ENERGIE ALTERNATIVE ...continua

  • Due nuove obbligazioni Societe Generale, in Euro e in Dollaro USA

    Societe Generale porta sul segmento Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana due obbligazioni, una in EUR e una in USD, a tasso fisso decrescente con durata massima di 15 anni e possibilità di rimborso anticipato annuale a discrezione dell’Emittente.

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  • SONDAGGIO: Potrebbe interessarti una sezione "Trading Sportivo"?

    Ciao, ci piacerebbe sapere se potrebbe interessarti l'apetura di una nuova sezione dedicata unicamente al trading sportivo o betting exchange. Il tuo voto è importante perchè ci consente di capire se vale la pena pianificarla o no. Per favore esprimi il tuo voto, o No, nel seguente sondaggio: LINK.
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    Staff | FinanzaOnline

scusate ma cosa c'entra il nucleare con gli OGM ???????
Assolutamente nulla !
Anche se ( e sottolineo l' "anche se" ) gli ambientalisti avessero ragione sugli OGM ....... ciò non cancella il fatto che ci hanno fatto fare una grandissima cazz....ta uscendo dal nucleare.

A parte il fatto che gli OGM sono anche molto diversi l'uno dall' altro !!
Ad esempio il grano modificato per resistere ad un particolare fungo potrebbe essere dannoso mentre il mais modificato per crescere di più potrebbe essere totalmente innocuo. Facendo un paragone con i medicinali, ci sono stati dei farmaci che hanno ucciso centinaia di persone ma , non per questo, qualcuno ha mai pensato di chiudere le farmacie !!!! :D :D :D
Sinceramente a me sembra che molte persone si facciano influenzare da una propaganda politica basata sulla paura.
La centrale nucleare scoppia, con gli OGM diventeremo viola a pallini gialli, arrivano i comunisti, se passa quella legge rischiate di perdere il posto di lavoro ....
Insomma tutte caz ... te che i nostri politicanti, di qualunque colore siano, vi raccontano al solo scopo di convincervi a correre ad andarli a votare !
Correte, correte ......
 
Mtrader ha scritto:
scusate ma cosa c'entra il nucleare con gli OGM ???????
Assolutamente nulla !
Anche se ( e sottolineo l' "anche se" ) gli ambientalisti avessero ragione sugli OGM ....... ciò non cancella il fatto che ci hanno fatto fare una grandissima cazz....ta uscendo dal nucleare.

Hai ragione, non c'entrano nulla. Tuttavia hanno un punto in comune, entrambe le tecnologie mettono una paura ingiustificata rispetto al reale rischio che si corre nell'utilizzarle (almeno rispetto agli enormi vantaggi che si hanno).

Per il nucleare siamo usciti ed e' stata una stupidaggine, ho come l'impressione che sara' cosi' anche per gli OGM e tutta la bioingegneria.

Gli ambientalisti/verdi/animalisti mi sembrano tutti dei fanatici pronti a capitalizzare sulle paure del profondo subconscio senza alcun ragionamento con raziocinio.

Vedi stoccaggio rifiuti, rigassificatori, centrali a carbone, TAV, ponte sullo stretto.

Ci avete fatto caso che sono tutte tecnologie (o opere) impiegate comunemente in tutti i paesi industrializzati?

Da noi ... apriti cielo....
 
Ultima modifica:
Non ho niente contro l'energia nucleare...

Il problema è che per fare quel tipo di "oggettini" senza fare casini, servono:

- norme ben diverse da quelle che abbiamo in italia nel campo delle costruzioni;

- serve una mentalità, ma direi moralità e senso della responsabilità delle imprese e di chi le guida ovviamente, totalmente sconosciutà nell'attuale panorama delle imprese italiane.

Ritengo mille volte più sicure 50 centrali in Francia che 1 in Italia...
 
bandit ha scritto:
Non ho niente contro l'energia nucleare...

Il problema è che per fare quel tipo di "oggettini" senza fare casini, servono:

- norme ben diverse da quelle che abbiamo in italia nel campo delle costruzioni;

- serve una mentalità, ma direi moralità e senso della responsabilità delle imprese e di chi le guida ovviamente, totalmente sconosciutà nell'attuale panorama delle imprese italiane.

Ritengo mille volte più sicure 50 centrali in Francia che 1 in Italia...
mi spiace, ma al punto evidenziato abbiamo aziende all'altezza
delle competizioni internazionali....impregilo p.es.
 
