I Babbari

L'incoronazione di Carlo Magno
 

Allegati

  • carlo1.jpg
    carlo1.jpg
    32 KB · Visite: 629
carlomagno1.gif


Un così vasto territorio era difficilmente governabile. Carlo Magno pensò di suddividerlo in territori più piccoli, i "feudi". A capo di ciascun feudo pose un suo dignitario di fiducia, il feudatario o vassallo, che aveva la funzione di rappresentare l'imperatore e amministrare il territorio locale, riscuotendo i tributi e comandando il piccolo esercito del luogo. Sull'operato dei vassalli vigilavano i "missi dominici", inviati dall'imperatore. A loro volta i feudatari potevano suddividere il loro feudo affidandone porzioni di territorio a persone di fiducia, e così via. Nasceva il sistema feudale.
 
Durante il regno di Carlo Magno si produssero profonde innovazioni anche nel campo della cultura, tanto che il periodo è stato designato come "rinascimento carolingio". L'imperatore promosse l'alfabetizzazione e l'istruzione ordinando l'istituzione di scuole nei monasteri e nelle cattedrali. L'Accademia Paladina, nella quale insegnarono gli uomini più dotti dell'epoca - Alcuino, Eginardo, Paolo Diacono - divenne il faro della cultura carolingia.

Finché Carlo Magno fu in vita, egli riuscì a tenere saldamente sotto controllo il territorio del Sacro Romano Impero. Ma alla sua morte (814) l'Impero fu conteso e diviso tra i suoi tre figli, mentre il potere centrale andava progressivamente indebolendosi a vantaggio dei feudatari. L'ultimo esponente della dinastia carolingia, Carlo il Grosso, fu deposto nell'887. I territori occidentali dell'Impero avrebbero costituito il nucleo della Francia, mentre il Sacro Romano Impero, la cui anima era ormai esclusivamente germanica, sarebbe stato protagonista della storia europea, tra alterne vicende, sino al 1806.





Charlemagne.jpg
 
Carlo Magno è noto più di qualsiasi altro sovrano medievale. La sua figura evoca l'immagine della grandezza insieme all'idea della rinascita sociale e culturale dell'Occidente europeo. Divenuto re dei franchi, egli indirizzò la sua azione politica e sociale all'espansione del suo regno sia verso oriente, sia in Italia, dove sconfisse e sottomise definitivamente i longobardi. Carlo fu sostenitore e difensore della cristianità e come tale fu consacrato con l'incoronazione imperiale dal papa Leone III.



mondo38a.jpg


Egli ha avuto il merito di porre fine a un'epoca caratterizzata dalla vita semianarchica dei popoli europei, intuendo la necessità e il vantaggio della fusione di molte stirpi in un unico complesso statale. Nell'impero da lui fondato venne riorganizzata la scuola, rifiorirono le arti e le scienze e il latino riacquistò la perduta dignità accanto alle lingue volgari: nacque così l'Europa moderna, con la molteplicità delle nazioni e la sua avanzata civiltà. Perciò ancora oggi, quando si pensa all'unione dell'Europa, non si può fare a meno di ricordare che tale unità ha il suo fondamento nell'impero realizzato da Carlo Magno.
 
incoronazione.jpg


Leone III incorona Carlo Magno (stampa ottocentesca)
 
Sono ormai noti, e in parte già superati, gli studi di due illustri storici, Henri Pirenne e Maurice Keen, che hanno voluto spostare molto avanti nel tempo, rispettivamente nel VII e nel IX secolo, la DATA d'inizio dell'era medievale. Non è questo l'argomento che voglio affrontare, quanto piuttosto spostare l'attenzione sul fatto che, nelle tesi dei due studiosi, tutto ruota attorno alla minaccia portata nel bacno del Mediterraneo dal dilagare aggressivo dell'Islàm. Per Pirenne il medioevo comincia con Maometto e con le conquiste delle armate arabe, che provocarono una rottura delle normali relazioni commerciali fra Occidente e Oriente e una, ancora maggiore, nella struttura socio - economica del mondo latino - germanico, costretto a chiudersi in sé abbandonando le coste e i commerci e a ritrovare compattezza "nell'impero rurale" dei carolingi. Per Maurice Keen invece l'inizio dell'evo medio è da porre in relazione proprio con l'avvento di Carlo Magno, che contro la mare musulmana fu in grado di erigere l'argine più sicuro.

