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Gruppo Mia: blitz della guardia di finanza di Brescia
20/05/2003

Luigi Molinari e soci accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla gestione abusiva del risparmio

E' successo venerdì e i giornali locali della lombardia e del triveneto ne hanno dato notizia sabato. Non avendo potuto raccogliere, all'interno della nostra rassegna stampa, tutto il materiale dei quotidiani locali, riportiamo ora, per onore di cronaca, i fatti sino ad oggi noti, con la promessa di pubblicare sul prossimo numero di giugno di ASSINEWS qualcosa di più sostanzioso circa Molinari & C. Quel Molinari che lasciò una floridissima agenzia delle Generali per farsi promotore di un'iniziativa coraggiosa e utopica, la costituzione di una compagnia di proprietà degli agenti di assicurazione (Sna Spa), iniziativa poi finita male.

Associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla gestione abusiva del risparmio. Queste sono le accuse che venerdì mattina hanno portato all'arresto Luigi Molinari, ex agente delle Generali di Trento ed ex segretario Sna, e agli arresti domiciliari sua figlia, la nota avvocatessa civilista Annarosa Molinari, 36 anni, Giovanna Menegoni, 50 anni di Trento, segretaria dell´assicuratore, il suo socio Sergio Pasquali, 60 anni di Bologna, Alberino Eugenio Perelli, 62 anni, ex segretario UIA e ora broker di Pordenone e Vincenzo De Mitri, 47 anni di Brescia.

Sono stati sequestrati anche beni del valore di 10 milioni di euro.
Le indagini da parte della guardia di finanza hanno preso il via alcuni mesi fa su segnalazione dell'Isvap. Il gruppo coinvolto infatti, non solo non aveva ottenuto l'autorizzazione ad operare da parte dell'Isvap, ma neanche l'aveva chiesta.

i sei sono accusati di aver truffato 1650 risparmiatori in tutta italia, attraverso l´offerta sul mercato di quote azionarie di una nuova compagnia assicurativa, il gruppo Mia, che in realtà non svolgeva alcuna attività.

La somma raccolta, secondo quanto riportato, sarebbe di oltre 12,6 milioni di euro. Secondo il sostituto procuratore di Brescia Cesare Bonamartini, che coordina l´inchiesta, questo denaro, invece di finire nelle casse della società, sarebbe servito per l´acquisto di tenute agricole e altri immobili intestati a persone legate agli indagati ma senza nessun ruolo nel gruppo assicurativo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le persone coinvolte avevano offerto le azioni fin dal ´98 al coordinamento soci promotori del gruppo assicurativo Mia.
Le società in questione sono cinque: la Mia Danni spa, la Mia Vita spa, la Mia Fin Servizi srl e la Brixia europe srl, tutte con sede a Brescia, tutte costituite il 22 marzo del 2000 e poi regolarmente registrate presso la camera di commercio. A queste si è poi aggiunta, il 25 gennaio 2002, la Mia holding spa.

Secondo gli inquirenti le compagnie «erano state costituite con la finalità di trarre in inganno i sottoscrittori e non funzionali alla realizzazione del programma, invero inesistente, di realizzare un gruppo assicurativo». Il denaro sarebbe stato raccolto in maniera non conforme con le regole previste dal codice civile, la raccolta del risparmio non aveva una scadenza, alcune delle società costituite non sarebbero state idonee a raccogliere il risparmio e comunque nessuna di queste operava concretamente. Ulteriore elemento di sospetto è il fatto che le due società Mia vita spa e Mia danni spa, costituite attraverso la sottoscrizione pubblica, in realtà vedono tra i loro soci solo i 6 indagati. Non risulterebbe da nessuna parte l´esistenza dei risparmiatori che avevano sottoscritto quote di queste società.