IL RITORNO / Una task force di quaranta tecnici. La palestra? I due reattori di Bratislava. L’investimento nell’Epr francese L’Enel rilancia il progetto nucleare. Con una email Riparte dall’acquisizione della Slovenske l’attività sull’energia atomica
DAL NOSTRO INVIATO
MOCHOVCE (Slovacchia) - Può essere sufficiente un’email per rimettere in piedi un programma nucleare. È proprio così che lo scorso settembre l’Enel ha chiamato a raccolta le risorse disperse dopo il referendum dell’87 e la fine del «Pun», il progetto unificato nucleare. Il testo suonava più o meno: «Vi piacerebbe tornare a lavorare sull’energia dell’atomo?». La selezione interna ha individuato finora una decina di persone. Dall’esterno, tra italiani e stranieri, entro fine anno ne arriveranno un’altra trentina. Totale: quaranta persone, alcune delle quali, come il capoprogetto Giancarlo Aquilanti, sono già all’opera dallo scorso autunno sugli impianti della Slovenske Elektrarne, la società di stato slovacca passata definitivamente all’ente di Fulvio Conti alla fine di aprile.
Ufficialmente il ritorno dell’Italia nell’energia prodotta con l’atomo è avvenuto qualche giorno fa proprio qui, nella pianura del Danubio tra Bratislava, Vienna e Budapest. E ha i nomi un po’ ostici di Bohunice e di Mochovce: in tutto sei reattori, di design russo, che forniscono elettricità ad una nazione grande come la Sicilia e la Lombardia, ma con solo cinque milioni di abitanti. Due reattori, della prima generazione, sono rimasti a carico del governo e verranno spenti nel giro dei prossimi due anni perché l’Europa l’ha preteso. Gli altri quattro, che l’Agenzia internazionale dell’energia atomica giudica «in linea» con gli standard di sicurezza occidentali, sono normalmente in produzione. Solo l’«unità 1», in questi giorni, sta cambiando parte del combustibile, l’uranio arricchito che viene comprato da Mosca.
Ma il primo vero test che la neonata équipe italiana dovrà passare sarà quello dello studio di fattibilità per i «gruppi» 3 e 4 di Mochovce. Per la prima volta da 19 anni a questa parte, cioè dopo la consultazione popolare, l’Enel sta progettando la costruzione di due reattori nucleari. Un impegno con il governo di centrodestra di Milukas Dzurinda (ormai sotto elezioni) per riprendere quanto bloccato nel 1991 per mancanza di fondi. E un investimento di 1,3 miliardi di euro.
Ci vorrà più o meno un altro anno per completarlo, dice il giovane (35 anni) general manager Enel per la Slovacchia, Mario Arcelli. Ma l’intenzione è di non perdere tempo, e di lanciare nel frattempo la gara internazionale che metterà in competizione i «soliti tre», gli unici gruppi al mondo che si disputano la costruzione di impianti nucleari: i francesi di Areva, i russi di AtomStroyExport e i nippo-americani di Westinghouse. Magari con qualche consorzio al quale potrebbero prendere parte aziende italiane (come Ansaldo) per la parte dei montaggi o le opere civili.
Ma è chiaro che il piano di «competenze nucleari» del gruppo italiano non si ferma alla Slovacchia. Anzi: sarà compito della nuova «task force» integrarsi, come da accordi, nella struttura di Electricitè de France, ormai vicina a dare il via al piano per rinnovare il parco di 59 impianti: l’Epr (European pressurized reactor) al quale l’Enel partecipa con il 12,5% del primo investimento di 3,6 miliardi. Il progetto «know how transfer agreement» partirà a giorni. E ormai, dopo l’est e l’ovest, l’ultimo «tabù» sembra essere rimasto il territorio italiano.
Stefano Agnoli

corriere
 
n. 111 del 12-05-06 pagina 23

Con Enel in Slovacchia l’Italia torna al nucleare
di Paolo Giovanelli
Nuovo mercato per le imprese della penisola. Due dei sei impianti acquisiti dall’ex monopolista sono da completare: in cantiere investimenti per due miliardi

Paolo Giovanelli

nostro inviato a Bratislava

La centrale nucleare di Slovenske Elektrarne a Mochovce è a meno di due chilometri in linea d’aria: dietro a una verdissima collinetta tappezzata di campi gialli si alza il vapore delle torri di raffreddamento. Tibor Tóth, sindaco di Vrable e deputato al Parlamento slovacco, finisce il suo discorso con un invito: «Noi ci attendiamo che l’Enel completi la costruzione dei due nuovi reattori, per noi significano lavoro e sviluppo». A Mochovce, 120 chilometri a est di Bratislava, vicino al confine tra Slovacchia e Ungheria, il nucleare non fa paura: «Ci fidiamo dei tecnici e dei controlli, le misure di sicurezza sono secondo gli standard occidentali» afferma Tóth. Oggi alla centrale di Mochovce lavorano 638 addetti, tanti per una zona in cui la disoccupazione resta alta.
Enel ha infatti acquisito il 66% di Slovenske il 28 aprile: è il primo dei due importanti passi che saranno fatti quest’anno per il ritorno dell’Italia nel settore nucleare. Il secondo è l’ormai imminente firma con Edf per la partecipazione alla costruzione delle nuove centrali francesi Epr. Slovenske dispone di sei reattori nucleari da 440 megawattora ciascuno, per un totale di 2.640 Mw che nel 2003 hanno prodotto il 69% dell’elettricità slovacca. Enel ne ha rilevati quattro: due a Bohunice e due a Mochovce. I due restanti sono rimasti al governo slovacco che provvederà a chiuderli entro il 2008 perché sono ormai vecchi. A Mochovce ce ne sono altri due, iniziati anni fa e mai completati: è di questi che parlava il sindaco. Per finire la costruzione degli ultimi due reattori e per ammodernare gli altri quattro l’Enel si è impegnata a investire due miliardi di euro entro il 2013.
«Sarà possibile "tirar dentro" anche gruppi italiani - afferma Giancarlo Aquilanti, project manager per i nuovi reattori - oggi la base degli impianti è della Skoda, ma per tutta la strumentazione e la parte elettrica siamo liberi di scegliere dove vogliamo: pensiamo all’Ansaldo e a società di montaggio. Faremo una gara per le forniture: di certo si presenteranno i russi (la tecnologia della centrale è russa, ndr), ma non vogliamo che siano i soli a farsi avanti. Il 70% delle opere civili è realizzato, come pure il 40% di quelle meccaniche: tutto il resto è da fare». E qui ci sarà spazio per le imprese italiane che hanno voglia di lavorare.
Ma non si tratta solo di appalti: per Slovenske sono già state fatte assunzioni, entro fine anno saranno 40, tutte di tecnici di alto livello, da immettere subito in attività. Senza contare che l’Enel ha già assunto un buon numero di giovani da inviare in Francia a farsi le ossa presso Edf: poi potranno essere spostati in Slovacchia.
Per alimentare gli impianti viene acquistato uranio fornito dai russi, che meglio si adatta alla tecnologia delle centrali slovacche. Ma, affermano i tecnici Enel, se mai ci fossero problemi con la Russia i potenziali fornitori non mancano: una crisi dell’uranio come quella del gas dello scorso inverno non è pensabile. Per intanto l’Enel sta entrando in Slovenske rispettando le capacità tecniche delle maestranze locali. Tempo fa a Mochovce si erano presentati i francesi con una buona dose di grandeur: in centrale ricordano ancora le loro figuracce. ilgiornale
 
Military Plans Tests in Search for an Alternative to Oil-Based Fuel


By THOM SHANKER
Published: May 14, 2006
WASHINGTON, May 13 —
When an F-16 lights up its afterburners, it consumes nearly 28 gallons of fuel per minute. :eek: :eek:
No wonder, then, that of all the fuel the United States government uses each year, the Air Force accounts for more than half. The Air Force may not be in any danger of suffering inconveniences from scarce or expensive fuel, but it has begun looking for a way to power its jets on something besides conventional fuel.

