Domanda di MACROECONOMIA. In USA esiste un pericolo di TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA'?

LucMan

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Dopo tutti i veloci tagli ai tassi di Alan Greenspan e se si hanno dubbi che questi possano fare ripartire l'economia americana destinata piuttosto a ristagnare o affogare in un oceano di denaro a buon mercato che nessuno sa più investire (investire in senso macroeconomico non finanziario) ?
 
non mi pare che ci sia il pericolo, l'unico che finora la sperimentata e' il giappone e non ci sono similitudini con gli usa
 
J. M. KEYNES.....

......è morto nel '45.....
 
Re: J. M. KEYNES.....

mocari ha scritto:
......è morto nel '45.....

Forse oggi ci servirebbe Keynes con le sue politiche fiscali unite ad un ripensamento delle politiche monetarie alla Milton Friedman?
 
KEYNES E MILTON .......

......fanno a pugni....!
 
secondo me in teoria SI.
in pratica è molto difficile che ciò avvenga visto il comportamento degli americani negli ultimi decenni.

Secondo alcuni economisti le variabili chiave di questo rallentamento (recessione) sono due:
investimenti e effetto ricchezza.
il primo è a livelli critici in quanto legato alla capacita produttiva in esubero che c'è ora negli u.s.a.
il secondo quello che ha permesso agli americani di vivere allegramente negli ultimi anni grazie alle plusvalenze di borsa è quello che pùo dare le maggiori preoccupazioni. Basta pensare che chi ha investito in titoli azionari 2 o 3 anni fa è ancora in guadagno e ancora spende senza preoccupazione. cosa potrebbe avvenire se gli americani cominciano a spaventarsi ed a ridurre drasticamente le proprie spese di consumo?
 
Black Sheep ha scritto:
secondo me in teoria SI.
in pratica è molto difficile che ciò avvenga visto il comportamento degli americani negli ultimi decenni.

Secondo alcuni economisti le variabili chiave di questo rallentamento (recessione) sono due:
investimenti e effetto ricchezza.
il primo è a livelli critici in quanto legato alla capacita produttiva in esubero che c'è ora negli u.s.a.
il secondo quello che ha permesso agli americani di vivere allegramente negli ultimi anni grazie alle plusvalenze di borsa è quello che pùo dare le maggiori preoccupazioni. Basta pensare che chi ha investito in titoli azionari 2 o 3 anni fa è ancora in guadagno e ancora spende senza preoccupazione. cosa potrebbe avvenire se gli americani cominciano a spaventarsi ed a ridurre drasticamente le proprie spese di consumo?
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il problema, secondo me, non è semplicemente "comprare", ma essenzialmente "che cosa" comprare. il mercato è saturo di oggetti privi di richiamo. le novità, al contrario, funzionano benissimo. in una società post-industriale, in cui i soli consumi espansivi di massa sembrano rimasti quelli legati all’evoluzione informatica e alla telefonia mobile, diventa necessario puntare su quei settori che tendono a costituire nicchie significative di consumi “individuali” di massa. Dal momento che la lotta serrata alle spinte inflazionistiche su scala mondiale impedisce l’aumento significativo dei volumi monetari (e frena di conseguenza i consumi), la necessità per le aziende è diventata quella, da una parte, di aumentare considerevolmente la massa “critica” dei propri fatturati (acquisizione di aziende, join venture, etc.); dall’altra, quella di modellare i bisogni individuali dei consumatori dell’epoca post-industriale verso “oggetti” destinati a rinnovarne i gusti e, soprattutto, i flussi di spesa. In terzo luogo, la necessità di potenziare la “visibilità” delle aziende nell’epoca della competizione globale, ha indotto le stesse ad incrementare in modo massiccio le spese pubblicitarie – spese destinate, da una parte, a rendere più efficaci le strategie di marketing, dall’altra ad assicurarne il successo grazie ad una più raffinata gestione dei contenuti socio-culturali dell’immagine commerciale specifica di ogni singola azienda. In tale prospettiva, negli ultimi anni (a partire soprattutto dagli anni ’80), si è andati dal ritorno prepotente attribuito al valore dei “marchi” e/o delle “marche” all’esplosione di “nuovi” consumi (il tutto diretto e organizzato attraverso il potenziamento massiccio di strategie di comunicazione d’impresa sempre più complesse e “globali”). “Nuovi” consumi, in breve, possono essere definiti quelli tipici delle società post-industriali: quelli relativi, per esempio, alle acque minerali; al ritorno prepotente della produzione di occhiali; all’evoluzione della produzione di orologi - vedi Swatch - e dei mezzi di locomozione (dalle biciclette ai nuovi modelli di “concept-car” - vedi Smart - destinati alla grande produzione).
Ora, per l’investitore, la domanda chiave per delineare strategie d’investimento vincenti di lungo periodo deve essere: quali possono essere i settori su cui puntare nell’era della crescita contenuta? La risposta, per quanto mi concerne, può essere così formulata:
Fascia 1: “bancassicurazioni” (settore destinato all’integrazione tra “gestione del credito-previdenza-gestione patrimoniale”);
Fascia 2: “nuovi” consumi (settore di nicchia, destinato a congiungere alta tecnologia industriale ad “oggetti” destinati alla grande produzione);
Fascia 3: strategie di comunicazione e marketing per i media tradizionali e per i nuovi canali interattivi, progettazione della comunicazione, fornitura di soluzioni integrate per i diversi media (Internet, CD, video, telefonia cellulare).
Sono solo delle idee, ma il problema della selettività esiste, e si fa sempre più delicato. non è semplicemente un problema di spesa, ma di "qualità" della spesa, che il consumatore e le aziende del nuovo millennio cominciano ad avvertire come cruciale.
 
