Furto generazionale: I "miracoli" del "modello europeo"

PeterPanBoy ha scritto:
Poi:

2) Si prospettano tempi di magra per i giovani,
ma non riesco a capire perche' adirittura un 50%
dell' ultimo stipendio?
Consideriamo tutto su contributivo(quello che ho versato piglio)
Stipendio medio 20000€ annui lordi si prende il 30 % circa
e abbiamo 7000€ moltipicati per 40 anni fanno 280000€
di questo abbiamo il 5% se uno va 60 anni e il 6% dopo i
65 anni.
quindi inizi a 20 anni vai in pensione a 60 con il 5%
e ti ritrovi pertanto con 14000€ annui ovvero 1160€
al mese ,praticamente la tua paga,poi non so se su questi
si pagano tasse se si togliamo un altro 26% e arriviamo
attorno a 900€ mensili certo pochino ma non e' il 50%
paventato,POI se abassano ulteriormente le quote allora
son dolori,insisto meglio che ognuno possa gestire
i soldi pensionisti da se' ma non tutti sono in grado
mah ciao :rolleyes:

Il nostro sistema e' denominato "contributivo" perche' tu prenderai proporzionalmente ai contributi. Solo che non ti dicono che la costante di proporzionalita' e' minore di uno per tappare il buco precedente.
Detto in altri termini che ha un monte di 300k prendera' il doppio di chi ha un monte di 150k ma incassera' comunque meno di quello che dovrebbero garantire quei 300k. :yes:
 
Economia
31 ago 15:24
Pensioni: Padoa-Schioppa, "Sistema in situazione di rischio"
ROMA - "Il sistema pensionistico e' finanziariamente una responsabilita' dei conti pubblici, ma e' in una situazione a rischio". Lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa nella conferenza stampa che e' seguita alla riunione del Consiglio dei ministri. "Per quello che concerne il patto tra generazioni, questo e' gravemente a rischio perche' avremo un numero sempre maggiore di giovani che lavorano per sostenere i vecchi, le cui pensioni rischiano di essere un peso insostenibile per il sistema", ha detto il ministro. (Agr)

Mezz'ora dopo l'ho sentito io ha fatto dietro front ed ha detto che e' uno dei migliori d'Europa, ormai quasi sostenibile. E te credo, ha disintegrato le pensioni degli attuali 20-30 enni che pagheranno 1/3 dello stipendio per 50 anni per non avere uan sega .... :wall::wall::wall:.
E comunque continuo a dire, pure cosi', il sistema e' a rischio. Siamo gia' al 15.4% del pil (fonte Draghi che forse gli e' scappato) e la gobba dei baby boomers deve ancora arrivare. Niente di strano che l'economia a quel punto si fermi (se metti i soldi in pensioni li devi togliere da qualche altra parte per esempio investimenti o alzare le tasse) e si crei il circolo vizioso che ci porterebbe al crack. :yes:
 
Sir Wildman ha scritto:
Economia
31 ago 15:24
Pensioni: Padoa-Schioppa, "Sistema in situazione di rischio"
ROMA - "Il sistema pensionistico e' finanziariamente una responsabilita' dei conti pubblici, ma e' in una situazione a rischio". Lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa nella conferenza stampa che e' seguita alla riunione del Consiglio dei ministri. "Per quello che concerne il patto tra generazioni, questo e' gravemente a rischio perche' avremo un numero sempre maggiore di giovani che lavorano per sostenere i vecchi, le cui pensioni rischiano di essere un peso insostenibile per il sistema", ha detto il ministro. (Agr)

Mezz'ora dopo l'ho sentito io ha fatto dietro front ed ha detto che e' uno dei migliori d'Europa, ormai quasi sostenibile. E te credo, ha disintegrato le pensioni degli attuali 20-30 enni che pagheranno 1/3 dello stipendio per 50 anni per non avere uan sega .... :wall::wall::wall:.
E comunque continuo a dire, pure cosi', il sistema e' a rischio. Siamo gia' al 15.4% del pil (fonte Draghi che forse gli e' scappato) e la gobba dei baby boomers deve ancora arrivare. Niente di strano che l'economia a quel punto si fermi (se metti i soldi in pensioni li devi togliere da qualche altra parte per esempio investimenti o alzare le tasse) e si crei il circolo vizioso che ci porterebbe al crack. :yes:
Il fatto che in Italia il probabile-possibile crack del sistema pensionistico
non frega una sega a nessuno (o quasi) può significare:
a) siamo quasi tutti degli imbeci-lli
b) c'è la consapevolezza di poter contare su 'ricchezze' familiari
sufficienti a pararti il cu**
io propendo per la seconda...
 
l'Italia agisce solo quando è messa con le spalle al muro.
Dato che è un problema scaricabile in avanti nessun politico osa più di tanto , perchè incorrerebbe nell'insuccesso elettorale garantito dato che l'Italia è un paese di anziani , con sindacati veterocomunisti e a maggioranza di iscritti di pensionati .
Inoltre quelli che fanno chiasso e scendono in piazza hanno quella mentalità da welfare al 100% gratuito (pensano che i soldi lo stato li possa stampare per coprirgli qualsiasi necessità e se non lo fa è perchè se li mangiano loro : più o meno ragionano così) e ti impediscono realmente di affrontare il problema ; come 12 anni fa con 2 milioni in piazza contro la sensatissima riforma delle pensioni de primo Berlusconi .Altri 12 anni buttati , con ulteriore deficit accumulato.
L'italia non è mai lungimirante , neanche quando costruisce le strade : le progetta per il traffico di oggi , mai di domani .
 
ramirez ha scritto:
Il fatto che in Italia il probabile-possibile crack del sistema pensionistico
non frega una sega a nessuno (o quasi) può significare:
a) siamo quasi tutti degli imbeci-lli
b) c'è la consapevolezza di poter contare su 'ricchezze' familiari
sufficienti a pararti il cu**
io propendo per la seconda...