In questo lasso di tempo che va dalla morte di Maometto nel 632, cui fecero seguito le grandi conquiste dei suoi successori, e la notte di Natale dell'800, quella in cui Carlo Magno fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero, l'Europa corse il rischio di essere totalmente sottomessa al dominio degli arabi. La storia non si deve fare né con i "se", né con i "ma", è vero, ma non è banale comprendere eammetere che tutto sarebbe stato diverso se - miracolosamente - l'Europa non fosse riuscita a resistere.

imperatori01.jpg


Benché già funestata dalle lotte intestine che contrapponevano la dinastia omayyade al movimento degli sciiti, la forza d'espansione delle truppe arabe appariva ancora formidabile. Alla ormai incontrastata superiorità acquisita nelle battaglie terrestri, gli arabi avevano aggiunto anche perizia navale e capacità di contrastare le flotte bizantine su tutto il Mediterraneo, del quale stavano rapidamente acquisendo il monopolio. All'inizio del 700 erano pronti per sferrare l'attacco decisivo. Gli ostacoli - francamente - non sembravano insormontabili. Ad occidente i visigoti di Rodrigo non erano in grado contrastarli, mentre al di là dei Pirenei i maggiordomi di palazzo, in lotta tra di loro, attentavano all'unità del regno dei Franchi e la debole dinastia merovingia aveva le ore contate. Ad oriente l'Impero bizantino non stava meglio e gli arabi rappresentavano uno dei tanti nemici, cui era necessario contrapporsi. Ma accadde l'imprevedibile.

Nel 717 l'imperatore d'Oriente Leone III, combattendo per oltre un anno, riuscì a sbaragliare, sia per mare che per etrra, l'esercito arabo, che aveva tentato di dare il colpo di grazia all'Impero assediando la stessa Costantinopoli, sulla quale aveva fatto convergere gran parte delle sue armate. Pochi anni dopo furono i franchi di Carlo Martello, maestro di palazzo dei re merovingi, a compiere l'impresa. Conquistata nel 711 la Spagna, gli arabi si lanciarono verso il cuore dell'Europa, ma nel 732 (o 733), nella battaglia di Poitiers, una nuova inopinata sconfitta interruppe la loro avanzata. «Le due sconfitte segnarono per sempre i limiti dell'impero arabo nel Mediterraneo»: questa la sentenza di Tabacco, nella speranza che abbia veramente ragione.

A partire da queste due vittoriose battaglie, importantissime e spesso dimenticate (almeno quella dell'esercito bizantino), l'Europa, pur tra mille difficoltà, che lo studio dell'epoca medievale segnalano e analizzano, poté cominciare il lento cammino della ripresa. Basi ideologiche e fondamenta di questa ripresa furono per lungo tempo due: la lotta agli arabi e la condivisione dei principi della religione cristiana.

È strano che la nuova Europa che si va costituendo non voglia più riconoscersi in nessuno dei due principi che le consentirono di proporsi quale forza propulsiva della civilizzazione del mondo intero. Ed è ancora più strano che questo accada nel momento in cui ormai tutti hanno capito come sia proprio nell'epoca medi0vale che siano da ricercare i germi dell'unita europea. È vero, i tempi sono mutati: il confronto tra i popoli non deve più passare per la lotta armata, tramutandosi in scontro, e la laicità dello Stato è una "conquista" che sembra irrinunciabile, ma il richiamo a idee e valori così caratterizzanti per la storia del nostro continente avrebbe meritato di comparire nella Carta della Costituzione europea. Questo non è accaduto, così come non accade di sentir parlare troppo spesso dell'imperatore bizantino Leone III e di Carlo Martello, veri Padri dell'Europa.

