Fideuram

  • Ecco la 56° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    Settimana da incorniciare per i principali indici internazionali grazie alla trimestrale più attesa dell’anno che non ha deluso le aspettative. Nvidia negli ultimi tre mesi del 2023 ha generato ricavi superiori all’intero 2021, confermando la crescita da record della società grazie agli investimenti globali nell’intelligenza artificiale. I mercati azionari hanno festeggiato aggiornando i record assoluti a Wall Street e in Europa, mentre il Nikkei giapponese raggiunge un nuovo massimo storico dopo 34 anni. Le prossime mosse delle banche centrali rimangono sempre al centro dell’attenzione. Per continuare a leggere visita il link

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10 marzo 2004
Fideuram, nel mirino 106 promotori
I Pm di Firenze indagano sul riciclaggio In Borsa è ko




FIRENZE - Per il mondo del risparmio è un'altra tegola. Questa volta però non si tratta di bond taroccati né di prodotti creativi col trucco, bensì di un'ipotesi di reato che ricalca le orme di un antico vizio italico: quello dell'evasione fiscale e della "ripulitura" del denaro via Svizzera. La novità e lo sconcerto sono rappresentati dal coinvolgimento di una rete di promotori consolidata e affidabile come quella di Banca Fideuram del gruppo SanpaoloImi. Al centro dell'indagine (nome in codice "Fido"), coordinata dalla Procura di Firenze e condotta dalla Guardia di Finanza del capoluogo toscano, a cui ha contribuito anche la Consob, un flusso di capitali per svariati milioni che 106 promotori di Fideuram (su un totale di oltre 4.600) sparsi in 12 regioni del Paese raccoglieva no e spostavano all'estero appoggiandosi alle strutture della banca svizzera del gruppo. Per 97 è scattata l'ipotesi di reato. Indagati anche cinque funzionari di Fideuram che avevano lavorato nell'istituto elvetico. L'accusa è quella di abusivismo finanziario (articolo 166 del Testo unico della finanza) e riciclaggio, reato quest'ultimo contestato anche ad alcuni clienti.
In sette casi come ha spiegato il colonnello Andrea De Gennaro, comandante del Nucleo regionale di polizia tributaria della Toscana gli investigatori hanno raccolto elementi per dire che i capitali manovrati dai promotori erano frutto di illeciti penali, tra cui in particolare l'evasione fiscale. In due circostanze, si tratterebbe addirittura di fondi provenienti da attività di usura. Almeno il
20% del denaro portato all'estero utilizzando questo sistema parallelo (la cui entità non è stata ancora quantificata), secondo la ricostruzione degli investigatori avrebbe poi preso di nuovo la strada dell'Italia approfittando dello "scudo fiscale". In questo caso con la complicità di funzionari compiacenti, che retrodatavano l'arrivo dei fondi per poter usufruire dei benefici della normativa sul rientro dei capitali. Il metodo usato era quello in voga un po' di anni fa, quando l'esportazione di valuta era vietata, e cioè la classica valigetta piena di denaro contate. In un'occasione i finanzieri del Gico hanno fermato promotore e cliente mentre varcavano il confine con in mano la 24ore piena di soldi (600mila euro). Ma erano utilizzanti anche i canali operativi di Fideuram, all'insaputa della struttura ufficiale della banca, secondo la ricostruzione degli inquirenti. "Un coinvolgimento istituzionale di Fideuram è però escluso al momento", dice il maggiore Gio vanni Palombini, responsabile dell'Ufficio operazioni del Nucleo regionale di polizia tributaria.
Con una nota diffusa nella mattinata di ieri, mentre le agenzie di stampa battevano le notizie della clamorosa inchiesta fiorenti
na, Banca Fideuram ha immediatamente puntualizzato come la propria "attività in Italia e quella svolta all'estero dalle società
del gruppo siaa effettuata nel pieno rispetto delle normative. Pur non conoscendo i contenuti dell'indagine in corso prosegue
il testo Fideuram presterà massima collaborazione alle autorità inquirenti al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda". La
puntualizzazione non ha comunque evitato uno scivolone in Borsa al titolo Fideuram, che ieri ha lasciato a Piazza Affari il 4,79% del proprio valore, scendendo a 4,75 euro dopo un vortice di scambi che ha visto passare di mano oltre 34 milioni di
azioni. Ma com'è possibile che più di cento promotori, in regioni diverse, abbiano potuto attuare autonomamente il medesimo meccanismo truffaldino? La Procura non ha infatti ipotizzato il reato di associazione per delinquere. "La cosa sembra strana,
ma è possibile commentano gli inquirenti perché in questa vicenda ha funzionato il passaparola, una sorta di meccanismo imitativo, anche se ovviamente tutti gli elementi raccolti devono ancora essere valutati attentamente". Le sorprese, dunque non sono escluse.
Per il loro servizio i promotori finanziari ricevevano dai clienti percentuali tra il 5 e il 20% delle cifre esportate, a seconda della provenienza dei fondi e della difficoltà dell'operazione. Complessivamente gli uomini del Gico della Guardia di Finanza hanno compiuto 169 perquisizioni in uffici e abitazioni, soprattutto in Toscana e Lombardia, oltre che in Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, EmiliaRomagna, Lazio, Umbria, Campania e Val d' Aosta. Le indagini, avviate autonomamente dalle Fiamme gialle di Firenze otto mesi fa, sono andate avanti con la collaborazione della Consob, che ha inviato al pubblico ministero Paolo Canessa, responsabile dell'inchiesta, un dossier sui fatti finiti nel mirino della magistratura. In attesa di probabili rogatorie da compiere in Svizzera, l'azione degli inquirenti va ora avanti per individuare eventuali responsabilità da parte dei possessori dei capitali esportati, in prevalenza professionisti e imprenditori. Le verifiche fiscali sono già scattate.
CESARE PERUZZI