:yes:
 
Pensioni, è subito scontro sull’innalzamento dell’età
Il Tesoro: dobbiamo scrivere l’ultimo capitolo della riforma

1/9/2006 di Alessandro Barbera


ROMA. «Quota 62» apre un nuovo fronte nella battaglia d’autunno sulla Finanziaria. L’ipotesi di riforma delle pensioni apparsa ieri sulla Stampa e su altri quotidiani è presto ricordata: per superare lo «scalone» previdenziale che il primo gennaio 2008 farebbe salire di colpo l’età pensionabile da 57 a 60 anni al ministero del Lavoro si sta studiando un sistema di incentivi e disincentivi che innalzerebbe dal 2007 l’età pensionabile da 57 a 58 anni e, a regime, permetterebbe di godere della pensione senza penalizzazioni solo a chi avesse raggiunto i 62 anni. Una soglia minima già prevista dalla riforma Maroni ma che entrerebbe in vigore (in questo caso in via obbligatoria) solo a partire dal 2014. Si tratta in sostanza del tentativo di «addolcire» la riforma del centrodestra, introducendo però degli inevitabili correttivi per coprire i mancati risparmi (quattro miliardi a regime) per la rimozione dello «scalone». La novità sta nel non detto: con questo sistema in pratica aumenterebbe l’età pensionabile delle donne. Oggi per loro il limite per la vecchiaia è di due anni sotto a «quota 62». A 60 anni, cinque anni in meno degli uomini.

I sindacati (con i distinguo della Cisl), l’ala sinistra della coalizione e i Ds (il partito del ministro competente, quello del Lavoro Cesare Damiano) si mostrano sostanzialmente contrari. «Le ipotesi di innalzare l’età pensionabile sono prive di fondamento», dice il responsabile Lavoro del partito Pietro Gasperoni. Lo schema messo a punto dai tecnici di Damiano viene da quest’ultimo solo parzialmente smentito: «Le notizie riportate dai giornali non sono riferibili a mie dichiarazioni». Per Rifondazione l’ipotesi di innalzare l’età pensionabile delle donne «è addirittura vergognosa». In serata il premier Romano Prodi cerca di gettare acqua sul fuoco: «Faremo in modo che ci sia sempre più un aspetto di scelta e volontarietà», dice. In mattinata dal ministro dell’Economia erano arrivate invece parole di tutt’altro tenore: «Nel sistema pensionistico c’è ancora qualcosa da correggere. Abbiamo l’occasione di scrivere l’ultimo capitolo del libro “riforme del sistema pensionistico italiano”». A «rischio» per Padoa-Schioppa è soprattutto «il patto tra generazioni». «Avremo un numero sempre maggiore di giovani che lavorano per sostenere i vecchi, e le cui pensioni rischiano di essere un peso insostenibile per il sistema».

L’accenno del ministro al «patto fra generazioni» chiama in causa un aspetto del problema che si intreccia all’età pensionabile: i coefficienti di calcolo della pensione. La Legge Dini prevede la revisione ogni dieci anni di quei numeri. Il governo Berlusconi, su pressione dei sindacati, decise di rinviare ogni decisione. Nei giorni scorsi una commissione di esperti incaricata di rivedere i parametri (la cosiddetta «Commissione Brambilla») ha concluso che quei coefficienti andrebbero tagliati del 6-8% per riequilibrare il sistema a favore dei più giovani.

Su tutta la partita pensioni il maggior nervosismo si respira in casa Cgil: «Se il governo intervenisse da solo dovrebbe scontare le reazioni da parte dei lavoratori», dice la segretaria confederale Morena Piccinini. Più caute Cisl e Uil. Quest’ultima propone di lavorare «su uno schema volontario e flessibile ma senza penalizzazioni e senza una revisione al ribasso dei coefficienti». Il problema del governo è però proprio questo: senza penalizzazioni e senza revisione dei coefficienti la strada per rivedere lo «scalone» è difficilissima. Nelle ipotesi di tagli alla spesa messe a punto al ministero dell’Economia alla voce «pensioni» si parla di quattro-cinque miliardi di risparmi. Fra le possibili compensazioni allo studio c’è l’aumento dei contributi a carico delle imprese per i collaboratori a progetto (oggi pagano il 16% contro il 32,7% dei dipendenti), una stretta sulle pensioni d’oro, l’equiparazione piena dei trattamenti di dipendenti pubblici e privati e la fusione fra Inps e Inail. Tutte misure che però si limiterebbero a coprire (e nemmeno completamente) il mancato risparmio delle modifiche alla riforma Maroni.


europa.jpg
 
ramirez ha scritto:
Il fatto che in Italia il probabile-possibile crack del sistema pensionistico
non frega una sega a nessuno (o quasi) può significare:
a) siamo quasi tutti degli imbeci-lli
b) c'è la consapevolezza di poter contare su 'ricchezze' familiari
sufficienti a pararti il cu**
io propendo per la seconda...