Remo Viazzi
 
Carlo Magno era nato nel 742 ed ereditò il regno dal padre e dal fratello a ventisei anni.
Gli storici del tempo lo descrivono come uomo imponente, alto un metro e novanta, con occhi grandi e vivaci, con folta capigliatura bionda ed una voce possente, requisiti importanti per un capo, ma aveva un animo dolce e sensibile e fu visto piangere varie volte per la morte di un figlio o del famoso Rolando.

carlomagno.jpg



Non fu mai un dotto, parlava una specie di dialetto tedesco, ma imparò anche il latino, che sapeva leggere ma non scrivere.
Aveva un’ottima salute, i medici gli avevano consigliata una certa dieta, ma odiava il cibo lessato, era goloso di formaggio, una specie di Brie, di cui mangiava anche la crosta ammuffita, ma il suo piatto preferito era della buona selvaggina arrostita,. L’aver avuto cinque mogli e numerose concubine dimostra la sua buona predisposizione per i piaceri del sesso ed ebbe infatti una ventina di figli, la maggior parte dei quali non superarono l’infanzia.
Cogliendo l’occasione dei continui conflitti tra i Longobardi e Papato, ruppe l’alleanza con il re dei Longobardi Desiderio, del quale aveva sposato la figlia Ermengarda, ripudiandola ( 771 ).
Scese in Italia, sconfisse i Longobardi alle Chiuse di Susa (773), espugnò Pavia, dove si era rinchiuso per salvarsi il re Desiderio e Verona, dove era riparato suo figlio Adelchi.
Desiderio morì prigioniero in Francia e con lui finiva la dominazione longobarda in Italia e Carlo nel 774 assunse anche il titolo di re dei Longobardi. Nel 776 il duca del Friuli Rotgaudo, che già si era battuto contro Carlo a Pavia ed a Verona in aiuto di Desiderio, approfittando del fatto che Carlo era impegnato contro i Sassoni, si riorganizzò per combattere contro i Franchi e rimettere sul trono il figlio di Desiderio, Adelchi.
Ma Carlo Magno, battuti i Sassoni, sconfisse definitivamente il duca longobardo Rotgaudo nei pressi del fiume Brenta e lo stesso duca morì sul campo di battaglia. Carlo Magno si spinse fino a Cividale del Friuli per reprimere gli ultimi Longobardi, dando un feudo ad ogni suo seguace.
Il confine della marca orientale, di cui il Friuli era parte integrante, fu portato al fiume Sava
 