Private & investment per la controllata elvetica della banca romana
A Zurigo in gestione 700 milioni

LUGANO - Sbarcata negli anni scorsi in Svizzera, Fideuram ha allungatola già nutrita lista di banche estereattive nella confederazione, senza occupare pero' un posto di primo pianoin questa lista, almeno per quel cheriguarda l'aspetto delle dimensioni.La Fideuram Bank (Suisse) SA hasede a Zurigo e conta su una filiale aLugano. Il totale di bilancio del ramo elvetico della banca italiana era nel2002, ultimo esercizio disponibile negli annuari bancari svizzeri, di 57,5milioni di franchi (72,9 milioni nel2001), una cifra non alta se rapportata a quella di molti altri istituti esteripresenti sulla piazza rossocrociata. I dipendenti di Fideuram Bank allastessa data erano in tutto ventuno. Il capitale della società anonima, formula svizzera piu' o meno equivalente asocietà per azioni, era di 15 milionidi franchi. Attiva nel private bankinge nell'investment banking, la controllata svizzera di Fideuram ha registrato nello stesso esercizio un risultatolordo negativo per 1,6 milioni di franchi (utile di 1,07 milioni un annoprima), con un utile netto finale pero' pari a circa 130 mila franchi (110mila nel 2001). Per l'auditing dei due esercizi viene indicata dagli annuarila società PricewaterhouseCoopers.General Manager della banca elvetica è Alessandro Sparla, presidente del consiglio di amministrazione è Mario Cuccia. Secondo quanto affermato ieri dalla casa madre italiana, Fideuram Bank aveva a fine 2003 attività in gestione pari a 0,7 miliardi di euro, sugli oltre 58 miliardi di euro di asset under management del gruppo. La stessa Banca Fideuram ha precisato che Fideuram Bank è "una controllata di diritto svizzero regolarmente autorizzata dalle autorità locali a svolgere la propria attività".
Piuttosto defilata sin qui sulla piazza elvetica, la Fideuram Bank si è comunque promossa puntando da un lato sull'importanza di appartenere, attraverso la casamadre, a un gruppo articolato e rilevante come Sanpaolo-Imi; dall'altro sull'adesione agli standard svizzeri di attività e di qualità. La Fideuram Bank afferma nella sua pagina elettronica di essere "in grado di fornire una gamma completa di gestioni patrimoniali dirette allaclientela privata e di servizi agli organismi di investimento collettivo. Riservatezza ed efficienza costituiscono una caratteristica primaria. Qualità e costi si adeguano ai miglioristandard della piazza di Lugano, particolarmente sensibile nel soddisfarele richieste di una clientela sempre piu' sofisticata". Come banca di diritto elvetico, la controllata di Fideuram è sottoposta alla vigilanza della Commissione federale delle banche, l'organismo che nella Confederazione appunto sorveglia le attività nel settore finanziario

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole100304fi.html

10 marzo 2004
« Soldi all’estero attraverso 92 promotori Fideuram »

Perquisizioni in 12 regioni, nel mirino transazioni per decine di milioni. La banca: non coinvolti collaboreremo

Tra i clienti imprenditori e professionisti. Parte del denaro è stata fatta rientrare in Italia « ripulita » approfittando del cosiddetto scudo fiscale
Uno degli indagati fermato al confine con una valigetta di banconote

