Fondamentali in stock picking

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So pure so cold
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Avevo aperto altrove ma non ho avuto successo, ritento qui sperando in analisi tecniche e suggerimenti/opinioni:

In fase bull il focus è sulle performances, in bear bisogna difendersi. Sto cercando aziende con cap sopra 5B con margini di crescita % validi che negli ultimi 10 anni non abbiano avuto perdite annuali per più del 15%. Tra queste vorrei esaminare prima le aziende che distribuiscono dividendi, almeno 2 dy. Il titolo principe che mi viene in mente come "difensivo" è sicuramente Johnson & Johnson. Johnson & Johnson se tenuto a lungo, riesce anche a dare buone soddisfazioni come rendimento. Vediamo le altre aziende quali potrebbero essere.

Ordino per % net margin, limite 10%

Segue elenco aziende, sono 17 in tutto che distribuiscono dividendi di cui 3 potrebbero essere comprate su borse no USA per evitare problemi nella tassazione dei dividendi.
Il mio criterio di prima scrematura e' stato questo, non voglio investire in 17 aziende e devo proseguire con la scrematura. Nell'ordine di importanza, quali criteri utilizzereste?
price cash ratio? Debt/equity ratio? Price/Earning?
 

zakzakit

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Perchè limitare il margine? La crescita della redditività è data dalla crescita del fatturato moltiplicata per la crescita del margine di redditività. Più questo secondo fattore è elevato, minore è la sua crescita potenziale. A parità di fatturato, un'azione con un margine dell'1% che va al 2% raddoppia la redditività, un'azione con un margine del 50% che va al 51% aumenta la redditività del 2%.
 

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So pure so cold
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Perchè limitare il margine? La crescita della redditività è data dalla crescita del fatturato moltiplicata per la crescita del margine di redditività. Più questo secondo fattore è elevato, minore è la sua crescita potenziale. A parità di fatturato, un'azione con un margine dell'1% che va al 2% raddoppia la redditività, un'azione con un margine del 50% che va al 51% aumenta la redditività del 2%.

Scusami, ho scritto male. Limite 10% è il minimo, quindi ho cercato tutte aziende che avessero almeno un net margin del 10%. Da qui non mi so dare una priorita' sui fondamentali da prendere in considerazione.
 

zakzakit

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Ho capito che intendevi un margine minimo. Quello che voglio dire è che generalmente conviene comprare quando i margini sono bassi. Prendi per esempio lo S&P 500 nel 2009. Allora il margine si è quasi azzerato, per cui il P/S valeva 0.8 a fronte di un P/E a tre cifre. Oggi il P/S vale 2.4 con un P/E di 19, perchè il margine è decuplicato. Ma era nel 2009 che lo S&P 500 andava comprato, non oggi. Vale a dire, conviene comprare P/S bassi relativamente alle valutazioni storiche, i margini vanno e vengono. Per le azioni non è così facile come con l'indice, ma il principio di massima è questo.
 
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So pure so cold
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Ho capito che intendevi un margine minimo. Quello che voglio dire è che generalmente conviene comprare quando i margini sono bassi. Prendi per esempio lo S&P 500 nel 2009. Allora il margine si è quasi azzerato, per cui il P/S valeva 0.8 a fronte di un P/E a tre cifre. Oggi il P/S vale 2.4 con un P/E di 19, perchè il margine è decuplicato. Ma era nel 2009 che lo S&P 500 andava comprato, non oggi. Vale a dire, conviene comprare P/S bassi relativamente alle valutazioni storiche, i margini vanno e vengono. Per le azioni non è così facile come con l'indice, ma il principio di massima è questo.