Come imperatore aveva una grande capacità organizzativa e la sua politica era basata su tre punti: Continue guerre di espansione, perché lo stato non aveva soldi, le tasse non bastavano, anche per lo scarso numero di abitanti e solo con i bottini delle guerre poteva pagare i suoi soldati ed i suoi amministratori.
L’impero aveva una struttura amministrativa centralizzata a piramide, al cui vertice stava l’imperatore, che comandava su tutti per volere divino.
Terzo punto era il rafforzamento dei rapporti con la chiesa, con la finalità di una possibile restaurazione dell’impero d’occidente.
Il territorio tedesco, corrispondente all’attuale Germania, a quei tempi era diviso in decine di piccoli staterelli e Carlo attuò la sua politica espansionistica conquistando nel 788 la Carinzia e la Baviera, dove regnava il duca Tassilone II, praticamente senza combattere, perchè i Bavaresi, quando videro l’esercito di Carlo, si arresero subito, sconfisse e sottomise gli Avari, scatenò una sanguinosa guerra contro i Sassoni, annettendosi la Frisia e la Sassonia nel 799.
Fallì solo nel tentativo di attaccare gli Arabi in Spagna, perché i vari emiri organizzati tra di loro, gli impedirono di occupare Saragozza, anche perché i cristiani che vivevano in Spagna come sudditi degli Arabi non dimostrarono alcun interesse ad essere liberati.
Sulla strada del ritorno, in una stretta gola di Roncisvalle nei Pirenei, subì l’unica sconfitta e la sua retroguardia, appesantita dai carri colmi di bottini, fu massacrata non dagli Arabi, ma dai Baschi. Morì anche il nipote di Carlo, il famoso Rolando e la sua morte fu poi enfatizzata dai poeti e dalle leggende. Successivamente i Franchi riuscirono ad annettere all’impero anche la Catalogna con Barcellona, ma Carlo Magno non mise più piede in Spagna..
Con la Chiesa di Roma gli piaceva assumere la parte di difensore del cattolicesimo e del papato, con il quale migliorò sempre più i suoi rapporti, anche quando l’imperatrice Irene aveva assunto la reggenza per il figlio minorenne Costantino IV. Carlo per un momento pensò di sposarla , ma poi, in previsione della sua incoronazione ad imperatore, volle evitare uno scontro con Bisanzio e preferì arrivare ad un accordo con l’impero d’oriente, lasciando ai bizantini Venezia, l’Istria, la Dalmazia e tutta l’Italia meridionale, ad eccezione del ducato di Benevento.
Per alimentare l’ideologia imperiale promosse lo studio dei testi classici, concentrando nella “Schola palatina” alcuni dei maggiori ingegni del tempo, come Paolo Diacono ed il teologo Rabano Mauro e portò la capitale ad Aquisgrana (oggi Aachen), città della Renania settentrionale, dove vivevano i suoi amministratori. Viveva nel palazzo reale insieme ai suoi compagni, chiamati paladini, un palazzo reale ben lontano dai fasti di Bisanzio e l’unico lusso che si era concesso erano le terme. Ogni giorno faceva un bel bagno caldo insieme ai figli, agli amici, continuando a discutere di politica con gli amici, di teologia con Alcuino di York, immerso anche lui nell’acqua calda.
I conti (“da comites”) governavano le varie province, i territori di confine, detti marche, erano in mano ai marchesi, con un esercito particolarmente addestrato e forte..
I “missi dominici “ erano funzionari, particolarmente affidabili, incaricati di sorvegliare, viaggiando continuamente, conti e marchesi, riferendo poi personalmente a Carlo.
La vera forza dello stato erano i cavalieri franchi, che vivevano insieme all’imperatore nel palazzo reale, una specie di accampamento. L’impero aveva poche vere città e la popolazione viveva prevalentemente in campagna, circolava pochissimo danaro perché il commercio era in mano agli Arabi e Carlo non possedeva una flotta.
