E' disastrosa l' Europa di Merkel, Monti, Hollande: è necessaria una svolta

  • Ecco la 72° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    È stata un’ottava ricca di spunti per i mercati, dapprima con l’esito delle elezioni europee, poi con i dati americani incoraggianti sull’inflazione e la riunione della Fed. L’esito delle urne ha mostrato uno spostamento verso destra del Parlamento europeo, con l’avanzata dei partiti nazionalisti più euroscettici a scapito di liberali e verdi. In Francia, il presidente Macron ha indetto il voto anticipato dopo la vittoria di Le Pen e in Germania i socialdemocratici del cancelliere tedesco Olaf Scholz hanno subito una disfatta record. L’azionario europeo ha scontato molto queste incertezze legate al rischio politico in Francia. Oltreoceano, i principali indici di Wall Street hanno raggiunto nuovi record dopo che mercoledì sera, la Fed ha mantenuto invariati i tassi nel range 5,25-5,50%. I dot plot, le proiezioni dei funzionari sul costo del denaro, stimano ora una sola riduzione quest’anno rispetto a tre previste a marzo. Lo stesso giorno è stato diffuso il report sull’inflazione di maggio, che ha mostrato un rallentamento al 3,3% e un dato core al 3,4%, meglio delle attese.
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Midatauro

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8 NOVEMBRE 17:00

È crisi in Europa, una crisi senza precedenti, una crisi che colpisce tutti i settori, senza escluderne nessuno. Nonostante le misure di austerità per consentire il risanamento del bilancio non vi sono miglioramenti e non se ne vedranno sino, secondo le stime, al 2014.
Ancora non si può capire quale sia la logica economica delle misure di austerità. Si punta al risanamento del bilancio, si focalizza l’attenzione al mercato, ma si lascia l’economia reale da parte. Tagli agli stipendi e licenziamenti non hanno mai contribuito alla crescita economica di una nazione, sembrerebbe anzi che i governi e le istituzioni stiano facendo di tutto per far ” affondare la nave “.

CRISI ECONOMICA: L’ITALIA IN PROFONDA RECESSIONE

Nonostante il governo tecnico sia stata una mossa necessaria, anche se profondamente anti-democratica, i risultati sono alquanto deludenti e mostrano che, nonostante i sacrifici, l’Italia non è ne uscita dalla crisi ne migliorata, anzi, si assiste ad un peggioramento continuo della situazione.
La commissione europea ha dichiarato che il nostro paese è in profonda recessione e che si avrà un tasso di disoccupazione da record nel 2014.
Si stima che, entro quella data, saranno disoccupati il 12% della popolazione. Per non parlare della precarietà di una intera generazione che non potrà avere accesso alla pensione e quei pochi che ci riusciranno dovranno accontentarsi di una pensione minima.
Un serpente che si morde la coda, ecco come si è ridotta l’economia d’Europa. Adesso anche la Germania, motore dell’euro-zona è entrata ufficialmente in recessione. Sembrerebbe che non ci sia salvezza per nessuno, che il fondo salva stati non salvi nessuno e che le continue manovre di austerità altro non fanno che rendere precaria la vita.

Italia in recessione e disoccupazione record | Trend Online

E' necessaria una rottura rispetto a aberrazioni come il trattato di Maastricht , moneta unica e fiscal compact , manovre fiscali recessive che stanno impoverendo i cittadini europei
 
Ci vuole più Europa :o

Così mi dicono dalla regia.


:rolleyes:
 
di NATHALIE JANSON*

Malgrado la soddisfazione generale generata dall’annuncio di Mario Draghi, che ha confermato l’intervento illimitato della BCE sul mercato secondario del debito sovrano, la crisi che l’euro sta attraversando da due anni è una prova ulteriore, semmai ve ne fosse bisogno, del costruttivismo monetario. Infatti, l’euro è il prodotto vero e proprio di una volontà politica che va contro le leggi economiche.

Come avevano giustamente rilevato molti economisti come Robert Mundell, che di aree valutarie ottime si intendeva, l’Unione Europea è lungi dal rappresentare un esempio di questo tipo. Ma ricordiamoci cos’è un’area monetaria ottima. Un’area monetaria ottima è un’area economica integrata sul piano commerciale, nell’ambito della quale è razionale per i paesi che ne fanno parte adottare una moneta unica invece di utilizzare le proprie monete nazionali. Ma l’integrazione commerciale non basta per potersi qualificare come un’area monetaria ottima. E infatti, quando alcuni paesi decidono di utilizzare la stessa moneta, si trovano di fatto ad avere la stessa politica monetaria. Ciò ha implicazioni importanti per la politica economica dei paesi che condividono una moneta unica.

Se i vantaggi di avere siffatta moneta sono evidenti, in termini di riduzione dei costi di transazione e di eliminazione del tasso di cambio e di tutte quelle incertezze che pesano sul suo andamento futuro, altrettanto non si può dire dei vincoli che tale situazione comporta. Se tutti i paesi dell’area monetaria ottima avessero cicli economici coerenti e cicli di sviluppo paragonabili, non vi sarebbe alcun problema in quanto le politiche monetarie adottate dai singoli paesi corrisponderebbero alla politica monetaria condotta dalla banca centrale unica a livello globale. Senonché, dal momento che i paesi che compongono l’area monetaria ottima presentano delle differenze in termini di sviluppo e di ciclo, per essere efficace la politica monetaria deve contare su meccanismi di aggiustamento interni all’area e, in particolare, sulla flessibilità dei prezzi e del mercato del lavoro. Infatti, se un paese si trova in una situazione di recessione mentre gli altri si trovano in espansione, la politica monetaria unica porta il paese in recessione all’abbassamento dei prezzi e, quindi, all’aumento della disoccupazione.

La riduzione dei prezzi dovrebbe sollecitare un aumento della domanda di beni e servizi prodotti nel paese. D’altra parte, l’aumento della disoccupazione dovrebbe condurre alla riduzione dei salari reali e all’emigrazione della mano d’opera locale verso i paesi, appartenenti alla stessa area monetaria, in espansione. Ma se prendiamo il caso dell’Euro, è chiaro nei paesi membri questo processo di aggiustamento non è possibile, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro ; questo non solo perché i paesi che fanno parte dell’area hanno radici culturali molto diverse – anche solo per le diversità linguistiche – (contrariamente agli Stati Uniti, volendo ricorrere a tale paragone) ma anche perché il mercato del lavoro nei singoli paesi della zona euro è rigido. Questi sono gli aspetti di debolezza che avevano lasciato perplessi gli euroscettici!

All’epoca queste argomentazioni non erano state prese in considerazione dagli artefici del progetto, che avevano accusato quanti la pensavano diversamente di essere degli uccelli del malaugurio, che non tenevano nella giusta considerazione la determinazione dei paesi partecipanti e la capacità di adattamento dei paesi meno sviluppati della zona monetaria. Ci sono voluti 10 anni perchè le falle nell’euro provocassero una crisi può importante! La politica non ha potuto prevalere sull’economia : non c’è da stupirsi…

*Tratto da Liber@mente n. 5/2012

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