Il cibo è passione, è amore.

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(...) Mi piacciono gli asparagi bolliti
mi piacciono i ravanelli
i porri.
mi piace portare la macchina all’autolavaggio,
mi piace quando vinco dieci dollari per una giocata
data sei a uno.
mi piace la mia radio che suona continuamente
Šostakovič, Brahms, Beethoven, Mahler.
Mi piace quando sento bussare alla porta
ed è lei.

Charles Bukowski
 

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Finchè i miei ci son stati non m’è venuto di chiedergli mai
perché mi avevano dato il nome che ho.
Non proviene da nonni o altri parenti
e non credo nemmeno
da fatti o personaggi famosi
che potessero averli suggestionati.
Forse loro che erano umbri
inurbandosi a Roma nel dopoguerra
scelsero il mio appellativo
tra quelli del suo onusto passato.
Da allora a tutt’oggi
mi sono chiamato così
e ogni anno gli amici me lo ricordano.
Con il pretesto di fare festa
– oltre al resto del pranzo –
ho divorato un intero vassoio
di bruschette olio e sale
con il pomodoro sul pane nero.
Ne vado pazzo e potrei pure mangiarne
fino a scoppiare.

Ci sono cresciuto
e certe passioni non si smettono mai.
Come le usanze e le convenzioni.
Il nome fa parte di queste.

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“Ficulle è il paese natale di mio padre. Il mondo fantastico e avventuroso di me bambino.
Il luogo dei dolci ricordi in cui spesso torna il mio cuore di uomo".

CLAUDIO BAGLIONI


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I DUAN DURAN: una delle band più amate e osannate degli ultimi quarant'anni, con oltre 100 milioni di dischi venduti.
La musica li ha consacrati come i più significativi rappresentanti del movimento new romantic tra new wave e synth pop,
non meno sono diventati un'icona degli Anni '80 grazie al look appariscente.



I Duran erano marchi griffati ambulanti, ultravezzeggiati, vestiti Antony Price, e lacca in abbondanza su tinture accese
e un trucco curato e calcato il doppio delle loro donne. E i Duran non erano gay. E neppure bisex. Eterosessualissimi.
Ne sa qualcosa Andy Warhol, il quale folle si innamora senza speranze di Nick, il tastierista dei Duran. Warhol che,
tutte le volte Nick fa tappa a New York lo tampina, ci prova, ma niente.
Ed ecco i feticismi del bassista John Taylor: “La mia donna ideale deve sapermi legare, frustare, e farmi dei panini al bacon buonissimi!”.


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Nei vicoli di Colmar (Francia) sei inebriato dal profumo di torte e biscotti appena sfornati. Alla sera si accendono i lampioni, quando inizia a far freddo le strade si svuotano e ci si rintana nelle winstube alsaziane, tra legno e tovaglie a quadretti rossi, oppure nei ristorantini che si affacciano sull’acqua.

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Una delle specialità alsaziane è il choucroute, un piatto a base di carne di maiale e crauti aromatizzati alle bacche di ginepro, a cui si aggiungono pancetta, salsiccia, lardo o stinco. Bretzel e birra :D

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Un'altra fra le molte pietanze tipiche è la fondue vigneronne au vin rouge, una speciale fonduta di carne con vino rosso caldo.


Ciao :) Maf
 
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Bonsoir Diago...

Jumbo ha lasciato pochi mesi fa il porto...
Da 50 anni Jumbo era il ristorante galleggiante più grande del mondo, tra i simboli di Hong Kong

Jumbo era considerato un simbolo di Hong Kong e in oltre quarant’anni di attività aveva ospitato moltissimi personaggi famosi, finendo anche in vari film: adesso ha chiuso per difficoltà finanziarie e ha dovuto lasciare il porto, la sua storica sede, trascinato da alcuni rimorchiatori.

