Hanne Darboven

Alessandro Celli

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Hanne Darboven (era nata a Monaco di Baviera nel 1941, mi pare mancata nel 2009), artista tedesca considerata esponente di spicco dell'arte concettuale europea a cavallo tra anni sessanta e settanta.

Formatasi presso la Hochschule fur Bildende Kunste di Amburgo, aveva debuttato con una personale da Castelli, a New York (dove si era trasferita a partire dal 1966), nel 1973, ma un anno prima aveva già esposto a Documenta 5 (seguiranno le partecipazioni a Documenta 6 e 7) e in rassegne fondamentali per l'opera di storicizzazione dell'arte concettuale: “1965-1975: Reconsidering the Object of Art'', Museum of Contemporary Art, Los Angeles (1995) e ''Die Epoche der Moderne: Kunst im 20. Jahrhundert'', Martin Gropius Bau, Berlino (1997). Nel 2000 aveva esposto a Milano, negli spazi della Fondazione Stelline e nel 2002 aveva proposto, sempre a Documenta Kontrabasssolo, poderosa installazione fatta di documenti incorniciati. Le opere di Darboven sono presenti in numerose collezioni e musei internazionali.

A me intriga,
a Voi?
 

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Cresciuta negli anni della nascita della Minimal Art e dell’Arte Concettuale Americana, l’esordio artistico di Hanne Darboven è da collocare nella metà degli anni Sessanta con i construction drawings, durante un soggiorno a New York durato due anni. E’ qui che, dopo una breve fase geometrica, Hanne Darboven trova il suo rivoluzionario e caratteristico sistema di disegno e scrittura.
Logico ed enigmatico al tempo stesso, il suo lavoro è fatto di segni, parole, numeri, calcoli.
«Uso i numeri perché questo è un modo per scrivere senza descrivere. Non ha nulla a che vedere con la matematica. Proprio nulla. Scelgo di usare i numeri poiché sono così stabili, limitati, artificiali». Queste le parole con cui Hanne Darboven descrive il proprio lavoro sulla rivista Artforum nel 1973. «I miei sistemi sono concetti numerici, che lavorano in termini di progressioni e/o riduzione, in qualche modo simili ai temi con variazioni in musica.
 

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“Sono state giornate furibonde senza atti d’amore, senza calma di vento, solo passaggi e passaggi passaggi di tempo, ore infinite come costellazioni e onde” .

Questi versi sull’implacabile scorrere del tempo, tratti dal brano Anime Salve del 1996 e firmati da De Andrè e Fossati, condensano il significato più profondo dell’opera dell’artista concettuale tedesca Hanne Darboven: il tempo è stato, infatti, l’oggetto costante della sua indagine.
 

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ne tiri fuori sempre una dal cilindro!!!!
:clap:
diciamo che qui non mi dai fastidio, nel mio piccolo ;)
anche se il pezzo buono era a Milano alcuni anni fa,
ma già allora imprendibile.....

l'unico problema è che riempe veramente la parete!
 
Grande grande artista!!!
Avrei altre artiste da proporre alla vostra attenzione....
Il tempo è sempre poco ....
Ne cito due al volo ....
Anna-Eva Bergman ..... moglie di ....
e ... Eva hesse ....
 
Grande grande artista!!!
Avrei altre artiste da proporre alla vostra attenzione....
Il tempo è sempre poco ....
Ne cito due al volo ....
Anna-Eva Bergman ..... moglie di ....
e ... Eva hesse ....


moglie di Hans Hartung
ma poi divorziata.
:p:p:p:p
 

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Eva Hesse è oramai imprendibile
sia perchè non c'è nulla oltre dei piccoli disegni (e già sono 10.000€ senza problemi)
e ricordo solo un cosa grande anni fa ma parliamo di cifre ben oltre il milione
mentre di Hanne si può pescare bene
avendo lo spazio e gradendo il genere
 
se si parla di donne artiste scusate...ma devo citare l'immensa Ana Mendieta...
 
ogni tanto torno su vecchi thread

perché sono inciampato su un'opera stupendaOK!
= rettifico : che a me piace =


“Uso solamente i numeri perché questo è un modo per scrivere senza descrivere. Non ha nulla a che vedere con la matematica. Proprio nulla!

Scelgo di usare i numeri poiché sono così stabili, limitati, artificiali. L’unica cosa che sia mai stata creata è il numero. I
l numero di qualcosa (due sedie, o qualsiasi altra cosa) è qualcosa di diverso. Non è un numero puro, esso assume altri significati. Se lo inventassi probabilmente non sarei in grado di scrivere tutto questo.
Cerco di cambiare, di allungarmi e di contrarmi il più possibile tra limiti più o meno noti e più o meno sconosciuti.
A volte mi sento più vicina a questi limiti mentre produco una serie, e a volte mi sento così solo dopo.

Comunque, che mi avvicini o no, questa è pur sempre un’esperienza. I materiali sono la carta e la matita, materiali con cui disegno le mie idee, con cui scrivo parole e numeri, i mezzi più semplici con cui annotare le mie idee; perché le idee non dipendono dai materiali. La natura dell’idea è immateriale. Tutte le cose esistono in mille varianti e varietà, così possono essere cambiate.”

Hanne Darboven, da Eight Contemporary Artists, MoMA, New York, 1974
 

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nei miei trhead solo e soletto
che devo fare

buttarmi giù?
:D
 

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La solitudine dei numeri primi...care Ale. ;)

Si dovrebbero fare due sezioni del forum.
Una che discute di quotazioni, soldi ecc. e l'altra di arte e di artisti meritevoli di attenzione, indipendentemente dal loro valore monetario.
 
Da segnalare retrospettiva di hanne darboven in germania in doppia sede bonn e monaco
 
piccolo ma significativo libro d'artista

Editore: Konrad Fischer
del 1975
credo:rolleyes:
 

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