Fondi Total/Absolute Return: smascherati !!!

sakamotodj ha scritto:
Grazie, ma questi fondi sono scarsini come performance non credi

Tu hai chiesto obbligazionari dollari e questa è la performance degli obbligazionari dollari (coperti in valuta) nell'ultimo periodo di rialzo dei tassi. (Aumentando i tassi diminuiscono i nominali)

Puoi sempre provare con alcuni total return obbligazionari ma non è che in questa fase di rialzo dei tassi abbiano fatto molto meglio.
 
raga ha scritto:
x kairos ti accontento e lo inserisco,nn l'ho fatto prima semplicemente perchè nn lo colloca nessuno e uno deve andare direttamente presso la sede(almeno così mi hanno detto)

In realtà si può operare per fax, e si può anche ottenere l'azzeramento delle commissioni
 
come si sono ulteriormente comportati in questi giorni
 
I big Le strategie di Banca Intesa, Unicredit, SanPaolo-Imi e Capitalia Il primo obiettivo? La tranquillità Il cliente oggi chiede una cosa sola: non rischiare Esplode l’offerta di fondi a ritorno assoluto e trust
P arola d’ordine: proteggere investimenti e patrimonio. Ora più che mai. Lo dicono i big del credito: Unicredit, Banca Intesa, SanPaolo-Imi e Capitalia. Che nel private banking stanno puntando, in quest’anno di congiuntura ancora difficile, e in queste settimane di correzione delle Borse, soprattutto su due offerte: i fondi a ritorno assoluto e i trust, le società-schermo per la gestione del patrimonio. In genere, a tutela degli eredi. Ma anche per incertezze fiscali. Sono entrambi segnali di scarsa fiducia: i super ricchi cercano tranquillità. «Oggi il cliente pone al gestore un tetto di rischio, più che un obiettivo di rendimento - dice Paolo Molesini, amministratore delegato di Intesa Private Banking, che opera ad architettura aperta con oltre 20 società nelle gestioni e oltre 10 in collocamento -. C’è molta attenzione ai prodotti a rendimento assoluto, hedge fund inclusi. E al fisco. Vediamo molta cautela negli investimenti, sia finanziari sia immobiliari. e abbiamo investito molto sul controllo del rischio. Ogni banker fa l’analisi del Var, l’indice di rischio, su ogni aspetto del portafoglio del cliente».
«I fondi total return sono sempre più richiesti - conferma Beppe Di Sisto, vicedirettore generale di Unicredit Private Banking -. Puntiamo sul controllo del rischio con l’Investment program, una tecnologia che valuta quanto si scosta dai rendimenti attesi e dal grado di rischio ogni parte del portafoglio del cliente. Inoltre abbiamo costituito una trust company a Londra, un mese fa: servizio molto richiesto».
«C’è un’evoluzione dalla gestione patrimoniale classica a quella a ritorno assoluto - dice Luigi Fuzio, responsabile Retail & Capital Capitalia - e molta attenzione verso investimenti alternativi, come i fondi di fondi hedge».
Anche perché, visti i chiari di luna borsistici, sull’azionario va pochissimo: meglio il cash o i bond. «Da noi gli investimenti sono sull’equity solo per il 19%, il resto sono liquidità e obbligazioni», dice Carlo Angelo Pittatore, che gestisce il 70% degli asset private del gruppo. E dà il senso del periodo d’incertezza con le scelte dei clienti imprenditori: «Il 12% dei nostri asset sono sotto copertura fiduciaria, era il 7% tre anni fa - spiega -. Aumentano le situazioni di instabilità familiare, c’è la necessità di tutelare capitale ed eredi. Avranno un peso importante i patti di famiglia».
I quattro istituti mantengono modelli diversi. Unicredit la sua banca separata, Upb: 64 miliardi di massa gestita al marzo scorso, con 4 miliardi di raccolta netta e 40 mila famiglie clienti. Il gruppo Intesa, dal modello integrato, la sua Intesa Private Banking, con propri dipendenti (da questo mese, prima erano distaccati da Banca Intesa), ma che fa capo alla Direzione rete di gruppo: 35 miliardi di patrimonio gestito, 4,5 di raccolta netta e 18 mila famiglie clienti. Mentre il SanPaolo-Imi (47 miliardi di massa gestita nel 2005, con 40 mila clienti singoli) e Capitalia (13 miliardi di patrimonio gestito, 6.500 famiglie clienti) continuano a seguire il modello classico dei «punti private» nelle filiali. Il Sanpaolo-Imi ha 136 punti operativi in una «struttura specialistica nella direzione Retail & private». Capitalia ha un’impostazione federale: «Ogni banca ha il proprio marchio - spiega Fuzio -. Un modello organizzativo snello con pochi livelli gerarchici in rete. Il private banker ha una buona autonomia».
C’è chi ha la soglia minima d’accesso bassa (Unicredit, 500 mila euro), chi media (Capitalia, 750 mila euro) e chi alta (Intesa e SanPaolo-Imi, 1 milione di euro). Chi ha più banker (Unicredit: 600) e chi meno (Capitalia: 150). Ma una cosa sembra contare per tutti: la relazione col cliente. Da tenere stretto con gestione del rischio, capacità di relazione e competenza. «Per quest’anno prevediamo 2.800 giornate di formazione su temi non solo tecnico-finanziari, ma anche di carattere relazionale e culturale», dice Silva Lepore, responsabile Funzione private del Sanpaolo-Imi. E c’è chi usa strumenti originali.
Prendiamo Intesa Private Banking, che in formazione ha investito 3.450 giornate uomo in due anni. Per aiutare i suoi 620 dipendenti a essere meno formali e, dice Molesini, «costruire una rete più flessibile, perché chiunque deve sentirsi autorizzato a chiamarmi se il cliente ha una necessità: ci diamo tutti del tu», ha avviato un corso di teatro. Si chiama «Laboratorio teatrale dell’anima», tutti a recitare in jeans, per sviluppare spontaneità. E questo mese si conclude il Laboratorio di epistemologia creativa. «Oggi bisogna imparare a comunicare, è questo il vero punto - dice Molesini -. Tra un prato e un palcoscenico ci sono solo 30 centimetri di differenza. Se le persone imparano a lavorare tutti i giorni come se fossero sul palcoscenico si traggono vantaggi straordinari. Soprattutto tra i banker, che sono gelosi delle loro competenze».
Funziona? Certo il private banking, inteso come consulenza globale, continua a tirare. E a far guadagnare le banche. È passato un anno e mezzo da quando è nata Intesa Private Banking. «Il processo di creazione della banca è finito il 31 settembre 2005 - dice Molesini -. Avevamo 27 miliardi di massa gestita, ora siamo a quasi 35; 3 miliardi di raccolta netta a dicembre, 4,5 oggi. Stimiamo di avere il 12-13% del mercato. Entro dicembre passeremo da 620 a 700 dipendenti e da 350 a 550 banker».
«Contiamo di chiudere l’anno con una crescita della raccolta netta del 20-25%», dice Fuzio di Capitalia. «Aumenta la domanda di consulenza, pensiamo che il mercato possa salire del 6-7% quest’anno», dice Di Sisto di Upb, che sul Private Banking ha appena fatto partire un Master con l’Università di Torino. «Le prospettive sono buone - conferma Lepore del Sanpaolo-Imi -, ma serve un’offerta ampia, sganciata dalle logiche di prodotto e sotto costante controllo qualitativo». Già, la sfida è questa. Tenersi il cliente. Senza spaventarlo. corriere
 
