Deutsche Bank 48000 miliardi di derivati : E' a livello di spazzatura

  • 21-03-2023 ANNUNCIO: È da oggi disponibile il nuovo numero di “Le opportunità in Borsa”, la newsletter settimanale dedicata a consulenti finanziari ed esperti di Borsa.

    Altra settimana complicata per le borse mondiali, appesantite dalle turbolenze nel settore bancario. Dopo i fallimenti delle americane SVB e Signature, le vendite hanno investito Credit Suisse, il cui principale azionista ha annunciato l’intenzione di non iniettare ulteriore capitale nell’istituto. Dapprima, la banca centrale svizzera ha fornito un prestito da 50 miliardi di franchi e poi il governo ha orchestrato una cessione alla connazionale UBS per 3 miliardi di franchi. Inoltre, le principali banche centrali hanno annunciato un’azione coordinata per aumentare la liquidità in dollari, alimentando i dubbi sullo stato di salute dell’intero sistema bancario.
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un po di solidarieta e verranno suddivisi fra tutte le banche UE, suvvia!! :o:o
 

Julius67

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un buco con una banca dentro...
 

fallugia

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Ma non è che rischia di perdere 48000 miliardi:rolleyes:


In valore netto, i derivati a bilancio di Deutsche Bank ammonterebbero a 25 miliardi, di cui 20,2 miliardi rientrerebbero tra i titoli di livello 3, che la BCE sta monitorando, in quanto inclusi nella “black list” degli assets a rischio, insieme a quelli illiquidi del livello 2. Tutto sommato, farebbero solo l’1,6% delle attività dell’istituto.
 

Trauptman

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Ma non è che rischia di perdere 48000 miliardi:rolleyes:


In valore netto, i derivati a bilancio di Deutsche Bank ammonterebbero a 25 miliardi, di cui 20,2 miliardi rientrerebbero tra i titoli di livello 3, che la BCE sta monitorando, in quanto inclusi nella “black list” degli assets a rischio, insieme a quelli illiquidi del livello 2. Tutto sommato, farebbero solo l’1,6% delle attività dell’istituto.

fosse solo quello il problema di DB…
 

Boletus edulis

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io scommetto sull'intervento dello stato :o

io più sull'intervento dell'Europa. Mica ce li metteranno i tedeschi i soldi per salvare DB. E' una questione di urgenza sociale, l'Europa deve essere solidale :o
“Banche, allarme derivati: valgono 33 volte il PIL Mondiale”. Questo il titolo che l’autorevolissimo Il Sole 24 ore, a firma Antonella Olivieri, ha recentemente pubblicato. 33 volte il PIL mondiale vuol dire 2,2 milioni di miliardi di euro, oppure, se volete, 2.200 trilioni di euro.
Che, essendo 33 volte il PIL mondiale, significa che questi strani "derivati" sono equivalenti a tutta l'attività umana del pianeta nel corso degli ultimi 33 anni. Cosa siano questi "derivati" è presto detto: sono dei pezzi di carta, chiamati titoli, che rappresentano l'ultimo grido in materia finanziaria. Ultimo grido è la parola giusta, perché adesso si comincia a gridare spaventati di quello che potrebbe succedere, come appunto dice Il Sole24ore. C'è solo da sperare che il grido non sia davvero l'ultimo.

Il fatto è che questa immensa massa di denaro, diciamo virtuale, si trova sul "Mercato" e pretende di essere valorizzata. Senza esagerare facciamo due calcoli: a un tasso d'interesse minimo del 2% i possessori di questa massa di denaro dovrebbero ricevere, sotto forma d'interessi, circa il 2/3 dl PIL mondiale di quest'anno. E questo dovrebbe ripetersi per i prossimi 33 anni. Insomma scopriamo di essere tutti mostruosamente indebitati per il resto delle nostre vite, nei confronti dei possessori di questi "derivati".