Sia per la Mia danni spa, che per la Mia vita spa la visura visure alla camera di commercio recita: "attività immobiliare in genere, quindi l´acquisto, la costruzione, la manutenzione, la ristrutturazione, la permuta, la vendita, la gestione e la locazione di immobili". L´oggetto sociale poi continua: "la società potrà altresì esercitare attività di impresa di assicurazione, previa autorizzazione da parte del competente organo ministeriale (isvap) e previo adeguamento dei patti sociali alla normativa in materia". La visura continua: "potrà compiere tutte le operazioni che saranno ritenute dal consiglio d´amministrazione necessarie o utili per il conseguimento dell´oggetto sociale... con esclusione di quelle aventi per oggetto la raccolta di denaro tra il pubblico".

Chi versava i propri risparmi riceveva in cambio un´impegnativa, da cambiare successivamente con i titoli veri e propri, che invece non sono mai stati consegnati. Secondo gli inquirenti, i sei indagati, di fronte alle pressanti richieste dei sottoscrittori, avrebbero stampato falsi certificati azionari intestati alla Mia holding spa allo scopo di frenare le azioni di risarcimento avviate da una decina di azionisti, soprattutto siciliani.
Molti di questi titoli ritenuti contraffatti sono stati trovati dalla guardia di finanza nel corso delle perquisizioni effettuate nelle sedi delle società.


Secondo i difensori degli indagati invece non si tratterebbe di truffa, ma di un sogno imprenditoriale molto ambizioso, per il quale servivano molti soldi e che ha incontrato ostacoli insormontabili.
Per l´avvocato Stefenelli è questo il motivo per cui le società del gruppo Mia non avevano i requisiti necessari per esercitare attività di assicurazione: "E' vero che la Mia Danni spa e la Mia Vita spa sono inattive. Nei piani del gruppo, infatti, non dovevano esercitare in proprio l´attività di assicurazione, dovevano servire per acquistare altre società già attive. Per questo non era stata neanche richiesta l´autorizzazione dell´Isvap. Secondo i piani di Molinari doveva essere acquistata una società già dotata di tutti i requisiti necessari".
"Nel 2002 erano in trattativa con la Mutuelle, il gruppo francese che possiede le compagnie la Nationale e Cab. L´acquisto, però, è saltato perché la stessa Isvap aveva messo i bastoni tra le ruote di Molinari. Il fatto è che la Mutuelle interessava anche a grossi gruppi stranieri che si volevano affacciare sul mercato italiano. Il giudice aveva anche emesso un´ordinanza con cui imponeva alla Mutuelle di vendere alla Mia holding entro il 12 settembre del 2002. La Mutuelle, però, non ha eseguito l´ordine". Così Molinari e soci avevano dovuto ridurre le loro ambizioni e si erano rivolti alla Assicuratrice Milanese. "I provvedimenti della magistratura bresciana sono stati emessi proprio quando il gruppo Mia era in dirittura d´arrivo per chiudere l´affare".

La tesi difensiva, però, non spiega con quali soldi il gruppo aveva intenzione di acquistare la compagnia milanese. Infatti la guardia di finanza ha sequestrato immobili del valore di circa dieci milioni di euro, a fronte di una raccolta di 12,6 milioni. Il gruppo ormai non aveva più soldi neanche per pagare la bolletta della luce, tanto che nella sede di brescia l´enel aveva staccato la corrente. Inoltre il conto corrente presso la banca di Roma di Trento era in rosso da parecchio tempo.
"Quei beni erano strumentali all´avvio dell´attività - spiega Stefenelli - la cascina fuori brescia sarebbe dovuta servire come foresteria per tenere dei corsi per i venditori e gli agenti. L´immobile al centro della città, invece, doveva ospitare la sede della società".