FIRENZE — Milioni di euro esportati in Svizzera illegalmente, grazie all’attività di un nutrito gruppo di promotori finanziari della Fideuram, che hanno agito su mandato dei clienti e all’insaputa dell’istituto bancario controllato da SanPaolo Imi. È questa l’accusa che ieri, da Firenze, ha fatto scattare 196 perquisizioni della Guardia di finanza in mezza Italia. Destinatari dei provvedimenti 92 promotori finanziari della Fideuram e 5 funzionari di Fideuram Bank, controllata svizzera del gruppo. Per tutti s’ipotizza l’abusivismo finanziario, ovvero aver raccolto e gestito capitali al di fuori dei canali legali, per trasferirli poi all’estero.
LA BORSA — La notizia delle perquisizioni ha pesato sulle quotazioni in borsa di Banca Fideuram: il titolo ha ceduto del 4,79 per cento. Ripercussioni anche per la controllante SanPaolo Imi ( meno 2,66 per cento). Banca Fideuram ha annunciato che « presterà massima collaborazione alle autorità inquirenti al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda » e ha spiegato che l’attività in Italia e all’estero « vi ene effettuata nel pieno rispetto delle normative » . Per Fideuram Bank, è stato specificato fra l’altro che svolge la sua attività interamente in territorio svizzero.
LE ACCUSE — Le indagini sono partite poco meno di un anno fa da Firenze, su iniziativa dei finanzieri del Gico del nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di finanza della Toscana, coordinati dal pm Paolo Canessa.
Segnalazioni alla procura fiorentina erano arrivate anche dalla Consob. Alla fine sono state dodici le regioni interessate all’operazione, battezzata « Fido » , con 420 militari impegnati. Il totale degli indagati supera quota 100: nel corso degli accertamenti i finanzieri hanno raccolto elementi anche per contestare ad alcune persone i reati di usura e fiorentino: per la Gdf sarebbe stato a conoscenza della provenienza illecita dei soldi affidatigli, frutto, è il sospetto, di una evasione fiscale. riciclaggio. Accuse, queste ultime, che però non riguardano i promotori finanziari e i funzionari di Fideuram Bank, tranne un caso di riciclaggio. La contestazione è stata fatta a un promotore
I CLIENTI — Accertamenti sono ora in corso sulla provenienza degli altri fondi trasferiti all’estero, il cui ammontare complessivo non è stato precisato. Il colonnello Andrea De Gennaro, comandante del nucleo toscano di polizia tributaria, parla di « svariati milioni di euro » e di centinaia di operazioni. Non specificato anche il numero dei clienti — si va dal piccolo- medio imprenditore con la disponibilità di 30 mila euro da esportare al professionista — che avrebbero dato mandato di trasferire in Svizzera i loro soldi, versando ai promotori percentuali fra il 5 e il 20 per cento dei capitali esportati, a seconda della difficoltà dell’operazione.
Secondo gli investigatori obiettivo dei clienti sarebbe stato accantonare all’estero i guadagni o approfittare del cosiddetto scudo fiscale: capitali in nero sarebbero usciti e poi rientrati per avere una legittimazione. La Gdf calcola che almeno un 20 per cento dei soldi avrebbe compiuto questo viaggio in andata e ritorno, per il quale si sospetta anche un’eventuale complicità di funzionari svizzeri: avrebbero retrodatato l’arrivo dei fondi per poter usufruire dei benefici per il rientro dei capitali.
Per esportare il denaro sarebbero stati utilizzati, in alcuni casi, sistemi tradizionali come la valigetta piena di soldi portata a mano in Svizzera: alcuni mesi fa un promotore veneto è stato fermato al confine con l’Austria, insieme al cliente, con una borsa con 600 mila euro in contanti. In altri casi sarebbero stati utilizzati meccanismi finanziari e telematici più moderni. Operazioni come le cosiddette « compensazioni » bancarie, compiute attraverso i canali operativi della stessa Fideuram, all’insaputa però — spiegano gli investigatori — della banca.
LE REAZIONI — In merito all’inchiesta ieri è intervenuto anche Giuseppe Lumia, capogruppo Ds in commissione antimafia, chiedendo che « il governo riveda anche la legge sul rientro dei capitali dall’estero » . Il presidente dell’Associazione nazionale promotori finanziari, Elio Conti Nibali, ha invece invitato a non generalizzare, gettando discredito sull’intera categoria.


http://www.assinews.it/rassegna/articoli/cor100304fi.html

10 marzo 2004
La svolta nell´indagine della Procura di Firenze ha pesato sul titolo della società del gruppo San PaoloImi che ha perso il 4,8%
Indagati 97 promotori Fideuram