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Il ristorante galleggiante Jumbo (il Jumbo floating restaurant) fu aperto nel 1976 dal magnate dei casinò di Macao Ho Hung-sun; era ormeggiato vicino al Tai Pak, un altro ristorante più piccolo che era stato inaugurato nel 1952.

Ai due ristoranti, che insieme formavano il cosiddetto “Jumbo Kingdom” (il regno di Jumbo), si arrivava con battelli che partivano da due moli appositi nel porto.Con una lunghezza di 76 metri e una superficie totale di quattromila metri quadrati, suddivisi su tre piani, nel periodo della sua massima attività Jumbo ospitava fino a 2.300 clienti. All’esterno era ricoperto di luci e neon, mentre le sue grandi sale interne, adatte anche a ricevimenti ed eventi privati, erano decorate con dipinti ed elementi che richiamavano lo stile dei palazzi imperiali della dinastia Ming (1368 – 1644). Nella sala principale c’era un trono dorato a forma di drago.

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Serviva principalmente piatti della cucina tipica cantonese e specialità di mare, che attiravano soprattutto gli stranieri. Offriva anche pietanze considerate prelibatezze dagli abitanti di Hong Kong, come il maialino da latte arrosto o i nidi di rondine con latte di cocco, una zuppa dalla consistenza gelatinosa ottenuta proprio dai nidi di alcuni uccelli.
Era affiancato da altre due chiatte: una che ospitava la cucina, lunga 30 metri, e una che conteneva decine di vasche da cui si potevano scegliere i pesci e i crostacei da far cucinare, tra più di 60 tipi.


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Il ristorante ebbe tra i suoi ospiti molte persone famose, tra cui la regina Elisabetta II del Regno Unito, il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, Elizabeth Taylor, Tom Cruise o Chow Yun-fat, nato a Hong Kong e considerato uno dei più grandi attori del cinema cinese.
Al momento non si sa dove sia stato trasferito il Jumbo e non è chiaro se e quando potrà riaprire o in che porto.
Il Tai Pak invece è rimasto al suo posto, però rimane chiuso.


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"È vero che nella cucina cinese c'è di tutto e che i cinesi mangiano praticamente tutto
quanto la natura offre di commestibile; ma questo tutto è però preparato in quei modi
e maniere che il mondo conosce, cioè con una minuzia, una pignoleria e soprattutto
una fantasia culinaria che è forse, insieme alla calligrafia, l'unica forma di espressione
individuale che esista in Cina".

Goffredo Parise, Cara Cina, 1972


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Cosa Mangiano i Cinesi a Colazione?

La colazione cinese si allontana da quella tipica occidentale a base di biscotti, latte, brioche etc. I cinesi al mattino preferiscono cibi caldi, salati e veloci da preparare.
La maggior parte dei cinesi, svegliandosi presto per andare a lavoro, preferisce acquistare la colazione in negozi specializzati e bancarelle all’aperto che iniziano a preparare il cibo già dalle 5 della mattina.

A tavola di una tipica famiglia cinese si trova spesso una specie di zuppa o porridge chiamato zhou (粥), conosciuto anche come Congee, solitamente a base di riso e verdure.

Un’altra pietanza a base di riso, sono gli zongzi (粽子) composti di riso glutinoso con ripieni di diverso genere sia dolci che salati che vengono poi, avvolti in foglie di bambù o di giunchi. Il piatto risultante viene cotto al vapore oppure bollito.

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I baozi (包子), ovvero panini al vapore ripieni di carne e verdure, raramente anche dolci, ripieni solitamente di crema di fagioli rossi.
Più comunemente al nord, ma si trovano facilmente anche nel resto della Cina, gli youtiao (油条) sono delle strisce fatte di acqua e farina e poi fritte, molti dicono che assomiglino ai churros versione salata!
Spesso vengono accompagnati con latte di soia (豆浆) o zhou.

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I jianbing (煎饼) sono crepes salate con uova, erba cipollina e salsa piccante.
In Cina si utilizza fare colazione con il cibo rimasto dalla sera, giorno precedente, semplicemente con un piatto di noodles o zuppa di soia, comunemente chiamata doufu nao(豆腐脑).

