Disciplina delle attività di consulenza su strumenti finanaziari

roberto

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http://www.consrag.it/legiscopio/contenuti.asp

INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

Trasmesso al Senato il ddl in materia di consulenza su strumenti finanziari
a cura di Barbara Proietti

Il disegno di legge A.C. 3227 recante "Disciplina delle attività di consulenza su strumenti finanaziari", d'iniziativa dell'on. Lettieri (Margherita-DL-Ulivo), è stato approvato dalla Camera e assegnato lo scorso 18 settembre alla VI Commissione Finanze del Senato come A.S. 2467.
La proposta di legge in esame intende introdurre una disciplina organica dell'attività degli analisti finanziari ai fini di un corretto e trasparente funzionamento dei mercati finanziari e dei meccanismi di formazione dei prezzi.
Nel nostro ordinamento attuale è assente una normativa primaria organica relativa agli analisti finanziari, figure non espressamente contemplate dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al d.lgs. n.58 del 1998. Non essendo infatti, attualmente previsto alcun requisito o condizione per lo svolgimento di tale attività, qualsiasi soggetto, anche senza una specifica professionalità o esperienza, risulta legittimato a diffondere e divulgare studi e raccomandazioni aventi ad oggetto strumenti finanziari quotati.
Inoltre, nessuna disciplina è prevista per le situazioni di conflitto d'interesse, né esistono previsioni di sanzioni amministrative adeguate ed effettive specificamente applicabili agli analisti finanziari.
Il presente ddl interviene apportando alcune puntuali novità alle disposizioni del Testo unico in materia di intermediazione finanziaria. In particolare:
- l'art. 1 dispone alcune modifiche all'art.1 del citato T.U., in merito alle definizioni relative all'applicazione del medesimo decreto, prevedendo la figura di analista finanziario.
- l'art. 2 integra l'art.6 del T.U., estendendo la vigilanza regolamentare della Consob all'attività degli analisti finanziari In particolare, fa riferimento alle regola necessarie ad assicurare la correttezza e la trasparenza delle attività di predisposizione e divulgazione degli studi nonchè l'individuazione di criteri atti a definire ed accertare la presenza dei requisiti di onorabilità, esperienza e professionalità degli analisti finanziari.
- l'art. 3 consente agli intermediari autorizzati o ai soggetti in rapporto di controllo la predisposizione e la diffusione degli studi, ed attribuisce alla Consob il compito di disciplinare le modalità di effettuazione di tali attività da parte dei soggetti abilitati, al fine di assicurarne la correttezza, l'imparzialità, la completezza e la chiarezza.
- l'art. 4 demanda alla Consob il compito di stabilire in quali casi e con quali modalità devono essere fornite le informazioni al pubblico su studi e statistiche concernenti titoli di emittenti quotati o settori industriali, elaborati da emittenti quotati o dagli analisti finanziari.
- l'art. 5 detta disposizioni relative agli analisti indipendenti.
- l'art. 6 prevede apposite sanzioni per la violazione delle norme sulla predisposizione e la divulgazione degli studi. Le sanzioni sono applicate dalla Consob con provvedimento motivato.
Se l'iter al Senato sarà rapido come alla Camera, alla fine dell'anno potremmo disporre di un quadro legislativo organico, coerente con quanto delineato dalla normativa comunitaria.
 
http://sole.ilsole24ore.com/radioco...aMargheritaincommissioneFinanzeallaCamera.htm

Una Pdl della Margherita in commissione Finanze alla Camera



IN ARRIVO REGOLE PER GLI ANALISTI FINANZIARI


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La regolamentazione dell’attivita’ degli analisti finanziari e’ all’esame della commissione Finanze della Camera da meta’ febbraio. Una proposta di legge in materia arriva da Mario Lettieri (Margherita) e altri 50 deputati. La proposta prevede, tra l’altro, che solo chi rispetta i requisiti di esperienza e professionalita’ definiti dalla Consob potra’ predisporre e diffondere studi, ricerche, raccomandazioni o rapporti aventi per oggetto strumenti finanziari. Lettieri, che e’ anche relatore della Pdl, sottolinea come recenti vicende abbiano messo in luce che l’attivita’ degli analisti finanziari “assume importanza cruciale ai fini di un corretto e trasparente funzionamento dei mercati borsistici”. Ma la regolamentazione italiana “non prevede alcun ‘filtro’, sicche’ chiunque risulta legittimato a predisporre e divulgare ‘report’ e raccomandazioni, anche se hanno per oggetto strumenti finanziari quotati”.


Quadro normativo carente


Il quadro legislativo, e’ quindi “assai carente e lacunoso” e da’ luogo a “un sostanziale regime di ‘laissez faire’. Allo stato chiunque, persona fisica, societa’ o ente, puo’ svolgere analisi finanziarie anche su strumenti finanziari, ivi comprese le azioni quotate, anche senza alcuna specifica professionalita’ o esperienza. Le stesse imprese di investimento e le banche possono avvalersi di personale sprovvisto di una specifica competenza professionale”. Della questione si sta dibattendo in sede Ue nella proposta di direttiva ‘on insider dealing and market manipulation’. “In attesa di un eventuale e auspicabile intervento di regolamentazione della materia da parte del legislatore europeo - prosegue Lettieri - appare opportuno che la legislazione nazionale si faccia sin d’ora carico dell’esigenza di definire alcune regole in merito alle condizioni di accesso e di esercizio della professione di analista finanziario”. Ritenendo insufficiente demandare la questione all’autoregolamentazione, la proposta di legge all’esame della commissione Finanze della Camera integra il Testo unico del ‘98 con una norma che riserva l’attivita’ di analista finanziario a soggetti muniti di specifiche e comprovate professionalita’ ed esperienza. Spetta alla Consob definire i requisiti entro sei mesi dall’approvazione della legge.