I vari conti e marchesi non erano pagati, vivevano con quello che fruttava la loro terra, fornendo in cambio soldati. L’unica vera ricchezza erano le guerre con i saccheggi ed i ricchi bottini e questa mancanza di danaro era il punto debole dello stato.
Il fatto di essere cristiano e di aver combattuto contro i mussulmani in Spagna faceva di Carlo
il grande difensore della fede ed aprì la via alla restaurazione dell’impero romano d’occidente.
La notte di Natale dell’ anno 800 il papa Leone III incoronò Carlo imperatore del Sacro Romano Impero.
Al giorno d’oggi la figura e la politica di Carlo Magno sarebbe stata duramente criticata, perchè Carlo era il protettore di un papa come Leone III, uomo dalla condotta scandalosa, ********** impenitente, accusato di simonia, di fornicazione e di violenza, ma, non ostante tutto, era pur sempre il papa e soltanto lui poteva dare a Carlo quello che veramente voleva.
Carlo arrivò a Roma il 23 novembre dell’800 ed il papa gli andò incontro con un cerimoniale fastoso mai visto prima, per impressionarlo, perché l’incoronazione era un atto voluto soprattutto da lui, che aveva bisogno di un santo protettore . Carlo ebbe probabilmente in quei momenti qualche dubbio se era proprio il caso di prendersi una responsabilità simile, di fare il protettore del papa e della fede di fronte a tutto il mondo. Sembra che alla fine della cerimonia Carlo fosse piuttosto irritato, perché aveva avuto l’impressione che il papa, con una cerimonia così fastosa, avesse voluto sottolineare la superiorità della Chiesa sull’Impero.
Quando la notizia dell’incoronazione e della rinascita dell’impero romano d’occidente giunse a Bisanzio fu commentata con disprezzo e gli snob pensarono che l’unico imperatore era quello di Bisanzio e che Carlo Magno era soltanto un piccolo re selvaggio che regnava su uomini ancora più selvaggi di lui.
Morì a settantadue anni, una età abbastanza rispettabile per quei tempi, ma avrebbe potuto vivere più a lungo, non ostante la gotta che lo tormentava, se fosse stato un po’ più prudente ed avesse dato ascolto ai medici.che cercavano di curare la sua gotta e sapevano che soffriva per una pleurite malamente curata.
In una fredda e nebbiosa mattinata invernale andò a caccia per i boschi, inseguendo a lungo un grosso cervo. Perse di vista i suoi compagni e, stanco per la lunga cavalcata, cadde a terra, senza che qualcuno lo potesse aiutare. Lo trovarono dopo qualche ora ai piedi di un albero, intirizzito e stremato. Trasportato al palazzo reale, lo misero a letto, febbricitante e con un forte dolore al fianco sinistro, probabilmente una riacutizzazione della vecchia pleurite.
Si comportò con la malattia come aveva sempre fatto con il nemico, duramente e volle punire il corpo malato, che lo stava tradendo, con un lungo digiuno, ingerendo per qualche giorno
soltanto delle bevande. Passava il tempo pregando, infastidito dai medici che gli ronzavano intorno, dandogli consigli. Probabilmente voleva soltanto starsene tranquillo a pensare ai momenti felici della sua vita, perché aveva capito che stava morendo. Anche questa volta aveva ragione ed alle nove del mattino del 28 gennaio del 814, tutto solo, chiuse gli occhi dopo quarantasette anni del suo regno.
Nel 806 aveva già diviso il suo impero tra i suoi tre figli, ma due morirono prima di lui e nell’813 incoronò come imperatore suo successore Ludovico il Pio, l’unico figlio che gli era rimasto, questa volta non a Roma, ma a casa sua ad Aquisgrana, con una cerimonia molto più modesta.
L’impero di Carlo Magno fu l’opera di un solo uomo, che mise ordine nel caos del medioevo, un impero allora senza radici storiche, ma soltanto una unificazione della cristianità, che durerà fino all’ultimo imperatore, rovesciato nel 1806 dal vento della rivoluzione francese.
 
