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Bloccare le spese non basta, urgono nuove regole

PRODI SCELGA LE RIFORME

di FRANCESCO GIAVAZZI

Cinque anni fa Silvio Berlusconi si giocò la legislatura nei primi tre mesi di governo. Anziché approvare subito una riduzione delle tasse - il vero motivo per cui aveva vinto - trascorse le settimane in una sterile polemica sui conti pubblici. Quando finalmente si decise, la coesione nella sua maggioranza già cominciava a venir meno: chi voleva tagliare le tasse alle imprese, chi alle famiglie, chi solo ai poveri, chi anche ai ricchi. Risultato, non fece nulla e alla fine perse le elezioni. Oggi il rischio che Prodi lasci trascorrere i giorni senza far nulla non c’è, se non altro perché la situazione dei conti pubblici è più difficile di quanto non fosse cinque anni fa. Ma c’è un rischio altrettanto grave. L’illusione che per tornare a crescere basti metter ordine nella finanza pubblica e rispettare i parametri di Maastricht.
Le difficoltà dei conti pubblici sono una conseguenza del virus che ha colpito l’Italia, non la causa prima. Il virus è la caduta della produttività (in cinque anni abbiamo perso 7 punti rispetto alla Germania, 5 rispetto alla Francia). Su 10 italiani, meno di 6 lavorano, contro quasi 8 in Svezia. I giovani continuano a laurearsi a 26-27 anni e a quell’età il numero di coloro che lavorano o cercano un lavoro è il 10% in meno rispetto agli Stati Uniti. Per aprire un’attività produttiva servono 16 pratiche amministrative (con allegato obolo al notaio) e per completarle si impiegano 62 giorni lavorativi: le pratiche richieste in Danimarca sono 3 e richiedono 3 giorni. Le imbarcazioni di lunghezza superiore ai 17 metri iscritte al registro nautico sono 65 mila, in un Paese in cui solo 17 mila 141 contribuenti dichiarano un reddito superiore ai 200 mila euro (dati del 2002). La giustizia civile impiega in media 1.390 giorni per completare le procedure necessarie per recuperare un credito: in Francia la causa si chiude in 75 giorni (dati della Banca Mondiale). L’aspirina costa il doppio che in Gran Bretagna perché qui si può comprare solo in farmacia, e intanto da settimane i farmacisti acquistano pagine e pagine sui quotidiani per spiegare quanto sarebbe rischioso lasciarci liberi di acquistare tanta aspirina quanta vogliamo (mai capitato che un farmacista si sia rifiutato di vendermi un’aspirina).
Un negozio su tre ha una superficie inferiore ai 400 metri quadri, mentre i grandi magazzini rappresentano solo il 22% della distribuzione: in Francia, il Paese dei prodotti doc, i piccoli esercizi sono il 3% e i grandi il 53% (dati AC Nielsen). La Esselunga di viale Piave a Milano non può aprire la domenica perché sta dalla parte sbagliata della strada, mentre la Unes che le sta di fronte sì. In 8 anni il prezzo delle assicurazioni è aumentato di 2,14 volte, mentre in Germania saliva di 1,15. Le imprese pagano l’energia elettrica 13 euro per 100 chilowatt, contro 11 in Germania...
Certo, anche la spesa pubblica è un problema, ma per ridurre la spesa occorre cambiare le regole: i decreti taglia-spese non servono a nulla. Caro ministro Mussi, prima di promettere - come purtroppo Lei già ha fatto - più soldi all’università legga gli studi del professor Perotti sul funzionamento dei nostri atenei: si convincerà che dare più soldi a questa università vuol solo dire aumentare le rendite dei baroni che ancora la controllano.
In Lombardia il ticket medio per ricetta medica è sceso da 3,2 euro nel 2003 a 2 euro nel 2005 e il numero di ricette esenti da ticket è passato da 400 mila nel 2004 a 1,2 milioni nel 2005. Illudersi di ridurre la spesa sanitaria tagliando il Fondo sanitario nazionale senza cambiare i diritti dei cittadini è evidentemente un’illusione. Quaranta anni fa il 75% del bilancio del Senato serviva per pagare gli stipendi dei senatori: oggi quella voce è scesa al 25%. Non mi pare che gli stipendi dei senatori siano stati tagliati, invece si sono moltiplicati i palazzi e i dipendenti, senza che il Senato sia diventato più efficiente nel produrre leggi.
La forza di un governo è massima il giorno in cui vince le elezioni. La maggioranza è coesa e le elezioni successive sono lontane. È in queste settimane che si possono fare scelte coraggiose: sprecare questa forza per correggere i conti senza cambiare le regole sarebbe un grave errore. Fra due anni l’aggiustamento finanziario si rivelerebbe effimero, ma a quel punto Prodi non avrebbe la forza che ha oggi e affrontare i nodi strutturali sarebbe molto più difficile: Berlusconi docet. Meglio negoziare con Bruxelles un rientro dilazionato, impegnandosi nel frattempo a un percorso di riforme. La Commissione potrebbe accettare un ritardo nell’aggiustamento dei conti a fronte di tempi certi in alcune riforme, come fece Nino Andreatta quando si impegnò con il commissario van Miert a chiudere l’Iri: senza quell’impegno l’Iri sarebbe ancora lì a succhiare denaro pubblico. Limitarsi a scrivere queste cose nel Documento di programmazione economica e finanziaria, che è ormai diventato un inutile libro dei sogni, non serve a nulla.
E allora: riforma di notai e farmacisti approvata dal Parlamento entro giugno. Luglio dedicato a compiere un passo avanti rispetto alla legge Biagi. Per ottenere un po’ più di flessibilità occorrerà investire qualche risorsa negli ammortizzatori sociali, un ottimo investimento se in cambio il ministro Damiano riuscirà a modificare qualche regola nel mercato del lavoro. Risparmiare sugli ammortizzatori e non cambiare le regole sarebbe una scelta miope.
Sempre in luglio vendere il 30% di Enel che lo Stato ancora possiede (dopo aver separato dall’azienda alcune centrali da vendere a parte, per evitare di cedere ai privati il controllo della Borsa elettrica). In agosto il via a tre rigassificatori, altrimenti prima o poi finiremo alla mercé di Putin che insieme agli algerini può decidere di lasciarci al buio. In settembre la Finanziaria, con un’innovazione importante. Poiché sanità e commercio sono competenze comunali e regionali, i trasferimenti a questi enti dovrebbero essere proporzionali ai progressi che essi compiranno su ticket e liberalizzazioni: se le regole non cambiano i trasferimenti dal bilancio dello Stato si riducono. Lo stesso per le società municipali: i comuni e le province che si considerano abbastanza ricchi da acquistare autostrade riceveranno di meno. Sarebbe un processo analogo a quello che ci ha portato nell’euro, ma incentrato sulle riforme strutturali, non su un aggiustamento finanziario effimero.
 
