Diecimila euro l'anno per l'università a Torino

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Conviene farsi due conti prima di mandarci i figli :mmmm:

La Stampa - Diecimila euro l’anno per andare all’università

ISTRUZIONE
07/07/2013 - INCHIESTA
Diecimila euro l’anno
per andare all’università

Libri, pasti e trasporti pesano anche sul bilancio degli studenti torinesi. Sui fuori sede la voce più pesante è l’affitto

Calano le tasse per i meno abbienti, ma salgono i costi per i fuori sede
ANDREA CIATTAGLIA
TORINO
«Ma quanto cosa studiare?». La domanda si alza puntuale ogni fine mese, quando gli studenti, soprattutto i fuori sede e pendolari che studiano a Torino, devono saldare le spese: affitto, bollette, trasporti. Per non parlare delle rate delle tasse universitarie nei periodi di scadenza dei pagamenti. Il dato dell’Osservatorio regionale per il Diritto allo studio, aggiornato ogni anno al valore dell’inflazione, parla chiaro: oggi servono 9 mila euro all’anno (tasse escluse) a uno studente fuori sede per mantenersi in città. Con le tasse, in media, si toccano i diecimila.

Tasse salate
La voce tasse incide sulla spesa in ragione della situazione economica degli studenti. Si spazia da chi beneficia di borsa di studio Edisu ed è esonerato dal pagamento delle rette a chi paga il massimo. All’Università, secondo le cifre rielaborate dagli Studenti Indipendenti, diminuiscono gli studenti con reddito basso, tanto che la media Isee è scesa l’anno scorso di quasi 2 mila euro rispetto al 2011. «Un segnale preoccupante: l’accesso all’Università è sbarrato per i meno abbienti», dicono i rappresentanti degli universitari. Proprio all’Ateneo di via Verdi, il sistema di tassazione permette di pagare tasse «personalizzate» calcolate sul singolo Isee, la quota minima è di 323 euro, quella massima di 2.385. Sistema simile al Politecnico, che ha introdotto l’anno scorso 75 fasce di reddito: tassa minima 387 euro, retta massima 2.529.

Il redditometro
Rispetto a due anni fa, quando entrambi gli Atenei torinesi avevano sistemi di tassazione diversi e più rigidi, paga meno chi ha dichiarato redditi bassi. I casi del Poli sono emblematici: uno studente con Isee di 20 mila euro che nel 2010 pagava 1.150 euro, quest’anno ne ha dovuti sborsare poco più della metà, 617. Il suo collega più «ricco», (Isee sopra gli 85 mila euro) è passato invece da 1.780 a 2.529 euro. Spese fisse e di bollo escluse, tra le quali stona quella di finanziamento del sistema del diritto allo studio, aumentata da 110 a 140 euro, proprio mentre le borse di studio subivano un tracollo a causa dei tagli regionali e statali.

Affitti esosi
Sulle tasche degli universitari pesano poi l’affitto, i trasporti e le spese necessarie per i pasti. Per trovare casa i giovani si affidano a Internet, alle agenzie immobiliari, al passaparola e alle care e vecchie bacheche delle sedi universitarie. A Palazzo Nuovo, tra chi è alla ricerca di una sistemazione per il prossimo anno, c’è Vincenzo Gaglio: «Io dormo in un collegio e pago 335 euro al mese. Vengo da Roma dove ho frequentato la triennale, Torino è molto più economica». Ma aggiunge: «Appena introdotta l’Imu però, il proprietario di casa ci ha aumentato l’affitto di 200 euro», aggiunge Andrea Moresco che abita a Vanchiglia. Chiara Berard viene da Cogne e paga 250 euro di affitto per un letto in una camera doppia. Per spostarsi e raggiungere il Poli usa i mezzi pubblici, 170 euro di abbonamento all’anno. «Io, invece, ho rinunciato ai ticket Gtt – dice Leo Fonte, all’ultimo anno di Architettura –. Per muovermi uso solo il To bike».
 
è sempre stato caro mandare i figli fuori sede
quello che è cambiato sono le motivazioni: per cosa studia?

il tracollo delle iscrizioni è imminente
 
i soldi spesi quando mai verranno recuperati?

è la supercaz.zola di questi 10-15 anni
studiare per ingrassare il business università e l'indotto dei comuni
la laurea non serviva ad altro.

già oggi molti non dichiarano la laurea
chi lavora non fa nulla che c'entri con quanto studiato.

lo statalismo aveva bisogno di questi sogni per alimentarsi.
mi aspetto crolli del 50% soprattutto nelle sedi distaccate
è stato un grande inganno pagato a caro prezzo
 
Strano perché siamo ultimi in Europa per numero di laureati, inoltre bisognerebbe capire da dove deriva questa antipatia verso la cultura o il ragazzo laureato, che è sempre visto come un lavativo.

