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LA GUERRA RUSSO-AMERICANA LIMES 6-2022
MA GLI AMERICANI
FAREBBERO MEGLIO
DEI RUSSI? di David E. JOHNSON (RAND Corporation)

Perché per Washington e alleati è rischioso considerare l’esercito
di Mosca una raffazzonata armata Potëmkin. I criteri con cui gli
analisti occidentali giudicano quanto accade in Ucraina potrebbero
essere fuorvianti. Il pericolo della tracotanza.


1. QUEI POVERACCI DEI RUSSI STANNO
fallendo in Ucraina. I loro soldati, mal preparati e non professionali, non sanno
condurre operazioni interforze. E anche se fossero addestrati e pronti, il loro corpo
uffciali è incompetente, pieno di corrotti yes-men e incapace di impiegarli in modo
effcace. L’ultima dimostrazione dell’inettitudine dei russi è l’annichilimento dell’unità
che ha tentato di attraversare il fume Donec nel Donbas. Il ministero dell’Interno
ucraino (non una fonte neutra) ha riferito che la brigata impegnata in quell’operazione
ha sofferto perdite pesanti: «Settanta veicoli corazzati russi hanno preso
fuoco a causa dei colpi d’artiglieria delle nostre Forze armate. Dei 550 uomini in
servizio nella brigata russa, 485 sono stati uccisi» 1.
Questo è quello che ci è stato raccontato. Ma le cose stanno davvero così?
I commentatori occidentali generalmente si accontentano di questa narrazione
e hanno usato il fasco sul fume come ennesima dimostrazione di un esercito
che continua a faticare di fronte alla determinata resistenza delle forze ucraine,
ben addestrate e motivate. In un articolo sul Wall Street Journal, alcuni
esperti militari hanno passato al microscopio le lacune russe, attribuendole principalmente
a una preparazione inadeguata e a una cattiva leadership. Hanno
detto che quei molti fallimenti «indicano problemi più in alto nella catena di
comando» 2.
E se invece gli analisti stessero traendo le lezioni sbagliate, attraverso lenti viziate
dai loro pregiudizi, dalla loro tracotanza? E se la variabile chiave non fosse la
professionalità dell’esercito russo bensì la natura di questa guerra?

1. D. KARLOVSKYI, «In the Donbas, the Armed Forces bombed the occupiers’ crossing of the Siverskyi
Donets», Ukrayinska Pravda, 22/5/2022.
2. D. MICHAELS, «Ukraine’s Forces Sink Russian River Crossings, Inficting Heavy Damage», The Wall
Street Journal, 23/5/2022.


Come vedremo, le dottrine russe e statunitensi per le operazioni di attraversamento
dei fumi sono simili, così come lo sono molte altre manovre. Se il fallimento
russo è attribuibile a ragioni di personale, allora la guerra non mette in dubbio
le capacità e le dottrine degli Stati Uniti – a patto che siano condotte da professionisti.
Ma se il problema non è umano, allora anche gli approcci americani potrebbero
essere invalidati. Di qui la domanda: le forze statunitensi farebbero meglio dei
russi in una guerra come quella d’Ucraina?
2. Questa moda dei russi imbranati è nuova. Molti, se non quasi tutti gli analisti
militari pensavano che la guerra sarebbe fnita in fretta con un fatto compiuto di
Mosca. L’Armata russa è scesa giù in città: resistere è inutile!
Molte di queste valutazioni erano basate sui giochi di guerra relativi ai paesi
baltici 3. Le simulazioni mostravano che i russi sarebbero arrivati a Tallinn e a Riga
in sessanta ore. Viste la geografa e la modesta presenza di truppe, si trattava di
conclusioni plausibili. La capitale lettone dista soltanto 200 chilometri circa dal
confne e i tre paesi sono essenzialmente una sottile striscia fra il mare da una parte
e Russia e Bielorussia dall’altra. C’è inoltre la militarizzata exclave di Kaliningrad,
che si affaccia sulla breccia di Suwałki e controlla l’accesso via terra ai baltici dalla
Polonia. Infne, in qualunque scenario di invasione, le forze della Nato nelle tre
repubbliche, ai livelli previsti dalle simulazioni, sarebbero state inferiori sia in termini
di truppe sia di munizioni.
L’aggressione dell’Ucraina non è ovviamente andata come se l’aspettavano gli
analisti occidentali, per non parlare dei russi. Ma l’Ucraina non è un paese baltico.
Ha profondità strategica e sostanziose forze militari, riorganizzate e addestrate sotto
la supervisione della Nato sin dal confitto del 2014. Riceve massicce forniture di
materiali da ovest, generalmente non ostacolate.
Eppure, ora gli osservatori occidentali sono passati dal sopravvalutare la potenza
militare russa al sottovalutare la sua prestazione in Ucraina. Forse è tempo di
fare un bel respiro e, semplicemente, di valutare.
3. Gran parte delle analisi sembra spiegare questi sorprendenti fallimenti con
una differenza cruciale: i russi non sono come noi.
Una recente valutazione del Modern War Institute di West Point è emblematica
dell’attuale consenso sui talloni d’Achille delle forze di Mosca: scarso addestramento
e poca esperienza; i soldati sono guidati male; il corpo dei sottuffciali non
ha la stessa libertà nel comando della missione che hanno le Forze armate statunitensi
e occidentali. Per questo, il vantaggio ucraino sta nell’«aver cercato di modellare
i suoi militari sugli standard Nato e Usa, per esempio costruendo il corpo di
sottuffciali partecipando a programmi come il Defence Education Enhancement
Programme» dell’Alleanza 4. Dunque, nelle parole di un analista, «le forze russe, che

