enron fa causa alla banche

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29 maggio 2003
La Enron fa causa alle banche




LOS ANGELES - Quando si hanno le spalle al muro, spesso la migliore difesa è l'attacco. La Enron Corporation, il colosso dell'energia fallito nel dicembre 2001, ha apparentemente preso il proverbio alla lettera, ed ha deciso di far causa a un gruppo di creditori - le banche - accusandole di averla consigliata male su una serie di transazioni di dubbia legalità. Tale accusa proveniente dall'azienda diventata sinonimo di malversazione potrebbe sembrare stonata. Ci vuole coraggio ad puntare il dito contro i propri consulenti finanziari per avere contribuito a causare un fallimento provocato principalmente da una serie di reati commessi dal gruppo dirigente. Ma la Enron è oggi una società in amministrazione controllata la cui missione è quella di recuperare più denaro possibile dai propri creditori, e la decisione di affilare le armi, dicono gli esperti di diritto fallimentare, deve essere giudicata in base a questi parametri. Il contrattacco della Enron potrebbe facilitare un compromesso con i sedici istituti finanziari presi di mira dall'azione legale, la cui esposizione nei confronti della Enron viaggia nell'ordine di diversi miliardi di dollari. L'entità esatta dei prestiti forniti dalle banche al colosso texano non è nota, ma tanto per avere un'idea solo la Citigroup e la JP Morgan hanno accantonato un miliardo di dollari a testa nei bilanci 2002 a fronte di possibili perdite nell'affaire Enron. Gli altri 14 istituti sono Bank of America , Credit Suisse First Boston , Merrill Lynch , Ubs , Deutsche Bank , Goldman Sachs , Lehman Brothers , Abn Amro , Barclays , Canadian Imperial Bank of Commerce , WestLB , e National Westminster Bank . Nel scendere in campo contro le banche, la Enron può sfruttare il semplice fatto che almeno alcune di esse non hanno la coscienza interamente pulita. La Citigroup e la JP Morgan, quelle con la maggiore esposizione nei confronti della società trascinata nel fango dall'ex-amministratore delegato Ken Lay, sono state prese di mira infatti dalla Securities and Exchange Commission per il loro ruolo nel fallimento, e stanno negoziando un accordo extragiudiziale con l'organo di controllo della Borsa. La Merrill Lynch invece ha già raggiunto un compromesso pagando una multa di 80 milioni di dollari. Anche il Parlamento americano ha accusato la Citigroup e la JP Morgan di avere aiutato «attivamente e aggressivamente» il gigante del trading energetico a falsificare i bilanci e ad evadere le tasse, costruendo complicate reti di transazioni finanziarie per nascondere l'entità dell'indebitamento. Tra il 1997 e il 2000 la Enron ha sovrastimato i profitti di quasi 600 milioni di dollari, e ha occultato 2,6 miliardi di dollari di indebitamento grazie a una serie di transazioni poco ortodosse. Nella causa inoltrata il mese scorso presso il tribunale fallimentare di New York, la stessa Enron ha fatto proprie le accuse mosse dalle autorità giudiziarie e dai suoi stessi azionisti contro le banche, sostenendo che i 16 istituti «hanno ideato e preso parte in transazioni pur essendo a conoscenza della fragile situazione finanziaria della società cliente». Quest'ultimo sviluppo legale aggiunge un altro strato nel complicatissimo intreccio di cause e controcause in cui sono coinvolti la Enron, i suoi creditori, i suoi ex-dipendenti e i suoi azionisti. La Enron ha prevedibilmente preso di mira il gruppo di creditori con maggiore disponibilità finanziaria; la probabilità che le banche riescano a questo punto a recuperare il denaro prestato alla società energetica è quindi calata ulteriormente. DANIELA ROVEDA

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