GOLD SILVER e metalli in generale Vol. 18

robinbreak

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un po' di storia....

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argento /oro ... 6.0
Argento/Silver & Oro/Gold 5.0
Argento/Silver & Oro/Gold 4.0
Argento/silver 3.0
Argento/silver 2.0

--------------------------------------------------

Una vita di metalli preziosi comprati, venduti, scambiati e regalati.
Non tutti miei ovviamente. :D
Perche' il metallo fisico sara' sempre metallo fisico.

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--------------------------------------------------

I seguenti grafici si autoaggiornano, in quanto link ad immagini aggiornate quotidianamente da finviz


fut_chart.ashx


fut_chart.ashx


fut_chart.ashx


fut_chart.ashx


fut_chart.ashx



Istruzioni per l'uso...
...adattate al silver e con il permesso di Prylar :D



Avviso per chi si affaccia per la prima volta sul settore.

Trattare le materie prime non e' come trattare le azioni, a prescindere dalla loro volatilità e fattore di rischio.
Pensare che si possa passare con disinvoltura dall'esperienza di trading sui Paesi emergenti - per citare un settore azionario particolarmente rischioso - al trading sul gas naturale utilizzando magari ETC a leva, attratti dai potenziali rapidi ed elevati rendimenti, è un ottimo sistema per dissolvere rapidamente (e spesso definitivamente) parti importanti del proprio capitale e poi cadere, a ragione, in profonde depressioni.

Il primo suggerimento da dare alle new entry, prima di cimentarsi in questo settore, è di prendersi qualche giornata per rileggersi il più possibile dei post dei vecchi threads.
Rivivere nelle testimonianze fornite in tempo reale da tutti coloro che oltre ad investire hanno scambiato con gli altri idee, euforia, paure e scelte di investimento è il modo migliore per comprendere quanto a dura prova sia sottoposto, nei momenti di maggiore volatilità, l'equilibrio emotivo più ancora del capitale investito.


Quindi si consiglia a chi si avvicina per la prima volta agli ETC di NON investire senza prima

  1. Avere ben comprese le caratteristiche degli strumenti utilizzati (futures, certificati, ETC long e short con o senza leva), il rapporto che questi strumenti hanno con gl'indici sottostanti (ad esempio la dipendenza dagli spread tra i futures a scadenze diversa e quindi la dipendenza da contango o backwardation) e che influenza nefasta hanno su di essi il fattore tempo e il decadimento da volatilità.

  2. Conoscere l'entità e l'imprevedibilità della volatilità delle quotazioni ed essere capace di gestirla, sia tecnicamente sia soprattutto emotivamente.

  3. Aver predisposto una efficace gestione del rischio utilizzando stop loss, take profit, ingressi e uscite diluite nel tempo, strumenti di copertura, eccetera.

  4. Conoscere gli orari di contrattazione e i rischi ulteriori che si corrono a tenere posizioni aperte per più giorni, esposte quindi alle fluttuazioni sul mercato americano mentre il mercato europeo è chiuso: i futures sul SILVER sono scambiati in continuo , mentre gli ETC si possono trattare solo a borsa italiana aperta.

  5. Essere consapevoli della dipendenza delle quotazioni dal cambio euro/dollaro (i future sul gas sono quotati in dollari).

  6. Essere certi di poter seguire quotidianamente le quotazioni, soprattutto nei momenti di svolta del mercato.

  7. Conoscere la dipendenza delle materie prime da eventi politici, economici, ambientali che possono modificarne radicalmente e improvvisamente l'andamento.
Il mercato delle materie prime è particolarmente pericoloso per i cassettisti, non solo per il loro andamento ciclico ma soprattutto per le caratteristiche degli strumenti di investimento - massimamente gli ETC - che, in talune condizioni che si verificano spesso, possono non seguire (o seguire solo parzialmente) il sottostante nei rialzi, ma seguendolo fin troppo bene nei ribassi, di solito amplificandoli.

Un cassettista che s'illuda di recuperare le perdite attendendo tempi migliori dovrebbe osservare l'andamento in continuo calo, sia pure con oscillazioni, delle quotazioni degli ETC - soprattutto quelli in leva - rispetto al valore dei sottoindici DJ-UBSxx che sono il sottostante di ETC, calo coerente con quanto esposto nel paragrafo precedente: quando dopo una discesa una materia prima recupera la perdita, il certificato/ETC si ferma di solito a un valore inferiore, spesso anche di molto, a quello di partenza.
Suggerisco di guardare i grafici a due anni dell'indice DJUBSNG e dell'ETC "ETFS Leveraged Natural Gas" (ad esempio qui) per comprendere appieno e con solo uno sguardo, che armi di distruzione di capitali siano il tempo e il decadimento da volatilità applicati agli ETC!

Per contro, gli strumenti disponibili per operare, soprattutto quelli a leva, pur essendo estremamente pericolosi se utilizzati contro trend possono essere estremamente efficaci nelle operazioni intraday o nelle posizioni aperte con un orizzonte temporale brevissimo, ma a condizione di utilizzarli con coscienza e competenza: sono difficili da gestire come tutti quelli basati sui futures, dove disciplina e gestione del rischio sono copiosamente richiesti.

Rileggere e studiare i post precedenti è quindi un'ottima palestra, sia per consolidare le proprie competenze tecniche, sia per comprendere, dal diario in real time di chi c'è già passato, a quali momenti di tensione si andrà incontro.

Valutare quindi con molta attenzione quanto questo tipo di investimento sia compatibile con la propria preparazione tecnica e il proprio profilo di rischio.
Non entrare in questo mercato senza una strategia in grado di tollerare nuovi minimi. Pur senza operare con strumenti derivati tipo future o warrant, anche con strumenti con semplice leva 2 la possibilità di perdere il 20% in una sola giornata e il 50% o più in pochi giorni è tutt'altro che remota, anzi: è piuttosto concreta, come ha dimostrato l'ETC in leva sull'argento ai primi di maggio 2011.


uc


Correlazione fra quotazioni del cambio EUR/USD ed ETC/ETF.

Gli ETC, siano essi short, long senza leva e long con leva, sono strumenti il cui sottostante è quotato in dollari americani. Da un po' di tempo esistono anche ETC ed ETN con protezione dal rischio cambio, ma in questa sede parliamo di quelli che non hanno tale protezione. La quotazione in euro che viene visualizzata sulle piattaforme di trading europeo risente anche del cambio. E' pertanto possibile che un movimento del cambio EUR/USD possa portare sia lo strumento short che quelli long ad essere verdi/rossi contemporaneamente, oppure mostrare variazioni di prezzo non correlate a quelle del prezzo spot della materia prima.

Vista la natura degli strumenti, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro è un evento negativo perchè la quotazione in euro di uno qualsiasi di questi strumenti diminuisce. Al contrario, se il dollaro si apprezza sull'euro la quotazione in euro di questi strumenti aumenta di valore. OCCHIO QUINDI AL CAMBIO EUR/USD.

