gli interna corporis??

vezio crisafulli

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La storia in corpo
Si potrebbe dire con Erasmo da Rotterdam, che scriveva a Ulrich Von Hutten rifacendosi a Tommaso Moro: "Ecco dunque un esempio di quel fascino intellettuale di cui parla Platone, capace di suscitare passioni ben più profonde di quelle che possono suscitare delle membra perfette". Ma si potrebbe dire anche con Nietzsche: "Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza"
Risponde Umberto Galimberti


Mi capita camminando per strada di osservare i miei simili, li guardo da quegli osservatorii privilegiati che sono i caffè all'aperto nelle piazze principali di una città, mentre aspettano un treno, mentre escono da una sala cinematografica e, soffermandomi soprattutto sui tratti del viso ma anche sulla statura, sulla conformazione del corpo, mi chiedo che importanza abbia avuto per ciascuno di loro, e per me, l'aspetto fisico nel determinare le scelte di vita, le rinunce, le accettazioni. Osservo nei settimanali o nei varietà televisivi le attrici, le indossatrici, le fotomodelle, tutte giovani e belle e immagino un cammino per alcune quasi obbligato in mondi, in buona parte falsi e superficiali, che hanno bisogno della bellezza e quasi solo quella cercano. Cosa ha significato invece per quella donna di mezza età essere cresciuta consapevole di avere un viso poco espressivo e un corpo tozzo, per quell'uomo essersi fermato a un metro e sessanta di statura, per quell'altro pesare trenta chili più del dovuto, per quella ragazza avere un seno piatto e le gambe grosse e storte? Se a molti difetti c'è oggi un parziale rimedio e il fascino può in parte prescindere da canoni oggettivi di bellezza, è altrettanto vero che le condizioni, per così dire, di partenza impongono spesso strade che contrastano con desideri e aspirazioni, o spingono su strade luccicanti che, alla distanza, si riveleranno fonti di fallimenti e di infelicità. Un Giacomo Leopardi alto, sano, atletico, bruno, con gli occhi verdi si sarebbe ribellato a Monaldo e avrebbe finito col fare il bell'amoroso in una compagnia teatrale? Un Alain Delon piccolo, storto, miope si sarebbe dedicato agli studi e alla vita contemplativa? Penso a me stesso, studente liceale magrissimo, bruttino, con le orecchie a sventola, gli occhiali da miope grossi e neri e al mio compagno di banco bello come il David di Michelangelo, alle sue sicurezze, in parte apparenti più che reali, nei rapporti con le ragazze, ai miei "imbranamenti"; lui quasi fermo in attesa delle "vittime", io che mi muovo a tentoni cercando nelle parole, senza troppa convinzione, lo strumento per qualche rara, sempre temporanea, seduzione. Con il tempo i rapporti cambiano; è difficile rimanere belli tutta la vita; chi era bruttino, non dico brutto, da giovane, invecchiando migliora. A novant'anni, ora ne ho sessantaquattro, sarò un vecchietto bellissimo. Con tutto questo non voglio sopravvalutare la bellezza. So quante volte può rivelarsi un ostacolo allo sviluppo armonioso della personalità o contribuire alla creazione di rapporti umani menzogneri e, nello stesso tempo, sono consapevole che del fascino di una persona può essere, ma anche non essere, una delle componenti. Avvocato Guariente Guarienti - Verona

Se il corpo fosse solo anatomia, il nostro destino sarebbe irrimediabilmente segnato, ma grazie a Dio la forma anatomica è solo un aspetto del nostro corpo. L'altro aspetto è che il nostro corpo è al mondo, e dal mondo è continuamente sollecitato e modificato. La donna di mezza età ha un volto poco espressivo solo per ragioni anatomiche o perché non si è mai fatta coinvolgere dagli stimoli del mondo, ma da questi si è difesa come ci si difende da attacchi che non si sa come fronteggiare? La modella che porta in giro un corpo che celebra la sua perfezione anatomica è ancora al mondo o, come una suora di clausura, è blindata in quell'atmosfera di purezza diafana che spranga la sua femminilità come potrebbe fare una vetrina di una gioielleria, dove la donna è esposta come una pietra preziosa e, in questa preziosa esposizione, irrimediabilmente ridotta a oggetto totale e inutile? Quindi il corpo è un destino, ma il nostro modo di essere al mondo, di prendervi parte, di rispondere ai suoi richiami, alle sue sollecitazioni d'amore e di dolore modificano così radicalmente il nostro corpo, da renderlo alla fine l'immagine fedele del nostro carattere che nel corpo si esprime, dando un immediato riflesso di chi noi veramente siamo. E noi siamo i costruttori del nostro corpo, come lascia a intendere la parola "faccia" dal latino "facies" che significa "fare", o la parola "viso" dal latino "visus" da cui il francese "visage" e il tedesco "Gesicht", dove evidenti sono le allusioni all'atto del "vedere". Noi infatti siamo anche come gli altri ci vedono. E il loro interesse positivo o negativo per alcuni aspetti del nostro corpo, porta a una modificazione della nostra immagine che accentua o rimuove ciò che sente accettato o respinto. Ma se lo sguardo degli altri ci modifica e alla fine ci costruisce, allora diciamolo: il nostro corpo non è del tutto confinato nella sua costituzione anatomica, ma è continuamente modificato dal nostro rapporto con gli atri. E il nostro tasso di socializzazioni modifica il nostro corpo più radicalmente di quanto non facciano gli interventi estetici che, incidendo solo sulla sua anatomia, non dicono nulla di quello che noi siamo, ma solo dei canoni collettivi di bellezza, a cui ci assoggettiamo perché non nutriamo alcuna fiducia in noi.
 
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