavallette inconbono.
 
jump st. man ha scritto:
Il consumo netto di capitale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni [consumo meravigliosamente sostenuto dai corsi espansivi delle commodities] è giunto ormai in dirittura d’arrivo e la debolezza delle monete dovrà presto fare i conti con il prezzo reale delle merci. Merci che solo la politica espansiva del credito ha potuto spingere verso i consumatori. Ma ora tutto questo piccolo bengodi è finito.

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E pure le commodities stanno per recarsi in un centro di dimagrimento per sovrappeso di prezzo.....
 
Caro Jump, confesso che mi piace molto leggerti anche perché scrivi delle cose estremamente interessanti. Ma ogni volta sono sicura cha a fine lettura dovrò iniziare da capo per metabolizzare il tuo pensiero…..per la maggior parte delle volte angoscioso e tetro spinto fino agli estremi.
Non è che lo trovi poco veritiero rispetto agli scenari che intende mettere in evidenza, ma lo trovo irreversibile, privo di opzioni di aggiustamento durante il suo evolversi, disperatamente pessimistico come se dovesse obbedire ad una maledizione.
Maledizione che se si materializzasse inciderebbe profondamente al nostro modo di esistere e forse di pensare. Specialmente nel mondo cosiddetto occidentale.
Vediamo un po’ globalmente come stanno i fatti.
La BCE non più tardi di ieri fredda tutti gli analisti non ritoccando i tassi ed evita accuratamente di parlare d’inflazioni.
Il Giappone addirittura intende creare tassi inflattivi in modo da poter toccare al rialzo i suoi tassi…e probabilmente continuare a stampare moneta che accuratamente da anni la BOJ si assume lo sgradevole compito di svalutare nei confronti di tutti i cross valutari, salvo rari momenti di orgoglio nazionale.
La FED non può battere la strada giapponese considerato l’alto quantitativo di debito detenuto dall’estero ma le tocca difendere sia il suo cambio sia in parte quello dell’euro contrastando silenziosamente la BOJ.
D’altra parte l’alto prezzo delle commodities – gonfiate un po’ per speculazione un po’ per necessità considerando lo sviluppo attuale dei paesi in via di industrializzazione- va compensato con la contrazione dei rendimenti in modo da non creare in patria spinte inflative.
L’espansione dei rendimenti porterebbe alla caduta delle commodities nel momento meno opportuno sia a causa della crescente domanda mondiale sia per le molte concessioni governative in diversi paesi che attualmente registrano crescenti cali di disoccupazione in aree generalmente depresse.
Il collasso economico in una qualsiasi delle aree industrializzate avrebbe ripercussioni catastrofiche per il sistema planetario economico.
Chi si assumerebbe una tale responsabilità?
Non mi dire che non si possa evitare l’implosione stessa del sistema.
Vedi anche l’America in cui questi fenomeni “anomali”, almeno così definiti dall’ortodossia economica fino l’altro ieri, si studiano con molta accuratezza…..e al di là di qualsiasi miracolo illusorio sin ora si è trovato il modo di aggirare l’ostacolo della stretta creditizia.

D’altra parte insospettisce assai, converrai con me, che la Bce da diverso tempo non tiene conto della M3 che sta crescendo in modo sostenuto, quando fra le sue priorità era prevista anche la limitazione della crescita dell’aggregato monetario entro certi limiti. Ugualmente la Fed promette di non strombazzare i dati riguardo l’aggregato.
Come mai sulle aree maggiormente evolute questo settore monetario cresce?
E chi ci assicura che il denaro per spingere commodities ed altro in alto non venga preso a prestito massicciamente da lì dove costa nulla?
Il giochetto dei tassi tenuti bassi nonostante i rialzi nominali, probabilmente ha fatto comodo a troppi, in quanto si è potuto collocare più debito a buon prezzo rispetto a qualsiasi altra epoca….che io possa ricordare.
 