Però, una bella presa di posizione del prof Giavazzi.
Ci abito vicino alla Slunga di viale Piave , ora capisco perchè domenica è chiusa... :D

Beh cmq ha detto cose che si dicono anche qui sul forum. Mi sa che gli unici che preferiscono far finta di non sentirle sono i ns politici (destri o sinistri che siano...); troppo scomodo romper le uova nel paniere a una delle varie logge italiche...
 
è da apprezzare il fatto che non lascia dubbi sul suo pensiero, nulla viene lasciato all'intepretazione.
Bell'editoriale, difficilmente se ne leggono cosi'.

Ciao Dark ;)
 
luigir ha scritto:
Bloccare le spese non basta, urgono nuove regole

PRODI SCELGA LE RIFORME

di FRANCESCO GIAVAZZI

Cinque anni fa Silvio Berlusconi si giocò la legislatura nei primi tre mesi di governo. Anziché approvare subito una riduzione delle tasse - il vero motivo per cui aveva vinto - trascorse le settimane in una sterile polemica sui conti pubblici. Quando finalmente si decise, la coesione nella sua maggioranza già cominciava a venir meno: chi voleva tagliare le tasse alle imprese, chi alle famiglie, chi solo ai poveri, chi anche ai ricchi. Risultato, non fece nulla e alla fine perse le elezioni. Oggi il rischio che Prodi lasci trascorrere i giorni senza far nulla non c’è, se non altro perché la situazione dei conti pubblici è più difficile di quanto non fosse cinque anni fa. Ma c’è un rischio altrettanto grave. L’illusione che per tornare a crescere basti metter ordine nella finanza pubblica e rispettare i parametri di Maastricht.
Le difficoltà dei conti pubblici sono una conseguenza del virus che ha colpito l’Italia, non la causa prima. Il virus è la caduta della produttività (in cinque anni abbiamo perso 7 punti rispetto alla Germania, 5 rispetto alla Francia). Su 10 italiani, meno di 6 lavorano, contro quasi 8 in Svezia. I giovani continuano a laurearsi a 26-27 anni e a quell’età il numero di coloro che lavorano o cercano un lavoro è il 10% in meno rispetto agli Stati Uniti. Per aprire un’attività produttiva servono 16 pratiche amministrative (con allegato obolo al notaio) e per completarle si impiegano 62 giorni lavorativi: le pratiche richieste in Danimarca sono 3 e richiedono 3 giorni. Le imbarcazioni di lunghezza superiore ai 17 metri iscritte al registro nautico sono 65 mila, in un Paese in cui solo 17 mila 141 contribuenti dichiarano un reddito superiore ai 200 mila euro (dati del 2002). La giustizia civile impiega in media 1.390 giorni per completare le procedure necessarie per recuperare un credito: in Francia la causa si chiude in 75 giorni (dati della Banca Mondiale). L’aspirina costa il doppio che in Gran Bretagna perché qui si può comprare solo in farmacia, e intanto da settimane i farmacisti acquistano pagine e pagine sui quotidiani per spiegare quanto sarebbe rischioso lasciarci liberi di acquistare tanta aspirina quanta vogliamo (mai capitato che un farmacista si sia rifiutato di vendermi un’aspirina).
Un negozio su tre ha una superficie inferiore ai 400 metri quadri, mentre i grandi magazzini rappresentano solo il 22% della distribuzione: in Francia, il Paese dei prodotti doc, i piccoli esercizi sono il 3% e i grandi il 53% (dati AC Nielsen). La Esselunga di viale Piave a Milano non può aprire la domenica perché sta dalla parte sbagliata della strada, mentre la Unes che le sta di fronte sì. In 8 anni il prezzo delle assicurazioni è aumentato di 2,14 volte, mentre in Germania saliva di 1,15. Le imprese pagano l’energia elettrica 13 euro per 100 chilowatt, contro 11 in Germania...