Ringraziando Marble per la pazienza e la tenacia con cui a suo tempo ci spiegò questi concetti, faccio una precisazione molto importante:
sugli strumenti in leva, IL CAMBIO NON HA EFFETTO LEVA. Se l'euro guadagna l'1% sul dollaro, sia lo strumento in leva che lo strumento senza leva perdono l'1% nella loro quotazione in euro.


Raccolta di post e contributi sulle caratteristiche e le problematiche del rollover in presenza di contango-backwardation.

Marble.





Comunque ora cerchiamo di spiegare perché gli ETC non sono come un ETF o un'azione.

  1. Per tradare silver si deve tradare direttamente un future o un qualche strumento che si basa sui futures. Al COMEX viene quotato un future per ogni mese di "consegna". Ogni future scade 5 gg lavorativi prima della fine del mese precedente (ovvero Novembre scade a fine Ottobre). Ciò comporta che se si vuole tenere nel tempo una posizione sul silver si è costretti a vendere il future prima della scadenza e comprare un future successivo.
    Questa operazione è detta ROLL (o anche "rollover") ed in sé è un fatto puramente tecnico.

  2. Come avviene il Roll? (* - vedere la nota in basso)
    Gli ETC hanno come sottostante un indice (Il DJ UBS SILVER Subindex) che applica regole ferree sul roll: com'è spiegato anche nel post #3 qui sotto, ogni mese pari, fra il 5° ed il 9° giorno di apertura dei mercati, l'ETC vende ogni sera il 20% del future che ha in portafoglio e compra un pari importo del future che scade tre mesi dopo.
    Esempio: a inizio Ottobre, vende il future di Novembre e compra quello di Gennaio. Dopo due mesi, a Dicembre, venderà Gennaio per comprare Marzo. E così via. Gli ETC replicano tale indice.

  3. Non abbiate paura del ROLL.
    Anche se il future che si compra costa di più di quello che si vende (di solito è così e questo fenomeno si chiama "contango"), ciò non comporta un calo della quotazione dell’ETC perché si avranno meno quote ma di valore maggiore: il valore in portafoglio resta costante.

  4. Eventualmente, potreste temere il CONTANGO.
    Come detto, di norma il future successivo costa un po’ di più del future che sta per scadere (soprattutto in vista dell'Inverno). Questa situazione è detta Contango.
    La situazione inversa, detta BACKWARDATION, è più rara. In situazione di Contango può accadere piuttosto facilmente che dopo il roll il nuovo future scenda di prezzo per allinearsi ai future più prossimi alla scadenza. Ciò SIGNIFICA che in assenza di “turbative” che facciano fortemente oscillare il valore del silver (uragani, crisi economica, siccità, insetti....), l’ETC Long di norma perde valore nel tempo.
    Anche per questo motivo l'ETC NON È strumento da cassettista.

  5. Un'ultima avvertenza.
    I future che hanno scadenza più vicina sono normalmente più volatili di quelli con scadenza più lontana, per cui nei periodi in cui l’indice replica il future vicino alla scadenza l’ETC è molto volatile. Ci sono giornate in cui la quotazione dell'ETC in leva può oscillare in più o in meno con percentuali a doppia cifra in meno di mezz’ora.
    Quando invece l’indice replica un future più lontano, le oscillazioni sono più limitate ma in genere concordi con il future più vicino (ovvero se cresce il future prossimo, crescono – meno – anche i successivi, e viceversa).

Dai precedenti contributi, quindi, si capisce che il roll in condizioni di contango aumenta anche di molto la quotazione del future, lasciando purtroppo inalterata la quotazione dell'ETC associato.
E' come se lo spread tra i contratti aumentasse il prezzo di carico della posizione sull'ETC sottraendo integralmente all'investitore il relativo guadagno, come se fosse una tassa occulta.
Quindi, in una lunga fase di crescita delle quotazioni, all'ETC vengono sottratti tutti i potenziali guadagni associati agli spread di tutti i roll eseguiti in condizioni di contango, provocando una perdita solo occulta, in quanto si guadagna meno di quanto si dovrebbe.
Per contro, quotazioni sempre più alte del future ne aumentano proporzionalmente il rischio di ribassi che, al contrario, si ripercuotono integralmente sulla quotazione dell'ETC.

Il contango, quindi, limita il premio al rischio dell'investitore long che compra a prezzi bassi perchè gli erode tutti i guadagni legati agli spread durante i roll, esponendolo invece in pieno ai ribassi del future sottostante.

(*) In QUESTO POST c'è un'ulteriore spiegazione del meccanismo del roll-over e dell'influenza che hanno contango e backwardation sulle quotazioni degli ETC; nello specifico si parla del silver ma il discorso è valido per tutti gli ETC in leva.
 
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robinbreak

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Buonasera Robin, cortesemente, tra gli "scappati di casa" su cui posizionare un eventuale cippino, inseriresti GSV ?

Grazie.

Gold Standard Ventures Corp. | Home

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Anzitutto specifichiamo cosa stai comprando se compri GSV.
Non stai comprando oro, non stai comprando una miniera in produzione.
Stai comprando diritti di estrazione su questo pezzo di terra nel deserto del Nevada.

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PmgOuEi.png


3uWkoRb.png


Ad oggi l'azienda ha zero fatturato (quindi perdite nette), non ha un'oncia d'oro a bilancio, non ha MAI estratto un'oncia d'oro dal terreno di cui sopra.

Pero' hanno fatto diversi rilievi in superficie ed hanno trovato delle vene promettenti.
Non hanno nemmeno i soldi per fare rilievi in profondita', quindi per ora hanno posticipato le perforazioni a data da destinarsi (questo potrebbe essere un bene se tra qualche anno trovano altro oro in profondita').

Parliamoci chiaro, un'azienda come questa e' lontana 5 anni dall'estrarre la prima oncia d'oro (ottimisticamente), probabilmente 10 anni dal fare profitti stabili.
Pero' se dovesse partire un bull market sui preziosi, GSV diveneterebbe un target goloso per l'acquisizione da parte di una major (NEM, AEM, GOLD, etc) essendo un deposito nella migliore giurisdizione del mondo (Nevada), con molto potenziale, ad un prezzo abbastanza basso, e con la possibilita' che si trovi altro metallo nelle vicinanze o in profondita'.

Quindi si' un cippino ci sta.
Ma voglio specificare, una speculazione come questa e' forse al decimo posto nella scala di priorita' di un investitore.
Migliaia di aziende come questa sono finite nel nulla nonostante i bull market sui preziosi.
 
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loucyfer

Poenitentiam agite!
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Anzitutto specifichiamo cosa stai comprando se compri GSV.
Non stai comprando oro, non stai comprando una miniera in produzione.
Stai comprando diritti di estrazione su questo pezzo di terra nel deserto del Nevada.