batta10.jpg


La fama di Carlo Martello resta legata soprattutto alla famosissima battaglia di Poitiers, del 25 ottobre 732. Qui Carlo Martello fermò un’incursione di Arabi che avevano già distrutto la basilica di Poitiers e puntavano verso la città di Tours.La fonte più attendibile su questa battaglia è l’opera di un anonimo cronista di Cordova, che scrisse circa vent’anni dopo l’evento.Il racconto dell'anonimo di Cordova raggiunge una grandiosità epica, che ancora oggi impressiona: di fronte al ripetersi degli attacchi, “gli uomini venuti da Nord rimangono immobili come un muro, serrati gli uni agli altri, come immersi in un freddo glaciale, e massacrano gli Arabi a colpi di spada. Le genti di Austrasia, superiori sia per le dimensioni delle membra, sia per la durezza delle mani armate di ferro, colpiscono il cuore dei nemici, trovano il loro re e lo uccidono”.Il giorno dopo gli uomini di Carlo, scorgendo intatto l'immenso accampamento degli Arabi, si apprestano di nuovo ad affrontare il nemico: “Estraendo le spade dal fodero – scrive ancora il nostro autore - allo spuntar del sole gli Europei osservano le tende in buon ordine, come erano state disposte: essi non sanno che sono del tutto vuote e pensano che al loro interno vi siano le schiere dei Saraceni pronte alla battaglia”. Gli esploratori, prudentemente inviati in avanscoperta, dopo aver fatto il giro del campo, scoprono con sorpresa che il nemico è fuggito.Attorno a queste scarne notizie, la storiografia ha costruito una serie di miti che resistono ancora oggi. A cominciare fu lo storico inglese Edward Gibbon, nella sua ponderosa Storia della decadenza e caduta dell’Impero Romano, pubblicata fra il 1776 e il 1782.Evidentemente colpito dal fatto che l'anonimo di Cordova, contrappone esplicitamente agli Arabi non i Franchi o i cristiani, ma gli “Europei”, Gibbon traccia un quadro drammatico dell’evento: era l’intero Occidente a combattere per la propria salvezza contro un mortale attacco islamico.“La vittoriosa avanzata dei Saraceni - scrive Gibbon - aveva superato le mille miglia, dallo scoglio di Gibilterra alle rive della Loira; un'altra avanzata come quella li avrebbe condotti ai confini della Polonia e ai monti della Scozia”. In quel caso, oggi “nelle scuole di Oxford si spiegherebbe il Corano e dai suoi pulpiti si dimostrerebbe a un popolo circonciso la santità e la verità della rivelazione di Maometto”. “Europei”: è in questa parola la chiave del mito di Poitiers, nella supposta intuizione dello scrittore spagnolo dello scontro di Poitiers come contrapposizione tra due civiltà, l'araba e l'europea, di cui i Franchi sarebbero stati appunto i campioni.Ma a ben vedere si tratta di una interpretazione del tutto moderna; la fonte spagnola non ha avuto, infatti, alcuna eco nella storiografia medievale fino al Duecento, e sono stati di fatto i moderni ad attribuirle un peso sproporzionato. Il cronista chiama Europei i Franchi così come li definisce settentrionali: li sente cioè come gente a lui estranea, nordica, diversa. Non c'è nessuna comunanza di fede o di razza contro il "nemico" arabo.Dunque Poitiers è in buona parte un mito. Non fu la più importante vittoria di Carlo Martello (che vinse anche ad Avignone e sul fiume Berre) e non segnò la vittoria della civiltà europea contro la marea montante dell'Islam.
 
Aquisgrana, la città di Carlo Magno

Carlo Magno (re della Franconia dall'anno 768) restaurò l'impero romano nell'800 e fece della città la residenza centrale del suo impero europeo.

aach021.jpg


Il trono di Carlo Magno

Oltre al suo splendido palazzo (al posto del quale fu costruito il municipio dal 1330 al 1346) fece costruire numerosi edifici: appartamenti per gli uomini importanti dell'impero, ma anche delle terme in cui potevano fare il bagno 160 persone nello stesso tempo.

Inoltre fece costruire il Duomo, secondo un modello romano, da maestranze provenienti dalla Franconia, facendo portare il marmo e alcune colonne di granito dal palazzo reale di Ravenna. Questa chiesa divenne la sua tomba nell'814. Dal 962, con l'incoronazione del re Ottone I, cominciò la storia di 600 anni di incoronazioni. In epoca gotica il Duomo diventò un luogo di pellegrinaggio. Dal 1349, infatti, ogni 7 anni viene organizzato un grande pellegrinaggio per visitare le famose reliquie bibliche con cui Carlo Magno arricchì la sua chiesa.

Il Duomo e la Cappella Palatina

aach011.jpg
 
arte carolingia

Croce di Berengario sec.IX

carolingia3.jpg


Orecchino in oro filigranato sec.IX

carolingia4.jpg
 
Corona "ferrea"

carolingia1.jpg



Reliquiario in oro e gemme
del dente di San Giovanni

carolingia2.jpg
 
Indietro