Il manifesto dell'Arteconomy

  • Ecco la 72° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    È stata un’ottava ricca di spunti per i mercati, dapprima con l’esito delle elezioni europee, poi con i dati americani incoraggianti sull’inflazione e la riunione della Fed. L’esito delle urne ha mostrato uno spostamento verso destra del Parlamento europeo, con l’avanzata dei partiti nazionalisti più euroscettici a scapito di liberali e verdi. In Francia, il presidente Macron ha indetto il voto anticipato dopo la vittoria di Le Pen e in Germania i socialdemocratici del cancelliere tedesco Olaf Scholz hanno subito una disfatta record. L’azionario europeo ha scontato molto queste incertezze legate al rischio politico in Francia. Oltreoceano, i principali indici di Wall Street hanno raggiunto nuovi record dopo che mercoledì sera, la Fed ha mantenuto invariati i tassi nel range 5,25-5,50%. I dot plot, le proiezioni dei funzionari sul costo del denaro, stimano ora una sola riduzione quest’anno rispetto a tre previste a marzo. Lo stesso giorno è stato diffuso il report sull’inflazione di maggio, che ha mostrato un rallentamento al 3,3% e un dato core al 3,4%, meglio delle attese.
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Ora proseguo con un Manifesto del 1946:

Manifesto del realismo di pittori e scultori
Giuseppe Ajmone, Rinaldo Bergolli, Egidio Bonfante, Gianni Dova, Ennio Morlotti, Giovanni Paganin, Cesare Peverelli, Vittorio Tavernari, Gianni Testori, Emilio Vedova

1. - Dipingere e scolpire è per noi atto di partecipazione alla totale realtà degli uomini, in un luogo e in un tempo determinato, realtà che è contemporaneità e che nel suo susseguirsi è storia. Consideriamo pertanto esaurita la funzione positiva dell'individualismo e ne neghiamo gli aspetti, in cui si è corrotto (evasione, sensibilismo, intuizione).
2. - La realtà esiste obbiettivamente; di essa fa parte anche l'uomo.
3. - In arte, la realtà non è il reale, non è la visibilità, ma la cosciente emozione del reale divenuta organismo. Mediante questo processo l'opera d'arte acquista la necessaria autonomia. Realismo non vuol dire quindi naturalismo o verismo o espressionismo, ma il reale concretizzato dell'uno, quando determina, partecipa, coincide ed equivale con il reale degli altri, quando diventa, insomma, misura comune rispetto alla realtà stessa.
4. - Questa misura comune non sottintende una comune sottomissione a canoni prestabiliti, cioè una nuova accademia, ma l'elaborazione in comune di identiche premesse formali.
5. - Queste premesse formali ci sono state fornite, in pittura, dal processo che da Cézanne va al fauvismo (ritrovamento dell'origine del colore) e al cubismo (ritrovamento dell'origine strutturale). I mezzi espressivi sono dunque: linea e piano, anziché modulato e modellato; ragioni del quadro e ritmo, anziché prospettiva e spazio prospettico; colore in sé, nelle sue leggi e nelle sue prerogative, anziché tono, ambiente, atmosfera. La scultura non ha avuto un processo parallelo: chiusi con Michelangelo i cicli delle grandi civiltà, essa ha tuttavia continuato, estenuando i caratteri peculiari, fino all'impressionismo (Medardo Rosso) che segna l'estrema contraddizione con se stessa. Oggi affermiamo che i suoi mezzi espressivi sono: costruzione e architettura dei volumi nello spazio, costruzione e architettura che determinano il peso.
6. - Affermiamo inoltre che il ruolo delle gallerie è esaurito, perché esse hanno ragioni puramente mercantili e costringono e legano l'arte in una ristretta determinata categoria. La realtà che noi dobbiamo esprimere interessa tutti gli uomini e chiede quindi di essere concretizzata con tutti i mezzi adeguati.
Questi mezzi sono oggi, come erano ieri per le grandi civiltà egiziana, greca e medioevale, le pareti e i blocchi di pietra, o anche il semplice quadro e la semplice scultura, purché partecipi di un ampio organismo che rientri nella comune attività e nei comuni bisogni. Necessariamente la nuova realtà farà stabilire fra architetti, pittori e scultori quel piano d'intesa che ci permetterà di creare un equivalente figurativo, pari ai templi per i greci e alle cattedrali per i cristiani.