Può darsi che stia sbagliando io ma il margine netto in % è la misura di quanta % di 1 usd venduto generi profitto e quindi mi diventa un indicatore chiave per valutare se un'azienda è in salute.
 

zakzakit

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Faccio un paio di esempi e poi chiudo perchè non voglio insistere fastidiosamente.
Facebook bilancio 2012 net margin 0.6% performance decennale annualizzata 17% (e poi Facebook bilancio 2017 net margin 39% performance quinquennale annualizzata 0%).
Amazon bilancio 2012 net margin 0% performance decennale annualizzata 26% (e poi 2017 net margin 1.7% performance 17%, 2019 net margin 4% performance 6%).
La correlazione inversa che sembra esserci tra margine e performance è data probabilmente dal fatto che la maggior parte degli investitori compra il PEG e lo proietta indefinitamente, quando il margine sale e il fatturato sale gli eps salgono a razzo, quando il margine scende (il margine corrente di Meta ex Facebook è molto elevato, 31%, ma è otto punti sotto quello di cinque anni fa) l'effetto è evidentemente opposto, l'utile sale meno del fatturato.
Quindi io cerco di comprare P/S storicamente bassi (di azioni che abbiano capacità di crescita di fatturato per azione), che ovviamente è più probabile trovare quando i margini sono più bassi.
Per chi volesse approfondire il valore del disprezzato rapporto prezzo/vendite posso suggerire "What works on Wall Street" di O'Shaughnessy (non ho ancora letto nulla di Ken Fisher, noto estimatore di P/S bassi).
 

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So pure so cold
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Faccio un paio di esempi e poi chiudo perchè non voglio insistere fastidiosamente.
Facebook bilancio 2012 net margin 0.6% performance decennale annualizzata 17% (e poi Facebook bilancio 2017 net margin 39% performance quinquennale annualizzata 0%).
Amazon bilancio 2012 net margin 0% performance decennale annualizzata 26% (e poi 2017 net margin 1.7% performance 17%, 2019 net margin 4% performance 6%).
La correlazione inversa che sembra esserci tra margine e performance è data probabilmente dal fatto che la maggior parte degli investitori compra il PEG e lo proietta indefinitamente, quando il margine sale e il fatturato sale gli eps salgono a razzo, quando il margine scende (il margine corrente di Meta ex Facebook è molto elevato, 31%, ma è otto punti sotto quello di cinque anni fa) l'effetto è evidentemente opposto, l'utile sale meno del fatturato.
Quindi io cerco di comprare P/S storicamente bassi (di azioni che abbiano capacità di crescita di fatturato per azione), che ovviamente è più probabile trovare quando i margini sono più bassi.
Per chi volesse approfondire il valore del disprezzato rapporto prezzo/vendite posso suggerire "What works on Wall Street" di O'Shaughnessy (non ho ancora letto nulla di Ken Fisher, noto estimatore di P/S bassi).

Capisco quello che dici ed a me fa molto piacere confrontarmi, interventi come i tuoi sono quelli che cerco. Mi sembra di aver capito che il tuo punto di vista punta decisamente sulle performances in termini di gain, la mia premessa invece era un difendersi in periodi ribassisti, cercare aziende che nel corso degli ultimi 10 anni non abbiano mai perso più del 15%. Mi sembra di capire che tu mi stai dando suggerimenti su come cercare le aziende che paghi 1 e vendi a 100 tra qualche anno, io invece partivo da un discorso legato al mercato ribassista per cercare aziende che valgono 100 e che possibilmente possano rimanere almeno a 100.
Queste sono le aziende che ho trovato e che distribuiscono dividendi, almeno 2:

1. Texas Instrument = sarebbe squalificata al momento perchè sotto del 22% nel 2022 ma non essendo ancora finito l'anno... *
W.P Carey = una REIT, non rientrebbe causa 0,83% del 2015, ma la metto dentro
Merck & Co.
Lamar Advertising Company = vedi Texas *
Cisco = *
Abbvie
Amgen
Johnson & Johnson
Atmos Energy Corporation
Sanofi
Verizon
Medtronic
Duke Energy
Bristol-Myers Squibb = vedi W.P Carey
Amdocs Limited
Comcast = *
Home Depot = *

Appena ho modo farò un'analisi per vedere quanto sono rimaste stabili, calate o cresciute partendo anche io dal 2012.