In a series of tests — first on engines mounted on blocks and then with B-52's in flight — the Air Force will try to prove that the American military can fly its aircraft by blending traditional crude oil-based jet fuel with a synthetic liquid made first from natural gas, and, eventually, from coal, which is plentiful and cheaper.
While the military has been a leader in adopting some technologies — light but strong metals, radar-evading stealth designs and fire-retardant flight suits, for example — any effort to hit a miles-per-gallon fuel efficiency rating has taken a back seat when the mission is to haul bombs farther and faster or push 70-ton tanks across a desert to topple an adversary. (The Abrams tank, for example, gets less than a mile per gallon under certain combat conditions.)

"Energy is a national security issue," said Michael A. Aimone, the Air Force assistant deputy chief of staff for logistics.

The United States is unlikely ever to become fully independent of foreign oil, he said, but the intent of the Air Force project is "to develop enough independence to have assured domestic supplies for aviation purposes."

By late this summer, on the hard lake beds of the Mojave Desert, where the Air Force tests its most secret and high-performance aircraft, a lumbering B-52 is scheduled to take off in an experiment in which two of the giant bomber's engines will burn jet fuel produced not from crude oil but from natural gas. The plane's six other engines will burn traditional jet fuel — just in case.

The Air Force consumed 3.2 billion gallons of aviation fuel in fiscal year 2005, which was 52.5 percent of all fossil fuel used by the government, Pentagon statistics show. The total Air Force bill for jet fuel last year topped $4.7 billion. :eek: :eek:
Although the share of national energy consumption by the federal government and military is just 1.7 percent, every increase of $10 per barrel of oil drives up Air Force fuel costs by $600 million per year.

Mr. Aimone said that if the synthetic blend worked, plans call for increasing its use in Air Force planes to 100 million gallons in the next two years.

Air Force and industry officials say that oil prices above $40 to $45 per barrel make a blend with synthetic fuels a cost-effective alternative to oil-based jet fuel.

Fuel costs have doubled since the attacks of Sept. 11, 2001, and crude oil prices since Hurricane Katrina have remained above $60 a barrel.

The Air Force effort falls under a directive from Defense Secretary Donald H. Rumsfeld to explore alternative fuel sources. Under the plan, the Air Force has been authorized to buy 100,000 gallons of synthetic fuel.

Ground experiments are scheduled to begin in coming weeks at Wright-Patterson Air Force Base in Ohio, followed by test flights at Edwards Air Force Base in California.

Although the Air Force is leading the project, it is working with the Automotive Tank Command of the Army, in Detroit, and the Naval Fuels Laboratory, at Patuxent River, Md.

The research and tests on synthetic fuel would ultimately produce a common fuel for the entire military, Air Force officials said.

The initial contract for unconventional fuel for the tests will be signed with Syntroleum Corporation of Tulsa, Okla., which has provided synthetic fuel for testing by the Departments of Energy, Transportation and Defense since 1998.

John B. Holmes Jr., Syntroleum's president and chief executive officer, said his firm will sell the Air Force its synthetic fuel for testing "at our cost, and we may be losing a little bit."

Neither Mr. Holmes nor the Air Force would provide cost estimates for the experimental fuel deal in advance of signing a final contract, expected in coming days.

Air Force officials have acknowledged, however, that the cost per gallon of the test fuel will be expensive.

Syntroleum can produce 42 gallons of synthetic fuel from 10,000 cubic feet of natural gas. The raw materials cost about $70.

If the military moves ahead with using the synthetic fuels, the Syntroleum technology could be used by factories elsewhere to produce the same 42 gallons of fuel from just $10 worth of coal, Mr. Holmes said.

"The United States is essentially the Saudi Arabia of coal," Mr. Holmes said. "It can be mined relatively inexpensively. We really believe that one of the things we can do to help our country's energy needs is to use the abundance of coal reserves."

Mr. Aimone said the large plants needed to produce nonconventional fuels did not exist and would have to be designed and built by the industry.

But he added: "We believe there are economic incentives as we invest in this, and invest with the industry at large, because there are vast coal reserves in this country. The economic pressures of rising oil prices can be moderated by the price of coal."
.
una considerazione a parte..nel caso dovesse funzionare
ecco che gli Usa si troverebbero ancora una volta
all'avanguardia in una nuova tecnologia...
 
ramirez ha scritto:
Military Plans Tests in Search for an Alternative to Oil-Based Fuel


By THOM SHANKER
Published: May 14, 2006
WASHINGTON, May 13 —
When an F-16 lights up its afterburners, it consumes nearly 28 gallons of fuel per minute. :eek: :eek:
No wonder, then, that of all the fuel the United States government uses each year, the Air Force accounts for more than half. The Air Force may not be in any danger of suffering inconveniences from scarce or expensive fuel, but it has begun looking for a way to power its jets on something besides conventional fuel.

In a series of tests — first on engines mounted on blocks and then with B-52's in flight — the Air Force will try to prove that the American military can fly its aircraft by blending traditional crude oil-based jet fuel with a synthetic liquid made first from natural gas, and, eventually, from coal, which is plentiful and cheaper.
While the military has been a leader in adopting some technologies — light but strong metals, radar-evading stealth designs and fire-retardant flight suits, for example — any effort to hit a miles-per-gallon fuel efficiency rating has taken a back seat when the mission is to haul bombs farther and faster or push 70-ton tanks across a desert to topple an adversary. (The Abrams tank, for example, gets less than a mile per gallon under certain combat conditions.)

"Energy is a national security issue," said Michael A. Aimone, the Air Force assistant deputy chief of staff for logistics.

