Il Decreto Legge

Steel Horse

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Il Falso in Bilancio era Retroattivo
Il Nuovo Decreto legge non è Retroattivo.

Sono Fatte a pennello,con entrambe....... la Fuga dal Reato ed alle Condanne.

Burattinai.:mad:
 
Scritto da Steel Horse
Il Falso in Bilancio era Retroattivo
Il Nuovo Decreto legge non è Retroattivo.

Sono Fatte a pennello,con entrambe....... la Fuga dal Reato ed alle Condanne.

Burattinai.:mad:
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:(
 
decreto legge di ke??

postalo così lo leggiamo
 
anche volendo non poteva essere retroattivo, lo dice la costituzione
 
Scritto da Wild Weasel
anche volendo non poteva essere retroattivo, lo dice la costituzione

Scusa STAFF ;)

Quello che dici è vero, ma la costituzione a volte (quando fa comodo) si lavora per cambiarla, in questo caso ce ne guardiamo bene. :(
 
Scritto da Wild Weasel
anche volendo non poteva essere retroattivo, lo dice la costituzione

be se hai visto le iene di ieri sera
in sardegna condondono occupazione abusiva fatto a dicembre 2003 scadenza gennaio 2004 POST MORTEM!! c

ondono di ciò che no è ancora stato fatto!!

;) :D W l'italia
 
Scritto da Marcolino
be se hai visto le iene di ieri sera
in sardegna condondono occupazione abusiva fatto a dicembre 2003 scadenza gennaio 2004 POST MORTEM!! c

ondono di ciò che no è ancora stato fatto!!

;) :D W l'italia


visto :D
 
Scritto da Bios
Scusa STAFF ;)

Quello che dici è vero, ma la costituzione a volte (quando fa comodo) si lavora per cambiarla, in questo caso ce ne guardiamo bene. :(


beh guarda di tutte le cose da cambiare in italia questa è proprio l'ultima da fare e il motivo è semplice

Non si può imporre una pena per un fatto commesso quando questa pena non c'era.

ti faccio un esempio per assurdo. Esce una legge che vieta di fare i piercing e condanna i tragressori a multe salate. Sarebbe ingiusto che tutti quelli che si sono fatti il piercing fino ad ora subissero questa multa perchè quando l'han fatto non aveva violato nessuna legge

Spero di essermi spiegato...
 
Scritto da Wild Weasel
beh guarda di tutte le cose da cambiare in italia questa è proprio l'ultima da fare e il motivo è semplice

Non si può imporre una pena per un fatto commesso quando questa pena non c'era.

ti faccio un esempio per assurdo. Esce una legge che vieta di fare i piercing e condanna i tragressori a multe salate. Sarebbe ingiusto che tutti quelli che si sono fatti il piercing fino ad ora subissero questa multa perchè quando l'han fatto non aveva violato nessuna legge

Spero di essermi spiegato...

è la stessa identica cosa di condonare un reato che non hai ancora commesso.

Chi ci capisce è bravo..;)
 
beh per la legge che ha depenalizzato il falso in bilancio,
il buon Romiti che era stato condannato mi pare almeno 8 anni fa
perchè aveva accantonato fondi neri della Fiat,
bene dopo 8 anni ha chiesto la revisione del processo e grazie a questa buona legge che è appunto retroattiva
qualche mese fa è stato assolto perchè adesso il fatto non costituisce reato

ma quando lui ha commesso il fatto, il reato c'era e veniva punito grazie a quei cattivoni dei governi democristiani (e non venite a dire che erano comunisti !! )

allora questa retrattività che ha salvato anche uno dei processi di Berlusconi, è costituzionale ?
ed è giusta seconda l'opinione del popolo sovrano , come piace tanto dire agli esponenti della casa della libertà
 
Esiste da sempre il principio del "favor rei".


Ciao.
 
peppalba

guarda che berlusconi ha vinto per due motivi:
1) che si aggiustasse lui i problemini cha aveva ed ha.
2) per mettere in ginocchio lo Stato e la GENTE.
mi sembra che c è quasi riuscito.e ha ancora 2 anni e mezzo.
Te vuoi mica fare la rivoluzione per caso?e allora zitto e mosca!
 
