Fair value azioni (2)

Il 19.11.02 avevo presentato un portafoglio basato sui criteri dell’AF. Sono passati piu’ di cinque mesi e sono stati pubblicati i dati dei bilanci 2002, per cui e’ il momento di fare un ulteriore punto della situazione.

1 – LA SITUAZIONE

Avevamo selezionato sette titoli, investendo 1.000 eur in ciascuno dei sette titoli selezionati.
Vediamo ad oggi quanto ci sarebbe rimasto del capitale investito:

Italcementi rnc 1087,13
Permasteelisa 1088,54
MPS 1291,14
Bnl 1399,61
Luxottica 738,53
Italmobiliare rnc 1076,11
Unipol priv 1025,72

Totale capitale rimanente eur 7.706,77 contro un investimento iniziale di eur 7.000 con una performance di + 10,10%

Nello stesso periodo dal 19.11.02 al 23.4.03 il mibtel e' passato da 18004 a 17690 nel momento in cui scrivo, per cui l'indice ha perso il –1,74%

In definitiva il portafoglio di AF ha sovraperformato l'indice del 11,84 %.

Direi che e’ un risultato molto soddisfacente e superiore alle aspettative.

2 – I NUOVI FAIR VALUE

Naturalmente il fair value di un titolo non e’ che rimanga fisso e invariabile nel tempo. Il valore aumenta o diminuisce a seconda dell’evoluzione dell’andamento dell’azienda considerata e del sistema economico in generale.

Il fair value andrebbe ricalcolato almeno ogni tre mesi (dopo l’uscita di ogni trimestrale), e inoltre quando escono notizie straordinarie che riguardano un titolo, oppure se ci sono mutamenti macroeconomici di particolare rilievo (ad esempio i tassi di interesse di lungo termine subiscono una variazione notevole)

Ad ogni modo, dopo la pubblicazione dei bilanci 2002, ho ricalcolato i fair value delle aziende piu’ sottovalutate.

Le societa’ prese in considerazione sono le seguenti:
- tutte le societa’ quotate sul Mibtel
- escludendo le societa’ che capitalizzano meno di 200 milioni di eur
- escludendo le societa’ che fanno parte della “lista nera” (vedi il post “la lista nera”)

Titolo – Prezzo di Mercato – Valore teorico - % di rivalutazione

Benetton – 7,52 - 9,24 – 23%
BNL – 1,408 - 1,72 – 22%
BPCI – 8,82 - 11,12 (nell’ipotesi di fusione con pop.Bergamo) – 26%
Campari – 30,80 - 51,98 – 69%
C.R. Firenze – 1,11 - 1,34 – 21%
Credem – 5,17 - 6,78 – 31%
Eni – 13,10 - 16,55 – 26%
Ericsson – 16,78 - 21,17 – 26%
Italcementi rnc - 5,50 - 10,08 – 83%
Italmobiliare rnc - 21,20 - 36,30 – 71%
Locat – 0,759 - 1,075 – 42%
Luxottica - 10,48 - 17,11 – 63%
Merloni rnc – 7,37 - 10,27 – 39%
MPS – 2,55 – 3,08 – 21%
Permasteelisa – 16,85 - 29,68 – 76%
Recordati – 14,86 - 23,86 – 61%
Unipol priv. – 1,795 - 2,60 – 45%


Le azioni non incluse nell'elenco presentano un potenziale di rivalutazione inferiore al 15% o addirittura un potenziale negativo.

Per motivi personali non ho incluso nell'elenco Brembo,IMA, Sabaf, , che pure potrebbero presentare un potenziale positivo.


3 – CHE FARE

Alcuni titoli del portafoglio hanno performato piuttosto bene, e sorge il problema “che fare ?”, ossia se mantenere il portafoglio invariato oppure fare qualche “switch” vendendo i titoli che si sono avvicinati di piu’ al fair value e acquistandone altri piu’ sottovalutati.

Non e’ una questione facile, perche’ vendendo i titoli che hanno guadagnato di piu’, automaticamente mi disfo dei titoli che hanno il “momento” di mercato migliore.

Sono possibili varie soluzioni, ed anzi ringrazio chi vorra’ dare qualche indicazione in proposito.

Personalmente, ho deciso di seguire queste linee guida:

- un titolo si tiene in portafoglio sino a che raggiunge il fair value. Se lo raggiunge, si vende
- se un titolo in portafoglio non ha ancora raggiunto il fair value ma si e’ apprezzato notevolmente, si puo’ valutare l’effettuazione di uno switch
- uno switch si puo’ fare solo se il nuovo titolo da inserire in portafoglio ha un valore potenziale superiore di almeno il 40% rispetto al titolo di cui ci si vuole disfare (per esempio 100 lire investite in BNL hanno un fair value di 122, mentre 100 lire investite in Italcementi rnc hanno un fair value di 183, quindi superiore del 50% si puo’ fare lo switch)
- gli switch si possono fare solo se non vanno a scapito della diversificazione del portafoglio. In particolare, e’ vietato che un titolo assuma in portafoglio un peso superiore al 20% del capitale complessivo.