The United States is unlikely ever to become fully independent of foreign oil, he said, but the intent of the Air Force project is "to develop enough independence to have assured domestic supplies for aviation purposes."

By late this summer, on the hard lake beds of the Mojave Desert, where the Air Force tests its most secret and high-performance aircraft, a lumbering B-52 is scheduled to take off in an experiment in which two of the giant bomber's engines will burn jet fuel produced not from crude oil but from natural gas. The plane's six other engines will burn traditional jet fuel — just in case.

The Air Force consumed 3.2 billion gallons of aviation fuel in fiscal year 2005, which was 52.5 percent of all fossil fuel used by the government, Pentagon statistics show. The total Air Force bill for jet fuel last year topped $4.7 billion. :eek: :eek:
Although the share of national energy consumption by the federal government and military is just 1.7 percent, every increase of $10 per barrel of oil drives up Air Force fuel costs by $600 million per year.

Mr. Aimone said that if the synthetic blend worked, plans call for increasing its use in Air Force planes to 100 million gallons in the next two years.

Air Force and industry officials say that oil prices above $40 to $45 per barrel make a blend with synthetic fuels a cost-effective alternative to oil-based jet fuel.

Fuel costs have doubled since the attacks of Sept. 11, 2001, and crude oil prices since Hurricane Katrina have remained above $60 a barrel.

The Air Force effort falls under a directive from Defense Secretary Donald H. Rumsfeld to explore alternative fuel sources. Under the plan, the Air Force has been authorized to buy 100,000 gallons of synthetic fuel.

Ground experiments are scheduled to begin in coming weeks at Wright-Patterson Air Force Base in Ohio, followed by test flights at Edwards Air Force Base in California.

Although the Air Force is leading the project, it is working with the Automotive Tank Command of the Army, in Detroit, and the Naval Fuels Laboratory, at Patuxent River, Md.

The research and tests on synthetic fuel would ultimately produce a common fuel for the entire military, Air Force officials said.

The initial contract for unconventional fuel for the tests will be signed with Syntroleum Corporation of Tulsa, Okla., which has provided synthetic fuel for testing by the Departments of Energy, Transportation and Defense since 1998.

John B. Holmes Jr., Syntroleum's president and chief executive officer, said his firm will sell the Air Force its synthetic fuel for testing "at our cost, and we may be losing a little bit."

Neither Mr. Holmes nor the Air Force would provide cost estimates for the experimental fuel deal in advance of signing a final contract, expected in coming days.

Air Force officials have acknowledged, however, that the cost per gallon of the test fuel will be expensive.

Syntroleum can produce 42 gallons of synthetic fuel from 10,000 cubic feet of natural gas. The raw materials cost about $70.

If the military moves ahead with using the synthetic fuels, the Syntroleum technology could be used by factories elsewhere to produce the same 42 gallons of fuel from just $10 worth of coal, Mr. Holmes said.

"The United States is essentially the Saudi Arabia of coal," Mr. Holmes said. "It can be mined relatively inexpensively. We really believe that one of the things we can do to help our country's energy needs is to use the abundance of coal reserves."

Mr. Aimone said the large plants needed to produce nonconventional fuels did not exist and would have to be designed and built by the industry.

But he added: "We believe there are economic incentives as we invest in this, and invest with the industry at large, because there are vast coal reserves in this country. The economic pressures of rising oil prices can be moderated by the price of coal."
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una considerazione a parte..nel caso dovesse funzionare
ecco che gli Usa si troverebbero ancora una volta
all'avanguardia in una nuova tecnologia...

Non direi che si tratta di una nuova tecnologia, in quanto è stata scoperta negli anni 20: http://en.wikipedia.org/wiki/Fischer-Tropsch_process

Non è mai stato usato su larga scala perchè ha due problemi: conviene solo se il prezzo del greggio supera stabilmente i 30/40$ al barile, inoltre ha seri problemi di inquinamento (cmq superabili con le tecnologie attuali).
 
La situazione è grave...

...l'italia deve trovare energia a basso costo subito.

L'unico mezzo è il nucleare.
Io votai per l'abolizione delle centrali (errore di gioverntù....) e mi considero un 'verde'.

Ma senza energia a basso costo le industrie continueranno ad andare in romania, le bollette a salire .........e tutti noi andare a lavorare in india o in cina.

Se se na vanno le industrie e i servizi aumentano di costo e la gente perde lavoro che si fà ?
I mutui per pagare le tasse ?

Anche l'agricoltura va a ramengo se l'energia continua a salire di prezzo.
Sapete quanto costa gestire le coltivazioni in serra ?
O quanto costano i trasporti dalla sicilia al nord dei prodotti agricoli ?

Servono centrali nucleari in casa nostra e basta. Dobbiamo essere il più possibile indipendenti.

E l'energia prodotta dal nucleare gestita da un soggetto che NON sia l'ENEL, in modo da creare un minino di concorrenza.

I pannelli solari vanno bene e vanno incentivati sulle nuove costruzioni, idem l'eolico, il risparmio energetico, il riciclaggio e via discorrendo.......ma tutte queste cose non danno insiema la quantità di energia che serve al paese.

Per invogliare le regioni a prendersi in casa una centrale si potrebbero offrire sgravi fiscali, esenzione da ICI o cose simili.

Tutto il resto secondo me è fuffa o sono discorsi interessati.
 