Scritto da peppalba
beh per la legge che ha depenalizzato il falso in bilancio,
il buon Romiti che era stato condannato mi pare almeno 8 anni fa
perchè aveva accantonato fondi neri della Fiat,
bene dopo 8 anni ha chiesto la revisione del processo e grazie a questa buona legge che è appunto retroattiva
qualche mese fa è stato assolto perchè adesso il fatto non costituisce reato

ma quando lui ha commesso il fatto, il reato c'era e veniva punito grazie a quei cattivoni dei governi democristiani (e non venite a dire che erano comunisti !! )

allora questa retrattività che ha salvato anche uno dei processi di Berlusconi, è costituzionale ?
ed è giusta seconda l'opinione del popolo sovrano , come piace tanto dire agli esponenti della casa della libertà


La Costituzione dice che una qualsiasi legge puo' essere retroattiva solo quando genera un BENEFICIO nei confronti del cittadino. (detassazione -

Il problema vero è che.... IL BENEFICIO di un arresto dei truffatori lo avrebbero (almeno moralmente) tutti i truffati.....

LIBERA INTERPRETAZIONE.... :D
 
allora

se vi riferite alla riforma dei controlli su risparmio, non è decreto legge ma disegno di legge..quindi passa al vaglio del Parlamento.
su falso in bilancio..occorre attendere i verdetti della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia CE
 
da ignorante, mi sembra che la giustizia debba colpire un reato applicando le leggi in vigore al momento in cui il reato sia commesso

perchè il reo in quel momento sapeva (l'ignoranza della legge non è ammessa) la legge in corso e poteva evitare di evaderla

e poi che eguaglianza ci sarebbe con tutti gli altri che si sono attenuti alla legge in vigore in quel momento

mi sembra così ovvio
 
redon Ti stimo tantissimo

ma quando parli del Parlamento mi occorre dirti che vota in maniera palese e purtroppo CON vincolo di mandato.c'è poco da aspettarsi dunque!
 
...

bah, stavolta credo che saranno più attenti, specie spero che le voci contro a certe norma si levino
es: riforma reati societari
L’art. 2634 c.c., col nomen juris di “infedeltà patrimoniale” dispone che: “Gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale, sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La stessa pena si applica se il fatto è commesso in relazione a beni posseduti o amministrati dalle società per conto di terzi, cagionando a questi ultimi un danno patrimoniale.
In ogni caso non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo se compensato da vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall’appartenenza al gruppo.
Mi ha sempre la sciato perplesso per dirti.
Certo che vincolo di mandato...se ti riferisci a pressioni dell' esecutivo, penso sia una battuta molto carina, da suggerire a qualche costituzionalista dell' opposizione. Infatti si è parlato un tempo di vincolo di mandato tra eletto ed elettore(nel sistema uninominale del Regno Sabaudo), mai tra eletto e Divinità esucutiva:D :D :D :D :D
 
...