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La zuppa di soia appena citata si può trovare in due varianti, al nord preferiscono mangiarla con verdure e pezzi di carne, mentre al sud preferiscono mangiarla con lo zucchero.


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UN PARRUCCHINO ARGENTATO SOPRA LA POLPA DI UNA BANANA SBUCCIATA:
L’ESATTA CARICATURA POP DI ANDY WARHOL.
QUADRO ESEGUITO DA BASQUIAT


Ineluttabile in una New York in continuo fermento esistenziale, l’incontro dell’artista ricco e navigato, diventato un po’ troppo apatico, e un artista giovane, un esponente della sottocultura, un talento “da strada”, irrequieto, imprevedibile, smanioso di successo.
Dal 1983, i due cominciano a frequentarsi. Il rapporto tra l’enfant prodige Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol era strettissimo, facevano tutto insieme: nel 1984 Basquiat realizza un ritratto di Wharol dipingendolo proprio come una banana, con in testa un parrucchino argento. Qualche mese più tardi, avrebbero litigato e non si sarebbero più parlati.


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Chiude lo storico McDonald’s di Milano dove si ritrovavano negli anni Ottanta i paninari. Quello di piazza San Babila è stato un locale storico e simbolico per Milano, ma anche in tutta Italia. Venne aperto nel 1981: allora non era McDonald’s ma Burghy, e fu il primo fast food realizzato sul modello americano.

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Per la prima volta in Italia si mangiavano cheeseburger e si bevevano milkshake.

Fu anche il luogo dove, nella prima metà degli anni Ottanta, soprattutto il sabato pomeriggio, si ritrovavano i ragazzi denominati “paninari”. Quel Burghy, divenuto poi McDonald’s, è da allora rimasto associato a quella moda degli anni Ottanta. I paninari non nacquero in realtà davanti a quel locale di piazza San Babila e non si chiamavano così perché, come è stato spesso detto e scritto, «mangiavano panini». Il gruppo originario si formò in un locale poco distante, fuori dalle vetrine del bar Al Panino di via Agnello, a qualche centinaio di metri da piazza San Babila. Cominciarono a distinguersi per alcuni, ben specifici, capi d’abbigliamento. Furono un fenomeno di costume molto studiato e associato soprattutto al cosiddetto riflusso.

Nel 1986 arrivò in Italia il marchio McDonald’s con un primo locale aperto in piazza Walther von der Vogelweide, a Bolzano.

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L’anno dopo aprì il locale di piazza di Spagna a Roma, tra molte proteste. Ci fu anche una manifestazione a cui parteciparono per esempio Renzo Arbore e Renato Nicolini

Ascoltavano Duran Duran e, un po’ meno, gli Spandau Ballet, gli Wham, gli a-ha, i Frankie Goes to Hollywood. E poi i Righeira, Sandy Marton, Den Harrow, Gazebo.

I paninari milanesi avevano anche modi di dire che divennero allora piuttosto comuni. Le ragazze venivano chiamate “squinzie” o “sfitinzie”, il weekend alcuni andavano a “Curma” (per Courmayeur) o a “Santa” (per Santa Margherita), il panino era il “panozzo”, per dire che uno era un figo dicevano “un gallo”, una cosa bella era “troppo giusta”. Tutte espressioni che poi vennero riprese dai film degli anni Ottanta come Vacanze di natale o Yuppies in cui gli attori, Jerry Calà su tutti, parlavano esattamente con quel gergo.



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I paninari divennero un vero fenomeno di costume.
Nel programma televisivo Drive In un attore comico, Enzo Braschi, impersonava proprio la figura del paninaro.
Uscirono fumetti come Il paninaro e New Preppy, ed è del 1985 un libro che ebbe grande successo e che raccontò
l’epoca dei paninari milanesi: Sposerò Simon Le Bon, scritto da Clizia Gurrado, da cui l’anno dopo venne tratto un film.