Alla luce di queste linee guida, sono possibili i seguenti switch:

- Vendere MPS e comprare Italcementi rnc, Italmobiliare rnc, Permasteelisa, Campari
- Vendere BNL e comprare Italcementi rnc, Italmobiliare rnc, Permasteelisa

Tuttavia, scarterei gli switch che riguardano l’acquisto di Italcementi rnc, Italmobiliare rnc e di Permasteelisa per motivi di diversificazione. Infatti Italcementi sotto certi aspetti e’ un doppione di Italmobiliare rnc (la maggior parte dell’attivo di questa societa’ e’ investito in azioni Italcementi), per cui il gruppo e’ gia’ presente in portafoglio in misura piu’ che adeguata.
Se poi sommiamo le azioni Italcementi, Italmobiliare e Permasteelisa in portafoglio, vediamo che il settore “costruzioni” e’ presente per una percentuale molto elevata e piu’ che sufficiente.


Di conseguenza, l’unico switch possibile e’ quello di vendere MPS e comprare Campari.
Peraltro, dato che il differenziale e’ appena superiore al 40%, farei uno switch solo per la meta’ dell’importo.

Insomma, vendo meta’ delle MPS a 2,55 e investo il ricavato in Campari a 30,82


Appuntamento tra tre mesi circa. In tale occasione verranno reinvestiti i dividendi del portafoglio e del Mibtel.
 
Sono passati quasi otto mesi dal lancio del “Portafoglio di Analisi Fondamentale” ed e’ terminata la campagna dividendi, per cui e’ il momento di fare un ulteriore punto della situazione.

1 – LA SITUAZIONE

Siamo partiti con un capitale iniziale di 7.000 eur, suddiviso tra alcuni titoli selezionati secondo i criteri dell’analisi fondamentale.
Vediamo ad oggi quanto ci sarebbe rimasto del capitale investito:

Titolo n. azioni prezzo unitario controvalore
Italcementi rnc 198,02 5,66 1.120,79
Permasteelisa 64,64 12,78 826,10
MPS 253,17 2,455 621,53
Bnl 994,04 1,515 1.505,97
Luxottica 70,47 12,19 859,03
Italmobiliare rnc 50,76 20,85 1.058,35
Unipol priv 571,43 1,655 945,72
Campari 20,95 33,30 697,50
Liquidita’ da riscossione dividendi 254,70
----------------------------------------------------------------------------
Totale capitale rimanente eur 7.889,69 contro un investimento iniziale di eur 7.000 con una performance di +12,71%

Nello stesso periodo dal 19.11.02 al 30.6.03 il mibtel e' passato da 18004 a 18643 nel momento in cui scrivo, ed ha inoltre beneficiato di dividendi pari al 3,17% (Sole 24 ore di sabato).

Grazie ai dividendi, il mibtel iniziale viene rettificato a 17451, per cui il rendimento del Mibtel comprensivo dei dividendi e’ stato pari a 6,83%

In definitiva il portafoglio di AF ha sovraperformato l'indice comprensivo dei dividendi del 5,88%.

Direi che e’ un risultato abbastanza in linea con le attese.

2 – I NUOVI FAIR VALUE

Naturalmente il fair value di un titolo non e’ che rimanga fisso e invariabile nel tempo. Il valore aumenta o diminuisce a seconda dell’evoluzione dell’andamento dell’azienda considerata e del sistema economico in generale.

Il fair value viene indicato con un numero per mera convenzione e comodita’.
In realta’ quando si dice che “Il Fair value di Italcementi rnc e’ 10 euro”, si intende in realta’ dire che “Il valore attuale dei dividendi che Italcementi rnc paghera’ da oggi all’eternita’ dovrebbe avere una discreta probabilita’ di attestarsi in un range attorno ai 10 eur piu’ o meno un 30%”.
Quindi non c’e’ alcuna garanzia che l’azione raggiunga effettivamente i 10 euro (o che non li superi e magari arrivi a 20): e’ solo un ragionamento probabilistico.

In questo trimestre, i fair value hanno subito qualche variazione, sia a causa della revisione delle stime sugli utili futuri conseguente alla pubblicazione dei dati del primo trimestre 2003, sia a causa del calo dei tassi di interesse, che ha comportato una diminuzione del tasso “risk free” utilizzato nei calcoli dal 5,1% al 4,9%

Oggi presento soltanto la lista dei fair value delle azioni che abbiamo in portafoglio. La lista completa e aggiornata dei titoli sottovalutati la forniro’ a settembre, dopo l’uscita delle semestrali 2003.