Una volta confermato che il tuo modo di fare stock picking è offensivo mentre il mio è difensivo mi piacerebbe sapere quale è la tua scaletta dei fondamentali per puntare su una determinata azione; il P/S sicuramente. Grazie ;)

PS: non l'ho mai scritto ma sono un cassettista
 

ScientiaPotentiaEst

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Mi sfugge un po' la ratio del tuo approccio.

Dal momento in cui non puoi comporre portafogli long-short e quindi garantirti la sostanziale neutralità al mercato, dovresti essere coerente con le tue aspettative (e se sia giusto provare a fare market timing è ancora un altro discorso). Se ti aspetti una fase di mercato ribassista, non sarebbe meglio sottopesare/non detenere/shortare l'equity?

Acquistando pochi titoli, anche se con caratteristiche "difensive", ti staresti comunque esponendo a un notevole rischio specifico e il rischio complessivo di portafoglio sarebbe ben maggiore di un indice ben diversificato. Se invece decidessi di acquistare tanti titoli ''difensivi'' (diciamo una ventina), coerentemente con la metodologia che hai esposto, avresti un portafoglio molto correlato ad ETF ''Low-vol'' o ''Low-beta'', che a questo punto ti converrebbe, visto che risparmieresti un sacco di commissioni.
 

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So pure so cold
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Mi sfugge un po' la ratio del tuo approccio.

Dal momento in cui non puoi comporre portafogli long-short e quindi garantirti la sostanziale neutralità al mercato, dovresti essere coerente con le tue aspettative (e se sia giusto provare a fare market timing è ancora un altro discorso). Se ti aspetti una fase di mercato ribassista, non sarebbe meglio sottopesare/non detenere/shortare l'equity?

Acquistando pochi titoli, anche se con caratteristiche "difensive", ti staresti comunque esponendo a un notevole rischio specifico e il rischio complessivo di portafoglio sarebbe ben maggiore di un indice ben diversificato. Se invece decidessi di acquistare tanti titoli ''difensivi'' (diciamo una ventina), coerentemente con la metodologia che hai esposto, avresti un portafoglio molto correlato ad ETF ''Low-vol'' o ''Low-beta'', che a questo punto ti converrebbe, visto che risparmieresti un sacco di commissioni.

Grazie anche a te, ritengo il tuo nickname validissimo, infatti sono qui :)
Il mio approccio è molto aggressivo ho varie ipo e tra le big solo paypal ed amazon. Durante questa fase non propriamente bull, sempre seguendo la linea del tuo nickname, mi sono messo a cercare di capire meglio l'andamento di varie aziende, partendo da un approccio difensivo. Da qui è partito tutto, ma mi sono accorto che probabilmente avrei ottenuto non sono un'ottima tenuta del portafoglio avendo in ptf le aziende di cui sopra ma anche una discreta resa in fase bull amplificata dai dividendi. E' una operazione che avrei sicuramente dovuto fare prima ma va bene così, il grosso è investito in ETF, nelle singole azioni non metto mai più di tot euro e quindi non piango se perdono e non divento milionario se salgono ma è un mondo affascinante, molto più "adrenalinico" di qualsiasi ETF e cerco di capire quale priorità dare ai criteri di selezione. Non voglio investire in 17 aziende, vorrei scremarle e magari tra 5 anni cambiare anche la mia visione incentrata sugli ETF a favore di uno stock picking trovando un buon compromesso resa/perdita eliminando il più possibile il market timing
 

zakzakit

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Capisco quello che dici ed a me fa molto piacere confrontarmi, interventi come i tuoi sono quelli che cerco. Mi sembra di aver capito che il tuo punto di vista punta decisamente sulle performances in termini di gain, la mia premessa invece era un difendersi in periodi ribassisti, cercare aziende che nel corso degli ultimi 10 anni non abbiano mai perso più del 15%. Mi sembra di capire che tu mi stai dando suggerimenti su come cercare le aziende che paghi 1 e vendi a 100 tra qualche anno, io invece partivo da un discorso legato al mercato ribassista per cercare aziende che valgono 100 e che possibilmente possano rimanere almeno a 100.
Queste sono le aziende che ho trovato e che distribuiscono dividendi, almeno 2:

1. Texas Instrument = sarebbe squalificata al momento perchè sotto del 22% nel 2022 ma non essendo ancora finito l'anno... *
W.P Carey = una REIT, non rientrebbe causa 0,83% del 2015, ma la metto dentro
Merck & Co.
Lamar Advertising Company = vedi Texas *
Cisco = *
Abbvie
Amgen
Johnson & Johnson
Atmos Energy Corporation
Sanofi
Verizon
Medtronic
Duke Energy
Bristol-Myers Squibb = vedi W.P Carey
Amdocs Limited
Comcast = *
Home Depot = *

Appena ho modo farò un'analisi per vedere quanto sono rimaste stabili, calate o cresciute partendo anche io dal 2012.


Una volta confermato che il tuo modo di fare stock picking è offensivo mentre il mio è difensivo mi piacerebbe sapere quale è la tua scaletta dei fondamentali per puntare su una determinata azione; il P/S sicuramente. Grazie ;)

PS: non l'ho mai scritto ma sono un cassettista

Non ho scalette, per il motivo che queste cose funzionano a livello statistico ma non a livello individuale. Se prendo ogni anno il quintile dello S&P 500 con il maggior yield, oppure quello con il minor P/E, o il minor P/B, o il minor P/S eccetera eccetera, tendo a sovraperformare l'indice (al lordo dei costi di transazione e della tassazione anticipata generata dal ribilanciamento). Ma questo non significa che prendendo un'azione a caso nel quintile sovraperformerò. I migliori performer singoli possono benissimo trovarsi nel quintile peggiore.
Nel momento in cui fissassi un drawdown massimo del 15% (o di qualsiasi altro valore arbitrario), se poi la mia società in futuro supera questo limite la vendo? Potrei vendere nel momento peggiore, Amazon fece -20% nel 2014 e +120% l'anno dopo. Se compro per motivi fondamentali non dovrei vendere per motivi di prezzo.
Se cerchi consigli su strategie vincenti, tieni presente che qui sul forum siamo tutti dilettanti. In rete si trovano libri, lettere, interviste, articoli di e articoli su Graham, Buffett, Munger, Fisher, Lynch, Pabrai (e altri, ma questi bastano e avanzano) su cui puoi farti un'idea di che cosa comprare, quando comprare (raramente), quando vendere (raramente) e quando tenere (il più delle volte, se hai comprato correttamente).
Io mi ritengo un investitore conservativo, la permanenza dei titoli nel mio portafoglio è pluriennale, tutti i miei titoli generano cassa e hanno una dinamica di fatturato in crescita. Faccio una sorta di bilancio consolidato delle mie partecipazioni e controllo se salgono fatturato e redditività. Se salgono da sè non ho bisogno nè di comprare nè di vendere.
A trovare aziende che facciano 1 a 100 non ci provo, non sono capace e non ne ho bisogno. Le mie società sono per la maggior parte troppo capitalizzate e troppo visibili.
 

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So pure so cold
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Non ho scalette, per il motivo che queste cose funzionano a livello statistico ma non a livello individuale. Se prendo ogni anno il quintile dello S&P 500 con il maggior yield, oppure quello con il minor P/E, o il minor P/B, o il minor P/S eccetera eccetera, tendo a sovraperformare l'indice (al lordo dei costi di transazione e della tassazione anticipata generata dal ribilanciamento). Ma questo non significa che prendendo un'azione a caso nel quintile sovraperformerò. I migliori performer singoli possono benissimo trovarsi nel quintile peggiore.
Nel momento in cui fissassi un drawdown massimo del 15% (o di qualsiasi altro valore arbitrario), se poi la mia società in futuro supera questo limite la vendo? Potrei vendere nel momento peggiore, Amazon fece -20% nel 2014 e +120% l'anno dopo. Se compro per motivi fondamentali non dovrei vendere per motivi di prezzo.
Se cerchi consigli su strategie vincenti, tieni presente che qui sul forum siamo tutti dilettanti. In rete si trovano libri, lettere, interviste, articoli di e articoli su Graham, Buffett, Munger, Fisher, Lynch, Pabrai (e altri, ma questi bastano e avanzano) su cui puoi farti un'idea di che cosa comprare, quando comprare (raramente), quando vendere (raramente) e quando tenere (il più delle volte, se hai comprato correttamente).
Io mi ritengo un investitore conservativo, la permanenza dei titoli nel mio portafoglio è pluriennale, tutti i miei titoli generano cassa e hanno una dinamica di fatturato in crescita. Faccio una sorta di bilancio consolidato delle mie partecipazioni e controllo se salgono fatturato e redditività. Se salgono da sè non ho bisogno nè di comprare nè di vendere.
A trovare aziende che facciano 1 a 100 non ci provo, non sono capace e non ne ho bisogno. Le mie società sono per la maggior parte troppo capitalizzate e troppo visibili.