Energia Dopo il blocco dell’87, l’accordo con Edf riporta in attività gli ingegneri di casa nostra, guidati da Giancarlo Aquilanti Il segreto di Flamanville: un atomo targato Enel Dove riprende l’attività nucleare del gruppo italiano
L’Italia ritorna all’atomo. Con la partecipazione dell’Enel alla costruzione di un reattore di terza generazione a Flamanville, in Normandia, e l’acquisizione di quattro reattori operativi (più altri due da completare) in Slovacchia, si avvicina il momento tanto atteso dagli ingegneri nucleari italiani, che da vent’anni sono sottoutilizzati o costretti a espatriare per lavorare nel proprio campo. «Dopo il referendum dell’87 - spiega Giancarlo Aquilanti, appena chiamato a gestire la nuova squadra atomica dell’ex monopolista elettrico - in Enel siamo rimasti in pochi, non più di una quarantina. Al momento del referendum ero impegnato nella progettazione dei nuovi reattori che l’Enel voleva costruire in diversi siti già individuati, come Trino Vercellese II o Avetrana in Puglia, ma sono stati bloccati dalla reazione popolare. Poi ho continuato a occuparmi di progettazione e costruzione d’impianti, non più atomici ovviamente».
Da ottobre, insieme ad altri ingegneri nucleari della «vecchia guardia», Aquilanti è entrato nell’orbita della nuova squadra che si andava formando e da qualche giorno ne è diventato il responsabile. «Abbiamo attinto alle forze interne - precisa Aquilanti - ma stiamo soprattutto assumendo giovani che lavorano all’estero e sono attratti da questa nuova avventura italiana oppure sono appena usciti dalle poche facoltà che ancora ne sfornano: a Torino, Milano, Pisa e Roma. Alla fine, dovremmo arrivare a una quarantina di persone, di cui una trentina saranno inserite a scacchiera nel progetto francese dell’European Pressurized Reactor già avviato in Normandia».
La partecipazione italiana al progetto di Flamanville è stata approvata la settimana scorsa dal cda di Edf, dopo una serie interminabile di resistenze generate dalla guerra dei nervi in corso fra Enel e Suez. Con questo delicato passaggio, l’Italia approda finalmente al futuro dell’atomo in Europa: l’Epr che sorgerà a Flamanville, infatti, è simile a quello che Areva (erede di Framatome con una partecipazione di Siemens) sta già costruendo a Olkiluoto in Finlandia e diventerà l’impianto standard europeo, da ripetere tutte le volte che ci sarà bisogno di una nuova centrale nucleare. Le altre due tecnologie concorrenti - l’Ap 1000 dell’ex americana, ora giapponese, Westinghouse e la russa Vvr 1000 - sono lievemente in ritardo rispetto ai francesi.
L’accordo di Enel con Edf, ora al vaglio dell’Antitrust europea, darà agli italiani il 12,5% della produzione del primo Epr. Come contropartita, l’Enel finanzierà l’equivalente del 12,5% dell’investimento globale di 3,3 miliardi di euro. In più, potrà esercitare un’opzione per la stessa quota su altri cinque reattori successivi, tutti da 1.600 MW, che verranno costruiti sullo stesso modello e il cui costo, grazie alle economie di scala, non supererà i 2 miliardi. Alla fine l’Enel potrà dunque contare sulla produzione di 1.200 MW nucleari, ai quali si aggiungono i 2.600 MW nucleari appena acquisiti dalla privatizzazione della compagnia elettrica slovacca Slovenské Elektrárne.
In tutto, una potenza nucleare da 3.800 MW, oltre il doppio della capacità produttiva dismessa dopo il referendum dell’87. Per ora nel progetto francese è presente solo l’Italia, ma è probabile che la partecipazione nei prossimi mesi verrà allargata anche alla tedesca E.on, alla belga Electrabel e forse alla spagnola Endesa, tutte interessate a contribuire alla costruzione di quello che diventerà il nuovo reattore standard d’Europa. È attorno al 2020 che la maggior parte dei 59 reattori francesi, insieme a quelli di molti altri Paesi europei, arriveranno all’età della pensione ed è per quell’epoca che i partner elettrici del continente si stanno preparando a una nuova stagione del nucleare. corriere
 
pare che a causa dello scandalo Clearstream non si possa
fare la fusione EDf GDF.....
 
ultimisssssssssime sul nucleare...
.
Green light to new fleet of N-reactorsBy James Blitz
Published: May 16 2006 22:10 | Last updated: May 16 2006 22:10

Tony Blair’s determination to restart Britain’s nuclear energy programme has never been in doubt. Even so, his comments on the issue in last night’s speech to the CBI employers’ organisation were highly significant.


For this will be seen as the moment when the prime minister finally pushed the button on the long-awaited decision to relaunch a new fleet of nuclear reactors.

His commitment – pre-empting the release of the results of the forthcoming energy review – triggered immediate anger from environmental groups.

“Increasingly it looks like the energy consultation has been a complete sham,” said Tony Juniper, director of Friends of the Earth.

“It’s clear that Tony Blair is fixated with nuclear power and is determined to oversee a new generation of nuclear reactors rather than investing in clean and sustainable options that already exist.”

However, the prime minister’s decision to make the case for nuclear power now is deliberate.

He believes he cannot wait until the energy review to make the case for nuclear energy. He believes he must start making the argument now so it is fully understood when the government publishes its final decision.

As he sees it, there are two key arguments for revitalising the UK’s ageing reactors.

First, Mr Blair believes that without a renewal of the nuclear programme, it will not be possible to meet the UK’s targets for the reduction in carbon emissions.

“There is a range of difficulties – technical ones – that make it impossible to meet those targets through the use of renewable energy, such as wind power,” said one close ally. “People are in favour of wind power but then they resist the idea of technology being put in their area.”
Second, there is energy security. If policy remains unchanged, Mr Blair argues, the UK will see a gradual scaling back in power generated from the nuclear sector. But that will also coincide with increasing reliance on foreign imports of gas as domestic gas production declines.This, Mr Blair believes, makes it essential that the UK presses ahead with the replacement of nuclear power stations, as well as making a big push on renewables and a step-change in energy efficiency.

Mr Blair does not expect his commitment to nuclear power to create significant problems within the Labour party. Labour has never been as divided on the issue of nuclear energy as it is on the issue of nuclear weapons.

The decision to to build new nuclear power stations could instead have cause disquiet in local communities.

However, one factor that has helped to persuade the prime minister of the case for nuclear is that the problem of waste now seems much smaller than expected.

