il mondo non esiste

watson

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In una conversazione avuta con il giornalista e scrittore Ferdinando Camon (nel volume “Il mestiere di poeta”), Montale asserì di non credere che l’uomo possa avere un fine in se stesso, mentre ha un bisogno di perfezionamento morale. Dichiarò di essere dubbioso anche che il mondo esistesse: “Non mi stupirei affatto se qualcuno mi dimostrasse che non esiste nulla…”.(F. Camon, “Il mestiere di poeta”, Garzanti, Milano, 1982). Non era nuova nella storia della cultura l’idea del mondo come inganno, basti pensare alla critica humiana del principio di casualità, e al mondo visto come rappresentazione da parte di Schopenhauer. Lo stesso Emile Boutroux, l’unico filosofo che il giovane Montale citi tra le sue letture, aveva esaltato l’autonomia dello spirito dalle leggi della scienza. Così il nostro poeta interiorizza la convenzione che la realtà può sfuggire da un momento all’altro:



Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore ubriaco.



Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

Alberi case colli per l’inganno consueto.

Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto

Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
 
Nella autointervista precedentemente citata, Montale afferma: ”Mi pareva di vivere sotto una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena, mi separava dal quid definitivo. L’espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: un’esplosione, la fine dell’inganno del mondo come rappresentazione….. Tutto è interno e tutto è esterno per l’uomo d’oggi; senza che il cosiddetto mondo sia necessariamente la nostra rappresentazione.” (“Intenzioni. Intervista immaginaria, in Sulla poesia, Milano, Mondadori, 1976”). Lo sfuggire della realtà, la sua inafferrabilità non conclude però per il nostro poeta nella nullificazione dell’esistente. “Credo di tutta evidenza che la vita debba avere un senso …. Quando dico che probabilmente il mondo non esiste mi guardo bene dal pretendere che questa inesistenza sia priva di un significato positivo: ha certo un significato il fatto che il mondo, per noi, esista. Non si può vedere contemporaneamente il recto e il verso della medaglia” (conversazione citata con Ferdinando Camon).
 
Va tenuto presente che per Montale la poesia non presenta alcun valore assoluto, non ha verità indiscutibili da insegnare: egli pensa che non esistano più certezze definite, precostituite e che l’uomo contemporaneo, privato da ideali sicuri e positivi, viva una condizione di inquietudine ma anche la profonda esigenza di interrogarsi di fronte al reale. La sua poesia è una costante domanda aperta rivolta alla vita sul suo significato. “L’argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata; non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; …. Non sono stato indifferente a quanto è accaduto negli ultimi trent’anni; ma non posso dire che se i fatti fossero stati diversi anche la mia poesia avrebbe avuto un volto totalmente diverso. Un artista porta in sé un particolare atteggiamento di fronte alla vita e una certa attitudine formale ad interpretarla secondo schemi che gli sono propri… non nego che il fascismo dapprima, la guerra più tardi, e la guerra civile più tardi ancora mi abbiano reso infelice, tuttavia esistevano in me ragioni di infelicità che andavano molto al di là e al di fuori di questi fenomeni. Ritengo si tratti di un inadattamento, di un maladjustment psicologico e morale che è proprio a tutte le nature a sfondo introspettivo, cioè a tutte le nature poetiche”.( E. Montale, da “Confessioni di scrittori (Interviste con se stessi)”, in “Sulla poesia”, Mondadori, Milano, 1976). Un malessere riconosciuto, ma che non sarà mai per il nostro poeta alibi per il disimpegno o un qualunquismo che lo escluda dalla storia reale. “Sono disposto a lavorare per un mondo migliore, ho sempre lavorato in questo senso; credo persino che lavorare in questo senso sia il dovere primario di ogni uomo degno del nome di uomo”. (Idem). Tutto questo si colloca nella dimensione interiore di un uomo che nel 1925 assume le proprie responsabilità di intellettuale firmando il manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. Dopo aver abbandonato l’ambiente genovese, Montale si trasferisce nel 1927 a Firenze e accoglie nel 1929 l’incarico di direttore del Gabinetto G. P. Viesseux, la prestigiosa istituzione culturale fiorentina, da cui viene allontanato nel 1938 per la sua mancata adesione al Partito Fascista
 