skepsi ha scritto:
Il giochetto dei tassi tenuti bassi nonostante i rialzi nominali, probabilmente ha fatto comodo a troppi, in quanto si è potuto collocare più debito a buon prezzo rispetto a qualsiasi altra epoca….che io possa ricordare.

ciao skepsi ho evidenziato solo l'ultima parte xè mi sembra che non finisca il pensiero, quindi cosa pensi possa provocare questa distribuzione di debiti?
seguo smpre con interesse i tuoi interventi, ti ringrazio se mi vorrai delucidare in merito.
saluti
stefano
 
jump st. man ha scritto:
Forse è bene rendersi conto che la politica espansiva è finita da un pezzo. Tutto quello che inflattivamente si poteva sostenere lo si è sostenuto, adesso i cancelli del credito si stanno chiudendo. La fase energetica si è chiusa, stiamo solo galleggiando sull’inerzia.
L’inversione, tecnicamente, è già iniziata con l’avvio della politica deflazionistica sui tassi. Perché, dunque, si sale ancora? Perché i consumi si reggono ancora sulla curva inflattiva che ha sostenuto l’economia negli ultimi tre anni, ma i nodi stanno cominciando a serrarsi. Presto il carico inflattivo prenderà a scaricarsi sui prezzi e la contrazione dei consumi darà il via alla fase recessiva.
Le banche centrali stanno restringendo i rubinetti e sarà giocoforza impossibile ottenere credito alle stesse condizioni che ci hanno concesso qualche scintillante illusione. Il consumo netto di capitale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni [consumo meravigliosamente sostenuto dai corsi espansivi delle commodities] è giunto ormai in dirittura d’arrivo e la debolezza delle monete dovrà presto fare i conti con il prezzo reale delle merci. Merci che solo la politica espansiva del credito ha potuto spingere verso i consumatori. Ma ora tutto questo piccolo bengodi è finito.

Gli appelli disperati alla dilazione cadono nel vuoto freddo della realtà delle cose e solo gli illusi [o gli stupidi] si aggrappano ancora alle fiacche chimere degli ultimi menestrelli. In questi due anni si sono fatti lauti guadagni, indubbiamente. Ora è tempo di chiudersi in difesa e di aspettare la lenta, inesorabile spossatezza che conduce allo storno.
L’autostrada, per chi ancora non se ne fosse accorto, è diventata uno stretto sentiero. Presto s’invischierà nell’intrico fitto del bosco e una più dura legge calerà sul sorriso vuoto degli ottimisti.

Ti consiglio di prenotare una vacanza in Australia.....Potrai ritemprarti e raccontare loro le tue fantasie paranoiche.
Vedrai che te le fanno passare....
 

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skepsi ha scritto:
D’altra parte insospettisce assai, converrai con me, che la Bce da diverso tempo non tiene conto della M3 che sta crescendo in modo sostenuto, quando fra le sue priorità era prevista anche la limitazione della crescita dell’aggregato monetario entro certi limiti. Ugualmente la Fed promette di non strombazzare i dati riguardo l’aggregato.
Come mai sulle aree maggiormente evolute questo settore monetario cresce?
E chi ci assicura che il denaro per spingere commodities ed altro in alto non venga preso a prestito massicciamente da lì dove costa nulla?
Il giochetto dei tassi tenuti bassi nonostante i rialzi nominali, probabilmente ha fatto comodo a troppi, in quanto si è potuto collocare più debito a buon prezzo rispetto a qualsiasi altra epoca….che io possa ricordare.

sono daccordo,

la curva dei rendimenti USA ci deve far pensare

ciao
 
mst1 ha scritto:
ciao skepsi ho evidenziato solo l'ultima parte xè mi sembra che non finisca il pensiero, quindi cosa pensi possa provocare questa distribuzione di debiti?
seguo smpre con interesse i tuoi interventi, ti ringrazio se mi vorrai delucidare in merito.
saluti
stefano