“Modern nuclear facilities produce 10 per cent of the waste that was created by older plants,” says a close ally. “people need to get away from the idea that we are looking at nuclear facilities of the kind that were built in the 1950s and 1960s.”
.
si potrebbe commentare.....fatti non pugnette
 
18 maggio 2006
Fonti rinnovabili fiore all'occhiello dei piccoli Comuni
N.Co.

Fonti rinnovabili fiore all'occhiello dei piccoli Comuni.


Legambiente ha condotto un censimento sulla diffusione delle fonti rinnovabili nei piccoli Comuni italiani. L’appuntamento per visitare queste cittadine verdi è fissato per il 21 maggio, in occasione della giornata della "PiccolaGrandeItalia", manifestazione organizzata da Legambiente, con un pool di associazioni ed enti, sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica e in collaborazione con l’Enel.

Un’occasione per scoprire alcune perle nostrane che propongono energia pulita, borghi ecocompatibili, progetti innovativi dal Nord al Sud del Belpaese. «Gli ottimi risultati raggiunti da molti piccoli Comuni nell'impiego delle fonti rinnovabili per coprire i propri fabbisogni energetici - dice Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - dimostra che i piccoli borghi d'Italia sono una fonte inestimabile di ricchezza per il Paese, non solo perché custodiscono buona parte del patrimonio storico, artistico, naturalistico e della tradizione enogastronomica italiana, ma anche perché sono capaci di innovazioni tecnologiche e investimenti lungimiranti, come nel caso delle scelte energetiche, in grado di contrastare lo spopolamento e dare impulsi positivi all'economia e al turismo».

Qualche esempio: a Cirignano, in provincia di Matera, l’energia per illuminare le strade è interamente prodotta con pannelli fotovoltaici. A Selva Val Gardena (Bolzano), invece, si registra la maggior presenza di pannelli solari termici nel territorio nazionale.
In Puglia, per esempio, nel borgo medievale di Specchia (Le), è stato realizzato il Villaggio ecologico-ecosistema Cardigliano, di proprietà comunale, finanziato dal ministero dell’Ambiente, centro di ospitalità rurale turistico che funziona con energia verde a emissioni zero. Può contare su una potenza installata di 660 Kw grazie alla pala eolica, di 20 Kw per i pannelli fotovoltaici e di 12.500 litri/giorno attraverso l’impianto solare termico. Accanto all’esposizione e degustazione di prodotti tipici i visitatori potranno capire come questo villaggio utilizza vento, acqua ed energia solare per trasformarli in energia.

A Pontelongo (Pd), in Veneto, c’è il paese dello zucchero al biodisel. Il 21 maggio questo centro, sede di un grande stabilimento saccarifero, unico rimasto in Veneto, si dichiarerà “paese dello zucchero”. I visitatori potranno osservare un filmato sulla filiera dello zucchero, mangiare la torta che ufficializzerà il comune dello zucchero. Qui il trasporto su gomma è già passato sul ferro, risparmiando il passaggio di 14mila tir l’anno. Proprio qui sosterà il primo treno in Italia alimentato a biodiesel: l’esperimento è sostenuto da Legambiente, Coldiretti e Sistemi territoriali spa.

Varese ligure (Sp), invece, è un comune verde al 100 per cento. Al centro di ben tre parchi naturali, avvolto da boschi e corsi d’acqua , ha ottenuto la certificazione ambientale Iso 14001 e la registrazione Emas grazie all’efficienza ambientale, all’assenza di inquinanti e alla qualità dei servizi. L’hanno soprannominata la “valle del biologico”, grazie alla capacità di coniugare le attività produttive con la tutela della natura. Il 21 appuntamento con “itinerari d’acqua”, escursione nel territorio fra impianti di potabilizzazione dell’acqua e quelli di depurazione.

A Travasò Siccomando (Pv), in Lombardia, c’è una suggestiva foresta fra due fiumi, visitabile su due ruote. A Palazzuolo sul Senio (Fi), in Toscana, c’è il villaggio ideale d’Italia, proclamato dalla Cee, che ha ottenuto la certificazione Iso 14001: qui alcuni impianti utilizzano le biomasse legnose dei boschi per produrre energia rinnovabile al 100 per cento.
.
il mio commento. Anzitutto congratulazioni alle amm.ni pubbliche
che incentivano questi progetti, poi un grazie di cuore ai
milanesi (e a tutti gli abitanti delle grandi metropoli) che si fanno
un cu-lo così, vivono nell'inquinamento e senza i quali
col cap-zo che l'Italia andrebbe avanti...

diamo a Cesare ciò che è di Cesare
 
n. 120 del 23-05-06 pagina 26

L’energia fotovoltaica? È un affare
di Redazione

da Milano

Fare del venture capital nel settore dell’energia fotovoltaica? Idea forse un po’ ardita, ma può funzionare. Tutto sta nell’avere un capitale di partenza e le conoscenze tecniche per far decollare l’inziativa. Anche perchè dal febbraio di quest’anno il governo ha introdotto il «conto energia», un modo per finanziare il solare non attraverso il sostegno all’investimento, ma alla produzione di energia con un incentivo ai kilowattora prodotti.
Partita con un capitale iniziale di 300mila euro, oggi portato a 3,3 milioni, Solar Ventures punta ora alla realizzazione di 5 impianti per 3,3 megawatt: uno in Sardegna su capannone e quattro su terreni in Puglia, Toscana e Piemonte. «Il solare incide poco sul totale della produzione - afferma Michele Appendino, presidente e ad di Solar Ventures - ma è un’energia di picco che risponde ai momenti in cui la domanda è più alta. I moduli produttivi oggi sono ancora costosi, ma entro sette o otto anni in Italia meridionale il costo sarà compatibile con il prezzo dell’energia di picco: a quel punto gli impianti diverranno redditizi senza bisogno dell’incentivo statale».
«In Italia eravamo partiti bene negli anni ’90 - ricorda Appendino - poi ci siamo fermati mentre Giappone e Germania sono cresciuti. Ora con il prezzo del petrolio alle stelle le energie rinnovabili stanno diventando una necessità. L’incentivo è dato dallo 0,45 euro in tariffa che spinge a migliorare i sistemi di produzione: dura vent’anni, mentre gli impianti hanno una garanzia di 25 e una vita utile sui 30-40 anni. Il rientro sull’investimento si ha in 8-9 anni, tutto il resto è profitto».
È però necessario avere una base finanziaria solida: «Il problema è il capitale di avviamento, che comprende anche fideiussioni bancarie significative - avverte Appendino - oltre alle competenze tecniche. Ci interessa monitorare lo sviluppo tecnologico in altri paesi come Usa, Giappone, Germania e Israele, che sono i più avanzati nel settore. Il beneficio all’economia viene non solo dalla produzione di energia, ma anche dall’industria che si può sviluppare a monte. In Italia abbiamo competenze nei semiconduttori, ma esistono possibilità di sviluppo anche a livello delle parti elettriche di contorno, delle basi, dei nuovi materiali. Oggi dobbiamo un po’ rincorrere, ma intanto grandi gruppi internazionali stanno pensando di iniziare delle loro attività in Italia, se la legge di incentivazione continua».ilgiornale
 