"Chiamiamo per favore il mondo la "valle che fa l'Anima"": è Keats. E ci sono poi Eliot, Yeats, e Wordsworth, citati qui tutti a dire di come l'esperienza nella vita si compia indefinitamente, e c'è soprattutto il riferimento iniziale al pensiero kleiniano e di Fairbairn e Winnicott. Margot Waddell, autrice di questo "Mondi interni. Psicoanalisi e sviluppo della personalità" (Bruno Mondadori, pagine 226, lire 30.000), è della Tavistock Clinic e ha voluto, in questo libro, rendere accessibili alcuni nuclei della psicoanalisi. Per una volta, non si tratta qui soprattutto di stati patologici, ma di quanto può aiutare a sviluppare una personalità normale: di stati mentali propri alla prima infanzia - con le esigenze di "contenimento" psicologico, come la difesa dal dolore, - alla seconda infanzia, alla latenza, alla "separazione dalle figure genitoriali" nei rivolgimenti dell'adolescenza, fino alle responsabilità del mondo adulto e a quelli, di un bilancio, che vengono chiamati gli "anni successivi". Particolare importante nel libro della Waddell è la tesi - comune ad altri psicoanalisti - che gli "stati mentali" non siano uguali per tutti e non siano necessariamente nemmeno stabili, all'interno di ognuno, nelle diverse età e nei diversi momenti della vita. Ma in tutte le persone, come in tutti i pazienti, sembra esistere un impulso fondamentale "verso lo sviluppo", aldilà delle stesse circostanze, per la formazione di una coscienza individuale, di una crescita morale ed emotiva del sé e del carattere. Questa "crescita" e passaggio avviene attraverso "mondi interni" (espressione mutuata dall'accezione che le diede Joan Rivière) che per ogni persona sono diversi, e determinati, inizialmente, dalle esperienze precoci di buono o cattivo accudimento, che qui vengono descritte attraverso esempi accaduti a neonati, bambini, e quindi ad adolescenti e persino ad adulti, e anche teorizzati.

La Waddell sottolinea l'importanza - per lei assoluta - dell'amorevolezza della madre: Worsworth l'ha espressa così: "Benedetto il neonato / (infatti come meglio so, voglio tracciare / l'evoluzione del nostro essere), benedetto il neonato / allattatto in braccio a sua madre, il neonato che dorme / sul petto di sua madre, che quando la sua anima / chiede la simpatia manifesta di un'anima terrena / trae passione dall'occhio di sua madre". Sottovalutando forse il contributo del padre.

Si cerca insomma di enucleare i fattori che possono consentire al bambino di "acquisire entusiasmo per la vita, di sviluppare rapporti importanti e solidi, una sana curiosità e una profonda capacità immaginativa". È interessante che il libro si rivolga ad analizzare quei fattori che, dentro lo "sviluppo della personalità" portano a nature, per dirla con George Eliot, nobili e generose, ardenti nella carità: e sono soprattutto, i "portatori sani" di queste qualità, persone che fanno vedere le cose nella dimensione "più ampia e tranquilla" e che permettono di sperare di poter essere accolti, a propria volta, in una "totalità".

Per la Waddell lo "sviluppo" non si arresta mai: in altre parole, si continua a crescere (cosa che, per altra psicologia, non è affatto ovvia) e dall'altra che molti adulti, vivrebbero "stati mentali" infantili. Il peso dell'inautenticità, si dice, può essere immenso. Ma, altrettanto, può esserlo quello dell' autenticità: e in questo libro "si fa anima" anche attraverso la letteratura, gli incontri, i piccoli miracoli da adulto maturo ed equilibrato che si compiono. Fondamentale anche "l'ultima età", che impone compiti evolutivi psichici che non si possono ignorare.
 
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