6 febbraio 2004
Sella: pene più severe per chi falsa i dati
ISABELLA BUFACCHI



ROMA - Un reato ex novo per i dirigenti degli uffici amministrativi e contabili su bilanci e informazioni incompleti o falsi. Un inasprimento del falso in bilancio perché «la nuova disciplina è meno rigorosa che nel passato». Regole rafforzate per assicurare l'indipendenza di sindaci e revisori. Più divieti sul conflitto d'interessi. Una Consob potenziata. Una stretta sui "paradisi legali". Una riforma del diritto fallimentare ispirata al Chapter 11 americano. Persino il ritorno al mendacio bancario. Tutte «linee di azione» per migliorare l'informazione sul mercato: senza «ingessare», senza «demonizzare» i corporate bond uccidendoli con l'obbligo della garanzia bancaria. Guarda al futuro, senza grandi slanci di autocritica, la risposta del sistema bancario ai crack Cirio e Parmalat: risposta data ieri da Maurizio Sella, presidente dell'Associazione bancaria italiana (Abi), in audizione alla Commissione bicamerale nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui rapporti tra imprese, banche e risparmio. Giro di vite di controlli e pene, riconoscimento di responsabilità solo «individuali» che saranno accertate dai magistrati, indennizzi alla clientela solo «caso per caso». Sella non è andato oltre. Ha sostenuto invece con vigore la tesi che le banche italiane, come il gotha delle banche estere, le agenzie di rating e gli organi di controllo, sono state ingannate. «È la verità dell'inganno... le banche italiane non sapevano», ha detto puntando il dito accusatore sulle informazioni false «all'origine» dello scandalo Parmalat. Leggendo una lunga relazione, con riferimento a «importanti casi di default» senza menzionare Cirio né Parmalat, Sella ha difeso le banche sostenendo una tesi che ha lasciato «sconcertati» alcuni membri della commissione. «Non c'è stata alcuna sostituzione a livello di sistema tra credito e corporate bond», ha sostenuto. Dati alla mano, Sella ha dimostrato che gli impieghi sono cresciuti negli anni di boom dei corporate bond, che i prestiti bancari continuano a essere la prima fonte di finanziamento delle imprese italiane, grandi, medie e piccole. Le sofferenze sono calate «grazie alle cartolarizzazioni»: come a dire che il sistema si è ben guardato dallo scaricare sul risparmiatore crediti incagliati o inesigibili. Sella ha assicurato che le banche si sono comportate correttamente nella vendita delle obbligazioni societarie, rispettando le norme sulle modalità di collocamento e di trasparenza imposte dal Testo unico della Finanza, dalla Consob. «Il problema non è nelle norme con cui si vende ma le regole e i controlli sulle informazioni che arrivano a chi vende», ha puntualizzato il numero uno dell'Abi. Pur chiamandosi innocente sul caso Parmalat, il sistema bancario farà il possibile per assistere la clientela e, dove opportuno, indennizzarla. «Le banche assisteranno la clientela nelle modalità per l'ammissione alle procedure concorsuali e allo stato passivo», ha assicurato Sella, senza però fornire aperture su "collegi difensivi", né su "patrocini" come nel caso dei Tango-bond argentini. L'Abi conviene che gli istituti di credito avrebbero potuto fare di più per migliorare la cultura finanziaria, facendo sì che i risparmiatori fai-da-te avessero una migliore percezione dei rischi che correvano. Per questo il sistema dell'informazione fornita all'investitore è stato migliorato. E migliorerà ancora: l'Abi partecipa a un "tavolo" con Confindustria, Assonime e Borsa italiana per migliorare la corporate governance. L'audizione Abi si è comunque incentrata sul rafforzamento di sanzioni e controlli. È stata sollecitata una «nuova responsabilità personale, penale, dei dirigenti degli uffici amministrativi e contabili per incompletezza e non veridicità di documenti e bilanci». Su false comunicazioni sociali, è stato richiesto un inasprimento del falso in bilancio perché la nuova disciplina «è meno rigorosa». Nel caso in cui una società venga condannata a una pena pecuniaria per un reato societario, la sanzione dovrebbe confluire in un fondo per indennizzare i creditori danneggiati. Sul Ddl del Governo per riformare le authority, Sella ha dato disco verde alla superConsob ma ha respinto «garanzia» bancaria sui bond collocati ai risparmiatori che ucciderebbe il mercato. Dubbioso infine sul "nocumento" al risparmio, sul Cicr potenziato e sul passaggio dalla Banca d'Italia alla nuova Autorità della raccolta bancaria diretta.

Sui crack le accuse dei parlamentari

ROMA - Il lupo, cioè le banche. L'agnello, cioè il risparmiatore. Maurizio Sella, presidente dell'Abi, ha affrontato ieri con "aplomb" anglosassone i senatori e i deputati che lo hanno incalzato sul risvolto più scottante dei casi Parmalat e Cirio, quello che vede i sottoscrittori dei bond più danneggiati rispetto alle banche italiane: «Le banche sono il lupo, il risparmiatore è l'agnello», è stato l'esordio di un deputato. Ma Sella non ha lasciato margini al dubbio: «Le banche italiane non sapevano - ha asserito con fermezza - non abbiamo avuto modo di sapere. Una vicenda così non si era mai vista. La crisi è stata inaspettata e improvvisa». La difesa di Sella non ha convinto Mario Lettieri (Margherita) che ha sbottato affermando tutto il suo "sconcerto": «Sono giorni che in questa Commissione tutti ci dite che non ci sono responsabili. È inaccettabile. Le banche non avevano né orecchie per sentire, né occhi per vedere? Però, come nel caso di Capitalia, si sono arricchite mentre i risparmiatori si sono impoveriti». Il presidente dell'Abi ha ribadito: «Una banca non può andare a vedere se un documento o il bilancio è vero o è falso»: leggi e costi glielo impediscono. «Non si possono controllare le società di tutto il mondo quando si fa credito a una multinazionale», è la tesi presentata da Sella. Gli ha fatto eco il presidente del San Paolo-Imi, Rainer Masera, il quale ha detto ieri che «non è opportuno spingere le banche ad assumere un ruolo di surrogato di revisore dei conti delle aziende», intervenendo a un convegno sulla corporate governance. Lanfranco Turci (Ds) non ha mollato la presa: seppure a livello di sistema bancario gli impieghi sono aumentati contestualmente alle emissioni dei bond, e se anche nel caso Parmalat i prestiti bancari non sono diminuiti con i collocamenti obbligazionari, cosa dire di Cirio? «I dati dicono effettivamente che con i Cirio-bond i crediti bancari si sono ridotti, non posso negarlo», ha ammesso Sella, affrettandosi però a spiegare che «quando un debito cresce, un altro debito viene pagato, è la norma, non è necessariamente un fatto patologico». Di fronte a una platea di senatori e deputati che gli rinfacciavano il fatto che le banche se la sono comunque cavata meglio dei risparmiatori, nel dissesto Cirio e Parmalat, Sella ha fatto un pronostico: «Secondo me molte banche verranno incontro ai clienti che hanno investito tutti i propri risparmi sui bond Parmalat o Cirio», ha detto, ricordando che la strategia "caso per caso" consiste nel dare a ciascuna banca la libertà di decidere diversamente, in base a comportamenti diversi. I risparmiatori che hanno diversificato, per esempio, non otterranno gli stessi indennizzi di chi ha perso tutto. Ma Nerio Nesi, ex-presidente della Bnl, uscendo dall'audizione ha detto lapidario: «Le banche dicono che ora faranno di più: perché non lo hanno fatto prima?».