Milano, febbraio 1946
 
Impossibile dimenticare Lucio Fontana....




LUCIO FONTANA
Manifesto Bianco. Noi continuiamo l'evoluzione dell'arte. Buenos Aires, 1946
da: Lucio Fontana: Concetti Spaziali, Torino, 1970

L'arte si trova in un periodo latente. C'è una forza che l'uomo non può manifestare. Noi la esprimiamo in forma letterale in questo manifesto.
Per questo chiediamo a tutti gli uomini di scienza del mondo, i quali sanno che l'arte è una necessità vitale della specie, che orientino una parte delle loro investigazioni verso la scoperta di questa sostanza luminosa e malleabile e di strumenti che producano suoni che permettano lo sviluppo dell'arte tetradimensionale.
Consegneremo agli sperimentatori la documentazione necessaria.
Le idee non si rifiutano. Si trovano in germe nella società, poi i pensatori e gli artisti le esprimono.
Tutte le cose nascono per necessità e son di valore nella loro epoca.
Le trasformazioni dei mezzi materiali di vita determinano gli stati psichici dell'uomo attraverso la storia. Si trasforma il sistema che dirige la civiltà dalle sue origini. Il suo posto viene occupato progressivamente dal sistema opposto nella sua essenza e in tutte le sue forme. Si trasformeranno tutte le condizioni di vita della società e di ogni individuo. Ogni uomo vivrà in base ad una organizzazione integrale del lavoro. Le scoperte smisurate della scienza gravitano su questa nuova organizzazione di vita. Il ritrovamento di nuove forze fisiche, il dominio sulla materia e lo spazio impongono gradualmente all'uomo condizioni che non sono mai esistite in tutto il corso della storia. L'applicazione di ~;te scoperte in tutte le forme della vita produce una modificazione nella natura dell'uomo. L'uomo prende una struttura psichica differente.
Viviamo l'era della meccanica. Il cartone dipinto e il gesso eretto non hanno più ragione di essere.
Da che furono scoperte le forme d'arte conosciute, in distinti momenti della storia, si compie un processo analitico in ogni arte. Ogni arte ebbe il suo sistema in ordinamento indipendente. Si conobbero e svilupparono tutte le possibilità, d espresse tutto quello che si poteva esprimere. Identiche condizioni dello spirito si esprimevano con la musica, l'architettura e la poesia. L'uomo divideva le sue energie in manifestazioni diverse rispondendo a questa necessità di conoscere.
L'idealismo venne applicato quando l'esistenza non poté essere espressa in modo concreto. I meccanismi della natura venivano ignorati. Si conoscevano i processi dell'intelligenza. Tutto risiedeva nelle possibilità proprie all intelligenza. La ricerca consisté in confusi esperimenti che molto di rado raggiungevano una verità. L'arte plastica consisté in rappresentazioni ideali delle forme conosciute, in immagini alle quali si attribuiva idealmente una realtà. Lo spettatore immaginava un oggetto dietro l'altro, immaginava la differenza fra i muscoli e le vesti rappresentate. Oggi la conoscenza sperimentale sostituisce la conoscenza immaginativa. Abbiamo coscienza di un mondo che esiste e Si esprime da se stesso e che non può esser modificato dalle nostre idee. Necessitiamo di un'arte valida per se stessa Nella quale non intervenga l'idea che di essa ci siamo fatti Il materialismo stabilito in tutte le coscienze esige un'arte in possesso di valori propri, lontana dalle rappresentazioni che oggi costituiscono una farsa. Noi, uomini di questo secolo, forgiati da questo materialismo siamo divenuti insensibili dinanzi alla rappresentazione delle forme conosciute e all'esposizione di esperienze costantemente ripetute. Si concepì l'astrazione alla quale si arrivo progressivamente attraverso la deformazione.
Pero questo nuovo stato di cose non corrisponde alle esigenze dell'uomo attuale.
Si richiede un cambiamento nell'essenza e nella forma. Si richiede il superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica. E' necessaria un'arte maggiore in accordo con le esigenze dello spirito nuovo.
Le condizioni fondamentali dell'arte moderna si notano chiaramente nel secolo XIII nel quale comincia la rappresentazione dello spazio. I grandi maestri che compaiono successivamente dànno nuovo impulso a questa tendenza. Lo spazio viene rappresentato con ampiezza ogni volta maggiore durante diversi secoli. I barocchi fanno un salto in questo senso: lo rappresentano con una grandiosità non ancora superata e aggiungono alla plastica la nozione del tempo. Le figure sembrano abbandonare il piano e continuare nello spazio i movimenti raffigurati. Questa concezione fu conseguenza del concetto dell'esistenza che andava formandosi nell'uomo. La fisica di questa epoca, per la prima volta, esprime la natura per mezzo della dinamica. Si determina che il movimento è una condizione immanente alla materia come principio della comprensione dell'universo.
Giunti a questo punto dell'evoluzione, la necessità di movimento è talmente grande che non può essere corrisposta dalla plastica. Quindi tale evoluzione viene continuata per opera della musica. La pittura e la scultura entrano nel neoclassicismo, autentica palude nella storia dell'arte, e restano annullate dall'arte del tempo. Conquistato il tempo, la necessità di movimento si manifesto pienamente. La liberazione progressiva dei canoni diede alla musica un dinamismo sempre crescente (Bach, Mozart, Beethoven).