Altro che energie alternative, qui c'è petrolio chissà per quanto tempo


The U.S. Govt'sSecret Colorado Oil Discovery
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Posted on 05/17/2006 8:44:30 PM PDT by dmanLA


The U.S. Govt's Secret Colorado Oil Discovery

Hidden 1,000 feet beneath the surface of the Rocky Mountains lies the largest untapped oil reserve in the world - more than 2 TRILLION barrels. On August 8, 2005 President Bush mandated its extraction. Three companies have been chosen to lead the way. Test drilling has already begun...

Dear Reader,

Five months ago, the U.S. Energy Department announced the results of a land survey...

It was conducted to determine the official amount of oil a thousand feet deep in the Rocky Mountains...

They reported this stunning news:

We have more oil inside our borders, than all the other proven reserves on earth.

Here are the official estimates:

* 8-times as much oil as Saudi Arabia * 18-times as much oil as Iraq * 21-times as much oil as Kuwait * 22-times as much oil as Iran * 500-times as much oil as Yemen

...And it's all right here in the Western United States.

James Bartis, lead researcher with the study says, "We've got more oil in this very compact area than the entire Middle East."

More than 2 TRILLION barrels. Untapped.

"That's more than all the proven oil reserves of crude oil in the world today," reports The Denver Post.

When asked about America's least-publicized oil supply, Utah Senator Orrin Hatch said:

"The amounts of oil are staggering. Who would have guessed that in just Colorado and Utah, there is more recoverable oil than in the Middle East?"

Here's the kicker...

The U.S. government already owns the land. It's been right there under our noses the whole time.

In fact, the government's appointed a small group of companies to begin the drilling.

Test drilling has already begun.

And the profit forecasts are ridiculous. According to the RAND Corporation (a public-policy think tank for the government), this small region can produce:

Three million barrels of oil per day... That translates into more than $20 BILLION a year.

These are the conservative estimates. The U.S. Energy Dept. estimates an eventual output of 10 million barrels of oil per day. At that rate, the money flow would be even greater.

I've written this letter to tell you everything I've learned about this rarely publicized oil reserve... who's drilling it... and how to get a piece of the world's biggest, untapped oil supply - before it's too late.

Here's the full story...

The Next American Oil Boom

There's a new source of oil in the American West.

Today, it sits idle - untapped - inside more than 16,000 square miles of rock and sand.

Geologists call what lies in this region, oil shale.

What is oil shale?

At first glance, oil shale looks like an ordinary black rock.

It feels grainy to the touch and... greasy. You see, what's inside oil shale has huge governments, Big Oil, venture capitalists, and even everyday investors scrambling to stake a claim.

Oil shale - when heated - oozes bubbling crude.

This precious resource is rare - found only in a few select countries. Places like China, Brazil, Estonia, Morocco, and Australia.

But the real story is how much untapped oil shale lies beneath U.S. soil. As the chart to the right indicates, there's 4-times more oil shale in the U.S. than in all other countries combined.

Over the past 125 years, oil shale has been the secret oil source for a handful of nations. Specifically, those fortunate enough to have it...

* China's been using oil shale since 1929. Today, China is the largest producer of oil from oil shale. It plans to double the daily rate of production soon.

* Estonia is an oil shale dependent economy. Over 90% of the country's electricity is fueled by shale oil. In fact, electricity run on oil shale is a chief export.

* In 1991, Brazil built the world's largest oil shale facility. They've already produced more than 1.5 MILLION tons of oil to make high quality transportation fuels.

* Jordan, Morocco, and Australia have recently announced plans to utilize their oil shale resources. All 3 governments are currently working to build oil shale facilities.

But all these countries' oil shale resources pale in comparison to the U.S. supply. As you can see from the table to the right, the United States dominates the oil shale market - with over 72% of the world's oil shale resources.

Our gargantuan supply of oil lies beneath an area called the Green River Formation - a barren stretch of land covering portions of Colorado, Utah, and Wyoming.

World-renowned geologist Walter Youngquist calls the oil beneath the Green River Formation, "a national treasure."

Congress calls this area simply, "the next Saudi Arabia."

It's easy to see why...

This region holds the largest known oil reserve on the planet...

Colorado's Oil Lands - Restricted for 76 Years, Now Open for Drilling

There are over 16,000 square miles of oil shale in the Green River formation...

Each acre holds 2 million barrels of oil - it's the most concentrated energy source on earth, according to the Energy Department.

The federal government owns 80% of this oil-rich land.

In fact, the government placed protective legislation on this land in 1930, forbidding anyone to touch it.

You see, the government always knew this land was saturated with oil - but getting it out has always been expensive.

Buying oil from foreign countries was always the cheaper bet. It has been for the past 80 years.

Wisely, the government kept the land around for a "rainy day", protecting it with 1930s legislation.

I'm sure you're aware of today's situation at the gas pump. Buying oil from foreign countries has gotten out of hand. The price of oil is sky-high. It's way too expensive to keep buying foreign oil. In other words, the "rainy day" has finally arrived.

