Giovani "Bamboccioni" : ecco i numeri - Parte II

chantal_bbb

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Il thread aveva raggiunto il n. max di risposte, se vi va si riparte da qui.....la discussione era diventata molto variegata ed interessante, la leggo volentieri:)
Approfitto per una domanda a Romaforever : accennavi a problemi della sanità in US, potresti dire quali sono le carenze, tu che vivi lì? Rimpiangi qualcosa della sanità italiana? Merci....
 

er patrizio

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Brava Chantal,avevo dimenticato di farlo,bollo verde :D:D

Io dopo aver postato la storia di un notaio da 16 generazioni,metto quest'altra storia...

Merito e professioni: il notariato

Merito e professioni: il notariato

Io notaio, papà barbiere lui ha investito su di me

ROMA C’e’ l’ha fatta Fabrizio Cimei a diventare notaio. Eppure tutto congiurava contro. Il padre barbiere, la madre parrucchiera, una bottega a Batteria Nomentana, periferia di Roma. Casa di proprietà, ma con un mutuo sulle spalle: tinello, cucina e due camere, una da dividere con i fratelli. Al liceo, scientifico Plinio, ci andava, ma senza passione.
Di lui i professori dicevano quello che dicono a tutti. «Il ragazzo potrebbe farcela, ma si impegna poco». Una frase che in una famiglia di artigiani può significare l’ anticamera del lavoro. Al terzo anno arriva anche la bocciatura.

«Ero la pecora nera della famiglia», racconta Cimei dal suo studio, a Lecco. Una moglie, due figlie e un terzo in arrivo, oggi di anni ne ha 46. Non vive da nababbo, ci tiene a precisare, ma certo non deve tirare la cinghia come faceva suo padre. Su uno come lei un broker non avrebbe puntato una lira. Non almeno come notaio, una professione che, si dice, passa di padre in figlio. Come ha fatto? «Ho studiato. Tanto. I miei volevano che i figli si laureassero. Mio padre mi ripeteva sempre “voi siete il mio investimento”.

E poi io avevo voglia di riscattarmi dall’ idea che si erano fatti di me durante gli anni del liceo». Ma perché ha scelto di fare proprio il notaio? «Una combinazione. Un amico di famiglia, notaio, aveva assicurato mio padre che mi avrebbe preso come praticante nel suo studio. È nato tutto da quella promessa». È stata dura? «Più l’ università che il resto. A lezione andavo con l’ autobus, ci mettevo due ore. Così seguivo solo i corsi più importanti. Certo avevo poco tempo per me, uscivo una volta alla settimana. Vacanze nemmeno a parlarne, anche perché i soldi, a differenza di molti miei compagni, non li avevo. E dovevo fare in fretta a laurearmi, non potevo perdere tempo: sapevo la fatica che faceva mio padre per tirare avanti. Ogni volta che dovevo comprare un libro ero intimorito. Certo erano altri anni, si facevano più sacrifici. Mi sono laureato con 110. Ma l’ amico di famiglia nel frattempo era morto».
Lei però è andato avanti lo stesso. Non s’ è scoraggiato? «No perché il progetto ormai era quello di diventare notaio, non pensai a fare altro. Ebbi la fortuna di fare il praticante con un professionista che mi insegnò molto e mi indicò la scuola giusta per prepararmi al concorso. Così l’ esame l’ ho superato subito, al primo colpo. Cosa rara, c’ è chi lo ripete più volte. In graduatoria sono arrivato 113° su 200 posti. A 33 anni ero già notaio e mi assegnarono la prima sede, Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Ho iniziato da lì». Lo sa che lei sballa tutte le statistiche dell’ Ocse secondo cui sarebbero lo stipendio e la laurea del padre, in Italia, a fare il futuro del figlio? «Non posso giudicare nelle altre professioni, ma le garantisco che il concorso per diventare notai è democratico proprio perché molto difficile. È un luogo comune quello secondo cui i notai sono tutti figli di notai, lo sono solo il 13 per cento. Qui a Lecco i maggiori studi hanno dovuto rinunciare a mettere dentroi propri figli proprio perché non hanno passato l’ esame. Certo io ho dovuto fare più fatica di altri e rinunciare a più cose per arrivare, ma ce l’ ho fatta». È uno tra i pochi, lo sa? «Immagino di sì.
Ma se vogliano parlare di immobilismo nel passaggio da una classe sociale all’ altra credo che il binocolo vada puntato sul mondo delle imprese, piuttosto che su quello delle professioni. I figli degli imprenditori sono tutti in azienda, è difficile che prendano altre strade. Io come notaio non posso lasciare lo studio ai miei figli a meno che non siano così bravi da superare il concorso. Vale lo stesso se hai un’ attività economica, un negozio, come aveva mio padre». Il negozio di barbiere…L’ hanno preso i suoi fratelli? «No, loro alla fine non si sono laureati. Adesso lavorano con me nello studio. Certo non fanno i notai».
 