L'arte continua a svilupparsi nel senso del movimento. La musica mantenne il dominio durante due secoli e dall'impressionismo in avanti si svolge parallelamente all'arte plastica. DA ALLORA L'EVOLUZIONE DELL'UOMO E3 UNA MARCIA VERSO IL MOVIMENTO SVILUPPATO NEL TEMPO E NELLO SPAZIO. NELLA PITTURA SI SOPPRIMONO PROGRESSIVAMENTE GLI ELEMENTI CHE NON PERMETTONO L'IMPRESSIONE DI DINAMISMO.
Gli impressionisti sacrificano il disegno e la composizione. Nel futurismo vengono eliminati alcuni elementi ed altri persero la loro importanza rimanendo subordinati alla sensazione. Il futurismo adotta il movimento come unico principio ed unico fine. I cubisti negavano che la loro pittura fosse dinamica; l'essenza del cubismo è la visione della natura in movimento.
Quando la musica e la scultura uniscono il loro sviluppo nell'impressionismo, la musica si basa su sensazioni plastiche, la pittura sembra essere dissolta in un'atmosfera di suono. Nella maggioranza delle opere di Rodin notiamo che i volumi sembrano girare in questo stesso ambiente di suono. La sua concezione è essenzialmente dinamica e molte volte giunge ad una esacerbazione del movimento. Ultimamente non si è intuita la "forma" del suono? (Schoenberg) o una sovrapposizione o correlazione dei "piani sonori"? (Scriabin). :E evidente la somiglianza fra le forme di Stravinsky e la planimetria cubista. L'arte moderna si trova in un momento di transizione nel quale si esige la rottura con l'arte antecedente per dar luogo a nuove concezioni. Questo stato di cose, visto attraverso una sintesi, è il passaggio dell'astrattismo al dinamismo. Situato nel mezzo di tale transizione, non ha potuto liberarsi completamente dalla eredità rinascimentale. Si impiegarono i medesimi materiali e le medesime discipline per esprimere una sensibilità completamente trasformata. Gli elementi antichi vennero impiegati in senso contrario. Furono forze opposte che combatterono in una stessa battaglia. Il conosciuto e lo sconosciuto, l'avvenire e il passato. Per questo si moltiplicarono le tendenze, appoggiate a valori opposti e perseguendo apparentemente obbiettivi diversi. Noi raccogliamo questa esperienza e la proiettiamo verso un avvenire chiaramente visibile.
Coscienti o incoscienti di questa ricerca, gli artisti moderni non l'hanno potuta raggiungere. Non disponendo dei mezzi tecnici necessari per dar movimento ai corpi, lo hanno dato solo in modo illusorio rappresentandolo con mezzi convenzionali. Si determina così la necessità di nuovi materiali tecnici che permettano di giungere all'obbiettivo ricercato. Questa circostanza, unita allo sviluppo della meccanica, ha prodotto il cinema ed il suo trionfo è una prova in più riguardo all'orientamento preso dallo spirito verso ciò che vi può essere di dinamico.
L'uomo è esausto di forme pittoriche e scultoree. Le sue esperienze, le sue opprimenti ripetizioni attestano che queste arti permangono stagnanti in valori estranei alla nostra civiltà, senza possibilità di svilupparsi nel futuro.
La vita tranquilla è scomparsa. La nozione del rapido è costante nella vita dell'uomo. L'èra artistica dei colori e delle forme paralitiche è sorpassata. L'uomo si fa sempre più insensibile alle immagini inchiodate senza indizi di vitalità. 14 antiche immagini immobili non soddisfano più le esigenze dell'uomo nuovo, formato nella necessità dell'azione, alla convivenza con la meccanica, che gli impone un dinamismo costante. L'estetica del movimento organico rimpiazza l'estetica vuota delle forme fisse. Invocando questo mutamento operato nella natura dell'uomo, nei cambiamenti psichici e morali e di tutte le relazioni e attività umane, abbandoniamo la pratica delle forme d'arte conosciuta abbordiamo lo sviluppo di un'arte basata sulla unità del tempo e dello spazio.
L'arte nuova prende i suoi elementi dalla natura. L'esistenza, la natura e la materia sono una perfetta unità. Si sviluppano nel tempo e nello spazio. Il cambiamento è la condizione essenziale dell'esistenza. Il movimento, la proprietà di evolversi e svilupparsi è la condizione base della materia. Questa esiste in movimento e in nessun'altra maniera. Il suo sviluppo è eterno. Il colore e il suono si trovano nella natura legati alla materia.
La materia, il colore e il suono in movimento sono i fenomeni lo sviluppo simultaneo dei quali integra la nuova arte.
Il colore in volume si sviluppa nello spazio adottando forme successive. Il suono prodotto da mezzi ancora sconosciuti. Gli strumenti di musica non rispondono alla necessità di vaste sonorità e non producono sensazioni del l'ampiezza richiesta.
La costruzione di forme voluminose in mutamento mediante una sostanza plastica e mobile. Disposti nello spazio agiscono in forma sincronica, integrano immagini dinamiche.