Il gruppo inglese dei Pet Shop Boys scrisse anche una canzone che si intitolava “Paninaro”.


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L'attore Brat Pitt è un gran golosone, e stranamente sul grande schermo si è visto spesso mangiare, ogni tipo di cibo.

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Alla domanda «Ho notato che mangi un sacco nei tuoi film», Brad risponde: «Mi piace tenermi occupato. Per natura, poi, sono uno che ama piluccare». Aggiungendo che, nel caso di Ocean’s Eleven, Rusty, il suo personaggio, «era sempre di corsa, sempre in movimento, quindi ho immaginato che non avrebbe mai potuto sedersi e concedersi un pasto con calma. Doveva per forza mangiare al volo».

*

In Vi presento Joe Black, invece, conosce proprio a colazione, in una tavola calda, la meravigliosa Claire Forlani


Mentre in Mr. e Mrs. Smith la moglie Angelina Jolie si fa trovare sempre perfetta ad accogliere il marito John con qualche bevuta e qualche cena rigorosamente delle sette di sera, pur essendo entrambi reduci dalle missioni personali per le rispettive agenzie segrete. La portata preferita da Pitt è il brasato.

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Oppure si va a cena fuori :D


Ciao Maf :), buon weekend
 
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Buon lunedì Diago, con colazione a buffet di gain...:cool:

Quel fenomeno di costume sviluppatosi attorno al Burghy di piazza San Babila venne descritto come simbolo di disimpegno e voglia di divertirsi dopo la cupezza degli anni Settanta, quelli della Milano degli scontri di piazza, del movimento del Settantasette. McDonald’s aprì altri locali in tutta Italia ma non ebbe successo all’inizio. Il motivo principale era proprio la presenza ovunque dei Burghy.

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La concorrenza ci fu fino
a metà degli anni Novanta quando McDonald’s acquistò Burghy: tutti i ristoranti, progressivamente, cambiarono insegna. Il gruppo Cremonini continuò a rifornire di carne la catena di locali.

Il Burghy di piazza San Babila a Milano, nel frattempo, era diventato un luogo molto conosciuto.

Fin dai primi anni Ottanta attirava ragazzi da tutta la città ma anche da fuori. E soprattutto divenne il ritrovo del gruppo che, lasciato il bar Al Panino in via San Paolo, iniziò a darsi appuntamento in quell’angolo di piazza San Babila.

All’inizio erano prevalentemente ragazzi che frequentavano scuole private come il San Carlo o il Leone XIII. Quel gruppo però si allargò in fretta, la moda dei paninari coinvolse tutte le scuole di Milano e poi tutta Italia.

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Gino Vignali, della coppia Gino & Michele, autori satirici che iniziarono in quegli anni, la riassume con una battuta di Altan: "Dopo il freddo degli anni di piombo, il calduccio degli anni di m.... Perché c'erano i paninari, sì, ma anche un risveglio della città: l'Elfo, lo Zelig, la Smemoranda. Erano gli anni del Psi, meglio di quelli del Msi, criticabili, ma di grande dinamismo. E forse da rianalizzare con freddezza, adesso".

I paninari avevano anche un’altra consuetudine il sabato sera. Furono loro a inaugurare l’abitudine di presentarsi a feste, sempre nel centro di Milano, dove non erano stati invitati, facendo spesso un po’ di danni, a volte anche causando l’intervento della polizia, prima di tornare in piazza San Babila, davanti al Burghy.

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Bon jour Maf, colazione abbuffé :D ;)

*

Ma passiamo a un'intervista sulla giovinezza di Antonello Venditti e il cibo.
"Da piccolo ero infelice - ha confessato -. Vivevo di cose non dette, di insicurezze, di soliloqui tra me e me. Wanda Sicardi, mia madre, era la più grande grecista del ’900. Figlia di nonna Margherita, una donna di Olevano Romano che non aveva studiato e come in una favola si era sposata con il principe palermitano Rivarola di Roccella, molto amico di Pirandello. La nonna aveva cucinato per tutta la vita crescendo la figlia a lezioni di lingue e ricamo, come si faceva con le signorine per cui ogni sacrificio è lecito.