Certo che non è completo il discorso.
Credo che fra Banche Centrali si intenda molto di più di quanto non si dica.
Se no certi fenomeni così ben intrecciati non si osserverebbero né sul mercato valutario né su quello monetario.
Le presunte paure ostentate dai media quando parlano dei mercati monetari – ultimamente dei nominali dei titoli di stato americani e tedeschi- smuovono la fantasia solo dell’uomo di strada non certo quella degli operatori o delle banche centrali.
Anche i cross valutari penso rientrino in un quadro mutualistico di reciproche convenienze ed aggiustamenti micro e macro temporali.
*****
Riguardo la distribuzione dei debiti, non credo che succederà un gran che. Solo che chi se li ha messi nel portafoglio in modo diretto o indiretto si accorgerà, forse, in un certo momento di aver finanziato un qualcosa di pluriennale a saggio zero reale se non leggermente negativo.
 
skepsi ha scritto:
solo che chi se li ha messi nel portafoglio in modo diretto o indiretto si accorgerà, forse, in un certo momento di aver finanziato un qualcosa di pluriennale a saggio zero reale se non leggermente negativo
e dal momento che chi finanzia il debito sono le stesse banche centrali che comprano titoli, presto saranno quelle stesse banche a chiedere rendimenti crescenti. prima o poi, dunque, o da una parte [richiesta di rendimenti crescenti sui titoli] o dall'altra [espansione inflattiva destinata a recuperare il consumo di capitale] verranno alla luce gli squilibri del sistema.
 
Aspetta un attimo……perché ora mi bruci come un fiammifero……sui miei stessi concetti.
Bisognerebbe fare alcuni distinguo fra aree, detentori di debito, qualità dello stesso e per ultimo valuta in cui è espresso.
Mica tutti i debiti si vorrebbe che fossero uguali?
Mica tutti gli emittenti godono dello stesso rating?
Mica tutti i debiti assolvono la stessa funzione o vengono tenuti con identica finalità?

Difficilmente riesco a concepire che Boj o istituzioni locali detentori del debito USA si sentano derubati per il capitale impiegato con un differenziale di oltre quattro punti reali fra i loro tassi e quelli usa.
Il problema non è certo fra Banche Centrali ma fra i mille e uno emittenti, anche senza rating, che hanno ottenuto finanziamenti collocati nei portafogli individuali direttamente e/o indirettamente a prezzi più che ottimi e con rendimenti risicati.
 
skepsi ha scritto:
mica tutti i debiti si vorrebbe che fossero uguali?
Mica tutti gli emittenti godono dello stesso rating?
Mica tutti i debiti assolvono la stessa funzione o vengono tenuti con identica finalità?
mia cara skepsi, quando tu spingi un tossico ad aumentare settimanalmente le dosi non puoi anche chiedergli di procurarsi i soldi solo con il suo lavoro. avrà bisogno d'indebitarsi e da chi [se non dal suo pusher] finirà per prendere i soldi per pagarsi le sue dosi.
il piccolo pusher, a sua volta, finirà per prenderli dal suo primo fornitore [il quale, a sua volta, finirà per prenderli da chi sta + in alto di lui]. e così fino ad arrivare a quello che sta in cima alla lista.
la catena non può spezzarsi semplicemente perchè i piccoli e i grandi stanno legati insieme dallo stesso bisogno [che è la quantità di dosi che devono essere giornalmente spacciate].
***
sostituisci alle dosi le merci e ottieni il quadro preciso del capitalismo globale. non sono un moralista, ma il sistema va preso per quello che è. tutti vogliono arrivare in cima alla lista, ma quelli che in cima già ci stanno hanno i loro metodi per impedire che ciò accada.
il problema è che qualcuno nel mondo sta cominciando a sfuggire alla catena [si è semplicemente reso conto che è abbastanza forte per farlo]. è questo tentativo di sganciarsi che m'intriga [e, ovviamente, mi preoccupa].
***
chi non capisce che il denaro viene prestato in cambio di qualcosa non capisce assolutamente nulla di economia.
e chi non comprende [e non vede] che cosa sia questo qualcosa non può nemmeno immaginare che cosa io non possa non vedere all'orizzonte.
 
jump st. man ha scritto:
chi non capisce che il denaro viene prestato in cambio di qualcosa non capisce assolutamente nulla di economia.
e chi non comprende [e non vede] che cosa sia questo qualcosa non può nemmeno immaginare che cosa io non possa non vedere all'orizzonte.


perchè quest'ultima frase mi ricorda tanto l'ultima scena di "Blade Runner" ?