Grafico
© AFP 2018 / LUCA BRUNO
Speculazione derivati: la pacchia continua
Ma chi sono questi "possessori"? Le banche. Non tutte nello stesso modo, cioè nelle stesse quantità, ma sono proprio le banche. Secondo i dati forniti dalla Olivieri, che a sua volta usa quelli forniti da R&S Mediobanca, le prime 27 banche europee ne hanno, tutte insieme, per 283 trilioni (ovvero 283 mila miliardi di euro). Vediamo la classifica delle prime tre e cominceremo a capire meglio ciò che succede, anzi ciò che è già accaduto. Al primo posto tra questi possessori di derivati c'è la Deutsche Bank, con 48,26 trilioni; al secondo posto troviamo la Barclay (40,48 trilioni); al terzo posto c'è il Credit Suisse (24,53 trilioni). Se guardiamo alla situazione d'oltre Oceano, scopriamo che le prime tre banche americane riempite di derivati sono, nell'ordine, la JPMorgan (40,34 trilioni), la Citigroup (38,4 trilioni) e la bank of America (25,57 trilioni).
Dal che si deduce che i banchieri americani sono stati relativamente meno "infettati" di quelli europei, ma è una magra consolazione. Il quadro è comunque davvero allarmante: circa dieci anni dopo la crisi del 2007-2008 il volume dei derivati si è più che triplicato. Erano allora circa 660 trilioni, cioè 11 volte il Pil mondiale, oggi sono 2.200 trilioni. Siccome già allora fu chiaro che si trattava di carta straccia, dovettero intervenire tutte le banche centrali principali (Federal Reserve, BCE, Banca d'Inghilterra, Banca del Giappone) per evitare il crollo generale della finanza mondiale. Lo fecero stampando moneta a più non posso, per comprare quella carta straccia con denaro fresco in modo da impedire che non ci fosse più la liquidità necessaria a far muovere la macchina dell'economia mondiale.



E questi guardano al 2,04 per non far fare il 2,4. "dobbiamo mettere i conti in sicurezza" frase cult almeno degli ultimi 20 anni. :clap:
 

Boletus edulis

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Ma non è che rischia di perdere 48000 miliardi:rolleyes:


In valore netto, i derivati a bilancio di Deutsche Bank ammonterebbero a 25 miliardi, di cui 20,2 miliardi rientrerebbero tra i titoli di livello 3, che la BCE sta monitorando, in quanto inclusi nella “black list” degli assets a rischio, insieme a quelli illiquidi del livello 2. Tutto sommato, farebbero solo l’1,6% delle attività dell’istituto.
Nell'agosto 2007 la società ha chiuso la sua banca dedicata ai prestiti subprime, BNC Mortgage, eliminando 1.200 posti di lavoro in 23 sedi e registrando una perdita dopo le imposte di 25 milioni di dollari e una riduzione di 27 milioni del goodwill. Lehman ha dichiarato che le scadenti condizioni del mercato nel settore di mutui "hanno reso necessaria una sostanziale riduzione delle risorse e dell'impegno nell'area dei prestiti subprime"[31].

Nel 2008 Lehman ha affrontato una perdita senza precedenti per la persistente crisi dei mutui subprime. Tale perdita era apparentemente la conseguenza del mantenimento di ampie posizioni nel settore dei mutui subprime e di altri titoli a basso rating relativi alla cartolarizzazione di tali mutui; non è chiaro se Lehman l'abbia fatto perché semplicemente non è riuscita a vendere i titoli a basso rating in portafoglio, oppure a causa della decisione consapevole di mantenere tali posizioni. In ogni caso, vaste perdite si sono accumulate per tutto il 2008 sui titoli garantiti da mutui a basso rating. Nel secondo trimestre, Lehman ha registrato perdite per 2,8 miliardi ed è stata obbligata a liquidare 6 miliardi di attività.[32] Nel solo primo semestre del 2008, le azioni di Lehman hanno perso il 73% del loro valore, mentre il mercato del credito continuava a frenare.[32]


Se fosse come dici te il valore del titolo non continuerebbe a scendere a manetta, come del resto tutte le altre banche, come l'evoluzione di
Lehman. Le obbligazione di Lehman era tripla A.

Es. DA FANNIE E FREDDIE ALLO CHOC LEHMAN. A subire le conseguenze più gravi dello scoppio della bolla dei mutui, nel settembre del 2008, erano state le due agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac. Nel febbraio 2008, Fannie Mae aveva ricevuto da Moody's addirittura l'ambitissima tripla A .
 

oneone

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Facciano gli aumenti di capitale come si sono fatti in italia, Unicredit da noi ha fatto aumenti di capitale pesantissimi
 

fallugia

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Se fosse come dici te il valore del titolo non continuerebbe a scendere a manetta, come del resto tutte le altre banche, come l'evoluzione di
Lehman. Le obbligazione di Lehman era tripla A.