In realtà cerco un confronto, partendo dal presupposto che siamo tutti sul pezzo e che temo nessuno abbia trovato la quadratura del cerchio, però personalmente mi fa piacere se qualcuno mi dice "guarda così sbagli, ti consiglio questo" oppure se qualcuno la pensa come me è sempre carino scambiarsi punti di vista. Valuto sempre le posizioni altrui poi decido autonomamente. Non sono uno scalper e non lo voglio diventare, ogni spunto per me è una frase di un libro, ma ripeto, non cerco nomi e numeri ma spunti di riflessione. Ad esempio, il tuo discorso sul net margin non lo reputo affatto errato, partendo dal tuo punto di vista, mi sono messo a confrontare quelle aziende con altre.
 

Ivan787

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Aggiungo una cosa per me fondamentale. La chiave di un investimento redditizio è a mio avviso l'aspetto qualitativo dell'azienda. Ovvero quello che NON si misura con i numeri.
Se fosse solo questione di numeri sicuramente qualcuno (o in tanti) avrebbero già trovato la formulina magica. Son numeri quindi basta applicarsi.....

Invece no. Perché lo stock picking e' per me 50% analisi qualitativa, 25% valutazione eseguita in modo sensato e 25% fortuna.
 

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So pure so cold
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Aggiungo una cosa per me fondamentale. La chiave di un investimento redditizio è a mio avviso l'aspetto qualitativo dell'azienda. Ovvero quello che NON si misura con i numeri.
Se fosse solo questione di numeri sicuramente qualcuno (o in tanti) avrebbero già trovato la formulina magica. Son numeri quindi basta applicarsi.....

Invece no. Perché lo stock picking e' per me 50% analisi qualitativa, 25% valutazione eseguita in modo sensato e 25% fortuna.

L'analisti qualitativa su che cosa la fai? Cioè, per dire che una azienda soddisfa il tuo aspetto qualitativo, cosa deve avere?
 

Ivan787

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L'analisti qualitativa su che cosa la fai? Cioè, per dire che una azienda soddisfa il tuo aspetto qualitativo, cosa deve avere?

Ciao,
per me ci sono due ambiti nell'analisi qualitativa di una azienda.

1. Analisi del settore industriale in cui opera.
Qui per me è fondamentale che il settore in cui l'azienda opera sia in espansione. Ti faccio un esempio: Microsoft fa circa il 40% del suo fatturato dal cloud, e al momento ha il 20% del mercato. Il management prevede di spingere sempre di più su questo business rispetto alla vendita di software o dispositivi. Come si prevede si comporti il settore del cloud nei prossimi anni? Guardando diverse analisi del settore ho visto che una stima (media) porta ad una dimensione di circa 900 miliardi di dollari nel 2028.
Supponiamo che Microsoft mantenga le quote attuali del 20% del mercato.
Nel 2028 farebbe 180 miliardi di fatturato solo dal cloud. Poi c'è Windows, Office, Linkedin, Xbox, Activision, Surface, ecc....Guarda quanto fa oggi di fatturato TOTALE Microsoft e trai le tue conclusioni.

Altro esempio: settore del tabacco. Philip Morris è una azienda con un nome altisonante, e il tabacco è uno dei settori in cui la "fidelity" del consumatore è più marcata. Ma il settore del tabacco ragionevolmente sarà in contrazione nei prossimi anni quindi io non possiedo nessuna azienda di sigarette.