Partono le audizioni


La Commissione fissa anche un breve calendario di audizioni sugli analisti finanziari e sui conflitti di interesse con lo svolgimento di altre professioni. Ad inizio aprile vengono sentiti i rappresentanti dell’Associazione degli analisti finanziari (Aiaf), secondo i quali serve “una specifica disciplina delle figura dell’analista finanziario” che dia “un riconoscimento delle professionalita’” e “sanzioni le inadempienze”. L’Aiaf, davanti alla commissione Finanze di Montecitorio, ricorda che oggi l’attivita’ di analista puo’ essere svolta di fatto senza garanzie di professionalita’. Il presidente dell’Associazione, Franco Carlo Papa, rileva che “il quadro legislativo e regolamentare relativo all’attivita’ degli analisti finanziari risulta assai carente e lacunoso” ed e’ “all’origine di un sostanziale regime di ‘laissez faire’”. Secondo Papa, inoltre, la mancanza di un quadro di riferimento “ha contribuito al verificarsi, anche in Italia, di evidenti distorsioni nell’esercizio dell’attivita’ di analisi finanziaria con grave danno per la credibilita’ della categoria, degli intermediarie in ultima analisi del mercato finanziario stesso”. Il presidente dell’Aiaf osserva quindi che “se si consente a qualunque persona di firmare uno studio e di esprimere una raccomandazione, non ci si deve poi stupire se i giudizi espressi mancano di spirito critico”. Per questo l’Associazione “e’ favorevole alla definizione di un livello di ingresso omogeneo che certifichi lo standard al di sotto del quale non ci si puo’ definire analista finanziario o firmare un report. L’eventuale proposta di legge - conclude Papa - dovrebbe essere mirata all’introduzione di una disposizione che obblighi tutti coloro che diffondono studi e ricerche su strumenti finanziari di fare sottoscrivere questi report da una persona munita di una comprovata professionalita’ e esperienza”.
 
CAMERA: OK A PDL ANALISTI FINANZIARI, VA AL SENATO
(ANSA) - ROMA, 31 LUG - Via libera dalla Camera, in prima
lettura, alla proposta di legge per la regolamentazione della
professione di analista finanziario, che ha come primo
firmatario Mario Lettieri (Margherita). La proposta di legge va
ora all' esame del Senato.
Tra i punti significativi il consenso solo agli intermediari
autorizzati della disposizione e della diffusione di studi e
analisi. La Consob avra' la responsabilita' di definire la
normativa di dettaglio. Alla commissione di regolamentazione
della Borsa e' attribuito anche il potere di applicare sanzioni.
La proposta di legge inoltre separa la figura dell' analista
finanziario da quella del consulente.
L' articolato definisce anche alcuni requisiti dell' analista
finanziario, fra i quali quelli di ''onorabilita' e specifiche e
comprovate esperienze e professionalita'''.
Il cuore della proposta e' comunque nel ruolo che viene
attribuito alla Consob, di vigilanza e di controllo su tutta la
materia. La commissione, infatti, dovra' emanare un regolamento
per definire le modalita' di pubblicazione delle analisi su
titolo quotati, in modo che siano rispettate ''la correttezza,
l' imparzialita', la completezza e la chiarezza''. La Consob
dovra' anche accertare i requisiti dell' analista e stabilire
''in quali casi e con quali modalita' devono essere fornite
informazioni al pubblico sugli studi e sulle statistiche
concernenti titoli di emittenti quotati o settori industriali''.
Un capitolo riguarda poi le sanzioni in cui incorreranno
coloro che violeranno le regole. Gli interventi andranno dal
richiamo scritto ad una multa che sara' articolata da 2.500 e 50
mila euro. Chi avra' un comportamento scorretto, infine, potra'
perdere in modo temporaneo o definitivo i requisiti per l'
attivita' professionale. (ANSA).
 
http://www.piazzaffari.org/~friggi/friggi.htm

Dr Luciano Priori Friggi

redazione@piazzaffari.org

21/09/03

Che succedera' alla consulenza finanziaria indipendente?

Questa settimana parliamo di una legge che ci riguarda da vicino.
Alla fine di luglio la Camera ha licenziato un provvedimento legislativo (ora passato al Senato per l'approvazione definitiva) riguardante la Consulenza Finanziaria. Il provvedimento nasce per impulso dell'Aiaf (una delle principali associazioni di Consulenti finanziari) ed ha avuto alla Camera il suo alfiere in Lettieri della Margherita.

La legge -questo almeno ci sembra ad una prima lettura- punta a regolamentare la pubblicazione di studi su societa' quotate tramite un controllo sull'attivita' dei Consulenti finanziari, appartenenti a strutture di soggetti abilitati e non. Vediamo meglio. Secondo la legge deve intendersi per "studio qualsiasi ricerca, analisi o rappresentazione di situazioni avente ad oggetto titoli di emittenti quotati, ... , che contiene previsioni sull'andamento futuro e che, esplicitamente o implicitamente, fornisce un consiglio di investimento". Inoltre, secondo quanto precisato da Lettieri: "L'articolo 5 detta disposizioni relative agli analisti cosiddetti indipendenti, intesi quali soggetti che svolgono in modo professionale l'attività di predisposizione e diffusione di studi, diversi dai soggetti abilitati o da emittenti titoli quotati o da soggetti legati da rapporti di controllo con questi ultimi. In particolare, si dispone l'estensione agli analisti indipendenti delle norme previste dagli articoli precedenti per i soggetti abilitati, relativamente alla professionalità e onorabilità degli analisti, alla correttezza, imparzialità, completezza e chiarezza degli studi, alle norme comportamentali, nonché ai relativi poteri della Consob".
Le penalita' sono salate: "In particolare, si prevede, per l'inosservanza delle disposizioni introdotte dagli articoli 3 e 5, l'arresto da sei mesi a tre anni e l'ammenda da 5.000 a 50.000 euro, con pubblicazione della relativa sentenza su almeno due quotidiani a diffusione nazionale."

