Di cosa è figlia la crescita?

  • Ecco la 56° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    Settimana da incorniciare per i principali indici internazionali grazie alla trimestrale più attesa dell’anno che non ha deluso le aspettative. Nvidia negli ultimi tre mesi del 2023 ha generato ricavi superiori all’intero 2021, confermando la crescita da record della società grazie agli investimenti globali nell’intelligenza artificiale. I mercati azionari hanno festeggiato aggiornando i record assoluti a Wall Street e in Europa, mentre il Nikkei giapponese raggiunge un nuovo massimo storico dopo 34 anni. Le prossime mosse delle banche centrali rimangono sempre al centro dell’attenzione. Per continuare a leggere visita il link

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Di crescita si parla spesso in maniera retorica. I demagoghi si limitano a dire “Dobbiamo crescere di più”. Sì, ma come? I più realisti riconoscono che “Non si cresce per decreto”. I nichilisti parlano di “Decrescita felice”, ignorando che la decrescita porta con sè disoccupazione e decremento dei redditi reali, non un gran viatico per la felicità.

Un articolo a firma di Danilo Taino sul Corriere della Sera del 28 giugno fornisce un’anteprima di uno studio Mc Kinsey, preparato per i vertici dei paesi del G8, che mette in relazione crescita e “capitale di innovazione”.

Cos’è il capitale di innovazione? Lo studio prende in considerazione tre grandi aree. Quello fisico, che rappresenta il 16%, è costituito dagli investimenti pubblici e privati in infrastrutture ad alta tecnologia. La seconda area, il capitale di conoscenza, conta per il 60% ed è la somma degli investimenti in innovazione: ricerca e sviluppo in senso lato, incluso ricerca nei servizi, software, intrattenimento, design. Infine c’è il capitale umano, che pesa il 24%: istruzione e formazione. Questo insieme di attività convoglia una spesa di 14 mila miliardi di dollari nei 16 paesi oggetto dell’analisi.

Mc Kinsey ha anche misurato il ritorno degli investimenti nelle tre macro aree del capitale di innovazione. Non sorprendentemente è il capitale umano che ha il maggiore impatto sulla crescita.

L’Italia purtroppo in quanto a investimenti in capitale di innovazione è il fanalino di coda tra i paesi industrializzati. Nel nostro paese questo innovation capital ha pesato dal 1995 ad oggi solo per il 25% del PIL, mentre ad esempio in Germania conta per il 34% e negli USA per il 51%.

Qual’è la lezione politica da trarne? Non è vero, anzitutto, che “Con la cultura non si mangia” come sosteneva il ministro Tremonti. La cultura in senso lato è il primo motore della crescita.

Secondo, non è affatto facile, per un paese ingessato come il nostro, uscire dai proclami tipo “niente tagli alla ricerca” e attivarsi concretamente per cambiare le cose. Il primo know how che ci manca è proprio quello politico.

Un bel libro di Piero Angela, “A cosa serve la politica?” , individua due obiettivi della politica: 1) mediare fra interessi di diverse classi sociali, categorie, gruppi organizzati, cioè trovare un accordo su come dividere la torta; 2) creare le condizioni ambientali, il software sociale, come lo chiama Angela, in grado di portare crescita e benessere, cioè far crescere la torta. I politici, quelli italiani in particolare, tendono a dedicare il massimo sforzo alla prima area e molto poco alla seconda. Così suggerisce la logica politica, infatti la prima area è più sicura portatrice di voti. Ma è quanto si fa nella seconda area che porta benessere e prosperità per tutti.

Fonte
 
Di crescita si parla spesso in maniera retorica. I demagoghi si limitano a dire “Dobbiamo crescere di più”. Sì, ma come? I più realisti riconoscono che “Non si cresce per decreto”. I nichilisti parlano di “Decrescita felice”, ignorando che la decrescita porta con sè disoccupazione e decremento dei redditi reali, non un gran viatico per la felicità.

Un articolo a firma di Danilo Taino sul Corriere della Sera del 28 giugno fornisce un’anteprima di uno studio Mc Kinsey, preparato per i vertici dei paesi del G8, che mette in relazione crescita e “capitale di innovazione”.

Cos’è il capitale di innovazione? Lo studio prende in considerazione tre grandi aree. Quello fisico, che rappresenta il 16%, è costituito dagli investimenti pubblici e privati in infrastrutture ad alta tecnologia. La seconda area, il capitale di conoscenza, conta per il 60% ed è la somma degli investimenti in innovazione: ricerca e sviluppo in senso lato, incluso ricerca nei servizi, software, intrattenimento, design. Infine c’è il capitale umano, che pesa il 24%: istruzione e formazione. Questo insieme di attività convoglia una spesa di 14 mila miliardi di dollari nei 16 paesi oggetto dell’analisi.

Mc Kinsey ha anche misurato il ritorno degli investimenti nelle tre macro aree del capitale di innovazione. Non sorprendentemente è il capitale umano che ha il maggiore impatto sulla crescita.

L’Italia purtroppo in quanto a investimenti in capitale di innovazione è il fanalino di coda tra i paesi industrializzati. Nel nostro paese questo innovation capital ha pesato dal 1995 ad oggi solo per il 25% del PIL, mentre ad esempio in Germania conta per il 34% e negli USA per il 51%.

Qual’è la lezione politica da trarne? Non è vero, anzitutto, che “Con la cultura non si mangia” come sosteneva il ministro Tremonti. La cultura in senso lato è il primo motore della crescita.

Secondo, non è affatto facile, per un paese ingessato come il nostro, uscire dai proclami tipo “niente tagli alla ricerca” e attivarsi concretamente per cambiare le cose. Il primo know how che ci manca è proprio quello politico.