:rolleyes:
 
Sinceramente metti a dura prova le mie capacità di dialogare con te, perché nella tua logica serrata c’è un quid che mi suona sinistro e non mi va ad incastro nel puzzle dell’evoluzione dell’economia mondiale.
Va bene che in cima non si può adagiare la moltitudine essendo per antonomasia degli “eletti” ma il pretendere sempre qualcosa di più dalla catena di trasmissione, dal basso verso l’alto, non mi convince. La catena presenta delle resistenze delle volte invalicabili –leggi differenziazioni culturali, sociali, politiche, di costume, di tradizioni.
Pensare di appiattire il globo su questi fondamentali aspetti peculiari di ogni nazione, credo sia pretendere troppo. Pretendere di farlo fra breve, sarà difficile.
Questo naturalmente nulla cambia rispetto al “vile” denaro che non ha padroni né colori.
Ma le vie che è capace di battere per una sua adeguata remunerazione sono infinite, specialmente se le vie sono percorse dalle cime.
 
skepsi ha scritto:
specialmente se le vie sono percorse dalle cime.

un non so che di evoliana memoria
:rolleyes:

meglio che vada a smaltire tutta la birra :bye:
:D :D
 
skepsi ha scritto:
le vie che è capace di battere per una sua adeguata remunerazione sono infinite, specialmente se le vie sono percorse dalle cime
il capitale [globale o classico che sia] sta al mondo per crescere. la crescita del capitale nella società post-industriale [terziarizzazione dell'economia, invecchiamento della popolazione nei paesi ricchi del pianeta, deindustrializzazione, massificazione delle rendite finanziarie, etc.] è il problema che ci troviamo di fronte.
la sequenza classica di crescita era aumento della popolazione/aumento della capacità produttiva/aumento degli occupati/aumento dei consumi. tale sequenza non esiste più, dal momento che non esistono più i fattori che la muovevano. come cresce dunque il capitale?
non cresce, viene semplicemente distribuito in maniera più spregiudicata. il consumo netto di capitale è ciò che distingue l'economia finanziaria dall'economia classica. il reddito [inteso come capitale globale a disposizione del sistema] è prodotto per la maggior parte dal sistema finanziario, non dal sistema produttivo. il capitale cresce inflattivamente e inflattivamente entra nel sistema.
i paesi ricchi sono i paesi più indebitati e sono anche quelli che detengono il potere assoluto sul credito [e capisci che mettere nelle mani del maggior debitore anche la facoltà di emettere credito è in assoluto la cosa + folle. che è quello che succede. È come dare al maggior trafficante di armi l’autorità di fare la guerra o la pace. che è quello che ovviamente succede].
***
ma torniamo al capitale. perchè anche in questo FOL qualcuno sostiene che l'indebitamento non sia un problema [non lo sia semplicemente perchè la forza del maggior debitore garantisce l'immunità anche ai debitori più piccoli]. è un errore gravissimo, ovviamente, dal momento che si tende a confondere il vantaggio [la possibilità di percepire reddito inflattivo] con lo svantaggio [l'impossibilità che il reddito inflattivo mantenga il suo valore nel tempo]. di qui il proliferare di strumenti finanziari sempre più sofisticati, destinati a rimuovere dalle coscienze la verità devastante delle cose: che la parte inflattiva di capitale [cioè, in soldoni, la sua parte vuota] è ormai predominante rispetto alla sua parte non-inflattiva [quella parte, cioè, legata alla produzione reale di plusvalore].
io ormai mi sento come un naufrago in mezzo all'oceano. ho perso ogni speranza di salvezza e confido solo in qualche occasionale colpo di fortuna. continuo ad operare in borsa, naturalmente. ma il mio piccolo forziere lo sto costruendo sull'idea che rispetto a quello che ci aspetta [fra un giorno, un mese, un anno, dieci anni, fra quanto non mi interessa poi molto] il tonfo delle TT non sia che un irrilevante incidente di percorso.
 