The timing couldn't be more perfect. Oil shale technologies have begun to advance - drastically.

Companies are coming up with ways to extract oil from the Green River Formation very cheaply.

For example, one Utah-based company says it can extract the oil for as little as $10 a barrel. In fact dozens of companies have stepped forward with similar claims. With oil prices approaching $70 a barrel - these are pretty significant breakthroughs.

That's all the government needed to hear.

On August 8, 2005, President Bush signed into law, a mandate lifting the protective legislation on the Green River Formation.

This mandate is called The Energy Policy Act of 2005. It calls for the opening phases of oil extraction in the Green River Formation - the world's most concentrated energy source.

We're finally ready to tap the largest oil reserve on the planet...
 
FOTOVOLTAICO: ESAURITA LA POTENZA INCENTIVABILE PER L'ANNO 2006

23/05/2006
Nel trimestre gennaio-marzo 2006 sono state inoltrate al Gestore del Sistema Elettrico - GRTN Spa, 16.870 domande di ammissione all'incentivazione, per una potenza complessiva di 1.311 MW. Di esse, 1.580 domande, per una potenza di 37 MW, sono state inviate prima della data di entrata in vigore (16 febbraio 2006) del nuovo decreto del Ministro delle attività produttive 6 febbraio 2006. Ulteriori 15.290 domande, per una potenza di 1.274 MW, sono state inoltrate, come previsto, successivamente nel mese di marzo (primo periodo utile per la presentazione delle domande dell’anno 2006).

A queste ultime domande si applicano i limiti di potenza annuale definiti nel decreto ministeriale 6 febbraio 2006. Nella fascia 1-50 kW sono pervenute 13.827 domande per complessivi 365 MW, a fronte di un limite annuale incentivabile di 60 MW; nella fascia 50-1000 kW sono pervenute 1.463 domande per 909 MW, a fronte di una potenza limite di 25 MW.

Conseguentemente, il GRTN informa i soggetti interessati a presentare domande di accesso alle tariffe incentivanti nel prossimo mese di giugno 2006 (secondo periodo utile per la presentazione delle domande dell’anno 2006), che tali domande potrebbero non avere esito qualora venisse mantenuto l’attuale assetto normativo previsto dall’articolo 12 del decreto ministeriale 28 luglio 2005, come modificato dal decreto ministeriale 6 febbraio 2006.

Si prevede infatti che con le 15.290 domande pervenute nel mese di marzo, verrà con ogni probabilità esaurita la potenza incentivabile per l'anno 2006.
 
claudio_rome ha scritto:
Molto piu' semplicemente ci piacciono i 21 gradi fissi in tutta casa. Sia d'estate che d'inverno, sia di notte che di giorno.

In Italia e' un lusso che si possono permettere in pochi. Negli USA qualsiasi famiglia del ceto medio se lo puo' permettere senza problemi.

Qui' si preferisce gelare d'inverno e far morire i vecchietti dal caldo d'estate.

E questo grazie ai socialverdecomunisti e (anche) alle loro insensate teorie sulle energie alternative.


..guarda...non voglio passare per quel che non sono ma la logica sottostante a questa risposta non mi convince.

Se gli standard dei 21 gradi fissi fosse applicato a tutti le capacità energetiche in essere e potenziali non basterebbero di gran lunga.

Sino a quando la tecnologia non darà nuove risposte alla domanda crescente di energia non credo che il consumo acritico debba rientrare come elemento capace di influenzare una realistica politica energetica.

Sono favorevole al nucleare perchè oltrechè indispensabile lo ritengo più pulito rispetto al fossile ma , fin quando dovremo fare i conti con i limiti oggettivi dell'offerta, l'uso razionale dell'energia deve essere al centro delle nostre azioni.
 
catilina61 ha scritto:
..guarda...non voglio passare per quel che non sono ma la logica sottostante a questa risposta non mi convince.

Se gli standard dei 21 gradi fissi fosse applicato a tutti le capacità energetiche in essere e potenziali non basterebbero di gran lunga.

Sino a quando la tecnologia non darà nuove risposte alla domanda crescente di energia non credo che il consumo acritico debba rientrare come elemento capace di influenzare una realistica politica energetica.

Sono favorevole al nucleare perchè oltrechè indispensabile lo ritengo più pulito rispetto al fossile ma , fin quando dovremo fare i conti con i limiti oggettivi dell'offerta, l'uso razionale dell'energia deve essere al centro delle nostre azioni.
osservazione pertinente non fosse che l'Italia è il paese
degli sprechi dovunque, in qualsiasi settore....
difficile convincere uno a rispettare criteri razionali nei consumi
quando tutt'intorno....non vi è nulla di razionale...
..ieri ero fermo ad un semaforo. Cartello che avvisa che, fermi
ai semafori occorre spegnere il motore....davanti a me un
autobus ...motore acceso alla grande.....
qualcuno ( i manager dell'azienda trasporti) ha avvisato
gli autisti che: primo non si deve inquinare, secondo
che quella benzina la pagano i contribuenti...
 
ramirez ha scritto:
osservazione pertinente non fosse che l'Italia è il paese
degli sprechi dovunque, in qualsiasi settore....
difficile convincere uno a rispettare criteri razionali nei consumi
quando tutt'intorno....non vi è nulla di razionale...
..ieri ero fermo ad un semaforo. Cartello che avvisa che, fermi
ai semafori occorre spegnere il motore....davanti a me un
autobus ...motore acceso alla grande.....
qualcuno ( i manager dell'azienda trasporti) ha avvisato
gli autisti che: primo non si deve inquinare, secondo
che quella benzina la pagano i contribuenti...


appunto: sino a quando l'offerta non sarà in grado di soddisfare la domanda sarebbe bene adottare criteri equilibrati di utilizzo delle risorse.

La tutela dell'ecosistema sarà la grande scommessa del futuro.
 
Ieri a Speciale TG1 hanno fatto un servizio sulle fonti alternative; a quanto pare il progetto Archimede originariamente iniziato da Rubbia sta andando avanti.
 
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