L´accusa: ripulivano fondi illeciti grazie allo scudo fiscale


FRANCA SELVATICI


FIRENZE - Novantasette promotori finanziari di Banca Fideuram sono sotto inchiesta per abusivismo finanziario, per aver esportato ingenti quantità di capitali al di fuori dei canali abilitati. Rischiano fino a 4 anni di reclusione e la radiazione dall´albo dei promotori. Secondo il Pm Paolo Canessa della direzione distrettuale antimafia di Firenze e secondo il colonnello Andrea De Gennaro, comandante del Nucleo di polizia regionale toscano della Guardia di Finanza, essi gestivano da anni un sistema illegale per la raccolta e la gestione di somme ingenti di denaro - «svariati milioni di euro» - che venivano trasferite all´estero al di fuori dei canali autorizzati, a volte con il tradizionale metodo degli spalloni e delle valigette piene di banconote, oppure con il sistema della compensazione attraverso i canali della loro banca. Per le operazioni illegali i promotori si appoggiavano a Fideuram Bank Suisse. Fra gli indagati ci sono cinque funzionari italiani che hanno lavorato per Fideuram Suisse. Tuttavia - ha sottolineato il colonnello De Gennaro - «al momento non vi è alcuna prova del coinvolgimento della banca nella rete illegale dei promotori».
Circa il 20% dei numerosi clienti del sistema parallelo - in massima parte imprenditori e professionisti - hanno utilizzato questo canale per sfruttare i vantaggi dello «scudo fiscale»: hanno trasferito in Svizzera le riserve in nero che tenevano in Italia e poi, grazie alla retrodatazione dei documenti bancari, le hanno fatte rientrare in Italia approfittando dello «scudo fiscale», liberandosi così di ogni preoccupazione fiscale e penale.
Uno dei promotori Fideuram, che opera a Firenze, è sotto inchiesta anche per riciclaggio, e per lo stesso reato sono indagati sei clienti, mentre altri due, fra cui un imprenditore di Vigevano, sono sotto inchiesta per usura. Complessivamente nella giornata di ieri la Guardia di Finanza ha impiegato circa 400 uomini per eseguire 169 perquisizioni in undici regioni: Toscana, Lombardia, Piemonte, Valle d´Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Campania. La Toscana è con la Lombardia la regione con il maggior numero di promotori coinvolti: 28 in Toscana, 24 in Lombardia.
L´inchiesta fiorentina ha scatenato una bufera intorno a Banca Fideuram. L´istituto, che fa parte del gruppo San Paolo Imi ed è quotato al Mib30 (cioè fra i 30 titoli principali del listino di Piazza Affari), è una società di private banking che, al 30 settembre 2003, contava circa 57,4 miliardi di euro di attività in gestione, un utile netto di 121,3 milioni di euro e quasi 800.000 clienti. Ieri, dopo che si è diffusa la notizia delle perquisizioni, il titolo Fideuram è stato investito da un´ondata di vendite e ha ceduto il 4,79%. Sono passate di mano oltre 34 milioni di azioni, pari a circa il 3,6% del capitale azionario. Anche la controllante San Paolo Imi è stata penalizzata e ha perduto il 2,66%. A poco sono servite le puntualizzazioni degli investigatori («nessuna prova del coinvolgimento della banca») né i chiarimenti della stessa Fideuram, che ha annunciato massima collaborazione con gli inquirenti e ha precisato: «L´attività svolta in Italia, nonché quella svolta all´estero, delle società del gruppo viene effettuata nel pieno rispetto delle normative alle stesse applicabili».
L´inchiesta ha preso le mosse da un ramo delle indagini che tre anni fa avevano coinvolto un´altra rete illegale di promotori finanziari della Ing. Importante il contributo della Consob, che ha fatto pervenire al Pm Canessa una «segnalazione di ipotesi penalmente rilevanti» a carico di alcuni promotori Fideuram. Le intercettazioni e le indagini hanno fatto il resto. Fra l´altro alla frontiera austriaca è stato fermato un promotore di Belluno che, insieme con il cliente, stava portando all´estero una valigetta con 650 mila euro in contanti.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/rep100304fi.html
 
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11 marzo 2004
Concorso in usura e riciclaggio l´ipotesi di reato per l´ex calciatore e la moglie
Fideuram, tra gli indagati spunta Franco Baresi


Consob segnalò ai pm opuscoli dei promotori su come gestire redditi non ufficiali
Il documento con le offerte su carta non intestata era intitolato "Fiduciaria"


