Diritto Fallimentare, Crisi dell'Impresa e Legge di Murphy

Verm & Solitair

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In onore di Bepp o 'nsist, autore e produttore di notevoli regole applicative del più famoso Murphy, vale la pena ricordare, prendendo spunto anche da un recente articolo apparso su una rivista di settore, che "ogni esposizione ad un rischio, se protratta abbastanza a lungo, mette capo alla realizzazione dell'evento negativo" (Corollario 217 della Legge di Murphy) per cui OGNI IMPRESA, quale attività PER DEFINIZIONE rischiosa, è destinata prima o poi a fallire.

Quindi il vecchio pregiudizio secondo cui falliva solo l'imprenditore disonesto è completamente superato. Ciò perchè il FALLIMENTO è la FINE NATURALE di ogni impresa.
 
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Pertanto, se il Fallimento non viene dichiarato subito (appena è chiaro lo stato di decozione) ciò dipende dall'ignoranza della Legge di Murphy. La speranza è l'ultima a morire, ciò nonostante interviene dopo il fallimento ancora la legge di Murphy (corollario 218), secondo cui "se il vostro debitore fallisce, potete dare l'addio al vostro denaro". Evidentemente Murphy aveva ben presente il sistema fallimentare italiano.
 
Anni fa partecipanno ad uno studio per la riforma del diritto fallimentare. Ci sembra di capire che tuytti sono insoddisfatti, e che - qualsiasi riforma - sarebbe migliore della legge attuale. Purchè non si faccia come con le riforme del cod. di proc. civile, fatte da chi in Tribunale non è andato mai (o forse solo all'inaugurazione dell'anno giudiziario): basta leggere le norme che prevedono la redazione dei verbali di causa.... rispetto all'andazzo dei Tribunali. Poi intervengono gli accorgimenti per "apparare" (termine oramai entrato nel lessico giuridico, dato che per molti avvocati il diritto servirebbe per "apparare" le ingiustizie)
 
ciao verme solitario

ho il piacere di dialogare con te per la priva volta sul Fol,
scusami ma non capisco la finalità delle tue affermazioni.

Viste le recenti esperienze, soprattutto tra le società quotate non mi è sembrato vedere fallimenti.

Ciò comporta che molto spesso ciò che può succedere a una azienda oltre al fallimento, è l'incorporazione in altra società di maggiori dimensioni, o il cambiamento di settore. PROPRIO la diversificazione in diversi settori operativi è oggi una delle prerogative delle aziende anche di medie dimensioni, per cui si assiste all'ingresso nel settore telefonico di aziende che fino ad oggi hanno venduto elettricità o altro.

Quindi la sorte naturale delle aziende, non è il fallimento, ma piuttosto la trasformazione, l'acquisizione e in alcuni casi lo smembramento delle attività in società specializzate.

La legge di Murphy va applicata più agli assetti societari che non all'azienda in senso stretto.

spero di aver contribuito all'argomento.
 
Ciao e siam contenti che sei dei nostri in Officine. Bando alle chiacchiere, il fine delle affermazioni - soprattutto del primo intervento - è provocatorio (senza avvertire il lettore, effettivamente non tutti ci conoscono) per cui fra tanti post tecnici intervenire in maniera un po' goliardica per smuovere le acque talvolta è necessario, soprattutto per introdurre il problema serio della riforma delle procedure concorsuali. Tutela del Risparmio, dunque, ma non necessariamente nell'ambito delle società quotate. Scusaci le divagazioni da mattacchioni (sai, lavorando troppo come avvocati, il che non sempre è divertente e soprattutto opprime la fantasia, occorre lanciarediscorsi un po'... osè!)


Salutoni
 
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