Titolo – Prezzo di Mercato – Valore teorico - % di rivalutazione

Permasteelisa – 12,78 – 28,17 – 120%
Italmobiliare rnc – 20,85 – 37,50 – 80%
Italcementi rnc - 5,66 – 9,60 – 70%
Campari – 33,30 – 48,60 – 46%
Unipol priv. – 1,655 – 2,335 – 41%
Luxottica - 12,19 – 16,50 – 35%
BNL – 1,515 – 1,74 – 15%
MPS – 2,455 – 2,735 – 11%


Non esistono altri titoli che presentino un potenziale di rivalutazione superiore al 50%


3 – CHE FARE

E’ necessario investire la liquidita’ disponibile derivante dai dividendi.
Occorre inoltre valutare la possibilita’ di effettuare degli switch.

La situazione e’ delicata, perche’ la borsa e’ cresciuta parecchio negli ultimi mesi, e le occasioni di acquisto scarseggiano.
Questo potrebbe in futuro diventare il vero problema di questo portafoglio, anche perche’ le recenti opa, delisting, ecc. stanno facendo sparire dal listino numerosi titoli validi ed interessanti (basti pensare a Locat, B.Toscana, B. Agr. Mantovana ecc.)

Se la situazione non cambia, sara’ veramente un problema serio, perche’ e’ chiaro che il portafoglio deve presentare assolutamente un minimo di diversificazione su sette – otto titoli. Sul singolo titolo, puo’ succedere praticamente qualsiasi cosa.

Bisognera’ pensare ad una soluzione. Si potrebbe investire una parte del portafoglio in un ETF sul Mibtel. Oppure in azioni estere sottovalutate. Oppure vendere opzioni put su titoli interessanti ma non ancora sufficientemente sottovalutati. Oppure, anziche’ aggiornare la situazione ogni 2-3 mesi e valutare in quel momento eventuali switch, potremmo aggiornare la situazione ogniqualvolta si presentano occasioni di acquisto particolarmente interessanti sul mercato (ultimamente, per esempio, Parmalat, Benetton, Recordati). Sono graditi suggerimenti in merito.

Tornando agli investimenti da effettuare, scarterei gli switch che riguardano l’acquisto di Italcementi rnc e Italmobiliare rnc per motivi di diversificazione. Infatti Italcementi sotto certi aspetti e’ un doppione di Italmobiliare rnc (la maggior parte dell’attivo di questa societa’ e’ investito in azioni Italcementi), per cui il gruppo e’ gia’ presente in portafoglio in misura piu’ che adeguata.


Di conseguenza, gli unici switch possibili sono vendere MPS o BNL ed acquistare Permasteelisa. Direi quindi di vendere le 253,17 MPS (il titolo meno sottovalutato del portafoglio) al prezzo di 2,455, e di investire il ricavato nonche’ la liquidita’ derivante dai dividendi, pari a 254,70, nell’acquisto di azioni Permasteelisa a 12,78.

Dopo le suddette operazioni, il portafoglio aggiornato si presenta come segue:

Titolo n. azioni prezzo unitario
Italcementi rnc 198,02 5,66
Permasteelisa 133,20 12,78
Bnl 994,04 1,515
Luxottica 70,47 12,19
Italmobiliare rnc 50,76 20,85
Unipol priv 571,43 1,655
Campari 20,95 33,30



Infine, con riferimento all’ormai imminente aumento di capitale Unipol, preciso che non e’ il caso di esercitarlo dato che il potenziale di rivalutazione e’ inferiore al 50% (l’acquisizione di Winterthur e’ leggermente diluitiva). Di conseguenza, autofinanzieremo l’operazione vendendo quasi tutti i diritti ed utilizzando il ricavato per finanziare l’aumento di capitale sul rimanente (oppure venderemo quasi tutte le azioni e utilizzeremo il ricavato per acquistare diritti di opzione, a seconda di come si rivelera’ piu’ vantaggioso l’arbitraggio)


4- CONSIDERAZIONI VARIE

Ricordo che il “Portafoglio di analisi fondamentale” non e’ un portafoglio reale, ma un esperimento “scientifico” per verificare se l’utilizzo di appropriate tecniche di valutazione fondamentale permette di sovraperformare il mercato in maniera sistematica e persistente nel tempo.

L’obiettivo da raggiungere e’ quello di una sovraperformance media annua di dieci punti rispetto al mercato.

Naturalmente, per sua natura, il metodo non si presta ad un giudizio immediato sulla sua efficacia, anche se per adesso sta andando benino.
Credo che ci vorranno almeno sette – dieci anni per poter dire se il metodo e’ effettivamente valido oppure no.

L’obiettivo proposto (dieci punti annui di sovraperformance) puo’ sembrare esiguo al trader bravo e fortunato (peraltro, ce ne sono pochi in giro).
In realta’ e’ un obiettivo estremamente difficile ed ambizioso.
Basti pensare che investendo 100.000 eur nel Mibtel, se esso rende l’8,5% medio annuo il capitale dopo 20 anni ammontera’ ad eur 511.205. Sovraperformando del 10%, avremo invece un capitale finale di eur 2.981.035, vale a dire sei volte tanto e tale da risolvere radicalmente il problema della pensione.




Appuntamento alla seconda meta’ di settembre, dopo l’uscita delle trimestrali 2003.
 