Mais78 ha scritto:
Scusate, è evidente che ho sbagliato fondo, pensavo si trattasse di Alpha Inv. Italia Flex (che mi sembra una bella ciofeca) invece di Alpha Inv. Flex che non conoscevo ma che mi sembra interessante

Invece da un anno a questa parte e soprattutto da inizio 2007 nonostante che la borsa italiana non brilli Alpha Investimenti Italy Flex Acc ha reso molto di più di Alpha Flex.
 
Nel 2007 Schroder ha lanciato un comparto Total Return che investe nei Paesi Emergenti, con l' obbiettivo di rendere il 15% all' anno nell' arco di 3 anni indipendentemente dall' andamento dei mercati. C' è sia denominato in Euro sia denominato in $.

Schroder ISF Global Emerging Market Opportunities
Obiettivo di investimento
Conseguire una crescita del capitale principalmente attraverso investimenti in titoli azionari e a reddito fisso di una gamma di paesi dei mercati emergenti di tutto il mondo, compresi a puro titolo esemplificativo, i componenti degli indici MSCI Emerging Markets Gross TR Index e JP Morgan EMBI Global Diversified Index.
Benchmark
Non previsto
Data di lancio
19 gennaio 2007

http://www.dollardex.com/sg/index.cfm?current=../contents/010703170931&contentID=3000

Esistevano già altri fondi Total/Absolute Return focalizzati sui paesi emergenti?
 
Schroder ISF Global Emerging Market Opportunities

Agoniah ha scritto:
Nel 2007 Schroder ha lanciato un comparto Total Return che investe nei Paesi Emergenti, con l' obbiettivo di rendere il 15% all' anno nell' arco di 3 anni indipendentemente dall' andamento dei mercati. C' è sia denominato in Euro sia denominato in $.

Schroder ISF Global Emerging Market Opportunities
Obiettivo di investimento
Conseguire una crescita del capitale principalmente attraverso investimenti in titoli azionari e a reddito fisso di una gamma di paesi dei mercati emergenti di tutto il mondo, compresi a puro titolo esemplificativo, i componenti degli indici MSCI Emerging Markets Gross TR Index e JP Morgan EMBI Global Diversified Index.
Benchmark
Non previsto
Data di lancio
19 gennaio 2007

http://www.dollardex.com/sg/index.cfm?current=../contents/010703170931&contentID=3000

Esistevano già altri fondi Total/Absolute Return focalizzati sui paesi emergenti?
In 3 mesi di mercati rialzisti questo flessibile ha reso lievemente meno dell' azionario paesi Emergenti Schroder ISF Emerging Markets A Acc (+15,1% contro +15,8%).
Secondo un responsabile di Schroder il mercato del risparmio gestito non offre altri prodotti simili.

http://www.fondionline.it/sito/main...&ch1=C08&p1=1&ch3=c14&ch4=C11&ch2=C03&p2=7301
 
Agoniah ha scritto:
Secondo un responsabile di Schroder il mercato del risparmio gestito non offre altri prodotti simili.

:mmmm:
 
cosa ne pensate di questi fondi/sicav considerando anche il 2008 e 2009? si potrebbe aprire una discussione sul loro comportamento nella fase di ribasso e nel parziale recupero...appena ho un pò di tempo posto qualche dato...
 
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