3. D.A. SHLAPACK, M. JOHNSON, Reinforcing Deterrence on NATO’s Eastern Flank, Rand Corporation,
2016.
4. R.H. SHULTZ, B. BRIMELOW, Russia’s Potemkin Army, Modern War Institute at West Point, 23/5/2022.
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molti ritenevano le seconde del pianeta, hanno seri limiti. Hanno dimostrato di
saper mascherare con nuovi carri e luccicanti aerei i problemi nel comando e nelle
prestazioni, fnché non si sono trovati a combattere» 5.
In breve, la Russia ha un’armata Potëmkin.
Diffcile negare i sintomi. Ma se la diagnosi fosse sbagliata? E se le forze occidentali
fossero affette da un simile malessere, ma non fossero in grado di vederlo
a causa delle superfciali valutazioni sui russi?
Sotto questo proflo, il caso dell’attraversamento del fume è particolarmente
istruttivo. Tutte le fonti citate nel suddetto articolo del Wall Street Journal enfatizzano
la diffcoltà di questo tipo di operazione. I commenti del generale di brigata
in pensione Peter DeLuca sono indicativi: «Ogni combattimento dovrebbe essere
un balletto altamente orchestrato di violenza cinetica, umani, veicoli e aerei (…)
l’attraversamento di un fume è una delle manovre più complicate». Dunque, «tutto
deve essere coordinato per essere effcace e non lo abbiamo visto fare ai russi in
Ucraina». Un geniere di un commando britannico, Tony Spamer, si inserisce basando
i propri pareri sulla sua esperienza in Afghanistan: «Non ci saremmo mai presentati
in un posto provando a vedere come andava». Le sue unità «prima di entrare
in azione, avrebbero condotto fno a sette prove a bassa velocità alla base, accelerando
il ritmo ogni volta per togliere minuti a questa pericolosa operazione».
I professionisti citati nell’articolo scendono nei dettagli di come avrebbero
condotto diversamente l’operazione: ricognizione elaborata, messa in sicurezza
della riva opposta, fnti attraversamenti altrove, uso di fumogeni per oscurare i
movimenti, eccetera. L’ironia, nota l’articolo, è che tutto questo è anche nei manuali
russi: «Le truppe coinvolte sembrano aver ignorato la loro stessa dottrina militare,
lanciandosi in un tentativo affrettato per una manovra che richiede una pianifcazione
attenta, vaste risorse e una stretta supervisione». Così, la probabile ragione
del disastro russo sul fume Donec è che «gli alti comandi stanno spingendo per
una vittoria che le truppe non sono preparate a conseguire».
Tuttavia, altrove, attorno a Izjum, i russi hanno condotto con successo diversi
attraversamenti dello stesso corso d’acqua 6. I media sono poco attenti a questi risultati,
così come ad altre operazioni andate a buon fne e ai fallimenti degli ucraini.
È probabilmente il frutto di una sofsticata campagna d’informazione ucraina
sull’intero spettro mediatico, rafforzata dalle positive storie di giornalisti attentamente
gestiti dal governo di Kiev. Il controllo sulle informazioni è irrobustito
dall’eccellente sicurezza operativa dei militari.
E poi è stato l’esecutivo ucraino a diffondere il video del fallito attraversamento
del fume. D’altronde, non ci si può aspettare altro da chi è impegnato in un
confitto esistenziale in cui le narrazioni mediatiche internazionali giocano un ruolo
decisivo per raccogliere sostegno. Tuttavia, chi si fa accattivare dalle storie dei
disastri russi dovrebbe chiedersi il perché. Forse la risposta è che le troviamo attraenti
perché ci rassicurano della competenza nostra e delle nostre Forze armate.

5. Ibidem.
6.


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4. Accusare i russi di non saper mettere in pratica le proprie dottrine ci rassicura
perché esse sono similissime alle nostre e così siamo esonerati da ogni necessità
di esaminarle attentamente.
La dottrina sull’attraversamento dei fumi si basa generalmente sulle dure lezioni
apprese da tutti gli eserciti durante la seconda guerra mondiale in Europa.
Forse l’esempio più tragico è stato il tentativo di superare il fume Rapido nel gennaio
1944 durante la campagna d’Italia. L’operazione è fallita di fronte alla determinata
opposizione tedesca e terminò con molte perdite americane. Ci sono stati
anche casi di successo 7, il più notevole quello del 22 marzo 1945, quando la Quinta
divisione di fanteria della 3a Armata di Patton ha passato il Reno presso Nierstein
di notte, «la prima volta di un attraversamento in barca da parte di un esercito invasore
dai tempi di Napoleone Bonaparte». Un altro famoso esempio è stata la
presa del ponte Ludendorff a Remagen il 7 marzo 1945.
Il secondo confitto mondiale è stato l’ultimo in cui l’esercito americano e quello
russo hanno attraversato un fume contro un avversario competente e ben armato.
Le operazioni in Afghanistan erano generalmente discrezionali: benché complesse,
incontravano scarsa opposizione. E non erano una componente importante
del successo delle operazioni. Nella seconda guerra mondiale sì. In Ucraina sì. Di
qui il senso di urgenza dei russi.
Questa parentesi storica evidenzia il reale malessere dei russi e degli osservatori
occidentali: una cronica inesperienza di combattimenti offensivi contro un avversario
capace e, nei termini specialistici odierni, in grado di contestare tutte le
dimensioni belliche in una guerra protratta che genera numerose perdite. Né la
Russia né l’Occidente vantano esperienze operative rilevanti nell’attuale guerra da
oltre una generazione – se non addirittura dal secondo confitto mondiale.
Con esperienza operativa, intendo schierare, manovrare e supportare grandi
formazioni in operazioni interforze contro un nemico esperto, ben armato, determinato
a combattere e in grado di farlo. Le Forze armate di entrambi hanno ai loro
vertici veterani con anni di combattimenti alle spalle. Dagli anni Novanta, la Russia
è stata impegnata in Cecenia, Georgia, Crimea, Ucraina, Siria – e altri paesi ancora,
contando i mercenari del Gruppo Wagner. Gli Stati Uniti e molti dei loro alleati
Nato sono veterani dell’Afghanistan e dell’Iraq. Tuttavia, le operazioni Desert
Shield, Desert Storm e Iraqi Freedom, le ultime campagne su vasta scala, hanno
affrontato avversari nettamente inferiori e si sono svolte in un ambiente in cui gli
americani godevano della supremazia aerea e del totale controllo del mare.
La guerra russo-ucraina ha superato i cento giorni, poco per qualunque grande
confitto. Conviene ricordare che i tedeschi impiegarono dal 7 luglio al 26 settembre
1941 per raggiungere e prendere Kiev nell’operazione Barbarossa contro i sovietici.
La situazione sembra evolversi verso una lunga guerra di logoramento.
Dunque, la strategia russa, fatta di manovre limitate e di artiglieria pesante, potreb-