Certo, anche la spesa pubblica è un problema, ma per ridurre la spesa occorre cambiare le regole: i decreti taglia-spese non servono a nulla. Caro ministro Mussi, prima di promettere - come purtroppo Lei già ha fatto - più soldi all’università legga gli studi del professor Perotti sul funzionamento dei nostri atenei: si convincerà che dare più soldi a questa università vuol solo dire aumentare le rendite dei baroni che ancora la controllano.
In Lombardia il ticket medio per ricetta medica è sceso da 3,2 euro nel 2003 a 2 euro nel 2005 e il numero di ricette esenti da ticket è passato da 400 mila nel 2004 a 1,2 milioni nel 2005. Illudersi di ridurre la spesa sanitaria tagliando il Fondo sanitario nazionale senza cambiare i diritti dei cittadini è evidentemente un’illusione. Quaranta anni fa il 75% del bilancio del Senato serviva per pagare gli stipendi dei senatori: oggi quella voce è scesa al 25%. Non mi pare che gli stipendi dei senatori siano stati tagliati, invece si sono moltiplicati i palazzi e i dipendenti, senza che il Senato sia diventato più efficiente nel produrre leggi.
La forza di un governo è massima il giorno in cui vince le elezioni. La maggioranza è coesa e le elezioni successive sono lontane. È in queste settimane che si possono fare scelte coraggiose: sprecare questa forza per correggere i conti senza cambiare le regole sarebbe un grave errore. Fra due anni l’aggiustamento finanziario si rivelerebbe effimero, ma a quel punto Prodi non avrebbe la forza che ha oggi e affrontare i nodi strutturali sarebbe molto più difficile: Berlusconi docet. Meglio negoziare con Bruxelles un rientro dilazionato, impegnandosi nel frattempo a un percorso di riforme. La Commissione potrebbe accettare un ritardo nell’aggiustamento dei conti a fronte di tempi certi in alcune riforme, come fece Nino Andreatta quando si impegnò con il commissario van Miert a chiudere l’Iri: senza quell’impegno l’Iri sarebbe ancora lì a succhiare denaro pubblico. Limitarsi a scrivere queste cose nel Documento di programmazione economica e finanziaria, che è ormai diventato un inutile libro dei sogni, non serve a nulla.
E allora: riforma di notai e farmacisti approvata dal Parlamento entro giugno. Luglio dedicato a compiere un passo avanti rispetto alla legge Biagi. Per ottenere un po’ più di flessibilità occorrerà investire qualche risorsa negli ammortizzatori sociali, un ottimo investimento se in cambio il ministro Damiano riuscirà a modificare qualche regola nel mercato del lavoro. Risparmiare sugli ammortizzatori e non cambiare le regole sarebbe una scelta miope.
Sempre in luglio vendere il 30% di Enel che lo Stato ancora possiede (dopo aver separato dall’azienda alcune centrali da vendere a parte, per evitare di cedere ai privati il controllo della Borsa elettrica). In agosto il via a tre rigassificatori, altrimenti prima o poi finiremo alla mercé di Putin che insieme agli algerini può decidere di lasciarci al buio. In settembre la Finanziaria, con un’innovazione importante. Poiché sanità e commercio sono competenze comunali e regionali, i trasferimenti a questi enti dovrebbero essere proporzionali ai progressi che essi compiranno su ticket e liberalizzazioni: se le regole non cambiano i trasferimenti dal bilancio dello Stato si riducono. Lo stesso per le società municipali: i comuni e le province che si considerano abbastanza ricchi da acquistare autostrade riceveranno di meno. Sarebbe un processo analogo a quello che ci ha portato nell’euro, ma incentrato sulle riforme strutturali, non su un aggiustamento finanziario effimero.