Il legale spiega anche il sequestro dei titoli che la finanza ritiene fasulli: "altro che fasulli. quei titoli sono stati emessi per ordine del giudice civile di Brescia su richiesta dei sottoscrittori che li reclamavano in cambio dei soldi versati".

http://www.assinews.it/testi/tiz1525_200503com.html
 
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Gruppo Mia: blitz della guardia di finanza di Brescia
20/05/2003

Luigi Molinari e soci accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla gestione abusiva del risparmio

E' successo venerdì e i giornali locali della lombardia e del triveneto ne hanno dato notizia sabato. Non avendo potuto raccogliere, all'interno della nostra rassegna stampa, tutto il materiale dei quotidiani locali, riportiamo ora, per onore di cronaca, i fatti sino ad oggi noti, con la promessa di pubblicare sul prossimo numero di giugno di ASSINEWS qualcosa di più sostanzioso circa Molinari & C. Quel Molinari che lasciò una floridissima agenzia delle Generali per farsi promotore di un'iniziativa coraggiosa e utopica, la costituzione di una compagnia di proprietà degli agenti di assicurazione (Sna Spa), iniziativa poi finita male.

Associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla gestione abusiva del risparmio. Queste sono le accuse che venerdì mattina hanno portato all'arresto Luigi Molinari, ex agente delle Generali di Trento ed ex segretario Sna, e agli arresti domiciliari sua figlia, la nota avvocatessa civilista Annarosa Molinari, 36 anni, Giovanna Menegoni, 50 anni di Trento, segretaria dell´assicuratore, il suo socio Sergio Pasquali, 60 anni di Bologna, Alberino Eugenio Perelli, 62 anni, ex segretario UIA e ora broker di Pordenone e Vincenzo De Mitri, 47 anni di Brescia.

Sono stati sequestrati anche beni del valore di 10 milioni di euro.
Le indagini da parte della guardia di finanza hanno preso il via alcuni mesi fa su segnalazione dell'Isvap. Il gruppo coinvolto infatti, non solo non aveva ottenuto l'autorizzazione ad operare da parte dell'Isvap, ma neanche l'aveva chiesta.

i sei sono accusati di aver truffato 1650 risparmiatori in tutta italia, attraverso l´offerta sul mercato di quote azionarie di una nuova compagnia assicurativa, il gruppo Mia, che in realtà non svolgeva alcuna attività.

La somma raccolta, secondo quanto riportato, sarebbe di oltre 12,6 milioni di euro. Secondo il sostituto procuratore di Brescia Cesare Bonamartini, che coordina l´inchiesta, questo denaro, invece di finire nelle casse della società, sarebbe servito per l´acquisto di tenute agricole e altri immobili intestati a persone legate agli indagati ma senza nessun ruolo nel gruppo assicurativo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le persone coinvolte avevano offerto le azioni fin dal ´98 al coordinamento soci promotori del gruppo assicurativo Mia.
Le società in questione sono cinque: la Mia Danni spa, la Mia Vita spa, la Mia Fin Servizi srl e la Brixia europe srl, tutte con sede a Brescia, tutte costituite il 22 marzo del 2000 e poi regolarmente registrate presso la camera di commercio. A queste si è poi aggiunta, il 25 gennaio 2002, la Mia holding spa.

Secondo gli inquirenti le compagnie «erano state costituite con la finalità di trarre in inganno i sottoscrittori e non funzionali alla realizzazione del programma, invero inesistente, di realizzare un gruppo assicurativo». Il denaro sarebbe stato raccolto in maniera non conforme con le regole previste dal codice civile, la raccolta del risparmio non aveva una scadenza, alcune delle società costituite non sarebbero state idonee a raccogliere il risparmio e comunque nessuna di queste operava concretamente. Ulteriore elemento di sospetto è il fatto che le due società Mia vita spa e Mia danni spa, costituite attraverso la sottoscrizione pubblica, in realtà vedono tra i loro soci solo i 6 indagati. Non risulterebbe da nessuna parte l´esistenza dei risparmiatori che avevano sottoscritto quote di queste società.