7. C.P. CHEN, «Crossing the Rhine», World War II Database.
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be ancora essere adeguata 8. Ed è al di fuori dell’esperienza di qualunque uffciale
occidentale in servizio.
All’inizio della guerra, la Russia aveva assegnato personale attivo e grandi sistemi
d’arma in notevole soprannumero rispetto all’Ucraina, circa due a uno. Dati
precisi sulle perdite umane e di materiale sono diffcili da ottenere, in particolare
da Kiev, che comprensibilmente li considera un segreto nazionale. Nondimeno, se
le cifre fornite dalle due parti si avvicinano alla realtà, entrambe stanno soffrendo
importanti livelli di logoramento, specie per quanto riguarda il personale.
In quel caso, se la guerra continuasse ancora molto a lungo, l’Ucraina sarebbe
in grande pericolo. «È ovviamente nella natura delle cose che, al di là della potenza
relativa dei due eserciti, una forza più piccola si esaurirà più velocemente di una
più grande; non può resistere tanto a lungo e dunque il raggio delle sue operazioni
nel teatro è destinato a restringersi». L’osservazione di Clausewitz vale oggi quanto
nel XIX secolo. Resta da vedere se la Russia, con la sua intatta ma non addestrata
riserva di manodopera potrà mantenere forze utili sul campo più a lungo dell’Ucraina,
la quale pure sta mobilitando riservisti e volontari.
I militari occidentali sono condizionati anche da quella che Jeffrey Record
chiama «fobia delle perdite» 9. Lo studioso ne rintraccia le origini nella guerra in
Vietnam, ma nota che le sue moderne implicazioni si sono manifestate pienamente
nell’operazione Allied Force in Kosovo. La sua tesi è che i decisori politici e
militari statunitensi ritengono che «l’uso opzionale della forza dovrebbe essere
pronto a sacrifcare anche l’effcacia operativa pur di evitare perdite» e che nella
guerra contro la Serbia «proteggere le forze aveva la priorità sulla missione». A sostegno
di questa conclusione, Record cita l’allora capo degli Stati maggiori riuniti,
generale Hugh Shelton: «La lezione apicale appresa nell’operazione Allied Force è
che il benessere dei nostri deve rimanere la nostra prima priorità».
Di conseguenza, i militari occidentali si sono massicciamente dedicati a proteggere
la forza. Ciò è stato possibile grazie alla natura discrezionale della maggior
parte delle recenti operazioni. C’era poi l’onnipresente timore che la presunta avversione
popolare ai caduti in battaglia avrebbe potuto imporre cambi alla politica.
Il che non vuol dire che le guerre irregolari in Afghanistan e in Iraq non siano
state brutali e sanguinose. Lo sono stati a ogni livello: individuale, di squadra, di
plotone, di compagnia. Ma le operazioni non hanno quasi mai richiesto l’impiego
di grandi formazioni in manovre interforze.
In oltre vent’anni di guerra in Afghanistan, non è stata persa una singola posizione
a livello di plotone. I caduti erano pochissimi, anche per gli standard del
Vietnam. Il supporto medico era rapido e completo. I combattimenti erano mortali
solo a livello terrestre, mentre l’Aeronautica operava perlopiù impunita, al di
fuori della gittata delle contraeree nemiche e perdendo quasi esclusivamente elicotteri
in operazioni a bassa quota.

8. C. DUNLAP, «Dr. Dave Johnson’s warning on brute force in Ukraine: “This is What the Russians Do”»,
Lawfre, 3/5/2022.
9. J. RECORD, «Failed States and Casualty Phobia: Implications for Force Structure and Technology Choices»,
Center for Strategy and Technology-Air War College, settembre 2000.
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L’Ucraina ha nettamente dimostrato l’elevato costo umano della guerra ad alta
intensità. Le perdite russe sul fume Donec e altrove segnalano che in questo tipo
di confitto le compagnie, i battaglioni e anche le formazioni più grandi possono
essere annichilite in un battito di ciglia, con un gran numero di caduti e feriti in
combattimento e con signifcative perdite di materiale.
In Ucraina assistiamo dunque al ritorno dell’imperativo di preservare, non di
proteggere, la forza. Questo cambio di mentalità bordeggia l’eresia nell’attuale cultura
militare occidentale. In Ucraina, la Russia lo sta imparando con le cattive. È
ragionevole chiedersi se i governi occidentali (dei civili neanche a parlarne) si siano
preparati o meno a un confitto che potrebbe comportare migliaia di caduti e molti
più feriti in poche settimane. Tale macelleria risveglierebbe la passione della popolazione
descritta da Clausewitz, anche in paesi con eserciti di volontari? Questo
livello di perdite potrebbe sfdare o addirittura rovesciare la politica del governo?
Il fatto che i russi stiano ricostituendo intere unità con le reclute e con i sopravvissuti
di altre unità decimate è una dura realtà dei combattimenti protratti e ad
alta intensità. Nella seconda guerra mondiale le divisioni di fanteria statunitensi
partivano composte da 15 mila soldati: nei 443 giorni di battaglia in Nord Africa,
Sicilia ed Europa, la Prima divisione di fanteria ha visto cadere 20.659 uomini.
L’alto numero di caduti nella guerra d’Ucraina chiama in questione anche la
capacità degli eserciti occidentali di mantenere forze da combattimento adeguate
in operazioni diverse dalle guerricciole combattute sinora. Si parla molto dei russi
che mobilitano in fretta e furia le riserve per compensare le perdite. Ma, come dimostrato
dalle guerre napoleoniche in avanti, la leva di massa è un requisito dei
confitti prolungati. Sia i russi sia gli ucraini hanno sistemi in vigore per la coscrizione
dei propri cittadini. La pratica è stata abbandonata, con tutta la necessaria
infrastruttura di supporto, nella maggior parte dei paesi occidentali. Quello di Mosca
e Kiev è dunque un gesto disperato o piuttosto prudente?
Benché per molti aspetti la guerra d’Ucraina echeggi grandi confitti del passato,
come la seconda guerra mondiale o quella di Corea, essa presenta anche diverse
nuove dimensioni. Una in particolare probabilmente spiega il fallito attraversamento
del Donec: l’ubiqua sorveglianza del campo di battaglia. Gli ucraini dicono
di aver scoperto il tentativo russo attraverso la ricognizione aerea. Le potenziali
fonti di questa informazione sono molto più numerose e variegate anche rispetto
ai confitti più recenti. Includono un’ampia gamma di droni, immagini satellitari
fornite da privati, intelligence occidentale eccetera.
Questa nuova realtà implica che una formazione relativamente grande non si
può nascondere. La sorpresa, in particolare per operazioni conducibili in pochi
punti, potrebbe non essere più possibile. Anche le manovre di distrazione potrebbero
rivelarsi inutili. Infne, vista la sofsticazione della sensoristica, pure i fumogeni
potrebbero fornire schermi sempre meno effcaci.
5. Chi critica l’esercito russo non solo sbaglia. È pure pericoloso. Si attacca a
una dottrina che potrebbe essere del tutto superata nell’attuale ambiente operativo.