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Era talmente poca la stima che avevo di me che mi attaccavo all’unico vizio che mi era concesso: il cibo. Mangiavo tutto il giorno. La domenica poi era drammatica. Mi svegliavo nei profumi del ragù che mia nonna aveva messo da ore sul fuoco, ci inzuppavo tre rosette e poi poco prima di mezzogiorno uscivo per andare a messa. All’andata, facevo sosta dal gelataio più buono del quartiere e mi facevo fare una coppa con cioccolato, nocciola e panna con l’amarena e due cialde. Poi il pranzo: la pasta, il filetto, le patatine fritte."

(dal web)

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Antonio Ricci:
"Drive in è stata la trasmissione di satira più feroce e critica del decennio L'esistenza dei paninari la scoprii guardando un servizio sui gruppi giovanili milanesi realizzato da Non solo moda, trasmissione tv di Canale 5.
I paninari, eredi spirituali dei sanbabilini, bivaccavano tutto il giorno al bar Panino, in piazzetta Liberty, nel cuore di Milano. San Babila era lì accanto. Mandai Braschi a infiltrarsi per carpirne i segreti. I paninari avevano già un gergo: sfitinzia, truzzi, tamarro.
Con Braschi lo arricchimmo prendendo espressioni dal "droghese": fuori di melone, mi acchiappa un casino. Impiegammo anche forme mistificate dell'inglese - arrapescion, inchiappettescion, ecc. ecc. - , mentre dal linguaggio giovanile dei primi anni 70 rispolverammo "cuccare". "Gallo" ci servì invece per il "paninaro doc": il piuminazzo Moncler è infatti griffato con il gallo. Il paninarese fu elaborato a tavolino e per un periodo tanto influenzò il linguaggio giovanile. E il povero Braschi veniva inseguito per essere picchiato un po' da tutti: dai paninari perché li prendeva in giro e pure dai metallari, i nemici dei paninari, che lo ritenevano un paninaro".

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La moda dilagò tanto che Renzo Barbieri, editore di fumetti hard (uno su tutti, Lando) si inventò quelli del Paninaro, affidandone i disegni a Giuseppe Montanari:

"Barbieri, attentissimo alle mode, creò anche Preppie, per le ragazze. Le sceneggiature, sue e di Paolo Ghelardini, erano sempre un po' così, avventure banalotte legate a e moda. Funzionava, anche se certo puntavamo più sulla quantità che sulla qualità". Durò comunque tre anni, anche con punte di 100mila copie.


Segno che il mondo dei paninari non circolava più solo intorno a quel Burghy e non solo a Milano. Lo spiega Maria Luisa Frisa, docente di Design della moda allo Iuav di Venezia:
"Quella Milano aveva una grandissima energia accumulata: la transavanguardia di Achille Bonito Oliva, Armani che veste Gere in American Gigolo.

Il fenomeno dei paninari si esaurì alla fine degli anni Ottanta e a metà degli anni Novanta tutti i ristoranti Burghy, anche quello storico di piazza San Babila a Milano, divennero McDonald’s.


La vera storia dei paninari - Il Post


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"Il ricordo ama giocare a nascondino come i bambini. Si rintana. È incline all’adulazione
e gli piace abbellire, spesso senza necessità. Contraddice la memoria, che si comporta
con pedanteria e vuole avere litigiosamente ragione.
Se viene molestato con domande, il ricordo assomiglia a una cipolla che vorrebbe essere
sbucciata perché, carattere dopo carattere, possa venire allo scoperto quanto c’è di leggibile:
di rado univoco, spesso in scrittura a specchio o comunque enigmaticamente confuso.
Sotto la prima tunica, ancora secca e cricchiante, si trova la successiva che, appena staccata,
ne libera una terza, umida, sotto alla quale una quarta, una quinta attendono e bisbigliano.
E tutte quelle successive trasudano parole troppo a lungo evitate, anche disegni a ghirigori,
quasi che qualcuno, volendo fare il misterioso fin da giovane, quando la cipolla era ancora
in germoglio, avesse cercato di codificare se stesso...
La cipolla ha molte pelli. Se ne parla al plurale. Appena sbucciata si rinnova.
Tagliata butta lacrime. Solo quando la si sbuccia dice la verità".