Esaltiamo cosi la natura in tutta la sua essenza. La materia in movimento manifesta la sua esistenza totale ed eterna, svolgendosi nel tempo e nello spazio, adottando nel suo mutarsi i diversi stati dell'esistenza. Concepiamo l'uomo nel suo nuovo incontro con la natura nella sua necessità di vincolarsi ad essa per trovare nuovamente l'esercizio dei suoi valori originali. Chiediamo una comprensione esatta dei valori primari dell'esistenza, per questo instauriamo ne]l'arte i valori sostanziali della natura. Presentiamo la sostanza, non la marginalità delle cose. Non rappresentiamo né l'uomo né gli altri animali né le altre forme. Queste sono manifestazioni della natura, mutevoli nel tempo, che cambiano e scompaiono secondo la successione dei fenomeni. Le loro condizioni fisiche sono soggette alla materia ed alla sua evoluzione. Noi ci dirigiamo verso la materia e la sua evoluzione, fonti generatrici dell'esistenza. Prendiamo l'energia propria della materia, la sua necessità d'essere e di svilupparsi. Postuliamo un'arte libera da qualunque artificio estetico. Approfittiamo di ciò che l'uomo ha di naturale, di reale. Rinneghiamo le falsità estetiche inventate dall'arte speculativa. Ci troviamo cosi vicini alla natura come mai l'arte lo è stata nel corso della storia. L'amore per la natura ci spinge a copiarla. Il sentimento di bellezza che ci dà la forma di una pianta o di un passero o il sentimento sessuale che ci procura il corpo di una donna, si svolge ed opera nell'uomo secondo la sua sensibilità. Rinneghiamo le emozioni particolari che ci producono determinate forme. La nostra intenzione è di riunire tutte le esperienze dell'uomo in una sintesi, che unita alla funzione delle loro condizioni naturali costituisca una manifestazione propria dell'essere.
Prendiamo come principio le prime esperienze artistiche. Gli uomini della preistoria che percepirono per la prima volta un suono prodotto da colpi battuti su un corpo vuoto, si sentirono soggiogati dalle sue combinazioni ritmiche. Spinti dalla forza di suggestione dinanzi alla natura sconosciuta, sensazioni musicali, sensazione del ritmo. La nostra intenzione è di sviluppare questa condizione originale dell'uomo.
Il subcosciente, magnifico ricettacolo dove alloggiano tutte le immagini che l'intelligenza percepisce, adotta l'essenza e le forme di queste immagini, alloggia le nozioni riguardanti la natura dell'uomo. Cosi, nel trasformarsi il mondo oggettivo, si trasforma ciò che il subcosciente assimila, la qual cosa produce modificazioni nella forma di concezione dell'uomo.
L'eredità storica ricevuta dagli stadi anteriori della civiltà e l'adattamento alle nuove condizioni di vita operano mediante questa funzione del subcosciente. Il subcosciente modella l'individuo, lo integra e lo trasforma. Gli dà l'ordinamento che riceve dal mondo e che l'individuo adotta. Tutte le concezioni artistiche sono dovute al subcosciente. La plastica si sviluppo in base alle forme della natura. Le manifestazioni del subcosciente si sono adattate pienamente a quelle in quanto dovute alla concezione idealistica dell'esistenza. La coscienza materialistica, ossia la necessità di cose chiaramente provabili, esige che le forme d'arte sorgano direttamente dall'individuo, soppresso qualunque adattamento alle forme naturali. Un'arte basata su forme create dal subcosciente, equilibrate dalla ragione, costituisce una reale espressione dell'essere e una sintesi del momento storico. La posizione degli artisti razionalisti è falsa. Nel loro sforzo per sovrapporre la ragione e negare la funzione del subcosciente ottengono solamente che la sua presenza sia meno visibile. In ognuna delle loro opere notiamo che questa facoltà ha funzionato.
La ragione non crea. Nella creazione delle forme, la sua funzione è subordinata a quella del subcosciente In tutte le attività l'uomo funziona con la totalità delle sue facoltà. Il libero sviluppo di tutte queste è una condizione fondamentale nella creazione e nell'interpretazione della nuova arte. L'analisi e la sintesi, la meditazione e la spontaneità, la costruzione e la sensazione sono valori che concorrono alla sua integrazione in un'unità funzionale. E il suo sviluppo attraverso l'esperienza è l'unico cammino che conduce ad una manifestazione completa dell'essere.
La società sopprime la separazione fra le sue forze e la integra in una sola forza maggiore. La scienza moderna si basa sulla unificazione progressiva dei suoi elementi. L'umanità riunisce i suoi valori e le sue conoscenze. È un movimento radicato nella storia da vari secoli di sviluppo. Da questo nuovo stato di coscienza sorge un'arte integrale, nella quale l'essere funziona e si manifesta in tutta la sua totalità. Passati vari millenni di sviluppo artistico analitico, giunge il momento della sintesi. Prima la separazione fu necessaria. Oggi costituisce una disintegrazione dell'unità concepita.
Concepiamo la sintesi come una somma di elementi fisici: colore, suono, movimento, tempo, spazio, la quale integri una unità fisico-psichica. Colore, l'elemento dello spazio, suono, l'elemento del tempo, il movimento che si sviluppa nel tempo e nello spazio, sono le forme fondamentali dell'arte nuova, che contiene le quattro dimensioni dell'esistenza. Tempo e spazio.
La nuova arte richiede la funzione di tutte le energie dell'uomo, nella creazione e nell'interpretazione. L'essere si manifesta integralmente, con la pienezza della sua vitalità.