FRANCA SELVATICI


FIRENZE - «La fiduciaria risolve le seguenti esigenze: gestione redditi non ufficiali, pianificazione successoria, donazioni». Un opuscolo informativo, distribuito ai clienti dei promotori finanziari Fideuram di Firenze, promuoveva tutta una serie di possibilità di «blindare i patrimoni». Il 26 luglio 2001 la Consob inoltrò alla procura della Repubblica di Firenze una «segnalazione di ipotesi penalmente rilevanti» a carico della filiale Fideuram di via della Vigna a Firenze, allegando copia dell´opuscolo. La segnalazione della Consob è uno degli spunti da cui ha preso le mosse l´inchiesta del Pm Paolo Canessa e del Nucleo regionale toscano di Polizia tributaria sfociata martedì in 169 perquisizioni in undici regioni italiane, che hanno interessato 97 promotori finanziari Fideuram, fra i quali 5 funzionari o ex funzionari di Fideuram Bank Suisse, e otto clienti. L´ipotesi di accusa per quasi tutti gli indagati è quella di abusivismo finanziario, mentre un promotore e alcuni clienti sono sotto inchiesta per riciclaggio, e altri per usura.
Usura e riciclaggio sono i reati ipotizzati a carico di Franco Baresi, ex capitano del Milan e della Nazionale, e di sua moglie, ambedue coinvolti nell´inchiesta fiorentina. «Franco e Maura Baresi sono totalmente estranei a questa indagine», afferma il loro avvocato, Roberto Tropenscovino. «Non hanno alcun rapporto con Fideuram», prosegue l´avvocato, che ritiene che tutto sia nato da una «normalissima consulenza» chiesta a uno dei promotori finanziari dell´istituto: «Magari è spuntato il nome dei Baresi da un database di qualche promotore e qualcuno vuole vederci chiaro. Ma Franco Baresi e sua moglie non c´entrano nulla. Tutti e due si sono dichiarati pronti a collaborare per qualsiasi chiarimento. Per quanto ci riguarda, è una bolla di sapone». «Sono amareggiato, è ovvio. Ma soprattutto sorpreso. Non vedo rispetto per le persone. Sono accuse false», ha detto Baresi, che ora allena la Primavera del Milan.
Grande è l´amarezza ma grande è anche la preoccupazione fra i promotori indagati. Due anni di accertamenti e di intercettazioni hanno infatti confermato che i servizi di «blindatura patrimoni» promossi nella brochure arrivata alla Consob (probabilmente per mano di un cliente dei promotori Fideuram) esistevano veramente. L´opuscolo, stampato su carta non intestata, intitolato «Fiduciaria» e corredato dall´immagine di un lucchetto, presentava un certo numero di offerte. Spiegava che i versamenti al di sopra dei 20 milioni di lire (quelli per cui scatta la segnalazione obbligatoria) sarebbero risultati eseguiti dal cliente fiduciario e non dal fiduciante. Sottolineava il fatto che la struttura fiduciaria era replicabile anche su Lussemburgo, dove erano possibili «soluzioni più sofisticate» tali da consentire «una blindatura più forte del patrimonio». Specificava che in caso di versamenti in contanti l´operazione si sarebbe chiusa a Firenze presso la filiale Fideuram di via della Vigna.
Uno degli obiettivi degli accertamenti ulteriori è comprendere se i canali occulti fossero noti ai responsabili dell´istituto o se fossero un´attività parallela di pertinenza esclusiva di una rete di promotori, alcuni dei quali, fra l´altro, erano già stati coinvolti in una indagine della II Compagnia della Guardia di Finanza di Bologna per un giro di fatture false di cui risultavano beneficiari. Banca Fideuram ha già precisato che la propria attività in Italia e quella delle società del gruppo all´estero viene effettuata «nel pieno rispetto delle normative alle stesse applicabili», specificando che l´attività di Fideuram Bank Suisse «si svolge interamente in territorio svizzero».
Nonostante che gli stessi inquirenti abbiano precisato che al momento non vi è alcun riscontro di un eventuale coinvolgimento di Banca Fideuram nell´inchiesta, ieri il titolo ha perso un altro 2,29%, che si aggiunge al cedimento del 4,79% di martedì.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/rep110304ba2.html

11 marzo 2004

Le indagini Fideuram partite su indicazioni Consob

La Commissione nel 2001 segnalò irregolarità di alcuni promotori. Tra gli indagati spicca l’ex calciatore Franco Baresi


Un’altra giornata di passione per Banca Fideuram all’indomani delle 196 perquisizioni del Gico (gruppo investigativo sulla criminalità del nucleo regionale della polizia tributaria) di Firenze in uffici e abitazioni di 97 promotori finanziari della società, accusati di avere trasferito all’estero fondi neri dei clienti. A Piazza Affari, nonostante i vertici della società guidata da Ugo Ruffolo abbiano ribadito di essere estranei alla vicenda, le azioni Fideuram hanno perso ancora il 2,12%, che si è aggiunto al rosso di quasi il 5% incassato martedì. Le indagini sono partite grazie a una segnalazione della Consob, nel luglio 2001, alla Procura di Firenze. La commissione, oggi guidata da Lamberto Cardia, avrebbe evidenziato presunte irregolarità messe in atto da parte di alcuni promotori Fideuram, che avrebbero proposto ai clienti servizi per «blindare» redditi non ufficiali. In particolare la Consob avrebbe trasmesso al sostituto procuratore Paolo Canessa anche il materiale informativo che spiega come effettuare questo tipo di investimenti. E secondo quanto trapelato la segnalazione alla Consob sarebbe arrivata proprio da un ex-cliente della Fideuram.
Intanto la Guardia di Finanza ha già iniziato a controllare il materiale sequestrato durante le perquisizioni condotte martedì in tutta Italia. Ed è emerso che nel registro degli indagati (92 promotori, cinque funzionari di Fideuram Bank Suisse, sette persone sospettate di riciclaggio e altre due di usura) ci sarebbero anche l’ex calciatore Franco Baresi e sua moglie. In particolare l’ex capitano dal Milan e della nazionale sarebbe sospettato di concorso in usura e riciclaggio. Quali sono stati gli effetti delle perquisizioni delle Fiamme Gialle su promotori e clienti di Banca Fideuram? Nell’immediato, ovviamente c’è stato scompiglio. Tanto che Ruffolo, nelle prime ore di ieri mattina ha inviato una lettera a tutti i dipendenti per tranquillizzarli (vedere articolo in pagina). Ma l’inchiesta potrebbe addirittura scompaginare i piani di riassetto della società: secondo fonti vicine alla controllante il dossier del riordino Fideuram potrebbe essere riaperto. Nei giorni scorsi, con la mediazione di Ruffolo, si era arrivati a un compromesso che ribadiva l’autonomia di Fideuram limitando il danno alla perdita della controllante Fideuram vita (che confluirà nel nuovo polo assicurativo del gruppo torinese). Le recenti vicende potrebbero però rimettere tutto in discussione. Ma i promotori della società, riuniti nel comitato piccoli azionisti che rappresenta circa 1.700 consulenti, sono pronti di nuovo a dare battaglia per garantire l'indipendenza di Banca Fideuram.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/fm110304fi.html
 