Günter Grass - Sbucciando la cipolla

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:bow: Maf OK!




"La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via. [....]

La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo...."

(Wislawa Szymborska)

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PASTIZZIEDDU RI CIPUDDUZZA

E' una ricetta siciliana della zona di Modica, il calzone ripieno di cipolla
  • Mondate le cipolle di Giarratana, tagliatele a fettine e fatele cuocere in una pentola con coperchio con un po' d'acqua e lasciatele ammorbidire.
  • Scolatele e mettetele in una padella con qualche cucchiaio d'olio fino a quando non siano appassite.
  • Appena fredde aggiungete il formaggio caciocavallo ragusano, gli albumi leggermente sbattuti, l'uvetta già ammollata (chi non ama l'agrodolce la può omettere o sostituire con acciughe), le olive tagliate a rondelle, i capperi di favignana, pepate, non salate, ed amalgamate il tutto.
  • Stendete la pasta brisée e foderate una teglia, riempitela con il composto di cipolle e chiudete il calzone con l'altro disco di pasta, facendo aderire ben bene con le mani.
  • Ungete la superficie con olio e spolverate con qualche grano di sale marino grosso.
  • Mettete in forno già caldo a 200° e cuocete fino a doratura completa (ca 25 minuti).
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La cipolla può divenire anche l'ingrediente princiaple nelle nostro specialità locali

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come la famosa cipolla ripiena alla piemontese, con carne di manzo macinata, formaggio grattugiato prezzemolo noce moscata e mortadella o salsiccia.

Inoltre è molto utilizzata nella saporita cucina americana (della santissima Trinità :D abbiamo già parlato) soprattutto del sud, e dell'Asia.

Ad es. in India: non dimentichiamo che una metà della popolazione è vegetariana, soprattutto al Sud (la vera India, secondo molti). Quindi la cipolla diventa proprio l'ingrediente base di alcune preparazioni, soprattutto di antipasto, come le Bhaji


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Sono frittelle di farina di ceci cui va aggiunta abbondantissima cipolla tritata grossolanamente, la spinta ovviamente è data da cumino, coriandolo, curcuma e peperoncino. Aggiungere all'impasto acqua fino alla giusta consistenza e un pizzico di bicarbonato.

Cottura pochi minuti in olio di semi, asciugare e condire con una spuzzata di limone. Gnam :D

 
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Kasha, uova di quaglia crude e shot di vodka a fine pasto: i pranzi preferiti di Putin

I gusti del Presidente russo a tavola sono un po’ un mistero.

Ma dalle testimonianze dei giornalisti che hanno mangiato con lui e sulla base di alcuni

documenti, è emerso che il leader russo è ghiotto di carne e verdura, ama le torte salate

ed è un fan dei vini spagnoli.

Per colazione il Presidente russo mangia kasha, tvorog (una specie di ricotta russa) con

miele e uova di quaglia crude.

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Questo perlomeno è quello che riferirono i giornalisti del canale NTV che nel 2012 fecero

colazione con Putin. Il leader russo ama anche bere un cocktail di barbabietola rossa e succo di rafano.

Qualche anno fa il capo del Cremlino aveva inoltre confessato di amare il riso e il grano saraceno,

ma non la farina d’avena.

“Non ho molto tempo da dedicare al cibo. Mi piacciono le verdure: i pomodori, i cetrioli, l’insalata.

Alla mattina mangio kasha, tvorog e miele. Potendo scegliere tra carne e pesce, preferisco il pesce.