Manca la terza:

Si crede di avere ricchezze sufficienti. In realta' sono valutazioni fatte ai prezzi attuali. Cosa resta di quella roba se un paese fa crack? Guarda l'Argentina. Conti correnti bloccati e svalutati d'ufficio col peso (anche chi aveva dollari). Pensa se hai bond di aziende italiane o azioni delle stesse.
Se case, azioni e bond (anche governativi) crollano cosa ti resta?
Non sono tanti quelli che hanno i conti all'estero fidati. Il 99% non ha assets all'estero. ;)
Solo i contadini stanno apposto. Almeno mangeranno avanti .... :yes:

A parte questo, ci sono comunque 16 milioni di pensionati e 22 milioni di pensioni pagate pari a 200 miliardi di euro circa. Qualcuno crede veramente che senza versare qesti 200 miliardi non ci sarebbero milioini di morti di fame per strada?
 
Ultima modifica:
Sir Wildman ha scritto:
Manca la terza:

Si crede di avere ricchezze sufficienti. In realta' sono valutazioni fatte ai prezzi attuali. Cosa resta di quella roba se un paese fa crack? Guarda l'Argentina. Conti correnti bloccati e svalutati d'ufficio col peso (anche chi aveva dollari). Pensa se hai bond di aziende italiane o azioni delle stesse.
Se case, azioni e bond (anche governativi) crollano cosa ti resta?
Non sono tanti quelli che hanno i conti all'estero fidati. Il 99% non ha assets all'estero. ;)
Solo i contadini stanno apposto. Almeno mangeranno avanti .... :yes:

A parte questo, ci sono comunque 16 milioni di pensionati e 22 milioni di pensioni pagate pari a 200 miliardi di euro circa. Qualcuno crede veramente che senza versare qesti 200 miliardi non ci sarebbero milioini di morti di fame per strada?
Giusta osservazione, si crede di....
ma ho già detto e ripetuto che l'economia non è compresa dalla
stragrande maggioranza dei cittadini (scientificamente provato
...e aggiungo anche empiricamente dal sottoscritto...)
..sarebbe ora che a scuola....oltre a matematica lettere ecc. ecc.
si insegnassero alcune conoscenze base dell'economia....
in fondo tutti dobbiamo convivere con le leggi dell'economia..
 
Rutelli si è in particolare soffermato sulla questione dell'età pensionabile:«Se la
durata della vita media si è spostata più in là e normale che la soglia della pensioni si sposti più in là, intorno ai 60 anni, ma noi non la metteremo in modo coercitivo ma con risposte personalizzate accompagnate da incentivi e disincentivi».

.
Secondo me assomiglia un pò al problema della scuola italiana, nel senso
che incosciamente chi si professa di sx alla fine agevola maggiormente
chi stà meglio......mi spiego....
incentivi e disincentivi, nessuna coercizione....
ma se uno ha fatto l'operaio per 35 anni a 1.000 e passa euro al mese
si può permettere 'un disincentivo'? e invece chi ha guadagnato cifre
molto più consistenti potrà accettare il disincentivo facilmente....
che glie frega se in Banca ha una vagonata di soldi?
come sempre i più avvantaggiati sono i soliti...noti
 
Corsa (insensata) alla pensione in una società di centenari

Chi va in pensione a 58 anni con 35 di contributi, può aspettarsi di vivere altri 25 anni abbondanti. Solo in parte coperti da versamenti

«Non è lecito al governo trincerarsi dietro le difficoltà finanziarie del sistema previdenziale». Indovinello: chi l’ha detto? 1) Paolo Ferrero 2) Alfonso Gianni 3) Paolo Cento. No: il segretario del Pci Luigi Longo, nel dibattito del marzo 1968 sull’abolizione, poi fallita, delle pensioni di anzianità. Quattro decenni dopo, però, il succo del dibattito sulle pensioni non è cambiato molto. Con un’aggravante: adesso sappiamo. Sappiamo ad esempio che l’aspettativa di vita, che allora era di 68,3 anni per l’uomo e 73,5 per la donna, è salita rispettivamente a 77,3 e a 83.

E punta ad allungarsi ancora (evviva) fino ad arrivare, per i quarantenni di oggi, a 83,3 e 88,8 anni. Venti di più dell’età in cui si moriva allora. Una gioia per i protagonisti dell’allungo, un incubo per i conti pubblici. Eppure, a leggere i giornali di ieri, la consapevolezza del tema demografico non abbonda affatto. Anzi. Impallinato sull’ipotesi di innalzare la soglia a 62 anni, il ministro del Lavoro Cesare Damiano si è precipitato a precisare che, per carità, lui sta addirittura «studiando una modifica della legge Maroni per consentire ancora ai lavoratori italiani che abbiano raggiunto i 35 anni di contributi di andare in pensione con meno di 60 anni, ad esempio a 58».