Il governo sembra si sia opposto in un primo momento al provvedimento (in quanto c'e' gia' un una legge in fase attuativa che sembra piu' che adeguata allo scopo), ma il caso Cirio ha affrettato i tempi e il partito della regolamentazione a tutti i costi ha avuto la meglio. Ma cosa c'entra la regolamentazione della consulenza finanziaria con il caso Cirio? Poco o niente. Per evitarlo sarebbe bastata una semplice legge sul modello del rule 144 Usa (Rule144). Invece si torna indietro. Bisogna ricordare che una decina di anni fa' la consulenza finanziaria era sotto l'ombrello della Consob, poi -grazie all'Europa- l'attivita' divenne libera. Ora i regolamentatori si riprendono la rivincita. E francamente non capiamo, quando vediamo che molte associazioni si danno da fare in questo senso. Quando Papa dell'Aiaf -l'associazione che piu' spinge verso la regolamentazione- in un'untervista dice "Chi lo vuole oggi puo' pubblicare report di societa' quotate con raccomandazioni di acquisto vendita" si rimane interdetti. Caro Papa e' proprio cosi' e noi vogliamo che continui ad essere cosi'.

Cio' che invece non vogliamo e':
1) che qualcuno si prenda il monopolio della formazione (con quali costi?) dei futuri analisti di borsa. Il motivo e' molto semplice: in questo settore la conoscenza scientifica e' formata da un numero di scuole e correnti enorme e in continua evoluzione, l'una in lotta con le altre. E, in ogni caso, ognuno deve essere libero di scegliere l'approccio che preferisce;
2) che si formi una nuova "casta" di professionisti, con tanto di Ordine, presidenti nazionali e regionali, sedi, ecc.;
3) che finisca la "primavera" di liberta' in Internet. Questo straordinario strumento e' stato ed e' una scuola permanente per centinaia di migliaia di investitori che ogni giorno si scambiano idee, leggono le piu' svariate opinioni provenienti dalle piu' diverse fonti, si fanno un'idea e alla fine decidono cosa fare. Perche' si vorrebbe invece che ad esprimere valutazioni di acquisto/vendita dovrebbe essere consentito solo alla "casta" (viste le penalita' chi si azzardera' piu' a scrivere qualcosa che somigli anche vagamente ad uno studio, se non e' ultrasicuro di essere dentro la legge)?


Papa dell'Aiaf e' stato chiarissimo. In un intervista a MF "Gli analisti invocano piu' regole" dice senza mezze parole che scopo dell'iniziativa legislativa e' quello di "regolamentare l'attivita' degli analisti finanziari" (perche' per la trasparenza del mercato esistono gia' altre leggi) e inoltre quella "che tutti gli analisti finanziari aderiscano ad un codice di condotta professionale di un'associazione nazionale". Secondo noi invece le associazioni -sul modello americano- debbono per definizione essere costituite su base volontaria, perseguire la piu' totale indipendenza dal potere pubblico, e non debbono diventare un obbligo per nessuno, sotto qualsiasi forma, altrimenti...


Per concludere. Oltre a qualcosa che somigli al rule 144 andrebbe semplicemnte aggiunta una regolamentazione (senza alcun obbligo di ordini professionali, ecc.) che impedisca, come si sta per fare anche in Inghilterra, (o comunque imponga drastiche limitazioni) a societa' che gestiscono risparmio di emettere consigli di acquisto/vendita. Questo e' l'unico vero conflitto di interessi che non ci sembra la legge in oggetto risolva in maniera efficace. Pertanto, ancora una volta, e' bene guardare all'America e a cio' che li' si sta facendo. Le risposte giuste verranno. E tra queste certamente non ci sara' la creazione di una nuova "casta".
 
Data: 06/08/2003

Adnkronos

Finanza: ok della Camera a pdl che disciplina figura analisti
Via libera della Camera alla proposta di legge targata Lettieri sugli analisti finanziari che per la prima volta disciplina questa figura marcando cosi' la differenza da quella del consulente. Il provvedimento, in particolare, riserva l'attivita' esclusiva di analista a ''soggetti muniti di specifiche e comprovate professionalita' ed esperienza''. Spettera' comunque alla Consob definire il percorso, stabilire i criteri di professionalita' e onorabilita' che deve possedere chi realizza report finanziari cosi' come il compito di disciplinare le modalita' di predisposizione e diffusione di studi da parte dei soggetti abilitati per assicurarne correttezza e imparzialita'. Sanzioni specifiche vengono previste per le violazioni. Sempre alla Commissione di vigilanza e' demandato il compito di fissare le modalita' di attuazione del ddl entro sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta ufficiale.
 
http://www.ungdc.it/rass/vedi.file/File-1150/26.06.03 It og Firma digitale da prorogare.pdf