Black Sheep ha scritto:
cosa potrebbe avvenire se gli americani cominciano a spaventarsi ed a ridurre drasticamente le proprie spese di consumo?
Non succederà.Non fà parte del loro stile di vita.

Miguelangel
 
LUCMAN ha scritto:
Dopo tutti i veloci tagli ai tassi di Alan Greenspan e se si hanno dubbi che questi possano fare ripartire l'economia americana destinata piuttosto a ristagnare o affogare in un oceano di denaro a buon mercato che nessuno sa più investire (investire in senso macroeconomico non finanziario) ?

Da quello ce abbiamo visto sin da Ottobre, la Fed ha rimpinzato il mercato con liquidita'. Ormai non lo riporto neanche piu' ma ogni giorno la Fed mette sul mercato miliardi di dollari e pratica operazioni di buy-back per diverse decine di miliardi.

insomma la Fed tiene il mercato liquido.

Questo vuol dire che nonostante i tagli di tassi non c'e' ancora pericolo di eccesso di liquidita'.

Il motivo, secondo me, sta nel fatto che gli americani sono indebitati fino al collo ed hanno speso molto piu' di quanto avevano a disposizione, sia perche' e' loro cultura quella di consumare eccessivamente, sia perche' si erno lasciati cullare dal boom che prometteva di continuare all'infinito.

i prodotti finanziari americani sono una galassia, paragonata al nostro sistema solare. L'America e' una nazione fondata sul debito ed esisteono variegate forme di investimento nel Paese. La liquidita' finisce nei Mutual Funds e nei Municipal Bonds.

Gli americani hanno continuato a consumare anche se in misura non eccessiva ed e' proprio questo che sta mantenendo l'America a livelli di crisi e non l'ha portata in recessione. Ora pero' questi consumi devono crescere altrimenti il problema si potrebbe riproporre.

Concordo sia con l'analisi di jump che con quella sintetica, ma che rende effettivamente l'idea, dell'amico Miguelangel.