Al che il collega Ferrero, agghindando la sua opinione con la tesi che «disturbare il manovratore» è il «miglior modo di far vivere il governo» (replay del Bertinotti che si preparava anni fa ad affondare Prodi: «I governi migliori sono quelli terremotati») ha spiegato: «Ma quanto vogliamo farli restare in fabbrica? 35-36 anni di lavoro, a seconda di quando si arriva all’età pensione, mi sembrano sufficienti». Non bastasse, si son levate (ovvio) indignate reazioni a destra. Una su tutte, quella di Giulio Tremonti: «Vogliono mettere i pensionati nel tritacarne. Chi può andare in pensione ci vada subito». E dire che le tabelle sono lì, sotto gli occhi di tutti. E danno ragione, per esempio, agli studi dell’americano Robert W. Fogel, dell’Università di Chicago. Il quale, confrontando la salute di circa 5.000 veterani dell’Esercito di alcuni decenni fa e di un analogo campione di oggi, ha potuto stabilire che quelli colpiti da una malattia cardiaca al compimento dei 60 anni sono scesi dall’80 a meno del 50 per cento.

Un miglioramento netto non solo in questo campo: «Il dato più sorprendente è che molte malattie croniche, come quelle cardiache, quelle polmonari e l’artrite compaiono in media da 10 a 25 anni più tardi rispetto al passato», ha spiegato il New York Times. Di più: negli ultimi cento anni, per Fogel, gli abitanti del mondo industrializzato avrebbero avuto una «forma di evoluzione unica non solo per il genere umano ma per le 7.000 generazioni di esseri umani precedenti ». Un dato, per capire: un settantenne di oggi poteva aspettarsi alla nascita, negli anni Trenta, di vivere mediamente 55 anni scarsi. Invece... Insomma: a prender per anno base il 1961, la speranza di vita è aumentata in Italia di 2 anni e mezzo a decennio. Nessuno, spiega lo studioso di demografia Massimo Livi Bacci, «avrebbe immaginato allora una cosa simile. Così come non sarei così ottimista oggi sull’idea che la speranza di vita continuerà meccanicamente a salire.

Per esempio non è detto che possiamo continuare a permetterci questo sistema sanitario. In Russia, quando saltò tutto, la speranza di vita si abbassò. Quindi, cautela...». Guai a prendere i numeri per oro colato. Detto questo, sottovalutarli può essere fatale. Tanto più se mettono spavento. Secondo i calcoli dell’Istat, che tra il 1961 e il 2005 ha registrato un’impennata dell’indice di vecchiaia (il rapporto tra la popolazione con oltre 65 anni e quella con meno di 14) dal 38,9% al 137,7%, siamo destinati a essere stravolti. Basti dire che fra dieci anni gli ultrasessantenni saranno 17.459.984 (quasi tre milioni più di oggi) e fra venti anni esatti (un battito di ciglia, nella storia) addirittura 19.226.581 (cinque più di oggi) nonostante un aumento complessivo della popolazione (+ 205.616) quasi impercettibile. E non è tutto: cresceranno oltre ogni aspettativa non solo gli «over 70» ma anche gli «over 80»: oggi sono 2.898.204, nel 2016 saranno un milione in più: 4.080.881.

Presumibilmente in larga parte bisognosi di assistenza e alle prese con un welfare ridotto rispetto ad oggi. Per non dire dei nonnetti con oltre 90 candeline: oggi sono 491.521, fra vent’anni saranno il doppio: 1.044.592. E il bello è che, in questo Paese gerontofilo (lo sbarbatello delle alte cariche dello Stato è il subcomandante Fausto che ha 66 anni: venti più di Bill Clinton all’ingresso alla Casa Bianca) saranno guardati quasi come dei ragazzi: gli ultracentenari, oggi 9.091, saranno quintuplicati: 45.129. Poco meno che gli abitanti di un capoluogo regionale quale Campobasso. Tema: chi governa (ma anche chi sta all’opposizione) ha il diritto di buttar lì oggi le stesse cose che furono dette nel ’68 in quel delirante dibattito parlamentare, quando perfino il liberale Emilio Pucci si oppose «all’abolizione della pensione di anzianità proprio mentre il progresso tecnologico e la sempre più accentuata automazione delle industrie richiedono manodopera giovane altamente qualificata»? Allora, forse, non era chiaro ciò che sarebbe successo.

Ma oggi, dopo le denunce di mille grilli parlanti, da Pier Paolo Baretta a Giuliano Cazzola ad altri ancora? Dopo che la riforma Dini del ’95 aveva previsto in questi dieci anni un aumento della speranza di vita di un anno e ce ne ritroviamo due? Eppure una tabella con i calcoli belli e fatti già c’è. E dice (Commissione Brambilla 2001) che chi va oggi in pensione a 58 anni con 35 di contributi, può aspettarsi di vivere mediamente, con l’allungarsi della speranza di vita, altri 25 anni abbondanti. Solo in parte coperti dai versamenti che ha fatto nei decenni di lavoro. Bene: dopo aver incassato quanto aveva accantonato, se è un impiegato pubblico verrà mantenuto dalla collettività per altri 10 anni, se è un dipendente privato per altri 8, se è un artigiano o un commerciante (solo cinque anni e mezzo per riavere quanto versato) per altri 20, quasi. E si tratta di calcoli riferiti a sei anni fa. Da ritoccare al rialzo.