Io sottoscrivo Giavazzi al 100% se si fa quanto dice al 100%


Un esempio: Avvocati, riparte il confronto
Con il passaggio di consegne dal governo Berlusconi a quello Prodi torna per gli avvocati lo spauracchio dell'indennizzo diretto. Per sventare il pericolo di una definitiva approvazione della procedura semplificata di liquidazione danni da rca, infatti, le organizzazioni di categoria sono pronte a fare pressing sul nuovo esecutivo.



29 maggio 2006

Le regole fissano i termini entro cui completare la procedura.


Liquidazione danni in tempi brevi

Tempi di rimborso ristretti e costi di assicurazioni più bassi . Sono questi alcuni degli effetti che l'introduzione dell'indenizzo diretto porterà nel mondo dell'Rc auto. Anche se la riforma del modo di risarcire l'assicurato in caso di incidente stradale è al momento in stand-by.
L'indennizzo dunque diventerà diretto, ovvero il danneggiato potrà chiedere la liquidazione del danno alla propria assicurazione, che poi provvederà a rivalersi su quella del responsabile dell'incidente.

Si accorceranno i tempi e dovrebbero scendere anche i costi. Cose non da poco considerato che nel nostro paese ci sono 45 milioni di auto assicurate e 3 milioni e 600 mila incidenti denunciati all'anno (in base ai dati dell'Ania, associazione degli assicuratori).

La procedura di risarcimento diretto è prevista dal Codice delle assicurazioni all'articolo 149; questo nuovo sistema risarcitorio interesserà i sinistri tra due veicoli a motore, ambedue identificati e assicurati, dai quali siano derivati danni ai mezzi coinvolti o ai loro conducenti.

In sostanza, la nuova procedura riguarderà la prevalenza dei possibili danneggiati, ma non tutti. Essa non comprenderà i danni di pedoni, ciclisti, trasportati, nonché i danneggiati da parte di veicoli non identificati o non assicurati o immatricolati all'estero. Inoltre, il sistema diretto coinvolgerà solo le imprese assicurative nazionali e non quelle comunitarie con sede legale all'estero e operanti in Italia, a meno che queste compagnie non abbiano espressamente aderito al sistema dell'indennizzo diretto.

I danni rientranti nel nuovo sistema di liquidazione sono quelli al veicolo e alle cose trasportate di proprietà dell'assicurato o del conducente, e i danni di lieve entità subiti dal conducente, ma solo se non responsabile del sinistro. Per danni di lieve entità si intendono quelli comportanti indennità temporanea o postumi di natura permanente non superiori al 9% (le cosiddette micro-invalidità).

Il sistema prevede che il danneggiato, non responsabile del sinistro, richieda il risarcimento direttamente alla propria assicurazione. La compagnia, dopo aver ricevuto la richiesta di risarcimento diretto, è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell'assicuratore del veicolo responsabile, ferma la successiva regolazione con la compagnia di chi ha provocato il sinistro. Il procedimento prevede che l'assicuratore interpellato effettui un'offerta economica al danneggiato entro 60 giorni nel caso di danni alle cose (si riducono a 30 quando la denuncia del sinistro è sottoscritta da entrambi i conducenti) ed entro 90 giorni quando si verificano danni alla persona. La decorrenza di questi termini inizia da quando l'assicuratore riceve la richiesta di risarcimento, e qualora questa risulti incompleta, i termini di 60 e 90 giorni decorreranno dal completamento della documentazione richiesta dalla compagnia.

È importante sottolineare che questi termini sono decisamente più favorevoli alla parte lesa rispetto a quelli fissati a livello europeo, infatti, la quinta direttiva auto prevede 90 giorni sia per i danni alle cose che per quelli alle persone, e ancora tre mesi sono previsti dalla quarta direttiva per formulare l'offerta in caso di sinistri esteri.