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Ad oggi l'azienda ha zero fatturato (quindi perdite nette), non ha un'oncia d'oro a bilancio, non ha MAI estratto un'oncia d'oro dal terreno di cui sopra.

Pero' hanno fatto diversi rilievi in superficie ed hanno trovato delle vene promettenti.
Non hanno nemmeno i soldi per fare rilievi in profondita', quindi per hanno posticipato le perforazioni a data da destinarsi (questo potrebbe essere un bene se tra qualche anno trovano altro oro in profondita').

Parliamoci chiaro, un'azienda come questa e' lontana 5 anni dall'estrarre la prima oncia d'oro (ottimisticamente), probabilmente 10 anni dal fare profitti stabili.
Pero' se dovesse partire un bull market sui preziosi, GSV diveneterebbe un target goloso per l'acquisizione da parte di una major (NEM, AEM, GOLD, etc) essendo un deposito nella migliore giurisdizione del mondo (Nevada), con molto potenziale, ad un prezzo abbastanza basso, e con la possibilita' che si trovi altro metallo nelle vicinanze o in profondita'.

Quindi si' un cippino ci sta.
Ma voglio specificare, una speculazione come questa e' forse al decimo posto nella scala di priorita' di un investitore.
Migliaia di aziende come questa sono finite nel nulla nonostante i bull market sui preziosi.

OK!OK!OK!
 

loucyfer

Poenitentiam agite!
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Cortesemente ancora un'idea speculativa Robin, in considerazione del fatto che vivi in Canada.

Cosa ne pensi del settore cannabis (ovviamente se lo conosci) e in particolare delle due più grandi aziende canadesi del settore, TLRY e CGC ?

Grazie.:)
 

alex77

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robin ma da quante once sono quelle monetone d'argento ?
5 oz ?
 

robinbreak

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Cortesemente ancora un'idea speculativa Robin, in considerazione del fatto che vivi in Canada.

Cosa ne pensi del settore cannabis (ovviamente se lo conosci) e in particolare delle due più grandi aziende canadesi del settore, TLRY e CGC ?

Grazie.:)

Sono esposto su TLRY e CGC con cippini minuscoli del portafoglio, comprati qualche mese fa.
Ma e' un buon esempio per capire come gestire i bear market.
Il trend e' in discesa da 12 mesi, quindi la mia strategia operativa e' quella di vendere call a breve sulla posizione in portafoglio, e vendere put a lungo su quello che considero "full position at cheap price".

Prendendo ad esempio pratico TLRY.
Ho 200 azioni e il mio prezzo di carico e' attorno agli $11. Prezzo attuale $5.19
Mi piacerebbe avere una posizione totale di 600 azioni entro il 2023.
Quindi vendo 2 lotti di call scadenza 14 aprile 2022, strike $6. Incasso circa $60. Ogni 2 mesi faccio rollover. Ne ho gia' venduti 3 lotti (scaduti out of money) ed incassato oltre $200.
Vendo 2 lotti di put scadenza 17 giugno 2022, strike $4. Incasso circa $80. Ogni 4 mesi faccio rollover. Ne ho gia' venduto un lotto (scaduto out of money) ed incassato $100.
Vendo 2 lotti di put scadenza 20 gennaio 2023, strike $4. Incasso circa $190. Ogni 12 mesi faccio rollover.
Per i movimenti di cui sopra ovviamente paghero' commissioni e tasse.
E il tutto sotto marginazione, quindi anche un po' di pagamenti di interesse sul debito.
Ma il cash flow e il cuscinetto che le opzioni provvedono a fornire nell'arco dei prossimi 18 mesi mi permetteranno di avere la mia posizione su TLRY di 600 azioni a prezzi scontati, anche supponendo che il bear market continui (anzi, sperando che il bear market continui cosi' mi triggherano le put a $4 e mi vengono assegnate le azioni)


wPed1W0.png


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loucyfer

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Sono esposto su TLRY e CGC con cippini minuscoli del portafoglio, comprati qualche mese fa.
Ma e' un buon esempio per capire come gestire i bear market.
Il trend e' in discesa da 12 mesi, quindi la mia strategia operativa e' quella di vendere call a breve sulla posizione in portafoglio, e vendere put a lungo su quello che considero "full position at cheap price".

Prendendo ad esempio pratico TLRY.
Ho 200 azioni e il mio prezzo di carico e' attorno agli $11. Prezzo attuale $5.19
Mi piacerebbe avere una posizione totale di 600 azioni entro il 2023.
Quindi vendo 2 lotti di call scadenza 14 aprile 2022, strike $6. Incasso circa $60. Ogni 2 mesi faccio rollover. Ne ho gia' venduti 3 lotti (scaduti out of money) ed incassato oltre $200.
Vendo 2 lotti di put scadenza 17 giugno 2022, strike $4. Incasso circa $80. Ogni 4 mesi faccio rollover. Ne ho gia' venduto un lotto (scaduto out of money) ed incassato $100.
Vendo 2 lotti di put scadenza 20 gennaio 2023, strike $4. Incasso circa $190. Ogni 12 mesi faccio rollover.
Per i movimenti di cui sopra ovviamente paghero' commissioni e tasse.
E il tutto sotto marginazione, quindi anche un po' di pagamenti di interesse sul debito.
Ma il cash flow e il cuscinetto che le opzioni provvedono a fornire nell'arco dei prossimi 18 mesi mi permetteranno di avere la mia posizione su TLRY di 600 azioni a prezzi scontati, anche supponendo che il bear market continui (anzi, sperando che il bear market continui cosi' mi triggherano le put a $4 e mi vengono assegnate le azioni)


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robinbreak

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Secondo voi queste riserve sono circa aggiornate ad oggi?

L’Italia è 3a al mondo come riserve d’oro ?


Gold Reserves - Countries - List

Sì l'Italia non è messa male in quanto ad oro statale.
Però quell'oro è nelle mani di politici e burocrati della peggior razza, visto che ogni anno riusciamo ad eleggere individui sempre più infimi a spendere le nostre tasse e gestire il nostro paese.

Il vero oro che conta è quello nelle mani dei privati, quello che può essere scambiato brevi manu, regalato, comprato e venduto, maneggiato, vestito, esaminato, visionato, valutato, adorato ed amato.

Quello sotto il controllo di Draghi tale non è, e quindi irrilevante dal punto di vista della ricchezza e del benessere del paese.

Per quanto riguarda metalli preziosi posseduti privatamente, India e Cina sono davanti a tutti.
 

moneysi

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Sì l'Italia non è messa male in quanto ad oro statale.
Però quell'oro è nelle mani di politici e burocrati della peggior razza, visto che ogni anno riusciamo ad eleggere individui sempre più infimi a spendere le nostre tasse e gestire il nostro paese.

Il vero oro che conta è quello nelle mani dei privati, quello che può essere scambiato brevi manu, regalato, comprato e venduto, maneggiato, vestito, esaminato, visionato, valutato, adorato ed amato.