Che lavorone :)
Non si può leggere una cosa del genere senza complimentarsi;)
Passo velocemente a domande e commenti:
Scritto da sedix (...) calo dei tassi di interesse, che ha comportato una diminuzione del tasso “risk free” utilizzato nei calcoli dal 5,1% al 4,9%
Qual'è il punto di riferimento (BTP? con quale scadenza?) che hai preso per l'attribuzione di un valore alla componente "risk free" del tasso di attualizzazione?
In che misura hai calcolato la componente di "risk premium"? e perchè.

Scritto da sedix
Bisognera’ pensare ad una soluzione. Si potrebbe investire una parte del portafoglio in un ETF sul Mibtel. Oppure in azioni estere sottovalutate. Oppure vendere opzioni put su titoli interessanti ma non ancora sufficientemente sottovalutati. Oppure, anziche’ aggiornare la situazione ogni 2-3 mesi e valutare in quel momento eventuali switch, potremmo aggiornare la situazione ogniqualvolta si presentano occasioni di acquisto particolarmente interessanti sul mercato (ultimamente, per esempio, Parmalat, Benetton, Recordati). Sono graditi suggerimenti in merito.
Scarterei gli ETF perchè inficierebbero (parzialmente) l'esperimento.
Lo stesso vale per la vendita di opzioni put su titoli non sufficientemente sottovalutati.
Rimangone le azioni estere e le "situazioni contingenti".
Operativamente mi interesserebbero molto di più queste ultime, ma per il tuo esperimento mi sembra più coerente applicare i criteri di valutazione che usi ad azioni estere, preferibilmente europee per questioni di "omogeneità" contabile.

Il 10% annuale di outperformance è un obiettivo stratosferico, altrochè :cool:

Un supersaluto
 
Ringrazio Myskin per il contributo molto costruttivo alla discussione ed al miglioramento della metodologia utilizzata, e passo alle risposte.

- il tasso risk free utilizzato e' quello dei BTP a 30 anni, pubblicato giornalmente dal Sole 24 ore, arrotondato per eccesso per tenere conto che, in una prospettiva di medio termine, tale tasso si trova al di sotto della media storica.

- so che molti analisti preferiscono usare il tasso dei BTP a 10 anni. Pero' l'investimento in titoli azionari presenta una prospettiva di lungo periodo e flussi di cassa per l'azionista molto dilazionati nel tempo, per cui ritengo piu' corretto utilizzare il tasso trentennale.

- per quanto riguarda il premio per il rischio, il metodo che va per la maggiore e' quello di prendere il premio di mercato (storicamente si parla di un 4-5% per il mercato italiano), e di moltiplicarlo per il coefficiente beta di ciascun titolo.
Il coefficiente beta, come e' noto, misura la volatilita' dei singoli titoli rispetto al mercato. Maggiore volatilita' dovrebbe equivalere a maggior rischio, per cui un titolo con un beta piu' elevato dovrebbe avere un maggior premio per compensare il maggior rischio.

Personalmente non condivido del tutto questa impostazione, nel senso che quello che conta non e' la volatilita' della quotazione del titolo, ma la volatilita' degli utili futuri. La valutazione di un titolo viene fatta ipotizzando determinati utili futuri e incerti. Questi utili in realta' si riveleranno superiori o inferiori rispetto a quelli attesi e manifesteranno una certa volatilita'. E' questa volatilita' degli utili che deve essere compensata con il premio per il rischio, non la volatilita' della quotazione.

Effettivamente, tra volatilita' della quotazione e volatilita' degli utili futuri esiste una certa correlazione, che pero' e' ben lungi dall'essere lineare e pari al 100%.

In pratica, nella valutazione uso un premio per il rischio calcolato senza fare uso del beta e basato su tre fattori principali:
- il grado di indebitamento dell'azienda (leva finanziaria). Piu' un'azienda e' indebitata, piu' gli utili sono volatili.
- l'intensita' dei costi fissi dell'azienda rispetto a quelli variabili (leva operativa). Piu' e' elevata l'incidenza dei costi fissi, piu' gli utili sono volatili (una piccola variazione del fatturato comporta una grossa variazione degli utili)
- la maggiore o minore volatilita' degli utili tipica del settore (per esempio le autostrade hanno utili piu' stabili rispetto ai semiconduttori)

- La tua proposta di inserire, in futuro, nel Portafoglio di analisi fondamentale anche qualche azione estera e' indubbiamente interessante.
C'e' solo un ostacolo di tipo operativo: per me star dietro a tutti i titoli italiani, pur escludendone alcuni (i piu' piccoli e quelli nella "lista nera"), e' gia' un lavoraccio.
Star dietro anche a quelli europei sarebbe impossibile per una persona sola.
Pertanto, non potendo intraprendere una analisi sistematica di tutti i titoli europei, l'unica possibilita' e' che chi e' interessato segnali la presenza di qualche titolo europeo sottovalutato il quale, dopo analisi del valore con il metodo DDM, potra' essere inserito nel Portafoglio

- la sovraperformance del 10% (sperando di farcela) sarebbe comunque teorica, dato che andrebbero detratti le imposte sui capital gain, sui dividendi, e le commissioni del broker.
A vantaggio del metodo, bisogna riconoscere che il Portafoglio di analisi fondamentale spende veramente pochissimo in commissioni.