Se il danneggiato dichiarerà di accettare la somma offerta, l'assicuratore dovrà provvedere al pagamento entro 15 giorni dalla ricezione dei documenti: il danneggiato dovrà rilasciare una quietanza liberatoria, che sarà valida anche nei confronti del responsabile del sinistro e della sua compagnia. Qualora il danneggiato manifesti di non accettare l'offerta o non abbia fatto pervenire nessuna risposta, l'impresa di assicurazione corrisponderà ugualmente la somma offerta entro 15 giorni, imputandola all'eventuale liquidazione definitiva del danno. In tal caso, il danneggiato insoddisfatto dovrà segnalare alla compagnia di accettare la somma ricevuta soltanto a titolo di acconto, riservandosi la possibilità di promuovere un'azione nei confronti del proprio assicuratore. La compagnia del veicolo del responsabile potrà intervenire in giudizio ed estromettere l'altra, riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato, ferma restando la successiva regolazione dei rapporti fra loro.

Il nuovo sistema si prefigge il conseguimento di due obiettivi primari: prima di tutto, l'accelerazione della liquidazione dei danni; poi, il contenimento dei costi dei sinistri (in particolare quelli conseguenti alle frodi e quelli dovuti per costi di assistenza o legali) in vista della riduzione dei premi delle polizze auto. italiaoggi
 
Slunga nel ns. luogo balneare è aperta sabato fino a tardi e domenica, dovreste vedere l'affollamento alle 20 e la domenica mattina...

gioia23
 
gioia23 ha scritto:
Slunga nel ns. luogo balneare è aperta sabato fino a tardi e domenica, dovreste vedere l'affollamento alle 20 e la domenica mattina...

gioia23
:confused:
 
ok, scusate, nel luogo dove solitamente trascorrò il weekend, Esselunga ha i seguenti orari, sabato chiusura 20.30, domenica ore 20.00, questo tutto l'anno.
Ed è l'unico supermercato che tiene aperto la domenica, non so con quali modalità siano riusciti a farlo...

Secondo me il 30% degli incassi settimanali, lo fanno il sabato pom. e la domenica..
gioia23
 
Su 10 italiani, meno di 6 lavorano, contro quasi 8 in Svezia

Questo passaggio è un pò oscuro... :mmmm: :confused:

Facendo i conti del droghiere in italia dovremmo essere 58 milioni di abitanti, quindi approssimando un 55% avremmo circa 32 milioni di persone che lavorano tra autonomi e dipendenti.
Poi bisogna sottrarre 16,5 mil di pensionati (fonte Inps fine 2004) e rimangono

58 - 32 - 16,5 = 9,5 milioni

di cui una buona parte in età scolastica, l'ultimo dato che ricordo sono circa 8 milioni o qualcosa meno.

Quindi ai 32 mil che lavorano mancherebbero circa 2 mil (9,5 - 7,5/8) che sono sfaticati a vita, disoccupati e casalinghe, gente che vive di rendita pulita o sporca o altro eventuale.
Se i numeri non sono un'opinione vorrei capire come si può aumentare verso le soglie svedesi, perchè a quanto pare lavorano quasi tutti. Per avvicinarci agli scandinavi (circa 80% che lavorano) dovremmo aggiungere altri 14 milioni di persone al lavoro...
Dove li prendiamo e sopratutto che gli facciamo fare ?

:eek: :yes:

Se poi nei 32 Giavazzi comprende anche il numeroso popolo del sommerso totale è un altro discorso, ma lì basta andare a cercare in edilizia e agricoltura per trovarne a bizzeffe.
 
skymap ha scritto:
Su 10 italiani, meno di 6 lavorano, contro quasi 8 in Svezia

Questo passaggio è un pò oscuro... :mmmm: :confused:

Facendo i conti del droghiere in italia dovremmo essere 58 milioni di abitanti, quindi approssimando un 55% avremmo circa 32 milioni di persone che lavorano tra autonomi e dipendenti.
Poi bisogna sottrarre 16,5 mil di pensionati (fonte Inps fine 2004) e rimangono

58 - 32 - 16,5 = 9,5 milioni

di cui una buona parte in età scolastica, l'ultimo dato che ricordo sono circa 8 milioni o qualcosa meno.

Quindi ai 32 mil che lavorano mancherebbero circa 2 mil (9,5 - 7,5/8) che sono sfaticati a vita, disoccupati e casalinghe, gente che vive di rendita pulita o sporca o altro eventuale.
Se i numeri non sono un'opinione vorrei capire come si può aumentare verso le soglie svedesi, perchè a quanto pare lavorano quasi tutti. Per avvicinarci agli scandinavi (circa 80% che lavorano) dovremmo aggiungere altri 14 milioni di persone al lavoro...
Dove li prendiamo e sopratutto che gli facciamo fare ?