P_Postale

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io devo ancora capire a cosa servono il 90% dei notai :rolleyes:
 

totore8

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Ebbi la fortuna di fare il praticante con un professionista che mi insegnò molto e mi indicò la scuola giusta per prepararmi al concorso.
Hai detto niente. :)
Mi sembra piu' un caso eclatante che paradigmatico.
 

artaserse

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i burocrati, i topi di biblioteca con basso QI, ecco chi fa la pacchia in Italia.Ma sta per finire, poi porteranno i loro curricula di notai italici all'estero così li metteranno a raccogliere patate nei campi della Baviera.
 
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Galerkin

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Ma esattamente a che serve un notaio? :mmmm:
E da cosa sono giustificati tutti i soldi che prende? Di solito a parcelle alte corrisponde un'alta assunzione di responsabilità, ma non è che vedo la fila di notai costretti a pagare per i loro sbagli e le loro inadempienze :mmmm:
 

cavallobolso

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Ma esattamente a che serve un notaio?

Un retaggio di quando era necassaria la pubblicità contro terzi, ma noi italici godiamo dei bizantinismi, sguazziamo nella burocrazia...e le semplificazioni vengono fuori a metà (vedi alla voce PEC). Avremo i notai anche nel XXII secolo.
 

riellox

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è inutile parlare di meritocrazia in un paese dove vige la privilegiocrazia.
Il discorso di Bigmad è perfettamente sensato qui ... magari lo sarebbe un po' meno altrove.
 

massimo84

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Un retaggio di quando era necassaria la pubblicità contro terzi, ma noi italici godiamo dei bizantinismi, sguazziamo nella burocrazia...e le semplificazioni vengono fuori a metà (vedi alla voce PEC). Avremo i notai anche nel XXII secolo.

i notai da un punto di vista giuridico devono esistere
il problema che a parte uno stipendio da 2k,2.5k mensili (paga odierna)
non dovrebbero andare.
alla fine certificano transazioni fatta coi soldi altrui

siamo sempre lì
in Italia campi se dietro hai lo stato e le sue leggi
l'economia reale è già scollata da anni.
 

er patrizio

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Crisi, non solo Italia e Spagna: il 27% dei laureati in Francia punta all’estero - Il Fatto Quotidiano

Crisi, non solo Italia e Spagna: il 27% dei laureati in Francia punta all’estero


Il tasso di disoccupazione tra chi ha meno di 25 anni è a quota 26,5%. Da trent'anni non scendeva sotto il 25%. Hollande di fronte a un studentessa pronta a partire per l'Australia è riuscito a rispondere solo: "La Francia è il tuo paese e ti ama"

Pochi gioni fa François Hollande è stato intervistato su M6, televisione privata, la prediletta tra i più giovani. In diretta gli hanno mostrato un’intervista a Catherine, appena laureata a Science Po, a Parigi, l’istituzione di livello universitario più prestigiosa del Paese nel settore delle scienze politiche. Catherine raccontava come stesse per trasferirsi in Australia, perché in Francia, con quell’ambitissimo pezzo di carta, non riusciva a a trovare uno straccio di posto di lavoro. Il Presidente si era ritrovato subito in imbarazzo, balbettando che “a un giovane come questo direi che la Francia è il tuo Paese. E questo Paese ti ama”. Parole che sono apparse scontate. Ed effimere.

Fuga dei cervelli: a lungo ha rappresentato un’espressione tabù da queste parti, un fenomeno additato come un problema di “altri”, realtà quali l’Italia o la Spagna, che, comunque, un passato di emigrazione l’hanno bene o male vissuto. Ormai, però, anche nella Francia in crisi – non solo congiunturale, ma pure strutturale, dove politici e imprenditori sono sempre più vecchi e dove la lotta alla ghettizzazione sociale, una piaga da sempre del Paese, non dà frutti concreti – si parla apertamente del problema dei giovani che vogliono fuggire all’estero. O che l’hanno già fatto, nell’indifferenza generale.