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È comprensibile che gli esperti militari osservino la guerra con le lenti delle loro
passate esperienze. Non essendo sul campo, molti osservatori si affdano ad analogie
delle guerre che conoscono, da Desert Storm alla fase iniziale di Iraqi Freedom.
Si fa bene a consultarli, vista la scarsità di conoscenze sulle operazioni militari
tra i decisori politici e tra la popolazione.
Ma così prevale l’idea che i fallimenti dei russi stiano nell’esecuzione, non
nella dottrina. Questi esperti inoltre offrono conclusioni confortanti: i buoni, che
somigliano a noi, stanno battendo i cattivi con il nostro aiuto. Noi siamo a posto.
Opinioni simili presentano due problemi.
Il primo è che convalidano gli attuali approcci americani alla guerra senza
guardare alle spiegazioni più profonde delle diffcoltà dei russi. Secondo i criteri
analitici dei militari statunitensi – dottrina, organizzazione, addestramento, materiale,
leadership, personale, strutture – i russi sono molto simili a noi, con due grandi
eccezioni: le loro ovvie carenze di leadership e personale. Questo dimostra la validità
delle dottrine, delle organizzazioni, dell’addestramento e del materiale che
abbiamo a disposizione o stiamo sviluppando per competere e forse combattere
con Cina e Russia. Che bisogno c’è di metterli in discussione se il vero problema
sono le persone e chi le guida?
Qualcuno dei dubbi ce li ha. «Penso che siamo ipercentralizzati, iperburocratici
e troppo avversi al rischio, l’opposto di ciò di cui avremo bisogno in ogni tipo
di guerra», ha detto il generale Mark Milley quando era capo di Stato maggiore
dell’Esercito.
Negli anni Settanta e Ottanta, lo U.S. Army si è rivolto alla Wehrmacht per capire
come combattere contro i sovietici 10. A spiegarglielo in una serie di incontri e
conferenze sono stati ex uffciali nazisti come il generale Hermann Balck e il generale
Friedrich von Mellenthin. Così, l’esercito ha adottato pratiche tedesche per
formare i militari, per professionalizzare gli uffciali, per incoraggiare i subordinati
a prendere l’iniziativa attraverso l’Auftragstaktik (confuita nello statunitense mission
command). Ma la tanto cantata Wehrmacht è stata distrutta dall’Armata Rossa,
un esercito che si pensava soffrisse degli stessi malanni oggi attribuiti ai russi.
Peraltro di quella sconftta esiste in Germania una versione revisionista, non
dissimile alla narrazione della «causa perduta» dei confederati nella guerra civile
statunitense. Robert Citino ha scritto che i tedeschi «descrissero l’armata sovietica
come un’orda ottusa e senza volto, nella quale gli uffciali costringevano i propri
uomini a ubbidire mediante il terrore e il dittatore Stalin faceva lo stesso con gli
uffciali. Non aveva alcuna fnezza. La sua idea di arte militare consisteva nello
spaccare tutto lungo il proprio cammino grazie ai numeri, alla forza bruta» 11. Così,
come nell’esercito dell’Unione, «la quantità trionfò sulla qualità. In altre parole, l’armata
migliore perse e scomparve sommersa dalla superiorità numerica dell’orda».

10. W.E. DEPUY, «Generals Balck and von Mellenthin on tactics: Implications for NATO military doctrine
», Bdm Corporation, gennaio 1980.
11. R.M. CITINO, The Wehrmacht Retreats: Fighting a Lost War, 1943, Lawrence 2016, University of
Kansas.
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Questa idea ha plasmato la rappresentazione americana delle forze russe durante
la guerra fredda. Riecheggia nelle valutazioni odierne, nonostante sia stata
smentita negli anni Novanta. Come ha detto l’ex colonnello e diplomatico Joel Rayburn
in un’intervista al New Yorker, «a un cattivo esercito è stato ordinato di fare
qualcosa di stupido» 12. Un tempo, ma anche oggi, ci si sarebbe dovuti chiedere:
perché le forze tedesche sono state distrutte da un avversario tanto inferiore? Forse
avere abbastanza soldati, materiale e un’indomabile volontà di combattere nonostante
i rovesci e le privazioni è esattamente quel che è davvero necessario per resistere
e vincere in una guerra fra pari. Ironicamente, sono gli stessi tratti esibiti
dagli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. Sono anche i tratti di cui ha scritto
Tolstoj a proposito dei russi che prevalsero su uno degli eserciti più celebrati della
storia: la Grande Armée di Napoleone. E sono la possibile spiegazione del continuo
sostegno dei russi a questa guerra, contro ogni scetticismo occidentale.
6. Questo ci conduce al secondo pericolo generato dalle valutazioni errate
sulle prestazioni dei russi: la tracotanza. Il non detto delle analisi occidentali è che
noi faremmo meglio dei russi perché siamo migliori di loro. Ma lo siamo davvero?
«Il nostro Esercito – i regolari, la guardia nazionale e la riserva – è la forza terrestre
meglio addestrata, meglio equipaggiata e meglio guidata che abbia mai visto
il campo». Queste parole del generale James McConville, pronunciate nell’assumere
la funzione di capo di Stato maggiore dell’Esercito nell’agosto 2019, non sono
preconfezionate, bensì profondamente sentite nell’Esercito e negli altri corpi. Il
motivo lo ha indicato lo stesso McConville: «Le persone sono sempre la mia priorità
numero uno: le persone del nostro Esercito sono la nostra maggiore forza e il
nostro sistema d’arma più importante». Di fronte a convinzioni tanto radicate, non
sorprende che i militari non conformi all’idea di guerra americana falliscano sul
campo di battaglia.
Queste idee diventano pericolose quando informano le valutazioni occidentali
dell’esercito ucraino. A oggi, la narrazione prevalente è che quest’ultimo si è
evoluto in una forza moderna, addestrata ai metodi occidentali. Qui sta il suo vantaggio.
È fatto di professionisti. Dunque vincerà. Proprio come noi vinceremmo
nella stessa situazione.
Tutto ciò è diffcile da dimostrare. Le valutazioni sull’abilità degli ucraini potrebbero
essere il rifesso di una certa tracotanza. Il titolo dell’articolo del Wall
Street Journal citato in precedenza è eloquente: è tutta una questione di «anni di
addestramento Nato».
Dovremmo ricordarci che le iniziative occidentali per riformare le Forze armate
ucraine sono cominciate soltanto dopo l’invasione russa del 2014. Molti degli
uffciali più anziani sono stati formati nel sistema sovietico. Quando nel 1996 visitai
l’Accademia militare di Kiev in qualità di direttore degli affari accademici della nostra
National Defense University, tutti i vertici erano ex uffciali sovietici. Alcuni

