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6 marzo 2004
I fondi aperti? Dimenticati
Lucilla Incorvati


Il 2003 è stato un altro anno di attesa per la previdenza complementare: il mercato è cresciuto a ritmi lentissimi e la strada da percorrere sembra ancora molto lunga. È quanto emerge dall'analisi annuale realizzata da Iama Consulting sullo stato di salute della previdenza complementare in Italia. Hanno, infatti, sottoscritto una forma di previdenza complementare (Fondi pensione aperti, fondi negoziali e piani individuali di previdenza) meno di due milioni di persone su un potenziale superiore ai 18 milioni. La leva fiscale. Lo sconto fiscale resta ancora la leva più importante di proposizione dei prodotti pensionistici, siano essi fondi pensione o piani individuali. Infatti, anche per il 2003 l'ultimo trimestre si è rivelato essere il migliore dell'anno, facendo registrare oltre il 40% dei neoaderenti a tutti i prodotti. «Stimiamo che gli iscritti ai fondi pensione aperti abbiano raggiunto nel loro sesto anno di operatività la cifra di 366mila unità, pari a un incremento dell'8% rispetto alla fine del 2002 - spiegano dalla Iama -. Hanno fatto meglio i Piani individuali che, a tre anni dal loro avvio, sono stati sottoscritti da 540mila individui e sono cresciuti più del 40% rispetto al 2002». La ragione è quella di sempre: per il collocatore (in particolare agenti e promotori) la remunerazione sui fondi pensione è inferiore rispetto a quella percepita con la vendita di polizze previdenziali. La raccolta dei fondi. Sul fronte della raccolta si stima che i prodotti aperti abbiano superato i 465 milioni di euro con un incremento vicino al 4% rispetto all'anno precedente quando erano stati versati 450 milioni di euro. Passando al patrimonio, questo chiude l'anno sotto la soglia di 1,7 miliardi di euro: in crescita di quasi il 40% rispetto ai 12 mesi precedenti. Cresce del 10%, invece, la raccolta dei Piani individuali di previdenza, stimata intorno ai 650 milioni di euro, a fronte di un patrimonio che ha raggiunto il miliardo di euro. I rendimenti. A differenza dello scorso anno l'andamento dei mercati finanziari ha influito positivamente sui fondi pensione aperti al netto della raccolta, in un anno, il patrimonio è cresciuto di quasi il 2%; il rendimento medio dei fondi aperti, attestatosi al di sopra del 5,5%, ha battuto sia il Tfr (3,2%), sia i prodotti negoziali (5%). Gli iscritti. In termini di aderenti il 2003 ha perso terreno nei confronti del 2002. Quelli ai fondi pensione aperti nel 2003 non superano le 28mila unità, mentre nei dodici mesi precedenti i nuovi contratti emessi erano stati più di 50mila. Quindi, si registra un calo del 46 per cento. Anche i Pip hanno fatto peggio dell'anno precedente: i sottoscrittori delle polizze pensionistiche nel 2003 (stimati in meno di 150mila) sono in calo del 17% rispetto al 2002, quando le nuove polizze erano state poco meno di 180mila. La nuova produzione è stata di 320 milioni di euro, in diminuzione del 20 per cento. La distribuzione. Gli sportelli bancari si sono confermati i protagonisti indiscussi nel segmento dei fondi pensione aperti ma hanno perso quote di mercato. Infatti, rispetto ad altri competitor nel 2003 hanno fatto capo a questo canale il 70% dei neoiscritti a fronte dell'80% nel 2002. Va ricordato che in un anno in cui il numero complessivo di nuovi iscritti ha fatto registrare complessivamente una diminuzione del 50%, un po' tutti non sono riusciti a ripetere i numeri degli anni passati. Alcuni operatori hanno condotto vere e proprie pulizie di portafoglio risolvendo i contratti di quei clienti che avevano versato solo il primo contributo. Inoltre, diverse operazioni di fusione tra fondi pensione aperti intragruppo hanno ulteriormente generato rallentamenti, sottraendo risorse all'attività di vendita. Sul fronte dei piani individuali di previdenza le banche hanno mantenuto sostanzialmente stabile la quota di nuova produzione, pari al 23% del totale, ma in termini di volumi hanno prodotto il 16% in meno. I promotori finanziari. I promotori finanziari hanno continuato il loro distacco dal mercato dei fondi pensione aperti (3% dei neoiscritti) a favore dei piani individuali di previdenza; nelle polizze assicurative la diminuzione dell'8% della nuova produzione ha consentito comunque al canale di crescere di oltre quattro punti di quota di mercato superando il 40%. Gli agenti. Se, come tutti, hanno chiuso l'anno in ritirata sulla nuova previdenza complementare, sui fondi pensione gli agenti hanno aumentato, rispetto al 2002, la quota dei neoiscritti (passata dal 17% al 20%) a livello complessivo. Tuttavia, le sottoscrizioni si sono ridotte del 19% su base annua e la nuova produzione dei piani individuali è scesa del 32% (quota di mercato 36% contro 42%). A parte questo, gli agenti costituiscono il canale più attento: molte compagnie affermano la centralità del business previdenziale per il mantenimento della crescita di questa modalità distributiva. Il canale diretto. Questo canale, con il quale si propongono presso le aziende adesioni collettive a fondi aperti, è riuscito nel 2003 a conquistare una quota del 7%, aumentando gli iscritti del 20% in un anno. Tra le grandi compagnie ne dispongono, per esempio, Generali, Ras, Unipol, Intesa Vita e Arca. pagina a cura di