COLORE-SUONO-MOVIMENTO.
 
Ora lascio a Voi, cari collezionisti, il piacere di inserire altri Manifesti.....OK!
 
MANIFESTO DEL MACCHINISMO :clap:
Bruno Munari - 1952


Il mondo, oggi, è delle macchine.
Noi viviamo in mezzo alle macchine, esse ci aiutano a fare ogni
cosa, a lavorare e a svagarsi. Ma cosa sappiamo noi dei loro
umori, della loro natura, dei loro difetti animali, se non attraverso
cognizioni tecniche, aride e pedanti?
Le macchine si moltiplicano più rapidamente degli uomini,
quasi come gli insetti più prolifici; già ci costringono ad
occuparci di loro, a perdere molto tempo per le loro cure, ci
hanno viziati, dobbiamo tenerle pulite, dar loro da mangiare e da
riposare, visitarle continuamente, non far loro mai mancar nulla.
Fra pochi anni saremo i loro piccoli schiavi.
Gli artisti sono i soli che possono salvare l’umanità da questo
pericolo. Gli artisti devono interessarsi delle macchine,
abbandonare i romantici pennelli, la polverosa tavolozza, la tela e
il telaio; devono cominciare a conoscere l’anatomia meccanica, il
linguaggio meccanico, capire la natura delle macchine, distrarle
facendole funzionare in modo irregolare, creare opere d’arte con
le stesse macchine, con i loro stessi mezzi.
Non più colori a olio ma fiamma ossidrica, reagenti chimici,
cromature, ruggine, colorazioni anodiche, alterazioni termiche.
Non più tela e telaio ma metalli, materie plastiche, gomme e
resine sintetiche.
Forme, colori, movimenti, rumori del mondo meccanico non più
visti dal di fuori e rifatti a freddo, ma composti armonicamente.
La macchina di oggi è un mostro!
La macchina deve diventare un’opera d’arte!
Noi scopriremo l’arte delle macchine!
Bruno Munari, 1952
 