Gian Antonio Stella

Fonte: Corriere della Sera di oggi

grafpensioni.jpg
 
Hanno appena dimesso mio suocero da un ospizio-ospedale.
Sarà che la vita si è allungata....ma provate a guardarli e
definire 'vita' mi sembra eccessivo.....
p.s. il reparto Alzheimer è chiuso a chiave, di quello nulla vidi...
La vita si è allungata ma la qualità...non ha fatto gli stessi progressi
(parere personalissimo...non ho dati)
 
ho scritto ad un economista tedesco, il quale gentilmente mi ha risposto.
La domanda era: che cosa pensa del welfare-state?
mi spiace è in inglese :(
buona lettura..
Thank you for your questions.

The fate of the welfare state, that is, the exact course of events in present day Europe, USA ,or any other place, is certainly extremely difficult to predict because making a more or less accurate prediction requires a vast amount of empirical research and knowldege about specific facts of the given country, and most importantly, a truly comprehensive theoretical understanding of underlying forces. These forces are in the first place those that affect the fate of economic systems, understood as system of specific institutions which function is to produce material wealth. I'm sure you'll agree with me that without continuous and ever growing production of such things as bread, meat, materials and machines for erecting homes, schools; building roads; manufacturing automobiles, trucks, bulldozers, ships, medical equipment and even sport articles the life and well-being of humans cannot be improved. And it's the improved of lifes and well-being of human beings through increased which should stand behind all our considerations. For this reason, the fate of the welfare states, or indeed of any political/economic form, depends crucially on the productivity of labor.

I'd say there's no one, no individual or "scientific" group, in the world who would really possess the theoretical knowledge required in order to make accurate predictions. There are too many false theories which, precisely because of their being false, are unable to serve as a scientific basis for predictions. Yet, in my opinion, as far as economic science goes, the theoretical system as expounded by Dr. Reisman in his Capitalism gives us the necessary foundation. But this is a different problem that involves a number of important and difficult questions in economic theory.

Nevertheless, we do possess enough knowledge to make qualitative predictions. And therefore I think we can make at least some general remarks about the inner contradictions that exist within the welfare state and which make its existence more and more difficult. These contradictions are of such a fundamental nature for the economic well-being of a society, which is really the only foundation that matters in the long-run, that sooner or later they will manifest themselves in certain crisis.

For example, many welfare states suffer from high rates of unemployment, from the crisis in their state regulated health and retirement systems, from inflationary monetary policies that prevent capital accumulation, or even cause capital decumulation, and set up the stage for business cycles which, as you know, make the lives of many people very difficult. If you add up all these problems you can say that the economic basis, i.e. the ability of the economic system to produce, is being constantly undermined by the institutions of the welfare state.

How long will the welfare states be able to endure before they're replaced by some other system, and what system is it going to be, is a very difficult question. But we already see the signs in form of these various crisis. I see no reason that we're going to live in better times if opinions do not change in the right direction. You see, there're objective requirements in order for wealth to be produced, and which all can be identified: rationality, peace, hard work, economic freedom, monetary stability, freedom of competition and many others. If all or some of them are not present, the production of goods and services will be seriously undermined. We cannot grow wheat or build automobiles or send space ships if people are fighting each other or if there's inflation or people are irrational religious fanatics etc. It seems that many people do not have a firm understanding of these facts and support views and policies that directly undermine economic progress. All that can be shown theoretically but to make an exact about the long-run prediction of when and how is probably impossible.

As to your question about governments' ability to spend more and more money, my opinion is that governments of all developed economies will be compelled to reduce their relative impact on the economic system. What do I mean by reduced impact? I mean the relative share of government's spending relative to the overall spending as measured, say, by the GDP. This is because once the economic system of a nation gets weaker as result of capital decumulation (inflation, high taxes on savings etc.) the government will need more and more revenue (money) even to maintain the amount of provision of its basic functions which in the past it was able to finance relatively easily. But more money cannot come through additional taxation because of its negative effect on capital accumulation and productivity. I think that for example in Germany we see our government making efforts to reduce corporate taxes because many business firms threaten to outsource and to layoff domestic workers. Our government sees it, fears it, and reacts by lowering the corporate taxes. Overall, one way or another, the governments will be compelled to reduce their spendings and get the economy going again. This is my prediction.
 