Ciao e grazie
 
Scritto da sedix
E' questa volatilita' degli utili che deve essere compensata con il premio per il rischio, non la volatilita' della quotazione.

Effettivamente, tra volatilita' della quotazione e volatilita' degli utili futuri esiste una certa correlazione, che pero' e' ben lungi dall'essere lineare e pari al 100%.
Sono perfettamente d'accordo ;)
Penso lo sia anche Luigi Guatri (pag. 82 del suo Trattato sulla valutazione delle aziende, ed. 1999).

Scritto da sedix
C'e' solo un ostacolo di tipo operativo: per me star dietro a tutti i titoli italiani, pur escludendone alcuni (i piu' piccoli e quelli nella "lista nera"), e' gia' un lavoraccio.
Star dietro anche a quelli europei sarebbe impossibile per una persona sola.
Pertanto, non potendo intraprendere una analisi sistematica di tutti i titoli europei, l'unica possibilita' e' che chi e' interessato segnali la presenza di qualche titolo europeo sottovalutato il quale, dopo analisi del valore con il metodo DDM, potra' essere inserito nel Portafoglio

Temo proprio faccia parte della "lista nera":D, ma se così non fosse ti segnalo Ifi priv. (come noto è sotto aumento di capitale).

Grazie a te per la chiarezza con cui esponi :)
 
Ringrazio Lucrezio per i complimenti, e anzi gli vorrei dire che se ha qualche suggerimento sulla metodologia, qualche segnalazione di titoli esteri, ecc., le sue indicazioni saranno graditissime.

Grazie, Myskin, per la segnalazione di Ifi priv.
Condivido il tuo giudizio sul fatto che il titolo sia sottovalutato.
Purtroppo il titolo fa parte della "lista nera", per cui non lo metterei in portafoglio neanche se quotasse 0,01.

Naturalmente, e' abbastanza probabile che stia sbagliando io a non fidarmi. Resta il fatto che da quando e' stato inserito nella "lista nera" il titolo ha perso un ulteriore 20% abbondante, per cui tutto sommato qualche buon motivo c'era.

Ciao e grazie
 
Scritto da sedix
Ringrazio Lucrezio per i complimenti, e anzi gli vorrei dire che se ha qualche suggerimento sulla metodologia, qualche segnalazione di titoli esteri, ecc., le sue indicazioni saranno graditissime.

Grazie, Myskin, per la segnalazione di Ifi priv.
Condivido il tuo giudizio sul fatto che il titolo sia sottovalutato.
Purtroppo il titolo fa parte della "lista nera", per cui non lo metterei in portafoglio neanche se quotasse 0,01.

Naturalmente, e' abbastanza probabile che stia sbagliando io a non fidarmi. Resta il fatto che da quando e' stato inserito nella "lista nera" il titolo ha perso un ulteriore 20% abbondante, per cui tutto sommato qualche buon motivo c'era.

Ciao e grazie

veramente non sono molto esperto... cmq se avrò dei suggerimenti o qualche dritta li posterò subito... ;)
 
Solo per dire che, con riferimento all’aumento di capitale Unipol, la situazione si presenta favorevole alla vendita delle azioni e all’acquisto dei diritti con successiva sottoscrizione.

Pertanto:
- vendiamo tutte le 571,43 azioni Unipol priv. al prezzo di 1,457, ricavando euro 832,57
- acquistiamo 205,66 diritti al prezzo di 0,0695, spendendo euro 14,29
- In totale i diritti posseduti diventano (571,43 + 205,66) = 777,09
- investiamo i residui euri sottoscrivendo 777,09 x 39 : 50 = 606,13 azioni al prezzo di 1,35


Dopo la suddetta operazione, il portafoglio aggiornato si presenta come segue:

Titolo ………… n. azioni
Italcementi rnc … 198,02
Permasteelisa …... 133,20
Bnl ……………... 994,04
Luxottica ……….. 70,47
Italmobiliare rnc … 50,76
Unipol priv ……...606,13
Campari ………… 20,95


Arrivederci a settembre. Buone vacanze a tutti
 
Scritto da sedix
Solo per dire che, con riferimento all’aumento di capitale Unipol, la situazione si presenta favorevole alla vendita delle azioni e all’acquisto dei diritti con successiva sottoscrizione.