Ciao a tutti
 
x jump stman
bellissimo post
d'accordo con te specialmente sull'orientamento all'immagine e al marchio delle aziende.
un dubbio atroce mi gira in testa:
è se tutto ciò fosse insostenibile e i problemi che stiamo vivendo nell'economia sono strutturali?
mercati saturi, concorrenza spietata, incapacità di innovazioni radicali (nel breve) e se tutto ciò fosse difficilmente reversibile?

un settore "nuovo" potrebbe essere quello legato alle energie rinnovabili e allo smaltimento rifiuti.
altri grossi problemi di una società post industriale
 
x miguelangel

anch'io credo che non succederà ma se realmente esiste questo problema perchè non tenerlo in considerazione?
 
Ciao Luigi
Tutto ok?Non dirmi che sei già fuori dall'officina?

Non pensi che gli Usa potrebbero svalutare ,come strumento di correzione,sempre logicamente dopo una ripresa UE?

Miguelangel
 
Black sheep

E' un discorso lungo,e tra un pò vado a nanna,ma non c'è "realmente questo problema"

Miguelangel
 
MIGUELANGEL ha scritto:
Ciao Luigi
Tutto ok?Non dirmi che sei già fuori dall'officina?

Non pensi che gli Usa potrebbero svalutare ,come strumento di correzione,sempre logicamente dopo una ripresa UE?

Miguelangel

Ciao Miguelangel.

Sto ancora a casa... Domani saro' in offcina...

Col debito estero che si ritrovano trovo molto difficile uan svalutazione che avvantaggerebbe si' gli esportatori ma danneggerebbe la maggioranza degli americani, i consumatori e gli importatori.

Dollaro debole farebbe aumentare il costo del debito ed importerebbe inflazione. L'ultima cosa che vogliono e di cui hanno bisogno gli USA.

onesamente non credo ma, sai, tutto e' possibile...
 
Black Sheep ha scritto:
x jump stman
bellissimo post
d'accordo con te specialmente sull'orientamento all'immagine e al marchio delle aziende.
un dubbio atroce mi gira in testa:
è se tutto ciò fosse insostenibile e i problemi che stiamo vivendo nell'economia sono strutturali?
mercati saturi, concorrenza spietata, incapacità di innovazioni radicali (nel breve) e se tutto ciò fosse difficilmente reversibile?

un settore "nuovo" potrebbe essere quello legato alle energie rinnovabili e allo smaltimento rifiuti.
altri grossi problemi di una società post industriale
giusto! bisogna cominciare ad essere critici verso un modello di società dei consumi non selettivi. ci sono consumi "bassi", "medi" e "alti" (ci sono sempre stati). che l'era di Internet possa diventare un consumo di massa penso possa cominciare a preoccupare molti. oltre al tempo che si "spende" davanti al monitor (che quindi non si "spende" in altre attività) Internet "apre" la mente, determina un innalzamento della comunicazione (e quindi produce bisogni più sofisticati, meno massificati). sono convinto che Internet sia una rivoluzione molto più grande di quanto potessimo pensare.
 
infatti ho messo un "se"....
perchè come dici tu il discorso è lungo e almeno per me è molto difficile valutare la reale situazione degli usa
 
che sia una grande rivoluzione nulla da eccepire
personalmente lo trovo uno strumento fantastico.
ma facendo un discorso terra terra
come si guadagna con internet?
per ora solo (e poco) con la pubblicità ma basterà per continuare su questa strada?
penso di no, ci vuole qualcosa di diverso...
 
Black Sheep ha scritto:
che sia una grande rivoluzione nulla da eccepire
personalmente lo trovo uno strumento fantastico.
ma facendo un discorso terra terra
come si guadagna con internet?
per ora solo (e poco) con la pubblicità ma basterà per continuare su questa strada?
penso di no, ci vuole qualcosa di diverso...
la cosa fantastica è appunto questa. che per la prima volta dall'avvento della società industriale c'è una rivoluzione di portata epocale che mette a disposizione di tutti una mole di informazioni pazzesca praticamente gratis! ma ti rendi conto! il sistema si sta accorgendo del casino e sta correndo ai ripari. troveranno il modo di fartela pagare, questo è certo. e allora, probabilmente, le borse ripartiranno ...
 
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