Il denaro

nickilista

Siento el Sur...
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Che rapporto avete con il denaro?
Premesso che mi sembra, il denaro, una sorta di "possibilizzazione calcolata" del futuro (cioè quindi anche una "organizzazione" dei bisogni e dei desideri - quasi gerarchica: più soldi = più possibilità, in linea di massima; però è anche vero che: più soldi = più possibilità di "congelamento" degli stessi, a mezzo investimento - del tempo in rapporto alle possibilità di spesa o di dispendio), tuttavia, per quel che mi riguarda, posso dire che io sono morigeratamente (intendi: solo in rapporto a quanto possiedo) smodato, nel calcolare e gestire le spese. Cioè: non sono agito dal principio della "cosa utile", o meglio: piuttosto sono affascinato dal "principio anarchico" della cosa occasionale. Cioè: i miei acquisti si adattano (molte volte sconsideratamente) al "mercato", alla "migliore offerta" occasionale.
Con un esempio: se esco per acquistare il laptop e vedo invece la fotocamera digitale, magari acquisto quest'ultima, convinto poi di poter ritornare sul primo, in un secondo momento. In sostanza, non ho un rapporto con il denaro, ma il denaro ha un rapporto con me, determinando sempre la possibilità futura (o quantomeno la vaghezza) di acquistare ciò che ho esautorato dal primato della scelta. In questo quadro, si inseriscono tutte le "smaterializzazioni" del contante, a mezzo credito. Tuttavia, sebbene utilizzi la carta di credito, devo dire che il principio dell'addebito posticipato (anche se conveniente) non mi piace affatto. E pertanto, non acquisto mai nulla a rate (comprai solo l'enciclopedia della Garzanti, tra l'altro per fare un favore a uno che credevo un amico)

Mi piacerebbe un mondo senza denaro.
 
Aggiungo: comprare a rate è "negativo" quasi in senso proprio. Cioè: se acquisto a rate, il tempo per la "conclusione" dell'avvenuto pagamento, vede anche l'usura del bene, che ai miei occhi apparirebbe non più degno di essere pagato. In sostanza, se continuo a pagarlo e sul mercato (ancje perché lo utilizzo quotidianamente) costa meno, mi incazzo come una bestia.

(Abbasso le finanziarie)
 
Il denaro : non riesco a darli l’importanza che ha.
 
Il denaro porta una sfiga terribile, bisogna liberarsene non appena lo si guadagna
 
Scritto da Sex
Il denaro porta una sfiga terribile, bisogna liberarsene non appena lo si guadagna

Si si, hai ragione.


Mandalo a me: ti spedisco via MP le coordinate per il bonifico!!:D:D:D;)
 
Scritto da Helix
Si si, hai ragione.


Mandalo a me: ti spedisco via MP le coordinate per il bonifico!!:D:D:D;)

Intendevo spenderlo :p :p :cool:

Faccio anche beneficenza, ma non a quelli che mangiano da Nadia :rolleyes: :D ;)
 
Scritto da Sex
Il denaro porta una sfiga terribile, bisogna liberarsene non appena lo si guadagna

Pensa invece che chi "rateizza" se ne "occupa" prima di guadagnarlo. In ogni caso, condivido.

Scritto da nickilist@
Mi piacerebbe un mondo senza denaro.

Non lo so, forse ho scritto una *******. Come si comincerebbe a vivere, in un mondo senza denaro? Non potrei comprare alcunché. Non potrei dare nessuna soddisfazione al "commerciante" (Baudelaire diceva che nel commercio è implicito un principio diabolico: io dò a te, acquirente, qualcosa per un prezzo che tu sai sicuramente maggiore di quello che ho pagato io, da commerciante); il commerciante, insoddisfatto, in quanto tale, non potrebbe soddisfare le mie necessità primarie. Io, straincazzato, cercherei di saccheggiare le scorte dei furbi (sinceramente, lo sospetterei). I professionisti non potrebbero dichiarare niente. Insomma, un caos totale.
(Poi magari capita che un uomo ti si fa innanzi per quello che è, bello come tutti i desideri che ha. Di te.)
 
Scritto da nickilist@
...
(Poi magari capita che un uomo ti si fa innanzi per quello che è, bello come tutti i desideri che ha. Di te.)

"... il denaro è sempre a un grado qualsiasi salario. Controvalore di un prodotto, esso agisce sulla volontà che lusinga e si impadronisce della persona. Esso è così l'elemento in cui si compie la generalizzazione di ciò che non ha concetto, l'equazione di ciò che non ha quantità. Mezzo ambiguo in cui, nello stesso tempo, le persone si integrano nell'ordine delle merci ma in cui esse rimangono persone, poiché l'ordine delle merci (che non equivale all'ordine della natura) presuppone le persone che, di conseguenza, restano inalienabili nella transazione stessa in cui si vendono. Anche come semplice oggetto di transazione, lo schiavo concede tacitamente il suo assenso ai padroni che lo comprano e lo vendono.
[...] Ciò che è posseduto nel denaro, non è l'oggetto, ma il possesso di oggetti. Possesso del possesso, il denaro presuppone uomini che dispongono di tempo ..."

E. Lévinas, Tra Noi. Saggi sul pensare-all'Altro, Milano, Jaca book, 1998, pp. 66-67
 
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