Si...Ramirez, Ma.... Che andra' a tagliare il governo? Anch'io me la cavo in English

Government has "legal" coercive power and thus has monopoly control of the "supply" of regulation.
Government regulation can protect incumbent firms groups rivalrous price wars and prevent entry into lucrative markets. (esempio, taxi)
Since the regulated groups oftentimes has a more comfortable and profitable existence than the non-regulated ones, private corporations "compete" for a scarce supply of regulation (notai, farmacisti, banche etc)
Though a regulatory agency may have been created with the (vague) intention of correcting market failures, as time goes by the agency is subject to "capture" by the firms they regulate. That is, the regulatory agency invariably tends to issue regulations that work to the advantage of regulated groups. (magari il CONI, CONSOB, etc)
Regulated groups expend considerable resources to lobby the regulators. It is not uncommon for an official of a regulatory agency to wind up in a high-paying job with a firm that previously fell under their regulatory purview. The regulators may not want to antagonize the group they regulate because they want to "keep their options open." .. (Rossi calza a pennello e anche tutti i dirigenti sindacali)
Capture theory predicts that regulated special interest groups will earn higher rates on return (on average) than non-regulated firms

Quindi, Ramirez, ho paura che l'inefficente allocazione delle risorse, sempre piu' scarse, sia destinata ad aumentare, a meno che non cambiamo il metro di giudizio politico e chiediamo il conto a lor signori....
 
ScubaDuc ha scritto:
Si...Ramirez, Ma.... Che andra' a tagliare il governo? ...
Vuoi sapere cosa si dovrebbe fare o cosa è possibile fare.
Andiamo x la seconda. Una riduzione lenta (veloce non è possibile, purtroppo)
di tutto l'apparato statale. Il blocco del turn over è già un buon
punto di partenza. Cominciamo a non sostituire i pensionandi.
Si parla di un 3% annuo....
Diminuzione del debito pubblico (proposta Guarino o qualcosa di simile,
discutendone si può trovare la soluzione migliore, certo se l'ipotesi
manco viene presa in considerazione......siamo il Paese delle commissioni
inutili, beh se ne faccia una di gente seria (ce ne sarà una decina..)
che valuti il problema e presenti un dossier)
Utilizzo della quota interessi sul debito risparmiata x investimenti
produttivi e infrastrutture.
Utilizzo del sistema del project financing. Lo stato ha bisogno
delle infrastrutture i soldi li facciamo tirare fuori ai privati, naturalmente in cambio di concessioni...
Poichè ritengo l'impresa l' unica produttrice di ricchezza (o benessere)
aiuti ma non come sussidi (niente sussidi) ma con la creazione
di tutto quello che necessita perchè possa produrre più
facilmente e con costi minori (infrastrutture, cooperazione con le Università....)
Sostegno alla creazione di università private...la cultura non può
essere monopolizzata dallo Stato...(sgravi fiscali per chi ci mette
i soldi o li dona..)
Lento (veloce abbiamo detto è impossibile) ma inesorabile
passaggio verso un sistema sanitario e scolastico misto
pubblico-privato..
Ecc. Ecc.
chiudo riportando una bella frase di Polito (ex d.re Il Riformista
onorevole DS...vade retro Satana :D )
America. Il welfare non esiste.?....il welfare si chiama progresso...
 
Vedrai Ramirez,

Tagliranno la sanita' per poter mantenere i sussidi di "Sviluppo Italia" per attrarre invetimenti al tascone...ehm, volevo dire meridione... ;)

Ma che concessioni vuoi dare ai privati quando non si riesce a mettere in cantiere la TAV che pure gode di finanziamenti Europei? Bisogna creare un clima "congeniale" per la crescita... e ne siamo molto lontani.. :rolleyes:

Il primo compito dello stato e' quello di garantire la sicurezza dei cittadini....

Si', dandogli gli orologini di plastica e svuotandogli il portafolio, cosi' i rapinatori desistono trovandolo gia' vuoto.... :clap:
 
Il partito della spesa pubblica è sempre all'opera, forse entro il 2194 metteremo a posto i conti.

:D :D :D :D :D


(ANSA) - PALERMO, 1 NOV - Sbloccati i prepensionamenti alla Regione siciliana: chi ne ha fatto richiesta potrà andare a riposo con 25 anni di servizio. E' stata depositata ieri la sentenza della Corte dei conti (la numero 3120, presidente Zingale) che dà il via libera ai primi centodue dei quattromila dipendenti bloccati nel 2003 dal governatore Salvatore Cuffaro per evitare un costoso esodo per le casse regionali.
Tre anni fa furono duemila i ricorsi seguiti al blocco, ma da oggi questo primo gruppo potrà andare a riposo aprendo così le porte anche agli altri interessati a beneficiare della legge.
La norma, in vigore fino al 2000, prevedeva che dalla Regione si potesse andare in pensione con 25 anni di servizio (20 per le donne con figli minorenni). Quell'anno, però, si decise di uniformare il sistema pensionistico a quello in vigore per gli statali. Venne concessa un'ultima finestra a 4.619 dipendenti che avevano maturato i requisiti e chiesto di andare via anticipatamente. Solo 600 però fecero in tempo ad abbandonare le loro scrivanie. Gli altri furono fermati sull'uscio dei loro uffici all'ultimo momento, alla fine del 2003.
Ne seguì una battaglia a colpi di carta bollata e di ricorsi che adesso produce i primi effetti a favore dei dipendenti, con un aggravio per le casse regionali. Se gli altri quattromila dipendenti che hanno maturato i benefici sino al blocco decidessero di andare via chiedendo l'applicazione della sentenza appena emessa, si profila un "buco" di circa 300 milioni, i soldi necessari alla liquidazione del Tfr, più gli adeguamenti di legge.
 
skymap ha scritto:
Il partito della spesa pubblica è sempre all'opera, forse entro il 2194 metteremo a posto i conti.