:eek: :yes:

Se poi nei 32 Giavazzi comprende anche il numeroso popolo del sommerso totale è un altro discorso, ma lì basta andare a cercare in edilizia e agricoltura per trovarne a bizzeffe.

non credo che i calcoli siano stati fatti cosi'.. riprova :D Pensando in maniera diversa...
 
troppi papponi da mantenere

Il problema dell'Italia e' che troppa gente vive di rendita. Quando si parla di rendita tutti pensano subito agli interessi sul debito pubblico, o alle rendite su vasti patrimoni immobiliari. Ma queste sono ben poca cosa rispetto alle rendite di POSIZIONE garantite da leggi che impediscono la concorrenza nelle attivita' professionali (dai notai ai tassisti), agli stipendi iperbolici dei dipendenti dei ministeri, della Banca d'Italia , dei bancari in generale, cui seguono pensioni altrettanto iperboliche. Purtroppo questa gente e' la stessa che sta al governo, sia che vinca la destra sia che vinca la sinistra. NON RINUNCERANNO MAI VOLONTARIAMENTE AGLI ENORMI PRIVILEGI CHE SI SONO ASSICURATI A SPESE DI TUTTI NOI. Pur di mantenerli, ci caveranno la pelle a furia di tasse, finche' non moriremo. Oppure - decisamente meglio - finche' non ci decideremo ad emigrare e lasciarli a derubarsi tra di loro.
 
luigir ha scritto:
non credo che i calcoli siano stati fatti cosi'.. riprova :D Pensando in maniera diversa...

Se è calcolato sul n° di quelli che "potrebbero" lavorare ma non risultano perchè disoccupati e/o nel sommerso direi che è esagerato, per quel che riguarda dove giro io (nord italia) quella qtà non la vedo proprio e anche mettendo nel conto situazioni particolari del sud su base nazionale mi sembra troppo.

Praticamente è quasi 1 su 2 :eek:
 
i calcoli sono fatti sulle persone in eta' da lavoro... Credo che si trovi abbastanza materiale in rete ed il dato indicato dall'autore e' corretto, che poi ci sia il nero, il grigio ed il blu, questa e' altra storia ma visto che parliamo i governo e non di Bar dello Sport, contano i dati ufficiali. cioa sky ;)
 
skymap ha scritto:
Se è calcolato sul n° di quelli che "potrebbero" lavorare ma non risultano perchè disoccupati e/o nel sommerso direi che è esagerato, per quel che riguarda dove giro io (nord italia) quella qtà non la vedo proprio e anche mettendo nel conto situazioni particolari del sud su base nazionale mi sembra troppo.

Praticamente è quasi 1 su 2 :eek:
bisogna considerare i lavori part-time....se usi 2 persone
a 4 ore....è come 1 a 8 ore, come produzione, ma il doppio
come numero di 'payroll'..e noi nel part-time siamo mooolto
indietro
 