Cercare di contraddire argomentazioni così lucide ed ahimè anche veritiere è compito arduo.
Purtroppo hanno dalla loro parte quella componente di realtà che tutti percepiamo quale inquietante componente del nostro futuro.

Il sistema finanziario sempre più sofisticato come sovrastruttura di produzione della ricchezza sovrasta quello più tangibile e maggiormente controllabile che è il sistema produttivo classico creatore di ricchezza reale.

Ricchezza reale e ricchezza finanziaria sembrerebbero gli antipodi di due sistemi differenti. Ma così non è. Se la prima è paragonabile al bocciolo la seconda è paragonabile al fiore maturo.
E’ lo stesso ciclo economico che obbedisce alle dure leggi di invenzione, implementazione, crescita, diffusione, consolidamento, esportazione di know-how.

Per comprenderlo basterebbe ripercorrere i tempi e le modalità degli albori dell’industrializzazione in Europa. Una volta realizzato un progetto, la sua diffusione e il suo sfruttamento diventano assai più rapidi e conseguono una maggior perfezione.
Il continente nuovo, l’America odierna, ha potuto fruire delle conoscenze industriali britanniche senza dover inventare ex novo quello che già si sapeva.
I tempi occorsi hanno richiesto minor spazio temporale e i miglioramenti sono stati sensibili.
Oggi la Cina ripercorre lo stesso tragitto a tempi di record. Anzi sta bruciando i tempi.
Il suo vantaggio odierno presto seguirà la via del tramonto delle aree industrializzate e se qualcosa dovesse allungare i tempi esso non dovrà essere ricercato alla sua capacità di utilizzo del know-how ma alla sua immensa estensione territoriale ed alla moltitudine della gente che oggi la popola.

L’industrializzazione è come una curva in espansione verticale che giunta all’acme inizia la parabola.
Ma nonostante la parabola industriale (delle aree industrializzate) l’economia anche se subisce degli scossoni cerca di inventare nuove regole per la sua sopravvivenza.
Intanto la riscoperta delle commodities (pensiamo solo al carbone, riscoperto e rivalutato questi tempi) quando più di mezzo secolo fa in Europa iniziava una guerra per la conquista dei giacimenti carboniferi dell’Alsazia e della Lorena. Oggi sono le maggiori compagnie mondiali che si possono permettere il lusso di stipulare accordi al livello governativo per ottenere sfruttamenti di diverse commodities in luoghi che sin ora non hanno prodotto alcuna ricchezza. Senza il supporto di queste multinazionali non si muoverebbe foglia, non ci sarebbero denari capaci a comperare ciò che non esiste.

E’ questa la ricchezza reale del mondo industrializzato. La sua conoscenza, la sua storia di aver percorso quelle tappe che oggi sono chiamate a percorrere nuove aree.
Pretendere nuove forme di produzione di ricchezza non è semplice per le aree industrializzate. Siamo al top e moltissime invenzioni passano ormai sotto i ponti come l’acqua fresca.
Non possiamo neppure fare passi indietro e ricominciare a costruire quello che abbiamo già costruito. Possiamo perfezionarlo, abbellire ma non lo possiamo ri-inventare.
Per ora il sistema economico delle aree industrializzate per far crescere il capitale ha inventato forme perverse di finanziarizzazione……
Purtroppo non solo abbiamo superato il ciclo industriale, post industriale, post terziario, ma ora siamo schiavi della nostra stessa sopravvivenza (salvo nuove scoperte)…

Domani se non scompariremo saremo anche più numerosi.
 
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