Anche l’agnello mi piace molto”.

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Putin aggiunse anche di non essere un grande amante dei dolci, ma di concedersi un gelato di tanto in tanto.

“Quando vado da qualche parte, sono contento di provare la cucina locale. Sono solito bere tè verde.

E di norma non ceno, non ho tempo. Durante il pomeriggio cerco di mangiare un po’ di frutta e di bere kefir

quando possibile. Se invece non è possibile, preferisco non mangiare niente”.

Secondo alcune indiscrezioni della stampa, pare che Putin vada matto per i vini rossi spagnoli.

A parte ciò, sembra non disdegnare nemmeno uno shot di vodka a fine pasto o un bicchierino di

cognac del Daghestan.

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maf@lda

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Sapori d’infanzia

Una volta Putin si lasciò andare a confessioni e ricordi d’infanzia, raccontando il modo in cui sua madre cucinava “torte salate con cavoli, carne o riso e vatrushki” (saccottini ripieni di tvorog).
Forse nasce proprio da qui la sua passione per le torte salate!
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Figlio di una famiglia povera e umile, cresciuto in una kommunalka (appartamento in coabitazione) in un quartiere operaio di Leningrado, Vladimir Putin era riuscito a entrare nella borghesia sovietica, di cui al momento della fine del sistema aveva appena cominciato a scalare le gerarchie.
Nel suo libro biografico del 2000 raccontò a due voci con la moglie Lyudmila i loro sogni e bisogni: avevano fatto ore di code per comprare cibo e vestiti, avevano messo da parte i soldi per l’automobile durante il soggiorno in Germania dal quale erano tornati arricchiti anche di una lavatrice usata, regalata da amici tedeschi. Avevano cercato il benessere, subendo in cambio l’ottusità della propaganda.

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diagonale

onde in tempesta
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Ciao Maf :flower:

Oggi andiamo ai tropici con uno squisito frutto arancione! :D Chiamata melone dei Caraibi, la Papaya è il frutto della pianta denominata Carica papaya. Si tratta di una bacca a forma ovale; presenta un colore verde quando è acerba e arancio quando è matura. La polpa è dolce e molto succosa, somiglia anche al gusto del'albicocca.

La pianta appartiene alla famiglia delle Caricaceae ed ha un tronco nudo e carnoso che si chiude con diverse foglie. Può arrivare fino a 10 metri di altezza e come portamento richiama quello della palma.

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Le prime testimonianze per noi europei sono datate 1519: è Hernan Cortés a parlare di un banchetto offertogli dagli Aztechi dove comparve questo frutto rassomigliante ad un melone, dalla polpa morbida e dagli effetti digestivi. La papaya ha anche altri nomi: ad esempio Vasco de Gama lo chiamò 'Albero d'oro dell'eterna giovinezza'.


Fantstica a tutte le ore, ovvio l'uso a colazione o merenda in un'esotica insalata di frutta.

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Ma in Meso e Sud America la papaya viene accoppiata anche con il pesce, ad esempio un bel branzino: lime, zenzero, aglio, aneto, peperoncino e sale, e il piatto è pronto

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Buongiorno Diago
dai meloni dei Caraibi al fiore d'inverno, il radicchio rosso veneto....

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Il radicchio di Treviso sembra un fiore, come scrisse Aldo Van den Borre nel 1924:

“Ecco un erbaggio che è un fiore. Treviso va altera di questo magnifico ortaggio, che è opera della sua terra, del suo clima e della sua gente illustre e paziente. Di cicorie ve n’è dappertutto. Ma l’erba di Teofrasto, la kasni degli Indù, la radice rossa di Milano, la kaiserscichorie di Berlino, la Witoof di Bruxelles, l’archicoria dell’Escuriale, la christmas salad di Londra non hanno nulla a che fare col radicchio trevisano: Se lo guardi, egli è un sorriso Se lo mangi, è un paradiso Il radicchio di Treviso!”


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