Faccia Bruciata.

Rosaram

LoSpiritoDelVento
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Un bambino indiano, giocando, cadde in un fuoco da campo e ne restò ustionato. Il suo nome divenne così Faccia Bruciata, e lui, sentendosi schernito e vergognandosi del suo aspetto, passo l'infanzia restando il più possibile chiuso nella sua tenda. Una volta cresciuto, lasciò la tribù e si isolò sulle montagne. Fu qui che costruì la prima Ruota, che simboleggiava per lui il cerchio di un villaggio invisibile, parenti, amici, compagni di vita che avrebbe voluto avere e non aveva più. Un giorno Faccia Bruciata, mentre piangeva la sua solitudine, vide un tornado avvicinarsi e tramutarsi in una Grande Aquila. Interrogato dall'aquila, Faccia Bruciata le rivelò il perché della sua tristezza. Allora l'aquila lo portò in volo fino al suo nido e gli fece conoscere i due aquilotti suoi figli, i quali gli chiesero in dono degli archi e delle frecce. Faccia Bruciata li costruì per loro, e venne ricompensato con uno specchio magico nel quale poteva rimirarsi con il volto miracolosamente intatto. In seguito, Faccia Bruciata uccise a pietrate una mitica Lontra del fiume, divoratrice di aquilotti. Per premiarlo d'aver salvato i suoi figli da una possibile minaccia, la Grande Aquila lo riaccompagnò al suo villaggio garantendogli per sempre la sua protezione sacra. Cosi Faccia Bruciata venne onorato, si sposò, e visse fino a diventare vecchissimo, insegnando a tutti a costruire cerchi di pietre. Il mito ci dice che sono proprio gli esclusi e gli emarginati a sentire più forte il bisogno della comunità e a capirne l'importanza. La Ruota rappresenta l'Appartenenza a qualcosa di più grande del nostro piccolo io, l'identità collettiva che ciascuno di noi porta in sé... e che è capace di grandi magie. Un singolo individuo, ci insegnano insomma gli Indiani d'America, può anche diventare un eroe leggendario, ma è insieme che si vince o si perde la battaglia della vita.
 

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The_Eagle

La leggenda narra.. che la piuma di una giovane aquila
cadde accanto ad una donna.. ed ella contemplandola
imparò il segreto del volo.
 

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R.
 

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" Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,
il cui respiro dà vita a tutte le cose.
Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,
lasciami camminare nella bellezza,
e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.
Fa che le mie mani rispettino la natura
in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce.
Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo.
Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a
tutti quelli che verranno contro di me.
Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.
Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per
poter aiutare gli altri.
Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso.
Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello,
ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto.
Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna".
 
R.
 

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L'anima sperimenta la gioia,
dolore e serenità
grazie all'unione con la mente,
le percezioni dei sensi
e le azioni del corpo.
 

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Ho ascoltato il verso dell'aquila
il suo spirito
mi indicava un sentiero,
quel giorno mi sono persa
nel blu dell' aurora.






Una grande visione
è necessaria
chi la possiede deve seguirla
come l'aquila segue il blu
profondo del cielo.

 

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.....Avvicinandosi e allontanandosi a piccoli passi dall'albero centrale senza mai voltargli la schiena, il danzatore sacro agita in ogni mano un piumino di aquila, pur soffiando, allo stesso ritmo, nel fischietto di osso d'aquila che tiene nella bocca; il suono un poco stridente e lamentoso così prodotto sostituisce la preghiera o l'invocazione: fa pensare al grido d'aquila che si leva nell'immensa solitudine dello spazio in direzione del sole. Tutta la danza viene accompagnata dal canto di un gruppo di uomini seduti attorno ad un grande tamburo, che essi colpiscono con veemenza e con ritmo accelerato sottolineando così il carattere virile della loro melopea. Un canto di vittoria e nello stesso tempo di nostalgia: vittoria sui limiti umani e nostalgia dell'immensità celeste. Il levarsi del Sole dà luogo ad un rito particolare: i danzatori guardano al sole che si alza e lo salutano, cantando, con le due braccia tese verso di esso al fine di compenetrarsi con la "potenza solare".....
 
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