:D :D :D :D :D


(ANSA) - PALERMO, 1 NOV - Sbloccati i prepensionamenti alla Regione siciliana: chi ne ha fatto richiesta potrà andare a riposo con 25 anni di servizio. E' stata depositata ieri la sentenza della Corte dei conti (la numero 3120, presidente Zingale) che dà il via libera ai primi centodue dei quattromila dipendenti bloccati nel 2003 dal governatore Salvatore Cuffaro per evitare un costoso esodo per le casse regionali.
Tre anni fa furono duemila i ricorsi seguiti al blocco, ma da oggi questo primo gruppo potrà andare a riposo aprendo così le porte anche agli altri interessati a beneficiare della legge.
La norma, in vigore fino al 2000, prevedeva che dalla Regione si potesse andare in pensione con 25 anni di servizio (20 per le donne con figli minorenni). Quell'anno, però, si decise di uniformare il sistema pensionistico a quello in vigore per gli statali. Venne concessa un'ultima finestra a 4.619 dipendenti che avevano maturato i requisiti e chiesto di andare via anticipatamente. Solo 600 però fecero in tempo ad abbandonare le loro scrivanie. Gli altri furono fermati sull'uscio dei loro uffici all'ultimo momento, alla fine del 2003.
Ne seguì una battaglia a colpi di carta bollata e di ricorsi che adesso produce i primi effetti a favore dei dipendenti, con un aggravio per le casse regionali. Se gli altri quattromila dipendenti che hanno maturato i benefici sino al blocco decidessero di andare via chiedendo l'applicazione della sentenza appena emessa, si profila un "buco" di circa 300 milioni, i soldi necessari alla liquidazione del Tfr, più gli adeguamenti di legge.
:angry:
From President Ramirez:
For example, many welfare states suffer from high rates of unemployment, from the crisis in their state regulated health and retirement systems, from inflationary monetary policies that prevent capital accumulation, or even cause capital decumulation, and set up the stage for business cycles which, as you know, make the lives of many people very difficult. If you add up all these problems you can say that the economic basis, i.e. the ability of the economic system to produce, is being constantly undermined by the institutions of the welfare state.
:clap:

Non c'è speranza. bannato
 
Sicilia, tornano le baby pensioni

2/11/2006 di Francesco La Licata


PALERMO. Un esercito di impiegati della Regione Siciliana si appresta ad usufruire del “privilegio” della baby pensione, “malcostume” che già in passato ha costituito “scandalo” per l’intero paese. Una sentenza della Corte dei conti siciliana (depositata martedì scorso), infatti, ha dato ragione a 102 dipendenti regionali che avevano chiesto di poter andare in pensione con 25 anni di anzianità. Il provvedimento, però, riguarda anche tutti gli altri “regionali” nelle stesse condizioni che avevano chiesto l’arbitrato della Corte. Se, dunque, si dovesse verificare il via libera indifferenziato e contemporaneo per tutti, il governo regionale verrebbe a trovarsi nella difficile situazione di dover sborsare circa 300 milioni di euro per il pagamento delle liquidazioni del Tfr e per gli adeguamenti maturati dalla data della presentazione dei ricorsi. E sembra proprio che questi soldi non siano in cassa. E’ storia lunga, quella delle baby pensioni e dei tentativi di porre fine all’anomalia. Storia lunga e complicata, controversa fino a rendere difficoltosa la stessa ricostruzione dell’origine e il conseguente evolversi che ha coinvolto, in sei anni, più d’una compagine governativa. L’ultimo atto era stato compiuto, alla fine del 2003, dal governatore Totò Cuffaro, che era riuscito a bloccare l’esodo di 4619 impiegati pronti ad essere posti a riposo dopo 25 anni di servizio, invece dei 35 richiesti dalla legge nazionale. Non bastò l’”assalto alla diligenza” con cui i “pensionandi” si precipitarono a firmare la richiesta. Solo in seicento ce la fecero. Gli altri incapparono nel blocco di Cuffaro, preoccupatissimo delle conseguenze economiche della fuga di massa. Ma chi fu lasciato a piedi dalla “diligenza”, tentò di riprenderla alla fermata successiva, quella della Corte dei Conti.

Si è sempre molto parlato - e non sempre a proposito - dello “scandaloso sistema pensionistico siciliano” tenuto in piedi dalla legge 2 del 1962 che stabiliva in 25 anni di servizio il “tetto” per la pensione. Alle donne quella legge offriva, poi, un ulteriore scivolo di 5 anni in considerazione delle maggiori difficoltà che incontravano nell’inserimento del mercato del lavoro che, peraltro, avveniva quando erano già madri. Quel “sistema” ha resistito a lungo, anche se non è esatto considerarlo esclusivamente “siciliano”. Nel 2000, per esempio, proprio mentre - come vedremo - il governo regionale di centrosinistra si apprestava a varare una vasta riforma che, tra l’altro, tendeva a livellare le differenze con le leggi nazionali, la regione col maggior numero di dipendenti pubblici andati in pensione sotto i 50 anni era la Lombardia. Al Sud la Sicilia era superata da Campania e Puglia. E nel 2002 proprio la Puglia approvava un decreto e concedeva incentivi per i prepensionamenti che arrivavano anche a 74 mensilità.