Italia Oggi

Arrivano le regole per gli analisti finanziari. La loro attività
dovrà essere rigorosamente separata da quella dei promotori, a
cui resta riservato il collocamento di azioni, obbligazioni e
fondi. Agli analisti, invece, rimane affidata la valutazione dei
dati di bilancio e la compilazione dei report. È quanto prevede
la proposta di legge di Mario Lettieri della Margherita che ieri
è stata approvata all’unanimità dalla commissione finanze
della camera. «Si tratta di un passo concreto non solo per
regolamentare la figura dell’analista definendo la netta
separazione con quella del consulente, ma anche per introdurre
sanzioni chiare e affidare alla Consob la definizione dei criteri
per l’istituzione dell’albo degli analisti», ha commentato il
promotore della pdl. Nell’articolato viene, infatti, affidato alla
Commissione sulla borsa il compito di individuare il profilo
professionale dell’analista e di tenere un apposito albo. Sono,
anche, previste sanzioni per chi commette abusi nelle
valutazioni. Lettieri ha auspicato una rapida approvazione
della pdl da parte dell’aula e l’adesione del governo che in
commissione non si è espresso sulla proposta. Il deputato della
Margherita, ha anche chiesto l’avvio di un’indagine
parlamentare sul collocamento dei bond Cirio.
 
http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/sk3500/relazion/32270a.htm

XIV LEGISLATURA


RELAZIONE - N. 3227-A


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Onorevoli Colleghi! - La proposta di legge in esame intende introdurre una disciplina organica dell'attività degli analisti finanziari, la quale, in quanto idonea ad orientare le strategie e le decisioni di investimento degli intermediari e dei singoli risparmiatori, assume un ruolo cruciale ai fini di un corretto e trasparente funzionamento dei mercati finanziari.
Il valore informativo degli studi, che si traduce in un'influenza significativa sull'andamento del mercato e sul meccanismo di formazione dei prezzi, pone l'esigenza di assicurare un adeguato quadro regolamentare e di vigilanza con riguardo ai possibili effetti dei medesimi studi sull'integrità dei mercati, soprattutto in considerazione dei potenziali conflitti di interessi che gravano sui soggetti che li producono e li diffondono.
Le note vicende che hanno investito negli ultimi mesi i mercati finanziari internazionali e nazionali hanno evidenziato, poi, forti profili di criticità in merito alla attività degli analisti finanziari, quali la forte prevalenza di consigli operativi "Buy", la sostanziale assenza di studi negativi, l'uniformità dei giudizi espressi negli studi, la difficoltà e la lentezza con cui essi mutano i medesimi giudizi, nonché i più generali problemi discendenti dai conflitti di interesse.
In particolare, l'esperienza statunitense ha dimostrato l'inadeguatezza di un sistema incentrato sull'ampio ricorso alla autoregolamentazione e sulla mera previsione in capo agli intermediari dell'obbligo di porre in essere delle "muraglie cinesi" (chinese walls), le quali dovrebbero assicurare la neutralità dell'analisi impedendo la circolazione e lo sfruttamento delle informazioni disponibili a ciascun comparto dell'organizzazione degli operatori polifunzionali.


La normativa vigente.

Nel nostro ordinamento manca attualmente una normativa primaria organica relativa agli analisti finanziari, la cui figura e attività non è espressamente contemplata dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998.
In via preliminare, è opportuno precisare che l'attività di analisi finanziaria non è riconducibile, - come sostenuto da parte della dottrina - alla consulenza in materia di strumenti finanziari di cui all'articolo 1, comma b, lettera (f), del citato Testo unico. La consulenza, come osservato dal professor Lener, nell'audizione svolta presso la Commissione finanze nel corso dell'esame in sede referente della presente proposta, consiste nel fornire al cliente indicazioni sulle scelte di investimento da effettuare e nel consigliare le operazioni più adeguate in relazione alla particolare situazione economica e agli obiettivi del cliente stesso. Essa è caratterizzata, inoltre, dall'esistenza di un rapporto bilaterale e personalizzato fra il consulente e il cliente, che ovviamente non sussiste nel caso di predisposizione e divulgazione di studi e ricerche.
Il Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria fa espresso riferimento agli studi soltanto all'articolo 114, il quale demanda alla Consob il compito di stabilire, con regolamento, "in quali casi e con quali modalità devono essere fornite informazioni al pubblico sugli studi". La disposizione concerne i soli studi elaborati da emittenti quotati e da intermediari autorizzati a prestare servizi di investimento, nonché da soggetti in rapporto di controllo con essi. Sono, quindi, esclusi dall'ambito di applicazione del medesimo articolo gli studi prodotti dagli analisti c.d. "indipendenti" o, comunque, da soggetti diversi dagli intermediari autorizzati ed emittenti quotati.
Questa limitazione soggettiva (intermediari e emittenti) e oggettiva (la diffusione al mercato degli studi) prevista dalla normativa primaria si è riflessa, quindi, nella regolamentazione secondaria adottata dalla Consob, ai sensi dell'articolo 114. In particolare, l'articolo 69 del Regolamento Consob 11971 (noto come regolamento emittenti) disciplina la diffusione di studi e statistiche da parte degli emittenti, degli intermediari finanziari (e quindi degli analisti finanziari che operano per conto degli intermediari) e dei soggetti in rapporto di controllo con questi ultimi. In particolare, la norma stabilisce che gli studi e le ricerche elaborati da intermediari autorizzati (siano essi italiani o stranieri) devono essere resi di pubblico dominio non appena pubblicati, nel caso in cui siano destinati al pubblico, ovvero entro 60 giorni dalla loro prima distribuzione, nel caso in cui siano destinati ai soci dell'emittente o ai clienti dell'intermediario che li elabora.
Una ulteriore disciplina è stata posta in essere, in via di autoregolamentazione, dall'Associazione italiana degli analisti finanziari (AIAF), la quale ha di recente aggiornato e integrato il proprio codice etico, prevedendo, in caso di violazione delle previsioni in esso contenute, censure anche pubbliche.
Il quadro normativo sinteticamente richiamato risulta evidentemente lacunoso.
In primo luogo, non è previsto alcun requisito o condizione per lo svolgimento della attività, sicché qualunque soggetto, anche senza alcuna specifica professionalità o esperienza, risulta legittimato a predisporre e divulgare studi e raccomandazioni anche se hanno per oggetto strumenti finanziari quotati.
Le stesse imprese di investimento e le banche possono avvalersi di personale sprovvisto di una specifica competenza professionale.
In secondo luogo, nessuna disciplina è prevista in merito alle situazioni di conflitto di interessi, con particolare riferimento gruppi finanziari polifunzionali, nel cui ambito si effettuano attività e si prestano servizi che possono influenzare negativamente la correttezza comportamentale dell'attività di realizzazione e diffusione di studi.
In terzo luogo, la disciplina della c.d. disclosure, di cui al regolamento emittenti, sconta poi le limitazioni oggettive e soggettive richiamate in precedenza.
Manca, infine, la previsione di sanzioni amministrative adeguate ed effettive specificamente applicabili agli analisti finanziari.
Anche la Commissione di studio sulla trasparenza delle società quotate, istituita, in seguito alla vicenda Enron, con decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 9 aprile 2002 e presieduta dal professor Galgano, nella propria relazione conclusiva presentata il 27 settembre 2002, ha evidenziato come le analisi condotte e le recenti vicende connesse ad alcuni conclamati scandali dimostrino che il settore necessita di ulteriori e più incisivi interventi di regolazione, oltre che di opportune forme di coordinamento internazionale, per superare i problemi di arbitraggio normativo.