2. Analisi della singola azienda.
Vari aspetti:
- Pricing Power: l'azienda può permettersi di aumentare il prezzo ogni anno dei suoi prodotti senza perdere clienti? Esempio: se un nuovo modello di Ferrari o una borsa di Hermes o una lattina di Coca-Cola costano il 10% in più rispetto allo scorso anno la clientela smette di comprarli o li compra lo stesso? E se invece un pc Dell costa il 10% in più lo prendi lo stesso? O magari guardi se c'è un HP più conveniente?
- L'azienda deve avere vantaggio competitivo. Quale è la fonte di vantaggio competitivo rispetto alle altre aziende che fanno la stessa cosa?
- Il management è capace? Qui per significa essenzialmente Capital Allocation. Il management è abile nel decidere dove investire i soldi che il business genera? Fa acquisizioni strapagate, aumenta i dividendi senza senso, fa buyback riempiendosi di debito oppure investe per la crescita dell'azienda?
- Come è pagato il management? La percentuale di salario fisso quanto è rispetto ai bonus. Sempre esempio Microsoft. Il CEO di Microsoft ha il 70% del salario annuale dipendente dagli obiettivi che dovrà raggiungere. Il 21% sono stock option e solamente il 7% è stipendio cash fisso. I bonus sono collegati ad aumento del fatturato e del reddito operativo (non dell'EPS). Questo significa che sono ragionevolmente convinto che il CEO abbia tutto l'interesse economico a far crescere il fatturato ed il margine operativo nel medio/lungo periodo.
- Quali sono i rischi di questa azienda? Per rischi intendo se ha alti costi fissi che possono impattare in caso di calo delle vendite, se ha una percentuale importante di fatturato in paesi con rischi geopolitici (pensa ad una azienda con un importante fatturato in Russia in questo periodo), se è molto esposta alle fluttuazioni di cambio moneta, se deve costantemente investire tanto in R&D per stare sul mercato (R&D costa TANTI soldi senza avere certezza di arrivare a qualcosa di vendibile).
- Ultimo ma non meno importante (e quello più "numerico" di tutti). Il management è onesto? L'aumento del fatturato è "reale" oppure è frutto di politiche di accounting? Fanno spesso ricorso a operazioni straordinarie per gonfiare gli utili?

Ecco tutto questo per me viene PRIMA di guardare i numeri del bilancio. Anche perchè se l'azienda passa lo screening qualitativo sopra è MOLTO PROBABILE che abbia anche un buon bilancio fatto di margini alti, fatturato in crescita e pochi debiti.

Dopo arriva la valutazione, e qui si potrebbe aprire un altro grande capitolo.
 

nemo17

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Ciao,
per me ci sono due ambiti nell'analisi qualitativa di una azienda.

1. Analisi del settore industriale in cui opera.
Qui per me è fondamentale che il settore in cui l'azienda opera sia in espansione. Ti faccio un esempio: Microsoft fa circa il 40% del suo fatturato dal cloud, e al momento ha il 20% del mercato. Il management prevede di spingere sempre di più su questo business rispetto alla vendita di software o dispositivi. Come si prevede si comporti il settore del cloud nei prossimi anni? Guardando diverse analisi del settore ho visto che una stima (media) porta ad una dimensione di circa 900 miliardi di dollari nel 2028.
Supponiamo che Microsoft mantenga le quote attuali del 20% del mercato.
Nel 2028 farebbe 180 miliardi di fatturato solo dal cloud. Poi c'è Windows, Office, Linkedin, Xbox, Activision, Surface, ecc....Guarda quanto fa oggi di fatturato TOTALE Microsoft e trai le tue conclusioni.

Altro esempio: settore del tabacco. Philip Morris è una azienda con un nome altisonante, e il tabacco è uno dei settori in cui la "fidelity" del consumatore è più marcata. Ma il settore del tabacco ragionevolmente sarà in contrazione nei prossimi anni quindi io non possiedo nessuna azienda di sigarette.