IL CENTROSINISTRA / Lanzillotta e Morando: crescita, serve una strategia dei 100 giorni. D’Antoni: la maggioranza non deve aver fretta Sì al metodo Giavazzi: prima le riforme, poi i tagli
ROMA - Sulla cura choc proposta da Francesco Giavazzi, nell’editoriale di ieri del Corriere - «subito riforme a costo zero senza perdersi in polemiche sui conti pubblici» - la maggioranza si trova sostanzialmente d’accordo con qualche defezione «trasversale», senza cioè tener conto dei partiti di appartenenza. C’è chi è assolutamente in sintonia con le parole del professore della Bocconi, come il ministro degli Affari regionali Linda Lanzillotta (Margherita) o il senatore dei diesse Enrico Morando, chi invece mostra un certo disappunto come il viceministro allo Sviluppo Sergio D’Antoni (Margherita). Molti i distinguo. Il ministro diessino Pierluigi Bersani (Sviluppo), è d’accordo sul fatto che la teoria «dei due tempi non esiste più» e che occorre procedere tenendo presente tre aspetti: «Risanamento, crescita e coesione». «Non si può tuttavia sottovalutare l’importanza dei conti pubblici - spiega il ministro Bersani - perché in questi anni l’opinione pubblica è stata narcotizzata, comunque procederemo con le riforme più velocemente di quanto si pensi e già nelle prossime settimane si vedranno delle novità». D’Antoni sottolinea che il rapporto con Bruxelles resta fondamentale e critica in particolare la convinzione di Giavazzi secondo la quale dopo un po' la maggioranza comincerebbe a sfaldarsi. «L’Unione ha vinto le elezioni sulla base di un programma - dice il viceministro ed ex segretario della Cisl - le cose sono più lente di quanto si creda e, secondo me, la maggioranza è destinata a consolidarsi nel tempo». Insomma «calma e gesso».
Il ministro Lanzillotta precisa di aver segnalato l’editoriale di Giavazzi a Palazzo Chigi e di condividerne soprattutto - al di là dei singoli interventi «che possono avere una declinazione diversa» - l’opportunità di realizzare riforme a costo zero nella fase iniziale, quella della «luna di miele» tra le forze della maggioranza. Paolo Giaretta, sottosegretario allo Sviluppo e anche lui Margherita, è convinto che occorre fare un mix delle due cose, risanamento e riforme, anche perché «molti interventi indicati da Giavazzi sono già nel programma dell’Unione».
Mentre i viceministri all’Economia, Vincenzo Visco (Ds) e Roberto Pinza (Margherita) fanno sapere che in questa fase preferiscono il silenzio impegnati come sono sul fronte dell’evasione fiscale, il sottosegretario allo Sviluppo Alfonso Gianni (Rifondazione) si dice d’accordo con Giavazzi sulla filosofia ma non sulle linee d’intervento. «Non credo che facendo una legge contro i notai o i farmacisti si cambino molto le cose - spiega - preferirei dare la priorità a provvedimenti sull’evasione fiscale, il cuneo, la restituzione del fiscal drag, tutto ciò che riguarda l’equità sociale alterata dal governo Berlusconi». Ma il segnale forte ci vuole, e subito.
Il senatore Morando, indicato come futuro presidente della commissione Bilancio, ricorda che nel suo discorso durante il dibattito al Senato aveva sostenuto proprio le stesse cose proposte ieri dall’editorialista del Corriere e indica anche la cornice legislativa. «Tutte le riforme per stimolare l’offerta - spiega - andranno indicate nel Dpef di giugno per finire nella Finanziaria da presentare entro settembre nel contesto, naturalmente, della stabilità dei conti pubblici». Anche l’economista diessino Ferdinando Targetti si muove lungo la strada tracciata da Giavazzi: «Ha ragione su tutto, occorre rimuovere al più presto i vincoli che impediscono la crescita». L’unica preoccupazione di Targetti, «che potrebbe far cambiare il quadro», è nelle decisioni che prenderà Bruxelles. «Perché, se la Commissione non dovesse darci la moratoria di uno o due anni - afferma - allora sarebbe meglio fare subito la manovra di correzione dei conti pubblici approfittando del momento favorevole». L’economista, uno degli advisor del programma dell’Unione, garantisce che le cose dette da Giavazzi «fanno parte dell’ humus degli estensori, subito riforme a costo zero anche se hanno un prezzo politico altissimo».
Nel suo editoriale di ieri sul «Corriere», Francesco Giavazzi scrive: «Le difficoltà dei conti pubblici sono una conseguenza del virus che ha colpito l’Italia, non la causa prima. Il virus è la caduta della produttività». Per questo, Giavazzi propone «riforme strutturali» per la crescita da subito, quando «la maggioranza è coesa e le elezioni sono lontane». Roberto Bagnoli corriere
 