13 marzo 2004

Fideuram: « Non ci riguardano i reati di riciclaggio e di usura»

In occasione della presentazione del bilancio 2003 che evidenzia un utile in crescita del 16,7%, la società difende la rete dalle accuse delle Procura di Firenze Ma intanto avvia un’ispezione


Riflettori puntati ancora un volta su Banca Fideuram. Ieri la società guidata da Ugo Ruffolo ha reso noti i risultati 2003 ma ha anche colto l’occasione per fare alcune precisazioni sulle indagini della Procura di Firenze che nei giorni scorsi hanno avuto un effetto dirompente sulla società e sul titolo, che da martedì a giovedì ha perso quasi il 9%. «I promotori coinvolti sono 83 e non 92 - hanno chiarito dalla banca che ha anche avviato un gruppo di lavoro per fare accertamenti interni - Due di loro hanno poi lasciato la società e tutte le contestazioni si riferiscono al concorso di reato di abusivismo, ovvero all’offerta di servizi di investimento da parte di un soggetto non autorizzato in Italia». Secondo le dichiarazioni di Fideuram, infatti, solo un promotore è imputato per riciclaggio e nessuno per usura. Reati, questi ultimi, che sarebbero da ascrivere esclusivamente a soggetti esterni all’azienda. Le indagini sui promotori Fideuram riguarderebbero quindi solo l’operatività con Fideuram Suisse i cui servizi, secondo gli inquirenti, sarebbero stati offerti dai consulenti senza mandato ma dietro compenso. Resta però da capire chi siano gli altri nove promotori finiti nel mirino dei magistrati che non hanno mandato di Banca Fideuram? E come mai ci sono stati errori nella diffusione delle informazioni? Domande che dovranno avere una risposta nei prossimi giorni quando dovrà anche essere precisata l’entità del fenomeno delle retrodatazioni. Operazioni, che secondo la Gdf sarebbero state effettuate allo scopo di far risultare che i capitali erano all’estero da almeno due anni e consentire così ai clienti di Di certo gli operatori hanno apprezzato le dichiarazioni di Fideuram dando un po’ di ossigeno al titolo che ha chiuso la seduta di ieri con un guadagno dell’1,27% grazie anche al contribuito dei dati positivi di bilancio. L’utile netto consolidato del 2003 è arrivato a 175,6 milioni, in crescita dai 150,4 milioni pro forma del 2002 (+16,7%). E quasi 157 milioni di profitti saranno distribuiti sotto forma di dividendi (16 centesimi per azione), mentre 50 milioni di riserve serviranno al riacquisto dei titoli. Tra cedola e buy back, quindi, la società restituirà al mercato più di 200 milioni.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/fm130304fi.html


13 marzo 2004
Sarà stretta sui promotori Ma Fideuram rischia grosso

Il quarto grande scandalo del decennio tocca una delle più prestigiose reti di promotori Abusivismo finanzario e il sospetto di aver supportato operazioni di riciclaggio in associazione




Le pecore nere ci sono in tutte le famiglie, ma se il numero dei reprobi sfiora il centinaio, allora di nero rischia di macchiarsi la famiglia stessa. Sia essa un’azienda o un’intera categoria professionale. Dopo Cirio, Banca 121 e Parmalat - casi accomunati dal raggiro ai danni degli investitori - il quarto grande scandalo finanziario italiano del decennio si distingue dai precedenti perché, come ha rilevato l’amministratore delegato della banca coinvolta, «non c’è nessuna truffa a danno dei clienti». Il truffato, qui, è soprattutto lo Stato, i mandanti degli illeciti sono privati risparmiatori, gli esecutori un folto gruppo di professionisti. Nel triennio 2001-2003, ben 83 promotori di Banca Fideuram aiutavano i clienti a esportare in Svizzera svariati milioni di euro: la più classica, insomma, delle operazioni di lavanderia finanziaria, con tanto di valigetta piena di denari che attraversa la dogana. I capitali esportati sono in parte rientrati grazie allo scudo fiscale e i maneggi di cinque consulenti della Fideuram Bank Suisse. La notizia, deflagrata nella mattinata di martedì 9 marzo, è costata a Fideuram uno scivolone borsistico di quasi il 5%, ascrivibile ai timori per le conseguenze sulla società. Un centinaio di professionisti fa circa il 3% della rete Fideuram, una delle più consolidate in Italia. Com’è possibile - tutti si sono chiesti - che nessuno dentro il gruppo si sia accorto di nulla? Finora, però, gli inquirenti hanno escluso a chiare lettere il coinvolgimento della struttura ufficiale della banca guidata da Ugo Ruffolo: forse c’è stato un passaparola tra professionisti spregiudicati. Da una parte, i consulenti Fideuram erano i concreti esecutori, nell’interesse di privati, dell’esportazione illecita di capitali, nella migliore delle ipotesi frutto di evasione fiscale. Dall’altra, avevano creato un’attività in proprio, capace di generare commissioni comprese tra il 5 e il 20% delle somme esportate. Quanto basta per fare scattare l’accusa di abusivismo finanziario, a norma dell’articolo 166 della legge Draghi. Dato l’alto numero di indagati, è palese che qualcosa nei meccanismi di controllo interno di Fideuram non ha funzionato. Anche se «non c’è alcuna prova di coinvolgimento dei vertici della società», Fideuram resta esposta, oltre ai danni d’immagine, anche alle possibili conseguenze del decreto legislativo 231/91, che prevede la responsabilità amministrativa dell’impresa per gli illeciti commessi dai suoi dipendenti. Più in generale, la vicenda chiama in causa il ruolo dell’Anasf nella costruzione di un’etica professionale forte. Forse un allarme tempestivo da parte di quei promotori che, intuendo le irregolarità, hanno preferito lavarsene le mani, avrebbe permesso alla società di reagire immediatamente. È singolare, poi, che 69 delle 196 perquisizioni siano state compiute in una sola regione, la Toscana.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/bf130304fi.html