L'evoluzione della normativa negli altri ordinamenti.

La lacunosità del quadro regolamentare non costituisce una peculiarità del nostro ordinamento.
Come ricordato dalla Consob nel corso dell'audizione svolta presso la Commissione finanze nel corso dell'esame della presente proposta, nei principali Paesi sviluppati, segnatamente gli Stati Uniti, il Giappone, il Regno Unito, la Germania e la Francia, sono state recentemente introdotte o sono allo studio regolamentazioni in tema di correttezza degli studi e di gestione delle situazioni di conflitto di interessi.
Anche la IOSCO (International Organization of Securities Commission) sta predisponendo una serie di principi in materia di conflitti di interessi degli analisti, prevedendo, in particolare, una serie di possibili strumenti regolamentari basati sulla trasparenza e su regole comportamentali.
Le iniziative in atto nei paesi sopra richiamati e a livello internazionale intervengono con modalità e intensità diverse su almeno alcuni dei seguenti aspetti:

il contenuto informativo e le modalità di presentazione e diffusione degli studi;

l'operatività e il comportamento delle società che producono gli studi e degli analisti;

la trasparenza dei conflitti di interessi, mediante la previsione della presenza obbligatoria negli studi di apposite avvertenze che esplicitino la presenza di eventuali conflitti di interessi e ne descrivano la natura (disclosure ex-ante), ovvero dell'obbligo di diffondere al pubblico, eventualmente dopo un congruo periodo di tempo dalla loro diffusione ai clienti, tutti gli studi prodotti (disclosure ex post);

le procedure organizzative interne degli intermediari che producono studi, mediante l'introduzione di regole volte a garantire l'indipendenza delle funzioni dedicate alla produzione di studi, quali le "muraglie cinesi";

la previsione di particolari requisiti di professionalità e onorabilità per lo svolgimento dell'attività di analista;

l'attività c.d. di investor education, intesa ad illustrare ai clienti che utilizzano gli studi l'esistenza e la rilevanza dei possibili conflitti di interessi che possono affliggere i soggetti che li redigono.


Il contenuto della proposta di legge in esame.

La proposta in esame è stata oggetto di una esame approfondito ed articolato nel corso dell'esame in Commissione. Sono state, in particolare, svolte alcune audizioni che hanno consentito l'acquisizione di elementi utili di conoscenza e valutazione, sulla base dei quali il testo della proposta è stato interamente riformulato.
In coerenza ai canoni di buona legislazione, si è ritenuto opportuno intervenire mediante puntuali novelle alle pertinenti disposizioni del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria.
In via preliminare, appare opportuno sottolineare come la proposta demandi la disciplina degli aspetti connotati da una particolare complessità tecnica alla Consob. Il ricorso alla regolamentazione di secondo livello è pienamente coerente con l'impostazione del Testo unico, e risponde all'esigenza di assicurare la necessaria flessibilità e adattabilità della disciplina alle rapida evoluzione del mercato, valorizzando l'esperienza maturata dalle autorità di vigilanza in questo campo.
Il rinvio alla normativa secondaria consente, inoltre, un più agevole adattamento della disciplina interna all'evoluzione delle disposizioni in materia di norme internazionali, in particolare in sede di Unione europea e di IOSCO.
L'articolo 1, comma 1, dispone modifiche all'articolo 1 del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, recante le definizioni relative all'applicazione del medesimo decreto.
In particolare, la lettera a) ricomprende tra i servizi accessori a quelli di investimento anche la predisposizione e diffusione di studi. La lettera b) definisce, ai fini della applicazione della disposizione introdotta con la lettera a):

lo studio come qualsiasi ricerca, analisi o rappresentazione di situazioni avente ad oggetto titoli di emittenti quotati, emittenti quotati o settori industriali, che contiene previsioni sull'andamento futuro e che, esplicitamente o implicitamente, fornisce un consiglio di investimento, predisposta o diffusa da soggetti abilitati o da soggetti in rapporto di controllo con essi

l'analista finanziario quale soggetto in possesso dei requisiti di onorabilità e di specifiche e comprovate esperienze in materia di studi definiti con regolamenti della Consob.