Non lo dico io, lo dice l’articolo che hai messo tu all’inizio del thread.
Manco quello che linki leggi?:rolleyes:
 

Boletus edulis

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Non lo dico io, lo dice l’articolo che hai messo tu all’inizio del thread.
Manco quello che linki leggi?:rolleyes:

L'hai visto il film "la grande scommessa".
Con la piramide delle obbligazioni tripla A, fino ad arrivare sotto con le B, con gli swap e poi il crollo della piramide con le scommesse sulla tripla A che costavano due soldi?
 

Gigirock1

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Facciano gli aumenti di capitale come si sono fatti in italia, Unicredit da noi ha fatto aumenti di capitale pesantissimi

secondo te chi sono le controparti di quella montagna di derivati? le casalinghe di voghera o le varie unicredit di sto mondo?
 

Trauptman

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Sinceramente se una bomba deve scoppiare, prima scoppia meglio è. Se no ci trasciniamo per anni in un limbo di debiti ingestibili. Prima si riparte, prima si ritorna grandi.
 

oneone

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secondo te chi sono le controparti di quella montagna di derivati? le casalinghe di voghera o le varie unicredit di sto mondo?

Non lo so, ciò che conta è che la società DB o fa utili o fa aumenti di capitale, o viene acquisita o viene salvata o viene messa in liquidazione
 

Gigirock1

Mercoledì Addams
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Non lo so, ciò che conta è che la società DB o fa utili o fa aumenti di capitale, o viene acquisita o viene salvata o viene messa in liquidazione

la maggior parte di quei derivati sono fuori mercato, nessuno, se non loro e le controparti x i loro soli, sa il loro valore attuale, c'è il consistente rischio che alla scadenza l'aumento lo debbano fare anche gli altri o addirittura solo gli altri.
 

Boletus edulis

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25 maggio 2018
Perché Deutsche Bank è la banca più pericolosa al mondo
Crollo di utili e valore. Taglio di 10 mila dipendenti. Pressing di Fmi e Bce sul record mondiale di derivati. Agenzie di rating pronte a declassarla. E feroci regolamenti di conti. La bomba è disinnescabile?



Il problema numero uno per Angela Merkel, che in merito non smette di gettare acqua sul fuoco, è disinnescare a breve la bomba globale dei derivati di Deutsche Bank. Niente affatto nuova: nel 2016, in occasione degli stress test della Federal reserve americana falliti dal primo istituto bancario tedesco che aveva diverse pendenze legali negli Usa, il Fondo monetario internazionale definì Deutsche Bank «fonte dei maggior rischi sistemici tra le banche al mondo». La situazione, nonostante i ripetuti cambi al vertice, non è da allora cambiata e non è neanche più prorogabile: esploderà? Alle strette, scatta il maxi piano di risanamento contenuto e dilazionato nel tempo, con migliaia di nuovi esuberi a bilancio per il 2018. Mentre i 4.500 azionisti, in riunione il 24 maggio 2018, chiedono sempre più insofferenti nuove teste ai vertici.

REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO. È appena saltato l'amministratore delegato, due anni in anticipo dalla scadenza, il britannico John Cryan, e si vuol far fuori l'austriaco Paul Achleitner, dal 2012 presidente del Consiglio di sorveglianza accusato di aver avallato scelte strategiche sbagliate. Le agenzie di rating incalzano il colosso tedesco che dalla crisi del 2007 sta perdendo sempre più terreno, scavalcato in Europa dai grandi gruppi francesi e inglesi e in rosso dal 2015, quando scattarono blitz e perquisizioni finanziarie. Fitch, che a settembre 2017 ha declassato Deutsche Bank da A- a BBB+, ammonisce sul riassetto «lento e insufficiente». Standard & Poor's deve esprimersi sul downgrade, Moody's è scettica sui dettagli delle strategie future dell'istituto e anche Dbrs non nasconde previsioni negative.