13 marzo 2004
Quei buchi nei controlli che i codici non segnalano

Le inchieste della GdF danno un ulteriore colpo alla fiducia nel sistema. Anche questa volta nessun allarme o segnalazione è arrivata dalle associazioni di categoria




Le inchieste che hanno colpito Banca Fideuram sono un nuovo durissimo colpo alla fiducia degli investitori. Tanto che i vertici della società hanno tentato di attutirne l’effetto ancora a caldo. «Non siamo né Parmalat né Cirio. Non c’è stata alcuna truffa a danno dei risparmiatori», ha scritto l’amministratore delegato della società Ugo Ruffolo a dipendenti e promotori all’indomani delle 196 perquisizioni della Guardia di Finanza in uffici e abitazioni dei 83 consulenti indagati e di 5 dipendenti di Fideuram suisse. L’obiettivo evidente del numero uno della società del gruppo Sanpaolo Imi era prendere le distanze dai recenti crac finanziari. Ma, nonostante le innegabili differenze, il rischio di nuovi scossoni alla credibilità del sistema è tutto nei fatti. Anche se nel mirino della Procura di Firenze sono finiti i meccanismi che hanno permesso ai promotori di indirizzare al di là del confine italiano i fondi neri dei clienti, a tutto vantaggio di questi ultimi, la carenza dei controlli è stata evidente. Gli amministratori di Banca Fideuram si sono chiamati subito fuori e hanno detto di essere estranei alla vicende, avvalorati dalle dichiarazioni della Guardia di Finanza, che ha confermato come le indagini della magistratura fiorentina riguardino esclusivamente i singoli promotori.
Ma come è possibile che quasi 100 consulenti, poco meno del 3% della rete di Fideuram, su un totale di 3.350 persone, operassero pratiche «distorte» all’insaputa della società? Chi erano i controllori che non hanno fatto il loro dovere? La Consob sembra estranea alla responsabilità, perché le indagini del sostituto procuratore Paolo Canessa sono partite proprio da una segnalazione della Commissione nel luglio del 2001. Ma dove erano gli altri «controllori»? Che cosa non ha funzionato, per esempio, nei meccanismi di allarme interni alla stessa Banca Fideuram? La società guidata da Ruffolo, come tutte quelle che aderiscono ad Assoreti, si è dotata di un codice di vigilanza sull’attività dei promotori finanziari che contiene 20 indicatori di possibili anomalie, che costituiscono il campanello d’allarme di eventuali comportamenti scorretti dei consulenti finanziari. E Banca Fideuram ha deciso addirittura di adottare un codice ancora più stringente rispetto a quello seguito dall’associazione guidata da Antonio Spallanzani, portando gli indicatori di anomalie fino a 60. Ma le pratiche finite nei dossier della Procura di Firenze, evidentemente, non erano tra questi famosi indicatori. Non c’era, quindi, altro modo di intervenire? «È difficile rilevare questo tipo di anomalie», ammonisce Franco Lazzini, promotore di Banca Fideuram e presidente del comitato piccoli azionisti, organismo che rappresenta 1.700 consulenti finanziari della società di distribuzione con l’obiettivo di condividere le scelte strategiche con il vertice dell’azienda. Il comitato è nato a fine febbraio, in coincidenza con le discussioni del riassetto di Banca Fideuram e delle attività assicurative del Sanpaolo Imi. «Se il promotore si presta a questo tipo di attività è molto complicato intercettarlo - spiega ancora Lazzini - In pratica se un consulente si reca al confine con il suo cliente per portare denaro all’estero non c’è alcuna registrazione o anomalia che può essere rilevata da parte della banca che gli ha dato il mandato». Ma, secondo Lazzini, casi di questo tipo in Banca Fideuram sono stati rari. «Le perquisizioni sono il frutto di un’indagine a tappeto effettuata dalla Guardia di Finanza che sta controllando la regolarità di un contratto di pubblicità con il quale Fideuram remunerava le segnalazioni che i promotori facevano ai clienti per operare con la filiale Svizzera - sostiene Lazzini - Ma si tratta di un contratto che è stato ratificato dalla Consob». Secondo le prime dichiarazioni ufficiali della società, la grande maggioranza dei promotori non c’entra invece niente con le ipotesi di riciclaggio (un solo indagato) e di usura (nessuno), così come nelle retrodatazioni effettuate per consentire la regolarizzazione dei capitali grazie allo scudo fiscale. Per riportare le liquidità in Italia bisognava infatti dimostrare di averli depositati all’estero da oltre due anni. Ecco quindi la necessità di retrodatare i versamenti. Ma, sempre secondo Lazzini, anche in questo caso il fenomeno sarebbe marginale per i promotori di Banca Fideuram. «Non mi risulta che ci siano colleghi indagati per fenomeni di retrodatazione - puntualizza ancora il promotore - Si tratta infatti di ipotesi di reato addebitate a persone estranee all’azienda».
L’ultima parola spetterà ovviamente alla Procura, che dovrà verificare le responsabilità dei consulenti; solo dopo potrà di nuovo intervenire la Consob con sanzioni alla rete ed eventuali accertamenti sul mancato controllo da parte della società. Intanto, anche per i promotori, forse non solo di Banca Fideuram, che non sono finiti nell’inchiesta della Procura, la sfida è mantenere o recuperare il legame di fiducia con i clienti. «Abbiamo costituito un’unità di crisi per gestire con la massima efficienza le azioni che riterremo opportune - ha scritto sempre Ruffolo ai promotori - Usciremo da questa vicenda a testa alta. Trasmettete questa sicurezza ai clienti, alle controparti di mercato e a chiunque vi chieda informazioni». La prova non è facile, ma c’è in gioco il futuro della professione di promotore, che in questi ultimi anni è già stata fortemente indebolita da crac, crisi dei mercati e cali delle vocazioni.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/bf130304fi2.html