Questo è bellissimo....

MANIFESTO FORMA 1 - del 1947

Fatte alcune premesse in ordine alla situazione politica ed artistica di quei tempi un gruppo di artisti (Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato) sottoscrissero il manifesto "Forma 1 " esponendo i seguenti concetti principali:


I) - In arte esiste soltanto la realtà tradizionale e inventiva della forma pura;
II) - Riconosciamo nel formalismo l'unico mezzo per sottrarci ad influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche;
III) - Il quadro, la scultura, presentano come mezzi di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un'armonia di forme pure;
IV) - La forma è mezzo e fine; il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda, la scultura anche come arredamento di una stanza; il fine dell'opera d'arte è l'utilità, la bellezza armoniosa, la non pesantezza;
V) - Nel nostro lavoro adoperiamo le forme della realtà oggettiva come mezzi per giungere a forme astratte oggettive, ci interessa la forma del limone, e non il limone;
 
Aggiungo il manifesto del nouveau réalisme:

"Le jeudi 27 octobre 1960. Les Nouveaux Réalistes ont pris conscience de leur singularité collective. Nouveau Réalisme = nouvelles approches perceptives du rèel."

Yves le monochrome, Martial Raysse, Restany, Arman, Tinguely, Spoerri-Feinstein, Villeglé, Hains, F. Dufrêne


Direi molto "lapidario", se vogliamo. Ma la cultura di quegli anni facilitava l'esigenza che gli artisti dovessero compiere un percorso insieme, a differenza di quello che accade oggi.... Stavano insieme, pur nella loro "individualità collettiva".

Speriamo che aumentino le iniziative tese al recupero di certe "direzioni" comuni! Da quel poco che ho studiato, credo che l'arte moderna ne avrebbe davvero bisogno. :)
 
Integrando il contibuto di duralex, qui si può trovare un estratto del manifesto del surrrealismo:

Manifesto del Surrealismo

Correva l'anno 1924.... Quanta passione accompagnava la ripresa europea dalla crisi e dalla guerra :)
 
Spendido questo stralcio di Enrico Baj, tratto dal link che ha gentilmente postato Dura Lex:


Circa alcune rotture nell'ambiente artistico, Baj cosi' si eprime:

" Ma la proprietà dei diritti d'autore per la morte dell'arte passa ancora una volta di mano. Se ne impossessa con rapida mossa il critico che, pugnalati alla schiena sia l'arte che gli artisti, ci campa sopra arroccato in quella fetta del sistema che sono le istituzioni e le strutture delle Antichita' e Belle Arti. Perfettamente conscio di potere a suo giudizio e arbitrio attribuire valore mercuriale e autenticita' di provenienza a certe opere piuttosto che ad altre; forte del fatto di poter governare includendo nelle varie mostre gli artisti pronti al suo tatticismo, espellendo gli altri, il critico costruisce quotidianamente la sua sopravvivenza secondo l'antico detto "mors tua vita mea", che lui ribattezza "nuovo sistema dell'arte".

Sapete voi che gli artisti, i poeti, i creatori di movimenti, gli estensori di manifesti, i provocatori dei turbamenti dell'arte non vengono mai interpellati da direttori e curatori quando si sta progettando una grande mostra, che so io, sul futurismo, sul surrealismo, sul situazionismo, o nuclearismo ? ...Perche' gli artefici vengono interpellati solo su questioni marginali, come la ricerca di certi quadri ?...