12. I. CHOTINIER, «Is the Russian Military a Paper Tiger?», The New Yorker, 21/4/2022.
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erano cittadini russi che avevano deciso di restare in Ucraina perché non sapevano
dove andare dopo il crollo dell’Urss.
Risultato: le Forze armate ucraine sono pervase dei modelli burocratici e di
addestramento d’epoca sovietica. Ricostruire le istituzioni da cima a fondo e cambiare
i comportamenti culturali richiede tempo. In particolare, creare un corpo di
sottuffciali meritocratico è uno sforzo ultradecennale che sta prendendo piede
soltanto ora ai livelli più bassi e intermedi. Molte delle tattiche impiegate dalle unità
maggiori assomigliano più a quelle russe che a quelle americane. Lo stesso vale
per l’equipaggiamento. Non ci sono segni che gli ucraini stiano eseguendo operazioni
offensive interforze. Ma è una capacità importante per passare dalla difesa
all’offesa, cioè per recuperare i territori perduti.
L’analisi della guerra d’Ucraina deve affrontare domande ancora inevase: e se
quest’idea che persone e capi di qualità sono l’ingrediente più importante della
guerra moderna fosse sbagliata? E se Stalin avesse avuto ragione nel dire che la
quantità ha una qualità tutta sua? In quel caso, gli ucraini potrebbero avere bisogno
di molta più assistenza per sopravvivere alla guerra di logoramento russa. Inoltre,
mentre pianifcano come competere e potenzialmente combattere con Russia e
Cina, gli Stati Uniti dovrebbero essere umili e mossi da un intenso desiderio di
mettere alla prova presupposti, concetti e capacità, invece di convalidare gli approcci
esistenti.
È successo alla Russia, potrebbe succedere a noi. Per questo dobbiamo capire
pienamente quel che sta accadendo sul campo di battaglia.*

(traduzione di Federico Petroni)
 
Cronologia di 8 anni di aggressioni della Russia all'Ucraina

https://war.ukraine.ua/it/da-quanto-dura-veramente-l-aggressione-della-russia-contro-l-ucraina/



guerra1.PNG
 
Official document signed for general mobilisation :

Fz6JqeBXsAAK6h7.jpg


....si segnalano code di auto al confine tra Ucraina e Polonia .... 8-)
 
Riporto, di seguito un lavoro svolto da Arianna Ciccone.
Vi sono anche i link dove trovare la documentazione.
Siccome la disinformazione a più di un anno dall'invasione continua a inquinare la discussione pubblica, abbiamo pensato potesse essere utile lavorare a due approfondimenti per ristabilire i fatti contro le narrazioni tossiche che ahimè hanno visto anche miei (ex ormai)"amici" giornalisti in prima linea sia direttamente in tv e sui loro giornali sia offrendo le loro piattaforme a personaggi indecenti, dei cialtroni mai visti a cui disgraziatamente si sono affiancate firme di peso e con un storia importante (un tempo le rispettavo e le consideravo come un faro per orientarmi fra le cose del mondo, oggi devo riconoscere di essermi sbagliata, non vi nego che è stata una mazzata terribile anche sul piano umano)...
Non sono letture facili, richiedono tempo e impegno. Spero davvero che possiate trovarle utili. Intanto a breve faremo anche un podcast intervista con l'autore di questo lavorone Andrea Braschayko.
Ucraina, ristabilire i fatti contro la propaganda
Prima Parte: la rivoluzione di Maidan e le sue conseguenze https://www.valigiablu.it/ucraina-propaganda-russa.../
Seconda parte: l’invasione della Crimea e la guerra in Donbas https://www.valigiablu.it/ucraina-invasione-crimea.../
Da oltre nove anni, la propaganda russa si concentra sugli stessi elementi per discreditare l’Ucraina e giustificare la propria ingerenza e invasione:
- L’artificialità dei confini statali ucraini, il complotto ordito da UE e NATO contro la Russia usando l’Ucraina come cavallo di ***** per distruggerla
- La questione nazista e il golpe di Euromaidan, il genocidio dei russofoni del Donbas provocato dal governo di Kyiv
- La mancanza di volontà dell’Ucraina di voler accettare una pace offerta da Mosca.
Rilanciare questi punti nella falsa convinzione di ampliare il pluralismo nel dibattito ha prodotto un’aura di credibilità attorno a temi inventati o nel migliore dei casi manipolati.
In questo approfondimento - diviso in due parti, che abbracciano l'ultimo decennio di storia ucraina - proviamo a decostruire la propaganda su vari livelli del Cremlino, incessantemente dedita, sin dal 2014, a una colpevolizzazione dell’Ucraina nelle radici profonde del conflitto. Serve più che mai una ricostruzione condivisa di ciò che è avvenuto in Ucraina in questi anni. Solo passando per un simile lavoro è possibile capire le radici dell'invasione e solo partendo dalle ragioni dell'invasione è possibile guardare alle possibili soluzioni.
Tramite i suoi propagandisti, e i più o meno indiretti emissari occidentali, il Cremlino ha tentato di sabotare la corretta comprensione delle cause del conflitto. In questa confusione, la Russia ha diffuso narrazioni a più livelli (geopolitico, bellico, etnico, linguistico, storico, per citare quelli più ricorrenti) nel quale la verità sulla guerra in Ucraina sembra diventare via via inarrivabile, riuscendo persino a confondere le acque su dati di fatto, come la presenza di un aggressore e un aggredito, nell’alveo di un relativismo estremo.
In un panorama informativo in cui la manipolazione e distorsione delle sempre più frenetiche e decontestualizzate notizie intorno alla guerra hanno creato, da una parte, assuefazione, e dall’altra la continua messa in discussione del diritto inalienabile di un paese a resistere contro un’invasione imperialista, ripercorrere le tappe chiave attraverso un approccio cronologico e analitico risponde all’esigenza di individuare dei punti fermi in quella crisi, ormai decennale, che ha sconvolto definitivamente gli equilibri dell’Europa, come pure del modo di raccontare una guerra.
 
Il Grande Trattato sull’amicizia, la cooperazione e il partenariato firmato a Kiev il 31 maggio 1997 dal presidente dell’Ucraina Leonid Kuchma e dal presidente russo Eltsin ... ha assicurato il riconoscimento formale dell’Ucraina come “Stato uguale e sovrano” con i firmatari che si sono impegnati a rispettare l’integrità territoriale dell’altro e l’inviolabilità dei confini “esistenti”.
Il Trattato fissava i principi del partenariato strategico come il riconoscimento dell’inviolabilità dei confini esistenti, il rispetto dell’integrità territoriale e l’impegno reciproco a non utilizzare il proprio territorio per nuocere alla sicurezza reciproca. Il trattato impediva all’Ucraina e alla Russia di invadere rispettivamente l’altro e di dichiarargli guerra.
In base all’accordo, entrambe le parti garantivano i diritti e le libertà dei cittadini degli altri Paesi sulla stessa base e nella stessa misura in cui prevedeva per i propri cittadini, salvo quanto prescritto dalla legislazione nazionale degli Stati o dai trattati internazionali. Ogni Paese avrebbe protetto nell’ordine stabilito i diritti dei suoi cittadini residenti in un altro Paese, in conformità con gli impegni previsti dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, da altri principi e norme universalmente riconosciuti del diritto internazionale, dagli accordi all’interno del Commonwealth degli Stati indipendenti. L’accordo, tra l’altro, confermava-con una certa preveggenza- l’inviolabilità dei confini dei Paesi, indipendentemente dal fatto che Russia e Ucraina non avessero finalizzato materialmente un confine.
Ukraine's EU trade deal will be catastrophic, says Russia
Yalta 22 Sep 2013

The Kremlin has warned Ukraine that if the country goes ahead with a planned agreement on free trade with the EU, it faces inevitable financial catastrophe and possibly the collapse of the state.