13 marzo 2004
«Implicato tutto il sistema dalle reti alle istituzioni»

Il sottosegretario Magri: «Se è andata davvero così la colpa è anche di società e istituzioni». Cassol (Sol&Fin): «Questione di coscienza individuale»





«È ora che la categoria intera si doti di uno strumento contrattuale a sostegno dell’identità professionale: e noi siamo pronti ad aprire su questo confronti a ogni livello». Con queste parole, Giuseppe Gallo, segretario generale della Fiba/Cisl, ha commentato in settimana lo scandalo che ha coinvolto 83 promotori della rete di Banca Fideuram. «Una vicenda che tra usura e riciclaggio - sottolinea Gallo - rischia di infamare una delle più grandi reti a livello nazionale di promotori finanziari». Ma più che un rischio è ormai un dato di fatto. Il numero delle persone coinvolte, infatti, è tale che non si può certo parlare semplicemente di rischio. Non è un caso isolato. Il danno ormai è stato fatto. Anzi, il rischio potrebbe essere che, oltre ai promotori di Fideuram, anche altri professionisti o altre reti di vendita abbiano posto in essere analoghi comportamenti. Una cosa è certa, comunque: la fiducia degli investitori, già minata dagli scandali Parmalat e Cirio, ha subìto un duro colpo. Ma in tutto questo che responsabilità hanno avuto le varie associazioni di categoria? Assoreti (l’associazione nazionale delle società di collocamento di prodotti finanziari e di servizi d’investimento) e Anasf (l’associazione nazionale dei promotori finanziari) sono da assolvere per il semplice fatto che a loro non spetta alcuna funzione di vigilanza? O sono da condannare? C’è da chiedersi, infatti, se un impegno maggiore da parte delle associazioni sarebbe servito a evitare lo scandalo. «È ridicolo - commenta Gianluigi Magri, sottosegretario all’Economia - dare la colpa allo scudo fiscale, come ha fatto l’opposizione. Si tratta di un reato di abusivismo finanziario, quindi di responsabilità personale». E ora bisognerà aspettare i risultati delle indagini condotte dalla procura di Firenze per capire cosa sia successo realmente. «Ma se è andata così come prospettato dai giornali in questi giorni - conclude Magri - la colpa è da attribuire anche alle società e alle istituzioni». Una voce fuori dal coro, invece, quella di Gianfranco Cassol, presidente di Sol&Fin sim, che assolve tutte le istituzioni, nonché la stessa Fideuram, e punta il dito contro i singoli soggetti. «È una questione di coscienza individuale - ammonisce Cassol - La colpa, quindi, è da ascrivere totalmente ai promotori. E il comportamento di pochi non può certo infangare l’intero sistema».

GABRIELE PETRUCCIANI

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