Il tasso di disoccupazione tra chi ha meno di 25 anni è a quota 26,5%, di sicuro una performance migliore dell’Italia (ultime statistiche, 41,9%): comunque preoccupante, soprattutto se si considera che da trent’anni quel tasso non scende praticamente sotto il 25%, malgrado i ripetuti tentativi dei governi di destra e di sinistra di lottare contro. A lungo si è pensato che la percentuale fosse alimentata solo dai figli degli immigrati, spesso senza neppure la maturità, delle periferie. Ma poi si è scoperto, e sono i dati più recenti, che il 13% dei laureati nel 2010 delle grandes écoles, le istituzioni top della formazione universitaria, lavora oggi all’estero, mentre quel tipo di laurea aveva sempre portato a un posto sicuro e ben pagato in patria. Senza considerare che lo Stato francese calcola di sborsare 168.300 euro per la scolarità completa di ogni suo cittadino, dalla materna fino all’ultimo anno del master. Un ultimo sondaggio, reso appena noto, aggiunge nuova preoccupazione. Alla domanda “se ti venisse proposto un posto di lavoro all’estero, partiresti volentieri?”, un amplio campione di studenti francesi ha risposto sì, il 75% del totale. L’inchiesta è stata condotta dalla società Universum in dodici Paesi Ocse (non l’Italia) e la quota di risposte positive in Francia è stata la più elevata (61% la media).

Nel settembre 2012, ad aprire il dibattito sull’assenza di prospettive per i giovani in patria e sulla fuga soprattutto di quelli con una formazione più elevata, aveva contribuito un appello pubblicato dal quotidiano Libération e scritto dal giornalista Mouloud Achour, dal rapper Mokless e dal giovane imprenditore Félix Marquardt. Si parlava allora dei ricchi che fuggivano per evitare le nuove tasse introdotte da Hollande. “Giovani di Francia – scrivevano i tre – la nostra non è un’incitazione all’evasione fiscale ma all’evasione in generale: andatevene”. Lo scorso 29 giugno Marquardt ha specificato ai lettori del New York Times la situazione nel suo Paese: “Gli incredibili cambiamenti di tipo culturale ed economico che scuotono il pianeta sono affrontati da noi in maniera parrocchiale, con dibattiti irrilevanti: è il sintomo di una bolla nella quale la Francia vive ormai da troppo tempo”. E ancora un appello ai giovani ad andarsene, da un Paese dove tutto appare fermo, dove i posti di alta responsabilità restano nella mani dei più vecchi, dove il merito (ebbene sì, anche in Francia) non è il fattore principale a guidare una carriera. Dove per i più giovani non è facile fare impresa.

I dati ufficiali indicano un’effettiva crescita del numero dei giovani francesi ch hanno scelto di vivere all’estero. Attualmente i cittadini fra i 18 e i 25 anni residenti in un Paese straniero ammontano a oltre 155mila, il 14% in più rispetto al 2008. Ma l’iscrizione all’equivalente del nostro Aire non è obbligatoria. E a preoccupare è soprattutto la tendenza degli ultimi mesi. In una recente inchiesta Ifop-Deloitte presso i giovani laureati, il 27% ha ammesso di vedere all’estero il proprio futuro. In un’inchiesta simile l’anno scorso era appena il 13% ad avere manifestato la stessa intenzione.
 

alcala

..grullo...
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Ma esattamente a che serve un notaio? :mmmm:
E da cosa sono giustificati tutti i soldi che prende? Di solito a parcelle alte corrisponde un'alta assunzione di responsabilità, ma non è che vedo la fila di notai costretti a pagare per i loro sbagli e le loro inadempienze :mmmm:

Io ho pagato 7k per l'acquisto della casa nel 2012.
Al notaio andavano solo 1,5k, il resto erano gabelle. Comunque negli atti immobiliari qualcosa fa, verifica che tutto sia a norma che non ci siano ipoteche etc etc.
A me più di quello che fanno è il fatto che praticamente siano una casta che da fastidio.
 

ualà

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Io ho speso circa 2K per l'apertura di una SRL in cui il documento scritto lo ha fatto il mio commercialista e per 2K quello che ha fatto il notaio è stato di sedersi e leggerlo ad alta voce davanti a noi per poi farcelo firmare...:wall:
 

totore8

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i burocrati, i topi di biblioteca con basso QI, ecco chi fa la pacchia in Italia.Ma sta per finire, poi porteranno i loro curricula di notai italici all'estero così li metteranno a raccogliere patate nei campi della Baviera.
Sono d'accordo, ma i notai secondo me fanno danni ridotti rispetto all'avvocatura e la magistratura che fanno parte dello stesso ceppo, e che rappredentano per il nostro paese una pesante palla al piede al progresso.
 