Pertanto:
- vendiamo tutte le 571,43 azioni Unipol priv. al prezzo di 1,457, ricavando euro 832,57
- acquistiamo 205,66 diritti al prezzo di 0,0695, spendendo euro 14,29
- In totale i diritti posseduti diventano (571,43 + 205,66) = 777,09
- investiamo i residui euri sottoscrivendo 777,09 x 39 : 50 = 606,13 azioni al prezzo di 1,35


Dopo la suddetta operazione, il portafoglio aggiornato si presenta come segue:

Titolo ………… n. azioni
Italcementi rnc … 198,02
Permasteelisa …... 133,20
Bnl ……………... 994,04
Luxottica ……….. 70,47
Italmobiliare rnc … 50,76
Unipol priv ……...606,13
Campari ………… 20,95


Arrivederci a settembre. Buone vacanze a tutti
Quindi le nuove 606,13 Unipol Priv saranno in carico a circa 1,373 euro cadauna.
La differenza tra questo prezzo di carico e il precedente prezzo di vendita (1,457) configura un gain dovuto ad operazione (giustissima) di arbitraggio.
Un gain, dunque, scollegato dai risultati ottenuti con l'AF.
Nella pratica è un'operazione "dovuta", ai fini dell'esperimento mi pare che "inquini" i risultati.
Siamo veramente alla ricerca del pelo nell'uovo, ma mi sento in dovere di farlo vista la costanza con cui Sedix ci mette a disposizione i risultati del suo lavoro ;)

Buone vacanze anche a te
 
Scritto da Myskin
Quindi le nuove 606,13 Unipol Priv saranno in carico a circa 1,373 euro cadauna.
La differenza tra questo prezzo di carico e il precedente prezzo di vendita (1,457) configura un gain dovuto ad operazione (giustissima) di arbitraggio.
Un gain, dunque, scollegato dai risultati ottenuti con l'AF.
Nella pratica è un'operazione "dovuta", ai fini dell'esperimento mi pare che "inquini" i risultati.
Siamo veramente alla ricerca del pelo nell'uovo, ma mi sento in dovere di farlo vista la costanza con cui Sedix ci mette a disposizione i risultati del suo lavoro ;)

Buone vacanze anche a te

Anch'io ho pensato al problema che hai sollevato tu.

In passato avevo resistito alla tentazione: quando c'e' stata la fusione tra MPS, B.Toscana e BAM ci sono stati almeno tre momenti in cui si potevano fare ottimi arbitraggi tra i titoli suddetti, nonche' con MPS god. 1.1.03, guadagnando ogni volta un 2% abbondante. Non l'ho fatto proprio per il motivo che tu hai detto.

Questa volta, pero', mi pare che sia diverso. Abbiamo scelto di fare gli investitori di lungo periodo. Abbiamo scelto il titolo Unipol.
Il cassettista si assume gli oneri ma anche gli onori della sua scelta.
Se di Unipol priv. sono quotati sia il titolo normale che il diritto, possiamo scegliere se posizionarci sull'uno o sull'altro indifferentemente: il fair value di entrambi e' identico, tenuto conto del rapporto di cambio. E' logico posizionarsi su quello che costa meno.

Capisco che il mio punto di vista sia discutibile, ma credo che stia in piedi.

Ciao, e grazie mille
 
Ottimo thread, mi aggiungo ai complimenti...

Un unico dettaglio mi è sfuggito: fra le varie regole che ti sei dato per la composizione del Portafoglio non ne vedo relative alle performance di settore (che ne so, il P/E di una utility e di un tecnologico è fisiologico che siano diversi così come la loro volatilità): mi è sfuggita o non la hai inserita appositamente ??

Nel secondo caso, c'è un motivo ??

Ciao
 
Ultima modifica:
Scritto da sedix
..... Attualizzando i dividendi attesi per ciascun anno, e sommando i valori cosi' attualizzati, si ottiene appunto un valore attuale dei dividendi futuri di eur 23,37 ....

Ciao

Stavo rileggendo il thread (a conferma che l'ho trovato interessante) e vorrei porre una domanda, magari può essere uno spunto di discussione (o magari sto dicendo una *******.ta...):

Non è un pò "riduttivo" valutare l'acquisto di una azione (ovvero il prezzo) solo in base al valore attuale del flusso di dividendi futuri ??

Voglio dire, so che è un metodo proposto per valutare gli investimenti, ma nel caso dell'azione credo vada considerato un valore aggiunto, nel senso che il dividendo "non distribuito" (attenzione: l'utile c'è, ma non viene distribuito, quindi pay out basso) aggiunge comunque un valore all'azienda e quindi al titolo, pur non avendo impatto sul flusso attualizzato...

Mi piacerebbe sapere un vs commento su questa cosa (magari è già ricompresa nella tua formula, ora che ci penso si parlava di ROE * (1 -pay out) però non mi è chiaro che fine fa questo tasso atteso di crescita degli utili...

Ciao
 
Ultima modifica:
Scritto da Teddy Reno
Ottimo thread, mi aggiungo ai complimenti...

Un unico dettaglio mi è sfuggito: fra le varie regole che ti sei dato per la composizione del Portafoglio non ne vedo relative alle performance di settore (che ne so, il P/E di una utility e di un tecnologico è fisiologico che siano diversi così come la loro volatilità): mi è sfuggita o non la hai inserita appositamente ??

Nel secondo caso, c'è un motivo ??

