fondi pensione (mezzo disastro)

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FaGal

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28 maggio 2003
Fondi pensione, rendimenti in caduta
Welfare - Rapporto Covip: calano le gestioni negoziali (-3,9%) e quelle aperte (-13,1%),
rallenta la crescita delle adesioni
MARCO ROGARI



ROMA - Tutti i rendimenti medi lordi con il segno negativo e una crescita delle nuove adesioni più che dimezzata rispetto al 2001. Per i fondi pensione il 2002 non solo non è stato l'anno del boom, ma addirittura ha fatto registrare una brusca frenata, anche per effetto del poco brillante andamento dei mercati finanziari. Comunque, nell'illustrare l'annuale relazione sull'andamento nel 2002 della previdenza integrativa, il presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), Lucio Francario, l'ha definito «un anno di consolidamento, in attesa che si concretizzino le premesse per un più decisivo sviluppo». E ha aggiunto: è «inopportuno» prevedere uno smobilizzo obbligatorio del Tfr in favore della previdenza integrativa. Dichirazioni che hanno provocato la dura reazione del ministro Roberto Maroni: «Sono sorpreso da questa uscita estemporanea», sul Tfr «decide il Governo, non la Covip». Quanto al rapporto, i dati parlano da soli: nel 2002 i rendimenti generali lordi dei fondi pensione "chiusi" e "aperti" sono stati, rispettivamente, pari a -3,9 e -13,1 per cento. Valori che calcolati sull'ultimo biennio si attestano a quota -4,7 e -18 per cento. Allo stesso tempo, la crescita dei nuovi iscritti non ha superato il 6,8% contro il +15,56% registrato l'anno precedente. Ma la Covip fa notare che, nonostante le difficoltà derivate dalla cattiva congiuntura dei mercati finanziari, al 31 dicembre 2002 l'attivo è stato di 4,5 miliardi di euro, con un incremento delle risorse per prestazioni che supera il 40 per cento. Non solo: nel rapporto si sottolinea anche il discreto successo registrato dalle polizze assicurative sulla vita con contenuto previdenziale e, nel complesso, dei piani previdenziali complementari. Rallentano le adesioni. A fine 2002 i nuovi iscritti ai fondi post riforma erano 1.358.786. A confermare che la previdenza integrativa marcia a passo di lumaca è il dato relativo ai lavoratori dipendenti: su 7.010.225 potenziali iscritti solo il 15,4% (972.476) ha aderito a un fondo pensione di nuova istituzione. Complessivamente, l'intero settore, calcolando anche i fondi "preesistenti" al '96, si è attestato a 2.039.577 iscritti e le risorse a 33,926 miliardi. Nel 2002 i fondi di nuova istituzione (post riforma Dini) hanno raggiunto quota 139 (143 nel 2001), di cui 44 di tipo negoziale e 95 di tipo aperto. Le risorse disponibili ammontavano a 4,5 miliardi. I fondi pensione "preesistenti", invece, disponevano di 29,432 miliardi. Più "polizze". I fondi "chiusi" hanno superato il milione di iscritti (+3,7% su base annua). Sui fondi "aperti", invece, il rapporto della Covip afferma che nel 2002 si è registrata una «stasi» e un «avvio del consolidamento», anche se la quota autorizzata è scesa da 102 del 2001 a 95 nel 2002. In crescita le polizze assicurative (390mila a partire dal 2001, anno di avvio dell'operatività). Le riserve tecniche destinate alle prestazioni hanno toccato i 617 milioni, pari a circa la metà del patrimonio dei fondi aperti, a fronte dei premi incassati complessivamente pari a 947 milioni. E considerando i piani individuali previdenziali, gli aderenti ai piani previdenziali complementari hanno raggiunto 2,4 milioni di unità, pari a circa l'11% degli occupati. «Il settore dei fondi pensione, pur in un contesto difficile per lo sfavorevole andamento dei mercati finanziari, registra una progressiva maturazione e conferma una solidità di fondo», ha detto Francario. Che ha ribadito il «no» alla trasformazione della Covip da Authority in Agenzia. Per il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, occorre «perfezionare il settore della previdenza integrativa» facendo leva sulla delega all'esame del Senato: i successi di Olanda e Svezia sono ancora lontani, ma l'Italia è partita da poco «e un tasso di adesione del 10% è un buon risultato». Il "nodo" Tfr. Francario ha invitato a incentivare fiscalmente le adesioni alle forme collettive rispetto a quelle individuali ed è intervenuto sulla questione del Tfr: «Prevedere l'obbligo di adesione ai fondi pensione e la ridislocazione obbligatoria del Tfr alla previdenza complementare appare inopportuno e problematico anche sotto il profilo giuridico». E anche il direttore generale dell'Ania, Giampaolo Galli, che considera indispensabile la riforma della pensioni, è favorevole a un meccanismo volontario: «Credo anch'io che sia più opportuno passare alla volontarietà e al silenzio-assenso». Ma le dichiarazioni di Francario non sono piaciute a Maroni: sul Tfr decide «il Governo, non la Covip. Francamente non capisco il significato di queste dichiarazioni». Maroni ha anche criticato il «no» all'eventuale declassamento della Covip da Authority ad agenzia: «Mi sembra inopportuno e poco elegante che la Covip entri nel merito di una riforma delle authority». Delega «congelata». Brambilla ha detto che proprio l'uso del Tfr insieme alla decontribuzione è uno dei temi che saranno discussi nel corso del vertice tra Berlusconi, Tremonti e Maroni che si dovrebbe svolgere «attorno all'8 giugno». Due punti «sui quali si può ragionare», ha aggiunto Brambilla non escludendo la possibilità di una attenta valutazione sulla proposta di fiscalizzazione degli oneri impropri lanciata dai sindacati. Brambilla ha poi auspicato che le parti sociali possano trovare un accordo sul contributivo per tutti i lavoratori. Maroni, da parte sua, ha ribadito che finché non ci sarà l'incontro con Berlusconi e Tremonti la delega previdenziale, «sarà in freezer», ovvero congelata
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