Quello sotto il controllo di Draghi tale non è, e quindi irrilevante dal punto di vista della ricchezza e del benessere del paese.

Per quanto riguarda metalli preziosi posseduti privatamente, India e Cina sono davanti a tutti.

Più che altro volevo farmi un idea di quelle che possono essere le garanzie italiane in uno scenario non piacevole europeo. Tanto per capire quali possono essere le prime pedine a cadere.
Chiaramente chi gestisce quelle riserve è forse ancora più importante.

C’è anche il dato di quanto circolante/debito italiano c’è a fronte di quella riserva ?

Edit:
Grafici non ne trovò, ma trovo curioso che in proporzione il debito UK sia coperto da meno oro rispetto quello italiano.
Non mi è chiaro in base a quale politica/filosofia una nazione decida di avere più o meno riserve d’ oro.
Alla fine in Italia abbiamo 1/3 dell oro usa, uk ha 1/10 della quantità dell Italia
 
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Bubino451

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A prescindere dalle ragioni per cui il platino e' a prezzi stracciati (usi industriali, preferenze di gioielleria, etc), il fisico lo si compra per tenerlo decenni.
E ci sono altrettante ragioni per cui il platino fra qualche decennio potra' ritovare il suo splendore.

15 anni fa, quando ancora ero in Italia, riuscii a comprare qualche lingotto e moneta di palladio a $600 l'oncia.
Certo non mi aspettavo che il palladio sarebbe arrivato a $3000, ma che fosse sottoprezzato rispetto ad altri preziosi era relativamente evidente.
Tra le altre, un paio di queste monete "struzzo" australiane:

Ora potrebbe essere il momento buono per venderle, magari facendo uno scambio palladio-platino.
Ma vendere metallo mette sempre un po' di tristezza... anche perche' di palladio ho solo poche once... meglio sarebbe se riuscissi a trovare un broker che mi accettasse il palladio come collaterale per un prestito (25-30% del valore), e con quel 30% icrementare sul platino. Ci sono alcune aziende in Svizzera che fanno questo tipo di business, ovviamente il metallo va depositato nel loro caveau.

Beh speriamo prima di qualche decennio...io infatti ho puntato sul platino proprio perchè storicamente sottoprezzato rispetto alla media storica,speriamo sia come dici te che risalga.Sullo switch palladio-platino,essendo la differenza di prezzo esasperata potrebbe essere una mossa vincente sul lungo periodo,anche se per capire relamente come stanno le cose e se è un buon affare, bisognerebbe capire prima perchè il platino prezza molto meno rispetto al palladio.
 

Bubino451

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Più che altro volevo farmi un idea di quelle che possono essere le garanzie italiane in uno scenario non piacevole europeo. Tanto per capire quali possono essere le prime pedine a cadere.
Chiaramente chi gestisce quelle riserve è forse ancora più importante.

C’è anche il dato di quanto circolante/debito italiano c’è a fronte di quella riserva ?

Edit:
Grafici non ne trovò, ma trovo curioso che in proporzione il debito UK sia coperto da meno oro rispetto quello italiano.
Non mi è chiaro in base a quale politica/filosofia una nazione decida di avere più o meno riserve d’ oro.
Alla fine in Italia abbiamo 1/3 dell oro usa, uk ha 1/10 della quantità dell Italia

E'banca d'Italia che gestisce quelle riserve il fine è quello di garantire la stabilità del sistema finanziario italiano.Anni addietro quell'oro servì per chiedere prestiti a garanzia da parte di altri Stati,Germania ad esempio.
 

claudito77

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condivido con voi questo articolo analitico su cosa possa riservarci il futuro (finanziario e non). Buona lettura

Welcome to the second phase of the Great Reset: war.

While the pandemic acclimatised the world to lockdowns, normalised the acceptance of experimental medications, precipitated the greatest transfer of wealth to corporations by decimating SMEs and adjusted the muscle memory of workforce operations in preparation for a cybernetic future, an additional vector was required to accelerate the economic collapse before nations can ‘Build Back Better.’

I present below several ways in which the current conflict between Russia and Ukraine is the next catalyst for the World Economic Forum’s Great Reset agenda, facilitated by an interconnected web of global stakeholders and a diffuse network of public-private partnerships.

1. The war between Russia and Ukraine is already causing unprecedented disruption to global supply chains, exacerbating fuel shortages and inducing chronic levels of inflation.
As geopolitical tensions morph into a protracted conflict between NATO and the Sino-Russia axis, a second contraction may plunge the economy into stagflation.
In the years ahead, the combination of subpar growth and runaway inflation will force a global economic underclass into micro-work contracts and low-wage jobs in an emerging gig economy.
Another recession will compound global resource thirst, narrow the scope for self-sufficiency and significantly increase dependence on government subsidies.
With the immiseration of a significant portion of the world’s labour force looming on the horizon, this may well be a prelude to the introduction of a Universal Basic Income, leading to a highly stratified neo-feudal order.
Therefore, the World Economic Forum’s ominous prediction that we will ‘own nothing and be happy’ by 2030 seems to be unfolding with horrifying rapidity.

2. The war’s economic fallout will lead to a dramatic downsizing of the global workforce.

The architects of the Great Reset have anticipated this trend for a number of years and will exploit this economic turbulence by propelling the role of disruptive technologies to meet global challenges and fundamentally alter traditional business patterns to keep pace with rapid changes in technology.
Like the pandemic, disaster preparedness in the age of conflict will rest significantly on the willingness to embrace specific technological innovations in the public and private spheres so that future generations can supply the labour demands of the Great Reset.
A recurring theme in Klaus Schwab’s Shaping the Future of the Fourth Industrial Revolution is that groundbreaking technological and scientific innovations will no longer be relegated to the physical world around us but become extensions of ourselves.
He emphasises the primacy of emerging technologies in a next generation workforce and highlights the urgency to push ahead with plans to digitise several aspects of the global labour force through scalable technology based solutions.
Those spearheading the Great Reset seek to manage geopolitical risk by creating new markets which revolve around digital innovations, e-strategies, telepresence labour, Artificial Intelligence, robotics, nanotechnology, the Internet of Things and the Internet of Bodies.
The breakneck speed in which AI technologies are being deployed suggest that the optimization of such technologies will initially bear on traditional industries and professions which offer a safety net for hundreds of millions of workers, such as farming, retail, catering, manufacturing and the courier industries.
However, automation in the form of robots, smart software and machine learning will not be limited to jobs which are routine, repetitive and predictable.
AI systems are on the verge of wholesale automation of various white collar jobs, particularly in areas which involve information processing and pattern recognition such as accounting, HR and middle management positions.
Although anticipating future employment trends is no easy task, it’s safe to say that the combined threat of pandemics and wars means the labour force is on the brink of an unprecedented reshuffle with technology reshaping logistics, potentially threatening hundreds of millions of blue and white collar jobs, resulting in the greatest and fastest displacement of jobs in history and foreshadowing a labour market shift which was previously inconceivable.
While it has long been anticipated that the increased use of technology in the private sector would result in massive job losses, pandemic lockdowns and the coming disruption caused by a war will speed up this process, and many companies will be left with no other option but to lay off staff and replace them with creative technological solutions merely for the survival of their businesses.
In other words, many of the jobs which will be lost in the years ahead were already moving towards redundancy and are unlikely to be recovered once the dust is settled.