Ciao

Anzitutto ti ringrazio per i complimenti.

Effettivamente, sarebbe semplicistico pensare che un titolo che ha un p/e basso sia sottovalutato, e che un p/e elevato stia a significare una sopravvalutazione.

Sarebbe una generalizzazione assolutamente gratuita, anche se e' vero che talvolta tra i titoli con p/e basso ci possono essere delle buone occasioni.

Come e' noto, i p/e di aziende appartenenti a settori diversi, e anche di diverse aziende appartenenti al medesimo settore, possono essere differenti anche in misura molto ampia, e le principali cause di cio' sono:
- le prospettive di crescita del settore e/o dell'impresa
- il grado di indebitamento dell'azienda

Ovviamente, sarebbe troppo lungo spiegare qui il motivo per cui le prospettive di crescita e l'indebitamento incidono sul rapporto p/e; comunque credo che molti gia' lo sappiano.

Lo stesso discorso vale per la volatilita', che varia da settore a settore e da azienda ad azienda.

Le cause principali di questa diversita' sono:
- l'incidenza dei costi fissi rispetto ai costi variabili nella struttura di costo della societa'
- il grado di indebitamento della societa'
- la ciclicita' e, piu' in generale, il grado di rischio del settore in cui opera la societa'

Piu' una societa' e' rischiosa, ossia indebitata, con una struttura rigida dei costi, ciclica ecc., maggiore sara' la volatilita'.

Per quanto riguarda il Portafoglio di analisi fondamentale, esso e' stato costruito seguendo il modello DDM (discounted dividend model), che si trova sui libri di testo, anche se e' stato ritoccato in qualche particolare.

Secondo il modello DDM, il p/e e la volatilita' non entrano direttamente nelle formule di calcolo del fair value, ma attraverso le cause che determinano il p/e e la volatilita'.

Nel DDM, quindi, vengono utilizzati i dati relativi alle prospettive di crescita della societa', al grado di indebitamento e al grado di rischio che presenta la societa' stessa.

Tenendo conto di questi fattori, indirettamente, si tiene conto del p/e e della volatilita'.

Spero di essermi spiegato bene, ma non sono argomenti facili.

Ciao
 
Scritto da sedix
.... il Portafoglio di analisi fondamentale, esso e' stato costruito seguendo il modello DDM (discounted dividend model), che si trova sui libri di testo, anche se e' stato ritoccato in qualche particolare....

Ciao

Ok, mi mancava la spiegazione della sigla DDM, essendo Discounted Dividend Model è pacifico che valuti solo il flusso attualizzato dei dividendi... pensandoci meglio, con riferimento al mio secondo post, la parte non dostribuita in qualche modo viene presa in considerazione dal modello, anche se ancora non mi riesce di focalizzarlo bene (tipo come quando ti dimentichi qualcosa, ti senti che hai dimenticato qualcosa ma non focalizzi che cosa è)
 
Scritto da Teddy Reno
Ok, mi mancava la spiegazione della sigla DDM, essendo Discounted Dividend Model è pacifico che valuti solo il flusso attualizzato dei dividendi... pensandoci meglio, con riferimento al mio secondo post, la parte non dostribuita in qualche modo viene presa in considerazione dal modello, anche se ancora non mi riesce di focalizzarlo bene (tipo come quando ti dimentichi qualcosa, ti senti che hai dimenticato qualcosa ma non focalizzi che cosa è)

Scusa, ieri mentre stavo scrivendo la risposta al tuo primo post, non mi ero accorto che ne avevi scritto un secondo. Me ne accorgo solo ora.

Gli utili non distribuiti concorrono a formare valore, ci mancherebbe.

Piu' precisamente, si presume che l'azienda sia in grado di reinvestire gli utili non distribuiti, ad un tasso di rendimento uguale a quello attualmente in essere sugli investimenti passati, cioe' al Roe.

Siccome gli utili non distribuiti sono pari a (utile meno dividendi), questi utili non distribuiti produrranno un maggior utile pari a (utili meno dividendi) moltiplicato per roe.

E cosi' via tutti gli anni, gli utili non distribuiti vengono reinvestiti, producono maggiori utili, che consentiranno di distribuire maggiori dividendi e di procedere a maggiori reinvestimenti ecc.

Naturalmente questo modello non puo' essere usato semplicisticamente.
Per esempio se un'azienda ha un roe molto elevato (che so, il 30%) non e' pensabile che esso possa essere mantenuto all'infinito.

La concorrenza, nel lungo termine, tendera' a dirigere i propri capitali nei settori a roe piu' elevato, creando maggiore competizione e riducendo il roe medio di settore fino a un livello di equilibrio di lungo periodo.

Quanti anni puo' durare un roe elevato, dipende dal grado di protezione dalla concorrenza (barriere all'entrata, protezioni legali quali brevetti, importanza del marchio nei confronti del consumatore, ecc.)
 
Scritto da sedix
Scusa, ieri mentre stavo scrivendo la risposta al tuo primo post, non mi ero accorto che ne avevi scritto un secondo. Me ne accorgo solo ora.