Grandissimo !!!!!! :clap::clap:
 
In effetti, cari miei, io e Giorgio abbiamo già percepito che ai mercanti, ai galleristi, ai vari critici e curatori con "nessun interesse diretto" (:no::no:), l'idea di creare un movimento che unisca artsti, NON piace affatto.
E chissà perchè.....:censored::censored:


Sta addirittura scritto nel manifesto, tutto ciò...:yes:
 
In effetti, cari miei, io e Giorgio abbiamo già percepito che ai mercanti, ai galleristi, ai vari critici e curatori con "nessun interesse diretto" (:no::no:), l'idea di creare un movimento che unisca artsti, NON piace affatto.
E chissà perchè.....:censored::censored:


Sta addirittura scritto nel manifesto, tutto ciò...:yes:

Volenti o nolenti, in ogni settore, anche in quello artistico, a guardar bene vige la regola del DO UT DES
e quando ogni buon intento si accorge che si rischia l'ALIUD PRO ALIO
l'interesse quantomeno scema (o, + spesso, scappa a gambe levate).
Uscire da questi schemi è facile a dirsi, quasi impossibile a farsi: DURA LEX SED LEX.

Ogni brocardo latino ha una dimensione che va al di là del principio scritto:
a mio parere si ricava da un valore intrinseco di volta in volta alle cose, alla natura, all'umanità.

P.S. :mmmm: :D
 
DURA LEX SED LEX.

puoi tradurre il tuo nik a noi poveri ingegneri di campagna? :o

le prime volte che lo leggevo,pareva una marca di pro:censored::censored::censored: tici :D:D:D
 
Volenti o nolenti, in ogni settore, anche in quello artistico, a guardar bene vige la regola del DO UT DES
e quando ogni buon intento si accorge che si rischia l'ALIUD PRO ALIO
l'interesse quantomeno scema (o, + spesso, scappa a gambe levate).
Uscire da questi schemi è facile a dirsi, quasi impossibile a farsi: DURA LEX SED LEX.

Ogni brocardo latino ha una dimensione che va al di là del principio scritto:
a mio parere si ricava da un valore intrinseco di volta in volta alle cose, alla natura, all'umanità.

P.S. :mmmm: :D

:D :D :D
Dura, sarai mica di quegli avvocati che in un atto difensivo non vanno a capo se prima non ti piazzano almeno un latinismo? :D :D :D Sono reduce dalla lettura di una comparsa di risposta avversaria .... Non ci ho capito 'na mazza e ora non so neanche se mi conviene aprire un buon manuale di diritto civile o prendere un vocabolario latino - italiano e tornare a tradurre versioni :D
 
:D :D :D
Dura, sarai mica di quegli avvocati che in un atto difensivo non vanno a capo se prima non ti piazzano almeno un latinismo? :D :D :D Sono reduce dalla lettura di una comparsa di risposta avversaria .... Non ci ho capito 'na mazza e ora non so neanche se mi conviene aprire un buon manuale di diritto civile o prendere un vocabolario latino - italiano e tornare a tradurre versioni :D

Se hai letto una comparsa di risposta avversaria
vuol dire che hai citato qualcuno... :boxe:

Più che un buon 'latinista' ora ti ci vuole che l'avvocato sia un buon 'memorista'
(per la fase successiva al primo incontro tra le parti in Trib)...
 
Se hai letto una comparsa di risposta avversaria
vuol dire che hai citato qualcuno... :boxe:

Più che un buon 'latinista' ora ti ci vuole che l'avvocato sia un buon 'memorista'
(per la fase successiva al primo incontro tra le parti in Trib)...

Farò del mio meglio :yes:
 
Ringrazio Dura per la precisazione, di cui ha purtroppo ragione...

Ecco comunque una facile chiave di lettura:

Aliud pro alio (letteralmente "qualcosa per qualcos'altro"), indica, nel diritto civile, la totale difformità del bene consegnato (per esempio in una compravendita) rispetto non solo alle aspettative del compratore, ma inoltre agli stessi accordi fondanti il rapporto stessoKO!

Dura lex, sed lex: la frase, tradotta dal latino letteralmente, significa dura legge, ma leggeOK!OK!
 
Anche se non è un Manifesto (ma è la diretta conseguenza dell'adesione al manifesto del futurismo), come si può dimenticare il distacco "violento" dall'arte figurativa che nel 1913 espresse Giacomo Balla?

"Balla è morto. Qui si vendono le opere del fu Balla".

GIACOMO BALLA

Affascinantissimo. Pensare che ... poi Balla ci ripensò :)
 
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