3. The war has significantly reduced Europe’s reliance on the Russian energy sector and reinforced the centrality of the UN Sustainable Development Goals and ‘net zero‘ emissions which lies at the heart of the Great Reset.

Policymakers marching lockstep with the Great Reset have capitalised on the tough sanctions against Russia by accelerating the shift towards ‘green’ energy and reiterating the importance of decarbonisation as part of the ‘fight against climate change’.
However, it would be very short-sighted to assume that the Great Reset is ultimately geared towards the equitable distribution of ‘green’ hydrogen and carbon-neutral synthetic fuels replacing petrol & diesel.
While UN SDGs are crucial to post-pandemic recovery, more importantly, they are fundamental to the makeover of shareholder capitalism which is now being vaunted by the Davos elites as ‘stakeholder capitalism’.
In economic terms, this refers to a system where governments are no longer the final arbiters of state policies as unelected private corporations become the de facto trustees of society, taking on the direct responsibility to address the world’s social, economic and environmental challenges through macroeconomic cooperation and a multi-stakeholder model of global governance.
Under such an economic construct, asset holding conglomerates can redirect the flow of global capital by aligning investments with the UN’s SDGs and configuring them as Environmental, Social, and Corporate Governance (ESG) compliant so that new international markets can be built on the disaster and misery of potentially hundreds of millions of people reeling from the economic collapse caused by war.
Therefore, the war offers a huge impetus for the governments pushing the reset to actively pursue energy independence, shape markets towards ‘green and inclusive growth’ and eventually move populations towards a cap-and-trade system, otherwise known as a carbon credit economy.
This will centralise power in the hands of stakeholder capitalists under the benevolent guise of reinventing capitalism through fairer and greener means, using deceptive slogans like ‘Build Back Better’ without sacrificing the perpetual growth imperative of capitalism.

4. Food shortages created by the war will offer a major boon to the synthetic biology industry as the convergence of digital technologies with materials science and biology will radically transform the agricultural sector and encourage the adoption of plant-based and lab-grown alternatives on a global scale.

Russia and Ukraine are both breadbaskets of the world and critical shortages in grains, fertilisers, vegetable oils and essential foodstuffs will catapult the importance of biotechnology to food security and sustainability and give birth to several imitation meat start-ups similar to ‘Impossible Foods’ which was co-funded by Billy Boy.
One can therefore expect more government regulation to usher a dramatic overhaul to industrial food production and cultivation, ultimately benefiting agribusiness and biotech investors, since food systems will be redesigned through emerging technologies to grow ‘sustainable’ proteins and CRISPR gene-edited patented crops.

5. Russia’s exclusion from SWIFT (The Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) foreshadows an economic reset which will generate precisely the kind of blowback necessary for corralling large swathes of the global population into a technocratic control grid.

As several economists have opined, weaponizing SWIFT, CHIPS (The Clearing House Interbank Payments System) and the US Dollar against Russia will only spur geopolitical rivals like China to accelerate the process of de-dollarisation.
The main benefactor of economic sanctions against Russia appears to be China which can reshape the Eurasian market by encouraging member states of the Shanghai Cooperation Organisation (SCO) and BRICS to bypass the SWIFT ecosystem and settle cross-border international payments in the Digital Yuan.
While the demand for cryptocurrencies will see a massive spike, this is likely to encourage many governments to increasingly regulate the sector through public blockchains and enforce a multilateral ban on decentralised cryptocurrencies.
The shift to crypto could be the dress rehearsal to eventually expedite plans for programmable money overseen by a federal regulator, leading to the greater accretion of power in the hands of a powerful global technocracy and thus sealing our enslavement to financial institutions.
I believe this war will bring currencies to parity, therefore heralding a new Bretton Woods moment which promises to transform the operation of international banking and macroeconomic cooperation through the future adoption of central bank digital currencies.

6. This war marks a major inflection point in the globalist aspiration for a new international rules-based order anchored in Eurasia.

As the ‘father of geopolitics’ Halford Mackinder opined over a century ago, the rise of every global hegemon in the past 500 years has been possible because of dominance over Eurasia. Similarly, their decline has been associated with losing control over that pivotal landmass.
This causal connection between geography and power has not gone unnoticed by the global network of stakeholders representing the WEF, many of whom have anticipated the transition to a multipolar era and return to great power competition amid America’s receding political and economic influence and a pressing need for what technocrats call smart globalisation.
While America tries desperately to cling to its superpower status, China’s economic ascent and Russia’s regional ambitions threaten to upend the strategic axial points of Eurasia (Western Europe and Asia Pacific).
The region in which America previously enjoyed uncontested hegemony is no longer impervious to cracks and we may be witnessing a changing of the guard which dramatically alters the calculus of global force projection.
Although China’s ambitious Belt and Road Initiative (BRI) has the potential to unify the world-island (Asia, Africa and Europe) and cause a tectonic shift in the locus of global power, the recent invasion of Ukraine will have far-reaching consequences for China-Europe rail freight.
The Ukrainian President Zelensky claimed that Ukraine could function as the BRI’s gateway to Europe. Therefore, we cannot ignore China’s huge stake in the recent tensions over Ukraine, nor can we ignore NATO’s underlying ambition to check China’s rise in the region by limiting the sale of Ukrainian assets to China and doing everything in its capacity to thwart The Modern Silk Road.
As sanctions push Russia towards consolidating bilateral ties with China and fully integrating with the BRI, a Pan-Eurasian trading bloc may be the realignment which forces a shared governance of the global commons and a reset to the age of US exceptionalism.

7. With speculation mounting over the war’s long term impact on bilateral trade flows between China and Europe, the Russia-Ukraine conflict will catapult Israel – a leading advocate of the Great Reset – to even greater international prominence.