L'articolo 2, integrando l'articolo 6, comma 2, del Testo unico, estende la vigilanza regolamentare della Consob all'attività degli analisti finanziari, con particolare riferimento:


alle regole necessarie ad assicurare la correttezza dello svolgimento dell'attività di predisposizione e di divulgazione degli studi, nonché a prevenire o, comunque, gestire correttamente eventuali situazioni di conflitto di interessi tra lo svolgimento di questa attività e le altre attività svolte dai soggetti abilitati o da altri soggetti ad essi legati da rapporti di controllo;

alla individuazione dei criteri per la definizione e l'accertamento dei requisiti di onorabilità, esperienza e professionalità degli analisti finanziari.

L'articolo 3, aggiungendo un articolo 25-bis nel Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, consente agli intermediari autorizzati o ai soggetti in rapporto di controllo la predisposizione e la diffusione degli studi, precisando che essi devono avvalersi di soggetti in possesso di requisiti di onorabilità e di specifiche e comprovate esperienze e professionalità.
Inoltre, si attribuisce alla Consob il compito di disciplinare le modalità di predisposizione e diffusione degli studi da parte dei soggetti abilitati, al fine di assicurarne la correttezza, l'imparzialità, la completezza e la chiarezza.
L'articolo 4, modificando il comma 5 dell'articolo 114 del Testo unico, demanda alla Consob il compito di stabilire in quali casi e con quali modalità devono essere fornite informazioni al pubblico sugli studi e sulle statistiche concernenti titoli di emittenti quotati o settori industriali, elaborati da emittenti quotati, da soggetti abilitati o dai c.d. analisti indipendenti.
L'articolo 5, aggiungendo un ulteriore articolo (articolo 114-bis) al Testo unico, detta disposizioni relative agli analisti cosiddetti indipendenti, intesi quali soggetti che svolgono in modo professionale l'attività di predisposizione e diffusione di studi, diversi dai soggetti abilitati o da emittenti titoli quotati o da soggetti legati da rapporti di controllo con questi ultimi. In particolare, si dispone l'estensione agli analisti indipendenti delle norme previste dagli articoli precedenti per i soggetti abilitati, relativamente alla professionalità e onorabilità degli analisti, alla correttezza, imparzialità, completezza e chiarezza degli studi, alle norme comportamentali, nonché ai relativi poteri della Consob.
L'articolo 6, intervenendo su diverse disposizioni del Testo unico, prevede apposite sanzioni per la violazione delle norme sulla predisposizione e divulgazione degli studi introdotte dalle lettere precedenti.
In particolare, si prevede, per l'inosservanza delle disposizioni introdotte dagli articoli 3 e 5, l'arresto da sei mesi a tre anni e l'ammenda da 5.000 a 50.000 euro, con pubblicazione della relativa sentenza su almeno due quotidiani a diffusione nazionale.
Il comma 3 disciplina le sanzioni amministrative specificamente applicabili agli analisti finanziari che violino le norme del D.Lgs. n. 58 del 1998, come modificato dal testo in esame, o le disposizioni generali emanate dalla Consob in forza di esso. Si precisa che a tali sanzioni, nonché alle sanzioni per violazione degli obblighi di informazione societaria di cui all'articolo 193 del D.Lgs. n. 58 del 1998, trova applicazione la disciplina generale in materia di delle sanzioni amministrative di cui alla legge n. 689 del 1981, ad eccezione delle norme in materia di pagamento in misura ridotta.
Le sanzioni sono applicate dalla Consob con provvedimento motivato, previa contestazione degli addebiti agli interessati e valutate le deduzioni da essi presentate nei successivi trenta giorni. Nello stesso termine gli interessati possono altresì chiedere di essere sentiti personalmente.
L'articolo 7 stabilisce che la Consob è tenuta ad emanare, entro sei mesi dall'entrata in vigore della provvedimento in esame, le disposizioni regolamentari di cui agli articoli 2, 3 e 4.


segue ....
 
http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/sk3500/relazion/32270a.htm



Alcune considerazioni sull'importanza della proposta.