Russia is making a last-minute push to derail the integration agreement, which is due to be signed in late November. Instead, Moscow wants to lure its neighbour into its own alliance, a customs union with Belarus and Kazakhstan that critics have referred to as a reincarnation of the Soviet Union. Russia has made it clear that Ukraine has to choose between the two options and cannot sign both agreements.

At a discussion forum in the Black Sea resort of Yalta over the weekend, European politicians gathered to pepper Ukraine's president and political elite with encouragement to cement the country's turn away from Moscow and towards Brussels. At the same palace where in 1945 Joseph Stalin, Winston Churchill and Franklin Roosevelt met and carved up Europe, there were angry exchanges between western politicians and the Kremlin's point man on Ukraine.

Petro Poroshenko, Ukraine's former trade minister, gave Sergei Glazyev, adviser to President Vladimir Putin, a public dressing down in a discussion session during which the Kremlin man was faced with jeering and catcalls for demanding that Ukraine abandon the EU pact and turn to Russia. The minister said that it was the Kremlin's heavy-handed tactics and threats of a trade war that had made European integration inevitable.

"For the first time in our history more than 50% of people support European integration, and less than 30% of the people support closer ties with Russia," said Poroshenko. "Thank you very much for that Mr Glazyev."

Radek Sikorski, the Polish foreign minister, accused Russia of a "19th-century mode of operating towards neighbours", and said that it was only when Ukraine was properly allied with Europe that Russia would begin to respect the country. "Poland's relations with Russia are better now that we are a member of the EU and Nato," said Sikorski. "When the question is open people feel entitled to exert pressure; when the question is closed they have to live with a sovereign country."

Glazyev, speaking on the sidelines of the discussion, said the exact opposite was true: "Ukrainian authorities make a huge mistake if they think that the Russian reaction will become neutral in a few years from now. This will not happen."

Instead, he said, signing the agreement would make the default of Ukraine inevitable and Moscow would not offer any helping hand. "Russia is the main creditor of Ukraine. Only with customs union with Russia can Ukraine balance its trade," he said. Russia has already slapped import restrictions on certain Ukrainian products and Glazyev did not rule out further sanctions if the agreement was signed.

The Kremlin aide added that the political and social cost of EU integration could also be high, and allowed for the possibility of separatist movements springing up in the Russian-speaking east and south of Ukraine. He suggested that if Ukraine signed the agreement, Russia would consider the bilateral treaty that delineates the countries' borders to be void.

"We don't want to use any kind of blackmail. This is a question for the Ukrainian people," said Glazyev. "But legally, signing this agreement about association with EU, the Ukrainian government violates the treaty on strategic partnership and friendship with Russia." When this happened, he said, Russia could no longer guarantee Ukraine's status as a state and could possibly intervene if pro-Russian regions of the country appealed directly to Moscow.

"Signing this treaty will lead to political and social unrest," said the Kremlin aide. "The living standard will decline dramatically … there will be chaos."

Ukraine's cabinet of ministers signed the agreement last week, and the choice for European integration is about the only thing that all major Ukrainian politicians agree on. However, European leaders have frequently said in the past that they will only sign if President Viktor Yanukovych orders the release of Yulia Tymoshenko, the former prime minister jailed for seven years in 2011 on charges of abuse of office, which most observers believe to be politically motivated. She is currently under armed guard in a hospital, being treated for back problems.

Assorted European leaders again told Yanukovych over the weekend that he must free Tymoshenko. There are also concerns in Brussels about human rights, rule of law and corruption among the political elite in Ukraine. Ironically, however, the Russian pressure has led many Europeans to put their quibbles on the backburner.

"Russia's threats has made both Ukraine and Europe more serious about integration," said Oleksiy Haran, a Ukrainian political analyst. "It's now a matter of principle."
 
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L’Ucraina in fallimento
23 Febbraio 2019