Gli utili non distribuiti concorrono a formare valore, ci mancherebbe.

Piu' precisamente, si presume che l'azienda sia in grado di reinvestire gli utili non distribuiti, ad un tasso di rendimento uguale a quello attualmente in essere sugli investimenti passati, cioe' al Roe.

Siccome gli utili non distribuiti sono pari a (utile meno dividendi), questi utili non distribuiti produrranno un maggior utile pari a (utili meno dividendi) moltiplicato per roe.

E cosi' via tutti gli anni, gli utili non distribuiti vengono reinvestiti, producono maggiori utili, che consentiranno di distribuire maggiori dividendi e di procedere a maggiori reinvestimenti ecc.

Naturalmente questo modello non puo' essere usato semplicisticamente.
Per esempio se un'azienda ha un roe molto elevato (che so, il 30%) non e' pensabile che esso possa essere mantenuto all'infinito.

La concorrenza, nel lungo termine, tendera' a dirigere i propri capitali nei settori a roe piu' elevato, creando maggiore competizione e riducendo il roe medio di settore fino a un livello di equilibrio di lungo periodo.

Quanti anni puo' durare un roe elevato, dipende dal grado di protezione dalla concorrenza (barriere all'entrata, protezioni legali quali brevetti, importanza del marchio nei confronti del consumatore, ecc.)
grazie
:)
potresti (lo chiedo a nome di tutti i tontolini come me) postare la variazione degli utili e il relativo roe delle società principali e/o quelle che scegli perchè le ritieni sottovalutate?

spero di sì

La mole di lavoro che fai è notevole e magari allegare un documento in .xls ti è troppo faticoso

cmque grazie
sto imparando sempre qualcosa leggendoti :)
 
Scritto da sedix
Solo per dire che, con riferimento all’aumento di capitale Unipol, la situazione si presenta favorevole alla vendita delle azioni e all’acquisto dei diritti con successiva sottoscrizione.

Pertanto:
- vendiamo tutte le 571,43 azioni Unipol priv. al prezzo di 1,457, ricavando euro 832,57
- acquistiamo 205,66 diritti al prezzo di 0,0695, spendendo euro 14,29
- In totale i diritti posseduti diventano (571,43 + 205,66) = 777,09
- investiamo i residui euri sottoscrivendo 777,09 x 39 : 50 = 606,13 azioni al prezzo di 1,35


Dopo la suddetta operazione, il portafoglio aggiornato si presenta come segue:

Titolo ………… n. azioni
Italcementi rnc … 198,02
Permasteelisa …... 133,20
Bnl ……………... 994,04
Luxottica ……….. 70,47
Italmobiliare rnc … 50,76
Unipol priv ……...606,13
Campari ………… 20,95


Arrivederci a settembre. Buone vacanze a tutti

grazie sedix e a rileggerti presto.olno.
 
Mi scuso con tontolina se rispondo solo ora al suo messaggio, ma sono ritornato dalle vacanze solo ieri sera.

Tra parentesi, oltre che al mare sono stato una settimana a Londra, e devo dire che ho trovato un sistema economico molto attivo e, per certi aspetti, un po' diverso dal nostro.

Credo che, a livello di investimenti azionari, varrebbe la pena di approfondire la valutazione delle azioni inglesi.

Tornando al quesito di Tontolina, ti rispondo che calcolare il roe storico (cioe' del 2002) delle societa' in maniera rapida e' semplicissimo.

Il roe e' definito come utile (U) diviso mezzi propri (MP).

Allora si prende l'ultima pagina del sole 24 ore e si prendono la colonna 4 (p/u) e la colonna 10 (p/mezzi propri).

Poi si calcola il reciproco della colonna 4, cioe' u/p

Infine si moltiplica u/p per p/mp e si ottiene u/mp cioe' il roe storico.

Esempio:
Secondo il sole di venerdi' permasteelisa aveva un p/u di 7,20 e un p/mp di 2,09

Il reciproco del p/u (1/7,20) e' uguale a 0,1389

0,1389 moltiplicato per 2,09 e' uguale a 0,2903

Il roe e' quindi il 29,03%

Questo e' il sistema rapido. Naturalmente per avere dati piu' precisi bisogna prendere i singoli bilanci, depurarli da componenti straordinari di reddito e calcolare i roe uno per uno (io almeno faccio cosi')

Un prospetto di riepilogo di tutti i roe non desidero pubblicarlo perche':
- ho un foglio di lavoro per ciascuna societa' che aggiorno trimestralmente, e ricopiare i roe uno ad uno sarebbe piuttosto lungo
- personalmente non uso il roe storico, cioe' dell'anno precedente, ma un roe "normalizzato", cioe' il roe che normalmente avrebbe la societa' alla meta' del ciclo economico.
Questa normalizzazione del roe e' piuttosto soggettiva (anche se cerco di essere piu' obiettivo possibile), e presenta un certo grado di originalita', per cui non desidero renderla pubblica.

Ciao
 
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