FaGal ha scritto:
IL CENTROSINISTRA / Lanzillotta e Morando: crescita, serve una strategia dei 100 giorni. D’Antoni: la maggioranza non deve aver fretta Sì al metodo Giavazzi: prima le riforme, poi i tagli
ROMA - Sulla cura choc proposta da Francesco Giavazzi, nell’editoriale di ieri del Corriere - «subito riforme a costo zero senza perdersi in polemiche sui conti pubblici» - la maggioranza si trova sostanzialmente d’accordo con qualche defezione «trasversale», senza cioè tener conto dei partiti di appartenenza. C’è chi è assolutamente in sintonia con le parole del professore della Bocconi, come il ministro degli Affari regionali Linda Lanzillotta (Margherita) o il senatore dei diesse Enrico Morando, chi invece mostra un certo disappunto come il viceministro allo Sviluppo Sergio D’Antoni (Margherita). Molti i distinguo. Il ministro diessino Pierluigi Bersani (Sviluppo), è d’accordo sul fatto che la teoria «dei due tempi non esiste più» e che occorre procedere tenendo presente tre aspetti: «Risanamento, crescita e coesione». «Non si può tuttavia sottovalutare l’importanza dei conti pubblici - spiega il ministro Bersani - perché in questi anni l’opinione pubblica è stata narcotizzata, comunque procederemo con le riforme più velocemente di quanto si pensi e già nelle prossime settimane si vedranno delle novità». D’Antoni sottolinea che il rapporto con Bruxelles resta fondamentale e critica in particolare la convinzione di Giavazzi secondo la quale dopo un po' la maggioranza comincerebbe a sfaldarsi. «L’Unione ha vinto le elezioni sulla base di un programma - dice il viceministro ed ex segretario della Cisl - le cose sono più lente di quanto si creda e, secondo me, la maggioranza è destinata a consolidarsi nel tempo». Insomma «calma e gesso».
Il ministro Lanzillotta precisa di aver segnalato l’editoriale di Giavazzi a Palazzo Chigi e di condividerne soprattutto - al di là dei singoli interventi «che possono avere una declinazione diversa» - l’opportunità di realizzare riforme a costo zero nella fase iniziale, quella della «luna di miele» tra le forze della maggioranza. Paolo Giaretta, sottosegretario allo Sviluppo e anche lui Margherita, è convinto che occorre fare un mix delle due cose, risanamento e riforme, anche perché «molti interventi indicati da Giavazzi sono già nel programma dell’Unione».
Mentre i viceministri all’Economia, Vincenzo Visco (Ds) e Roberto Pinza (Margherita) fanno sapere che in questa fase preferiscono il silenzio impegnati come sono sul fronte dell’evasione fiscale, il sottosegretario allo Sviluppo Alfonso Gianni (Rifondazione) si dice d’accordo con Giavazzi sulla filosofia ma non sulle linee d’intervento. «Non credo che facendo una legge contro i notai o i farmacisti si cambino molto le cose - spiega - preferirei dare la priorità a provvedimenti sull’evasione fiscale, il cuneo, la restituzione del fiscal drag, tutto ciò che riguarda l’equità sociale alterata dal governo Berlusconi». Ma il segnale forte ci vuole, e subito.
Il senatore Morando, indicato come futuro presidente della commissione Bilancio, ricorda che nel suo discorso durante il dibattito al Senato aveva sostenuto proprio le stesse cose proposte ieri dall’editorialista del Corriere e indica anche la cornice legislativa. «Tutte le riforme per stimolare l’offerta - spiega - andranno indicate nel Dpef di giugno per finire nella Finanziaria da presentare entro settembre nel contesto, naturalmente, della stabilità dei conti pubblici». Anche l’economista diessino Ferdinando Targetti si muove lungo la strada tracciata da Giavazzi: «Ha ragione su tutto, occorre rimuovere al più presto i vincoli che impediscono la crescita». L’unica preoccupazione di Targetti, «che potrebbe far cambiare il quadro», è nelle decisioni che prenderà Bruxelles. «Perché, se la Commissione non dovesse darci la moratoria di uno o due anni - afferma - allora sarebbe meglio fare subito la manovra di correzione dei conti pubblici approfittando del momento favorevole». L’economista, uno degli advisor del programma dell’Unione, garantisce che le cose dette da Giavazzi «fanno parte dell’ humus degli estensori, subito riforme a costo zero anche se hanno un prezzo politico altissimo».
Nel suo editoriale di ieri sul «Corriere», Francesco Giavazzi scrive: «Le difficoltà dei conti pubblici sono una conseguenza del virus che ha colpito l’Italia, non la causa prima. Il virus è la caduta della produttività». Per questo, Giavazzi propone «riforme strutturali» per la crescita da subito, quando «la maggioranza è coesa e le elezioni sono lontane». Roberto Bagnoli corriere


Va a finire che le riforme liberali in questo Paese le farà rifondazione comunista
:D
 
Vorrei sentire qualche insigne esponente del centro-destra - Fini Casini, Schifani, Vito, Cesa - esprimersi in merito....
 
FaGal ha scritto:
Va a finire che le riforme liberali in questo Paese le farà rifondazione comunista
:D

sempre detto, e sempre successo che le vere riforme le fanno i partiti di sinistra...
 
Spero che qualche elettore del centro-destra, se così sarà, inizi a votare Rifondazione comunista allora...
 
FaGal ha scritto:
Spero che qualche elettore del centro-destra, se così sarà, inizi a votare Rifondazione comunista allora...
..posso aspettare sino alla presentazione delle leggi in parlamento?
di parole ne ho sentite tante..e anche di idee brillanti....
ma raramente vedo poi il tutto condensarsi in proposte di legge..
 
ramirez ha scritto:
..posso aspettare sino alla presentazione delle leggi in parlamento?
di parole ne ho sentite tante..e anche di idee brillanti....
ma raramente vedo poi il tutto condensarsi in proposte di legge..

Assolutamente sì, non solo anche aspettare l'approvazione
 
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