Israel is a highly attractive BRI market for China and the CCP is acutely aware of Israel’s importance as a strategic outpost connecting the Indian Ocean and the Mediterranean Sea through the Gulf of Suez.
Furthermore, the Chinese government has for many years acknowledged the primacy of Israel as a global technology hub and capitalised on Israel’s innovation capabilities to help meet its own strategic challenges.
Therefore, Naftali Bennet’s mediation between Moscow and Kiev is likely to factor the instrumental role of the Belt and Road Initiative (BRI) in expanding both China and Israel’s regional and global strategic footprint.
Israel’s status as among the leading tech hubs of the future and gateway connecting Europe and the Middle East is inextricably tied to the web of physical infrastructures, such as roads, railways, ports and energy pipelines which China has been building over the past decade.
Already a powerhouse in auto-technologies, robotics and cybersecurity, Israel aspires to be the central nation in the millennial Kingdom and the country’s tech startups are predicted to play a key role in the fourth industrial revolution.
Strengthening its evolving relationship with China amid the Russia-Ukraine crisis could help propel Israel into a regional hegemon par excellence with a large share of centralised economic and technological power converging in Jerusalem.
As Israel embarks on efforts to diversify its export markets and investments away from the United States, it begs an important question.
Is Israel in the formative stages of outsourcing its security interests away from the US and hedging its bets on the Sino-Russia axis?

8. It is now common knowledge that Digital IDs are a central plank in the World Economic Forum’s Great Reset agenda and are to be streamlined across industries, supply chains and markets as a way of advancing the UN 2030 SDGs and delivering individualised and integrated services in future smart cities.

Many have cottoned on to how such a platform can be used to usher in a global system of technocratic population control and compliance by incorporating humanity into a new corporate value chain where citizens are mined as data commodities for ESG investors and human capital bond markets and assigned a social and climate score based on how well they measure up against the UN SDGs.
This seamless verification of people and connected devices in smart environments can only take place once our biometrics, health records, finances, education transcripts, consumer habits, carbon footprint and the entire sum of human experiences is stored on an interoperable database to determine our conformity with the UN SDGs, thus forcing a monumental change to our social contract.
Vaccine passports were initially touted by public-private partnerships as an entry point for Digital IDs. Now that such a logic has run its course, how might the present geopolitical tensions contribute to scaling what is the key node in a new digital ecosystem?
Ukraine has traditionally been called Europe’s breadbasket and alongside Russia, both nations are major global suppliers of staple grains. Therefore, the war has all the makings of a black swan for commodities and inflation.
With an economy teetering on the brink of collapse due to a global supply crunch, I believe the resulting economic tremors will trigger wartime emergencies across the world and the public will be told to brace themselves for rationing.
Once this takes place, the multilateral adoption of Digital IDs which interface with Central Bank Digital Currencies can be touted as the solution to efficiently manage and distribute household rations under an unprecedented state of emergency and exception.
The Bank of England has already floated the prospect of programmable cash which can only be spent on essentials or goods which an employer or government deem sensible.
Once the issuer is granted control over how it is spent by the recipient, it will become nigh impossible to function adequately without a Digital ID, which will be required to receive food parcels and obtain a basic means of subsistence. Think UBI (Universal Basic Income).
If food inflation continues on an upward trajectory with no signs of abating, governments may institute price controls in the form of rationing and ration entries could be logged on blockchain ledgers on the Digital ID to track our carbon footprint and consumptive habits during a national emergency.

9. Europe is directly in the line of fire once a hybrid war between NATO and the Sino-Russia axis is underway.

It would be remiss to ignore the clear and present danger posed by a cyber attack on banks and critical infrastructure or even a tentative and tactical nuclear exchange with intercontinental ballistic missiles (ICBMs).
I can’t see how any warring party will not be limited by the doctrine of mutually assured destruction so a thermonuclear fallout is unlikely.
However, the use of remote access technologies to erase system memory from the SWIFT banking apparatus or Cross-Border Interbank Payment System can potentially render much of the international economy non-operational and send the dollar into a tailspin.
If an event of such cataclysmic proportions was to occur, it will undoubtedly lead to increasing demands to overhaul cyber security.
The fallout from such an event could very well establish a new global security protocol according to which citizens must possess a Digital ID as a necessary national security measure.
One can imagine how accessing the internet or public services in the aftermath of a nationwide cyberattack may require citizens to use a Digital ID to authenticate that their online activities and transactions are from a legitimate and non-malicious source.
There are few coincidences in politics.

10. The economic implications of this war will be so disastrous that governments and the public sector will require a significant injection of private capital to address the financing shortfall.

This will effectively render the traditional separation of powers between central banking institutions and governments obsolete, as the former will be positioned to disproportionately influence the fiscal trajectory of nation states, whose sovereignty will be hollowed out by the wholesale capture of governments by the central banks and hedge funds.
Therefore, the nation-state model is gradually being upended by a global technocracy, consisting of an unelected consortium of leaders of industry, central banking oligarchs and private financial institutions, most of which are predominantly non-state corporate actors attempting to restructure global governance and enlist themselves in the global decision-making process.
Therefore, the future of international relations and the social, economic and political transformation which the world is presently undergoing in light of the pandemic and Russia-Ukraine conflict will not be decided through multilateralism and elected representatives of sovereign states.
Rather, it will be decided through a network of multi-stakeholder partnerships which are motivated by the politics of expediency and not accountable to any electorate or beholden to any state and for whom concepts like sovereignty and international law are meaningless.
 

verloc001

COSTAGUANA
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Da ragazzo sono sempre stato un assiduo lettore di Urania, e oggi a distanza di 40 anni dai giorni visionari della lettura delle utopie futuristiche piu' strampalate siamo finiti pie' pari in una realta' ben peggiore.
 

belanda

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condivido con voi questo articolo analitico su cosa possa riservarci il futuro (finanziario e non). Buona lettura

Welcome to the second phase of the Great Reset: war.

While the pandemic acclimatised the world to lockdowns, normalised the acceptance of experimental medications, precipitated the greatest transfer of wealth to corporations by decimating SMEs and adjusted the muscle memory of workforce operations in preparation for a cybernetic future, an additional vector was required to accelerate the economic collapse before nations can ‘Build Back Better.’

I present below several ways in which the current conflict between Russia and Ukraine is the next catalyst for the World Economic Forum’s Great Reset agenda, facilitated by an interconnected web of global stakeholders and a diffuse network of public-private partnerships.

1. The war between Russia and Ukraine is already causing unprecedented disruption to global supply chains, exacerbating fuel shortages and inducing chronic levels of inflation.
As geopolitical tensions morph into a protracted conflict between NATO and the Sino-Russia axis, a second contraction may plunge the economy into stagflation.
In the years ahead, the combination of subpar growth and runaway inflation will force a global economic underclass into micro-work contracts and low-wage jobs in an emerging gig economy.
Another recession will compound global resource thirst, narrow the scope for self-sufficiency and significantly increase dependence on government subsidies.
With the immiseration of a significant portion of the world’s labour force looming on the horizon, this may well be a prelude to the introduction of a Universal Basic Income, leading to a highly stratified neo-feudal order.
Therefore, the World Economic Forum’s ominous prediction that we will ‘own nothing and be happy’ by 2030 seems to be unfolding with horrifying rapidity.