Christian Sewing Deutsche Bank
Christian Sewing.
GETTY
Il problema di Deutsche Bank sono gli assodati 48 mila miliardi di euro - 14 volte il Prodotto interno lordo della Germania - in pancia all'istituto

Ormai è una corsa contro il tempo. Ma per i guru della finanza neanche i tagli più estremi (dal comunicato aziendale gli assunti devono scendere dagli oltre 97 mila attuali a «chiaramente sotto i 90 mila», secondo il Wall Street Journal fino a 10 mila posti sono in bilico, per risparmi fino a 800 milioni di euro nel 2018) sono sufficienti. Perché il problema di Deutsche Bank sono gli assodati 48 mila miliardi di euro lordi - 14 volte il Prodotto interno lordo della Germania - in pancia all'istituto. Dall'istituto tedesco fanno notare come i derivati vadano considerati sul valore netto, più di 20 mila miliardi per Deutsche Bank, «non di più delle americane Goldman Sachs o Jp Morgan», e che i derivati non siano tutti prodotti a rischio.

NUOVA RICAPITALIZZAZIONE NEL 2019? Ma è un dato che la forte esposizione per la gestione all'americana del gruppo, unita ai miliardi finiti in spese legali, risarcimenti e patteggiamenti nei veri processi e procedimenti legali negli Usa, abbiano affossato la credibilità internazionale dei banchieri delle lussureggianti torri gemelle di Francoforte. Deutsche Bank risparmia (è avviata dal 2015 la ristrutturazione per 9 mila dipendenti tagliati) e non macina utili da anni: ancora un tonfo secco del 79% nel trimestre 2018 (120 milioni di euro), rispetto ai 575 milioni dei primi tre mesi del 2017. Per l'investitore che previde il crollo finanziario e immobiliare del 2008, l'americano gestore di hedge fund Steve Eisman, «Deutsche Bank ha problemi di redditività. Non investe in tecnologia da moltissimo tempo e probabilmente è sottocapitalizzata».

Deutsche Bank 121217103003
Le perquisizioni nel 2015.
Servirebbe insomma per Eisman una «nuova raccolta di capitali nel 2019» - dopo l'aumento di capitale di 8 miliardi nel 2017 - e una pezza potrebbe essere la fusione, ventilata da tempo ma mai conclusa, con il secondo istituto bancario tedesco Commerzbank. Con una fusione importante si ammortizzerebbero alcuni costi e affluirebbero capitali. Ma senza ripulire davvero - e rapidamente - tutto il marcio del settore dell'investment banking, che dalla sede centrale di Londra ha lanciato e gestito una massa di operazioni spericolate, il matrimonio presenta enormi rischi. Tra alti e bassi Commerzbank tiene, ma i suoi conti non fanno certo faville e risanare Deutsche Bank è un'impresa che potrebbe trascinare a picco. Già nei primi Anni 2000 The Economist dipingeva le due torri di Francoforte come un «gigantesco contenitore di hedge fund».

NESSUNO HA INVERTITO IL TREND. Le speculazioni in espansione sotto la lunga era dello svizzero Josef Ackermann, amministratore delegato dal 2002 al 2012, avrebbero reso Deutsche Bank la prima cassaforte di derivati al mondo. Da allora nessun nuovo capo è riuscito a invertire davvero corso. Sotto il primo successore di Ackermann, l'anglo-britannico Anshu Jain, i derivati si erano ulteriormente impennati al record di 75 mila miliardi. Il giovane neo amministratore delegato Christian Sewing ha messo nero su bianco, nell'urgente piano di riassetto, un drastico ridimensionamento del vituperato settore, così da ridurre l'esposizione e l'accumulo di titolo tossici. Il bilancio opaco di Deutsche Bank è sotto la lente anche della Banca centrale europea, che ad aprile 2018 ha chiesto all'istituto di calcolare i costi di un'eventuale liquidazione delle attività di trading. E da gennaio le azioni della società hanno perso il 32%. Un trend drammatico per diversi osservatori.
 

Boletus edulis

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Il rating del debito Deutsche è stato declassato a BBB+
Questa è praticamente una tragedia.
Se Lehman era AAA e le agenzie non si sono sognate di declassare prima che scoppiasse il disastro, possiamo assumere che tendenzialmente le agenzie tendano ad essere accomodanti nelle valutazioni e/o a sottostimare eventuali rischi non particolarmente evidenti.
BBB+ per una banca sistemica fa presagire odore di bruciato da oltreoceano.

Deutsche Bank: non e che e fallita? - Proiezioni di Borsa
 

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irmaet

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intanto oggi la Banca con la voragine intorno quota 7,1.
Il fallimento si avvicina.