E’ stato il governo di Angelo Capodicasa (ds) - ironia della sorte Totò Cuffaro era assessore all’agricoltura di una formazione di centrosinistra - a mettere in moto, nel 2000, la macchina delle baby pensioni. Il diessino spiega: «Volevamo fare una grande riforma del decentramento e trasferire una serie di poteri ai Comuni e alle Province, in modo anche da snellire e svecchiare la mastodontica macchina regionale che allora contava credo 16.500 dipendenti». Capodicasa insiste: «Il tentativo di trasferire il personale agli enti locali era impraticabile perché nessun regionale avrebbe accettato di andare al Comune o alla Provincia. Non rimaneva che il prepensionamento. E allora abbiamo offerto l’ultima “finestra” possibile prima di far scattare l’adeguamento alla legge nazionale. Avevamo calcolato di riuscire a dimezzare addirittura l’organico, il numero ideale per la nuova organizzazione della burocrazia regionale pensata dalla riforma che avevamo in animo di varare». La domanda, come si dice, sorge spontanea.

Ma c’erano, allora, i soldi per pagare le liquidazioni? Angelo Capodicasa annuisce: «Avevamo accantonato 1500 miliardi di vecchie lire. Ma poi ci fu il ribaltone, cadde il governo, la riforma morì lentamente e rimase la finestra per i prepensionamenti. I 1500 miliardi, però, furono incamerati dal governo di centro destra di Cuffaro e così non si trovarono più i fondi per agevolare le uscite. Quindi arrivò il blocco di Cuffaro che fermò l’esodo». E da qui i ricorsi alla Corte dei conti, mentre la Columbia University premiava il vicepresidente della Regione siciliana, Vladimiro Crisafulli (ds), per quella riforma che non avrebbe mai visto la luce. In verità, con Cuffaro ha resistito (per sei anni) un “Ufficio speciale per il decentramento” che, a sentire Capodicasa, «non ha prodotto granché». Come finirà? I timori per una insopportabile mazzata alle casse della Regione sono palesi. Alfredo Liotta, capo del personale, esclude che la sentenza - peraltro non in sintonia con altri tre pronunciamenti di segno opposto della Corte dei conti - diventi esecutiva, dal momento che «sarà oggetto di ricorso e di richiesta di sospensiva». I “pensionandi” ovviamente gridano alla vittoria. E l’agguerritissimo sindacato dei dipendenti regionali, il Cobas/Codir che vanta il maggior numero di iscritti, ha già fatto intendere che sarà guerra. I segretari Dario Matranga e Marcello Minio parlano di «restituzione per legge di un diritto acquisito» e sottolineano che non esiste «nessun aggravio» per le casse della Regione. «La sentenza - scrivono in un comunicato - stabilisce semplicemente la “restituzione” del Tfr accantonato dai dipendenti regionali siciliani durante tutta la propria attività lavorativa». Come a dire che sono soldi del lavoratori, «che per legge, dal 1 gennaio del 2004, la Regione avrebbe dovuto versare all’Inpdap».
 
E intanto, i mica stupidi depositari dei diritti acquisiti...

http://www.repubblica.it/2006/11/se...sioni-di-anzianita/pensioni-di-anzianita.html

Pensioni di anzianità, boom di richieste
+10,5% rispetto a settembre 2005


ROMA - Nei primi nove mesi del 2006 sono arrivate all'Inps 182.952 domande di pensione di anzianità con un aumento del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2005. E' quanto emerge dai dati di processo produttivo dell'Istituto secondo il quale sono in aumento anche le uscite dal lavoro per vecchiaia con 247.574 richieste e un incremento sui primi nove mesi del 2005 del 12,5%. Da segnalare che è la prima volta dopo diversi anni che le pensioni di vecchiaia crescono più di quelle di anzianità.

In totale le domande di pensione arrivate nei primi nove mesi del 2006 sono state 717.846 con un aumento del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2005. Arrivano invece segnali positivi sul fronte della "giacenza" del totale delle pensioni che è ridotta - secondo i dati dell'Inps - del 22,8% rispetto all'inizio dell'anno, e del 3,9% rispetto a settembre 2005. La spesa per interessi legali corrisposti su pensioni ed invalidità civile è ridotta del 18,1%.

In termini assoluti nei nove mesi del 2006 sono stati erogati interessi passivi per un importo pari a euro 63.650.061, l'importo pagato nello stesso periodo del 2005 era stato di euro 77.676.248. In particolare gli interventi per prestazioni pensionistiche diminuiscono del 17,5%, quelli per invalidi civili del 18,4%.

Per il resto le pensioni di invalidità confermano una leggera crescita del 3,6% con 122.913 domande contro 118.685 dei primi 9 mesi del 2005. Continua inoltre il leggero calo delle domande per reversibilità e pensioni indirette: le prime calano del 3,1% passando dalle 146.780 dei primi 9 mesi del 2005 a 142.276, mentre le seconde scendono del 2,9% passando da 22.810 a 22.131.
 
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