Un bel libro di Piero Angela, “A cosa serve la politica?” , individua due obiettivi della politica: 1) mediare fra interessi di diverse classi sociali, categorie, gruppi organizzati, cioè trovare un accordo su come dividere la torta; 2) creare le condizioni ambientali, il software sociale, come lo chiama Angela, in grado di portare crescita e benessere, cioè far crescere la torta. I politici, quelli italiani in particolare, tendono a dedicare il massimo sforzo alla prima area e molto poco alla seconda. Così suggerisce la logica politica, infatti la prima area è più sicura portatrice di voti. Ma è quanto si fa nella seconda area che porta benessere e prosperità per tutti.

Fonte

la crescita presuppone:

1) una disponibilità di fattori produttivi

2) una cultura della crescita

oggi, non essendoci carenza ma eccesso di fattori produttivi, possiamo dire che la crescita è funzione quasi esclusivamente di una cultura della crescita

l'italia da 30-40 anni ha smesso di crescere perché, prima con il Sessantotto e poi con ecologismo e liberismo, sono diventate dominanti le culture della decrescita felice
 
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...è non votare i ladri...
 
E' figlia dell'energia abbondante e a buon mercato.

Guardatevi qualsiasi grafico secolare sulla popolazione mondiale
e altrettanto grafico secolare sull'energia derivata da carbone, petrolio e gas.

Non servono altre parole.

E' l'energia che fa fare e muovere le cose, non la moneta.
 
la crescita presuppone:

1) una disponibilità di fattori produttivi

2) una cultura della crescita

oggi, non essendoci carenza ma eccesso di fattori produttivi, possiamo dire che la crescita è funzione quasi esclusivamente di una cultura della crescita

l'italia da 30-40 anni ha smesso di crescere perché, prima con il Sessantotto e poi con ecologismo e liberismo, sono diventate dominanti le culture della decrescita felice

Io vi dico invece che la decrescita felice é la strada giusta é il nome che stona con i suoi veri obbiettivi.
Sarebbe piú opportuno parlare di crescita ecosostenibile.Sono i parametri del PIL che andrebbero riscritti.Ci vuole lungimiranza la qualitá del PIL é molto piú importante della quantitá.Produrre a vuoto cose inutili o addirittura nocive per mantenere il PIL non aumenta la qualitá della vita...
 
Io vi dico invece che la decrescita felice é la strada giusta é il nome che stona con i suoi veri obbiettivi.
Sarebbe piú opportuno parlare di crescita ecosostenibile.Sono i parametri del PIL che andrebbero riscritti.Ci vuole lungimiranza la qualitá del PIL é molto piú importante della quantitá.Produrre a vuoto cose inutili o addirittura nocive per mantenere il PIL non aumenta la qualitá della vita...


Crescita ecosotenibile?

ok, togliamo di mezzo circa 5 miliardi di persone.

Ci stai?
 
vedrai che un modo per farlo lo trovano :o

"Sei simpatico picciotto. Sei spiritoso. E' per questo che ti ucciderò per ultimo"
cit. Commando :asd:

"Ti ricordi quando ti ho detto che ti avrei ucciso per ultimo? - Ti ho mentito!"
:p
 
Finanziare ricerca e sviluppo in Italia? Per fare cosa? Per fare arricchire qualche barone universitario che può svendere brevetti alle multinazionali USA e creare lavoro in Cina coi nostri soldi? No, grazie
 
Io vi dico invece che la decrescita felice é la strada giusta é il nome che stona con i suoi veri obbiettivi.
Sarebbe piú opportuno parlare di crescita ecosostenibile.Sono i parametri del PIL che andrebbero riscritti.Ci vuole lungimiranza la qualitá del PIL é molto piú importante della quantitá.Produrre a vuoto cose inutili o addirittura nocive per mantenere il PIL non aumenta la qualitá della vita...

posizione degnissima la tua, purché poi la gente non si lamenti perché la crescita non c'è

è come il grilliano: "più poveri e più felici"

o il vecchio "lavorare meno e lavorare tutti"

tutte cose degne del massimno rispetto, purché se ne traggono le conseguenze inevitabili
 
posizione degnissima la tua, purché poi la gente non si lamenti perché la crescita non c'è

è come il grilliano: "più poveri e più felici"

o il vecchio "lavorare meno e lavorare tutti"

tutte cose degne del massimno rispetto, purché se ne traggono le conseguenze inevitabili

Direi che é il concetto di crescita che andrebbe rivisto se non completamente stravolto.
Bisogna distinguere la crescita positiva da quella negativa riscrivendo i parametri.
Ora nel PIL c'é tutto un calderone dove tutto fa brodo.
Se come crescita intendiamo che tutti possono ambire a un miglior standard di vita come una macchina piú performante meno inquinante e piú economica oppure treni iperveloci a lievitazione magnetica o che tutti possano permettersi cibo di qualitá in abbondanza o possono accedere a una cultura superiore o anche poter spendere nell'entertainement come fanno gli americani bhé quella é crescita buona crescita sana che va incentivata.Se la crescita invece deriva da profitti di aziende che inquinano l'ambiente creano malattie che a loro volta stimolano i profitti di chi cura le malattie oppure guerre che devastano l'ambiente con enormi costi sociali con lo scopo di ricostruire é senza senso e tutto ció va evitato é crescita negativa.Anche la droga potrebbe rappresentare un mercato in fortissima crescita ed aumentare il PIL ma non vorrebbe dire che sarebbe positivo.
Vogliamo ammodernare il paese?Anziché distruggere tutto selvaggiamente per poi ripartire oppure costruire laddove non c'é piú spazio entriamo nella logica delle demolizioni controllate come fanno in america.
Io sono a favore dello sviluppo del progresso quindi della crescita basta che ció non avvenga in maniera controproducente e scriteriata.
 
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