2. Analisi della singola azienda.
Vari aspetti:
- Pricing Power: l'azienda può permettersi di aumentare il prezzo ogni anno dei suoi prodotti senza perdere clienti? Esempio: se un nuovo modello di Ferrari o una borsa di Hermes o una lattina di Coca-Cola costano il 10% in più rispetto allo scorso anno la clientela smette di comprarli o li compra lo stesso? E se invece un pc Dell costa il 10% in più lo prendi lo stesso? O magari guardi se c'è un HP più conveniente?
- L'azienda deve avere vantaggio competitivo. Quale è la fonte di vantaggio competitivo rispetto alle altre aziende che fanno la stessa cosa?
- Il management è capace? Qui per significa essenzialmente Capital Allocation. Il management è abile nel decidere dove investire i soldi che il business genera? Fa acquisizioni strapagate, aumenta i dividendi senza senso, fa buyback riempiendosi di debito oppure investe per la crescita dell'azienda?
- Come è pagato il management? La percentuale di salario fisso quanto è rispetto ai bonus. Sempre esempio Microsoft. Il CEO di Microsoft ha il 70% del salario annuale dipendente dagli obiettivi che dovrà raggiungere. Il 21% sono stock option e solamente il 7% è stipendio cash fisso. I bonus sono collegati ad aumento del fatturato e del reddito operativo (non dell'EPS). Questo significa che sono ragionevolmente convinto che il CEO abbia tutto l'interesse economico a far crescere il fatturato ed il margine operativo nel medio/lungo periodo.
- Quali sono i rischi di questa azienda? Per rischi intendo se ha alti costi fissi che possono impattare in caso di calo delle vendite, se ha una percentuale importante di fatturato in paesi con rischi geopolitici (pensa ad una azienda con un importante fatturato in Russia in questo periodo), se è molto esposta alle fluttuazioni di cambio moneta, se deve costantemente investire tanto in R&D per stare sul mercato (R&D costa TANTI soldi senza avere certezza di arrivare a qualcosa di vendibile).
- Ultimo ma non meno importante (e quello più "numerico" di tutti). Il management è onesto? L'aumento del fatturato è "reale" oppure è frutto di politiche di accounting? Fanno spesso ricorso a operazioni straordinarie per gonfiare gli utili?

Ecco tutto questo per me viene PRIMA di guardare i numeri del bilancio. Anche perchè se l'azienda passa lo screening qualitativo sopra è MOLTO PROBABILE che abbia anche un buon bilancio fatto di margini alti, fatturato in crescita e pochi debiti.

Dopo arriva la valutazione, e qui si potrebbe aprire un altro grande capitolo.

Questo intervento è molto molto interessante.
Sono gli stessi ragionamenti che faccio io insieme ad altri più personalizzati.
Prima di dedicarsi ai numeri bisognerebbe appunto prendere un foglio bianco e stilare qualche riflessione.
PS: il settore del tabacco sembrava morto ( nonostante enormi cash flow prodotti lo stesso ) ma poi questi nuovi dispositivi hanno immesso nuova linfa e prospettive decisamente più interessanti.
 

Ivan787

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Ciao Nemo,
grazie del feedback che apprezzo molto.

I ragionamenti sono frutto di rotture di corna (vedasi soldi persi) guardando i bilanci senza fare valutazioni qualitative. Dopo un po' si impara.
Sarebbe interessante creare un thread di confronto periodico, un po' sul modello del dividend growth che hai aperto. Focalizzato magari su un "quality" investing, ammesso che ci sia differenza.

Il settore del tabacco ha una grossa particolarità: richiede pochi investimenti per condurre il business, acquisizioni a parte. Quindi permette di generare molto cash flow.
 

Ivan787

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A proposito di settori e aziende di qualità L’impero degli occhiali - Sam Knight - Internazionale

L'avreste mai detto che un difetto fisico è diventato un oggetto cult capace di generare guadagni del 700% in mano a poche aziende al mondo?
Avreste mai detto che una azienda come essilor ha più "clienti" che facebook utenti?