A Bruxelles non se ne parla, ma tutti sanno che l’Ucraina è economicamente in fallimento. Nessuno lo dice apertamente perché dimostrerebbe che i soldi finora regalati a Kiev per motivi politici sono soldi gettati dalla finestra e perché comunque si vuole attendere quale sarà l’esito delle elezioni del prossimo 31 marzo. È tuttavia bene si sappia che la volontà di assimilarla all’Europa per sottrarla all’influenza di Mosca, oltre che fallimentare per ragioni politiche, lo è anche dal punto di vista del denaro sottratto dalle tasche dei cittadini dell’Unione per rimpinguare i portafogli degli oligarchi di Kiev.
Lo scorso dicembre il Fondo Monetario Internazionale approvò un nuovo fondo di assistenza di circa 4 miliardi di dollari come parte del suo programma di assistenza quadriennale. Nonostante le reticenze del Fondo il versamento si è reso indispensabile per mettere una pezza, seppur temporanea, ai problemi finanziari del Paese. Purtroppo è del tutto inutile per contribuire alla misera vita quotidiana dei cittadini. Il rappresentante dell’ONU residente in Ucraina ha dichiarato che il 4% della popolazione vivrebbe con un reddito inferiore del 75% alla media delle entrate individuali, ma la popolazione che vive al di sotto del minimo indispensabile per la sopravvivenza è ben il 60%. Il ministro ucraino per gli Affari sociali ha notato che la povertà in Ucraina tra il 2014 (data in cui è entrato in carica un governo post-Yanukovich) e il 2017 è passata dell’8 al 55% e le statistiche del 2018 (non ancora annunciate ufficialmente) darebbero cifre ancora peggiori.
Un commentatore ucraino citato da un sito di analisi americano (Geopolitical Futures) dice che l’unico miglioramento economico visibile è quello che dal budget pubblico va verso gli imprenditori (leggi oligarchi) e non tocca minimamente la popolazione comune”.
Il tasso ufficiale di inflazione dichiarato è del 10% per il periodo tra il giugno e il dicembre 2018 ma i media ucraini lo stimano tutti molto più alto. La testata Vesti UA ha riportato che i prezzi dei beni di primo consumo sono aumentati dell’80%. L’ente Info-SHUVAR che informa in merito ai prezzi agricoli ha scritto che il prezzo delle patate tra novembre e dicembre è raddoppiato. Secondo il servizio statale di statistica il prezzo delle cipolle ha avuto un incremento del 115%, i cavoli e le carote del 60% e le barbabietole del 30%. Nell’arco di un anno, il pane, la farina, il semolino e la pancetta hanno visto incrementi tra il 14 e il 17% mentre la carne, il pesce e le salsicce sono aumentate tra il 9 e 11%. Perfino i mezzi pubblici hanno visto il loro costo alzarsi del 26% e le medicine del 10%.
Il Fondo Monetario Internazionale, nel tentativo di far tornare i conti dello Stato, ha cercato di imporre anche un aumento del prezzo per il consumo di gas ma il governo locale ha resistito fino allo scorso maggio. Poi lo ha alzato del 15% annunciando che, a partire dal 2020, dovrà essere pagato al prezzo di mercato. Attualmente i cittadini ucraini stanno ancora pagando il gas ad un valore vicino al 40% del normale prezzo internazionale mentre fino al 2015 lo pagavano addirittura circa 88% in meno. Ciò era possibile a causa dei rapporti allora molto buoni con la Russia e chi ha favorito la rottura tra i due Paesi non ha tenuto conto delle conseguenze della rottura di quelle relazioni.
Nel tentativo di procrastinare il più possibile l’aumento del prezzo al consumo per motivi elettorali, Kiev ha dato fondo alle riserve di questo combustibile in suo possesso riducendole al 40% circa della capacità di stoccaggio.
I prestiti cui il governo di Kiev ha dovuto ricorrere negli anni 2014 e 2015 e che dovrebbero essere ripagati entro la seconda metà del 2019 ammontano a 17 miliardi di dollari. La cifra potrebbe sembrare relativamente ridotta se non fosse che coincide con il totale del valore in oro ed in valuta straniera attualmente nelle casse dello stato.
Mentre la gente soffre la fame, gli oligarchi si arricchiscono e il bilancio dello stato va in malora, il governo in carica ha aumentato le spese militari e prevede di aumentarle ancora di un + 16% nel 2019. Da un certo punto di vista è comprensibile, visto che nella parte est del Paese è tuttora in atto una guerra civile di cui nessuno riesce ad immaginare la fine. È bene però sapere che la cifra investita in armamenti (stimata in 16 miliardi di dollari) rappresenta il 5% del prodotto nazionale lordo e che solo cinque Paesi al mondo, magari anche più benestanti, superano questa percentuale.

Il presidente in carica Petro Poroshenko una volta eletto annunciò che lo slogan dell’Ucraina sarebbe stato:” Esercito, Lingua, Fede”. Aggiunse che gli ucraini avrebbero finalmente potuto “vivere in una maniera nuova”. Che, da allora, i poveri ucraini stiano vivendo davvero una vita diversa è sicuro. Che sia esattamente questa la vita che si aspettavano dopo quelle parole è piuttosto improbabile. Chi, invece, è certamente soddisfatto sono gli oligarchi che continuano ad arricchirsi sulle spalle della povera gente. La rivista Forbes ha scritto che il maggior numero al mondo di nuovi ricchi è proprio in Ucraina.
Mentre gli oligarchi e i loro clientes prosperano sulla corruzione e sul malgoverno, l’ONU stima che al 2017 circa 6 milioni di ucraini sono partiti per l’estero in cerca di lavoro e molti di loro, per questioni culturali e di lingua, sono andati a cercarlo proprio nella “nemica” Russia.
 
Report to Congress on Arms Control Agreements
July 14, 2023 9:16 AM
The following is the July 11, 2023, Congressional Research Service report, Arms Control and Nonproliferation: A Catalog of Treaties and Agreements.

From the report
Arms control and nonproliferation efforts are two of the tools that the United States has occasionally used to implement its national security strategy. Although some believe these tools do little to restrain the behavior of U.S. adversaries, while doing too much to restrain U.S. military forces and operations, many others see them as an effective means to promote transparency, ease military planning, limit forces, and protect against uncertainty and surprise. Arms control and nonproliferation efforts have produced formal treaties and agreements, informal arrangements, and cooperative threat reduction and monitoring mechanisms. After the end of the Cold War, while the pace of implementation for many of these agreements slowed during the Clinton Administration, the U.S. led efforts to bring several new multilateral treaties into force. The Bush Administration usually preferred unilateral or ad hoc measures to formal treaties and agreements to address U.S. security concerns. The Obama Administration resumed bilateral negotiations with Russia and pledged its support for a number of multilateral arms control and nonproliferation efforts. The Trump Administration withdrew the United States from the INF Treaty and the Open Skies Treaty. It did not support the full five-year extension of the New START Treaty but did seek to negotiate a short-term extension during the latter half of 2020. These talks failed to produce an agreement. It also advocated discussions on a future treaty that would limit all types of U.S., Russian, and Chinese nuclear weapons. The Biden Administration supported the full five-year extension of New START and reached an agreement with Russia that took effect on February 3, 2021.

U.S.-Russian arms control cooperation has sharply deteriorated in recent years, as has Russian compliance with long-standing arms control commitments. Annual State Department reports have raised concerns over Russian noncompliance with the Biological Weapons Convention, the Chemical Weapons Convention, and a nuclear testing moratorium.1 Against the backdrop of a nuclear weapons modernization campaign and threats of nuclear use, Russia announced it would deploy nuclear weapons to Belarus and would no longer participate in the latest strategic arms reduction treaty’s verification and consultative provisions. Following Russia’s full-scale invasion of Ukraine and the further deterioration in U.S.-Russia relations in 2022, the prospect for new arms control negotiations and bilateral strategic risk reduction measures is uncertain, at least in the short- to medium-term.

The United States and Soviet Union began to sign agreements limiting their strategic offensive nuclear weapons in the early 1970s. Progress in negotiating and implementing these agreements was often slow, and subject to the tenor of the broader U.S.-Soviet relationship. As the Cold War drew to a close in the late 1980s, the pace of negotiations quickened, with the two sides signing treaties limiting intermediate-range and long-range weapons. But progress again slowed in the 1990s, as U.S. missile defense plans and a range of other policy conflicts intervened in the U.S.-Russian relationship. At the same time, however, the two sides began to cooperate on securing and eliminating Soviet-era nuclear, chemical, and biological weapons. Through these efforts, the United States allocated more than $1 billion each year to threat reduction programs in the former Soviet Union. These programs have recently reached their conclusion.