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/plus060304fon.html

marzo 2004
I più «generosi» sono i fondi di Sanpaolo




Hanno fino ad oggi realizzato devoluzioni per 3,380 milioni di euro. Questo è il bilancio dei fondi comuni italiani "caritatevoli", per mutuare il termine anglosassone charity fund, che si rivelano ben più avari degli altri benefattori internazionali, a conferma che le operazioni di "marketing etico" non hanno attecchito tra i risparmiatori italiani. Forse le cose cambieranno se la proposta di legge per sostenere fiscalmente il no profit (promossa dalla campagna "+dai-versi") - che ha ottenuto il parere favorevole della Commissione della Camera proprio nei giorni scorsi - diventerà legge, consentendo così una deducibilità per le donazioni fino a una quota del 20% dell'imponibile. La più generosa, come emerge dalla tabella in pagina, è stata finora l'iniziativa del gruppo Sanpaolo-Imi , che ha dato in beneficenza 1,054 milioni di euro, con una media di donazioni annue, calcolata da «Plus» tenendo conto del tempo trascorso dall'inizio dell'iniziativa, di 162.153 €. Il sistema Etico di Sanpaolo opera attraverso quattro fondi etici per un patrimonio complessivo di 865,5 mln €. Segue, per versamenti effettuati, Azimut con proventi versati alle nove associazioni che partecipano all'iniziativa pari a 596.653 €. Da notare che Azimut Solidity è l'unico fondo caritatevole che viene gestito con criteri tradizionali e non etici. Ma chi ha fatto beneficenza? Le Sgr oppure i sottoscrittori dei fondi? Non si può dare una risposta univoca anche perchè i questionari inviati da «Plus» alle Sgr non sempre hanno avuto risposte esaustive su questo punto. Le iniziative prevedono delle modalità diverse di funzionamento. Il capolista nelle erogazioni, ossia il Sistema etico di Sanpaolo, prevede quattro meccanismi. La Sgr si impegna a finanziare progetti di carattere umanitario, tramite la devoluzione di una percentuale pari allo 0,01% del patrimonio dei fondi del sistema etico ogni anno, integrabile con versamenti discrezionali. I sottoscrittori di San Paolo obbligazionario Etico hanno poi la possibilità di devolvere parte della cedola erogata dal fondo ad una delle 17 organizzazioni previste. Infine i sottoscrittori dell'ultimo fondo nato, Sanpaolo etico Venezia Serenissima, pagano obbligatoriamente all'ingresso una liberalità di almeno 250 euro a favore della Fondazione di CariVenezia devoluta alla salvaguardia della città lagunare. Sanpaolo, tuttavia, non fornisce i dati che evidenziano le devoluzioni a carico della Sgr e quelle a carico dei risparmiatori, ma un dato complessivo. Molto più chiaro, invece, è stato l'atteggiamento di Azimut, che ha comunicato anche quanto devoluto dalla società (il 89% del totale) e quanto dai risparmiatori (il restante 11 per cento). Nel caso di Ras, invece, nel 2003 le devoluzioni dei clienti sono state pari a 19.831 euro mentre la Sgr ha versato solo 1.695 euro. Sono tutti a carico del fondo, e quindi dei sottoscrittori, invece i proventi destinati dai fondi Gestielle (123.627 € in totale) che prevedono infatti un onore aggiuntivo (dallo 0,3% allo 0,15% a seconda del fondo) calcolato sul patrimonio dello stesso. È invece tutta a carico della Sgr la devoluzione di Ducato Civita che destina il 50% delle fee di gestione (e eventuali di incentivo) all'associazione Ducato Civita. Funziona in maniera simile anche il fondo di Bnl : l'intera somma devoluta, pari allo 0,6% del patrimonio (in totale dalla partenza 315mila euro), è versata dalla Sgr che rinuncia alla metà delle commissioni di gestione. Anche Bipielle Fondicri ha cambiato il regolamento del suo fondo etico, che in precedenza prevedeva l'obbligo, oggi facoltà, di versare 250€ alla sottoscrizione all'associazione Roma Caput Mundi. Ora lo 0,05% del patrimonio devoluto annualmente viene detratto dalle commissioni di gestione della Sgr.>

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/plus060304fon1.html
 
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