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole060204au.html
 
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6 febbraio 2004
A chi spetta denunciare il reato? Un punto del riassetto da chiarire




Il Ddl sulla tutela del risparmio formalizza un nuovo meccanismo di collaborazione tra gli organismi di controllo del settore e la Guardia di finanza. Considerata la portata innovativa della riforma, questo aspetto merita qualche riflessione. La disposizione è contenuta nell'articolo 4, comma 4, del provvedimento e prevede che l'Autorità per la tutela del risparmio e la Banca d'Italia nell'esercizio dei loro poteri di vigilanza informativa e ispettiva possano «avvalersi dell'assistenza» delle Fiamme gialle. A tal fine, precisa la norma, la Guardia di finanza agisce con i poteri ordinariamente conferiti in materia fiscale. In primo luogo, nel silenzio della norma, sembra utile chiedersi se nel nuovo assetto previsto dal Ddl la Guardia di finanza mantenga o meno un potere di indagine di iniziativa. Al riguardo, se è vero che l'articolo 4 non lo prevede espressamente, è altrettanto vero che la prevenzione e la repressione delle violazioni nel settore dei «mercati finanziari e mobiliari, ivi compreso l'esercizio del credito e la sollecitazione del pubblico risparmio» costituiscono uno dei compiti istituzionali per così dire "tipici" del Corpo, al pari tra l'altro dell'attività investigativa concernente gli illeciti relativi a «valute, titoli, valori e mezzi di pagamento nazionali, europei ed esteri, nonché movimentazioni finanziarie e di capitali». Questo alla luce della scelta legislativa fatta nel 2001 con il decreto legislativo numero 68 che ha individuato le Fiamme gialle quale polizia economica e finanziaria a carattere generale. Lo stesso decreto, peraltro, prevede che nei settori citati la Guardia di finanza possa autonomamente utilizzare i poteri istruttori previsti in materia di Iva e imposte sui redditi. Pertanto la precisazione contenuta nel Ddl sul risparmio, senz'altro opportuna per fugare possibili dubbi interpretativi, in realtà riconosce una situazione già prevista per legge. Il terzo e ultimo aspetto da sottolineare riguarda gli effetti dell'intervento della Guardia di finanza nel caso in cui emerga una notizia di reato. In tali ipotesi, infatti, in base all'articolo 347 c.p.p. e in virtù della loro qualifica di polizia giudiziaria e in assenza di deroghe legislative, i finanzieri dovranno necessariamente informare senza ritardo l'autorità giudiziaria, il che potrebbe in astratto creare una sovrapposizione nelle attività investigative. Potrebbe allora risultare auspicabile un chiarimento sul punto e, se del caso, un coordinamento della norma con il codice di procedura penale, magari prevedendo che in casi del genere sarà poi l'Autorithy che ha richiesto l'intervento delle Fiamme gialle a informare il Pubblico ministero, nel rispetto peraltro delle procedure e delle disposizioni già previste in proposito. GIANCARLO PEZZUTO

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole060204au3.html
 
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