Della serie, solo se avviti i bulloni sei uno che ha voglia di fare...
 
Strano perché siamo ultimi in Europa per numero di laureati, inoltre bisognerebbe capire da dove deriva questa antipatia verso la cultura o il ragazzo laureato, che è sempre visto come un lavativo.

Della serie, solo se avviti i bulloni sei uno che ha voglia di fare...

semplicemente perché 2/3 si laurea su "cose" inutili.
20 anni fa per quei lavori bastava il diploma.

essere tutti laureati non è funzionale all'ottimizzazione della società
serve che quel 10% di posti per laureati siano occupati da gente in gamba.
non serve laureare tot migliaia di gente
quando poi deve fare il magazziniere o il fattorino.

l'università è business e demagogia elettorale
stop.
la democrazia si ciba di questi vulnus
 
semplicemente perché 2/3 si laurea su "cose" inutili.
20 anni fa per quei lavori bastava il diploma.

essere tutti laureati non è funzionale all'ottimizzazione della società
serve che quel 10% di posti per laureati siano occupati da gente in gamba.
non serve laureare tot migliaia di gente
quando poi deve fare il magazziniere o il fattorino.

l'università è business e demagogia elettorale
stop.
la democrazia si ciba di questi vulnus

Scusa quali sarebbero le lauree di cose utili?

In ogni parte del mondo (industrializzato) vi è stata la richiesta di formare gli addetti ai lavori attraverso una serie di interventi educativi ed istruttivi fino a culminare nell'università o con scuole ad hoc, non è solo un fenomeno italico.

Questo è avvenuto anche per professioni che sono nate nel contesto universitario, un tempo per fare il dottore, l'avvocato, l'ingegnere, etc... bastavano gli anni per prendersi la laurea, adesso ti occorrono altri passaggi ed ulteriori anni di studio.
Si è tutto amplificato, è più complesso il mondo del lavoro e richiede specialità.
 
Il tracollo delle iscrizioni alle università c'è già stato: si sono perse 30.000 iscrizioni rispetto a tre anni fa, e 70.000 rispetto a dieci anni fa (su un nuovo totale di 270.000!).
Considerando che come già notato siamo un fanalino di coda in Europa per laureati, faccio fatica a considerarlo un dato positivo. Il paese sta correndo verso la sua prossima posizione da paese del terzo mondo. Purtroppo.
 
Le iscrizioni a facoltà tecnico-scientifiche stanno aumentando, nonostante il calo generalizzato. Stanno crollando facoltà come scienze delle merendine o psicologia. Occhio a dare retta agli articoli dei giornali italiani.
 
Strano perché siamo ultimi in Europa per numero di laureati, inoltre bisognerebbe capire da dove deriva questa antipatia verso la cultura o il ragazzo laureato, che è sempre visto come un lavativo.

Della serie, solo se avviti i bulloni sei uno che ha voglia di fare...

Dove si parla di antipatia per i laureati nell'articolo che ho postato?:mmmm:
 
Le università italiane non sono affatto costose e la % di laureati non è superiore a quella degli altri paesi, anzi è inferiore e non di poco.
Poi per risparmiare esistono molti metodi, chi cerca trova.
Preoccupatevi della qualità piuttosto, visto che nei ranking mondiali sulle università, raramente si vede qualche italiana. Solo la Bocconi compare ogni tanto e solo per l'economia, il resto è tutto oltre il 100esimo posto.
E le scarse università comportano anche scarsi risultati degli studenti, ampiamente sotto la media nei test internazionali.

Il problema delle uni italiane a mio avviso è completamente il contrario di quel che credete. Dovrebbero essere più costose, meno dipendenti dai fondi statali e più selettive.
 
l'università, per come è concepita in questo periodo storico (ultimi 20 anni almeno) serve solo per spillare soldi e riempire tabu dello studio=lavoro + remunerativo.

l'università è business, è la bottega dei sogni
per i giovani stessi
per le famiglie
tra 10 anni dei laureati che faranno qualcosa inerente allo studio ce ne sarà 1/10.

per una società sana
servono pochi laureati e ben pagati
servono tanti lavoratori e ben pagati
non servono laureati per fare il corriere a 25-30 anni dopo la laurea in psicologia/scienze del nulla ecc ecc.

ad un giovane meglio insegnargli un mestiere ben pagato
che illuderlo per tot anni
solo per "far girare l'economia"= spendere soldi
 
Beh, se fai ingegneria direi che è forse l'unica città in cui vale la pena spendere questi soldi, visto che il Politecnico è un'università eccellente (a dispetto delle classifiche internazionali) e ti dà una laurea pesante in ingegneria, spendibile anche all'estero.

massimo84, all'estero un laureato è ben pagato, altro che lavori manuali...solo in un Paese da terzo mondo come l'italia un cameriere guadagna più di un ingegnere.
 