2. The war’s economic fallout will lead to a dramatic downsizing of the global workforce.

The architects of the Great Reset have anticipated this trend for a number of years and will exploit this economic turbulence by propelling the role of disruptive technologies to meet global challenges and fundamentally alter traditional business patterns to keep pace with rapid changes in technology.
Like the pandemic, disaster preparedness in the age of conflict will rest significantly on the willingness to embrace specific technological innovations in the public and private spheres so that future generations can supply the labour demands of the Great Reset.
A recurring theme in Klaus Schwab’s Shaping the Future of the Fourth Industrial Revolution is that groundbreaking technological and scientific innovations will no longer be relegated to the physical world around us but become extensions of ourselves.
He emphasises the primacy of emerging technologies in a next generation workforce and highlights the urgency to push ahead with plans to digitise several aspects of the global labour force through scalable technology based solutions.
Those spearheading the Great Reset seek to manage geopolitical risk by creating new markets which revolve around digital innovations, e-strategies, telepresence labour, Artificial Intelligence, robotics, nanotechnology, the Internet of Things and the Internet of Bodies.
The breakneck speed in which AI technologies are being deployed suggest that the optimization of such technologies will initially bear on traditional industries and professions which offer a safety net for hundreds of millions of workers, such as farming, retail, catering, manufacturing and the courier industries.
However, automation in the form of robots, smart software and machine learning will not be limited to jobs which are routine, repetitive and predictable.
AI systems are on the verge of wholesale automation of various white collar jobs, particularly in areas which involve information processing and pattern recognition such as accounting, HR and middle management positions.
Although anticipating future employment trends is no easy task, it’s safe to say that the combined threat of pandemics and wars means the labour force is on the brink of an unprecedented reshuffle with technology reshaping logistics, potentially threatening hundreds of millions of blue and white collar jobs, resulting in the greatest and fastest displacement of jobs in history and foreshadowing a labour market shift which was previously inconceivable.
While it has long been anticipated that the increased use of technology in the private sector would result in massive job losses, pandemic lockdowns and the coming disruption caused by a war will speed up this process, and many companies will be left with no other option but to lay off staff and replace them with creative technological solutions merely for the survival of their businesses.
In other words, many of the jobs which will be lost in the years ahead were already moving towards redundancy and are unlikely to be recovered once the dust is settled.

3. The war has significantly reduced Europe’s reliance on the Russian energy sector and reinforced the centrality of the UN Sustainable Development Goals and ‘net zero‘ emissions which lies at the heart of the Great Reset.

Policymakers marching lockstep with the Great Reset have capitalised on the tough sanctions against Russia by accelerating the shift towards ‘green’ energy and reiterating the importance of decarbonisation as part of the ‘fight against climate change’.
However, it would be very short-sighted to assume that the Great Reset is ultimately geared towards the equitable distribution of ‘green’ hydrogen and carbon-neutral synthetic fuels replacing petrol & diesel.
While UN SDGs are crucial to post-pandemic recovery, more importantly, they are fundamental to the makeover of shareholder capitalism which is now being vaunted by the Davos elites as ‘stakeholder capitalism’.
In economic terms, this refers to a system where governments are no longer the final arbiters of state policies as unelected private corporations become the de facto trustees of society, taking on the direct responsibility to address the world’s social, economic and environmental challenges through macroeconomic cooperation and a multi-stakeholder model of global governance.
Under such an economic construct, asset holding conglomerates can redirect the flow of global capital by aligning investments with the UN’s SDGs and configuring them as Environmental, Social, and Corporate Governance (ESG) compliant so that new international markets can be built on the disaster and misery of potentially hundreds of millions of people reeling from the economic collapse caused by war.
Therefore, the war offers a huge impetus for the governments pushing the reset to actively pursue energy independence, shape markets towards ‘green and inclusive growth’ and eventually move populations towards a cap-and-trade system, otherwise known as a carbon credit economy.
This will centralise power in the hands of stakeholder capitalists under the benevolent guise of reinventing capitalism through fairer and greener means, using deceptive slogans like ‘Build Back Better’ without sacrificing the perpetual growth imperative of capitalism.

4. Food shortages created by the war will offer a major boon to the synthetic biology industry as the convergence of digital technologies with materials science and biology will radically transform the agricultural sector and encourage the adoption of plant-based and lab-grown alternatives on a global scale.

Russia and Ukraine are both breadbaskets of the world and critical shortages in grains, fertilisers, vegetable oils and essential foodstuffs will catapult the importance of biotechnology to food security and sustainability and give birth to several imitation meat start-ups similar to ‘Impossible Foods’ which was co-funded by Billy Boy.
One can therefore expect more government regulation to usher a dramatic overhaul to industrial food production and cultivation, ultimately benefiting agribusiness and biotech investors, since food systems will be redesigned through emerging technologies to grow ‘sustainable’ proteins and CRISPR gene-edited patented crops.

5. Russia’s exclusion from SWIFT (The Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) foreshadows an economic reset which will generate precisely the kind of blowback necessary for corralling large swathes of the global population into a technocratic control grid.

As several economists have opined, weaponizing SWIFT, CHIPS (The Clearing House Interbank Payments System) and the US Dollar against Russia will only spur geopolitical rivals like China to accelerate the process of de-dollarisation.
The main benefactor of economic sanctions against Russia appears to be China which can reshape the Eurasian market by encouraging member states of the Shanghai Cooperation Organisation (SCO) and BRICS to bypass the SWIFT ecosystem and settle cross-border international payments in the Digital Yuan.
While the demand for cryptocurrencies will see a massive spike, this is likely to encourage many governments to increasingly regulate the sector through public blockchains and enforce a multilateral ban on decentralised cryptocurrencies.
The shift to crypto could be the dress rehearsal to eventually expedite plans for programmable money overseen by a federal regulator, leading to the greater accretion of power in the hands of a powerful global technocracy and thus sealing our enslavement to financial institutions.
I believe this war will bring currencies to parity, therefore heralding a new Bretton Woods moment which promises to transform the operation of international banking and macroeconomic cooperation through the future adoption of central bank digital currencies.

6. This war marks a major inflection point in the globalist aspiration for a new international rules-based order anchored in Eurasia.

As the ‘father of geopolitics’ Halford Mackinder opined over a century ago, the rise of every global hegemon in the past 500 years has been possible because of dominance over Eurasia. Similarly, their decline has been associated with losing control over that pivotal landmass.
This causal connection between geography and power has not gone unnoticed by the global network of stakeholders representing the WEF, many of whom have anticipated the transition to a multipolar era and return to great power competition amid America’s receding political and economic influence and a pressing need for what technocrats call smart globalisation.
While America tries desperately to cling to its superpower status, China’s economic ascent and Russia’s regional ambitions threaten to upend the strategic axial points of Eurasia (Western Europe and Asia Pacific).
The region in which America previously enjoyed uncontested hegemony is no longer impervious to cracks and we may be witnessing a changing of the guard which dramatically alters the calculus of global force projection.
Although China’s ambitious Belt and Road Initiative (BRI) has the potential to unify the world-island (Asia, Africa and Europe) and cause a tectonic shift in the locus of global power, the recent invasion of Ukraine will have far-reaching consequences for China-Europe rail freight.
The Ukrainian President Zelensky claimed that Ukraine could function as the BRI’s gateway to Europe. Therefore, we cannot ignore China’s huge stake in the recent tensions over Ukraine, nor can we ignore NATO’s underlying ambition to check China’s rise in the region by limiting the sale of Ukrainian assets to China and doing everything in its capacity to thwart The Modern Silk Road.
As sanctions push Russia towards consolidating bilateral ties with China and fully integrating with the BRI, a Pan-Eurasian trading bloc may be the realignment which forces a shared governance of the global commons and a reset to the age of US exceptionalism.