Luciom

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Spezzo una lancia a favore dei notai: almeno per quel che riguarda le transazioni immobiliari, nei paesi in cui il "public notary" ti costa come un bollo e deve solo verificare le firme, cmq paghi infinito di avvocati per scrivere un compromesso come si deve e/o paghi una assicurazione a una terza parte che si prende l'onere di verificare la provenienza dell'immobile e tutte le eventuali garanzie reali etc (tutti controlli che da noi di fa il notaio parcella inclusa). Insomma NON SI RISPARMIA, fidatevi, mio padre ha comprato in usa e ha speso in % dell'acquisto + di consulenze (obbligatorie non facoltative, se non vuoi rischiare la truffa) di quanto avrebbe speso di parcella del notaio qui.

Diverso è per la costituzione di società e associazioni etc, in quel caso non si spiega bene la necessità di usare un notaio nè il suo ruolo, soprattutto per la classica società con 10k eur di capitale versato.

Aggiungo come già detto da altri che a volte, erroneamente, si crede che le somme versate al notaio siano tutte sua parcella. In realtà come è noto il notaio fa da cassiere per lo stato per tutte le tasse connesse alla transazione immobiliare, per cui dell'assegno che date a lui, solo una piccola parte (per una seconda casa magari solo il 10%) dell'assegno va al notatio come parcella, il resto lo gira allo stato
 

artaserse

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Sono d'accordo, ma i notai secondo me fanno danni ridotti rispetto all'avvocatura e la magistratura che fanno parte dello stesso ceppo, e che rappredentano per il nostro paese una pesante palla al piede al progresso.

Pensa che abbiamo 250 mila avvocati (dati ufficiali) contro i 20 mila del Giappoone che ha 127 milioni di abitanti e un'economia che è 10 volte la nostra. Un immane drenaggio di risorse
 

Luciom

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In giappone son saliti di quasi il 40% in 6 anni

As of 1 March 2011, there are 30,516 attorneys registered with bar associations in Japan[1] (up from 22,049 on April 2005).[2] According to data collected by the JBFA in March 2011, out of the 30,516 member attorneys it had at the time, 5,123 of them (16.79%) were female[1][3] (compared to 13% on April 2005).[2]


Due to cultural traditions, Japanese have rarely used lawsuits as a means to settle disputes.[4] With the rise of patent-disputes and international mergers, however, Japan is facing a shortage of lawyers, and the government has allowed universities to offer graduate courses on law, in order to ease the shortage.[4] The recent push to produce lawyers has also been reflected in the demographics of the legal community, where 25.3% of the lawyers surveyed have only been admitted to the bar for less than 5 years.[5]


E questo è il motivo per cui ne avevano così pochi.

Fonte:

Attorneys in Japan - Wikipedia, the free encyclopedia
 

Haganah

p = &Cote_Azur; p++
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Io ho pagato 7k per l'acquisto della casa nel 2012.
Al notaio andavano solo 1,5k, il resto erano gabelle. Comunque negli atti immobiliari qualcosa fa, verifica che tutto sia a norma che non ci siano ipoteche etc etc.
A me più di quello che fanno è il fatto che praticamente siano una casta che da fastidio.

vero. stessa cosa in Francia, dove tra l'altro il notaio ha moltissime responsabilita' dirette nella transazione...
 

artaserse

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In giappone son saliti di quasi il 40% in 6 anni

As of 1 March 2011, there are 30,516 attorneys registered with bar associations in Japan[1] (up from 22,049 on April 2005).[2] According to data collected by the JBFA in March 2011, out of the 30,516 member attorneys it had at the time, 5,123 of them (16.79%) were female[1][3] (compared to 13% on April 2005).[2]


Due to cultural traditions, Japanese have rarely used lawsuits as a means to settle disputes.[4] With the rise of patent-disputes and international mergers, however, Japan is facing a shortage of lawyers, and the government has allowed universities to offer graduate courses on law, in order to ease the shortage.[4] The recent push to produce lawyers has also been reflected in the demographics of the legal community, where 25.3% of the lawyers surveyed have only been admitted to the bar for less than 5 years.[5]


E questo è il motivo per cui ne avevano così pochi.

Fonte:

Attorneys in Japan - Wikipedia, the free encyclopedia

è un paese con una maggiore armonia sociale e il fatto che crescano non è un buon segno
 

er patrizio

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Pensa che abbiamo 250 mila avvocati (dati ufficiali) contro i 20 mila del Giappoone che ha 127 milioni di abitanti e un'economia che è 10 volte la nostra. Un immane drenaggio di risorse

10 volte la nostra economia neanche per sogno...:o