Le università italiane non sono affatto costose e la % di laureati non è superiore a quella degli altri paesi, anzi è inferiore e non di poco.
Poi per risparmiare esistono molti metodi, chi cerca trova.
Preoccupatevi della qualità piuttosto, visto che nei ranking mondiali sulle università, raramente si vede qualche italiana. Solo la Bocconi compare ogni tanto e solo per l'economia, il resto è tutto oltre il 100esimo posto.
E le scarse università comportano anche scarsi risultati degli studenti, ampiamente sotto la media nei test internazionali.

Il problema delle uni italiane a mio avviso è completamente il contrario di quel che credete. Dovrebbero essere più costose, meno dipendenti dai fondi statali e più selettive.

qua si parla dei costi complessivi dell' andare all'università non del costo delle università tout court
e soprattutto si fa un bilancio tra i costi dell'università + i mancati guadagni degli anni di studio. La cifra totale supera abbondantemente i 100000 euro. considerando che oramai il delta retribuzione tra un laureato e un diplomato è dell'ordine di 200-300 euro, per recuperare l'investimento ci vogliono 30-40 anni :rolleyes:
 
Beh, se fai ingegneria direi che è forse l'unica città in cui vale la pena spendere questi soldi, visto che il Politecnico è un'università eccellente (a dispetto delle classifiche internazionali) e ti dà una laurea pesante in ingegneria, spendibile anche all'estero.

massimo84, all'estero un laureato è ben pagato, altro che lavori manuali...solo in un Paese da terzo mondo come l'italia un cameriere guadagna più di un ingegnere.

il mito dell'estero patria del benessere è un tabù
che era vero 10-20 anni fa
ma oggi non più

forse non hai ancora capito
che la crisi è mondiale
del debito si sono cibati tutti
poi c'è chi l'ha speso meglio e chi peggio.
 
A me pare che l'articolo sia ridicolo, perchè i costi oggi di mandare il figlio a studiare sono un pò + bassi (in tutta italia gli affitti sono calati, e come l'articolo stesso fa notare, in molti casi le famiglie a reddito basso pagano meno di prima di tasse universitarie).

Per cui non c'è notizia e l'articolo è demenziale.

Che poi sia opportuno o meno studiare X anni a 8-10k eur l'anno invece di lavorare (se quella è una opzione possibile però, cosa sempre meno vera), è altra questione.

Ma in generale nel mondo anche normale diciamo, aumenta la propensione a dedicare anni allo studio quando il mercato del lavoro è messo male, proprio perchè il costo opportunità di studiare invece che lavorare si riduce.
 
il mito dell'estero patria del benessere è un tabù
che era vero 10-20 anni fa
ma oggi non più

forse non hai ancora capito
che la crisi è mondiale
del debito si sono cibati tutti
poi c'è chi l'ha speso meglio e chi peggio.

:yes:

In francia un neolaureato su tre ha dichiarato di voler emigrare perchè non riesce a trovare un lavoro. Ed i francesi sono forse il popolo più statico del mondo, a differenza di italiani, britannici, tedeschi e spagnoli non hanno mai praticato l'emigrazione di massa.
 
Conviene farsi due conti prima di mandarci i figli :mmmm:

Beh, negli USA il minimo che si paga per un università statale è 20.000-30.000 dollari l'anno, ma le migliori università arrivano anche a 50.000-75.000 dollari, per non parlare delle spese.
Il sistema di istruzione privatistico funziona così: PAGARE!
 
l'università, per come è concepita in questo periodo storico (ultimi 20 anni almeno) serve solo per spillare soldi e riempire tabu dello studio=lavoro + remunerativo.

l'università è business, è la bottega dei sogni
per i giovani stessi
per le famiglie
tra 10 anni dei laureati che faranno qualcosa inerente allo studio ce ne sarà 1/10.

per una società sana
servono pochi laureati e ben pagati
servono tanti lavoratori e ben pagati
non servono laureati per fare il corriere a 25-30 anni dopo la laurea in psicologia/scienze del nulla ecc ecc.

In una società moderna servono competenze specifiche e figure altamente qualificate, in una società del terzo mondo c'è bisogno di poche menti che gestiscano una massa di animali da soma, bisogna capire a cosa ambiamo.

Per fare il corriere non serve la laurea, semmai se fai un esempio pratico e veritiero posso vedere di risponderti.


ad un giovane meglio insegnargli un mestiere ben pagato

Quale è un mestiere ben pagato? E cosa dovrebbe fare una società, imporre ad un giovane di fare una scelta anziché un'altra? Come nel comunismo stalinista?
 
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