L'intervento prospettato dalla proposta in esame assume una importanza esemplare sul piano del metodo e dei rapporti tra il Parlamento e il Governo.
Il Parlamento si "riappropria" della competenza a legiferare nelle materie relative all'assetto dei mercati finanziari. E' la prima volta in questa legislatura che un provvedimento organico di modifica della disciplina del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria giunge all'esame dell'Aula, superando la convinzione per cui l'alta tecnicità e complessità della disciplina dei servizi finanziari non rende possibili o opportune iniziative legislative parlamentari.
In effetti, negli ultimi anni la normativa primaria in materia è stata adottata mediante un ampio ricorso alla delega legislativa la quale, a sua volta, soprattutto dopo l'adozione del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, rinvia alla regolamentazione posta in essere dalla autorità di vigilanza.
Questo modello decisionale, articolato su più livelli, risponde alla obiettiva esigenza di assicurare alla normativa la qualità tecnica e la flessibilità rese necessarie dalla forte dinamicità e dalla costante evoluzione dei mercati finanziari. Si tratta di un modello radicato negli ordinamenti di altri paesi sviluppati e in via di consolidamento anche nell'ordinamento comunitario, mediante l'applicazione delle raccomandazioni contenute nel rapporto finale del comitato dei saggi presieduto da A. Lamfalussy.
Ciò non significa, tuttavia, che il Parlamento deve astenersi da iniziative legislative nel settore, limitandosi ad attendere e ad approvare disegni di legge delega, che prevedano l'attribuzione di ampi poteri al Governo.
Al contrario, proprio l'articolazione dei poteri decisionali su più livelli valorizza il ruolo del Parlamento sul piano dell'indirizzo politico e della supervisione generale della rete di centri decisionali operanti nell'ordinamento.
La centralità della funzione parlamentare risiede, in tal modo, nella sua attitudine a garantire la coerenza, la trasparenza e la tenuta complessiva di un sistema policentrico, stabilendo, attraverso la definizione di principi e regole generali, il quadro unitario nel quale devono esplicarsi le competenze normative del Governo e delle competenti autorità di settore.
Queste conclusioni trovano poi conferma nell'attuale quadro economico e finanziario internazionale. Gli scandali finanziari e gli elementi di criticità richiamati in precedenza rendono evidente la necessità di correzioni e integrazioni della normativa vigente che, per la loro incidenza e ampiezza, non possono che essere operate nella più alta sede politica quale è il Parlamento.
Merita citare, al riguardo, i due esempi più significativi: la legge Sarbanes-Oxley negli Stati Uniti e il progetto di legge di "Sécurité financière", approvato dalla Assemblèe Nationale e attualmente all'esame del Senato in Francia.


La compatibilità della proposta con l'ordinamento comunitario.

Nel corso dell'esame in Commissione il Governo ha ribadito di non avere obiezioni specifiche da formulare sul contenuto della presente proposta di legge, ma ha, tuttavia, rilevato l'opportunità di disciplinare l'attività di analisi finanziaria in sede di recepimento della Direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa all'abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato (abusi di mercato).
Indubbiamente le disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5 della proposta di legge in esame recepiscono le previsioni in materia di ricerca e analisi in materia di strumenti finanziari o di emittenti di strumenti finanziari di cui alla Direttiva 2003/6/CE.
In particolare, l'articolo 6, paragrafo 5, della direttiva impegna gli Stati membri ad adottare norme adeguate "che garantiscano che le persone che producono o diffondono ricerche riguardanti strumenti finanziari o gli emittenti di strumenti finanziari o le persone che producono o diffondono altre informazioni che raccomandano o propongono strategie di investimenti destinate ai canali di divulgazione o al pubblico, vigilino con ragionevole diligenza affinché l'informazione sia presentata correttamente e comunichino ogni loro interesse o indichino l'esistenza di conflitti di interessi riguardo agli strumenti finanziari cui l'informazione si riferisce".
In base al paragrafo 7 del medesimo articolo, al fine di garantire il rispetto delle previsioni di cui, tra l'altro, al citato paragrafo 5, l'autorità competente a livello nazionale "può adottare tutte le misure necessarie a garantire che il pubblico sia correttamente informato".
Il successivo paragrafo 10 demanda alla Commissione il compito di adottare, secondo la procedura del comitato di regolamentazione, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 2, disposizioni di applicazione riguardanti, tra l'altro, "le modalità tecniche applicabili alle varie categorie di persone di cui al paragrafo 5 per la corretta presentazione delle ricerche e di altre informazioni che raccomandano una strategia di investimento, e per la divulgazione dell'esistenza di interessi specifici o di conflitti di interesse di cui al paragrafo 5".
Appare evidente che le citate disposizioni della direttiva riguardano aspetti importanti ma specifici della disciplina dell'attività finanziaria. La presente proposta di legge contiene, invece, una disciplina organica e generale dell'attività in questione, che include anche gli aspetti connessi alla direttiva, ai quali assicura piena ed effettiva attuazione, ma non si esaurisce in essi.
Esiste, quindi, soltanto una parziale sovrapposizione tra l'ambito della proposta di legge e quello della direttiva, in sede di recepimento della quale risulterebbe, peraltro, improprio e ultroneo prevedere l'adozione di una normativa organica relativa agli analisti finanziari.
Questa considerazione trova una conferma piena e definitiva nel fatto che il Governo ha presentato, il 22 luglio, un emendamento al disegno di legge comunitaria, all'esame del Senato in seconda lettura (A.S. 2254), con il quale si limita ad inserire nell'allegato B al medesimo disegno di legge la direttiva 2003/6/CE, senza indicare appositi principi e criteri di delega. Credo che questo emendamento, nella sua essenzialità, valga a smentire definitivamente l'argomentazione per cui il recepimento della direttiva sugli abusi di mercato sia la sede più adeguata per introdurre la disciplina generale dell'analisi finanziaria.
Va poi evidenziato che, in ogni caso, il recepimento della direttiva in parola non dovrebbe intervenire in tempi rapidi. Il disegno di legge comunitaria dovrebbe essere approvato dal Senato soltanto in settembre e, alla luce delle modifiche introdotte, richiederà una terza lettura da parte della Camera. Dopo di che, tenuto conto della complessità e delicatezza della materia e del fatto che il termine per il recepimento della direttiva stessa è fissato al 12 ottobre 2004, saranno presumibilmente necessari diversi mesi per la predisposizione del relativo schema di decreto legislativo e per l'espressione del parere parlamentare.
Questi tempi non appaiono compatibili con l'urgenza di colmare, alla luce delle vicende richiamate in precedenza, l'attuale vuoto normativo.
La presente proposta di legge, invece, se l'iter al Senato sarà celere come alla Camera, potrebbe consentire entro la fine dell'anno l'introduzione di un quadro legislativo chiaro e organico.
Sempre con riferimento alla compatibilità della proposta in esame con la normativa comunitaria, si osserva che la lettera a) del comma 1 dell'articolo 1, la quale ricomprende tra i servizi accessori a quelli di investimento anche l'attività di predisposizione e diffusione degli studi, anticipa in sostanza il recepimento di una analoga previsione contenuta nella proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi di investimento e ai mercati regolamentati (COM/2002/0625 def.).
La proposta, la quale modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE, relative ai servizi di investimento, nell'allegato I, sezione B, recante l'elenco dei servizi accessori ai servizi di investimento, indica, infatti, la "ricerca in materia di investimenti e analisi finanziaria o altre forme di raccomandazione generale riguardanti le operazioni su strumenti finanziari".
La relazione della Commissione europea alla proposta di direttiva in esame rileva che l'inclusione tra i servizi accessori della consulenza in materia di investimenti e dell'analisi finanziaria risponde all'esigenza di assicurare che la comunicazione, ai clienti o al vasto pubblico, di raccomandazioni generali in materia di investimenti relative alle operazioni su strumenti finanziari, in forma di analisi finanziarie o di studi o in altra forma, sia "effettuata nel rispetto di elevati standard etici e professionali, per evitare di ledere gli interessi dei destinatari delle informazioni".
Inoltre, l'articolo 16 della proposta di direttiva prescrive che le imprese di investimento adottino qualsiasi misura ragionevole per identificare i conflitti di interesse che potrebbero insorgere tra tali imprese, dirigenti e dipendenti inclusi, e i loro clienti, o tra due clienti, al momento della prestazione di qualunque servizio di investimento o servizio accessorio o di una combinazione di tali servizi.
La coerenza della proposta di legge in esame con il quadro delineato dalla normativa comunitaria è comprovata, sia pure indirettamente, dagli indirizzi assunti dai Legislatori di altri Paesi comunitari. In particolare, in Francia è stata presentata una proposta di legge, confluita nel citato disegno di legge di "Sécurité financière". Tale disegno di legge, anticipando anch'esso il recepimento di alcune disposizioni della medesima direttiva sugli abusi di mercato, riconosce e disciplina l'attività degli analisti, richiedendo che essi abbiano adeguate e comprovate esperienze professionali e che le stesse possano essere accertate anche attraverso esami fissati dall'Autorità dei mercati finanziari.
Appare, infine, opportuno ricordare che la citata Commissione di studio presieduta dal professor Galgano, nella propria relazione conclusiva, ha raccomandato, relativamente agli analisti finanziari, di "attendere, o eventualmente anticipare, le linee emergenti dai progetti di direttive UE sul Market abuse e sui servizi di investimento" (paragrafo 6, punto B, della relazione conclusiva).
Dalle considerazioni sopra riportate emerge con evidenza la necessità di una rapida adozione della proposta di legge in esame, la quale appare idonea a dotare il nostro Paese, nel quadro della disciplina comunitaria, di una normativa all'avanguardia.