7. With speculation mounting over the war’s long term impact on bilateral trade flows between China and Europe, the Russia-Ukraine conflict will catapult Israel – a leading advocate of the Great Reset – to even greater international prominence.

Israel is a highly attractive BRI market for China and the CCP is acutely aware of Israel’s importance as a strategic outpost connecting the Indian Ocean and the Mediterranean Sea through the Gulf of Suez.
Furthermore, the Chinese government has for many years acknowledged the primacy of Israel as a global technology hub and capitalised on Israel’s innovation capabilities to help meet its own strategic challenges.
Therefore, Naftali Bennet’s mediation between Moscow and Kiev is likely to factor the instrumental role of the Belt and Road Initiative (BRI) in expanding both China and Israel’s regional and global strategic footprint.
Israel’s status as among the leading tech hubs of the future and gateway connecting Europe and the Middle East is inextricably tied to the web of physical infrastructures, such as roads, railways, ports and energy pipelines which China has been building over the past decade.
Already a powerhouse in auto-technologies, robotics and cybersecurity, Israel aspires to be the central nation in the millennial Kingdom and the country’s tech startups are predicted to play a key role in the fourth industrial revolution.
Strengthening its evolving relationship with China amid the Russia-Ukraine crisis could help propel Israel into a regional hegemon par excellence with a large share of centralised economic and technological power converging in Jerusalem.
As Israel embarks on efforts to diversify its export markets and investments away from the United States, it begs an important question.
Is Israel in the formative stages of outsourcing its security interests away from the US and hedging its bets on the Sino-Russia axis?

8. It is now common knowledge that Digital IDs are a central plank in the World Economic Forum’s Great Reset agenda and are to be streamlined across industries, supply chains and markets as a way of advancing the UN 2030 SDGs and delivering individualised and integrated services in future smart cities.

Many have cottoned on to how such a platform can be used to usher in a global system of technocratic population control and compliance by incorporating humanity into a new corporate value chain where citizens are mined as data commodities for ESG investors and human capital bond markets and assigned a social and climate score based on how well they measure up against the UN SDGs.
This seamless verification of people and connected devices in smart environments can only take place once our biometrics, health records, finances, education transcripts, consumer habits, carbon footprint and the entire sum of human experiences is stored on an interoperable database to determine our conformity with the UN SDGs, thus forcing a monumental change to our social contract.
Vaccine passports were initially touted by public-private partnerships as an entry point for Digital IDs. Now that such a logic has run its course, how might the present geopolitical tensions contribute to scaling what is the key node in a new digital ecosystem?
Ukraine has traditionally been called Europe’s breadbasket and alongside Russia, both nations are major global suppliers of staple grains. Therefore, the war has all the makings of a black swan for commodities and inflation.
With an economy teetering on the brink of collapse due to a global supply crunch, I believe the resulting economic tremors will trigger wartime emergencies across the world and the public will be told to brace themselves for rationing.
Once this takes place, the multilateral adoption of Digital IDs which interface with Central Bank Digital Currencies can be touted as the solution to efficiently manage and distribute household rations under an unprecedented state of emergency and exception.
The Bank of England has already floated the prospect of programmable cash which can only be spent on essentials or goods which an employer or government deem sensible.
Once the issuer is granted control over how it is spent by the recipient, it will become nigh impossible to function adequately without a Digital ID, which will be required to receive food parcels and obtain a basic means of subsistence. Think UBI (Universal Basic Income).
If food inflation continues on an upward trajectory with no signs of abating, governments may institute price controls in the form of rationing and ration entries could be logged on blockchain ledgers on the Digital ID to track our carbon footprint and consumptive habits during a national emergency.

9. Europe is directly in the line of fire once a hybrid war between NATO and the Sino-Russia axis is underway.

It would be remiss to ignore the clear and present danger posed by a cyber attack on banks and critical infrastructure or even a tentative and tactical nuclear exchange with intercontinental ballistic missiles (ICBMs).
I can’t see how any warring party will not be limited by the doctrine of mutually assured destruction so a thermonuclear fallout is unlikely.
However, the use of remote access technologies to erase system memory from the SWIFT banking apparatus or Cross-Border Interbank Payment System can potentially render much of the international economy non-operational and send the dollar into a tailspin.
If an event of such cataclysmic proportions was to occur, it will undoubtedly lead to increasing demands to overhaul cyber security.
The fallout from such an event could very well establish a new global security protocol according to which citizens must possess a Digital ID as a necessary national security measure.
One can imagine how accessing the internet or public services in the aftermath of a nationwide cyberattack may require citizens to use a Digital ID to authenticate that their online activities and transactions are from a legitimate and non-malicious source.
There are few coincidences in politics.

10. The economic implications of this war will be so disastrous that governments and the public sector will require a significant injection of private capital to address the financing shortfall.

This will effectively render the traditional separation of powers between central banking institutions and governments obsolete, as the former will be positioned to disproportionately influence the fiscal trajectory of nation states, whose sovereignty will be hollowed out by the wholesale capture of governments by the central banks and hedge funds.
Therefore, the nation-state model is gradually being upended by a global technocracy, consisting of an unelected consortium of leaders of industry, central banking oligarchs and private financial institutions, most of which are predominantly non-state corporate actors attempting to restructure global governance and enlist themselves in the global decision-making process.
Therefore, the future of international relations and the social, economic and political transformation which the world is presently undergoing in light of the pandemic and Russia-Ukraine conflict will not be decided through multilateralism and elected representatives of sovereign states.
Rather, it will be decided through a network of multi-stakeholder partnerships which are motivated by the politics of expediency and not accountable to any electorate or beholden to any state and for whom concepts like sovereignty and international law are meaningless.

I pipponi per lo piu' in inglese non si leggono .

Un bel extract in italiano ??
 

verloc001

COSTAGUANA
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ti sintetizzo.
O rimettiamo al primo posto il senso di liberta' e solo dopo l'economia o siamo destinati ed essere macchine che attendono la morte (per chi e' vivo ora) o nascere gia' macchine per chi nascera' in futuro.
Ci stanno rimettendo dentro la caverna ... se ricordi un po' di filosofia.
 
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