The United States is also a prominent actor in an international regime that attempts to limit the spread of nuclear weapons. This regime, although suffering from some setbacks in recent years in Iran and North Korea, includes formal treaties, export control coordination and enforcement, U.N. resolutions, and organizational controls. The Nuclear Nonproliferation Treaty (NPT) serves as the cornerstone of this regime, with all but four nations participating in it. The International Atomic Energy Agency not only monitors nuclear programs to make sure they remain peaceful, but also helps nations develop and advance those programs. Other measures, such as sanctions, interdiction efforts, and informal cooperative endeavors, also seek to slow or stop the spread of nuclear materials and weapons.

The international community has also adopted a number of agreements that address non-nuclear weapons. The CFE Treaty and Open Skies Treaty sought to stabilize the conventional balance in Europe in the waning years of the Cold War. Other arrangements seek to slow the spread of technologies that nations could use to develop advanced conventional weapons. The Chemical Weapons and Biological Weapons Conventions prohibit both types of weapons.

https://s3.documentcloud.org/docume...g-of-treaties-and-agreements-july-11-2023.pdf
 
Sull'uso delle bombe a grappolo (cluster bombs) da parte della Russia in aree popolate da civili.

Il 4 Marzo 2022, dopo i molti report di attacchi russi, anche con cluster bombs, UNHRC emette la risoluzione 1/49 per avviare le indagini su crimini commessi nei confronti delle popolazioni civili.

A/HRC/RES/49/1

In seguito, ad Aprile 2022, sancisce la sospensione della Federazione Russa da UNHRC, e, tra le motivazioni:

"[...]The Office has documented instances of cluster munition use by the Russian Federation in populated areas on at least two dozen occasions, as well as the arbitrary detention and possible enforced disappearances of journalists and civil society actors, he said.[...]

General Assembly Adopts Text to Suspend Russian Federation from Human Rights Council, Continuing Emergency Special Session on Humanitarian Crisis in Ukraine | UN Press
 
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Il mandato di arresto internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale a carico di Vladimir Putin e di Maria Lvova-Belova.
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Il 17 Marzo 2023 i giudici della ICC, International Criminal Court (Corte Penale Internazionale), hanno emesso un mandato di arresto internazione nei confronti di Vladimir Putin e Maria Lvova-Belova per il crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle zone occupate dell'Ucraina al territorio della Federazione russa in violazione al IV Protocollo di Ginevra.

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Le evidenze delle violazioni sul sito del Cremlino
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I fatti contestati nel mandato di arresto sono stati ufficialmente pubblicizzati sul sito del Cremlino sottolineando l'operato della Lvova-Belova e l'approvazione di Putin.

Orphans to be adopted by Russian families arrived in Russia with assistance from Presidential Commissioner for Children's Rights Maria Lvova-Belova

Maria Lvova-Belova brought children from Donetsk People’s Republic to Russia

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Le violazioni contestate
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Le violazioni nel mandato di arresto internazionale riguardano i seguenti punti dello Statuto di Roma.

(8.2.a.vii) - War crimes - Grave breaches of the Geneva Conventions - Unlawful deportation or transfer or unlawful confinement;

(8.2.b.viii) - War crimes - Other serious violations of the laws and customs applicable in international armed conflict - the transfer, directly or indirectly, by the Occupying Power of parts of its own civilian population into the territory it occupies, or the deportation or transfer of all or parts of the population of the occupied territory within or outside this territory.


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La dichiarazione ufficiale della International Criminal Court (Corte Penale Internazione).
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Situation in Ukraine: ICC judges issue arrest warrants against Vladimir Vladimirovich Putin and Maria Alekseyevna Lvova-Belova

"[...]Il signor Vladimir Vladimirovich Putin, nato il 7 ottobre 1952, presidente della Federazione russa, è presumibilmente responsabile del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle zone occupate dell'Ucraina al territorio della Federazione russa (ai sensi degli articoli 8, comma 2, lettera a), punto vii) e 8, comma 2, lettera b), punto viii), dello Statuto di Roma). I crimini sarebbero stati commessi nel territorio occupato lo dall'Ucraina almeno a partire dal 24 febbraio 2022. Vi sono fondati motivi per ritenere che Putin abbia una responsabilità penale individuale per i suddetti crimini, (i) per aver commesso gli atti direttamente, insieme ad altri e/o attraverso altri (articolo 25, paragrafo 3, lettera a), dello Statuto di Roma), e (ii) per non aver esercitato adeguatamente il controllo sui subordinati civili e militari che hanno commesso gli atti, o ne hanno consentito la commissione, e che erano sotto il suo effettivo controllo autorità e controllo, in forza della responsabilità superiore (articolo 28, lettera b), dello Statuto di Roma).

La sig.ra Maria Alekseyevna Lvova-Belova, nata il 25 ottobre 1984, commissaria per i diritti dell'infanzia presso l'ufficio del presidente della Federazione Russa, è presumibilmente responsabile del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle zone occupate dell'Ucraina alla Federazione Russa (ai sensi degli articoli 8(2)(a)(vii) e 8(2)(b)(viii) dello Statuto di Roma). I crimini sarebbero stati commessi nel territorio occupato ucraino almeno a partire dal 24 febbraio 2022. Vi sono fondati motivi per ritenere che la sig.ra Lvova-Belova abbia una responsabilità penale individuale per i suddetti crimini, per aver commesso i fatti direttamente, insieme ad altri e/o attraverso altri (articolo 25, comma 3, lettera a), dello Statuto di Roma).

La Camera Preliminare II ha ritenuto, sulla base delle richieste dell'accusa del 22 febbraio 2023, che vi sono ragionevoli motivi per ritenere che ciascun sospettato sia responsabile del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione e di quello di trasferimento illegale di popolazione dalle aree occupate dell'Ucraina alla Federazione Russa, a danno dei bambini ucraini.[...]"


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Lo Statuto di Roma
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https://www.icc-cpi.int/sites/default/files/RS-Eng.pdf

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IV Convenzione di Ginevra
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https://ihl-databases.icrc.org/en/ihl-treaties/gciv-1949

Va sottolineato che la IV Convenzione di Ginevra regola anche il comportamento da tenere in caso di conflitto nei confronti dei minori soli o non accompagnati.
In ambedue i casi è vietato cambiare lo status personale dei minori (nazionalità, nome, etc.).
 
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Ucraina, Michel: "Via libera vertice Ue a negoziati adesione"​

"Il Consiglio europeo ha deciso di avviare i negoziati di adesione con l'Ucraina e la Moldavia. Il Consiglio europeo ha concesso lo status di candidato alla Georgia. E l'Ue avvierà i negoziati con la Bosnia-Erzegovina una volta raggiunto il necessario grado di conformità ai criteri di adesione e ha invitato la Commissione a riferire entro marzo per prendere una tale decisione. Un chiaro segnale di speranza per la loro gente e per il nostro continente". Lo scrive su X il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

Zelensky: 'La decisione dell'Ue è vittoria per Ucraina ed Europa'
 
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