Sia per la Mia danni spa, che per la Mia vita spa la visura visure alla camera di commercio recita: "attività immobiliare in genere, quindi l´acquisto, la costruzione, la manutenzione, la ristrutturazione, la permuta, la vendita, la gestione e la locazione di immobili". L´oggetto sociale poi continua: "la società potrà altresì esercitare attività di impresa di assicurazione, previa autorizzazione da parte del competente organo ministeriale (isvap) e previo adeguamento dei patti sociali alla normativa in materia". La visura continua: "potrà compiere tutte le operazioni che saranno ritenute dal consiglio d´amministrazione necessarie o utili per il conseguimento dell´oggetto sociale... con esclusione di quelle aventi per oggetto la raccolta di denaro tra il pubblico".

Chi versava i propri risparmi riceveva in cambio un´impegnativa, da cambiare successivamente con i titoli veri e propri, che invece non sono mai stati consegnati. Secondo gli inquirenti, i sei indagati, di fronte alle pressanti richieste dei sottoscrittori, avrebbero stampato falsi certificati azionari intestati alla Mia holding spa allo scopo di frenare le azioni di risarcimento avviate da una decina di azionisti, soprattutto siciliani.
Molti di questi titoli ritenuti contraffatti sono stati trovati dalla guardia di finanza nel corso delle perquisizioni effettuate nelle sedi delle società.


Secondo i difensori degli indagati invece non si tratterebbe di truffa, ma di un sogno imprenditoriale molto ambizioso, per il quale servivano molti soldi e che ha incontrato ostacoli insormontabili.
Per l´avvocato Stefenelli è questo il motivo per cui le società del gruppo Mia non avevano i requisiti necessari per esercitare attività di assicurazione: "E' vero che la Mia Danni spa e la Mia Vita spa sono inattive. Nei piani del gruppo, infatti, non dovevano esercitare in proprio l´attività di assicurazione, dovevano servire per acquistare altre società già attive. Per questo non era stata neanche richiesta l´autorizzazione dell´Isvap. Secondo i piani di Molinari doveva essere acquistata una società già dotata di tutti i requisiti necessari".
"Nel 2002 erano in trattativa con la Mutuelle, il gruppo francese che possiede le compagnie la Nationale e Cab. L´acquisto, però, è saltato perché la stessa Isvap aveva messo i bastoni tra le ruote di Molinari. Il fatto è che la Mutuelle interessava anche a grossi gruppi stranieri che si volevano affacciare sul mercato italiano. Il giudice aveva anche emesso un´ordinanza con cui imponeva alla Mutuelle di vendere alla Mia holding entro il 12 settembre del 2002. La Mutuelle, però, non ha eseguito l´ordine". Così Molinari e soci avevano dovuto ridurre le loro ambizioni e si erano rivolti alla Assicuratrice Milanese. "I provvedimenti della magistratura bresciana sono stati emessi proprio quando il gruppo Mia era in dirittura d´arrivo per chiudere l´affare".

La tesi difensiva, però, non spiega con quali soldi il gruppo aveva intenzione di acquistare la compagnia milanese. Infatti la guardia di finanza ha sequestrato immobili del valore di circa dieci milioni di euro, a fronte di una raccolta di 12,6 milioni. Il gruppo ormai non aveva più soldi neanche per pagare la bolletta della luce, tanto che nella sede di brescia l´enel aveva staccato la corrente. Inoltre il conto corrente presso la banca di Roma di Trento era in rosso da parecchio tempo.
"Quei beni erano strumentali all´avvio dell´attività - spiega Stefenelli - la cascina fuori brescia sarebbe dovuta servire come foresteria per tenere dei corsi per i venditori e gli agenti. L´immobile al centro della città, invece, doveva ospitare la sede della società".

Il legale spiega anche il sequestro dei titoli che la finanza ritiene fasulli: "altro che fasulli. quei titoli sono stati emessi per ordine del giudice civile di Brescia su richiesta dei sottoscrittori che li reclamavano in cambio dei soldi versati".

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