LETTIERI, Relatore.
 
Ci si avvia all'albo pubblico degli analisti?

E' da notare come il termine "consulenza" sia usato anche a sproposito: cosa c'entra la consulenza con un report su di un titolo?

Un'intepretazione troppo estesa di "rappresentazione di situazioni" può tirare dentro la disciplina delle analisi qualsiasi cosa, anche un intervento in un forum web di finanza.

E' da notare, inoltre, come le pene previste siano spropositate: non è comminando mega-sanzioni, che poi nessuno paga (vedasi i tanti ricorsi vinti in appello dalle Sim e dalle Sgr contro la Consob), che si disciplina la materia.

Notare anche come il Parlamento si premuri di emanare disposizioni che, in genere, è la Consob a redigere, data la competenza in materia. Il bello è che si vantano pure di ciò:


Il Parlamento si "riappropria" della competenza a legiferare nelle materie relative all'assetto dei mercati finanziari. E' la prima volta in questa legislatura che un provvedimento organico di modifica della disciplina del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria giunge all'esame dell'Aula, superando la convinzione per cui l'alta tecnicità e complessità della disciplina dei servizi finanziari non rende possibili o opportune iniziative legislative parlamentari.

anticipa in sostanza il recepimento di una analoga previsione contenuta nella proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi di investimento e ai mercati regolamentati.


Strano che non intervengano per altri argomenti della materia, molto più urgenti: bloccare gli analisti indipendenti (perché di questo si tratta, gli istituzionali hanno tutti gli strumenti per adeguarsi) è più importante rispetto all' evitare le vendite di obbligazioni di società a rischio fallimento, magari con cui l'intermediario ha altri rapporti in corso, vedi i finanziamenti alla Cirio su cui si indaga a Monza.

Certamente, un simile provvedimento prende di mira la consulenza indipendente: che si tratti solo di un assaggio di quanto ci aspetta il prossimo anno allorché, dopo l'approvazione in Parlamento Europeo della Direttiva sui DSI, si tratterà di disciplinare l'intera consulenza indipendente, a quel punto tornata servizio di investimento?

Adesso gli analisti, tra poco i consulenti (con la scusa della "adeguata regolamentazione" mi attendo requisiti talmente esagerati da far desistere molti). Ed ecco che gli investitori potranno rivolgersi con fiducia (...) a banche e sim, le stesse banche e sim che hanno saputo...proteggerli da tre anni di ribasso delle borse.
 
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